PROPOSTA A EUROSTOP ET AL. PER L’UNITÀ SENZA FACILI POPULISMI.

Posted: 10th novembre 2015 by rivincitasociale in Economia, Politica
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Leggere: « Una alternativa a euro, Unione Europea, Nato. Possiamo provarci », Lunedì, 09 Novembre 2015 16:50 Redazione Contropianohttp://contropiano.org/politica/item/33930-una-alternativa-a-euro-unione-europea-nato-possiamo-provarci

Ecco una proposta in buona fede per l’unità senza demagogia populista. Concentriamoci sui temi sostantivi e sulle leggi italiane da cambiare. Riserviamo l’uscita dall’euro e dai trattati europei ad un referendum. Idem per TAV. Non mi sembra che i Valsusini siano più innamorati dei Svizzeri con la forte polluzione creata dal traffico su gomma. Anche se si deve riconoscere che non furono consultati prima di lanciare il cantiere, questo essendo in vizio intollerabile e in fine dei conti nocivo della politica italiana.

Intanto ricordiamoci che l’Articolo 81 della Costituzione non fu scritto dalla UE ma dai nostri dirigenti trasversali quando hanno illegalmente accolto la lettera di commissariamento di Trichet, formalizzandola inutilmente a modo loro unicamente per prevenirsi contro un’eventuale svolta socio-economica progressista in Italia. Quando l’Articolo 81 fu scritto la sinistra non ha chiesto il referendum, come da me richiesto. Ha lasciato passare il tempo previsto dalla Carta, tempo dopo il quale non esiste più nessuno ricorso se non ricorrendo all’Articolo 138. Comunque, la legittimità conferita da un referendum sulla questione renderebbe la modifica costituzionale più facile. Uscire dall’euro senza modificare l’Articolo 81 non ha nessun senso razionale. Ma forse neanche nessun senso populista capace di mobilizzare le masse per chi sa quale politica e quali interessi. L’esperienza negativa prevedibile di Syriza dimostra una cosa con chiarezza: cioè che l’attaccamento per l’Europa (sociale) rimane a prescindere delle critiche all’Europa del capitale. Non prenderne atto significherebbe spingere la sinistra in uno vico cieco.

Ricordiamoci che secondo l’Articolo 47 della Costituzione il credito è nazionale. Cioè, si può benissimo, almeno nei primi tempi, lasciare la gestione della moneta alla BCE ma nazionalizzare il credito. Questo implica la creazione di una banca pubblica per finanziare il debito pubblico e para-pubblico a tassi bassi – in effetti, in questo caso, i tassi servono solo a coprire le spese di amministrazione. Una tale banca pubblica costerebbe molto meno del sistema attuale mirato solo alla protezione delle banche cosiddette universali. Questo perché metterebbe a contributo il ratio prudenziale medio attuale, almeno all’inizio. Questo è attorno a 40 o 60 per 1, senza pero includere il gigantesco shadow banking. Questo ultimo pesa da 10 a 12 volte di più del PIL mondiale!

La logica budgetaria e fiscale diventerebbe subito virtuosa: con 1 miliardo di euro si disporrebbe subito di almeno 40 miliardi di euro per rifinanziare e cancellare una parte crescente del  debito pubblico. Man mano le possibilità finanziarie dello Stato cresceranno e con esse la capacità di aumentare il capitale proprio della banca pubblica, dunque il credito socialmente disponibile. Nessuna pressione europea neoliberale sarebbe legale e potrebbe essere scartata senza grave conseguenze.

Si guadagnerebbe così il margine budgetario necessario per finanziare una reale ripresa socio-economica appoggiata sul controllo e la cancellazione progressiva del debito pubblico (oggi costa oltre 80 miliardi all’anno e ci sono attorno a 400 miliardi da rinnovare annualmente …) La stessa banca pubblica potrà quindi permettere le ri-nazionalizzazioni – almeno in primo luogo delle minorità di controllo o del 51 % delle aziende strategiche già sfortunatamente privatizzate. Intanto, rimanendo nell’eurozona almeno fino al referendum non potremo essere sottomessi ad attacchi speculativi via il tasso di scambio. Al contrario, gli eventuali attacchi sulle banche private ci serviranno perché, nel quadro dell’economia mista prescritta dalla Costituzione, la sinistra autentica lascerà le banche andare in fallimento nel rispetto della competizione per ri- capitalizzarle pero nazionalizzandole per una somma derisoria, in modo da salvare i piccoli risparmiatori ed il credito nazionale. Queste nazionalizzazioni bancarie costeranno poco perché si sfrutterà anche qui la logica del ratio prudenziale. E si potrà anche ristrutturare per evitare il scatenamento delle catene dei CDS. In oltre, almeno fin al referendum, non saremmo confrontati con il gravissimo disequilibro attuale di Target II – il quale risulta dal nostro disequilibrio con i partner europei ed in particolare con la Germania. Non saremmo neanche confrontati con il problema del tasso di scambio, quindi dal controllo muro a muro dei capitali che scaturirebbe da una uscita dall’euro, per evitare un micidiale fuga dei capitali. Sarà possibile allora concentrarsi sulla crescita della produttività reale spartendola tramite la riduzione del tempo del lavoro (lavorare tutti lavorando meno invece del reddito di schiavitù falsamente detto « reddito cittadino », vedi http://rivincitasociale.altervista.org/grillo-il-m5s-e-il-reddito-universale-di-schiavitu/ )

Ricordiamoci pure che il Trattato di Lisbona non modifica la possibilità legale stabilita dal Trattato di Maastricht con rispetto al mantenimento delle imprese nazionali (Art. F, 3, 3b) Similarmente non modifica la competenza in materie sociali, la quale rimane una competenza nazionale esclusiva. Questo vuol dire che malgrado la scelta di convergenza neoliberale in materie socio-economiche, i paesi europei che né dimostrerebbero la volontà potrebbero adottare una logica molto differente rispetto ai salari, ai contributi pensionistici ed altri, in breve rispetto ai programmi sociali pubblici e di accesso universale. La Corte del Lussemburgo agisce solo in base allo spazio che gli viene abbandonato con premeditazione ideologica dai governi nelle loro competenze esclusive.

Tutto questo, come pure la necessità di una nuova definizione dell’anti-dumping, fu già chiarito nel mio saggio « Uscire dall’euro non serve, serve mettere fine al regime di banca detta universale. » (vedi in Download Now, Sezione ITALIA di www.la.commune-paraclet.com ; basta accedere, salvare o copiare il testo sul proprio computer e chiudere la connessione Internet per leggerlo tranquillamente.)

Ulteriori elementi rispetto alla necessità di una nuova definizione dell’anti-dumping sono esplicitati nel mio Apello in questo medesimo sito.

Io credo che una autentica sinistra deve associare chiarezza sui principi scientifici che informano le sue scelte socio-economiche con massima flessibilità pragmatica mirata alla ricerca dell’unità la più ampia possibile. Questo perché la velocità è meno importante della direzione anche se, in fase storiche come quella che stiamo vivendo, il giusto orientamene potrebbe accelerare il corso della storia verso una più grande emancipazione ugualitaria.

Perciò, concentriamoci su quello che ci unisce. Rimandiamo al referendum quello che si separa e, nel frattempo, lanciamo un autentico dibatto senza esclusiva su tutti questi temi in modo da potere arrivare ad un programma credibile perché operazionale. Al contrario di Syriza non promettiamo quello che non saremo in grado di mantenere solo per ingannare i nostri cittadini.

Nel quadro di quello detto qui sopra, mi sembra che il programma descritto nel « Capitolo II del mio Keynesianism, Marxism, Economic Stability and Growth » nei « Brani scelti del mio Keynésianisme, Marxisme, Stabilité Economique et Croissance » nella Sezione Italia del sitowww.la-commune-paraclet.com(in « italiano »), sia ancora di attualità.

L’unità della sinistra autentica deve essere basata sui due elementi cardini del marxismo: l’anti-esclusivismo stabilito da Marx nella La Sacra Famiglia, concetto senza il quale non esiste nessuna democrazia possibile, e la legge del valore. Lasciamo a Nietzsche il suo concetto di rovesciamento (Umwertung) fra l’altro preso, viziandolo a modo suo, da Leibniz.

Su questa base concentriamoci su quello che ci unisce e lasciamo alle militante/i ed ai membri, come pure alle cittadini ed ai cittadini, la libertà di scegliere per referendum le proposte più litigiose.

Paolo De Marco

San Giovanni in Fiore (CS), il 10 novembre 2015

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