APPELLO

Posted: 4th marzo 2014 by rivincitasociale in Politica
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E arrivata l’ora della rivincita sociale dei popoli, in Italia ed in Europa.

            Il numero fa la forza.

« Sarebbe gran tempo che le nazioni diventassero razionali, cessando di essere governate come bestie da soma per il più grande piacere dei loro cavalieri. » (Thomas Paine)*

 1) Il contesto; 2) Il Programma minimo; 3) Il metodo: Comitati cittadini per la rivincita sociale; 4) Appendice: Lineamenti della nuova definizione dell’anti-dumping.

 Care compagne, cari compagni,                                                                              1) Il contesto.

In questi giorni il caso delle lavoratrici e dei lavoratori della Electrolux ha messo a nudo la strategia di pauperizzazione e di indebolimento sindacale e politico del nostro popolo. (1)

Si tratta di una strategia di lungo respiro delle classi dirigenti italiane ed europee. Il contratto di lavoro è la base di tutto, della produzione del valore al livello microeconomico come pure della sua distribuzione e ridistribuzione dinamica al livello macroeconomico. (2) Il salario anche minimo ma con tutti i contributi sociali rappresenta la dignità del lavoro e la solidarietà nazionale. Il cosiddetto « reddito minimo di cittadinanza », ideato per cancellare i contributi sociali, è solo un’elemosina male intenzionata. 

Perciò, il Jobs Act di Gutgeld-Renzi desidera portare a termine gli attacchi contro il mondo del lavoro rilanciati anni fa con la Legge 30 e le sue sequele. Ora, si impone un’età pensionabile più tardiva ai più anziani; nel stesso tempo, col pretesto di aiutare i « giovani », essi vengono destinati a contratti precari senza tutela. Si vuole addirittura eliminare l’Articolo 18,  un atto che violerebbe gli obblighi dell’Italia all’interno dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro. Anche il ministro Giovannini ha fatto notare l’inanità del Jobs Act notando: «”noi adesso abbiamo ogni trimestre  circa 400 mila assunzioni a tempo indeterminato e circa 1 milione e 6 a tempo determinato”. » (3)

Questa offensiva contro il popolo italiano viene messa in campo nell’ambito di una strategia d’insieme che Gutgeld stesso ha riassunto in una formula lapidaria cioè « dislocare, valorizzare, cartolizzare l’Italia ». Non solo la Posta, Enav, Fincantieri, Sace, Finmeccanica ecc., ma anche oltre 3500 aziende locali grazie alla nuova modifica del Titolo V della nostra Costituzione (4)

Ecco cosa dice Ichino una delle figure di spicco con Biagi, Boeri e Garibaldi dei cinici « rottamatori » dei diritti dei lavoratori, rispetto alla vicenda di Electrolux: « Pietro Ichinonega ci sia un ricatto di Electrolux: “I problemi sono il costo del lavoro, un livello medio troppo basso di produttività e la chiusura del nostro sistema agli investimenti esteri”. » (5) Come sappiamo già il costo del lavoro conta solo tra 20 e 25 % del costo di produzione. (6) In modo che, anche togliendo tutti i contributi sociali in busta paga – cosa impossibile – per farli pesare sulla fiscalità generale, si arriva ad una riduzione del costo di produzione marginale massimo attorno al 6 % o all’8 % . Purtroppo, oggi la fiscalità generale risulta evanescente visto che sono i lavoratori a pagare le tasse, la parte affrontata dal capitale essendo più che residua. (7) Questa riduzione non viene neanche trasferita sul prezzo di vendita. Comunque, in tale caso, l’effetto sulle vendite, l’export, l’investimento e la R&S risulterebbe trascurabile, servendo solo ad ingrossare i profitti delle imprese poi giocati in borsa. Non servirà nemmeno a mascherare le cose il recente cambiamento speculativo della contabilità del PIL introdotto per fare credere ad una ripresa vera della crescita, anche senza veri impieghi (jobless recovery.) (8). 

Non si tratta solo di dimezzare la paga con il fasullo pretesto della « produttività » marginalista. In realtà, l’obbiettivo consiste nel imporre un equilibrio economico al livello fisiologico più basso possibile secondo la funzione di produzione globalizzata di Roberto Solow et ali. Per questo la competitività globale va calcolata solo sul salario individuale netto astrazione fatta dei contributi sociali  – sanità, pensione ecc. – considerati a torto come costi per il capitale. Si tratta di un brutale neo-maltusianismo. In effetti, questo presunto livello fisiologico stesso è brutalmente elastico come dimostrato dalla longevità media di 40 anni degli oltre 500 milioni di compagni Dalits indiani. Non si tratta di un scherzo. Né per l’Italia, né per la Grecia e nemmeno per la Germania paese nel quale più di 20 % dei lavoratori sono ridotti al Kürtzarbeit (con attorno a 450 euro al mese, cioè 15 euro al massimo al giorno …)

In retrospettiva, ognuno si può accorgere che i dirigenti hanno pianificato tutto da tempo, avanzando con metodicità a misura che i lavoratori e la sinistra risultano più indeboliti. Il nostro ceto dirigente è composto da quelli 10 % che controllano il 48 % delle ricchezze nazionali; quelli che, come la copia Mastrapasqua, monopolizzano poltrone con salari grotteschi (9) mentre l’Inpdap, l’Inps e l’intero Stato sociale italiano viene mandato allo sfascio. La complicità dei membri di questo ceto dirigente è trasversale: viene mantenuta con paghe molto più elevate della norma europea e con le privatizzazioni quasi-mafiose dei beni pubblici.(10)

Il nostro ceto dirigente è subalterno ai suoi complici europei e globali. Basta ricordare la lettera di Trichet che mise l’Italia sotto commissariamento della Bce e di Goldman & Sachs et ali. Portando poi al Fiscal Compact ed alla micidiale « spending review », ambedue poco costituzionali e comunque totalmente irrealistici anche adottando una definizione strutturale del deficit.

Però, visto che lo Stato sociale fu svuotato dalla sua sostanza, non si riesce nemmeno più a pagare le oltre uno miliardo di ore di cig. (11) Neanche con l’abbassamento della partecipazione media alla forza del lavoro attivo. Cioè, non si può nemmeno più finanziare un livello generalizzato di povertà relativa. Perciò, assieme ai complici grillini, fu anticipata una soluzione: visto che le varie forme di aiuto, incluse la cassa integrazione, l’assistenza e le pensioni non sono più sostenibili con il dilagare della precarietà – la quale implica un salario di miseria ridotto al solo salario individuale netto o quasi – fu immaginato il cosiddetto « reddito minimo di cittadinanza ». Non sarebbe cumulabile con nessuno altro tipo di aiuto, e peserebbe sulla fiscalità generale, in particolare tramite la sua forma più regressiva, cioè l’IVA, con la scusa di non gravare sul costo del lavoro. Non per niente Renzi-Gutgeld rimettono anche in questione la pensione di reversibilità! Da tempo ho denunciato questa strada simbolo del workfare secondo Reagan e Milton Friedman. Oggi diventa tutto più sinistro di prima. Vedete le proposte dei grillini simili a quelle di Yoland Bresson: il cosiddetto reddito di base non cumulativo e versato solo sotto condizioni dovrebbe aggirarsi entro 350 e 500 euro al mese! Si tratta di un ritorno alla domesticità ed alla schiavitù salariale. (12) 

Non si tratta solo del salario ma anche delle pensioni. (13) I dirigenti hanno già ricominciato il discorso sulle pensioni minime considerate ancora troppo alte – quelle d’oro invece non si toccano e vanno tutelate. Così, prima si impone la fine totale o parziale dell’indicizzazione, e poi la tassazione. Questo pero non basta. Non basta neanche la logica anticostituzionale contributiva di Lamberto Dini – senza solidarietà nazionale -, riforma poi portata a termine dalla Fornero: cioè, forzando le lavoratrici e i lavoratori a lavorare più a lungo. In un contesto nel quale la precarietà implica salari meno dignitosi, questo produce automaticamente una decurtazione delle pensioni in fine percorso quando saranno finalmente versate. In tanto, si apre alle pensioni private per agevolare la speculazione bancaria. Ora, a parte il TFR già messo così a rischio, non saranno certo i precari a potersi permettersi una pensione privata degna del nome! L’OECD spinge ancora in questo senso deleterio, consigliando cinicamente condizioni ancora più dure per i lavoratori disoccupati oltre i 50 anni, in modo da forzarli ad accettare più precarietà dunque salari più bassi e, in fine, pensioni evanescenti. (14) Dopo avere svuotato l’Inpdap (oltre 40 miliardi di euro) facendola confluire nell’Inps nelle mani di Mastrapasqua, ora si discute sul come svuotare l’Inps stesso: cioè, dato che si creano pochi posti di lavoro anche sussidiati per gli oltre 50-55 anni, e dato l’età pensionabile più tardiva, circolano proposte ideate, ad effetto, a pagare la cig con la pensione, con la speranza falsa di potere comprare gli anni di contributi mancanti; in poche parole, si cercano mezzi per generalizzare la gestione a costi minimi applicata ai cosiddetti esodati.

Ovviamente, dato che il lavoro è l’unica fonte della creazione del valore di scambio, dunque delle ricchezze, intaccando la busta paga si attacca tutto il sistema sociale residuale ancora vigente, dall’educazione, alla sanità ed in generale a tutti i beni pubblici, anche al livello locale. Ho spiegato nel mio sito che la busta paga, ovvero il « reddito globale netto »  dei focolari, comprende non solo il salario capitalista individuale, cioè il salario netto, ma anche il salario differito, cioè i contributi sociali, principalmente la pensione e la cassa integrazione. Oltre a questi ci sono le varie imposte e tasse – Irpef, Imu, Tasi ecc. Salario individuale netto, salario differito e trasferimenti ai focolari sotto forma di accesso universale ai programmi sociali costituiscono il « reddito globale netto » dei focolari. Non costituiscono una parte legittima dei profitti (15), anche se negli ultimi tre decenni più del 15 % del PIL furono trasferiti dal lavoro al capitale senza nessuna controparte per i lavoratori, a parte la precarietà e la crescita della povertà relativa e assoluta.(16)

Abbiamo detto sopra che la scelta di eliminare i contributi sulla busta paga, trasferendoli sulla fiscalità generale per fare diminuire il costo del lavoro, è una vera e propria sciocchezza. L’effetto sul costo di produzione sarà marginale e comunque non inciderà al ribasso sui prezzi di vendita. Questo costituisce una prova che il vero obbiettivo non è quello di incrementare la produttività e la crescita; anzi tagliando i salari ed i programmi sociali si porta un colpo mortale dalla domanda sociale scatenando la micidiale spirale economica negativa notata con ritardo dal FMI. (17) Intanto, l’export sembra reggere marginalmente in positivo ma solo perché le importazioni sono crollate drammaticamente. Si tratta dunque di impoverire scientificamente i lavoratori sopprimendo anche il sistema sociale pubblico comunque protetto dalla Costituzione assieme all’economia mista la quale non potrebbe legalmente essere interamente privatizzata. Purtroppo, questo attacco ai contributi sociali sarà proprio il cuore del prossimo semestre europeo sotto la guida italiana. Si dirà che è necessario per creare lavoro … per i giovani … come si dice sempre! Intanto, il numero dei giovani senza impiego e senza futuro continua ad aumentare tragicamente.

Questa strategia mira a « dislocare, valorizzare e cartolizzare l’Italia », assieme al popolo italiano. Richiede la sostituzione della democrazia – incluso il sistema proporzionale protetto dalla Costituzione – con una democrazia di azionariato. Spunta allora puntuale la legge truffa la più vigliacca mai proposta nel nostro Paese, a parte quelle del tempo di Mussolini, cioè quella proposta da Renzi-Gutgeld and Co. (18) Alla faccia dell’ultima decisione della Consulta. Ora, l’8 % rappresenta oltre due milioni di elettori effettivi (base 2013), altro che uguaglianza dei voti, principio cardine sottolineato nuovamente dalla Corte costituzionale. In oltre, se per evitare l’eliminazione elettorale, i partiti che hanno ottenuto più di 4,5 % dei voti debbono coalizzarsi senza potere realmente negoziare nessuna condizione programmatica al loro appoggio al secondo turno, allora, si viola frontalmente il principio dell’effetto diretto e ugualitario del voto delle cittadine e dei cittadini italiani sancito dalla Costituzione, come d’altronde sottolineato dalla Corte costituzionale. Perciò, se il Presidente della Repubblica firma questa legge truffa allora, secondo me, si commetterà l’abuso di un principio erroneo evocato dalla Corte costituzionale, erroneo almeno quando non viene interpretato in modo molto ristretto, cioè la permanenza delle istanze garanti. Il principio della permanenza non può certo essere pretesto al capovolgimento duraturo del ordinamento costituzionale; perciò, non può essere esteso a leggi anticostituzionali né ai loro effetti non tempestivamente corretti. Questo dovrebbe anche valere per le nomine alla Corte costituzionale stessa. Tutt’al più, il principio ammonta ad un monito alle istanze garanti, incitandole a ritornare al più presto nel quadro costituzionale.

2) Il Programma minimo

Questa situazione non è più tollerabile. Il riformismo italiano deve essere seppellito definitivamente in tutte le sue varianti. Dobbiamo dare vita ad una sinistra autentica, una sinistra anti-filosemite nietzschiana, anti-esclusivista, antirazzista e antifascista, in Europa e nel mondo. Il suo programma comporterebbe i punti chiave seguenti, intesi alla luce dei principi cardini della nostra Costituzione, e dunque condivisibili con un nuovo Arco costituzionale progressista:

a) Una nuova definizione dell’anti-dumping – per i dettagli vedi l’Appendice. Nel sistema commerciale globale attuale, la base del calcolo dell’anti-dumping è il salario senza contributi sociali. Noi chiediamo semplicemente che sia il salario con tutti i contributi sociali. Cioè, chiediamo la difesa delle tre forme del « reddito globale netto » dei focolari. Questa nuova definizione rimarrebbe compatibile con la mobilità globale, qualitativa e tecnica, del capitale. Interpreterebbe gli accordi internazionali esistenti senza necessitare lunghe e ardue modifiche secondo l’attuale regola dell’unanimità alla OMC. La nuova definizione dell’anti-dumping è la chiave che permetterà l’introduzione ricorrente di cicli di riduzione del tempo legale del lavoro, senza nuocere alla produttività delle imprese ed alla competitività della Formazione Sociale. Ritornando al pieno impiego si ripristinerebbe automaticamente lo Stato Sociale, cioè i contributi sociali e le entrate fiscali necessarie per ricostruire l’assetto industriale, economico, culturale, infrastrutturale e territoriale del Paese. Va sottolineato che nei trattati europei attuali gli affari sociali sono di competenza esclusiva nazionale: in modo che è solo una questione di volontà nazionale, niente altro. In oltre, il Trattato di Maastricht ( Art. F 3, 3b) riconosce le aziende statali, le quali non debbono essere necessariamente privatizzate. La « gauche plurielle » aveva introdotto la RTT a 35 ore settimanale con lo stesso salario iniziale, senza dovere uscire dall’UE o dall’euro. Non aveva introdotto « le partage de la misère » tra i lavoratori à la Hollande, solo per compiacere banchieri e dirigenti neoliberali dominanti.

b) la nazionalizzazione del credito per eliminare simultaneamente il debito pubblico ed il « credit crunch », e per toglierci il Fiscal Compact dalle spalle, assieme ai banchieri ed alle loro banche cosiddette « universali » . (19) Questo può essere compiuto senza dovere negoziare nessuno cambiamento alla BCE, e senza nazionalizzare le banche private prima dei loro prossimi salvataggi su fondi pubblici. L’Articolo 47 della nostra Costituzione fa della creazione e della gestione del credito una competenza nazionale. Basta non confondere il credito pubblico con la moneta e con il credito privato, o con il rovinoso shadow banking. Sopra questa base si potrà rilanciare la costruzione di una Europa Sociale delle Nazioni degna del nome. Il fondo pubblico necessario sarebbe costituito, ad esempio, da una parte delle ricette della Tobin Tax oppure, meglio ancora, da un prelievo sopra gli oltre 70 miliardi di euro di profitti riversarti annualmente da Bankitalia alle banche o fondazioni membri. (La somma annuale corrispondente per la BCE era di oltre 3 000 miliardi di euro, tanto per illustrare l’assurdità dei piani di salvataggio attuali effettuati con fondi pubblici, e del loro « credit crunch » risultante.) (20) Questo Fondo pubblico sarebbe inizialmente dotato da una leva finanziaria iniziale di 40 o 60 per 1 – cioè, la leva media nel settore privato visibile. Con 10 miliardi moltiplicati con la leva si dispone allora del credito pubblico necessario per comprare tutto il nuovo debito a 0,5% di interesse su 10 o 20 anni sul mercato obbligatorio primario. Per il 2014, si tratta attorno a 350 miliardi di euro di debito pubblico da rinnovare. E di più si potrebbe tranquillamente comprare e cancellare ogni anno una fetta del debito accumulato. Similarmente si potrebbe finanziare a tassi ridotti le infrastrutture pubbliche, e ricapitalizzare le imprese statali e le piccole e medie imprese oggi strangolate dal « credit crunch » cinicamente voluto dai neoliberali. Se fu possibile salvare e ricapitalizzare le banche private, non si vede perché non sarebbe possibile capitalizzare un fondo pubblico di interesse nazionale.

In un secondo tempo questa banca pubblica sarebbe affiancata da Fondi Operai simile a quello concepito da Meidner. Sarebbero legati al ripristino del sistema pensionistico pubblico, con un ritorno progressivo alla regola di 37 anni di lavoro – 35 per i lavori più duri. Va sottolineato di nuovo con forza che uscire dall’euro non serve; anzi, come già spiegato nel mio sito (21) questa uscita costituirebbe un disastro ideato su misura dai nemici del popolo e della sinistra. Non solo perché il debito peserebbe molto di più convertito in lire – o in un grottesco euro mediterraneo (!) utile solo per togliere il peso della disparità regionale inter-euro alla Germania. Si deve anche tenere conto della forte interdipendenza economica globale e sopratutto europea, in modo che sarebbero messi in pericolo i nostri principali mercati di esportazioni, particolarmente all’interno della UE e del suo mercato comune, mentre le importazioni che costituiscono una parte importante del paniere di consumo medio dei lavoratori vedrebbe il suo costo andare alle nuvole senza che ci sia nessuna vera possibilità di attenuare questo disastroso effetto tramite la strategia della sostituzione delle importazioni. Ad esempio, una grande porzione del mercato domestico per le automobili e per i prodotti elettronici dei consumatori – hardware e software – viene importata in Italia, come d’altronde in altri paesi. Questo rappresenterebbe un taglio drastico del potere di acquisto visto che i lavoratori domestici sarebbero costretti a pagare con una moneta nazionale svalutata. Effetto che risulterebbe vero anche per i lavoratori impiegati nelle rimanenti industrie di esportazione sempre sottomesse alla competizione globale, incluso nel Nord Est. Ma, in modo molto più serio, l’uscita dell’euro sottoporrebbe il nostro Paese ad imparabili attacchi speculativi, da parte della finanza globale, alla minima velleità di riforme italiane in senso progressista. (Vedi l’attacco speculativo del dollaro americano lanciato nel immediato dopo-guerra contro le velleità di indipendenza Keynesiana della City all’interno del Commonwealth, erede delle vecchie Preferenze Imperiali ma oramai contrarie al GATT dominato da Washington: il 19 settembre 1949, la G B debbi capitolare svalutando il Pound da 30. 5% … vedi http://en.wikipedia.org/wiki/Sterling_Pound#Bretton_Woods) L’euro serve da scudo contro tali attacchi come d’altronde già illustrato dal governo della « gauche plurielle ». Anche se si può benissimo argomentare, come d’altronde lo fece io stesso anni fa, in favore dell’abolizione dei CDS sopra il debito sovrano ed in favore dell’emancipazione legale degli investitori istituzionali dai diktat delle agenzie di rating straniere. Al contrario, vedi la perversità di un pugno di hedge funds volturi con rispetto all’Argentina attuale. In oltre, l’Italia importa attorno a 60 miliardi di euro per l’approvvigionamento energetico, senza neanche contare il costo del gigantesco spreco dovuto alle sovvenzioni delle alternative che, nel nostro Paese, furono messe a contributo in modo totalmente irrazionale e clientelare. Il petrolio e il gas, come la più parte delle materie prime, sono ancora generalmente denominati in dollaro americano. Questa fattura tradotta in lire o in euro mediterraneo significherebbe la rovina totale e definitiva del nostro Paese, abolendo per decenni la sua capacità di rimbalzare. Mettiamo da parte le balorde spinte leghiste in appoggio dello scarso, dipendente ma molto sufficiente Modello del Nord-Est oggi miserabilmente fallito assieme all’incostituzionale federalismo fiscale che ha pero rovinato i servizi pubblici nazionali dunque la competitività vera del Paese. A me pare che la proposta d’uscire dall’euro è una via inventata da chi vuole proteggere la classe dirigente a tutti i costi, dividendo il popolo di sinistra, ancora troppo candido rispetto a certi discorsi, in modo da dirigerlo in una via senza uscita. Facendo astrazione dei militanti troppo candidi, basta ricordare il ruolo di certi nel No Dal Molin per capire come funzionano queste strategie difensive in un paese con il rapporto informatori/cittadini più alto in Occidente. Viene messo in pratica Sun Tzu: controllando il proprio campo e quello degli avversari per vincere senza combattere, alla faccia dell’autentica rappresentanza democratica. Questo rimane la migliore difesa inventata dalla borghesia: occultare la scienza economica marxista e controllare tanto il discorso che i locutori (con il contributo dei numerosi « servi in camera » nostrali.) A parte i cosiddetti « utili idioti » – così fu chiamato G.W. Bush dai crociati americani che avevano già sperimentato la strategia con R. Reagan – la strategia mira ai militanti cosiddetti nichilisti. Fu riassunta così: « lasciamoli parlare e manifestare, e avanziamo » (« they have the talk, we have the walk ».) Questi utili idioti o più esattamente servi in camera e bassi cleri si riconoscono facilmente al loro rifiuto di difendere il ripudio della guerra (Articolo 11), come pure al loro cieco e venale rifiuto di condannare le politiche genocidarie di Israele malgrado l’avviso della Corte Internazionale di Giustizia con rispetto al Muro dell’Apartheid e alla colonizzazione delle terre palestinesi; pero, così facendo non credo proprio che aiutino realmente quelli che pretendono aiutare. Si completa così il ruolo devoluto al grottesco Grillo (assieme al suo controllore Casaleggio), il quale ha permesso a Renzi-Gutgeld e tanti altri trasversali di fare passare il finanziamento privato dei partiti politici, consegnandoli nelle mani del capitale. Questo sarà il risultato incostituzionale della soglia massima di 300 000 euro l’anno ! (Sembrerebbe che il progetto di legge abbia abbassato questa soglia a 100 000 euro, cosa che non cambia il discorso : vedihttp://www.repubblica.it/politica/2014/02/12/news/dl_finanziamento_ai_partiti_tutte_le_misure-78411363/?ref=HREC1-19).Di più, questo esproprio finanziario della democrazia avviene nel quadro di una nuova legge elettorale truffa peggiore del Porcellum. Si tratta ormai di una democrazia agli ordini, censitaria, una democrazia di azionisti.

c) La laicità, la parità donna-uomo e i diritti civili;

d) l’ecomarxismo, il ripristino del Territorio ed il principio di precauzione;

e) la democratizzazione dell’educazione e della cultura, ed il finanziamento pubblico della Ricerca & dello Sviluppo;

f) la fine della sovra rappresentanza socio-economica e mediatica, come pure la fine della falsa rappresentanza elettorale e democratica – cioè, la fine della falsa rappresentanza elettorale a tutti i livelli, anche al livello sindacale, a dispetto della Costituzione. L’uguaglianza è e rimane un principio cardine della nostra Costituzione, uno che non può essere neanche ammendato. Il principio di uguaglianza è confermato dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Individuali e Sociali scritta secondo lo stesso spirito democratico anti-fascista. Perciò, sarà dovere della sinistra prendere tutte le misure disponibili per correggere gli effetti anti-democratici di tale sovra-rappresentanza e di tale falsa rappresentanza. La Legge dei Grandi Numeri va rispettata, se necessario con ricorso alla discriminazione positiva praticata nei Stati Uniti. Non conosce nessuno presunto « maestro del mondo », solo cittadini uguali tra loro.

g) il ripudio di ogni intervento estero o di guerra che non sia strettamente difensivo, assieme al ritorno allo spirito ed alla lettera della sicurezza collettiva.

 

  1. Il metodo: Comitati Cittadini per la Rivincita Sociale.

Si lancia qui un Appello ad unirsi a tutte le organizzazioni politiche, sociali, sindacali e culturali; alle PMI, ai commercianti, agli artigiani, ai coltivatori diretti, alle casalinghe, agli accademici e ricercatori, ai giornalisti, ai studenti, agli artisti ed ai pensionati. Senza la nuova definizione dell’anti-dumping non si esce più dalla crisi, neanche con la spartizione forzata della povertà tra le lavoratrici e i lavoratori del nostro Paese. La « struttura di v » non è altro che il nome operativo e la sorgente dei profitti del settore produttivo e mercante. Quando viene sacrificata viene sacrificata più di 65 % della domanda interna, tagliando così il rame sul quale si crede di essere confortevolmente mente seduti. 

La meta è la creazione di un Partito della Rivincita Sociale italiano ed europeo capace di portare avanti il programma riassunto sopra, in particolare i due primi punti (la nuova definizione dell’anti-dumping e il credito pubblico.) Preme la costituzione immediata e capillare di Comitati Cittadini per la Rivincita Sociale attorno a questo programma di base, in modo di approfondirlo, di divulgarlo e di difenderlo. Preme declinare questo Programma a tutti i livelli nazionale, locale, sindacale ed europeo. Solo così si potrà ricreare l’unita del popolo attorno ad un programma minimo compatibile con lo spirito e la lettera della nostra Costituzione, nata dalla Resistenza.

Questi Comitati dovranno essere aperti senza distinzione a tutte/i quelle e quelli che condividono questo programma minimo – concepito come una sintesi preliminare dei punti più cari alla sinistra autentica. Sopratutto, dovranno essere aperti a chi è disponibile per elaborarlo più specificamente in comune, con la speranza di arrivare, dal basso, all’emergenza di un Partito della Rivincita Sociale italiano ed europeo.

Una volta radicati sul territorio, i Comitati decideranno come organizzare il Partito. Intanto, l’appartenenza al nuovo Partito sarà compatibile con l’appartenenza ad altri partiti o gruppi di pressione già esistenti, i quali parteciperanno alla costituzione dei Comitati. Nell’implementazione di questo principio aperto di coesistenza delle appartenenze, si chiede solo onestà con se stessi, e rispetto degli obblighi scaturiti dall’appartenenza al nuovo Partito. Il principio federativo fu sempre importante per la sinistra autentica.

Alla sua formazione, i Comitati cittadini potranno scegliere di trasformarsi in comitati di base del Partito stesso. Questi Comitati di base eleggeranno i Comitati regionali con diritto di richiamo. Il comitato nazionale sarà scelto dai stessi Comitati di base con consulta diretta dei membri (Internet). Il programma sarà scritto dal Congresso quinquennale, con tenuta fissa non rimandabile, e dovrà essere sottomesso al voto approvativo dei Comitati di base. Congressi straordinari potranno essere convocati ma nessuno cambiamento del programma deciso fuori dai Congressi potrà avvenire senza l’approvazione con referendum interno dei Comitati di base. Anche questi mi sembrano principi condivisi dalla sinistra autentica alla luce delle lotte degli ultimi 10-15 anni, ma comunque sono solo indicativi, dovendo essere decisi e dettagliati in comune. In effetti, il primo Congresso del Partito della Rivincita Social agirà come una assemblea costituente della sinistra del XXI secolo.  

E arrivata l’ora della rivincita sociale dei popoli, in Italia ed in Europa.

Paolo De Marco 

Per contattarmi: [email protected]

4) APPENDICE: Lineamenti della nuova definizione dell’anti-dumping.

 « Una definizione tecnica standard del dumping consiste nel atto di fatturare un prezzo più basso per merci simili nel mercato straniero rispetto a quello imposto nel mercato domestico.»

« Se una economia esporta un prodotto ad un prezzo più basso del prezzo normalmente fatturato nel proprio mercato domestico, o se vende ad un prezzo che non raggiunge interamente il prezzo di produzione, si dice che c’è un dumping del prodotto.»

« Secondo la nota a piè di pagina 2 dell’Accordo di anti-dumping, le vendite domestiche di prodotti similari sono sufficienti per servire di base al valore normale se raggiungono il 5 % o più delle vendite del prodotto considerato nel mercato di importazione. Questo viene spesso riferito come the-five-per-cent or home-market-viability test. Questo test si applica globalmente paragonando quantità di simili prodotti venduti nei mercati domestici e stranieri. »

« (Nella UE) l’investigazione di dumping paragona essenzialmente i prezzi domestici dalla nazione incriminata con i prezzi di prodotti importati nel mercato europeo. Pero, una seria di regole vanno applicate prima di arrivare al calcolo del margine di dumping. Il concetto di « mercato analogo » rimane molto contenzioso. Alcune nazioni esportatrici non hanno ottenuto lo « statuto di economia di mercato » dalla UE: La Cina né costituisce un esempio dato che il suo mercato viene considerato come « state-sponsored capitalism », ovvero capitalismo sostenuto dallo Stato. In questi casi il DG Trade non può utilizzare i prezzi domestici come misura equa. Un’industria esportatrice particolare può anche perdere il suo statuto di mercato se il DG Trade conclude che questa industria riceve assistenza governativa. »

« Similari ai prelievi di anti-dumping ci sono i ”countervaling duties”. La differenza sta nel fatto che questi ultimi cercano solo a compensare onerose sovvenzioni mentre i prelievi anti-dumping compensano per l’onero creato dal dumping.»

« La Politica Agricola Comune dell’Unione Europea fu spesso accusata di dumping anche se riforme significative furono iniziate come parte dell’Accordo per l’Agricoltura del Uruguay Round durante i negoziati del GATT nel 1992, come pure in susseguenti riforme incrementali, notabilmente l’Accordo del Lussemburgo del 2003.», in http://en.wikipedia.org/wiki/Dumping_(pricing_policy) (traduzione mia)

Commento: (Al quale dovrà essere aggiunto il mercato finanziere globale, incluso il shadow banking. Oggi non è armonizzato né per i ratio, né per le regole di contabilità ecc., …)

La transizione verso una migliore definizione dell’anti-dumping deve essere fondata sopra la « struttura di v », cioè la struttura del capitale variabile, corrispondente alla paga minima legale, almeno all’inizio. Includerebbe i contributi su busta paga, prima di tutto la Cig, la pensione, la sanità e le allocazioni famiglia. Questi costituiscono parte vitale del costo di produzione minimo accettabile. Verrebbero calcolati durante il periodo di transizione in attesa dell’elaborazione di una scala salariale più raffinata, fondata sullo stesso principio. Intanto, il principio del countervailing duty verrebbe applicato – particolarmente perché oggi non è più in dubbio il dannoso effetto sull’equilibrio macroeconomico prodotto dall’attuale definizione dell’anti-dumping. Come sappiamo, questa esclude ogni riferimento ai diritti sociali oppure ai criteri ambientali, benché questo producesse una spirale economica negativa che anche Blanchard al FMI fu costretto di notare! Similarmente, questo estende il principio dei mercato paragonabili: di fatti, anche i mercati capitalisti aperti non sono identici, non applicano regole identiche e possono anche appartenere ad un’unione monetaria diversa – vedi la Polonia e l’Italia nel caso Electrolux ecc … In modo che il risultato diventa negativo per tutti, operai come capitalisti, perché i salari e i contributi sociali vengono messi in questione, e di conseguenza pure il margine del profitto. Va ricordato che la « struttura di v » rappresenta attorno a 65 % della domanda interna, in modo che intaccarla ammonta a tagliare il rame sul quale si è confortevolmente seduti.

L’implementazione della nuova definizione dell’anti-dumping andrà da se. Il prezzo di vendita sarà aggiustato dal esportatore – per creare un Fondo operaio domestico -,  oppure sarà sottoposto ad una nuova IVA speciale importazione: il bar-code segnalerebbe il prodotto come prodotto di importazione in modo che l’IVA-importazione sarebbe prelevata secondo il prezzo dell’etichetta poi letto dallo scanner alla Cassa. Basta un’addizione al protocollo di tracciabilità. Non ci sono grandi problemi di implementazione né per i componenti né per i prodotti finiti importati. Preme solo sapere quanti lavoratori a tempo parziale furono coinvolti nella produzione , questo numero essendo valutato secondo il salario minimo legale prevalente nella nazione importatrice. Una variante potrebbe prevedere un numero tollerabile di tempi-parziali espressi in termine del salario minimo legale.

L’unica cosa da considerare sarebbe la content rule, ovvero la determinazione del contenuto di origine intra-zona – ad esempio quella imposta nella Nafta e nella UE. Come pure le barriere doganali residuali altrove. Oggi, questa regola del contenuto minimo intra-zona viene indebolita e minata dai nuovi trattati di libero scambio bilaterali e multilaterali, e comunque funziona in modo perverso. O favorisce una concentrazione di attività alte di gamma nelle aree metropolitane che funzionano già come technopoli, dato che cumulano vantaggi acquisiti in termini di fattori di localizzazione tali infrastrutture, servizi, ambiente, livello di vita ecc., oppure favorisce McDo jobs e paghe di maquiladora. Perciò, sarebbe meglio liberare l’intero mercato globale, ma in maniere intelligente tramite la nuova definizione dell’anti-dumping fondata sopra un costo di produzione minimo – che includerebbe dunque la paga minima legale con tutti i suoi contributi sociali. Ne risulterebbe una protezione dell’equilibrio macroeconomico e nel stesso tempo sosterrebbe la solvibilità dei mercati domestici, rendendoli più attrattivi agli investimenti esteri.

L’unica questione rimanente concernerebbe l’effetto prevedibile dell’uso come base di calcolo della paga minima legale – che, comunque, fa la sua entrata nei Stati Uniti ed in Germania. L’effetto negativo  sulla mobilità del capitale sarebbe inesistente, almeno in termini di mobilità qualitativa e tecnica. Il suo effetto sulla scala salariale potrà portare ad una riduzione delle disparità salariali esistenti (queste vanno dal 1 a 14 negli anni 60, dal 1 a 500 e più oggi, cosa puramente grottesca; comunque, l’impatto sarebbe più sentito sugli scalini più bassi della scala.) Sarà comunque un effetto positivo dato che il sistema andrebbe a pari passo con cicli ricorrenti di riduzione del tempo di lavoro secondo il tasso reale di produttività (microeconomico) delle imprese, ed il tasso reale di competitività macroeconomico della Formazione Sociale considerata. In modo che i salari individuali aumenterebbero con gli incrementi reali di produttività – minimizzando gli effetti sul prezzo nominale – ma avrebbero un impatto più forte in termine di domanda interna, dato che implicherebbero la bonifica dei servizi sociali esistenti pagati collettivamente – oppure secondo il regime preferito in ogni nazione. Il sistema pubblico avrebbe comunque un vantaggio perché meno oneroso in termine di PIL pro capite, mentre offre uno accesso universale ai servizi. (I regimi di sanità e di pensione pubblici costano molto meno dei loro concorrenti privati, semplicemente perché sprecano meno. Ad esempio, il peso dei regimi di pensione di casa portarono giganti come GM e Chrysler alla bancarotta, necessitando un oneroso salvataggio su fondi pubblici.)

L’effetto cibernetico positivo della competitività sopra la produttività è la chiave di un modello di sviluppo socio-economico bene equilibrato, anche se questo viene negato dal paradigma marginalista dominante e dalla sua auto-distruttrice « public policy ». Non sorprende perché questo fallace paradigma è ontologicamente incapace di coniugare micro e macro economia, oppure di concepire un modello di scambio più sofisticato del sistema di baratto. In effetti, per questo fallito paradigma, la moneta è solo un dietro-pensiero, in modo che i fenomeni monetari – inflazione, deflazione ecc. – non sono concepibili scientificamente al suo interno. E meno ancora la speculazione la quale non può essere confusa con il credito capitalista. Nondimeno molti epigoni della teoria dei cosiddetti « mercati efficienti » vengono coronati con il falso analogo in economia del Premio Nobel, conferito dalla Banca centrale svedese.

Intanto, mettendo a riparo la base sociale basandola sopra la logica del salario minimo legale, i programmi sociali potranno essere migliorati ancora secondo il peso relativo dei contributi sociali sulla rimanente scala salariale – la quale rimane sempre costretta dalla produttività e dalla competitività reali in modo da preservare la razionalità economica e la sostenibilità del sistema. Questo effetto positivo potrebbe essere incrementato grazie alla logica mutualistica e/o alla solidarietà nazionale, cioè grazie ai principi inerenti ad ogni sistema pubblico.

Ovviamente, le entrate fiscali dello Stato sarebbero ristabilite e incrementate. Questo costituirebbe la vera strada verso il consolidamento fiscale. Una nuova Età di prosperità globale seguirebbe. Di più, nel caso della tassa all’esportazione auto-prelevate dai paesi esportatori, questa porrebbe le basi per una rapida corsa all’equiparazione dei programmi sociali domestici con quelli globali più elevati. Si metterebbe in moto un’emulazione globale dei migliori parametri, invece dell’attuale logica della corsa auto-distruttiva verso il basso, tramite l’attuale social dumping neoliberale.

Va sottolineato che, basandosi sul salario minimo legale, il regime commerciale mondiale diventa equo e facilmente leggibile: il libero scambio o free trade verrebbe sostituito con il fair trade globale. Ma questo suppone un’estensione del nuovo calcolo dell’anti-dumping al lavoro a tempo parziale, strettamente volontario – si tratterebbe di un minimo di 24 ore settimanali, ma con tutti i contributi sociali legati al salario minimo legale, oppure ai gradini corrispondenti della scala salariale. Una percentuale tollerabile di tempo parziale sarebbe determinata per ogni industria, altrimenti si caderebbe nella concorrenza sleale. La legislazione originale del Kürzarbeit fece proprio questo all’interno, cioè determinò i livelli massimi di Kürtzarbeit disponibili per le aziende e le industrie, il che, in modo ancillare mantenne in vita gli utili negoziati con i sindacati. Anche questo potrebbe essere facilmente gestibile tramite la meccanica del countervailing. In realtà, dato che tale sistema è suscettibile di stabilizzare gli ammortizzatori sociali, la flessibilità necessaria del lavoro verrebbe ottenuta con il ripristino del facile accesso alla Cig per ragioni stagionali o di congiuntura economica, come pure col uso dello straordinario legalmente disponibile. Il tempo parziale procurerebbe flessibilità addizionale – incluso gli impieghi per studenti di 10-ore massimo a settimana in area connesse alle loro specializzazioni, in modo da creare polivalenza preparando l’accesso al mondo del lavoro, e contribuendo pure così a ridurre il tasso di abbandono scolastico. Ma questo risponderebbe ad una logica diversa, cioè una logica sociale: sarebbe una scelta puramente volontaria.

Per il resto, ogni Formazione Sociale Nazionale rimarrebbe libera di gestire i propri affari secondo le proprie scelte, ma senza causare disagi a nessun’altra nazione: questo incarnerebbe la vera « anti-beggar-thy-neighbor policy. » Neanche Cordell Hull potrebbe obiettare, mentre Walt Whitman Rostow potrebbe concedere che tale sistema è suscettibile di produrre un rapido « decollo » socio-economico! Allora saremmo in grado di giudicare in termini pratici se il sistema fondato sulla « sovrappiù sociale » risulta o non superiore a quello fondato sopra il brutale e cinico « workfare » monetarista … Con la speranza che l’emulazione positiva seguirebbe.

Prima di tutto, questo metterebbe fine alla discriminazione risultante della regola del contenuto attuale, sostituendola con una razionale mobilità qualitativa e tecnica senza limiti del capitale al livello mondiale. Questa risulterebbe positiva anche per l’ambiente: In effetti, ridurrebbe le nocive strategie di ottimizzazione intra-aziendali, spingendole fuori di una logica di corsa verso il più basso salario mondiale, in particolare perché la nuova base di calcolo fondata sul salario minimo legale si applicherebbe tanto ai componenti quanto ai prodotti finiti. Una re-industrializzazione moderna ad alta intensività energetica seguirebbe, in modo che anche gli ambientalisti otterrebbero la loro « regola del chilometro zero », almeno secondo una buona e non-discriminatoria approssimazione facile da implementare.

Grazie a questo le altre variabili ambientali potranno essere mantenute fuori del calcolo perché troppo soggettive, e spesso troppo ideologiche. In compenso – dato che gli Stati avranno ricuperato il loro potere di spendere – il principio di precauzione verrebbe applicato. Si applicherebbe a tutti gli attori economici, tanto domestici quanto esteri. Idem per le regole domestiche rilevanti delle tasse sul riciclaggio, vitali per lanciare una politica ecomarxista sotto-giacente su grande scale: cioè, il riciclaggio completo fondato sulla pianificazione preventiva di nuovi cicli di vita dei prodotti, la riproduzione delle materie prime e delle risorse necessarie, in modo naturale o artificiale, come pure lo sviluppo di sostituti massificabili.

Entreremmo allora in uno Nuovo Ordine Economico Mondiale pluralista, uno che sarebbe ancorato sul principio della nazione più favoreggiata – accesso non discriminatorio alle risorse – ed al ritorno al principio pacifico di sicurezza collettiva.

La competizione tra Nazioni diventerebbe pacifica e qualitativa. I regimi in competizione sarebbero plurali ma non conflittuali. La fine del regime di protezione legato alle patenti seguirebbe logicamente; in ogni caso, le patenti emergerebbero principalmente dalle università e dai centri di ricerca pubblici, e verrebbero depositate all’UNESCO con accesso universale; durante la fase transitoria il loro uso sarebbe bilaterale o multilaterale ma fondato sulla reciprocità. La competizione tra aziende avverrebbe sulla base del differenziale organizzativo e di efficienza, come pure sulla base delle loro economie di scala senza limitazione per la loro portata globale. Questo sistema garantirebbe una rapida diffusione delle migliori tecniche e delle migliori pratiche, come pure del impiego di buona qualità.

 NOTE:

 * Thomas Paine, Rights of Man, Wordsworth Editions Limited, 1996, p 188, « Chapter V: Ways and Means of Improving the Conditions of Europe, interspersed with Miscellaneous Observations ». In questo importantissimo capitolo, Thomas Paine espone i principali programmi sociali degni di una Repubblica civilizzata, cioè l’educazione pubblica, la sicurezza sociale e le pensioni, l’assicurazione contro la disoccupazione, la sanità pubblica, la politica fiscale progressiva, un governo e una burocrazia snelli ma efficaci, una armata ridotta. Utilizzò i dati fiscali disponibili all’epoca per dimostrare che tale scelta costerebbe meno caro paragonata all’oneroso sostegno dei re ed aristocratici ed altri parassiti del genere. Basta sostituire banchieri e CEO-CFO per re e aristocratici per cogliere la giustezza e la modernità del pensiero politico di Thomas Paine.

1) Il piano Electrolux per l’Italia: “Salari dimezzati agli operai”http://www.repubblica.it/economia/2014/01/27/news/electrolux_sindacati_crisi-77067887/?ref=HREA-1(Si, Vedi pure: Electrolux: tra banditismo padronale e complicità politiche e sindacali Mercoledì, 29 Gennaio 2014 10:16 Usb Lavoro Privato http://www.contropiano.org/archivio-news/documenti/item/21831-electrolux-tra-banditismo-padronale-e-complicita-politiche-e-sindacali

2) Vedi il Compendio di Economia Politica Marxista nel sito www.la-commune-paraclet.com

3) Jobs Act. “Servono dettagli e prevede molti investimenti”

L’intervento del ministro del Lavoro: “La proposta non è nuova”. “Sono state fatte scelte per far ripartire economia e lavoro” Citazione: « Il responsabile del Lavoro prosegue quindi spiegando come “noi adesso abbiamo ogni trimestre  circa 400 mila assunzioni a tempo indeterminato e circa 1 milione e 6 a tempo determinato. » http://www.repubblica.it/politica/2014/01/09/news/job_act_renzi_i_dubbi_di_giovannini_servono_dettagli_e_prevede_molti_investimenti-75459506/?ref=HREC1-1

4) Vedi la critica del libro di Gutgeld in http://www.la-commune-paraclet.com/Book%20ReviewsFrame1Source1.htm . Secondo S’inspirer de la Bible pour repenser le social Richard Sitbon (DR. Caroline Haddad) economista, direttore al ministero del Tesoro israelinao    http://www.latribune.fr/opinions/tribunes/20140129trib000812521/s-inspirer-de-la-bible-pour-repenser-le-social.html. Questo tizio vuole subordinare l’economia alla bibbia ebrea, difendendo la preminenza della finanza speculativa alla quale tutto il resto, in tutti i paesi del mondo, dovrebbe essere assoggettato. Non esita neanche a fare un poco di gematria per « dedurre » il sistema sociale minimo accettabile secondo queste vere e proprie scemenze arcaiche. E non ricorda neanche che la bibbia ebrea chiama per la rimessa a zero ogni 50 anni: principio che dovrebbe anche valere per le banche, dunque senza salvataggio pubblico. Comunque, non è senza interesse notare le forti similitudini con il programma di Gutgeld e di Renzi. Non si tratta di una coincidenza. Preme ricordare il Faust di Goethe quando Mefistofele spiega che il migliore modo per distruggere il mondo consiste nel controllo e nel uso del denaro. Ecco il ragionamento – Spinoza direbbe il « delirio » – di questo tizio, poi non tanto diverso da quello di Milton Friedman, di Yoland Bresson o di Casaleggio-Grillo relativo a « reddito minimo di base », cioè, la generalizzazione della precarietà per le tribù meno elette delle altre in questa nuova « Animal Farm » (Orwell): « Nel testo biblico originale in ebraico il nome dell’albero « echel » corrisponde alle iniziali di tre termini che si traducono come cibo, bevanda e alloggio. Questi termini esprimono il minimo vitale che una società deve offrire ad ognuno. Attualizzare nelle nostre società moderne quest’idea, significherebbe offrire ad ogni adulto un « reddito minimo di sopravvivenza ».» Non sembra si debba aggiungere altro, a parte ricordare che questi principi sono diametralmente opposti a quelli sanciti dalla nostra Costituzione repubblicana!

5) http://www.repubblica.it/economia/2014/01/29/news/electrolux_crisi_zanonato-77183571/?ref=HREC1-10

6) http://alternatives-economiques.fr/blogs/chavagneux/2014/01/06/pourquoi-le-pacte-de-responsabilite-n%E2%80%99ameliorera-pas-les-marges-des-entreprises-et-ne-creera-pas-d%E2%80%99emplois/

7) Vedi il Conto trimestrale delle amministrazioni, www.istat.it/it/archivio/72103p 2 (Riassunto : II trimestre 2012 in milioni di euro : imposte dirette : 56 691; imposte indirette :57 996; totale entrate in conto capitale : 1 524 (- 0,2 sul I trimestre)

8) La crescita che non c’è e i trucchi statistici 18 sabato Gennaio 2014 08:34 http://www.contropiano.org/economia/item/21602-la-crescita-che-non-c-e-e-i-trucchi-statistici Vedi pure: http://www.latribune.fr/actualites/economie/france/20140117trib000810219/le-15-mai-prochain-la-france-sera-plus-riche-.html

9) La signora delle venti poltrone, Lady Mastrapasqua imita il marito Maria Giovanna Basile, consorte di Mastrapasqua, ha molti incarichi, dalla Rai all’Aci, con una forte presenza nella sanità. I rapporti con Forza Italia hanno origine dall’amicizia con il figlio di Gianni Letta; di ALDO FONTANAROSA e ROBERTO MANIAhttp://www.repubblica.it/politica/2014/01/29/news/moglie_mastrapasqua-77176169/?ref=HREC1-3Vedi pure la Nota 14 qui sotto sullo svuotamento sistematico dell’Inps.

10) Stipendi d’oro ai dirigenti pubblici «Sono il triplo della media Ue»

MILANO  DOPO greci, portoghesi e spagnoli siamo il Paese europeo che ha gli stipendi più bassi. Ma i nostri dirigenti pubblici sono i più pagati d’Europa con compensi pari a quasi il triplo della media Ocse. Secondo un rapporto dell’Organizzazione a cui aderiscono i 34 Paesi più sviluppati, la … http://qn.quotidiano.net/primo_piano/2013/11/15/982414-stipendi_dirigenti_pubblici.shtml

Vedi pure: Paperoni di Stato: redditi, nomi e cariche nel rapporto del Governo Nel rapporto annuale di Palazzo Chigi, nomi, redditi, beni immobili e immobili, cariche dei manager più pagati dallo StatoPubblicato il 31/01/2014 in Soldi   http://www.quifinanza.it/8381/soldi/carriere-di-stato-nomi-cognomi-redditi-nel-rapporto-governo.html

11) Cig, nel 2013 superato il miliardo di ore. Volano domande disoccupazione: +32%

Il calo delle ore in cassa integrazione (-1,36% sul 2012) è dovuto interamente alla riduzione della cassa in deroga (-22,93%). All’Inps oltre 1,9 milioni di richieste di sussidio nei primi undici mesi dello scorso anno http://www.repubblica.it/economia/2014/01/08/news/inps_cassa_integrazione-75402881/?ref=search

Cgil: “La Cig 2013 è costata 4,1 mld”. Ogni lavoratore ha perso 8mila euro

http://www.repubblica.it/economia/2014/01/18/news/lavoro_cassa_integrazione-76259739/?ref=HREC1-25

12) http://fr.wikipedia.org/wiki/Yoland_Bresson

13) http://www.quifinanza.it/6533/foto/vecchiaia-a-nord-invalidita-a-sud-mappa-delle-pensioni-in-italia.html#1

14) Chômage des seniors : l’avis explosif de l’OCSE http://www.lemonde.fr/politique/article/2014/01/30/chomage-des-seniors-l-avis-explosif-de-l-ocde_4356779_823448.html . Nota aggiunta 6 febbraio 2014: L’Inps è già svuotata. Sui disavanzi già per il 2014, 2015, 2016 vedi l’articolo Inps, patrimonio azzerato in quattro anni Per il 2014 un buco da quasi cinque miliardi.
http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2014/02/04/news/pensioni_in_rosso-77656551/

15) Vedi il capitalo « La struttura di v » : Salario individuale, salario differito, reddito globale netto dei focolari, nel saggio Uscire dall’euro non serve, serve mettere fine al regime di banca detta universale. In Download Now in http://www.la-commune-paraclet.com/livresFrame1Source1.htm#livresbookmark

16) Crisi, al 12% degli italiani non basta lo stipendio: peggio solo Romania e Grecia

http://www.repubblica.it/economia/2014/01/21/news/crisi_al_12_degli_italiani_non_basta_lo_stipendio_peggio_solo_romania_e_grecia-76541971/?ref=HREC1-14 Vedi pure La disoccupazione sale al 12,7% La novembre resta record dal 1977

http://www.repubblica.it/economia/2014/01/08/news/disoccupazione_novembre_2013-75384880/?ref=HREC1-2Vedi pure Eurispes: “Un italiano su tre non arriva a fine mese”. Ma una speranza c’è

Difficoltà, pessimismo e una speranza. Ecco l’Italia fotografata dal Rapporto Eurispes 2014 http://www.quifinanza.it/8380/foto/eurispes-italiano-su-tre-non-arriva-a-fine-mese-ma-c-una-speranza.html#6

Pubblicato il 30/01/14 in Economia

Sebbene i mercati finanziari inizino a restituire qualche prospettiva di crescita, sul piano dell’economia reale l’Italia resta un Paese in grossa difficoltà, dove quasi un cittadino ogni tre non arriva letteralmente alla fine del mese con le proprie entrate, deve ricalibrare i propri consumi ed è costretto ad intaccare i risparmi privati. E’ il risultato dell’indagine Eurispes condotta a cavallo tra dicembre e gennaio.

17) Le rapport qui a imposé les politiques d’austérité est totalement faux

http://www.humanite.fr/social-eco/le-rapport-qui-impose-les-politiques-dausterite-es-520573

18) Legge elettorale, ecco l’Italicum

http://www.repubblica.it/politica/2014/01/20/news/legge_elettorale_ecco_il_modello_italicum-76486384/?ref=HREC1-1

Sulla legge truffa : si nota che nel 2013 ci furono 34 002 525 elettori effettivi. 4,5 % rappresentano 1 530 113, mentre 8 % rappresentano 2 720 202 elettori. Un partito che non raggiunge 8 % viene semplicemente cancellato dalla rappresentanza parlamentare se non accetta l’obbligo di entrare in modo subalterno in una coalizione. Non sembra che così si rispetta l’uguaglianza dei cittadini-elettori – sotto il 4,5 % sono eliminati se non si coalizzano. Non si rispetta neanche nei suoi effetti quando sono costretti, per non sparire, ad entrare in una coalizione senza nemmeno potere negoziare il loro sostegno. Si tratta di un golpe contro la democrazia e contro la Costituzione. Di più, questo sistema non creerà vera stabilità programmatica visto che i parlamentari italiani non sono costituzionalmente assoggettati a nessuna disciplina di partito. In oltre, la cancellazione anticostituzionale della rappresentanza democratica di milioni di cittadini non potrà avere altro sbocco se non quello di portare pericolosamente il conflitto politico e sociale nelle arene extra-parlamentari: cioè, un vero complotto contro la stabilità e la serenità del Paese. Perciò fu già previsto l’uso più aggressivo del Martello Nietzschiano trasformando tutti i rivali seri, esterni o interni, in « terroristi » da combattere in modo preventivo con la criminale dottrina della guerra preventiva ed il suo complemento domestico, il Patriot Act tradotto in lingua nazionale in Europa e altrove …

In realtà, questa legge di ispirazione vigliacca è fatta su misura, dunque illegalmente, per eliminare il M5S ed i cosiddetti piccoli partiti. Fu detto chiaro e tondo come l’O di Giotto. Ma fu anche ideata su misura per inquadrare l’assediato Berlusconi. Berlusconi non potrà presentarsi alle elezioni visto che fu cacciato fuori dopo la lettera di commissariamento di Trichet – la quale sbloccò ad un botto i processi . Ma Forza Italia ritiene un cosiddetto « potere di nuocere ». Ad esempio con la demagogia  dell’IMU contrapposta alla demagogia IMU-MPS di Monti ed altri trasversali. Perciò, viene inquadrato salvando Alfano (l’abbassamento della soglia dal 5% al 4,5 % fu fatto su misura proprio per assicurare questo salvataggio in base agli ultimi sondaggi), mentre il salva-Lega toglie a FI la possibilità di arrivare in testa al primo turno. Come sanno tutti, la percentuale regionale nordista della Lega è sostanzialmente più grande della sua percentuale nazionale, mentre se FI guadagna con l’appoggio di Alfano e della Lega non presenterà più nessuno pericolo per il potere finanziere dominante in Europa. Bensì FI presenterà sempre un grave pericolo per la classe operaia e per i ceti medi sacrificati alla crisi ed al mondo degli affari più oscuro del nostro Paese. Si dice che con le sue posizioni sulle preferenze Berlusconi salva i nominati mafiosi o meno legittimi all’interno di FI e di altri partiti. Così Gutgeld-Renzi hanno trasformato l’indebolito ed assediato Berlusconi e FI in lavoratori incoscienti per il proverbiale « Re di Prussia ». Tutti essendo trasversalmente d’accordo per seppellire la Costituzione, anche nei suoi principi cardini.

Per quello che riguarda Grillo-Casaleggio, il loro progetto di « accarezzare », cioè di affossare, i partiti politici assieme al loro finanziamento pubblico, sembra arrivare a termine. Logicamente, nel quadro della nuova legge truffa, dovranno pure affossare il M5S per non nuocere ai poteri forti, i quali desiderano il bipartitismo. Così, si spiegherebbero le oltranza ed insulti mirati a discreditare il proprio partito, mantenendolo sotto l’8 %. I membri onesti del M5S debbono prendere atto.

La Legge va ovviamente rispettata finché non sia possibile modificarla democraticamente, pero questo non impedisce la critica. A parere mio, a parte l’interpretazione troppo larga del principio di permanenza istituzionale – la nomina della Corte stessa essendo in questione – la Corte Costituzionale ha errato gravemente per quello che riguarda le soglie elettorali: la nostra Costituzione non riconosce nessuna soglia perché questo andrebbe contro il principio di uguaglianza anche nei suoi effetti prevedibili; in oltre, la Costituzione concepisce le elezioni come metodo per garantire la più autentica rappresentanza dei cittadini – e per vietare la re-edizione di golpi del tipo mussoliniano – non certo per creare artificialmente stabilità governativa.

Ci vuole poco sforzo per costruire un sofisma a ritroso: si pone in primo piano il principio di stabilità governativa, non presente nella Carta, subordinando così un suo principio cardine, l’uguaglianza. Nella premessa secondaria si giustificano le pratiche elettorali sin dal 1994 da correggere solo marginalmente. In conclusione, si estrae un metodo infallibile per misurare l’uguaglianza tollerabile ai nuovi poteri forti: esattamente quanto ci vuole per assicurare la stabilità con il bipartitismo, ecco il nuovo metro dell’uguaglianza repubblicana! Almeno Gutgeld ammetteva di lato che si trattava di « equità » neoliberale.  

La Consulta erra gravemente quando fa appello a testi dell’Assemblea costituente per legittimare le soglie. Perché esistono altri testi in senso opposto, e sopratutto perché i documenti di lavoro dell’Assemblea non possono servire per capovolgere il testo stesso della Costituzione. Come pure non si può pretendere che la norma europea possa legittimare le soglie in Italia: in Italia, vale la Costituzione italiana. E di fatti, anche se il rigore è sempre mancato in un Paese che conosce più il Manifesto di Spinelli nonché la Costituzione stessa, le direttive europee vanno necessariamente tradotte in italiano. Cioè, non solo nel senso linguistico, ma sopratutto nel senso della loro compatibilità con il testo e con lo spirito della Costituzione, espressione della volontà del popolo sovrano. Basta solo guadare alla Corte di Karlsruhe e alle pratiche tedesche per capire il ruolo legittimo di una costituzione nazionale in ambito europeo.

Le leggi elettorali sono compito dei cittadini e del Parlamento, non di oscuri accordi di dietro-botteghe. Secondo me, una legge elettorale rispettosa della Costituzione avrebbe questo aspetto: il sistema proporzionale puro ma con due turni. Al primo turno, il 50 % dei seggi verrebbe attribuito secondo il metodo proporzionale puro. Al secondo turno varrebbe la maggioranza relativa nelle circoscrizioni elettorali  per eleggere l’altro 50 % dei parlamentari. Il secondo turno avrebbe luogo due settimane dopo il primo, permettendo negoziati di coalizione – cioè, programmatici – che garantirebbero la leggibilità e la stabilità parlamentare. Governi di minoranza rimangano possibili ma, in un tale sistema, questi dimostrano di corrispondere meglio ai desideri dell’intero elettorato piuttosto che a quelli delle organizzazioni di partito – o caucus. Il caso tedesco ne fa la prova. Le liste sarebbero corte, rispetterebbero la parità uomo-donna e darebbero la possibilità di scelta ai cittadini. Nel primo turno l’elettrice o elettore sceglie il partito e il candidato preferito -dunque il programma ed il metodo di portarlo avanti. Nel secondo turno o si vota per una coalizione o si elimina chi non piace. In ambedue i casi la decisione viene sempre presa dalle/o cittadine/o in coscienza con una chiara aspettativa del risultato. Il finanziamento dovrebbe essere strettamente pubblico e la presenza mediatica almeno proporzionalmente garantita. Al limite, il finanziamento pubblico potrebbe marginalmente favorire le coalizioni. Il Senato andrebbe abolito come organo ormai ridondante, ma questo necessiterebbe una riforma costituzionale; in tanto verrebbe eletto secondo lo stesso sistema senza essere illegalmente trasformato in Camera delle regioni visto che, a parte le autonomie storiche, la nostra Costituzione dichiara la Repubblica essere « una e indivisibile ». L’abolizione del Senato sarebbe positivamente compensata con la modifica delle regole di funzionamento della Camera, notabilmente con l’abolizione dei progetti di legge multi-oggetto o omnibus, con la verifica automatica dei pregiudiziali di costituzionalità – l’ultima spettando al Presidente della Repubblica – e con l’obbligo per i comitati parlamentari di consultare le organizzazioni della società civile su richiesta di almeno un terzo dei parlamentari, in modo da permettere un input cittadino nei processi legislativi della democrazia rappresentativa. (Va sottolineato che al contrario di quello che sta ancora succedendo, la nostra Costituzione prevede modifiche possibili in casi precisi ma solo articolo per articolo, mai in blocco …) Di più, il conflitto di interesse dovrebbe impedire ad un parlamentare in esercizio di effettuare un lavoro diverso da quello legato strettamente alla sua rappresentanza parlamentare: un deputato o un senatore che fa consulenze o un altro mestiere non è più un parlamentare legittimo ma un membro di una lobby. Regole attenenti al conflitto di interesse dovrebbero essere imposte dal Consiglio europeo se necessario, di preferenza regole comune e chiare; un pool di giudici europei incaricati della lotta contro la criminalità organizzata nell’UE dovrebbe avere il potere di fare rispettare queste regole.

(Nota aggiuntiva: febbraio 2014: Ecco un esempio dei sondaggi che informarono i redattori della legge truffa: http://www.repubblica.it/politica/2014/02/05/news/elezioni_europee_le_intenzioni_di_voto_secondo_ipr_pd_al_primo_posto_fiato_sul_collo_del_m5s-77713090/?ref=search    Secondo questo sondaggio la dinamica del sbarramento spinge la destra e la Lega ad agglutinarsi con FI dunque a vincere al secondo turno. Oltre all’auto-distruzione grillina per servire i poteri forti di controllo, rimane una possibilità, cioè l’alleanza anti-euro e anti-Italia di M5S e della Lega; la demagogia anti-euro portata avanti in questo modo potrebbe anche vincere la maggioranza al primo turno con un slogan del tipo: « Anti-euro: let’s rock the boat!». Insomma una logica da pitre secondo il concetto messe in luce nella mia teoria della psicoanalisi marxista esposta nel saggio Contra pitre sezione Italia di questo sito. In seguito, la nomina di Renzi alla Presidenza del Consiglio dal Presidente della Repubblica Napolitano aggravò le cose. Il nuovo dirigente del Pd Renzi non fu eletto né deputato né senatore. Questo pericoloso e caratteristico precedente apre la porta della Presidenza del Consiglio e dunque all’impunità parlamentare al condannato Berlusconi nel caso in cui FI assieme ai suoi alleati guadagnano le prossime elezioni legislative. Non c’è più bisogno di ricorrere alla grazia presidenziale quasi impossibile da conferire senza grave discredito. Si verifica così una cinica farsa contro il popolo italiano e contro la magistratura.  )

Nota aggiuntiva del 11 Febbraio 2014 . Le derive anticostituzionali di Renzi-Gutgeld non si fermano alla legge elettorale truffa ed alla riformulazione del Titolo 5 della costituzione per permettere la privatizzazione anche a livello locale. La loro ossessione anti-democratica e Censitaria raggiunge nuove vette con la proposta riforma del Senato che mira alla distruzione della forma bicamerale del parlamentarismo italiano. Il Senato diventerebbe una cameraccia alta delle autonomie non eletto e non stipendiato – alla faccia della Costituzione che sancisce « una Repubblica una e indivisibile» con un bicameralismo eletto! Come ben sappiamo il sogno dei Federalisti europei e dei loro banchieri speculativi rimane la distruzione degli Stati nazioni – culla della democrazia fondata sul principio del popolo sovrano –  questi dovendo essere sostituiti da Regioni europee subordinate alla BCE a suo turno subordinata alla finanza speculativa apolide ed alla « governance privata globale.» Dunque la proposta non sorprende. Le elezioni non servono più! In modo paradossale questo dimostra la sorda paura che questi putativi « maestri del mondo » che non conoscono Sutonio, hanno del popolo sovrano . A mio aviso non hanno torto di avere paura. Vedi http://www.economist.com/news/europe/21595054-new-centre-left-leader-reaches-accord-his-biggest-opponent-thatif-it-passescould-give In Italian see http://video.corriere.it/renzi-ecco-mio-senato-150-tutti-senza-stipendio/f3b16d92-8f22-11e3-8c4a-c355fa4079e9    

Vedi pure Napolitano, l’annuncio dei 5 Stelle: “Presentato l’impeachment”

http://www.repubblica.it/politica/2014/01/30/news/impeachment_napolitano-77264514/?ref=HREA-1

(Il processo è: commissione parlamentare; voto del parlamento riunito (parlamento filosemita nietzschiano, eletto con leggi truffe), l’ultima parola spettando ad una Corte costituzionale in parte nominata da questi stessi parlamenti. Se poi il dibattito pubblico si fa senza un minimo di decoro, si perde anche l’aspetto didattico di massa, ed il processo serve allora solo a dare un pretesto alla Corte per imbiancare tutte e tutti in modo preventivo …) 

19) Vedi in Download Now nella Sezione Livres-Books « Uscire dall’euro non serve, serve mettere fine al regime della banca universale.» www.la-commune-paraclet.com

20) Tutti i rischi dell’operazione Banca d’Italia 26.11.13 Marcello Esposito http://www.lavoce.info/rivalutazione-patrimonio-banca-ditalia/  

« Ipotizziamo pure che Banca d’Italia “privata” riceva un capitale di 7 mld. Con un dividend-yield del 6%, nello studio si stima che il flusso di dividendi per gli azionisti sia pari a 420 mln. Anche usando la stima più elevata di gettito (1,5 mld), in quattro anni gli azionisti si ripagherebbero l’esborso, senza dover vendere neanche una quota e beneficiando quindi in pieno dell’impatto positivo dell’aumento patrimoniale. Non male, soprattutto se si tiene conto che nel 2012 sono stati distribuiti agli azionisti “storici” circa 70 mln. » . Similarmente ecco cosa possiamo leggere in un articolo intitolato di Xavier Ragot  « Les banques centrales dans la tempête : pour un nouveau mandat de stabilité financière »; accessibile nel sito di Alternatives Economiques http://www.alternatives-economiques.fr/video—les-banques-centrales-dans-la-tempete–par-xavier-ragot_fr_art_633_59808.html . “ Adottando ipotesi di crescita realiste, W. Buiter arriva ad un valore attualizzato dei profitti del sistema europeo delle banche centrali superiore a 3 000 miliardi di euro. Per dare un ordine di grandezza, il debito italiano è di 1840 miliardi di euro e quello della Grecia di 320 miliardi in 2010. Il sistema delle banche centrali possono dunque assorbir una perdita sostanziale senza crescita dell’inflazione e dunque senza tassa inflazionista.” (p 53) …)

21) Uscire dall’euro non serve, serve mettere fine al regime di banca detta universale. In Download Now inhttp://www.la-commune-paraclet.com/livresFrame1Source1.htm#livresbookmark

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