Riassunto: Ecco il segreto della manovra: dato che non si possono salvare le banche sistemiche con soldi pubblici senza bail in, i quali sono politicamente rischiati e colpiscono anche gli azionisti senior, per salvare indirettamente Santander e IntesaSanpaolo con fondi pubblici si inventano queste manovre ad un euro simbolico. Il credito alle impresse ed il tessuto industriale, specialmente quello a subappalti del famigerato pseudo-Modello del Nord-Est, non nè escano certamente rafforzati.

Leggere:

A ) Articoli importanti:

A1 ) « Banche venete, via libera del cdm al decreto. A Intesa oltre 5 miliardi » Approvate le norme per il salvataggio di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. Mobilitati fino a 17 miliardi. Padoan: “Non c’erano alternative, nessun impatto sui saldi di finanza pubblica”. Gentiloni: “Evitato fallimento disordinato”. Messina: “Nessun licenziamento”. Semaforo verde della Ue: “Misure in linea con le regole”, 25 giugno 2017 precedentesuccessivo(agf) http://www.repubblica.it/economia/2017/06/25/news/banche_venete_decreto-169079173/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T2

A2 ) « Conti correnti, mutui e obbligazioni: cosa succede ora? » di LUCA PAGNI 25 giugno 2017 http://www.repubblica.it/economia/finanza/2017/06/25/news/conti_correnti_mutui_e_obbligazioni_cosa_succede_ora_-169090666/?ref=nrct-10

B ) « Bce: banche venete in liquidazione. Ma il Tesoro tratta con Intesa sul prezzo e gli esuberi » (reuters), Il Consiglio dei ministri affronta il decreto che avvia l’iter per il salvataggio: pedaggio oneroso per le casse pubbliche. Si cerca di alzare la cifra simbolica di un euro che l’istituto di credito è disposto a versare, di ALBERTO D’ARGENIO e VITTORIA PULEDDA 4 giugno 2017 http://www.repubblica.it/economia/2017/06/24/news/bce_banche_venete_in_liquidazione_ma_il_tesoro_tratta_ancora_sul_prezzo-168955958/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1

C ) « La grande truffa delle banche venete », di Claudio Conti  http://contropiano.org/altro/2017/06/23/la-grande-truffa-delle-banche-venete-093234

D ) « Il consiglio di Intesa Sanpaolo approva l’acquisto delle banche venete », Il cda della banca guidata da Carlo Messina dà il via libera all’offerta per l’attività commerciale e la rete. Dieci miliardi di crediti deteriorati finirebbero in una bad bank che sarebbe ricapitalizzata con l’intervento dello Stato e le perdite dei subordinatisti, di ANDREA GRECO 21 giugno 2017, http://www.repubblica.it/economia/finanza/2017/06/21/news/il_cda_di_intesa_sanpaolo_approva_l_acquisto_delle_banche_venete-168715610/ 

Commento rapido sul perenne salva-banca italiano.

Ci sono attorno a 350 miliardi di euro di sofferenze bancarie conosciute in Italia. La fusione bancaria nel nostro Paese avvenne più tardi rispetto ai nostri vicini. Non di meno siamo ora più vulnerabili a tutte le contraddizioni partorite dal sistema speculativo della cosiddetta « banca universale » e della sua public policy neoliberale monetarista. Pero abbiamo perso il treno nel momento in cui scoppiò la bolla speculativa delle subprime legata ad un’economia neoliberale già strutturalmente malata. Mentre i nostri vicini e concorrenti, incluso la Germania, iniettavano centinaia e centinaia di miliardi di euro per salvare il loro sistema finanziario, l’Italia credete di potere ignorare il problema. Peggio ancora quando i grandi della UE lanciarono le politiche di austerità negando l’intervento dello Stato anche nelle sue competenze esclusive, il nostro Paese si fece il più ardente difensore di queste scellerate politiche anticipandole con la modificazione unilaterale dell’Articolo 81 – parità di bilancio – e dell’Articolo 97 – stabilità interna. Questo unicamente per legare le mani ad uno eventuale governo nato da una alternanza politica.

Nel loro zelo di servi in camera i nostri dirigenti – trasversalmente – hanno appoggiato alla lettera le politiche antitrust della UE, svendendo le imprese pubbliche a pezzetti mentre gli altri creavano dei cosiddetti « campioni nazionali ». Hanno e continuano a spingere per una Europa e una Eurozona iper-centralizzata senza badare al disastro provocato dall’euro nato dai consigli del insulso Mundell.

Fanno ancora fatica a capire che questa iper-centralizzazione, purtroppo ancora aggravata nel Rapporto dei cosiddetti 5 presidenti della UE, non avrà nessuna controparte nel trasferimento dei debiti italiani ed altri alla Germania ed ai paesi del Centro europeo via gli impossibili eurobond, la grottesca proposta di ammortizzatori sociali comuni – costerebbero 11 % del PIL alla Germania, immaginarsi ! -, e l’ingenua proposta di un budget europeo capace di eliminare il surplus nella bilancia corrente di Berlino e via dicendo.

Al livello finanziario è ancora peggio. Al contrario di un Trump, i nostri subalterni spinelliani non hanno ancora capito le modifiche profondi avvenute nella costellazione delle forze mondiali ed europee. Così si credettero salvati da Draghi tramite la drastica decrescita dello spread, ma questo vantaggio temporaneo portò solo a sprechi più grandi nella gestione dei beni pubblici. Mentre l’avanzo primario dimagriva per diventare fra poco evanescente, i nostri dirigenti hanno ignorato il « writing on the wall » già perfettamente visibile con la richiesta di condizionalità più stringenti di quelle del FMI per l’OMT e la proporzionalità degli aiuti inerenti ai QE di Draghi ed agli acquisti della parte che ci spetta  degli APP sottomessi a rigorose regole di valutazione del rischio certo non favorevole alla maggioranza delle nostre aziende.

Con un rating al ribasso c’è anche il pericolo di non ottenere accesso alla parte di queste liquidità messe a disposizione dei Paesi membri dalla BCE in proporzione al PIL rispettivo. Similarmente ci fu una grande confusione nel nostro Paese rispetto alla creazione della Unione bancaria europea. La diplomazia tedesca limitò questa a più o meno 130 banche dette sistemiche, escludendo le sue banche regionali nei Länders. Non di meno il nostro Paese si fece l’apostolo zelante del bail in e dei suoi meccanismi di risoluzioni.

Solo oggi, i dirigenti europei sono obbligati di riscoprire la logica reale della Unione bancaria europea restringendo le sue regole alle sole banche sistemiche. Ma non si vuole ancora dare il pieno controllo ai Stati membri per la supervisione delle banche nazionali perché si spinge per accelerare le fusioni bancarie al livello europeo. Così senza nessuna coerenza logica si ammette la tutela nazionale delle banche nazionali ma si cerca comunque ancora impedire la nazionalizzazione, la ricapitalizzazione diretta – aiuti statali – e l’uso diretto delle bad banks. La motivazione è puramente ideologica, non ha nessuna base legale. In effetti, l’Articolo 47 della nostra Costituzione conferisce la tutela del credito allo Stato – credito da non confondere con la gestione della moneta attribuita in parte alla BCE, il tasso si scambio essendo un potere congiunto tra BCE e Stati membri.

Tutto questo succede in un contesto economico e budgetario molto degradato. Oltre la falsificazione delle statistiche, notabilmente quelle della contabilità nazionale – sin dal 2014 si aggiunge più di 3 % di crescita al PIL ma malgrado questo siamo ancora ad 1 % di crescita, ergo … – si tace la complicità della Commissione europea con il lassismo oltraggioso dei nostri dirigenti trasversali, sopratutto evidenziato durante il periodo pre-referendario.

In breve il nostro paese ha una crescita realmente negativa, un avanzo primario degradato, una spending review che distrugge quello che rimane del tessuto industriale, economico e sociale senza contribuire molto, a parte tagli lineari nelle infrastrutture pubbliche ed i programmi sociali. Si aggiunge che il nostro Paese da più anni gode di un poco meno di 30 miliardi di euro di margine da parte della Commissione europea sulla base delle favole relative all’output gap ed al deficit strutturale. Ma, in realtà, come in Grecia o negli anni 80 e 90 in Africa, questa flessibilità riflette la politica della corda offerta per lasciare le vittime consententi pendersi da sole – o più giustamente il loro popolo. 

In effetti, nella logica globale, la lealtà alla Repubblica non conta, conta solo quella dovuta alla « private global governance ». Si aggiunge che furono dilapidati così tutti i vantaggi inerenti ad un contesto in principio più favorevole perché segnato da prezzi più bassi per il petrolio e le materie prime, da un spread più basso e dunque da un finanziamento del debito in parte ridotto, almeno per quello che concerna il finanziamento del debito nuovo. Rinvio qui al mio « Debito pubblico e sciocchezze marginaliste: Il caso italiano », 3 marzo 2017, in http://rivincitasociale.altervista.org/debito-pubblico-sciocchezze-marginaliste-caso-italiano-3-marzo-2017/

Non si può neanche sperare che le difficoltà fallimentari del nostro sistema bancario abbiano impartito un poco di realismo nella mente dei nostri servi in camera. Nonostante il fallimento del ruolo assegnato al Fondo Atalante I e al Fondo Atalante II. (1) I contribuenti dovranno pagare la nota – stimata tra 10 e 12 miliardi dal giornale La Repubblica più 5 miliardi di euro a Intesa Sanpaolo – ma solo per le due banche Banca Popolare di Vicenza et Veneto Banca. Pero il caso della Monte dei Paschi di Siena (BMPS) non è ancora risolto (2) mentre sapiamo tutti che i casi conosciuti dal pubblico rappresentano solo la parte vistosa dell’iceberg.

Vediamo dunque alcuni aspetti di questa politica monetarista.

1)     Prima notiamo per fortuna la conferma anche se tardiva della logica di Angela Merkel sulle banche sistemiche rispetto alla altre – La Merkel aveva protetto le sue banche regionali strettamente legate alle industrie ed all’economia tedesca. Da oggi le regole dell’Unione bancaria europea, dunque le sue regole di risoluzione, si applicano solo per le più o meno 130 banche sistemiche europee. Dunque il bail in non si applica in questo caso, si applica l’Articolo 47 della Costituzione ma nella logica monetarista spinelliana attuale, cioè senza nazionalizzazione. Questo rappresenta comunque una vittoria di principio importantissima per il controllo nazionale del credito.

2 )    Ora dobbiamo tenere presente i criteri di Basilea III con i nuovi ratio prudenziali già negoziati ma ora riaperti nel quadro di un tentativo di normalizzazione atlantico che necessiterebbe più capitali propri per le banche europee riducendo dunque pericolosamente i loro margini ecc. Il sistema italiano ha attorno a 350 miliardi di euro di sofferenze bancarie conosciute – in realtà, saranno molto di più. Questo in un contesto economico relativamente favorevole: basso prezzo del petrolio e delle materie prime, QE, spread basso ecc. Dunque IntesaSanpaolo e Unicredit, le due più grandi banche italiane, hanno interesse a consolidare i loro fondi propri. Perciò l’approccio avvoltoio con l’aiuto dei dirigenti complici e di Bankitalia. Complici perché sono soldi pubblici buttati via per niente e senza controparte mentre la spending review sarà inasprita perché quei soldi pubblici dovranno trovare una copertura nelle leggi finanziarie. Vedi « Pourquoi Américains et Européens ferraillent sur la régulation bancaire », Par Delphine Cuny  |  19/06/2017, 8:15  |  1894  mots http://www.latribune.fr/entreprises-finance/banques-finance/pourquoi-americains-et-europeens-ferraillent-sur-la-regulation-bancaire-740399.html

3)     Veneto Banca e Popolare di Vicenza hanno dunque attorno a 20 o 30 miliardi di sofferenze. Ma anche il resto risulta in particolare modo legato al Modello del Nord-Est, dunque a piccole imprese molto fragili che saranno ancora indebolite nell’accesso al credito con l’operazione di avvoltoio di IntesaSanpaolo, una banca che segue una tutt’altra logica molto più speculativa.

4)    Si legge che il 95 % delle azioni delle due banche liquidate sono del Fondo Atalante. Passano anche così questi aiuti pubblici a IntesaSanpaolo ma senza nessuno diritto di riguardo pubblico nella dirigenza.

5)     Non si sa ancora come saranno gestite le sofferenze. Se si tratta di tutela nazionale la Bad Bank ridiventa l’opzione che piace a questa gente. La questione è: a che costo per il Tesoro? Le sofferenze sono di attorno a 17 miliardi di euro secondo il ministro Padoan. Ma questo in un contesto nel quale lo Stato italiano avrebbe già dovuto essere soggetto a penalità dall’Europa anche se se la cava con la complicità della Commissione. Ultimamente ci fu la paura per il referendum anti-costituzionale di Gutgeld-Renzi; sin dal 2014 c’è la falsificazione della contabilità nazionale nella valutazione della crescita del PIL. Ci sono le proiezioni statistiche relative all’inflazione, al prezzo del petrolio ecc., sulle quale si confeziona la legge di bilancio. Ma anche così si ricava poco crescita rispetto a quella prevista – il 0,3 o 0,4 al massimo ma tenendo conto del cambiamento della contabilità nazionale che ci porta in realtà ad almeno uno – 2 rispetto al PIL derivato secondo i criteri anteriori al 2014. E l’avanzo primario sparisce mentre rimane ben poco da tagliare anche se in nostri dirigenti sono pronti a privatizzare i beni demaniali, museali e archeologici … In oltre, l’Italia gode già di 19 miliardi più 7 o 9 miliardi di euro di margine europeo. Qui siamo confrontati ad un fallimento strutturale dello Stato.

6)     E così mentre il recente riconoscimento della tutela dello Stato permetterebbe applicare il mio piano – cioè, fallimento seguito dall’acquisto statale per un euro simbolico in modo da potere ricapitalizzare usando la leve finanziaria per non pesare oltre misura sul debito pubblico – qui si fanno regali alle grandi banche speculative, non si protegge il tessuto industriale economico che avrebbe bisogno di credito pubblico a interessi più bassi, e per colmo si pesa su un budget già falsificato ed in fallimento. In oltre non sappiamo ancora che fine faranno le obbligazioni subordinate.

7 ) I regali per IntesaSanpaolo sono ingenti. Oltre alla parte sana delle due banche messe in liquidazione, più 5 miliardi per consolidare i suoi fondi propri, recupera i 982 sportelli di BPVI e Veneto Banca. (3)

8 ) Il costo immediato per il lavoratori sarà anche esso ingente, oltre all’erosione prevedibile della forza di lavoro dovuta ai tagli borsistici ed all’introduzione delle nuove tecnologie – banking online ecc. Così si parla di migliaia di esuberi. La Repubblica scrive «Le condizioni globali della transazione si conosceranno nei prossimi giorni, finora si è parlato di un euro simbolico e di un dimagrimento complessivo degli organici di circa 3.500/4000 persone, di cui solo una parte (grossomodo 1.500) provenienti dalle fila delle due venete; il resto sarà pescato dal serbatoio di Intesa, sempre su base volontaria. » (4)

Diventa un spreco ideologico di denaro pubblico. Ma, come per Atalante I e II, si tratta di uno tentativo promesso al fallimento visto la logica speculative interna alla cosiddetta « banca universale ». Si poteva invece creare una banca pubblica con una leva finanziaria iniziale di 30 o 40 per 1 – cioè la media attuale senza tenere conto del shadow banking. Questo permetterebbe di nazionalizzare le banche più deboli per ricapitalizzarle e metterle al servizio dello sviluppo economico, incluso con l’acquisto e la cancellazione anno dopo anno di una parte del debito pubblico per liberare il margine budgetario necessario per rilanciare la pianificazione strategica e riabilitare lo Stato sociale, dunque la crescita reale.

Nell’Italia spinelliana e monetarista attuale, i soldi ci sono sempre per salvare le banche ma non per l’economia reale, per la preservazione delle infrastrutture pubbliche e dei servizi sociali essenziali, o per il risanamento di uno territorio spesso in dissesto e non solo nel Mezzogiorno. Non ci sono per salvare e modernizzare la metallurgia e la siderurgia italiane, ancora al secondo posto in Europa – ILVA ecc -, per l’Alitalia ecc, ecc …

Paolo De Marco, 25-26 giungo 2017.

Note:

1 ) Vedi Fondo Atlante: come funziona e quali banche partecipano Il fondo Atlante serve a sostenere le banche italiane nelle proprie operazioni di aumenti di capitale e a favorire la gestione dei crediti in sofferenza del settore …
http://www.soldionline.it/notizie/azioni-italia/fondo-atlante-come-funziona-e-quali-banche-partecipano

Riassunto: Fondi di 4,25 miliardi, leva del 110%; 67 partecipanti; 70% per ricapitalizzazione e 30 % sofferenze. Rendimento 6 % . Il periodo di investimento sarà di 18 mesi, estendibile per altri 6 mesi per concludere operazioni già in corso … Vedi pure FONDO ATLANTE https://it.wikipedia.org/wiki/Fondo_Atlante . Citazione: « Dall’8 agosto 2016 è stato costituito anche il Fondo Atlante 2. (…)

A maggio 2016 Banca Popolare di Vicenza ha emesso 15 miliardi di azioni a 0,10 euro ciascuna sottoscritte interamente dal fondo, pagando 1,5 miliardi di euro, che arriva così a controllare il 99,33% del capitale azionario dell’istituto.

A fine giugno 2016 Veneto Banca ha emesso 10 miliardi di azioni a 0,10 euro ciascuna, il fondo ne sottoscrive 9.885.823.295 per un controvalore complessivo di 988.582.329,50 euro, arrivando così a controllare il 97,64% del capitale azionario della banca.»

Vedi pure: FONDO ATALANTE 2 https://it.wikipedia.org/wiki/Fondo_Atlante_2 . Citazione : « Il fondo è stato costituito l’8 agosto 2016 raccogliendo inizialmente 1,715 miliardi di euro da diverse istituzioni finanziarie italiane. È stato previsto di raccogliere tra 2,5 e 3 miliardi di euro entro la fine di settembre per arrivare tra i 3 e i 3,5 miliardi di raccolta entro il termine ultimo per la sottoscrizione del 31 luglio 2017, quando potranno essere investite anche le eventuali risorse residue del Fondo Atlante.[1] .

Non si sa ancora bene che ruolo si vuole fare giocare al Fondo Interbancario visto il recente cambiamento di filosofia rispetto all’interpretazione del meccanismo di risoluzione – per i bail in –

Per il salvataggio delle banche venete scenderanno in campo Intesa e Unicredit (tramite Fondo Interbancario)

8 giugno 2017 Carlo Festa http://carlofesta.blog.ilsole24ore.com/2017/06/08/per-il-salvataggio-delle-banche-venete-la-strada-maestra-e-lintervento-di-intesa-e-unicredit-tramite-fondo-interbancario/

« Dopo l’acquisto da parte del Banco Santander di Banco Popular per un euro, anche in Italia la strada maestra per il salvataggio della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca è segnata. L’oltre miliardo di euro richiesta dalla Bce a carico dei privati, per avviare il successivo salvataggio di Stato da 5 miliari, sarà a carico delle banche italiane. Quindi nessuno intervento del Fondo Atlante, che si è già sfilato, né tanto meno dei private equity che si sono da tempo allontanati dalla partita, malgrado il tentativo di tirarli per la giacchetta da parte del Governo. Saranno le banche italiane (Intesa Sanpaolo e Unicredit in primis) a prendersi carico del miliardo aggiuntivo dei privati, tramite il Fondo Interbancario che dovrà essere sottoscritto pro quota dagli istituti tricolori. E’ questa la strada maestra che starebbe seguendo il Governo, con il ministro Pier Carlo Padoan che muove le discussioni, e che verrà seguita dopo l’operazione di salvataggio iberica. E già ci sarebbero le prime aperture di Intesa Sanpaolo. In ultima analisi la lezione spagnola sembra servita: come nel calcio, dopo la finale di Champions, anche sul fronte bancario la Spagna ha battuto finora l’Italia 4-1.»

2 ) L’Italie met la main au portefeuille pour sauver deux banques en difficultés Par latribune.fr  |  24/06/2017, 14:14  |  609  mots http://www.latribune.fr/entreprises-finance/banques-finance/l-italie-met-la-main-au-portefeuille-pour-sauver-deux-banques-en-difficultes-741534.html

3 ) Vedi « Il consiglio di Intesa Sanpaolo approva l’acquisto delle banche venete », Il cda della banca guidata da Carlo Messina dà il via libera all’offerta per l’attività commerciale e la rete. Dieci miliardi di crediti deteriorati finirebbero in una bad bank che sarebbe ricapitalizzata con l’intervento dello Stato e le perdite dei subordinatisti, di ANDREA GRECO 21 giugno 2017, http://www.repubblica.it/economia/finanza/2017/06/21/news/il_cda_di_intesa_sanpaolo_approva_l_acquisto_delle_banche_venete-168715610/ 

4 ) Vedi « Bce: banche venete in liquidazione. Ma il Tesoro tratta con Intesa sul prezzo e gli esuberi »,(reuters), Il Consiglio dei ministri affronta il decreto che avvia l’iter per il salvataggio: pedaggio oneroso per le casse pubbliche. Si cerca di alzare la cifra simbolica di un euro che l’istituto di credito è disposto a versare, di ALBERTO D’ARGENIO e VITTORIA PULEDDA 24 giugno 2017 http://www.repubblica.it/economia/2017/06/24/news/bce_banche_venete_in_liquidazione_ma_il_tesoro_tratta_ancora_sul_prezzo-168955958/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P15-S1.6-T1

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