TRUMP, DAZI, 5G e ITALIA

Posted: 6th aprile 2018 by rivincitasociale in Commenti rapidi, Economia
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Vedi La crisi Usa è figlia delle multinazionali Usa, di Claudio Conti http://contropiano.org/news/news-economia/2018/04/05/la-crisi-usa-e-figlia-delle-multinazionali-usa-0102571

Vedi pure:« FLESSIBILITÀ DEL MERCATO DEL LAVORO: La doppia trappola dell’attuale definizione dell’anti-dumping e dell’austerità interna », in http://cotroneinforma.org/flessibilita-del-mercato-del-lavoro/

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( Addendum 6 aprile 2018 22:30.

Vedi: « Kudlow: US Tariffs Are “Not A Bluff”, China’s Response Is “Highly Unsatisfactory” » by Tyler Durden, Fri, 04/06/2018 – 14:46 https://www.zerohedge.com/news/2018-04-06/kudlow-us-tariffs-are-not-bluff-chinas-response-highly-unsatsifactory

Per capire la strategia iper-imperialista e determinatamente filo-semitica nietzschiana di Trump si deve ascoltare l’intervista riprodotta nell’articolo citato qui sopra con Larry Kudlow, il capo del National Economic Council. Siamo in un contesto evolutivo che porta il conflitto commerciale iniziale al livello di un vero e proprio conflitto economico globale.

Giocando sul desiderio contro-produttivo dei dirigenti cinesi per ottenere lo « statuto di economia di mercato » all’OMC, l’Amministrazione Trump minaccia altri innalzamenti di dazi per un valore di $ 100 miliardi – senza ancora renderli operazionali. Lo fa per ottenere dei negoziati mirati alla fine dei trasferimenti tecnologici verso la Cina – trasferimenti che i Stati-Uniti avevano accettato anni fa nel quadro del fallito sistema della cosiddetta « interdipendenza asimmetrica ». Sopratutto vuole imporre l’apertura completa del mercato cinese tanto per il commercio, quanto per i servizi e la tecnologia. Quest’apertura includerà sicuramente la richiesta per il famoso Tribunale dei differenti, in effetti mettendo la legge delle imprese private sopra la legge dello Stato …

La posta in gioco per i Stati-Uniti sta semplicemente nel fatto che loro sanno di essere la patria imperiale naturale del capitalismo mondiale, in modo che se la Cina si apre alla finanza speculativa americana sarà subito interamente subordinata, un poco come l’Italia attuale. Il frutto del lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori cinesi sarà sottomesso all’egemonia della speculazione governata in dollari americani; questo in un contesto nel quale, l’insostenibile interesse speculativo – ROE – domina e fagocita l’interesse classico e il profitto!

In breve, i Stati-Uniti vogliono dominare il mondo stampando carta straccia, cioè con quello che ho chiamato il « Kerouac paper » oppure, più tecnicamente, il « credito senza collaterale. ». In altre parole, si tratta di subordinare il processo di accumulazione globale del capitale alla logica della speculazione egemonica da loro governata. Almeno finché il dollaro americano rimane la principale moneta di riserva mondiale. Perciò questa offensiva americana non riguarda solo la Cina, comunque considerata oggi – specialmente con l’apertura recente della borsa renminbi/petrolio – come il problema principale, ma anche la Germania – e la UE – assieme agli altri partners emisferici del Nafta.

Se i Cinesi non hanno ancora dimenticato la Guerra di Liberazione Nazionale rifiuteranno di abbandonare il controllo nazionale della loro moneta e sopratutto del loro credito pubblico. Per quello che riguarda la tecnologia, i Cinesi depositano già annualmente più brevetti dei Stati-Uniti. I dazi americani accelerano semplicemente il processo dovuto di ristrutturazione dell’economia secondo una logica socio-economica meno estroversa. A parte il ricorso all’OMC, l’esito di questa battaglia commerciale dipenderà della robustezza degli ammortizzatori sociali pubblici. Bisogna dunque prevedere la gestione della manodopera momentaneamente liberata da questo conflitto commerciale, dato il calo prevedibile della produzione nei settori più esposti. Intanto, si può anticipare alcune grande opere già previste ma mantenute nei tiretti come misure contro-cicliche.

Detto questo, credo sinceramente che sia doveroso proporre la nuova definizione dell’anti-dumping, da me proposta da anni, a tutti i paesi che ne capiscono l’importanza, senza escludere i Stati-Uniti. Similarmente andrebbe riaffermato il rispetto della « clausola della nazione più favoreggiata ». La reciprocità è una cosa, il vassallaggio – tramite carta straccia – né è un’altra. )

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Il bello della nuova definizione dell’anti-dumping consiste nel fatto che non necessita nessuna rinegoziazione dei trattati di libero-scambio esistenti, processo lungo e arduo che richiederebbe l’unanimità all’OMC. Una volta adottata la nuova definizione, capace di riabilitare il pieno impiego e la base fiscale dello Stato, permetterà semplicemente di reinterpretarli, per il bene di tutti i paesi membri.

Mi permetto un rapido commento per notare la disarmante carenza dell’analisi, non solo per Sole24ore. In oltre, anche se nessuno contesterà la sua « peculiarità» in quanto uomo politico, qualcuno crede veramente che Trump sia un « cretino »?

L’argomento di Bastasin è confuso e semplicistico, confonde bilancia commerciale e bilancia dei pagamenti e inoltre all’interno delle MNC che non hanno la stessa logica né le stesse responsabilità dello Stato. Si poteva dire che la meta delle importazioni US provenienti dalla Cina è prodotta dalle MNC americane istallate in Cina, ma non è la stessa cosa. Siamo in Italia, ma anche il catechismo dello libero scambio è sottomesso all’ingiuria del tempo, imponendo varie strategie di adattamenti, come sanno bene a Queens !!!

Nei Stati-Uniti ora vanno male le due bilance e in oltre la bilancia dei pagamenti già problematica vista la grande esposizione del dollaro all’estero – cioè del dollaro « Kerouac paper » – è oggi in pericolo con il lancio della borsa renminbi petrolio. (1) Per parte sua la bilancia commerciale rinvia alla coerenza industriale interna sapendo – cosa dimenticata in Francia e in Italia con tanti volgari sovra-rappresentati auto-selezionati che pensano potere fare meno dell’industria e dei suoi sindacati di classe – che l’industria dei servizi deve avere una propria base industriale nazionale altrimenti sarà molto vulnerabile e dovrà fare i conti con le economie di scala asiatiche. Ad esempio, dopo la contro-riforma di Volcker-Reagan le banche più grandi erano diventate giapponesi e anche francesi dopo la svolta monetarista di Mitterrand del 1983. Oggi questo tocca tutto incluso le nuove tecnologie. Come da me previsto sin dall’inizio è fallita totalmente la teoria e la pratica – Joseph Nye e Keohane et al. – della cosiddetta « interdipendenza asimmetrica » (2)

Arriviamo al punto: la 5G. Trump ha già preso il controllo di Internet per controllare Internet Object. (3) Non ha detto niente nessuno perché – anche, in Francia, con Orange – gli interessi privati più interessati alla 5G vogliono fare pagare i clienti per finanziare la transizione. Intanto, i vecchi e giovani militanti di Open Internet sono per ora o stanchi oppure distratti. Incluso quelli di ATTAC.

La Cina è ormai in posizione di competere per Internet Object e anche di dettare le norme. Oltre al problema della quotazione petrolio/renminbi, cioè la questione del superamento di una sola moneta come moneta di riserva internazionale. Dunque per Trump è un gioco di retro guardia. A parte se si va verso una mediazione, cioè verso l’anti-dumping da me chiesta.

Intanto, l’Italia ha distrutto il suo tessuto industriale e non fa molto R&S. Vive sopra le sue brand. Se non riesce a stabilire subito contatti stretti con i Cinesi per ottimizzare i suoi brand, sarà spazzata via con la diffusione di Internet Object.

Esempio: Il Protocollo di Montreal fu adottato benché era una volgare narrazione – i prodotti sostitutivi sono più nocivi per l’ozono che i CFC, ma non se ne parla più. Questo avvenne solo perché la grande MNC americana Dupont de Nemours aveva sviluppato e patentato la tecnologia sostitutiva. Con il Protocollo e le sue litanie ambientaliste strumentalizzate e di secondo ordine, si creava un contesto legale che imponeva di cambiare tutti i parchi esistenti di frigoriferi, congelatori, condizionatori ecc. Questo in un mercato già « maturo » – secondo il termine di F. Perroux – e con pochi sbocchi nuovi nelle « colonie », e dunque con una produzione destinata al semplice rinnovamento di parchi esistenti già essenzialmente maturi ; dunque rinnovamento ridotto anche tenendo conto dell’obsolescenza incorporata, strategia capitalista che non data da ieri.

Bisognerebbe che la sinistra fascia un salto analitico di qualità, almeno minimo!!! A me sembra che Trump sia meno « cretino » di tanti commentatori: Desidera una negoziazione per re-equilibrare le cose. Ci vorrebbe la nuova anti-dumping mutualmente benefica da me richiesta – nell’Appello del mio http://rivincitasociale.altervista.org . Speriamo che la Cina saprà proporla.

Paolo De Marco

6 aprile 2018

NOTE:

1 ) In Unprecedented Move, China Plans To Pay For Oil Imports With Yuan Instead Of Dollars,  by Tyler Durden, Sat, 03/31/2018 – 12:40 https://www.zerohedge.com/news/2018-03-31/china-plans-pay-oil-imports-yuan-instead-dollars

2 ) Vedi il saggio « Les conséquences socio-économiques de MM. Volcker-Reagan e Cie » mars 1985 nella Sezione Economie Politique Internazionale del sito www.la-commune-paraclet.com ; vedi pure « Credit without collateral » e « The Treasury and the FED » nella stessa Sezione.

3 ) Vedi: Fin de la neutralité du Net : le régulateur américain droit dans ses bottes, Par Pierre Manière  |  27/02/2018, 20:45  |  485  mots https://www.latribune.fr/technos-medias/fin-de-la-neutralite-du-net-le-regulateur-americain-droit-dans-ses-bottes-770056.html e Course à la 5G : bras de fer tendu entre les États-Unis et la Chine, Par Pierre Manière  |  05/04/2018, 8:30  |  1233  mots https://www.latribune.fr/technos-medias/course-a-la-5g-bras-de-fer-tendu-entre-les-etats-unis-et-la-chine-774179.html

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