L’ITALIA ALLE PRESE CON LE MIGRAZIONI MODERNE

Posted: 18th luglio 2015 by rivincitasociale in Migrazioni, Politica
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(Sul soggetto vedi pure The Migrants Files http://www.themigrantsfiles.com/ )

 Indice

1)     Flussi di popolazioni e rifugiati

2)     Migranti in Europa e in Italia

3)     Migranti europei nella EU ed i « Roms »

4)     Quadro legale nella UE.

5)     Accoglienza, prigioni e sfruttamento degli migranti

6) Fondi europei esistenti ed il Fondo europeo per l’integrazione e lo sviluppo da creare.

7) Epilogo 10 agosto (EU, Papa Francesco e le cavolate grilline e leghiste)

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1) Flussi di popolazioni e rifugiati

Da decenni, anno dopo anno, a dire vero sin dal drammatico mutamento dell’ordine mondiale prodotto dal collasso del blocco dell’Est e dallo smembramento della URSS, le Agenzie specializzate della ONU stano allertando, sull’inarrestabile incremento dei flussi forzati di popolazioni e di rifugiati. « Il numero di persone che vivono in un paese diverso da quello di nascita continua a crescere: dai 76 milioni del 1965 siamo passati ai 132 milioni del 1998. » (1) Il disaggio scaturisce dallo sfruttamento socio-economico. Ma non solo. Viene ancora aggravato dalle crisi strutturali e congiunturali legate al sistema di speculazione egemonica neoliberale. Si aggiungono le vittime innocenti delle guerre, in particolare delle guerre occidentali condotte nel quadro della dottrina della guerra preventiva e delle sue conseguenze collaterali. 

Quando fu creato il Sistema delle Nazioni Unite nell’orma della sconfitta del nazifascismo, il Consiglio Economico e Sociale dell’ONU era stato pensato come l’Agenzia potenzialmente più importante della nuova Organizzazione mondiale. Con l’irruzione della Guerra Fredda fu invece il Consiglio di sicurezza ad assumere la leadership, senza pero attivare il suo Comitato di Stato Maggiore. In questo modo venne anche oscurato il ruolo dell’Assemblea generale più ugualitaria lasciata così senza potere. Questo tragico svisceramento dell’ONU fu completato con l’emergenza del FMI e della Banca Mondiale – le due gemelle di Bretton Woods. Subito dopo, queste agenzie furono fiancheggiate dal GATT marginalista, oggi trasformato in OMC.

Malgrado i vari Rostow, questo nuovo ordine mondiale sotto stretto controllo non riuscì a provocare il « decollo » dei paesi ancora oggi sotto-sviluppati. Con il collasso del blocco sovietico si poteva augurare un ritorno allo spirito solidale iniziale dell’ONU. Invece non fu così.

Basta ricordare che la solita ma giustificata lamentela, rispetto ai flussi finanziari negativi per i paesi periferici, non fu mai rovesciata – se non eccezionalmente con le qualche esperienze troppo spesso transitorie di « delincking » con l’Economia Mondiale esperimentati da paesi tali la Tanzania del Presidente Julius Neyrere, o meglio ancora la Cuba del Che e di Fidel. Le Gemelle di Bretton Woods, assieme ai Club di Parigi e di Londra, sono direttamente ispirati dai Chicago Boys sin dalla fine brutale imposta al socialismo di Allende in Cile. Perciò, fecero in modo che gli aiuti versati sotto condizioni stringenti ai vari paesi sovrani permettessero solo pagare gli interessi di debiti nazionali oramai aggravati dalle ristrutturazioni e dalle cosiddette « condizionalità », senza pero diminuire il principale. Si mantiene così un stato di « sviluppo dello sottosviluppo » e di emergenza socio-economica permanente : « Tra il 1970 e il 2012 l’ammontare complessivo del debito estero dei paesi africani e mediorientali si è moltiplicato per 73, ed è stata già pagata 145 volte la somma inizialmente dovuta. Nel 2012, i paesi poveri hanno pagato ai creditori 182 miliardi di dollari, a fronte dei 133 miliardi ricevuti come aiuto ufficiale allo sviluppo. Si calcola che dal 1980 in poi questi paesi abbiano versato nelle casse dei paesi ricchi una cifra non inferiore a 3.350 miliardi di dollari, il che equivale a circa 42 Piani Marshall. L’Italia nel 2009 ha contribuito agli Aiuti Ufficiali allo Sviluppo con appena 3 milioni di euro (lo 0,16% del PIL, penultimo posto tra i paesi dell’Ocse) » (2)

Le conseguenze non stupiscono nella loro tragicità. Lo spostamento forzato delle popolazioni è solo l’apice dell’iceberg. Si aggiunge il corteo di drammi umanitari legato allo sotto-sviluppo. Ad esempio, secondo il Programma Alimentare Mondiale « 795 milioni di persone nel mondo soffrano la fame, cioè 1 persona su 9 »; « La malnutrizione provoca la morte annua di 3,1 milioni di bambini di meno di 5 anni, quasi la meta (45 %) delle cause dei decessi »; e pure « Secondo le stime del PAM, basterebbero 3,2 miliardi di euro US per nutrire i 66 milioni di bambini in età di frequentare le scuole che soffrono della fame. » (3). « L’assenza dei servizi fondamentali, come l’acqua potabile, la sanità o l’istruzione, fa sì che oggi nei paesi poveri tre persone su quattro muoiano prima dei 50 anni.» (4) 

Secondo le Nazioni Unite, i problemi vanno aggravandosi anche per causa di fenomeni nuovi : « Secondo le Nazioni Unite, oggi le persone esposte al rischio di disastri ambientali nel mondo sono circa un miliardo. Molte di queste persone dovranno abbandonare le proprie terre e la maggior parte non potrà più fare ritorno nel luogo di origine. Già nel 2007-2008, i “profughi ambientali“ sono stati 70-80 milioni, ma nel 2050 potrebbero arrivare a 200-250 milioni. I paesi meno sviluppati sono ovviamente i meno responsabili per le emissioni di gas serra, ma ad essi appartiene il 90% delle persone colpite da disastri climatici nell’ultimo decennio. »

Per quello che riguarda i profughi ed i rifugiati disponiamo di due rapporti recenti, il primo di Amnesty International ed il secondo del UNHCR. Possiamo allora capire come i disastri delle guerre preventive si aggiungono ai disastri socio-economici, finanziari e climatici. 

Un titolo di www.repubblica.it riassume così « Unhcr, il rapporto annuale sui profughi: una nazione fantasma con 60 milioni di persone in cerca di asilo » (5) Secondo quanto rapportato da questo articolo  ci sono « 8,3 milioni (di profughi) più di un anno fa, 23 milioni più di dieci anni fa.» (6) 

Risulta ovviamente difficile distinguere tra profughi e rifugiati se non altro perché esiste una grande ipocrisia occidentale, in parte condivisa da altre nazioni, in questa matteria. In particolare, nel quadro delle guerre preventive, le liste dei paesi considerati poco democratici furono riviste, a scapito ovviamente delle vittime che inducano meno empatia ai nostri dirigenti guerrafondai. Da qui senza dubbio la difficoltà risentita tanto dalla UE quanto dai suoi paesi membri, per attuare una vera politica del diritto di asilo degna del nome. Detto questo, notiamo che « In tutto il mondo, i rifugiati sono 19,5 milioni, gli sfollati interni 38,2 milioni e i richiedenti asilo 1,8 milioni. Ma attenzione: se l’Europa fatica ad affrontare un problema che ha largamente contribuito a creare, come possono riuscirci i Paesi in via di sviluppo che ospitano l’86% dei rifugiati? Se al nostro mondo occidentale resta il 14% del problema, il 25% dei rifugiati si trova addirittura nell’elenco dei paesi meno sviluppati del pianeta. » (7)

Malgrado i gridi e le vociferazioni irrazionali, la xenofobia nutrita ad arte, anche se a volte micidiale, sopratutto quando è mirata contro i musulmani (8), viene strumentalizzata per dominare i popoli. Si provocano così conflitti tra i gruppi sociali e nei quartieri urbani più pauperizzati dalle politiche di austerità e dalle guerre preventive. Rimane pero che è sempre il Sud ad accogliere il Sud. Questo aggrava i disaggi già sofferti da questi Stati. Oggi, i nuovi afflussi di profughi sono direttamente legati alle guerre preventive occidentali ed alle loro conseguenze sui conflitti latenti anteriori. 

Questo risulta chiaro nel Rapporto dell’UNHCR se non altro perché viene lasciato a gestire i disastri in corso senza la logistica ed i fondi necessari. L’articolo di Repubblica riassume così : « In tutto il mondo, i rifugiati sono 19,5 milioni, gli sfollati interni 38,2 milioni e i richiedenti asilo 1,8 milioni. Ma attenzione: se l’Europa fatica ad affrontare un problema che ha largamente contribuito a creare, come possono riuscirci i Paesi in via di sviluppo che ospitano l’86% dei rifugiati? Se al nostro mondo occidentale resta il 14% del problema, il 25% dei rifugiati si trova addirittura nell’elenco dei paesi meno sviluppati del pianeta.
Nella classifica dei paesi ospitanti, al primo posto è salita la Turchia (1,59 milioni di persone) seguita dal Pakistan (1,51 milioni) e dal Libano (1,15), dall’Iran, dall’Etiopia e dalla Giordania. E se guardiamo al rapporto tra rifugiati e cittadini, il primato della mano tesa va al Libano: 232 rifugiati ogni mille abitanti, quasi uno su quattro. In Europa, però, “i migranti forzati hanno raggiunto quota 6,7 milioni contro i 4,4 del 2013”: il 51% in più. Su 1,7 milioni di richiedenti asilo nel mondo nel 2014, 173mila lo hanno fatto in Germania. » (9) 

Gli ultimi episodi di guerre preventive, in particolare con rispetto alla Libia ed alla Siria dimostrano un coinvolgimento di prima linea, irrazionale e contro natura, di certi paesi europei. Questi sono propensi a pensare l’avvenire del bacino mediterraneo nel quadro subalterno della Conferenza di Marrakech, concepita già all’epoca da Tel Aviv come una  versione allargata del Grande Israele nel Grande Medio-Oriente, quest’ultimo purtroppo seppellito dopo la distruzione micidiale israeliana degli Accordi di Oslo. (10) In poche parole, l’inserimento dei dirigenti europei nel quadro delle guerre preventive israelo-americane portò allo sviluppo di una teoria della cosiddetta « Europe puissance ». Questo concetto è frontalmente antitetico a quello di una Europa della difesa, autonoma e rispettosa della Carta fondamentale dell’ONU, come d’altronde affermato dall’Articolo 11 della nostra Costituzione. 

Cambiare uno strumento potenziale di sviluppo e di pace nello spazio mediterraneo e mondiale con uno strumento di guerre di civiltà e di guerre preventive, non poteva rimanere senza gravissime conseguenze umanitarie altamente prevedibili. Quando Bush padre scatenò l’intervento in Somalia, fece almeno finta di mettere su piede un programma « umanitario », d’altronde molto mediatizzato, per tentare di gestirne le conseguenze – il programma fu anche ideato per permettere di liquidare surplus alimentari, in particolarmente di OGM, sotto l’occhio benevolente dei mass media nelle ore di grande ascolto. 

Oggi, forse a causa della debilita morale provocata dalla controinformazione e dall’intossicazione « anti-terrorista », non si bada neanche più alle apparenze mediatiche!  Non stupisce pero apprendere che « l’aumento (dei flussi di profughi) sin dal 2013 è il più grande mai registrato in un solo anno, secondo l’agenzia della ONU. In 2014, ogni giorno, 45 500 persone diventano rifugiati, profughi interni o richiedenti di asilo » (11)

Non stupiscono neanche i numeri spaventosi che riguardano la martoriata Siria. Secondo : « Il conto dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati arriva a 4 milioni e tredicimila, le previsioni dicono che entro fine anno si arriverà a 4,27. E il quadro del disastro umanitario in arrivo si completa solo aggiungendo gli sfollati che sono rimasti all’interno della Siria, ma sono stati costretti a lasciare le loro case: secondo l’Unhcr sono almeno 7,6 milioni. » (…) « Secondo Guterres, “il deteriorarsi della situazione spinge molti a cercare di raggiungere l’Europa o di andare oltre, ma la grandissima maggioranza resta nella regione”. La Turchia ospita oltre 1.805mila profughi, circa 250mila sono in Iraq, 630mila in Giordania, 1.172mila in Libano, 132mila in Egitto, altri 24mila sparsi nel nord Africa. Almeno 270mila sono i richiedenti asilo in Europa. » (…) « L’Unhcr stima che servano almeno 5,5 miliardi di dollari in aiuti umanitari, prima che i paesi ospiti siano spinti verso l’instabilità. Anche perché i rifugiati che vivono nei campi di raccolta del Medio oriente sono ormai alla disperazione: in Giordania l’86 per cento vive sotto i livelli di povertà, con meno di 3,2 dollari al giorno, in Libano più della metà è costretta a vivere in strutture improvvisate. » (12)

Ovviamente non si tratta di un problema transitorio, da gestire con la fabbrica demagogica della xenofobia e più ancora del razzismo-esclusivista. La politica dello struzzo servirebbe solo ad aggravare la situazione senza diminuire i flussi e senza allentare le situazioni di emergenza. Sopratutto, queste derive rimetterebbero in questione gli aspetti più unanimemente accettati dell’integrazione europea, in primo luogo il diritto di libera circolazione nel quadro di una Europa concepita come strumento di pace e di sviluppo nello spazio mediterraneo e nel mondo.

  1. Migranti in Europa e in Italia

La demografia europea è generalmente in calo. In molti paesi del cosiddetto Vecchio continente, la fecondità sintetica rimane sotto 2, in modo che la popolazione invecchia e non si raggiunge nemmeno il livello di rinnovamento naturale senza il prezioso apporto dell’immigrazione. Secondo le Nazioni Unite (2009) « … senza i migranti, durante i prossimi cinquant’anni, l’Unione europea verrebbe sua popolazione diminuire di 43 milioni, cioè del 11%. Per astrarsi a questo destino avrebbe bisogno di 47 milioni di immigranti, cioè quasi un milione ogni anno, il che corrisponde più o meno alla situazione attuale. » (13) 

L’argomento acquista un peso particolare per l’Italia. La fecondità sintetica in Italia pena a raggiungere il 1,2 (2001). Nella Unione europea (1,4) l’Italia era penultima solo la Spagna faceva paggio con 1,1. (14) Per fortuna, già nel 2013 Istat notava il contributo positivo degli immigranti. « Prosegue la diminuzione della fecondità avviatasi dal 2010: nel 2013 il numero medio di figli per donna scende a 1,39 (rispetto a 1,46 del 2010). Per le italiane l’indicatore nel 2013 è pari a 1,29 figli donna, per le cittadine straniere a 2,10. » (15) 

Visto sotto quest’anglo, la conclusione è immediata. Il contributo dell’immigrazione è un contributo vitale. Lo rimane se consideriamo le conseguenze economiche. In effetti, anche seguendo la contabilità marginalista per arrivare al PIL, un aumento di popolazione – o almeno la frenata della sua decrescita – contribuisce quasi automaticamente alla buona tenuta dei conti nazionali. Purtroppo, dopo la crisi economica-finanziaria scatenata nel 2007-2008, la UE si è irrazionalmente istallata in una logica ferrea di austerità. Lo fa all’interno del paradigma della speculazione e dell’egemonia della cosiddetta « banca universale », la quale causo la crisi e, con essa, la rovina duratura della fiscalità pubblica canalizzata per salvare le istituzioni finanziarie private falsamente giudicate « too big to fail ». Andando così contro la legge liberale della competizione capitalista.

Malgrado certe critiche interne, a dire vero abbastanza timide e parziali, come quelle di Olivier Blanchard del FMI (16), l’Unione europea, come in generale il mondo occidentale, si è asserragliata dentro questa logica senza nemmeno esigere l’emergenza fiscale del shadow banking, il cui peso viene oggi stimato attorno a 12 volte il PIL mondiale. La scelta delle banche centrali di pompare liquidità nel sistema aggravò il problema come testimonia il crescente « credit crunch ». Con questa disconnessione ontologica dell’economia reale e dell’economia speculativa, siamo passati da una fasulla ripresa economica senza impieghi – jobless ricovery – ad una fasulla ripresa oscillante attorno al margine di errore statistico. Questa « ripresa » distrugge gli impieghi esistenti, anche con il contributo dei vari tagli e privatizzazioni-ristrutturazioni che vanno di pari passo con la sua public policy monetarista. 

In questo contesto deleterio, i dirigenti incapaci di ritrovare la strada verso un reale pieno impiego si sono messi in testa di gestire una situazione di precarietà generalizzata anche se mascherata a colpi di Jobs act. Il tasso di disoccupazione reale – non solo secondo la OIL – aumenta mentre la forza di lavoro attiva diminuisce a livelli bassissimi, malgrado le tendenze demografiche attuali. Non di meno, la scelta strategica dei dirigenti di gestire la precarietà nell’ambito delle politiche di austerità – fiscal compact – porta fatalmente a stigmatizzare l’immigrazione assieme agli altri settori impoveriti della società. 

Questa stigmatizzazione, in fondo sistematica malgrado alcune nuance tra i vari partiti, produce conseguenze intollerabili quando viene aggravata dall’amalgama con il cosiddetto « terrorismo ». Ai più alti livelli non si esita insinuare la possibile presenza sui barconi di terroristi vari ad esempio dell’ISIS senza mai menzionare l’evidenza secondo la quale molti gruppi realmente terroristi, ad esempio Al Qaida o l’Isis, furono una creazione americano-israeliana-occidentale almeno all’origine.(17) Le stesse insinuazioni demagogiche e politicamente venali furono tentate durante la pandemia dell’ebola malgrado l’impossibilità della contaminazione, dato il tempo di incubazione della malattia; ancora oggi vari irresponsabili xenofobi di professione non hanno esitato parlare di scabbia, come se fosse un gravissimo problema dal punto di vista infermieristico-medico. (18) Senza l’intervento della magistrature, nel contesto attuale di crisi nel quale la demagogia xenofobe, razzista e violente viene fabbricata ad arte dall’alto, si produce inevitabilmente un trickle-down effect – strategia che John Galbraith chiamava ironicamente « horseshit », cioè una strategia che consiste nel nutrire i cavali per nutrire gli uccelli.

In effetti, si sentano vociferazioni pericolosamente irrazionali. Mentre poco fa certi si permettevano ingiurie razziste contro la ministra Kyenge, oggi un Salvini insulta con impunità la terza carica dello Stato. (19) Assistiamo ad una sorta di normalizzazione patologica di queste derive ideate ad arte, una normalizzazione contraria allo spirito di uno Stato di diritto degno del nome. Per colmo, i rigurgiti più virulenti provengono spezzo dai cerchi mafiosi e proto-mafiosi con i loro politici di referenza che sfruttano la situazione, come testimonia l’inchiesta Roma Capitale.       

Sappiamo che la destra ha sempre apprezzato le teorie del giurista nazista Carl Schmitt. Questi raccomandava di dominare le masse manipolando la « paura» e creando artificialmente un « nemico » in modo da potere legittimare le narrazioni le più oscurantiste. L’unico antidoto alla paura ed alle narrazioni oscurantiste-razziste rimane la verità dei fatti. Questo risulta ancora più ovvio nel caso dell’immigrazione. Malgrado lo sviluppo relativamente recente di una coscienza planetaria – Internazionale comunista, movimento ecologico, irruzione della società civile mondiale con la moltiplicazione esponenziale delle ONG,  ecc – e malgrado l’avanzata recente del globalismo – o forse a causa di questa avanzata sotto controllo monetarista ed imperialista – sembra che in questo campo rimaniamo ancora vittime di vecchi atavismi tribali. « I stranieri sono visti come essendo tutti più o meno dei barbari » denunciava Georges Brassens, sottolineando così l’ovvia etimologia, lo straniero essendo quello che non parla la lingua – la nostra –, quello che secondo la famosa tesi di J-P. Sartre provoca, al suo malgrado, « la peur de l’Autre », cioè la negazione alienata della propria umanità.

Preme dunque ristabilire certi fatti. Ne scaturisce un’immagine molto diversa di quella propagandata dalla demagogia emergenziale e razzista attuale. 

In realtà, ci sono meno immigranti e rifugiati in Italia che negli altri grandi paesi europei. Anche i numeri recenti dei rifugiati dopo l’impennata provocata dalle guerre occidentali in Africa e nel Medio-Oriente, risultano relativamente bassi. La mediocre attrazione del nostro paese per le masse in materia di standard di vita e di opportunità socio-economiche fa si che relativamente pochi migranti desiderano realmente rimanere da noi. Quelli che lo fanno si integrano facilmente e contribuiscono a ringiovanire in nostro paese ormai invecchiato. Questi argomenti valgono anche per altri paesi ad esempio la Francia, benché fin qui la Francia ha mantenuto un migliore tasso di fecondità sintetica rispetto all’Italia.  

Ecco una tabella che riassume questa verità dei fatti per il 2010. (20) L’Italia si trovava al quinto posto a quasi 1.31 %, dopo la Spana malgrado una popolazione uguale.    

 

Pays

Population 2010 (1000)

Nés à l’étranger (1000)

%

Nés dans un autre état de l’UE 27 (1000)

%

Nés en dehors de l’UE 27 (1000)

%

UE 27 501 098 47 348 9,4 15 980 3,2 31 368 6,3
Allemagne 81 802 9 812 12,0 3 396 4,2 6 415 7,8
France 64 716 7 196 11,1 2 118 3,3 5 078 7,8
Royaume-Uni 62 008 7 012 11,3 2 245 3,6 4 767 7,7
Espagne 45 989 6 422 14,0 2 328 5,1 4 094 8,9
Italie 60 340 4 798 8,0 1 592 2,6 3 205 5,3
Pays-Bas 16 575 1 832 11,1 428 2,6 1 404 8,5
Grèce 11 305 1 256 11,1 315 2,8 940 8,3
Suède 9 340 1 337 14,3 477 5,1 859 9,2
Autriche 8 367 1 276 15,2 512 6,1 764 9,1
Belgique (2007) 10 666 1 380 12,9 695 6,5 685 6,4
Portugal 10 637 793 7,5 191 1,8 602 5,7
Danemark 5 534 500 9,0 152 2,8 348 6,3

Citando la Commissione europea, lo stesso articolo riassume così: « Nel 2010, 47,3 milioni di persone nate all’estero vivevano nella UE 27, tra le quali 16,0 milioni (3,2%) nate in un altro Stato della UE 27 e 31,4 milioni (6,3%) nate in un paese fuori della UE 27. Complessivamente, la popolazione nata all’estero ammontava a 9,4 % della popolazione totale della UE 27. In oltre, secondo la Commissione europea (2011) un terzo dei migranti sono sovra qualificati rispetto alla loro occupazione, un spreco di capitale umano che l’Europa non può permettersi. »  

Al livello globale, i numeri sono i seguenti: « Oggi, il nostro continente rimane globalmente la destinazione preferita con un piccolo vantaggio sopra l’Asia. Secondo i numeri 2013 della ONU, su 232 milioni di persone che vivono fuori del loro paese di origine, 72 milioni sono istallati in Europa, 71 milioni in Asia e 53 milioni in America del Nord; 81,9 milioni tra questi nomadi moderni sono passati da un paese del Sud a un paese del Nord; 82,3 sono restati in zona sud cambiando paese; 53,7 milioni hanno emigrato all’interna delle zona nord e 13,7 milioni sono passati dal Nord al Sud. » (21) 

Facendo astrazione dei flussi intra-Nord, viene confermato che i paesi del « Sud » accogliono la maggiore parte dei flussi del Sud. 

Per quello che riguarda la ripartizione nei vari paesi della UE, elemento importante per capire l’inanità delle cosiddette « quote » e la logica della scelta individuale dei rifugiati del Trattato di Dublino II, lo stesso articolo fornisce i dati seguenti: « Nel 2010, c’erano 47,3 milioni di persone nate all’estero che vivevano nella UE 27, tra i quali 16,0 milioni (3,2%) nati in un altro Stato membro della UE 27 e 31,4 milioni (6,3%) nati in un paese fuori della UE 27. Complessivamente la popolazione nata all’estero totalizzava 9,4 % della popolazione totale della UE 27. I paesi con il più gran numero di persone nate fuori della UE sono la Germania (6,4 milioni), la Francia (5,1 milioni), il Regno Unito (4,8 milioni), la Spagna (4,1 milioni), l’Italia (3,2 milioni) e i Paese Bassi (1,4 milioni) ». Si specifica in oltre che la UE accoglie pochissimi rifugiati in paragone ai Stati Uniti ed al Canada. » Così, secondo la Commissione Europea (2011) « Durante l’anno 2010, attorno a 5 000 rifugiati furono accolti nell’intera UE, cifra da paragonare ai più o meno 75 000 rifugiati re-istallati nei Stati Uniti durante lo stesso anno. In effetti, oggi, i Stati membri della UE nella loro totalità accettano meno rifugiati reinstallati dal solo Canada. » (22) 

La realtà risulta dunque abbastanza diversa dalle narrazioni xenofobe mediatiche. E ancora peggio quando consideriamo la situazione in Italia. Al contrario della paranoia xenofobe intrattenuta ad arte dai leghisti e da tanti altri, stando ai numeri non possiamo meravigliarci troppo eccetto per quello che concerna i nuovi afflussi. Altrimenti, se non altro, i numeri riflettono le disparità economiche tra Nord e Sud, lo sfruttamento nazionale dal Nord, aggiungendo gli immigranti ai meridionali, quelli di anni fa e quelli ancora di oggi. Sappiamo che poco meno di 1 556 000 di giovani italiani del Sud furono costretti ad emigrare sin dall’inizio della crisi economica finanziaria il cui centro speculativo è nel Nord. 

Ecco un riassunto della questione: « Nel Nord Ovest record residenti. Rispetto al 2013 non ci sono significativi scostamenti rispetto alla distribuzione della popolazione residente. Nelle regioni del Nord-ovest vivono 16.138.643 abitanti (il 26,5% del totale), in quelli del Nord-est 11.661.160 abitanti (19,2%), al Centro 12.090.637 (19,9%), al Sud 14.149.806 (23,3%) e nelle Isole 6.755.366 abitanti (11,1%). La popolazione straniera risiede prevalentemente nel Nord e nel Centro. Il primato delle presenze va alle regioni del Nord-ovest che registrano 1.725.540 residenti, pari al 34,4% dei residenti stranieri in totale. Stessa percentuale di presenza sul totale della popolazione si ha nelle regioni del Nord-est, dove si contano 1.252.013 cittadini stranieri, pari al 25% del totale degli stranieri presenti in Italia. Il Nord-est è l’unica ripartizione italiana in cui si rileva un decremento della popolazione straniera residente (-0,1%). » (23) 

Senza l’apporto degli immigranti l’Italia avrebbe grossi problemi demografici, i quali si esprimono poi in termini politico-economici all’interno della UE. Questa popolazione bene integrata a tutti gli altri effetti, risulta comunque più discriminata in termini salariali che negli altri grandi paesi, mentre si discuta ancora sull’opportunità di conferire il diritto di voto municipale alla parte di essa non ancora naturalizzata. In Italia, negli anni della crisi (2008-2013), i redditi degli stranieri sono diminuiti dell’11,7% mentre quelli degli italiani sono aumentati del 2,6%.

« Redditi e differenziali tra nativi e stranieri. L’Italia è uno dei paesi UE con il più alto differenziale di reddito tra autoctoni e stranieri, collocandosi al 22° posto del ranking dell’Ue 28. » (24)

Purtroppo, questo diritto di voto contribuirebbe un elemento maggiore di equità elettorale ed uno dei migliori baluardi contro la xenofobia politicamente strumentalizzata. Proprio per questo, dovrebbe diventare una questione prioritaria al livello europeo e nazionale.  

Abbiamo assistito ultimamente ad una strumentalizzazione xenofoba da parte di politici indagati e per di più nel contesto della tenuta di elezioni locali. Si tentava così fare diversione e marcare punti, strategia riuscita per mancanza di una strategia politica chiaramente diversa da parte del governo attuale. Preme pero ricordare alcuni numeri.

« Lombardia, Veneto e Liguria sfidano il Viminale e annunciano di non voler accogliere altri richiedenti asilo. Ma in base all’ultimo rapporto elaborato dal ministero dell’Interno pubblicato a marzo, alla voce “Distribuzione generale nelle strutture temporanee, nei CARA e nello SPRAR” risulta che a febbraio 2015 su un totale di 67.128 presenze, il 21% degli immigrati è ospitato in Sicilia, il 13% nel Lazio. Molto più basse le percentuali nelle regioni “ribelli”: l’ente presieduto da Roberto Maroni ne accoglie il 9% (quanti la Puglia), il Veneto il 4% e la Liguria il 2%. Il premier Matteo Renzi dal G7 in Germania dichiara: “Dobbiamo dare incentivi ai comuni che accolgono migranti”

(…)

I numeri parlano chiaro. Sono contenuti nell’ultimo rapporto elaborato dal ministero dell’Interno, pubblicato a marzo: alla voce “Distribuzione generale dei migranti nelle strutture temporanee, nei CARA e nello SPRAR” risulta che afebbraio 2015 su un totale di 67.128 presenze, il 21% dei migranti è ospitato in Sicilia, il 13% nel Lazio. Molto più basse le percentuali nelle regioni “ribelli”: la Lombardia ne accoglie il 9% (quanti la Puglia), il Veneto il 4% e la Liguria il 2%. In pratica le tre regioni che hanno annunciato di volersi opporre alle indicazioni del Viminale accolgono complessivamente il 15% delle presenze, molto meno di quanto non faccia da sola la Sicilia.  » (25)

Vanno dunque re-inquadrate nel loro vero contesto le recenti vampate di xenofobia. Perché se è verro che il numero dei profughi aumentò sensibilmente dopo l’aggressione alla Libia ed alla Siria, rimane che l’Italia non è il paese più toccato mentre rimane, credo io volontariamente, il più disorganizzato in questa materia. «Asilo politico: nei primi 3 mesi dell’anno 185mila richieste, oltre la metà in Germania e Ungheria 18 giugno 2015 » (26)

Ecco il contesto della vergogna e dell’abuso delle masse italiane pauperizzata dai stessi:

a) Marconi accusato di favori a un’amica Bufera al Pirellone. I grillini:si dimetta

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/06/04/maroni-accusato-di-favori-a-unamica-bufera-dimettaMilano01.html?ref=search

b) L’accusa del pm: “Contratto su misura per l’assistente di Maroni” Roberto Maroni (fotogramma)http://www.repubblica.it/cronaca/2015/06/10/news/_contratto_su_misura_per_l_assistente_di_maroni_-116502154/?ref=HREC1-1

c) Orfini: “Su Marino decidono i romani, non io o Renzi”. Grillo: “Città sommersa da topi e clandestini”. Poi modifica il tweet. Il commissario del PD Roma frena sugli attacchi al primo cittadino da parte del premier: “Ignazio ha vissuto quelle parole come uno stimolo a fare di più”. Il leader M5s attacca. Malumori di Sel. http://roma.repubblica.it/cronaca/2015/06/17/news/mafia_capitale_orfini_il_pd_non_ha_mollato_marino_-117064764/?ref=HREC1-4

d) Migranti, Salvini: “Boldrini dovrebbe essere ricoverata” http://video.repubblica.it/dossier/immigrati-2015/migranti-salvini-boldrini-dovrebbe-essere-ricoverata/204831/203912

e) Migranti, l’ispettore Polfer razzista: “Buttateli a mare”. Il Questore va in Procura. Gli insulti pubblicati sulla pagina Facebook: “Mi manca Hitler”. Palazzotto (Sel): “Vergognoso, intervengano ministro e capo della Polizia”. Cardona: “Subito azione disciplinare” http://www.repubblica.it/cronaca/2015/06/19/news/migranti_commenti_razzisti_da_dirigente_polfer_buttateli_a_mare_-117250213/?ref=HREC1-5

Il 17 luglio 2015 si verificò l’unione leghista-fascista nella demagogia anti-migranti, alla faccia dell’Articolo XII delle disposizioni definitive e transitorie della Costituzione che dichiara illegale ogni forma di fascismo nella Repubblica italiana, nata dalla Resistenza. Questo articolo avrebbe già dovuto impedire in modo preventivo la formazione e le attività di gruppi di estrema destra come Casapound, per non parlare poi dell’Articolo che sancisce una « Repubblica una e indivisibile » incompatibile con gruppi secessionisti. Vedi : Treviso, pogrom razzista. Lega e fascisti a caccia di profughiVenerdì, 17 Luglio 2015 11:12 Luca Fiore http://contropiano.org/politica/item/31903-treviso-pogrom-razzista-lega-e-fascisti-a-caccia-di-profughi

Abbiamo qui un riassunto del punto di degrado etico-politico al quale l’Italia viene ridotta – con una complicità attiva o con una acquiescenza trasversale.

Abbiamo sentito e continuiamo a sentire cose similarmente odiose contro i Roms, benché la gran parte di loro siano di origine italiana o europea.

3) Migranti europei nella EU ed i « Roms »

Nell’Italia contemporanea e spinelliana, l’Europa viene concepita in modo abbastanza utopico e fuori luogo. Serve ad imporre riforme iper-regressive, legittimando così cambiamenti anti-costituzionali nel corpo stesso della nostra Carta fondamentale. Ad esempio, il federalismo fiscale e l’Articolo 81, il quale impone un’austerità di oltre 50 anni! Per non parlare poi del travestimento contro-natura dell’Articolo 11 – ripudio della guerra all’infuori della legittima difesa sul territorio nazionale – in un appendice della dottrina offensive della guerra preventiva. Questa tanto sognata quanto illusoria Europa federalista-atlantista doveva permettere di fare assumere ai paesi economicamente più forti – in particolare la Germania – i costi dell’incomparabile incuria dei nostri economisti e dei politici e dirigenti da loro informati.

Questa illusione perdura malgrado la lista dei fatti contrari, uno fra tutti la nazionalizzazione del Quantitativo Easing (QE). In effetto, a parte l’8 % che corrispondente al relativo fondo di garanzia della BCE, il costo del QE viene ripartito in proporzione al PIL dei paesi membri e rimane di responsabilità strettamente nazionale. Non di meno i nostri dirigenti ed esperti si accaniscono per appoggiare altre dose di ipercentralismo. Dopo l’euro-mundell privo dei Ratio Cooke da me allora richiesti in Tous ensemble, si appoggia un sistema di convergenza coloniale messo avanti poco fa nel « blueprint » dei 5 presidenti della UE. Vedi il rapporto: Completing Europe Economic and Monetary Union. (27) In breve, i nostri dirigenti si sentono crescentemente insicuri – la rovina del nostro paese va ben aldilà di quella sofferta dalla Grecia anche se dispone ancora di risorse per ritardare di pochi mesi il fatale epilogo alla greca. L’Europa neoliberale con la quale si cerca di sopprimere l’espressione della sovranità nazionale del popolo sovrano viene vista come unico baluardo contro il necessario cambiamento socio-economico del disuguale sistema attuale.

Questa unanimità dei dirigenti appartenenti a quello 20 % che controlla oltre 60 % delle ricchezze (28) scompare pero quando si parla di immigrazione. I più accaniti tra i federalisti spinelliani hanno tentato in modo assurdo di usare la Commissione europea per imporre una improbabile ripartizione delle quote di rifugiati tra i vari paesi membri, i quali né ricevano già più dell’Italia. In altre parole, quando si tratta di immigrazione o si critica l’Europa chiedendo venalmente aiuto, oppure si cerca di scaricare i costi come al solito. Anche qui il tentativo fu coronato da una clamorosa benché nazionalmente taciuta sconfitta. In effetti, la ripartizione ottenuta non ha più niente a che vedere con le cosiddette quote ma riguarda una ripartizione volontaria che rimanda al Trattato di Dublino senza insistere sull’Articolo 62 del Trattato di Lisbona, posteriore a Dublino. Eppure, il Trattato di Lisbona garantisce la libera circolazione all’interno delle frontiere della UE.(29) Ritorneremo sopra questo argomento più sotto.    

Schengen e la libera circolazione servono dunque ai nostri dirigenti per fare scomparire dai numeri relativi alla disoccupazione, particolarmente quella dei giovani, poco meno di mezzo milione di lavoratrici e lavoratori italiani spesso altamente qualificati scappati via d’Italia sin dal 2007-2008. (30)

A questo esodo va aggiunto la migrazione interna. « Nel 2012 i trasferimenti di residenza interni al territorio nazionale coinvolgono 1 milione 556 mila individui, con un incremento di 198 mila unità (+15%) rispetto al 2011. » (31) 

Questi ultimi numeri mostrano in modo eclatante che il problema non è l’immigrazione o i clandestini ma bensì le disastrose politiche socio-economiche condotte in Italia almeno sin dal cosiddetto Patto sociale del 1992, politiche poi ancora aggravate dal costituzionalmente dubbioso inserimento dell’Articolo 81 nella Costituzione, ovvero le politiche di austerità comunemente designate come conseguenze del Fiscal compact. Tra le disastrose riforme intraprese all’interno di questi rovinosi parametri, abbiamo il Jobs act, già dimostrato fallito come era d’altronde prevedibile. Oggi, poco dopo la sua approvazione parlamentare sappiamo già che 92 % delle assunzioni sono semplici mutamenti effettuati per godere dei 4000-8000 euro di agevolazione a favore del solo patronato, mentre la disoccupazione riprende a crescere. (32) 

L’istinto dei nostri dirigenti consiste a cantare le lode dell’Europa con la vana speranza di trasferirgli sovranità e sopratutto costi oppure, alla rovescia, di rimettere in questione o di accusare la UE per le loro proprie mancanze. Questo non è mai più evidente che quando si tratta dei Rom e Sinti. Semplicemente perché risulta sempre più facile stigmatizzare questi gruppi, malgrado siano stati tra le prime vittime delle repressioni e dei genocidi nazifascisti. (33) Eppure, il più gran numero tra loro è sia di lontana origine italiana, sia di origine europea.  

Secondo il Rapporto Annuale 2014 dell’Associazione del 21 luglio « Nel 2014, secondo i dati raccolti dall’Osservatorio 21 luglio, dei 443 episodi di discorsi d’odio contro i rom registrati in totale, l’87% è riconducibile a esponenti politici. » (34) Ammara costatazione che non sorprende nessuno, visto la litania di certi nostri politici. 

La comunità Rom e Sinte in Italia conta tra 120 000 e 180 000 persone. Secondo lo stesso Rapporto « In realtà,
se guardiamo i numeri, scopriamo che in Europa l’Italia ha una delle percentuali più basse di rom: lo 0,25% sul totale della popolazione residente nel nostro Paese. ». Al ripetuto “etichettamento” effettuato dai media, continuino a essere considerati “nomadi”, soltanto una ristretta percentuale (3%) di rom e sinti ad oggi risulta perseguire uno stile di vita effettivamente itinerante, mentre sono circa 40.000 le persone rom e sinte che risiedono nei cosiddetti “campi”.

Circa la metà dei rom e sinti presenti in Italia ha la cittadinanza italiana, mentre si stima che circa il 60% del totale abbia meno di 18 anni. Il mancato riconoscimento dello status giuridico risulta un grave ostacolo per il godimento di diritti fondamentali per almeno 15.000 minori rom nati e cresciuti in Italia ma a rischio apolidia » Il rapporto aggiunge: « Per quanto riguarda la distribuzione geografica delle comunità rom, la maggior parte sembrerebbe concentrarsi nel Lazio, in Lombardia, Calabria e Campania. Numeri relativamente consistenti si registrano anche in Piemonte, Abruzzo e Veneto. Un quarto dei rom che risiedono nei “campi” vive nella Regione Lazio, mentre si arriva al 51% se si prendono in considerazione anche Lombardia e Piemonte ». (35) 

Il rapporto annuale 2014 sottolinea «  un incremento dell’attenzione nei confronti di rom e sinti da parte della Commissione Europea, un processo precedentemente avviato in occasione dell’allargamento dell’UE e che culmina nell’aprile del 2011 con la Comunicazione 173 “Quadro dell’UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom fino al 2020”. » (p 14) Il Governo italiano seguì tramite l’Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni Razziali (UNAR). « l’approccio fondato sui diritti umani e prevede l’adozione di interventi integrati tra loro che si articolano sulle 4 aree cardine indicate dalla Commissione Europea (alloggio, salute, impiego e istruzione).» (p 15).

Basta ricordare queste aree cardine per compatire con il giudizio negativo della Commissione Europea per tutte le 4 aree. In effetti, la Commissione Europea rilevò «carenze in particolare riguardo il coinvolgimento della società civile, il coordinamento tra realtà nazionale e locale, i meccanismi di monitoraggio e valutazione e l’allocazione di finanziamenti adeguati. » (p 17)

Con quello che fu detto sopra, abbiamo già intuito che queste carenze sono la conseguenza di una scelta trasversale cosciente e incosciente di troppi dirigenti. Non a caso possiamo leggere titoli di questo tipo :« Italiani sempre più razzisti, crescono le violenze contro rom e musulmani. Nel 2014, oltre il 50% delle volte responsabili “attori istituzionali” e la maglia nera va al Lega Nord. » (36)

E poi cosa dire di questo titolo del 17 giugno 2015: « Alfano: “Smantellare i campi rom”. Fassino: “In arrivo fondo per soluzioni alternative” Il ministro degli Interni lo ha scritto in un tweet dopo la riunione con i sindaci al Viminale. Il presidente dell’Anci: “Nessuno pensa alle ruspe” ». (37)

Senza soccombere al politically correct, in un paese normale e civilizzato, i dirigenti sono usualmente molti cauti su questioni di questo genere, cercando di dare il tuono nazionale. Non solo, si ci aspetta a che il mondo politico e mediatico sia pronte a denunciare ogni mancanza in riguardo. E vero che le cose cambiarono un poco con la demagogia segretata da vari governi nel quadro della guerra preventiva e dei suoi vari Patriot Acts. Ma nel emulare il giuridico nazista Carl Schmitt – creare un « nemico » e instillare « paura » come modo di governare i popoli da ridurre allo statuto di nuovi chandala – cercarono comunque di non antagonizzare i vari gruppi nazionali minoritari da integrare pienamente nella comunità nazionale. In Italia ed in Francia purtroppo la strategia contraria prende sempre più il sopravento. Si copia così la destra più estremista.

Per quello che concerna l’immigrazione questo crea miopia e oscurantismo. Si presenta perciò un problema, relativamente meno acuto rispetto agli altri grandi paesi europei, come un’emergenza permanente, che poi va sfruttata in tutti i modi possibili. Sfortunatamente, senza escludere quelli del tipo rivelati dall’inchiesta Roma Capitale. Al livello diplomatico diventa ancora peggio come dimostra l’inanità della proposta di quote di rifugiati e la sua recente clamorosa sconfitta – benché sia occultata in Italia. Se non altro perché molti paesi membri accogliono già più migranti e rifugiati!

4) Quadro legale nella UE

Questa recente sconfitta va valutata riferendosi al quadro legale per l’immigrazione, il diritto d’asilo e la libertà di circolazione nella UE.

Sul sito www.touteleurope.eu troviamo un comodo e concise riassunto delle « politiche europee di immigrazione e di asilo » sin dal Trattato di Roma del1957 (38) 

Sul sito Migration and Home Affairs troviamo una comoda sintesi delle politiche di immigrazione convenzionali, delle politiche rispetto ai migranti ed ai richiedenti di asilo come pure delle questioni di sicurezza, questo paniere chiarendo al suo malgrado il pensiero europeo in materia nel quadro delle guerre preventive e della cosiddetta lotta al terrorismo. (39) 

In generale, fino alla caduta del blocco dell’Est, l’immigrazione era collegata maggiormente alla gestione della forza del lavoro richiesta in Occidente. Negli anni 70-80 si dovette fare i conti con l’apertura generale ad altre popolazioni senza favoreggiare principalmente le popolazioni, diciamo, occidentali. Fu così anche nei vecchi Dominions del Commonwealth britannico con aspri dibattiti, già a quell’epoca, ad esempio in Australia. L’Australia attuale adotta oggi una posizione nuovamente durissima e per certi versi inaccettabile secondo i criteri del diritto internazionale, ma nonostante sembra essere apprezzata da certi gruppi dirigenti monetaristi neo-nietzschiani in Europa. Come sappiamo già il cambiamento maggiore per l’Italia avvenne con la disgregazione delle Iugoslavia vittima dell’ingerenza del Nuovo Impero putativo e delle sue guerre di civiltà teorizzate da Samuel Huntington, proprio quello teorico che aveva teorizzato la micidiale strategia dei strategic hamlets in Vietnam ed in Guatemala o ancora all’interno della Commissione Trilaterale, la fine necessaria delle « rising expectations » dei lavoratori e del ritorno alla « deferenza verso l’Autorità » – cioè l’Autorità filosemita nietzschiana auto-conferita. 

Per l’Italia fu una doppia tragedia perché al tragico flusso di rifugiati si aggiunse la perdita delle nostre posizioni commerciali e culturali lentamente tessute col paese di Tito. La stessa cosa si produsse in seguito in Libia per causa della nostra diplomazia subalterna. 

Qui ci concentreremo sull’aspetto preponderante negli ultimi tempi, cioè i flussi di migranti e di richiedenti di asilo e la strumentalizzazione, in questo dominio per definizione umanitario, della sicurezza nel quadro delle guerre preventive, dunque illegali stricto sensu.

Qui basta solo menzionare il Trattato di Schengen (1985) « firmato tra i paesi del Benelux, la Francia e la Germania». La portata di questo trattato fu rafforzata con l’allargamento della UE, con l’eccezione della GB e dell’Irlanda che esercitarono una clausola di opting out. (40) Schengen sancisce la libertà di circolazione nelle frontiere interne della UE, benché faccia obbligo ai paesi membri di segnalare il transito degli extra-comunitari. 

Nel 2003, il Regolamento Dublino II modifica il precedente firmato nel 1990. In particolare: «  Il regolamento di Dublino II determina lo Stato membro dell’Unione europea competente a esaminare una domanda di asilo o riconoscimento dello status di rifugiato in base alla Convenzione di Ginevra (art. 51). » (41) 

Con Schengen e con Dublino II ed il suo richiamo al diritto europeo e internazionale si stabiliscono le base del funzionamento delle politiche europee in materia, base che rimangono tutte da chiare. Tutti riconoscono che non ci può essere vera integrazione europea senza la libera circolazione delle persone nelle frontiere interne della UE. In effetti, il trattato di Lisbona (13 dicembre 2007) istituisce l’immigrazione come una competenza condivisa ma afferma con forza la libertà di circolazione di tutti nello spazio interno della UE (Articolo 62. (42) )

La questione delle quote già menzionata come pure la parte visibile nei media del problema, ad esempio a Ventimiglia ed a Calais mostrano come i parametri pratici sul terreno debbono essere ancora sviluppati per rispettare la lettera (art. 62) e lo spirito del Trattato di Lisbona.

Le contraddizioni furono rese più acute dalla demagogia securitaria e xenofobe nel quadro di un ripiego euroscettico e falsamente nazionalista dovuto alla crisi economica-finanziaria causata dalle politiche monetaristi di austerità. La problematica delle quote lo dimostra. Da una parte, la Commissione può teoricamente stabilire le quote ma rimane il Consiglio, cioè i Stati membri a determinare la loro definizione quantitativa e normativa. Se le istanze europee non difendono rigorosamente i diritti sanciti in materia dal Trattato di Lisbona , in particolare la libertà di circolazione e la scelta del paese d’asilo dei richiedenti, si rischia una fortissima regressione sostenuta dall’egoismo nazionale troppo spesso strumentalizzato.

Certi cerchi dirigenti sembrano fare astrazione del deficit demografico; sembrano considerarlo invece in modo malthusiano come un metodo per gestire il livello ufficiale di disoccupazione al senso ristretto dello OIT, cioè senza badare ad i veri numeri della disoccupazione e della forza realmente attiva. Questo porterebbe ad una vera e propria perversione delle politiche europee perché i fondi andrebbero al controllo militare delle frontiere ed alle misure di controllo – impronte digitali ecc. – , ambedue disastrosamente privatizzate ma finanziate con fondi pubblici. Sin dal 2000, la protezione delle frontiere costa 1,6 miliardo ai contribuenti. Ad esempio, il mantenimento annuo del muro eretto per proteggere le due enclave spagnole dal Marocco costa 10 milioni. La barriera tra la Grecia e la Turchia costa 7 milioni annui al contribuente greco. Non finisce qui. Si aggiungono i costi al livello europeo. « La Commissione europea contribuisce al finanziamento delle azioni di accoglienza dei richiedenti di asilo e delle misure di protezione delle frontiere. Per il periodo 2014-2020, 3,1 miliardi sono assegnate per il Fondo asilo, migrazione e integrazione (FAMI) e 3,8 miliardi per il fondo per la sicurezza (FSI o ISF in inglese). La Francia riceve 1,6 miliardi per la sicurezza dal FSI e 265 milioni dal FAMI, precisa la Commissione » (43)

A questo punto l’Italia rischia di incrementare i centri detti hotspot – controllo, impronte digitali ecc . – mentre la libertà di circolazione verrebbe de facto negata e la libera scelta del paese d’asilo molto ristretta. Stupisce proprio sentire Renzi promettere di localizzare e di rafforzare i centri hotspot a vicinanza delle frontiere d’ingresso in Italia, ovviamente al Sud (44), mentre si rafforzano i dispositivi paramilitari (e di salvataggio) nel Mediterraneo, naturalmente sbarcando i superstiti … nel Mezzogiorno. Questo avviene senza nemmeno che siano presi in considerazione gli effetti « collaterali », troppo prevedibili in materia di rifugiati, delle guerre preventive, non volute all’origine dall’Italia stessa – Libia, Siria ecc. Forse, la UE dovrebbe imporre l’inclusione del costo umanitario nei budget militari per fare si che i Stati che scegliono intervenire siano responsabili dei danni causati.

Altrimenti si rischia arrivare ad una situazione grottesca nella quale certe nazioni metteranno in moto operazioni militare apertamente neocolonialisti lontano dalle loro frontiere. Assisterebbe poi per salvare certi rifugiati e sbarcarli in un paese europeo frontaliere dove si « aiuterebbe » a rafforzare gli hotspot. Dopo di che, negando l’articolo 62, si utilizzerebbe le misure di controllo – impronte ecc – per ritornare i migranti nel paese dove furono presi in carica la prima volta; a questo verrebbe aggiunto l’accoglienza forzata mentre si processano le domande di asilo – in grande maggioranza rifiutate – e si effettuano molti costosi « rimpatriati ». (45) Queste derive portano poi ad altre più visibili ma non certo più dure come la costruzioni di muri e di costose barriere high tech … proprio all’epoca della globalizzazione.

Le quote fanno astrazione della realtà – l’Italia non è l’unico paese a vivere questa emergenza e non è neanche il Paese con più migranti o più rifugiati. In effetti, le politiche di espulsione e di respingimento sono tanto vane quanto grottescamente costose. Perciò andrebbero ideate alternative più positive come si accenna con la proposta a favore di uno nuovo Fondo europeo per l’immigrazione, l’integrazione e lo sviluppo.

In addizione, dobbiamo prendere atto dell’inadeguatezza del programma europeo Frontex lanciato nel 2004. Non pensiamo che le missioni di salvataggio che derivano delle missioni di Frontex siano inutili, al contrario. Il gruppo FronExit sottolinea che « controllare non significa salvare vite » (46) I dirigenti italiani ed in generale europei sono coscienti che le missioni effettuate nel quadro di Frontex non bastano. A pare mio, la missione italiana Mare nostrum portò con se un certo cambiamento positivo dal punto di vista umanitario. Fu seguita dalla missione europea Tritone che sembra pero travagliata da altri motivi politici. Ad esempio, mentre i dirigenti europei sviano sempre di più su binari militari della sicurezza in materia di controllo dei flussi migratori, si legge che molte barche e gommoni in partenza dalla Libia o dall’altra sponde del Mediterraneo non sono atte alla navigazione. Questo è molto disturbante per dirlo con moderazione.  

Non sembra pero che gli ultimi pronunciamento siano di un grande aiuto – sarebbe strano che i rifugiati pensassero sul serio che « le strade siano coperte di oro » almeno per loro e per il 90 % della popolazione europea che non partecipa alla ridistribuzione disuguale monetarista delle ricchezze a favore dei più ricchi.  (47) Ma si prende comunque atto del problema e della necessità di ripensare i parametri benché forse non nel rispetto del principio della libera circolazione, visto il dramma che si svolge oggi a Calais. Almeno il Telegraph scrisse con onesta: « Benché gli Accordi di Schengen prevedono l’apertura delle frontiere tra tutti i paesi membri eccetto la GB, fatto sta che ogni paese membro agisce secondo il suo interesse nazionale. Gli Italiani spingono i nuovi entrati verso nord; i Francesi cercano di fermarli alla frontiera che in teoria non sono autorizzati a bloccare; quando falliscono, li spingono a raggiungere le code formate a Calais. » (48)

A parere mio, in questa ottica, si dovrebbe sempre tenere conto del costo umano. I numeri sono sempre sottovalutati per definizione. A volta sembra che le lacrime sono lacrime di coccodrillo. Un rapporto della Onu aveva già denunciato le morte – ed i sevizi – durante il transito, nel Sahara e nel mare. (49) The Migrante file fornisce un utile capitolo sulle vittime intitolato « Counting the dead ». (50) Questo dramma viene ultimamente riassunto cosi dall’Organizzazione Internazionale Migranti (OIM): «  Secondo l’Oim nei primi mesi del 2.000 nel Mediterraneo sono morti 2.000 migranti. Roma – Oltre duemila migranti sono morti quest’anno nel Mediterraneo mentre cercavano di raggiungere le coste europee. A diffondere la cifra drammaticamente simbolica della tragedia in corso è l’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni. Nello stesso periodo del 2014 sono morte 1607 persone. In tutto il 2014, 3279 migranti hanno perso la vita. » (51)

Secondo l’Oim nei primi mesi del 2.000 nel Mediterraneo sono morti 2.000 migranti ROMA – Oltre duemila migranti sono morti quest’anno nel Mediterraneo mentre cercavano di raggiungere le coste europee. A diffondere la cifra drammaticamente simbolica della tragedia in corso è l’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni. Nello stesso periodo del 2014 sono morte 1607 persone. In tutto il 2014, 3279 migranti hanno perso la vita. )

Dato la xenofobia si assiste ad una gara di demagogia securitaria – si è parlato per fine di bombardare le barche (!) cosa impossibile nelle acque territoriali altrui e ancora meno possibile nelle acque internazionali con a bordo i profughi  … Forse l’ONU e le sue agenzie dovrebbero lanciare un’inchiesta sullo stato di navigazione dei mezzi usati dai trafficanti e sulle forze occulte che stano dietro alle proficue manovre mafiose e micidiali di questi trafficanti di esseri umani. Secondo l’OIM « la maggioranza dei decessi succedono nel canale di Sicilia che separa la Libia dall’Italia. La i trafficanti forniscono ai migranti delle imbarcazioni di fortuna che non supportano la traversata. » (52)

      1. Accoglienza, prigioni e sfruttamento degli migranti

L’Italia, essa stessa vecchio paese di migranti (53), non ha ancora imparato ad essere un paese ospite capace di beneficiare dell’enorme capitale umano e culturale rappresentato dai nuovi flussi migratori. Questo vale al Paese numerose rimostranze e condanne al livello europeo e onusiano.

Lo riconobbe la ministra Anna Maria Cancellieri : « La ministra, dopo aver espressamente chiarito che per rispettare il dettato della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sarebbe necessario un provvedimento di amnistiae (soprattutto) di indulto(provvedimento inviso alla maggior parte dei cittadini), ha comunque successivamente (il 27 giugno 2013) annunciato la costituzione di una commissione di 15 esperti (sia tecnici che politici) per esaminare le possibili soluzioni del problema del sovraffollamento carcerario[51], dichiarando altresì successivamente che “dobbiamo ringraziare l’Europa che ci ha messo con le spalle al muro… ci dice di fare quello che la nostra Costituzione prevede… in questi anni abbiamo perso la via maestra, abbiamo dimenticato la nostra civiltà. Siamo il paese di Beccaria, ma nella realtà pratica abbiamo una situazione che, ha ragione il Presidente della Repubblica[52], è ripugnante[53]. (54) 

La tragedia voluta dello sovraffollamento nei carceri è emblematica della male amministrazione generale del dossier dell’immigrazione per il numero di migranti inutilmente imprigionati. Se la politica di accoglienza funzionasse al livello italiano ed europeo, la detenzione dei migranti nei carceri diventerebbe marginale.

I migranti imprigionati sono le doppie vittime di un sistema disumano che sembra proprio gestito sulla base di principi che hanno più a che fare con la repressione ed il controllo sociale nonché con la prigione o con i flussi migratori. La demagogia e la xenofobia corrispondono alla teoria dell’anomismo di Emile Durkheim: la funzione della pena non è tanto di permettere al colpevole di pagare il suo debito alla società e dunque di essere riabilitato pienamente dopo averla scontata, ma al contrario di agire come una dissuasione per le masse. Queste vengono allora confermate nella loro scelta della servitù volontaria e della povertà cronica. Il discorso demenziale sulla recidiva – statisticamente difficile da calcolare perché non supera il margine di errore – è appunto diretto verso le masse più pauperizzate in modo da canalizzare contro i loro propri interessi di classe il loro legittimo « risentimento».

Di conseguenza, la prigione diventa la più dura possibile. Il sovraffollamento diventa il modo più facile per mascherare questa pianificata e barbara durezza. Non di meno questa tendenza si sta generalizzando in Occidente sin dall’inizio della contro-riforma monetarista di Volker-Reagan del 1979-81. Di fatti, inizia nei Stati Uniti dei neocon, paese con un tasso di imprigionamento annuo molto più elevato di quello che si voleva attribuire al « stalinismo », cioè a dire verro al periodo della falsa coscienza dogmatica del « marginalismo socialista » dei successori filosemiti di Stalin. (55) Questo imbarbarimento va di pari passo con la privatizzazione delle prigione. Sfortunatamente, l’Italia segue questo « modello » oltre-atlantico. (56)

L’articolo di Wikipedia sull’immigrazione in Italia nota uno degli elementi chiave che porta a questo sovraffollamento : « La terza più evidente causa del soprannumero dei detenuti è la parsimonia con cui vengono concesse le misure alternative alla detenzione, che pur esistono dal 1975 in forme simili a quelle degli altri paesi. Infatti in Italia solo il 15% delle condanne vengono scontate con misure alternative alla detenzione in carcere, mentre sono ad esempio il 70% in Francia ed addirittura l’85% in Spagna ed in Gran Bretagna[31]. » (57)

Immaginiamo facilmente la sfortuna dei migranti in centri di accoglienza o altri, spesso inadeguati, costretti a lavorare al nero – con il ritorno micidiale del caporalato – pure di sopravvivere e poter viaggiare per passare la frontiera. Tutti i difetti del nostro sistema carcerale vengono amplificati nel caso dei migranti, spesso lasciati a loro stessi. Su 66.028 prigionieri al 30 giugno 2013, ci erano inutilmente 23.233 stranieri, numeri che riflettono l’incapacità del nostro sistema usare metodi alternativi alla detenzione di corta durata. (58)

L’Italia fu più volta condannata per trattamenti disumani e per tortura. Basta guardare : « Il tasso di suicidinei carceri italiani è tra i più alti di tutti i paesi occidentali: ad esempio dieci volte tanto di quanto accade negli Stati Uniti d’America[100]. (59) L’articolo nota pero che questi numeri non tengono conto delle morti avvenute fuori dei muri dei carceri!!!

Il sovraffollamento ed i trattamenti disumani ammontano ad una vera e propria tortura condannata in quanto tale dalla Unione Europea. In effetti, sembra che in Italia vige ancora il Codice Rocco alla faccia della Costituzione antifascista. Peggio ancora, sembra che viene imposto da persone che, in questa materia, sembrano proprio moderni ed in fase con i tempi quanto il professore di greco nel film Amarcord di Fellini (https://www.youtube.com/watch?v=LeDZwWQUnL8 . Nello stesso ordine di idee vanno ricordate le condizioni di carcere imposte a Gramsci: la propensione patologica criminosa esibita allora non è mai sparita e sembra volere ritornare all’aperto con la scusa miserabile della lotta anti-terrorista utilizzata a fine bassamente politiche, se non addirittura di regime …)

Cioè, come spesso nell’Italia dei nostri dirigenti attuali, non si sa bene se abbiamo a che fare con un grossolano arcaismo oppure con una avanguardia post-moderna nuovamente filo semita nietzschiana. Fatto sta che il nostro sistema è brutalmente lesivo della dignità umana la più minima come pure del rispetto minimo della legge e della privacy. Tutto questo con una complicità trasversale peggiore ancora della facoltà scrupolosamente coltivata di non vedere niente finché uno non sia obbligato farlo, ad esempio dopo le condanne subito applaudite e subito aggirate della UE o delle Corte europee.

«Va chiarito che l’Ue considera “tortura” la carcerazione quando lo spazio a disposizione di ogni detenuto è inferiore a 7 mq. L’Italia, nell’aprile di quest’anno, ha assicurato l’Unione che nessun detenuto sarà ristretto in meno di 3 mq pro capite.

Il che significa che, su 60.000 detenuti, il nostro Paese ne “torturerà” in pianta stabile almeno 50.000, considerato che le carceri italiane garantiscono circa 40.000 posti con un sovraffollamento standard pari a un terzo. Sottratti un po’ di privilegiati, la massa sarà certamente detenuta in uno spazio inferiore a 7 mq. (60)

Questo tipo di male amministrazione cronica ha un prezzo altissimo. Secondo la stessa fonte il risarcimento al quale ha diritto una persona sottomesse a queste condizioni ammonta a « 8 euro giorno ma l’Italia ha stanziato solo 20 milioni » (61)

Nonostante le rimostranze e le condanne europee, il nostro sistema pena a cambiare d’avvero semplicemente perché, come spiegato sopra, deriva da una strategia di repressione e di controllo di classe che va di pari passo col trattamento della detenzione e dell’accoglienza dei migranti.

Secondo l’articolo di Wikipedia :«  Infatti a metà del 2013 la popolazione carceraria, nonostante le misure messe in atto dai due governi precedenti negli ultimi due anni, si era di nuovo avvicinata ai massimi mai raggiunti nel 2010, arrivando il 28 giugno (secondo dati ufficiosi) ad un tetto di 66.090 detenuti[54], ovvero di 66.028 al 30 giugno 2013 (di cui 23.233 stranieri) secondo i dati ufficiali del Ministero della Giustizia[55] », (62) 

Dobbiamo dunque guardare al sistema di detenzione e di « accoglienza » dei migranti. L’Osservatorio migranti né da un buono riassunto. (63)

Abbiamo i centri seguenti:

– CIE – centri di identificazione ed espulsione –  Nel 2008, c’erano 11 CIE in tutta Italia con 1791 posti letto disponibili per un periodo massimo di detenzione di 18 mesi per 54 767 ingressi.

– CDA. Nello stesso anno c’erano 8 CDA – centri di accoglienza in Italia – con 2880 posti letti disponibili con un periodo massimo di trattenimento di 48 ore e 99 928 ingressi.

– SPRAR. In oltre va aggiunto lo SPRAR ovvero il Sistema di Protezione per i Richiedenti Asilo e Rifugiati. Mette in campo 209 progetti attivi nel 2011, coinvolgendo 128 enti locali per 3 979 posti disponibili ed un’accoglienza di 7 598 beneficiari sempre nel 2011.

I CARA – centri di accoglienza peri richiedenti asilo in Italia – erano 10 nel 2008 con 4 079 posti letto e 65 8850 ingressi.

Uno dei più grossi problemi del sistema carcerare e del sistema di accoglienza e di detenzione per i migranti è la delega, su fondi pubblici, al settore privato. Questo è causa di abusi che da noi non tardano mai ad attirare la malavita e le mafie come d’altronde chiaramente evidenziato dall’inchiesta Roma capitale. Così, nei CARA: « Il periodo di “accoglienza” non dovrebbe eccedere i 35 giorni, oltre i quali il richiedente asilo dovrebbe ricevere un permesso di soggiorno della durata di tre messi, rinnovabile di tre mesi in tre mesi fino alla definizione della richiesta di asilo. Di fatto, a causa dei ritardi delle Commissioni territoriali nella definizione delle domande di protezione internazionale ricevute, i tempi di permanenza superano in genere i sei mesi » (64) 

In effetti, questi centri sono spesso gestiti da privati ma finanziati con fondi pubblici;  vengono dunque trattati come vacche da mungere. Perciò la lunghezza dei tempi ed il sovraffollamento cronico in questi centri, più ancora che nei carceri – quando non si tratta addirittura di stazioni dei treni o di scogli. Questo sporco business è molto redditizio. Al mio avviso è più sporco del traffico di essere umani tramite i « passeurs » perché qui viene fatto con la scelta attiva e spezzo clientelare della politica. L’inchiesta Roma capitale ci dice che le mafie stesse lo considerano più lucrativo del traffico della droga. E certo più sicuro! E facile da capire dato che uno migrante « accolto » rappresenta un costo giornaliere di una trentina di euro al giorno per lo Stato.  (65)

La corruzione e lo sfruttamento non si fermano qui. Secondo Davide Corbetta, la piccola somma o « pocket money » di 2,50 euro che andrebbe giornalmente ai migranti stessi, spesso non è versata ma viene invece sostituita da un pacco di sigarette che costa un poco meno. Come si sa non ci sono piccoli profitti. « Perché non sono stati pubblicate? Forse perché 2,50 euro per 1.497 profughi, tradotto in incasso, quasi 4 mila euro al giorno e 1 milione e 300 mila euro l’anno, fanno decisamente comodo. I soldi del pocket money non erogati in che tasche sono finiti? L’impressione è che non lo sapremo mai, perché le risposte sono disperse dalla sempre più crescente e vorace ‘solidarietà’ del capitale, nazionale e internazionale. » . (66) Così, si creano due giri di affari, il primo per le sigarette ed il secondo per la differenza con quelli 2,50 euro destinati al migrante. Pena notare che questo tipo di fatti non viene spesso fornito dai giornalisti italiani. Forse sarebbe bene generalizzare questo tipo di solidarietà europea, facendo comunque uscire l’informazione, la dove si può, senza aspettare le rivelazioni dei giudici. Questo carattere di informazione preventiva rimane il ruolo democratico centrale dei media di massa o alternativi che siano.

All’ingente spreco carcerare e di detenzione-accoglienza dei migranti bisogna aggiungere quello, anche esso gigantesco, legato agli orribili rimpatri.

I rimpatri concernerebbero 33 % degli migranti nella UE per un costo colossale di 11,3 miliardi d’euro! La percentuale italiana di rimpatri non sembra disponibile su Internet malgrado la volontà recente di certi di aumentarla. Secondo The Migrant Files queste stime sono disponibili solo per il Belgio. (67) A questo somma va comunque aggiunto il 1,6 miliardo di euro speso per assicurare la protezione delle frontiere europee. Questi 11,3 miliardi di euro potrebbero invece costituire una parte del Fondo per l’integrazione degli immigranti da me chiesto sin dal mio libro Tous ensemble. E con migliori risultati demografici e macroeconomici! (68)

L’ingente somma sprecata per i rimpatri – che danno inevitabilmente luogo ad altri tentativi e dunque ad altri morti – è comunque contenuta dalla difficoltà inerente a questa politica. Un rapporto dell’ONU di qualche anni fa spiega bene il perché. I migranti sono spesso vittime di guerre e di altri conflitti. Negli ultimi tempi sono addirittura vittime delle guerre preventive occidentali – in senso stretto illegali rispetto alla Carta fondamentale della Onu. Se l’Italia conobbe la prima emergenza migratoria con la distruzione della Iugoslavia, non ha caso oggi i flussi maggiori di migranti, e non solo in Italia, provengono dalle vittime degli interventi e delle ingerenze armati in Libia, Siria, Eritrea, Sudan ecc.

Spesso questi profughi non hanno e non possono neanche ottenere documenti e debbono perciò ricorrere ai tipi di documenti disponibili. Secondo The Migrants files i migranti, facilmente sfruttabili, spendono collettivamente attorno a 15 miliardi con la speranza di potare a termine i loro viaggi. Questo crea poi una situazione volutamente kafkiana perché senza documenti le pratiche necessarie per ottenere lo statuto di rifugiato o di immigrante ricevuto sono quasi impossibili portare a termine. Rimane pero che i rimpatri non risultano allora possibili. In oltre, quelli che sono effettuati debbono ottenere la permissione dei paesi dove sono destinati i rimpatriati. (69) Sembra che la percentuale attuale non potrà essere aumentata più di tanto. Politiche alternative sono dunque urgenti. L’aiuto indirizzato ai paesi del Sud rimane perciò un elemento chiave.  

In riassunto rispetto a questa cronica male amministrazione ed a questo sfruttamento sistematico evidenziati in Italia, ecco come la situazione recente viene descritta all’estero sul sito della RTS: « La giustizia italiana accusa la mafia di dirottare i fondi previsti per l’accoglienza dei migranti. Questo è un dirottamento  « pauroso » ha annunciato un rappresentante del Alto commissariato per i rifugiati della ONU. « E inaudito il fatto che spesso una  piccola parte dei fondi destinati ai richiedenti di asilo arriva realmente a destinazione, ha dichiarato venerdì il rappresentante del HCR per il Sud Europa, Laurens Jolles. Pensavamo che era il risultato di una cattiva gestione al livello locale, perciò è estremamente preoccupante apprendere che si tratta spesso del risultato di un ampio e ben strutturato  sistema di corruzione. » (…)

Mandati di arresto a Roma. La giustizia italiana ha annunciato giovedì avere lanciato 44 mandati di arresto notabilmente contro presunti mafiosi infiltrati nella municipalità di Roma, accusati tra l’altro di corruzione.  Secondo i media italiani gli affari del gruppo criminale includevano un po tutto, dalla gestione della spazzatura all’accoglienza dei rifugiati, settori che godano di importanti fondi pubblici. Gli arresti di giovedì rappresentano la fase due di una vasta operazione iniziata in dicembre la quale metteva in causa una centinaia di imprenditori e di responsabili politici. » (70) Non si capisce allora perché la Commissione della Unione Europea non istituisce d’urgenza un audit automatico per tutti i fondi europei, inclusi quelli destinati all’immigrazione ed ai Rom e Sinti. Non si capisce neanche il rifiuto di istituire un coordinamento europeo anti-mafia e anti-corruzione efficace ed operativo

  1. Fondi europei esistenti ed il Fondo europeo per l’integrazione e lo sviluppo da creare.

Va sottolineato l’ingente spreco di denaro causato da questa politica europea di immigrazione, asilo e integrazione crescentemente interpretata in salsa securitaria. I Fondi europei disponibili sono il Fondi asilo, migrazione e integrazione ed il fondo per la sicurezza,  il Fondo europeo per l’integrazione di cittadini di paesi terzi, la parte dei fondi strutturali destinati all’integrazione dei Rom e Sinti, e le gigantesche somme dilapidate in espulsioni e respingimenti. 

L’idea centrale che si vorrebbe difendere qui sottolinea il fatto che le summe comunque spese avrebbero un più grande impatto demografico, socio-economico – moltiplicatore economico locale, nazionale e europeo – e culturale se venissero centralizzate in un solo fondo di integrazione e di sviluppo europeo.

Vediamo prima un breve riassunto dei Fondi esistenti. I fatti parlano da soli rivelando l’inadeguatezza del sistema attuale. Questo sembra proprio ideato, coscientemente o meno, per fare della problematica dell’immigrazione una storia di emergenza permanente. Si nota, anche imparando dalle rivelazioni dell’inchiesta Roma capitale, che la stessa gestione emergenziale viene costatata per la spazzature, le strade ed i ponti, la gestione del territorio ecc. Colpa della logica scatenata dalle liberalizzazioni-privatizzazioni sottomesse al capitale speculativo di corto-termine. (vedi la critica in italiano del programma di Gurgeld-Renzi nella Sezione Book reviews del sito www.la-commune-paraclet.com )

Ecco come vengono presentati il Fondo asilo, migrazione e integrazione ed il Fondo per la sicurezza:

« Sorveglianza al beneficio dei grandi gruppi industriali. I contribuenti europei vengono anche messi a contribuzione per finanziare la protezione delle frontiere: l’inchiesta sottolinea che 1,6 miliardo di euro furono spesi sin dal 2000 a favore dei principali beneficiari tra i quali i grandi gruppi industriali specializzati come Airbus, Finmeccanica e Thales.

(…)

Le barriere di rete metalliche edificate per difendere le enclave di Ceuta e Melilla nel Marocco costano 10 milioni di euro all’anno per la loro manutenzione, afferma il documento. La barriera alla frontiera tra Grecia e Turchia costa più di 7 milioni annui ai contribuenti greci.

La Commissione europea contribuisce al finanziamento delle misure di accoglienza dei richiedenti asilo e delle misure di protezione delle frontiere. Per il periodo 2014-2020, 3,1 miliardi sono destinati al Fondo asilo, migrazione e integrazione (FAMI) e 3,8 miliardi per il Fondo per la sicurezza (FSI, o ISF in inglese). Alla Francia è destinato 1,6 miliardi di euro per la sicurezza tramite il FSI e 265 milioni per il FAMI, secondo le precisazioni della Commissione » (71) 

I fondi per il Fondo per l’integrazione (FEI) (2007-2013) ammontavano solo a 825 milioni di euro. A parere mio, qui sta il più grosso sbaglio.

« La decisione in discussione istituisce il Fondo europeo per l’integrazione di cittadini di paesi terzi per il periodo 2007-2013. Con una dotazione di 825 milioni di euro, il Fondo si inserisce nell’ambito del programma generale “Solidarietà e gestione dei flussi migratori”. »

I principi d’azione del Fondo venivano presentati così: « Nell’ambito delle priorità e degli obiettivi definiti dall’UE, il Fondo, sotto forma di sovvenzioni, contribuisce al finanziamento di progetti senza scopo di lucro già sostenuti da azioni pubbliche o private. Il contributo del Fondo a tali progetti non supera la metà dell’importo totale di un’azione di portata nazionale. Se il progetto si inserisce nell’ambito delle priorità specifiche degli orientamenti strategici, il massimale è del 75%. Il contributo dell’UE è aumentato al 75 % nei paesi dell’UE che beneficiano del Fondo di coesione. » (72) 

In breve, il FEI segue la logica generale del cofinanziamento, il quale può arrivare fino a 75 % per la quota europea in casi di emergenza, quota che si applica invece ai paesi beneficiari dei Fondi di coesione.

L’evoluzione del FEI seguì l’evolvere della UE. All’origine i fondi erano ancora più poveri. Il fondo fu stabilito per il periodo del 1 gennaio 2000 al 31 dicembre 2004. L’articolo 2 definiva le sue disposizioni finanziari. « Il montante di referenza finanziario per l’esecuzione della presente decisione è di 216 milioni di euro. (…) Per gli anni 2000 a 2004 ogni Stato membro riceve dalla dotazione annuale del Fondo europeo per i rifugiati il montante seguente:

  • per 2000: 500 000 euro
  • per 2001: 400 000 euro
  • per 2002: 300 000 euro
  • per 2003: 200 000 euro
  • per 2004: 100 000 euro

Il rimanente delle risorse disponibili viene ripartito proporzionalmente tra i paesi membri

a) secondo il numero delle persone ammesse in una delle categorie previste all’articolo 3, punti 1, 4 e 5, registrate nel corso degli tre anni precedenti, per 65 % del loro volume.

b) secondo il numero delle persone ammesse in una delle categorie previste all’articolo 3, punti 1 e 2, nel corso degli tre anni precedenti, per 35 % del loro volume.

c) I numeri di referenza sono gli ultimi numeri stabiliti dall’ufficio statistico delle Comunità europee.» (73)

Dobbiamo aggiungere la parte dei fondi strutturali destinati ai Rom e Sinti. L’Associazione del 21 luglio nota giustamente che : « « I fondi strutturali per l’Italia, come in altri paesi dell’UE, sono destinati a tutte le persone svantaggiate, compresi i rom. »

La stessa Associazione spiega: « Lo stato di emergenza è costato negli ultimi tre anni 75 milioni di euro e, a conti fatti, l’Unione Europea nel quinquennio 2006-2011 ha erogato in favore dell’Italia circa 40 milioni di euro destinati a politiche in favore delle comunità rom e sinte. Tale flusso incontrollato di denaro è stato però convogliato verso la costruzione e la gestione di luoghi di esclusione sociale e di discriminazione quali sono i “campi nomadi” con il risultato di produrre sperpero di denaro pubblico e gravi violazioni dei diritti umani. E’ necessario quindi – ha concluso Stasolla – aprire una pagina nuova che, grazie all’Europa, abbiamo finalmente l’opportunità di scrivere».

Ci fornisce ugualmente la seguente panoramica per il periodo 2007-2013 e 2014-2020. « Panoramica sui finanziamenti per l’Italia. Nel periodo di finanziamento 2007-2013 sono stati assegnati all’Italia, nel quadro del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e del Fondo sociale europeo (FSE), 28,8 miliardi di €; mediante il Fondo per lo sviluppo rurale, le sono stati assegnati altri 8,3 miliardi di €. I fondi sostengono un vasto ventaglio di investimenti settoriali fra cui quelli che interessano i Rom, come l’assistenza finanziaria per gli alloggi e le infrastrutture scolastiche. Nel periodo 2007-2013, l’Italia ha stanziato l’8,7% del suo bilancio preventivo FSE totale (602 milioni di €) per l’integrazione delle persone svantaggiate.

Per il periodo 2014-2020, saranno assegnati all’Italia 32 miliardi di € totali, in fondi del FSE e del FESR. Di quest’importo, almeno il 26,5% sarà speso per il FSE, ed almeno il 20% di questa somma sarà utilizzato per promuovere l’inclusione sociale e combattere la povertà. Tale ultimo importo potrà finanziare anche misure connesse ai Rom. Analogamente al FESR, una parte dell’importo provvisorio destinato all’inclusione sociale e alla lotta alla povertà (1 miliardo di € circa) sarà destinato ai Rom. » (74)

La panoramica dei fondi europei in questa materia non sarebbe completa senza la menzione delle gigantesche somme sprecate in vani espulsioni e respingimenti. « In effetti, secondo l’inchiesta  i Stati membri spendono delle fortune per queste espulsioni: 11,3 miliardi di euro sin dal 2000. L’espulsione di un migrante costa in media 4000 euro, la metta essendo spenta per i costi di trasporto. »

Lo stesso articolo illustra l’inadeguatezza di questa costosissima politica nei termini seguenti:  « Se la metà degli stranieri (47,8%) rinchiusi nella metropoli – i.e. Francia – nel 2014 furono spediti via aerea, 55,1% di questi hanno atterrato nella UE. E il caso dei stranieri extracomunitari per i quali l’amministrazione fu capace di dimostrare che avevano transitato da un altro paese in Europa. Sono allora ritornati in dietro in virtù degli accordi di Schengen nel paese di transito prima dell’arrivo in Francia, col rischio di vederli rapidamente ripassare la frontiera. La stessa sorta viene riservata ai cittadini europei allontanati dalla Francia. » (75) La costatazione vale per gli altri paesi.

 

Abbiamo già accennato al fatto che i rimpatri sono calati in modo drastico in Italia, presumibilmente per l’altissimo costo, costo ancora aggravato dai poveri risultati concreti di questa strategia.

Si nota pero che l’Articolo 62 relativo alla libera circolazione nelle frontiere interne della UE è posteriore all’accordo di Schengen; perciò deve fornire la chiave di interpretazione e non l’inverso, come la Commissione ben sa visto che, in oltre, l’immigrazione viene istituita dal Trattato di Lisbona come una competenza condivisa. 

L’Italia si dette una politica ufficiale dell’immigrazione con la legge 39/1990, ovvero la cosiddetta legge Martelli. Questa fu seguita dalla « legge 40/1998 cosiddetta Turco-Napolitano, confluita successivamente nel Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulle condizioni dello straniero (dl 286/1998). È questo l’assetto su cui l’intervento legislativo più recente, la legge 189/2002 cosiddetta legge Bossi-Fini, è andato a incidere, in senso vessatorio e punitivo. » L’autore di questo citazione parla giustamente della « schizofrenia dell’accoglienza » nel quadro attuale. (76)

In effetti, se l’Italia, essa stessa paese di immigranti, fu l’ultimo grande paese europeo ad essere confrontato al problema degli influssi migratori, ne esibisce pero tutte le contraddizioni generali. Oscilla da un lato tra una politica più convenzionale di immigrazione volta alla gestione della manodopera – ed alla riunificazione delle famiglie – e dall’altro lato, volta alla comprensione della nuova natura dei flussi migratori. Emblematicamente mentre la Costituzione riconosce il diritto d’asilo (Articlo 10) l’Italia rimane uno degli ultimi grandi paesi europei ad attuarne il principio. Con la Bossi-Fini e certi rigurgiti ancora vigenti si tende ad andare al contrario del diritto europeo e onusiano, scelta infelice che può solo aggravare i problemi e portare a condanne contro il nostro Paese.

In effetti, il problema di flussi migratori in Italia prese un’acuità politica proprio mentre si disgregava il blocco dell’Est e dunque il mondo bipolare, e mentre trionfava la contro-riforma monetarista con la sua public policy. Per i nuovi dirigenti malthusiani incapaci di raggiungere il pieno livello occupazionale – anche definito secondo gli odierni criteri lassisti dell’OIT – la crescita demografica non è più vista come una variabile benefica per la crescita del PIL, al contrario. A questo si aggiunse immediatamente lo scatenamento dei « regime change » e della guerra preventiva. Questa scelta strategica rovinosa costituisce oggi la maggiore causa dei flussi di migranti in sé, ma anche perché trasforma i già sottosviluppati paesi in campi di rovina nei quali i diritti sociali spariscono per assicurare alle firme transnazionali uno sfruttamento totale delle loro ricchezze. (Si pensa ad esempio al petrolio iracheno o alle risorse miniere ed ai diamanti africani.)

La demagogia xenofoba corona questa scelta neo-nietzschiana. Oltre ad avere distrutto l’accordo esemplare che il nostro Paese aveva firmato con la Libia del colonnello Gheddafi, questa visione negativa del problema porta poi a viziare anche quelle timide iniziative che andavano nella giusta direzione,  ad esempio la necessità di aiutare i paesi del Sud, e in modo particolare di coinvolgere i paesi confinanti all’altra sponda del Mediterraneo. Questo deve per forza significare scambi ed aiuti economici mutualmente benefici per favorire lo sviluppo e l’integrazione e dunque per combattere il problema alla sua radice, riducendo drasticamente i flussi di migranti disperati. Ma questa necessità non può essere concepita né utilmente integrata in una visione di guerra preventiva e di sicurezza interna ed esterna.  

Abbiamo già accennato al fatto che la problematica dell’immigrazione e dei flussi migratori deve cambiare drasticamente ottica. Non deve perciò mascherare la realtà. Né quella del destino della gente sottomessa allo sfruttamento coloniale ed alle guerre preventive, né quella legata al pericoloso deficit demografico europeo – e particolarmente italiano.

La problematica dei flussi migratori deve dunque essere integrata ad una visione socio-economica coerente passando oltre il confino tradizionale tra immigrazione – e congiungimento delle famiglie – e rifugiati – dunque con l’espulsione di quelli ai quali lo statuto di rifugiato viene negato. A parere mio, i soldi sprecati dai vari fondi menzionati qui sopra dovrebbero essere centralizzati in un nuovo Fondo europeo per l’integrazione e per lo sviluppo socio-economico e culturale.  

Per la proposta originale del Fondo per l’integrazione dei migranti e lo sviluppo vedi il mio Tous ensemble. L’idea è di aggiungere un grande fondo strutturale europeo specificamente destinato al sostegno dell’integrazione degli migranti a proporzione del tasso di accoglienza. Sarebbe finanziata con una piccola sovratassa sopra le importazioni concepita come un prelude alla nuova definizione dell’anti-dumping capace di proteggere il salario individuale, il salario differito ed in generale il « reddito globale netto » dei focolari come viene dimostrato nello Appello disponibile in questo medesimo sito. Si uscirebbe così da una problematica emergenziale mettendo in campo politiche durature capaci di indurre un forte e quindi cumulativo moltiplicatore locale. Così si aiuterebbe le regione periferiche e si cambierebbe simultaneamente lo sguardo – e la fraseologia – rispetto alla comunque necessaria immigrazione. Tale politica avrebbe anche il pregio di rispondere al problema demografico sostenendo la crescita del PIL, cioè con i Moltiplicatori nazionale e locali.

La dimostrazione risulta abbastanza semplice. Basta guardare solo a quelli 11,3 miliardi sprecati per le vane espulsioni e quelli sprecati nei vari centri di espulsione e accoglienza attuali, spesso controllati dalle mafie (tragica realtà da sottolineare senza pero volere diminuire il lavoro e l’abnegazione di tanta gente che si ritrova in prima linea.)

Il punto espresso brutalmente è questo: con i pochi ed inadeguati fondi attuali si arricchiscano le mafie senza approfittare al massimo dei moltiplicatori, anche per causa della gestione privata. Con una gestione chiaramente indirizzata allo sviluppo ed all’integrazione, basterebbe un giusto aumento dei fondi europei per cambiare le cose. Ben inteso, purché gli interventi siano iscritti in questa nuova logica la quale implica per definizione la massimizzazione delle sinergie socio-economiche.

In Italia, all’epoca nella quale la gente si mobilitarono più di 2 milioni a Firenze per protestare contro la guerre e difendere la pace e la fratellanza mondiale, siamo stati testimoni di una esperienza esemplare capace di coniugare sviluppo socio-economico e accoglienza. Peccato che la politica nazionale non fu all’altezza, forzando fatalmente il ridimenzionamento di quello esperimento fondamentale.

Nel 1997 il piccolo borgo calabrese di Badolato si mobilitò per accogliere un drammatico flusso di migranti per lo più Curdi. La gente di Basolato seppe trasformare i fondi disponibili per l’accoglienza in un motore di rinnovamento socio-economico e culturale e di « beautification » quindi di restaurazione dell’antico borgo stesso. Anche se l’esperienza fu ridimensionata rimane un fatto importantissimo: gli effetti del moltiplicatore locale, speso in parte per la restaurazioni delle case, edifici e infrastrutture fisiche e sociali, sono duraturi, dunque economicamente cumulativi. Il che fa subito pensare a quello che poteva diventare – anche generalizzato al livello della Calabria, del Mezzogiorno e del Paese intero – se i fondi disponibili erano fondi strutturali non legali ad una visione « emergenziale » suicidare. La storia e l’esperimento dell’antico borgo calabrese è raccontato bene, anche in modo realista – prova della serietà delle persone coinvolte – sul sito del Comune e nei giornali.(77)

Alla fine della sua vita Schopenhauer aveva ammesso avere sbagliato nel opporre la volontà al divenire storico – Vico, Hegel. Di fatti, nessuna versione di solipsismo può confutare la « dialectique d’ensemble » la quale unisce « dialettica della natura » e « dialettica storica ». Schopenhauer concluse che se uno deve errare meglio allora errasse in modo importante; presumo che in questo modo si auspicava la maggiore importanza delle correzioni rese necessarie. Detto questo, a volta uno può e deve imparare dagli sperimenti riusciti anche se ancora transitoriamente contro-egemonici. Mi sembra essere questo il punto cardine del contributo di Labriola al marxismo, contributo ripreso ed elaborato dal nostro Antonio Gramsci.

Gli altri articoli dedicati specificamente a questo soggetto in questo medesimo sito tentano di sottolineare la necessità di cambiare ottica in questa materia. La tragica realtà umana non può comunque essere gestita spazzandola via sotto il tappetto oppure in ghetto urbani costruiti e distrutti ad arte con altri fini politici poco compatibili con la lettere e lo spirito della nostra Costituzione, dei diritti europei e della Carta Universale dei Diritti Fondamentali Individuali e Sociali.

7) Epilogo 10 agosto 2015 (EU, Papa Francesco e Cavolate grilline e leghiste)

Vedi: 

– Emergenza rifugiati, dalla Ue in arrivo sette miliardi di euro (reuters)

Bruxelles costretta a rifare i conti per il boom di sbarchi. All’Italia 500 milioni. A Londra 370 solo per l’accoglienza dal nostro inviato EUGENIO OCCORSIO, 09 agosto 2015 http://www.repubblica.it/esteri/2015/08/09/news/emergenza_rifugiati_dalla_ue_in_arrivo_sette_miliardi_di_euro-120671784/?ref=HRER3-1#gallery-slider=120580804

 

– Papa Francesco sui migranti: “Respingerli è un atto di guerra”

http://www.repubblica.it/vaticano/2015/08/07/news/papa_francesco_sui_migranti_respingerli_e_un_atto_di_guerra_-120574065/?ref=HRER3-1

– Immigrazione, M5s: “Stretta su permessi”. Salvini: “Altri clandestini, se li prenda il Vaticano”, (ansa) http://www.repubblica.it/politica/2015/08/08/news/immigrazione_grillo_giro_di_vite_su_permessi_di_soggiorno-120631386/?ref=HRER3-1

Grillo e i suoi grillini fanno il loro solito lavoro politico per il quale furono create e inizialmente finanziati. Vedi ad esempio la Nota 18 nell’Appello in questo stesso sito. Sulla questione immigrazione è solo bassa demagogia; si aggiungeranno probabilmente presto le vociferazioni di Beppe Grillo stesso – a chi Salvini regalerà certamente un foulard verde. Converrà forse investire nelle Boules Quies e le cuffie antirumore.

 

Intanto, questa presa di posizione demagogica riposa sopra una costosa ignoranza del dossier e degli interessi superiori della nostra Nazione. Il punto cardine dei grillini è il rimpatrio. Un rimpatrio costa al minimo 4000 euro. Fu detto sopra che sin dal 2011 la UE ha spesso in vano 11,3 miliardi per i rimpatri, fondi che potevano invece essere utilizzati per l’integrazione e lo sviluppo economico. La maggiore parte di questi rimpatri atterrisce nei paesi europei: si crea cosi un costoso va e viene. Per gli altri paesi extra-comunitari, i rimpatri risultano difficile perché mancano i documenti e, in oltre, ci vogliono degli accordi bilaterali.

 

Insistere sui rimpatri invece dell’Articolo 62 del Trattato di Lisbona relativo alla libera circolazione nelle frontiere interne della UE, significa che, con lo sviluppo degli hotspot, la grande maggioranza dei rimpatri si farà verso l’Italia, uno dei principali paesi d’ingresso. Prima di parlare bisognerebbe riflettere. Ma a volta siamo confrontati con vociferatori demagogici mentre non si sa bene se il cervello sia ricotta o mozzarella … blu – oppure « olio fritto ». Mentre abbiamo dimostrato sopra che l’immigrazione ed i rifugiati, lungo da rappresentare un problema potrebbero invece fornire un reale contributo socio-economico e culturale al nostro Paese, i cervelli demagogicamente inquinati costituiscono un vero e proprio cancro, per altro anti-costituzionale.10 agosto 2015

Paolo De Marco

18 giugno 2015-7 agosto 2015, Copyright © La Commune Inc, 2015

 

Note (le traduzioni sono mie):

1.      http://contropiano.org/interventi/item/31349-affondare-il-barcone-del-neoliberismo

2.      Idem

3.      http://fr.wfp.org/faim/faits-et-chiffres

4.      http://contropiano.org/interventi/item/31349-affondare-il-barcone-del-neoliberismo

5.      http://www.repubblica.it/solidarieta/profughi/2015/06/18/news/unhcr_profughi_la_nazione_fantasma-117117651/?ref=HRER1-1

6.      Idem

7.      Idem

8.      I due attentati del 2011 in Norvegia sono molti rivelatori del clima di odio filosemita nietzschiano creato ad arte contro le vittime designate della guerra di civiltà ideata da Samuel Huntington, specialmente i Stati e le popolazioni musulmane, tutte da ridurre allo stato di nuovi Palestinesi sotto stretto controllo. Va sottolineato che il colpevole designato e condannato dalla giustizia Anders Behering Breivik era membro dell’Ordine Norvegese dei Massoni, benché fu subito radiato dopo il dramma https://fr.wikipedia.org/wiki/Attentats_de_2011_en_Norv%C3%A8ge. Per la regressione generale strumentalizzata dai nuovi filosemiti nietzschiani, vedi ad esempio la Sezione Racism/Fascism/Exclusivism nel sito www.la-commune-paraclet.comed in particolare l’articolo « Le lit du néo-fascisme » et son « Annexe » ( 5 septembre 2000).

9.      Idem

10.  Marrakesh

11.  http://www.lemonde.fr/international/article/2015/06/18/60-millions-de-refugies-en-2014-selon-le-hcr_4656597_3210.html(traduzione mia)

12.  Emergenza Siria, oltre quattro milioni di profughi. E il numero cresce http://www.repubblica.it/solidarieta/profughi/2015/07/09/news/emergenza_siria_oltre_quattro_milioni_in_fuga-118675865/?ref=HREC1-12

13.  https://fr.wikipedia.org/wiki/Politique_sur_l’immigration_au_sein_de_l’Union_europ%C3%A9enne#cite_note-4

14.  Vedi http://www.pensiero.it/continuing/pdf/nascere_crescere/fecondita.pdf, p 18.

15.  Vedi http://www.istat.it/it/archivio/140132

16.  Vedi http://www.humanite.fr/sites/default/files/legacy/fmi.pdfPer la critica del paradigma e della cosiddetta « banca universale » vedi « Uscire dall’euro non serve, serve mettere fine al regime di banca detta universale. » in Download Now, nella Sezione Livres-Books del sito www.la-commune-paraclet.com. L’evidenza dell’aspetto micidiale dell’austerità fu confermato dal punto di vista medicale, vedi «THE BODY ECONOMIC: why austerity kills, by David Stuckler and Sanjay Basu, HarperCollins Publishers LTD, 2013. A critical review. » in http://www.la-commune-paraclet.com/Book%20ReviewsFrame1Source1.htm .

17.  Vedi https://theorisk.wordpress.com/2015/01/28/le-general-desportes-aux-senateurs-francais-les-etats-unis-ont-cree-daesh/

18.  Vedi http://www.quotidiano.net/migranti-polemiche-maroni-1.1048167

19.  Migranti, l’ispettore Polfer razzista: “Buttateli a mare”. Il Questore va in Procura Gli insulti pubblicati sulla pagina Facebook: “Mi manca Hitler”. Palazzotto (Sel): “Vergognoso, intervengano ministro e capo della Polizia”. Cardona: “Subito azione disciplinare” http://www.repubblica.it/cronaca/2015/06/19/news/migranti_commenti_razzisti_da_dirigente_polfer_buttateli_a_mare_-117250213/?ref=HREC1-5; vedi pure Migranti, Salvini: “Non c’è emergenza? La Boldrini deve essere ricoverata” http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/20/migranti-salvini-non-ce-emergenza-la-boldrini-deve-essere-ricoverata/1798050/ ; nelle lunga lista di intollerabili ingiurie alla ministra vedi ad esempio Calderoli: “Kyenge? Sembra un orango” Letta: “Inaccettabile”. Colle indignato http://www.repubblica.it/politica/2013/07/14/news/vedo_il_ministro_kyenge_e_penso_a_un_orango_e_polemica_per_la_frase_del_leghista_calderoli-62945682/

20.  Vedi https://fr.wikipedia.org/wiki/Politique_sur_l’immigration_au_sein_de_l’Union_europ%C3%A9enne

21.  Vedihttp://www.lemonde.fr/festival/article/2015/06/25/et-si-on-ouvrait-les-frontieres_4661969_4415198.html

22.  Vedi la Nota 19.

23.  « Istat, Italia sempre più ”vecchia”: crollo delle nascite, oltre 44 anni l’età media. »http://www.repubblica.it/economia/2015/06/15/news/italia_sempre_piu_vecchia_crollo_delle_nascite_e_eta_media_44_4_anni-116905758/?ref=HREC1-14

24.  Redditi: immigrati sempre più poveri di Redazione 12 gennaio 2015 http://www.vita.it/it/article/2015/01/12/redditi-immigrati-sempre-piu-poveri/128910/

25.  Migranti: “stop” di Maroni, Zaia e Toti. Ma in 3 ne accolgono meno della Sicilia, di F. Q. | 8 giugno 2015 http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/08/migranti-stop-di-maroni-zaia-e-toti-ma-3-ne-accolgono-meno-della-sola-sicilia/1756413/

26.  Vedi http://www.eunews.it/2015/06/18/asilo-politico-nei-primi-3-mesi-dellanno-185mila-richiesta-oltre-la-meta-germania-e-ungheria/37438

27.  Vedi http://ec.europa.eu/priorities/economic-monetary-union/docs/5-presidents-report_en.pdf . Per avere un idea della versione francese-hollandista di questa convergenza e di questa armonizzazione fiscale neoliberale, vedi http://www.cae-eco.fr/Renforcer-l-harmonisation-fiscale-en-Europe.html.

28.  La crisi raddoppia il patrimonio alle dieci famiglie più ricche di 20 milioni di italiani A partire dal 2008 drastico allargamento delle distanze sociali. Tra gli abbienti sale il ceto produttivo, giù quello delle rendite http://www.repubblica.it/economia/2015/01/19/news/la_crisi_raddoppia_il_patrimonio_alle_dieci_famiglie_dei_paperoni_ora_pi_ricche_di_20_milioni_di_italiani-105248084/?ref=HRER2-2.

29.  Per il trattato di Lisbona ed il suo articolo 62 Vedi: http://www.touteleurope.eu/l-union-europeenne/les-traites/synthese/le-traite-de-lisbonne-2009.html. Vedi pure http://www.europarl.europa.eu/atyourservice/fr/displayFtu.html?ftuId=FTU_5.12.3.html ;

30.  Per la metodologia del calcolo vedi: «La prima riguarda proprio i numeri: è abbastanza realistico stimare in circa 60mila i giovani “under 40” che lasciano l’Italia ogni anno. Sulla base di almeno due dati: il primo proviene dall’Anagrafe Italiani Residenti Estero (Aire), secondo cui ben 316.572 giovani non ancora quarantenni hanno lasciato il Paese tra il 2000 e il gennaio del 2010.
Il flusso ufficiale è dunque pari a poco più di 30mila l’anno. Secondo vari sondaggi indipendenti, però, solo un espatriato su due si iscrive normalmente all’Aire (nonostante l’iscrizione sia obbligatoria). Il dato andrebbe dunque moltiplicato per due, per avere stime più ufficiose: in questo modo combacerebbe con la recente ricerca di Confimpreseitalia, che ha stimato proprio in 60mila i giovani emigranti, ogni anno. Quel che è più preoccupante, per Confimprese italia il 70% di loro sono laureati. Si tratta di capitale umano qualificato che lascia il Paese. In
Ecco numeri e costi della nuova emigrazione italiana http://www.emigrazione-notizie.org/news.asp?id=9649.

31.  Vedi « Nel 2012 i trasferimenti di residenza interni al territorio nazionale coinvolgono 1 milione 556 mila individui, con un incremento di 198 mila unità (+15%) rispetto al 2011.

I trasferimenti di residenza interni sono da attribuire principalmente a spostamenti di breve e medio raggio. Nel 2012 ammontano a 1 milione 175 mila (pari al 75,5% del totale) mentre risultano pari a 381 mila gli spostamenti di residenza a lungo raggio (24,5%).

     I tassi migratori netti sono positivi in tutte le regioni del Nord e del Centro e negativi in tutte le regioni del Sud e delle Isole, a conferma dell’attrattiva delle ripartizioni settentrionali rispetto al Mezzogiorno. » Migrazioni internazionali e interne della popolazione residentehttp://www.istat.it/it/archivio/110521.

32.  Vedi http://www.repubblica.it/economia/2015/06/23/news/consulenti_del_lavoro_con_la_decontribuzione_il_13_di_nuove_assunzioni_rischio_coperture_-117535979/?ref=HREC1-14. Vedi pure: Tornano a calare gli occupati: a maggio 63mila in meno Il tasso di disoccupazione resta stabile al 12,4%, il numero di senza lavoro è sceso di 59mila unità rispetto al maggio del 2014. Scende anche l’occupazione tra i più giovani, tra i quali il tasso di disoccupazione è al 41,5% . 30 giugno 2015  http://www.repubblica.it/economia/2015/06/30/news/disoccupazione_maggio_2015_istat-117984871/?ref=HREC1-1

33) Vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Porajmos .

34) Vedi il Rapporto Annuale 2014 dell’Associazione 21 luglio, in http://www.21luglio.org/category/report, p 9. Vedi pure https://it.wikipedia.org/wiki/Rom_(popolo)#cite_note-11

35) Idem, p 12.

36) Vedi http://www.wired.it/attualita/politica/2015/03/19/italiani-sempre-razzisti-violenze-in-crescita-vittime-rom-musulmani/

37) Vedi http://www.repubblica.it/politica/2015/06/17/news/alfano_smantellare_i_campi_rom_-117103383/?ref=HREC1

38.  http://www.touteleurope.eu/les-politiques-europeennes/immigration-et-asile/synthese/evolutions-de-la-politique-europeenne-d-immigration-et-d-asile.html

39.  http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/policies/index_en.htm .

40.  https://it.wikipedia.org/wiki/Accordi_di_Schengen .

41.  https://it.wikipedia.org/wiki/Regolamento_Dublino_II .

42.  http://www.touteleurope.eu/l-union-europeenne/les-traites/synthese/le-traite-de-lisbonne-2009.html CHAPITRE 2. POLITIQUES RELATIVES AUX CONTRÔLES AUX FRONTIÈRES, À L’ASILE ET À L’IMMIGRATION ARTICLE 62. 1-L’Union développe une politique visant: a) à assurer l’absence de tout contrôle des personnes, quelle que soit leur nationalité, lorsqu’elles franchissent les frontières intérieures; )

43.  L’Union européenne dépense des fortunes pour renvoyer les migrants illégaux. Le Monde.fr avec AFP | 18.06.2015 à 11h21 • Mis à jour le 18.06.2015 à 13h28 http://www.lemonde.fr/europe/article/2015/06/18/l-ue-depense-des-fortunes-pour-renvoyer-les-migrants-illegaux_4657057_3214.html?xtmc=immigration_et_italie&xtcr=12 )

44.  Clandestini al Sud, rifugiati al Nord. Il Viminale taglia in due la rete dell’accoglienza . Il nuovo piano del governo prova a cambiare le regole del gioco. Spariscono i centri di prima accoglienza. Chi arriva sulle nostre coste subito accolto in hotspot nelle regioni con punti di sbarco. Ma qui potranno restare al massimo 48 ore di VLADIMIRO POLCHI. http://www.repubblica.it/politica/2015/06/26/news/i_clandestini_al_sud_e_i_rifugiati_al_nord_il_viminale_taglia_in_due_la_rete_dell_accoglienza-117718718/?ref=HREA-1)

45.  L’indigne acharnement du Sénat contre les migrants à qui l’on refuse le droit d’asile Le Monde.fr | 08.06.2015 à 16h27 • Mis à jour le 08.06.2015 à 16h55 http://www.lemonde.fr/idees/article/2015/06/08/les-deboutes-ces-imposteurs-qui-devoient-notre-systeme-d-asile_4649785_3232.html L’articolo aggiunge che la Germania è più generoso, accetta 48.9 % delle domande di asilo. La Francia lo è molto meno: ne accetta annualmente in totale 20 % e 25 % secondo le due istanze di decisione Ofpra e CNDA vedi Cinq questions sur le droit d’asile. Le Monde.fr | 22.06.2015 à 17h10 • Mis à jour le 22.06.2015 à 17h27 | Par Samuel Laurenthttp://www.lemonde.fr/les-decodeurs/article/2015/06/22/cinq-questions-sur-le-droit-d-asile_4659408_4355770.html. L’Italia risulta ancora meno generosa della Francia benché questa percentuale non dice tutto dato che c’è un forte calo dei rimpatri. In generale, la UE spende 11,3 miliardi per rimpatriare forzosamente – e inutilmente; nel 2014 furono cosi rimpatriati attorno a 33 % degli migranti irregolari, spesso d’estate. L’Union européenne dépense des fortunes pour renvoyer les migrants illégaux, Le Monde.fr avec AFP | 18.06.2015 à 11h21 • Mis à jour le 18.06.2015 à 13h28 http://www.lemonde.fr/europe/article/2015/06/18/l-ue-depense-des-fortunes-pour-renvoyer-les-migrants-illegaux_4657057_3214.html?xtmc=immigration_et_italie&xtcr=12 ).

46.  http://www.frontexit.org/en/news/item/552-frontex-poison-or-antidote-to-the-tragedies-in-the-mediterranean.

47.  Migrants think our streets are paved with gold.Those fleeing Africa for financial gain in Europe have unrealistic ideas about what we can offer. By Theresa May and Bernard Cazeneuve, France’s Minister of the Interior, 10:00PM BST 01 Aug 2015 http://www.telegraph.co.uk/news/uknews/immigration/11778396/Migrants-think-our-streets-are-paved-with-gold.html.)

48.  Sorry, Theresa May, but Britain really is better for migrants – and that’s a good thing, Countries which build walls to keep people out are invariably better than those that do so to keep them in. The migrant’s journey is essentially rational. Police direct men away from the Euro tunnel terminal in Coquelles By Charles Moorehttp://www.telegraph.co.uk/news/uknews/immigration/11779357/Sorry-Theresa-May-but-Britain-really-is-better-for-migrants-and-thats-a-good-thing.html).

49.  Vittime morte nei percorsi Sahara, mare etc (vedi ONU http://www.unodc.org/pdf/research/Migration_Africa_French.pdf.

50.  in http://www.themigrantsfiles.com/.

51.  Immigrazione, Oim: “Oltre 2.000 morti nel Mediterraneo nel 2015” Nello stesso periodo del 2014 ci furono 1607 migranti morti, 04 agosto 2015 http://www.repubblica.it/cronaca/2015/08/04/news/immigrazione_oim_duemila_morti_nel_mediterraneo_nel_2015_-120397670/?ref=HRER3-1.

52.  Plus de 2 000 hommes, femmes et enfants sont morts « aux portes de l’Europe » en 2015 Le Monde.fr avec AFP | 04.08.2015 à 13h06 • Mis à jour le 04.08.2015 à 17h57  http://www.lemonde.fr/europe/article/2015/08/04/plus-de-2-000-hommes-femmes-et-enfants-sont-morts-aux-portes-de-l-europe-en-2015_4711341_3214.html?xtmc=refugies_et_morts&xtcr=3.)

53.  Vedi Il libro di Vincenzo Gentile, « La Calabria strappata: l’emigrazione transoceanica dal sogno americano all’incubo di Monongah » (2009 Edizione LibrAre, p 343)nella Sezione Critiques de Livres-Book Reviews di www.la-commune-paraclet.com

54.  https://it.wikipedia.org/wiki/Immigrazione_in_Italia

(55)Vedi la Nota 8 del mio Livre II nella Sezione Livres-Books del sito www.la-commune-paraclet.com; utilizzare il termine « goulag » con la funzione ricercare per le pagine pertinenti nel testo. In Italiano, usare il termine « gulag » con la funzione ricercare nel testo disponibile a questo indirizzo: http://www.la-commune-paraclet.com/ItaliaFrame1Source1.htm#ITALIA .)

56) La ricca economia della carcerazione, di Giovanna Cracco, Paginauno n. 14, ottobre – novembre 2009http://www.rivistapaginauno.it/articoli-politica-immigrazione.php )

(57) idem https://it.wikipedia.org/wiki/Immigrazione_in_Italia )

(58) Vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Immigrazione_in_Italia

(59) https://it.wikipedia.org/wiki/Immigrazione_in_Italia ; ovviamente vengono sollevati molti dubbi sulla percentuale di suicidi in carcere 20 volte più alta che nella popolazione generale, vedi http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2015/07/27/news/suicidi_in_carcere-119196511/?ref=HREC1-35 )

(60) http://www.ristretti.org/Le-Notizie-di-Ristretti-2014/giustizia-risarcimento-ai-detenuti-il-piu-folle-dei-decreti-legge )

(61) idem, http://www.ristretti.org/Le-Notizie-di-Ristretti-2014/giustizia-risarcimento-ai-detenuti-il-piu-folle-dei-decreti-legge )

(62) https://it.wikipedia.org/wiki/Immigrazione_in_Italia )

(63) Vedi http://www.osservatoriomigranti.org/?cda

(64) http://www.osservatoriomigranti.org/?cara )

(65)Vedi http://www.rfi.fr/europe/20150213-lampedusa-mafia-italie-migrants-libye-afrique-esclave-/ Citazione: « Un migrant rapporte en subvention une trentaine d’euros par jour. Avec ces dizaines de milliers de migrants, c’est un business en or, plus rentable même que le trafic de drogue, de l’aveu d’un gangster, piégé par des écoutes téléphoniques lors d’une enquête sur la corruption à Rome.»

66) Il mercato dell’immigrazione: la speculazione sui diritti umani, http://www.rivistapaginauno.it/davidecorbetta.php)

(67) http://www.themigrantsfiles.com/ )

(68) « Les pays de l’Union européenne (UE) ont dépensé 11,3 milliards d’euros depuis 2000 pour renvoyer les migrants illégaux, et 1,6 milliard d’euros, pour assurer la protection des frontières de l’Europe, révèle, jeudi 18 juin, une enquête menée par le collectif The Migrant Files, un consortium de journalistes européens. (…)

Comment organiser le retour des migrants en situation irrégulière ? La question est depuis des années l’écueil des politiques migratoires européennes. « Le taux de retour des migrants en situation irrégulière a été de 33 % en 2014 », a souligné mardi le commissaire chargé des affaires intérieures, Dimitris Avramopoulos. » L’Union européenne dépense des fortunes pour renvoyer les migrants illégaux Le Monde.fr avec AFP | 18.06.2015 à 11h21 • Mis à jour le 18.06.2015 à 13h28 http://www.lemonde.fr/europe/article/2015/06/18/l-ue-depense-des-fortunes-pour-renvoyer-les-migrants-illegaux_4657057_3214.html?xtmc=immigration_et_italie&xtcr=12 )

(69) Rapporto ONUhttp://www.unodc.org/pdf/research/Migration_Africa_French.pdf )

70) Traduzione mia. Vedi « Sur le Site de la RTS/ Extraits : « La justice italienne accuse la mafia de détourner les fonds prévus pour l’accueil des migrants. Un détournement “effarant”, a dénoncé un représentant du Haut commissariat aux réfugiés de l’ONU. “C’est effarant que souvent seule une petite partie des fonds destinés aux demandeurs d’asile arrivent à destination”, a déclaré vendredi le représentant du HCR pour le sud de l’Europe, Laurens Jolles. “Nous pensions que c’était le résultat d’une mauvaise gestion au niveau local, or il est extrêmement préoccupant d’apprendre que c’est souvent le résultat d’un vaste et bien structuré système de corruption” (…) Mandats d’arrêt à Rome. La justice italienne a annoncé jeudi avoir lancé 44 mandats d’arrêt notamment contre des mafieux présumés infiltrés dans la municipalité de Rome, accusés entre autres de corruption. Selon les médias italiens, les affaires du groupe criminel allaient de la gestion des ordures à l’accueil des réfugiés, des secteurs bénéficiant d’importants fonds publics. Les arrestations de jeudi représentent la deuxième phase d’une vaste opération qui a débuté en décembre et concernait une centaine d’entrepreneurs et de responsables politiques. » Diffusé sur AFRIQUE MEDIA TV . Dimanche 14 juin 2015 dans l’émission ‘Le Débat Panafricain’
présenté par Bachir Mohamed Ladan.
EODE-TV / EODE Press Office / http://www.alterinfo.net/SCANDALE-EN-ITALIE-POLITICIENS-ET-MAFIA-DETOURNENT-LES-FONDS-DESTINES-A-L-IMMIGRATION_a115132.html)

71) L’Union européenne dépense des fortunes pour renvoyer les migrants illégaux. Le Monde.fr avec AFP | 18.06.2015 à 11h21 • Mis à jour le 18.06.2015 à 13h28 http://www.lemonde.fr/europe/article/2015/06/18/l-ue-depense-des-fortunes-pour-renvoyer-les-migrants-illegaux_4657057_3214.html?xtmc=immigration_et_italie&xtcr=12 .

72) http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=URISERV:l14572&from=IT ) Vedi pure http://www.immigration.interieur.gouv.fr/Info-ressources/Fonds-europeens/Le-Fonds-europeen-d-integration-FEI )

73) in http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:32000D0596:FR:HTML )

74) http://ec.europa.eu/justice/discrimination/roma-integration/italy/index_it.htm

75) L’Union européenne dépense des fortunes pour renvoyer les migrants illégaux. Le Monde.fr avec AFP | 18.06.2015 à 11h21 • Mis à jour le 18.06.2015 à 13h28 http://www.lemonde.fr/europe/article/2015/06/18/l-ue-depense-des-fortunes-pour-renvoyer-les-migrants-illegaux_4657057_3214.html?xtmc=immigration_et_italie&xtcr=12

76) La schizofrenia dell’accoglienza, di Erika Gramaglia, (Paginauno n. 8, giugno – settembre 2008)http://www.rivistapaginauno.it/la_schizofrenia_dell%27accoglienza.php .

77) Badolato, la perla dell’ Onu rinata grazie ai profughi curdi, Ma oggi manca il lavoro, e gli immigrati se ne vanno, http://archiviostorico.corriere.it/2006/gennaio/04/Badolato_perla_dell_Onu_rinata_co_9_060104069.shtml ;vedi pure il sito del Comune http://www.comune.badolato.cz.it/index.php?action=index&p=1 )

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