APPELLO / APPEL / APPEAL

Posted: 4th marzo 2014 by rivincitasociale in Politica

PROEMIO - AVANT-PROPOS - FOREWORD (go to the Posts section)

« La politica non è l’arte del possibile bensì l’arte di fare emergere nuove possibilità socialmente più umane » (Marzo 1985)

                                Jure Vetere : l’unico vero tempio è la coscienza umana.

ITALIANO. Vai all’Appello

Care compagne, cari compagni,

E arrivata l’ora della rivincita sociale dei popoli, in Italia ed in Europa. E arrivata l’ora di lavorare tutte/i insieme alla nascita di Comitati cittadini per la Rivincita Sociale capaci di condurre all’emergenza del Partito della Rivincita Sociale. Questi partiti nazionali comporrebbero poi una Federazione Per l’Europa Sociale, che al suo turno farebbe parte di una Nuova Internazionale (senza cifra). Il nome mi sembra importantissimo, perché corrisponde al programma come pure alla voglia di ricatto oggi molto diffusa tra le nostre cittadine e i nostri cittadini.

A questo link troverete un Appello intitolato « E arrivata l’ora della rivincita sociale dei popoli, in Italia ed in Europa ». In riassunto il programma proposto, da dettagliare in comune, è lo seguente:

a) Una nuova definizione dell’anti-dumping – per i dettagli vedi l’Appendice dell’Appello. Nel sistema commerciale globale attuale, la base del calcolo dell’anti-dumping è il salario senza contributi sociali. Noi chiediamo semplicemente che sia il salario con tutti i contributi sociali.

b) La nazionalizzazione del credito per eliminare simultaneamente il debito pubblico ed il « credit crunch », e per toglierci il Fiscal Compact dalle spalle, assieme ai banchieri ed alle loro banche cosiddette « universali » .

c) La laicità, la parità donna-uomo e i diritti civili;

d) L’ecomarxismo, il ripristino del Territorio ed il principio di precauzione;

e) La democratizzazione dell’educazione e della cultura, ed il finanziamento pubblico della Ricerca & dello Sviluppo;

f) La fine della sovra rappresentanza socio-economica e mediatica, come pure la fine della falsa rappresentanza elettorale e democratica – cioè, la fine della falsa rappresentanza elettorale a tutti i livelli, anche al livello sindacale, a dispetto della Costituzione.

g) Il ripudio di ogni intervento estero o di guerra che non sia strettamente difensivo, assieme al ritorno allo spirito ed alla lettera della sicurezza collettiva.

Sottometto quest’Appello alla vostra attenzione, chiedendo cortesemente una risposta. Per arricchire la riflessione comune potete aggiungere un commento a questo Appello – i commenti giudicati non idonei alla deontologia scientifica o cittadina saranno cancellati. Oppure i Comitati in formazione potranno contattarmi all’indirizzo qui sotto per trovare il migliore modo di coordinamento. Mi permetto sopratutto di chiedervi la più ampia diffusione possibile dell’indirizzo di questo sito tra le vostre conoscenze, tra i vostri membri ed altri gruppi amici, almeno se giudicati che questo possa essere utile per lanciare il dibattito e creare una dinamica rivendicativa di fondo. Il sito stesso dovrebbe diventare il vettore di una creazione collettiva. L’emergenza capillare dei Comitati dovrebbe presto trasformarsi in un’onda gigantesca ed autonoma ma organica al popolo delle lavoratrici e dei lavoratori intellettuali e manovali, in breve organica a tutte le nostre e tutti i nostri concittadine/i di buona volontà.  

La rottura radicale col sistema neoliberale attuale non si fa a parole ma bensì militando e organizzandoci per cambiare l’attuale definizione dell’anti-dumping, costruendo il programma attorno a questa domande chiave. Questo renderà tutto il resto possibile.

Perciò, questa nuova definizione deve ricevere priorità assoluta anche perché, interiorizzandone la logica, si muterà radicalmente il « senso comune » della gente, e si creerà gli anticorpi ideologici – nel senso nobile del termine – necessari al nostro popolo, aprendo così la strada alla concezione pratica di un nuovo modello sociale, sostenuto dall’evidenza scientifica, come pure dai principi cardini della nostra Costituzione. Su questa base risulterà possibile costruire una vasta alleanza di classi in vista di « una riforma democratica rivoluzionaria », tranquilla ma capace di andare alle radici dei problemi che confrontano il nostro Paese e la nostra gente.

Alcune/i di voi mi conoscono già tramite le mie e-mail inviate a [email protected], e forse anche grazie al mio sito www.la-commune-paraclet.com. Da qualche mesi, ho effettuato il mio rimpatrio in Italia, a San Giovanni in Fiore, nella mia città nativa in Calabria, col desiderio di essere utile al lavoro di militanza e di organizzazione comune, oggi più urgente che mai.

Vostro,

Paolo De Marco

Per contattarmi: [email protected]

Brevi appunti su Gioacchino pitagorico (24 agosto 2016)

Posted: 24th agosto 2016 by rivincitasociale in Cultura e R&S

(ancora da editare)

Brevi appunti su Gioacchino pitagorico (24 agosto 2016)

  1. Pitagorici e cristiani, particolarmente i monaci.

  2. La Trinità è il divenire secondo Gioacchino.

  3. Il toponimo Fiore vs Jure Vetere.

  4. Pitagora e la gematria dei falsari.

  5. La Tavola XII del Liber figurarum e il tetramorfo.

  6. Le Età di Vico e quelle di Gioacchino.

    (Vedi gli altri testi su Gioacchino nella Sezione Italia del sito www.la-commune-paraclet.com )

 

  1. Pitagorici e cristiani, particolarmente i monaci.

Per essere brevi ecco una citazione: « Artigiano del risveglio: Posidonius, un secolo avanti Cristo.

I Pitagorici di Oriente a Damasco e a Baghdad durante i secoli. Il più noto essendo Aben Esra. Durante la conquista dell’Egizia, questi pitagorici di Oriente furono disseminati. Il pitagorico Leone Sophos si ritrova a Costantinopoli (820). Al-Mamoun fece conoscere l’ordine pitagorico all’imperatore Teofilo. Nel 891, a Costantinopoli Photius pubblicò la vita di Pitagora scritta da uno anonimo … Nella sua giovinezza Costantino fu pitagorico per poi optare per il cristianesimo, vedendoci una religione maggioritaria, arma del potere. Michel Psellus, Jean Italos, Michel Ephèse, Euraste de Nicée, discepole di Italos, Théodore de Smyrne, Georges Acropolite, Pléton, Chrysoloras, Georges Gémiste … Quando l’Impero fu distrutto nel 1453, i Greci più istruiti cercarono la pace in Italia. » in L’énigme Pythagore, Henriette Chardak, Presse de la Renaissance, Paris, 2007. (Ho lasciato i nomi nella versione francese, per ora.)

Si nota che la repressione iconoclasta con l’edito di Leone III Isaurico del 730 portò ad un influsso di monaci basiliani in Italia e particolarmente in Calabria.

Sopratutto, dopo Costantino, i monaci con gli architetti e i medici divennero i gruppi più istruiti tra i quali i pitagorici potevano disseminare il loro metodo scientifico e le loro idee – incluso le cosiddette « menzogne vere  » o « nobili menzogne », ideate per guidare le masse ancora incolte verso il Bene. La menzogna vera è così antitetica alla « menzogna a parole » o narrazione inegualitaria e perciò a-scientifica e oscurantista. Perciò, non è raro trovare insegne pitagoriche tale il « pentacolo » nei sarcofagi di certi monaci, particolarmente i Benedettini così rispettati da Gioacchino da Fiore.

  1. La Trinità e il divenire secondo Gioacchino.

La trinità ufficiale era anche notata come « fede, speranza e carità. » e rispecchiava la Trinità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. 

Per Gioacchino come più tardi per B. Croce, il « divenire » è l’essenziale. Per Gioacchino, il divenire è dialettico, cioè coinvolge lo Spirito e gli Uomini nel processo di « secolarizzazione dello Spiritò » processo che deve portare secondo Gioacchino alla« libertà », cioè all’emancipazione umana individuale e collettiva. 

Ho già esposto la dialettica di Gioacchino contro lo staticismo ufficiale quaternario di Pietro Lombardo. La logica di Gioacchino è una logica rigorosa, dialettica. Tra altro, Gioacchino rimprovera ha Lombardo di confondere natura e genere. Similarmente, B. Croce scartava quello che lui chiamò le false categorie dualiste aristoteliche. La Trinità gioachimita prende dunque le forme dei sillogismi più rigorosi.

Al livello spirituale il divenire gioachimita mette in moto il passato, il presente e il futuro nel processo di perfezione degli individui concepiti come soggetti storici sempre più responsabili di fronte alla propria coscienza – vedi questo sviluppo della personalità nella sua forma moderna tale che analizzato nella Autobiografia di Giambattista Vico – e come società o Res pubblica. 

Qui ancora lo Spirito, o coscienza umana, e la materia, incluso le istituzioni umane, vengono coniugate. Sparisce lo staticismo semplificato anche da Kant come nascita, vite e morte; questo perché l’individuo è un animale sociale cosciente di se stesso e coinvolto nella Storia. La quale secondo il pitagorico Socrate è anche storia del perfezionamento etico-politico. 

Paragonare dunque la Trinità delle Moire figlie di Ananke, del Mito di Er panfilico dato da Platone come conclusione al suo discorso maggiore La Repubblica, con i tre cerchi trinitari di Gioacchino e con i suoi cicli concordanti. Il cerchio centrale di Gioacchino intercetta i due altri. La visione del Cosmo del mito socratico è quella di Pitagora, comprende i sette pianeti più il cielo « fisso» : 

« Il fuso ruotava sulle ginocchia di Ananke. Su ciascuno di suoi cerchi, in alto, si muoveva una Sirena, che emetteva una sola nota di un unico tono; ma da tutte otto risuonava una sola armonia.(34) Altre tre donne sedevano in cerchio a uguale

distanza, ciascuna sul proprio trono: erano le Moire figlie di Ananke, Lachesi, Cloto e Atropo, vestite di bianco e col capo cinto di bende; sull’armonia delle Sirene Lachesi cantava il passato, Cloto il presente, Atropo il futuro. Cloto con la mano destra toccava a intervalli il cerchio esterno del fuso e lo aiutava a girare, e lo stesso faceva Atropo toccando con la sinistra i cerchi interni; Lachesi accompagnava entrambi i movimenti ora con l’una ora con l’altra mano. Appena giunti, essi dovettero subito presentarsi a Lachesi. Per prima cosa un araldo li mise in fila, poi prese dalle ginocchia di Lachesi le

sorti e i modelli di vita, salì su un’alta tribuna e disse: “Proclama della vergine Lachesi, figlia di Ananke! Anime effimere, ecco l’inizio di un altro ciclo di vita mortale, preludio di nuova morte. Non sarà un demone a scegliere voi, ma sarete voi a scegliere il vostro demone.

Chi è stato sorteggiato per primo, per primo scelga la vita alla quale sarà necessariamente congiunto. La virtù non ha padrone, e ognuno ne avrà in misura maggiore o minore a seconda che la onori o la disprezzi. La responsabilità è di chi ha

fatto la scelta; la divinità è incolpevole”. » in http://www.ousia.it/content/Sezioni/Testi/PlatoneRepubblica.pdf

 

3) Il toponimo Fiore vs Jure Vetere.

La Stele romana di Badessa menziona.

« Questa lastra in arenaria, in origine verosimilmente di forma rettangolare, fu rinvenuta negli anni ’60 del secolo scorso a Cosenza, presso la Chiesa di S. Maria della Sanità nel quartiere di Portapiana e rimase inglobata per anni nelle mura di contenimento della vicina Via Badessa. Trasportata nel Museo negli anni ’90, è nota come « stele di Badessa »

(…)

Della defunta, donna libera (ingenua) o schiava affrancata (liberta) della famiglia (gens) Um(m)idia, attestata nel Lazio, in Campania e in Puglia, oltre al gentilizio, è indicato come Flori probabilmente il cognome (Fiore, da Flos), o quello del marito (da Florus) » in Città di Cosenza, Museo dei Brettii e degli Enotri, Guida al percorso espositivo, seconda edizione rivisitata e corretta, pp 78-79

Si tratta allora di verificare. Comunque sembra chiaro che Fiore è un toponimo antico mentre Jure Vetere è il nome dato da Gioacchino e da Raniero da Ponza alla località da loro scelta per fare rivivere la Legge Antica, cioè la scienza pitagorica necessaria per l’Età dello Spirito ovvero della libertà. Lo dimostra anche la sezione aurea del primo cenobio poi incendiato.

La mia tesi secondo la quale Gioacchino era uno dei più grandi pitagorici mi sembra ormai una evidenza. Ho già detto nel mio Pour Marx, contre le nihilisme che il tempo del segreto e delle narrazioni finisce con la scienza, se non altro perché la scienza – il dibattito scientifico – è un prerequisito della demo-crazia e più ancora della pianificazione socialista (vedi Loi de la valeur, reproduction et planification: Introduction, nella Sezione Livres-Books del mio sito www.la-commune-paraclet.com. Presto le traduzioni italiana e inglese saranno disponibili.)

 

4) Pitagora e la gematria dei falsari.

Ecco quello che si può leggere nel libro di Henriette Chardak già citato: « Per contare Pitagora utilizzava le lettere. (…) La differenza con il metodo egiziano: bastavano meno segni. Si può dire che Pitagora ha solo bisogno di due segni invece di quindici per le decine. Parte dal concetto dell’abaco decimale verso l’astrazione. » (pp 429,430; traduzione mia.)

Ripeto c’è la ricerca scientifica, con deontologia e metodo scientifici, e ci sono le narrazioni teocratiche, razziste e esclusiviste, in particolare quello di popolo esclusivamente eletto … Noi si può servire due maestri al stesso tempo …

 

5) La Tavola XII del Liber figurarum e il tetramorfo.

La Tavola XII presenta in forma figurativa il Progetto di Nuovo Ordine di Gioacchino da Fiore. Fa piacere notare che la testata del giornale di Gramsci si chiamava pure Ordine Nuovo.

Nel miei testi su Gioacchino disponibili nella sezione Italia del sito www.la-commune-paraclet.com ho già menzionato il video intitolato  « Le secret caché des pyramides d’Egypte révélé » cominciando a 1:32:04. Il link di questo interessantissimo video viene sempre occultato ma usando il titolo si trova sempre. E né vale le pena purché si usi sempre dello spirito critico scientifico.

Qui il video attira l’attenzione sulla corrispondenza tra il tetramorfo egiziano antico e quello cristiano. Nella cosmologia antica egizia, mesopotamica e pitagorica, il tetramorfo rappresentava le quattro stelle di quattro costellazioni che sembrano rimanere in costante relazione tra loro. Ricorderete certamente Descartes: per fare senso di una superficie illimitata di deve attribuire un punto fisso per organizzarlo lo spazio relativamente ad esso. Una grande parte delle ricerche di Giordano Bruno fu appunto – seguendo e approfondendo Gioacchino da Fiore – stabilire le concordanze tra i vari sistemi cosmologici antichi alla luce delle sue proprie conoscenze.

Il tetramorfo cristiano riferisce agli presunti autori dei 4 Vangeli. E il seguente: Aquila (Giovanni); Angelo (Matteo); Vitello (Luca); Leone (Marco); al centro c’è il Cristo. Riflette quello egiziano con due modifiche nominali senza importanza.

Il Progetto di Nuovo Ordine di Gioacchino da Fiore ( vedi  la Tavola in https://it.wikipedia.org/wiki/Liber_Figurarum ) è composto da una navata centrale coronata con una croce greca che reinterpreta il tetramorfo cristiano tradizionale secondo la teoria della secolarizzazione dello Spirito, riflettendo certamente la Regola dell’Ordine florense ancora occultata. (Ho già detto che, visto il numero di conventi florensi, non è possibile che sia sparita. Il Vaticano non può rifiutare renderla pubblica. Siamo ormai nel XXI Secolo!)

Il risultato è il seguente: Al centro è l’Abate, simboleggiato dalla Colomba, simbolo dello Spirito. Cioè, il maestro o guida a cui tutte e tutti devono ubbidire, l’uomo spirituale per eccellenza ma eletto e anche lui sottomesso a lavoro fisico secondo la Regola benedettina resa più rigorosa da Gioacchino. L’Aquila o conoscenza contemplativa viene attribuita a St. Giovanni Evangelista, autore di un Vangelo ma soprattutto da un Apocalisse pitagorico-cristiano. All’Uomo o Angelo corrisponde St Paolo e rappresenta la conoscenza contemplativa. Al Leone corrisponde St. Pietro e gli Apostoli, dunque i Vecchi cioè la sapienza. Al Vitello corrisponde St. Stefano e i Martiri, cioè la conoscenza pratica e il lavoro.

Si vede che il Cristo, anche lui grande maestro pitagorico-cristiano, viene ora sostituito con l’abate eletto, mentre il Nuovo testamento viene modificato secondo la secolarizzazione dello Spirito. Cioè, Jure Vetere annunciava il superamento dell’Età del Figlio, la quale corrispondeva ad un bisogno pedagogico di intermediazione non più necessario quando lo Spirito illumina potenzialmente tutte e tutti, secondo il loro percorso intellettuale raffigurando dalla Tavola XII. L’Ordine di Gioacchino come la Scuola di Pitagora o l’Accademia di Platone era aperta alle donne. Nel Nuovo Ordine ugualitario ogni forma di intelligenza ha pari dignità ma ovviamente funzioni diverse.

Sotto il tetramorfo di  Gioacchino sono disposti due altri reparti: il primo dedicato a St. Giovanni Battista è riservato ai sacerdoti ed ai preti. Il secondo sotto il patrocino di St. Abramo è dedicato ai patriarchi, cioè, in effetti, ai laici e coniugati anche loro parte essenziale del Nuovo Ordine. Si tratta dunque di una profonda riforma sociale, intellettuale e etico-politica. Nella sua Città del Sole, Tommaso Campanella tenterà di riformulare questo progetto ispirandosi dei scritti arabi, anche loro influenzati dall’antichissima sapienza egizia, in particolare quella derivata da Eliopoli.

In toto, vi sono 7 reparti che corrispondono ai sette sigilli dell’Apocalisse di St. Giovanni Evangelista, ai sette « anni » della Città di Dio di St. Agostino, e più particolarmente ai sette pianeti pitagorici ( i quali aggiungevano un cerchio ulteriore, quello dei « fissi » cioè le costellazioni con il loro Tetramorfo.)

Nel leggere e comprendere Gioacchino bisogna sempre ricordare che usa la forma pitagorica-socratica della « menzogna vera », cioè della narrazione didattica a fine pedagogico. Perciò, la sua simbolica è necessariamente sincretica perché vuole modificare le istituzioni esistenti dall’interno, ma il senso vero rimane squisitamente scientifico. 

Perciò alla Tavola XII vengono associate le cinque forme di intelligenza essenziali – nel suo Tetramorfo – e le sette forme di intelligenza storiche. In altre parole, il Nuovo Ordine di Gioacchino mette in atto un percorso formativo, non più un percorso di iniziazione a conoscenze segrete riservate agli iniziati ma un percorso di formazione educativo aperto a tutte e tutti. Kant parlerà di ragione pure e di ragione pratica. (Ho rimandato nei miei altri testi su Gioacchino allo sforzo educativo di Raymond Lulle ed al mio saggio intitolato « Dioscures » riassunto in parte in « Spoliation » nel mio Pour Marx, contre le nihilisme, sezione Livres-Books del sito www.la-commune-paraclet.com )

Ecco cosa scrive Ernesto Buonaiuti nel suo Gioacchino da Fiore: i tempi-la vita-il messaggio. (1931): « E ancora altrove: « Esistono cinque intelligenze generali e sette spirituali. Le cinque sono: la storica (somiglianza di una cosa visibile con una invisibile); la morale (somiglianza parziale di una cosa visibile con una cosa invisibile); la tropologica (appartenente alla dottrina); la contemplativa (appartenete ai doni dello Spirito Santo); la anagogica (appartenente alla superna patria.) Le sette intelligenze tipiche si riferiscono invece alle varie condizioni e ai successivi stati del mondo. »

In breve, sarebbe pure tempo di confrontare Gioacchino in spirito gioachimita autentico, cioè in modo scientifico! La scienza non è per iniziati, non vive di segreto, vive di dibattiti aperti e pubblici, condotti secondo la deontologia scientifica. Il tempo dell’esclusivismo, sopratutto quello dell’esclusivismo teocratico inegualitario è finito – o dovrebbe essere finito – con la Seconda Guerra Mondiale e la stesura della Carta Universale dei Diritti fondamentali Individuali e Sociali. Le battaglie di retroguardia non possono venire bene ( « una volta ancora » direbbe Nietzsche nel suo rovesciamento reazionario dei « ricorsi » storici vichiani.)

 

6) Le Età di Vico e quelle di Gioacchino.

Prima di Marx, i più grandi continuatori del metodo e del pensiero di Gioacchino furono Giordano Bruno e Vico.

Ecco il riassunto delle Età di Vico:

«  I corsi storici[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Vico il metodo storico dovrà procedere attraverso l’analisi delle lingue dei popoli antichi poiché i parlari volgari debbono essere i testimoni più gravi degli antichi costumi de’ popoli che si celebrarono nel tempo ch’essi si formarono le lingue», e quindi tramite lo studio del diritto, che è alla base dello sviluppo storico delle nazioni civili.

Questo metodo ha fatto identificare nella storia una legge fondamentale del suo sviluppo che avviene evolvendosi in tre età:

  • l’età degli dei, «nella quale gli uomini gentili credettero vivere sotto divini governi, e ogni cosa esser loro comandata con gli auspici e gli oracoli»;[35]
  • l’età degli eroi dove si costituiscono repubbliche aristocratiche;

l’età degli uomini «nella quale tutti si riconobbero esser uguali in natura umana». [36] » in https://it.wikipedia.org/wiki/Giambattista_Vico 

Per l’importanza del pensiero di Vico per Marx, vedi Paul Lafargue in www.marxists.org .

Ho già spiegato che tutti gli esclusivisti creano narrazioni a-scientifiche per bloccare il camino della Scienza.  Vi ricorderete che quest’attitudine, diciamo singolare, proviene direttamente dal Vecchio Testamento. Come ammesso da Leibniz stesso, il quale praticava il metodo contro i suoi avversari – es. la sua Monadologia ideata contro Bruno e contro Spinoza -, si procede rovesciando le teorie scientifiche sopratutto quando appoggiano l’uguaglianza umana.

Ho dimostrato che Freud, come pure Nietzsche e Heidegger, tentò senza successo operare tali rovesciamenti. Freud ha falsificato tutto, anche le cartelle mediche, è un tipico ciarlatano; non ha guarito nessuno causando invece molto disagio ai suoi pazienti ed alla società – vedi la mia teoria della psicoanalisi marxista nel mio Livre II. Freud, ad esempio, prende quasi tutti i suoi miti da Vico – la Orda primitiva, la Onta-Paura ecc. Pero, lo fa tentando di rovesciare il divenire storico in un staticismo psicologico nietzschiano-rabbinico mirato a subordinare l’Umanità al status quo reinterpretato da lui. Come Zevi – vedi Scholem – Freud voleva essere sultano al posto del sultano, la sua psicoanalisi volendo sostituirsi alla confessione cristiana particolarmente quella dei gesuiti strumentalizzata, specialmente dopo il Concilio di Trento, al mantenimento del ordine stabilito, degli suoi Apparati di Stato, delle sue forze armate e dei suoi servizi. 

In fondo, Freud manteneva verso Nietzsche la stessa attitudine di Rosenberg – oggi si tenta di riabilitare Nietzsche con la scusa che la sua « razza » dominante sarebbe emersa dal connubio del Junker Prussiano con Ebree!!! Bella roba! Così si spiega la rottura con Young ed altri, Young essendo più « ariano » … (Su Freud vedi il mio Contra-pitre nella sezione Italia del sito www.la-commune-paraclet.com; per Nietzsche e Heidegger vedi la sezione Livres-Books del stesso sito.) 

Paolo De Marco

Copyright La Commune Inc., 24 agosto 2016

President Milosevic exonerated and his assassination proven/ Le Président Milosevic disculpé et son assassinat enfin prouvé/ Il Presidente Milosevic viene esonerato e la prova del suo assassinio stabilita.

in Fascisme-Racisme-Exclusivisme/Fascism-Racism-Exclusivism, in www.la-commune-paraclet.com

Il marxismo riposa su due critiche fondamentali:

A) Quella dell’esclusivismo (vedi La questione ebrea di Karl Marx) senza la quale nessuna democrazia sarebbe concepibile semplicemente perché i diritti fondamentali sono universali per definizione, non possono essere singolari, e

B) La legge marxista del valore da me delucidata in modo scientifico definitivo. (Vedi, ad esempio, il mio Compendio di economia politica marxista nella sezione Livres-Books del sito già citato.

Per il resto « La verità sola è rivoluzionaria »

Paolo De Marco

 

Vedi : « Non fatevi distrarre, il pericolo viene da chi sta in alto » di Michele Monteleone * http://contropiano.org/news/politica-news/2016/08/08/non-fatevi-distrarre-pericolo-viene-sta-alto-082396

Vostro,

Paolo De Marco

Ecco perché il Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso si organizza e propone il suo primo VOLANTINO (vedi in questa medesima Categoria). Vedi pure l’Appello.

Senza democrazia industriale la democrazia rappresentativa non è altro che la dittatura della proprietà privata. Con la contro-riforma Renzi-Gutgeldiana questa spinta anti-democratica viene coronata con l’abolizione de CNEL dunque della concertazione sociale istituzionalizzata. (Vedi la critica della contro-riforma in questo medesimo sito).

Un sistema normale riposerebbe sul pieno impiego garantito con la Riduzione del Tempo del Lavoro, secondo i dati forniti dalla produttività microeconomica e dalla competitività macro-economica nel quadro di una nuova definizione dell’anti-dumping ideata per proteggere le tre forme del « reddito globale netto » dei focolari, cioè il salario individuale, il salario differito – pensione e ammortizzatori sociali – e i trasferimenti ai focolari sotto forma di accesso universale ai programmi sociali ed alle infrastrutture e servizi pubblici. Una tale nuova anti-dumping fornirebbe la base interpretativa di tutti i trattati attuali incluso quelli dei libero-scambio, evitando dunque il laborioso processo di ri-negoziazione dei trattati alla OMC dove prevale la regola dell’unanimità tra i paesi membri. 

Questa riabilitazione dello Stato sociale sancito dalla Costituzione e fondato sul pieno impiego permetterebbe di risanare i contributi sociali e di ricreare una sana base fiscale, condizioni necessarie per il rilancio della crescita almeno qualitativa e per la cancellazione tendenziale del debito pubblico. Questo fu dimostrato dall’esperienza virtuosa della RTT o 35 ore settimanali in Francia con la « gauche plurielle ». (Vedi « Norme CDI ou précarité  » nella Sezione « Commentaires d’actualité » del sito http://www.la-commune-paraclet.com . Il « contrat unique » di Jean Tirole tradotto in italiano da Yoram Gutgeld and Co – vedi idem, Sezione Books review – è solo il rovesciamento della logica razionale esposta in questo saggio. ) 

Sul Jobs Act vedi in questo medesimo sito. Vedi pure: http://www.repubblica.it/economia/2016/07/19/news/inps_crollano_le_assunzioni_stabili-144429433/?ref=HREC1-35 . La forza di lavoro attiva è attorno a 64 % ( http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCCV_TAXATVTDE&Lang= ). Ma il tasso di occupazione è attorno a 56 % ( http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCCV_TAXATVTDE&Lang= ) Il tasso di occupazione per la Calabria  per il primo trimestre 2016 è di 38.6 %. Visto l’esplosione dei voucher è chiaro che i Boeri ed altri Ichino non sono altri che dei soliti servi in camera! 

Sulla garanzia giovani http://www.garanziagiovani.gov.it/EventiNews/News/Pagine/2016/Il-report-e-online-Oltre-6-mila-registrazioni-in-piu-rispetto-alla-scorsa-settimana.aspx . Secondo gli ultimi numeri del 22 luglio 2016 ci sono 1 108 313 iscritti tra i quali  363 434 che hanno goduto di almeno una misura. Ma non si dice quanti furono effettivamente pagati !!!

Sulle Naspi e Asdi vedi: https://www.inps.it/portale/default.aspx?itemdir=8292 e http://www.pensionioggi.it/dizionario/asdi

Basta dire che l’ANPAL ( http://www.naspi.biz/anpal-il-portale-governativo-per-i-disoccupati/ )non è ancora funzionale! Questione: Ma allora come funziona il mercato del lavoro senza un centro dove le offerte e le domande di lavoro possono incontrarsi? Solo con gli esoneri e le tax expenditure ai padroni senza controparte per le lavoratrici e i lavoratori? (Secondo la Corte dei Conti, 2016: « Così che, essendo state introdotte nuove agevolazioni senza averne contestualmente abolite, ridotte o riviste altre non più rispondenti alle esigenze dalle quali erano state dettate, dall’inizio del 2016, il nostro sistema tributario si trova a dover convivere con quasi 800 “eccezioni” alle sue regole base, rinunciando ad un gettito potenziale dell’ordine di 300 miliardi: ciò che “consolida” la collocazione dell’Italia al secondo posto nel ranking internazionale sul livello di erosione del sistema fiscale. » in http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/controllo/sezioni_riunite/sezioni_riunite_in_sede_di_controllo/2016/rapporto_coordinamento_finanza_pubblica_2016.pdf . A questi 300 miliardi di euro va aggiunta l’evasione fiscale … Nessuno altro Paese potrebbe permettersi un tale mostruoso spreco annuo…)

Avvio del Sostegno all’Inclusione Attiva (SIA). Decreto 26 maggio 2016 del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze (allegato). http://www.inps.it/bussola/VisualizzaDoc.aspx?sVirtualURL=%2FCircolari%2FCircolare+numero+133+del+19-07-2016.htm

Con un « ISEE inferiore o uguale a 3.000 euro », una macchina o un motociclo è chiaro che il sistema fu calcolato al tavolino per escludere quasi tutte e tutti, spingendo la gente ad accettare il lavoro nero o i voucher solo per sopravvivere in una miseria a tutela crescente. 

In effetti, il governo sa che i 750 milioni stanziati non basteranno, e nemmeno il miliardo promesso per l’anno dopo! Non si rispetta nemmeno la soglia di povertà e nemmeno la lettera e lo spirito della politica europea di lotta alla povertà e di inclusione lavorativa e sociale. Da questo punto di visto, questo ISEE è chiaramente a-costituzionale e dovrebbe essere subito verificato presso la Corte costituzionale.

VOLANTINO 1

Posted: 22nd luglio 2016 by rivincitasociale in Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso

COMITATO CITTADINO PER IL LAVORO DIGNITOSO

San Giovanni in Fiore

LAVORO DIGNITOSO, NO SUSSIDI !

VOGLIAMO UNA RISPOSTA DELLA REGIONE ALLE NOSTRE DOMANDE DEL 30 GIUGNO 2016*

Il Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso (CCLD) è una organizzazione ad hoc delle disoccupate/i e delle precari/e di San Giovanni in Fiore. E una organizzazione civile, pacifica e costruttiva.

L’obbiettivo del CCLD è la difesa del diritto al lavoro e di tutti i diritti socio-economici fondamentali sanciti dalla Costituzione. Il CCLD sostiene tutte le iniziative che tendono verso questo obbiettivo fondamentale.

Il  CCLD auspica la formazione di simili Comitati Cittadini in tutta la Calabria e in tutta l’Italia.

La Costituzione sancisce l’economia mista permettendo l’intervento dei vari livelli governativi per assicurare l’interesse generale e l’utilità sociale. Questo include la formazione di cooperative, associazioni ed enti pubblici i quali rimangono uno istrumento essenziale per ottimizzare i fondi europei disponibili nel quadro della pianificazione strategica nazionale, regionale e locale.

Perciò, oltre alle cooperative pubbliche necessarie per concretizzare progetti tali quelli già sottoposti dal CCLD, si chiede l’intervento pubblico per assicurare un lavoro dignitoso a tutte e tutti le cittadine/i idonei al lavoro assieme alla garanzia degli ammortizzatori sociale e dello sostegno sociale durante gli intervalli non-lavorati. 

TUTTE/I INSIEME PER LA DIFESA DEL LAVORO DIGNITOSO !

LAVORIAMO MENO PURE DI LAVORARE TUTTE/I CON LA STESSA PAGA INIZIALE ! 

LO STATO SI RIPRENDA LE SUE RESPONSABILITÀ SOCIO-ECONOMICHE!

(vedi a tergo del foglio)

*)  Per ora, i documenti essenziali del CCLD, tra i quali la Lettera all’Assessore F. Roccisano del 30 giugno 2016, saranno accessibili nella categoria « Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso » del sito http://rivincitasociale.altervista.org

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COMITATO CITTADINO PER IL LAVORO DIGNITOSO

San Giovanni in Fiore

LAVORO DIGNITOSO, NO SUSSIDI !

VOGLIAMO UNA RISPOSTA POSITIVA DELLA REGIONE ALLE NOSTRE DOMANDE DEL 30 GIUGNO 2016*

Nel quadro della deindustrializzazione e della precarietà dilagante della forza di lavoro, sopratutto nella nostra Regione Calabria, un ISE a 3000.00 euro con 5000.00 euro di possesso immobiliare costituisce un insulto aggravato da un ovvio calcolo regressivo ideato a forzare il ricorso delle lavoratrici e dei lavoratori al lavoro nero oppure ai voucher per ragione di mera sopravvivenza. Sulla Repubblica del 2016/02/01, il ministro Poletti ha stimato il cosiddetto « reddito di cittadinanza » a 320 euro al mese !!! Questa irrazionalità economica offende la lettera e lo spirito della nostra Costituzione come pure quelli della Dichiarazione Universale dei Diritti Individuali e Sociali Fondamentali della persona Umana.

Ci appelliamo alla solidarietà di tutte/i le cittadine/i, disoccupate/i, precarie/i, lavoratrici e lavoratori, studente/i, pensionate/i, casalinghe/i e inatti al lavoro. L’unione fa la forza.

Il neoliberalismo monetarista attuale ha fallito clamorosamente creando la più grande recessione sin dal 1929 assieme ad un inedito « credit crunch ». Se i soldi ci sono per salvare le banche private che hanno fortemente contribuito alla crisi, non possono mancare per attuare i diritti fondamentali della Costituzione!

TUTTE/I INSIEME PER LA DIFESA DEL LAVORO DIGNITOSO !

LAVORIAMO MENO PURE DI LAVORARE TUTTE/I CON LA STESSA PAGA INIZIALE !   

LO STATO SI RIPRENDA LE SUE RESPONSABILITÀ SOCIO-ECONOMICHE!

(vedi a tergo del foglio)

*)  Per ora, i documenti essenziali del CCLD, tra i quali la Lettera all’Assessore F. Roccisano del 30 giugno 2016, saranno accessibili nella categoria « Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso » del sito http://rivincitasociale.altervista.org

Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso

San Giovanni in Fiore (CS)

 

Il 21 luglio 2016

 

Oggetto: La lettera del 19 luglio 2016 inviata alla Dott. Roccisano

 

Sig. Giuseppe Belcastro

[email protected]

 

Egregio Sig. Sindaco,

Qui sotto troverete la copia della lettera del 19 luglio 2016 inviata dal Comitato alla Dott. Roccisano. Ci sembra giusto mandarvela.

In particolare, attiriamo la sua attenzione sulla gravissima questione del doppio furto eventuale dei progetti scritti da Paolo De Marco per il gruppo dei disoccupati come pure sulle gravissime questioni delle menzogne rispetto a la determinazione dei criteri di ammissibilità al bando di 230 corsi di formazione e più ancora rispetto al presunto Protocollo allegato alla delibera di giunta, il quale, come lei stesso ci ha informato, non è ancora neanche scritto.

Perciò ci sembra più prudente bloccare il processo finché queste gravissime questioni siano interamente chiarite. In particolare quella relativa alla dispersione statistica degli eventuali candidati ammessi.

Cordiali e rispettosi saluti,

Il Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso.

xxx

Il Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso

San Giovanni in Fiore (CS)

 

Il 19 luglio 2016

 

Oggetto: Falsa informazione fornita dalla Dott. Roccisano e problemi con il progetto di sviluppo locale per San Giovanni in Fiore.

 

Dott. Roccisano

Assessore alla formazione e al lavoro

Cittadella regionale Loc.tà Germaneto – 88100-Catanzaro -                                                                                  Tel. 0961 858907 Fax: 0961 858423

 

 

Egregia Dott. Roccisano,

 

Il Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso (CCLD) vuole protestare formalmente contro la falsa informazione data ieri pomeriggio da Lei e dal suo aiutante alla nostra delegazione con rispetto al Protocollo allegato alla delibera di giunta per lo Sviluppo locale e la creazione di imprese per San Giovanni in Fiore. Ora, al contrario di quanto indicato dal comunicato stampa (1) e ribadito da Lei e dal suo aiutante alla nostra delegazione, sembra che questo Protocollo ancora non esiste. La sua non-esistenza fu confermata al telefono dal sindaco di San Giovanni in Fiore ad una nostra delegazione recatasi presso l’Assessore al personale Lopez. Se il sindaco e noi sbagliamo vi preghiamo rispettosamente inviarci una copia al più presto.

Vi preghiamo di chiarire subito questa intollerabile confusione incluso presso tutti i giornali e media che hanno riprodotto il comunicato stampa e dunque la falsa notizia sul Protocollo allegato alla delibera di giunta. Le cittadine/ hanno un diritto costituzionale ad una informazione esatta, sopratutto quella in provenienza dei livelli governativi ed eletti.

In oltre, il CCLD aspetta Sua risposta scritta alla sua lettera raccomandata del 30 giungo 2016. Questa risposta ci fu promessa durante il brevissimo incontro di ieri tra Lei e la nostra delegazione. Insistiamo di nuovo sopra una evidenza: non si possono utilizzare i nostri progetti ad altri fini. Farlo costituirebbe un doppio furto ed un imperdonabile insulto ai disoccupati che hanno preso l’impegno di formularli. La rimandiamo rispettosamente qui al documento che abbiamo protocollato oggi al Comune nel quale esigiamo il rispetto dei nostri progetti assieme al blocco del piano di Sviluppo locale finché questa gravissima questione dei progetti non sia chiarita. (Vedi documento allegato ) (2)

Vogliamo in tanto farLi presente dei rumori vari che circolano a San Giovanni in Fiore. Hanno per oggetto varie liste più o meno occulte, per definizione illegali, liste da inserire nel bando del progetto di Sviluppo locale annunciato. Questi rumori cominciarono dopo un incontro tra Lei e una delegazione degli Invisibile, in presenza del delegato Paolo De Marco. Durante questo incontro, la nostra delegazione presentava i suoi progetti e la sua domanda per la creazione pubblica di cooperative in modo da potere attingere ai fondi europei, visto che i disoccupati non possono avanzare il 50 % o il 25 % del cofinanziamento necessario, secondo i casi, per farlo. In questa logica, la lista era perfettamente legale. Fu così presentata al sindaco e forse alla Regione una lista di 347 persone. Visto il disaggio palpabile nella nostra Città, subito dopo quella Sua domanda ci fu una valanga di oltre 5500 nuove domande presso il Comune ed il Centro di impiego di San Giovanni in Fiore. 

Questi rumori inquinano il processo del bando pubblico. Vi pregiamo di garantire, assieme al Sindaco di San Giovanni in Fiore, la più completa trasparenza del processo qualche sia, piano di Sviluppo locale abbandonato alle imprese private oppure percorso virtuoso il quale implica la creazione di cooperative pubbliche. Voglio informarla che ci sono rumori persistenti di una lista fortemente « cernita » ma confezionata sulla base della lista di 347 persone. Questa lista più ristretta sarebbe illegalmente stesa da certi membri degli Invisibili. Ora Lei è perfettamente al corrente della logica della dispersione statistica. Liste occulte illegalmente tutelate risultano ovvie truffe dal punto di vista delle probabilità e la prova ne è irrefutabile oltre ad una certa soglia di sovra-rappresentazione.

Di nuovo, il CCLD vi prega di assicurare un processo democratico trasparente. Secondo la Costituzione ancora vigente nella nostra Repubblica, la nostra democrazia include la democrazia industriale ed economica come pure la solidarietà nazionale e l’economia mista. 

Il CCLD ribadisce anche la necessità di rispondere in modo positivo alla sua lettera del 30 giungo 2016 in modo da potere affrontare il problema della disoccupazione e quella dell’attuale sviluppo dello sotto-sviluppo nella nostra Regione.

Cordiali saluti,

Il Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso.   

  1. Citazione : « Su proposta dell’Assessore al “Lavoro” Federica Roccisano è stato approvato lo schema di accordo di programma per la realizzazione del progetto integrato di sviluppo locale e creazione di impresa nel comune di San Giovanni in Fiore. “Il progetto integrato “Sviluppo Locale e creazione di impresa” – ha detto l’Assessore Roccisano – andrà a beneficio di 230 lavoratori individuati dal Comune di San Giovanni i Fiore, secondo criteri oggettivi stabiliti dal Comune, e prevede la collaborazione, ufficializzata dal protocollo approvato in allegato alla delibera, di Regione, Comune, Parco della Sila, Organizzazioni sindacali, associazioni di categoria ed Unioncamere. La finalità è quella dell’inserimento lavorativo tramite formazione alla creazione di impresa dal basso e rientra nei progetti finanziati nell’ambito dei PLL (Piani Locali del Lavoro)”. o.m. » La Giunta ha approvato il Disegno di legge che modifica la Legge Urbanistica http://urp.regione.calabria.it/website/portaltemplates/view/view.cfm?1008

     

  2. Domanda chiarimenti protocollata al Comune di SGF:

 

ALL’ATTENZIONE DI:

Il Sindaco di San Giovanni in Fiore

Il 19 luglio 2016

Da: Il Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso

Presso: Paolo De Marco

Egregio Sig. Sindaco,

Il Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso di San Giovanni in Fiore (CS) (ex-Invisibili) è uno movimento civile, pacifico e costruttivo dei disoccupati e dei precari.

Da quanto saputo durante il nostro incontro con la Dott. Roccisano il 18 luglio 2016, il progetto di Sviluppo locale e creazione di imprese per San Giovanni in Fiore sarà fondato sui progetti formulati per gli ex-Invisibili dal Prof. Paolo De Marco, e dunque ora ereditati dal Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso (CCLD). 

Questo costituirebbe uno doppio furto: Prima, il furto dei progetti in quanto tale. Secondo il furto a beneficio di imprese private senza la dovuta tutela per i disoccupati del CCLD. Questi progetti furono concepiti nell’ottica della formazione regionale di cooperative pubbliche in modo da attingere ai fondi europei solvendo così il problema del cofinanziamento richiesto.

Perciò, il CCLD denuncia con sdegno e con massima fermezza questo doppio furto. Chiede il blocco immediato del progetto di Sviluppo e creazioni di imprese finché questa gravissima questione dei progetti non sia interamente chiarita. Chiede un chiarimento iscritto urgente all’indirizzo fornito qui sopra. 

Il CCLD sottolinea che l’obbiettivo dei suoi progetti e delle cooperative pubbliche attinenti era la creazione di lavoro dignitoso e l’inizio di uno sviluppo socio-economico locale sostenibile per tutelare i suoi membri, e non certo la creazione di imprese private con il solito spreco di denaro pubblico.

In oltre, il CCLD chiede una copia del Protocollo che, al dire della Dott. Roccisano, accompagna questo progetto di Sviluppo locale e di creazione di imprese. 

Cordiali Saluti,

Il Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso. 

LO STATUTO

Posted: 12th luglio 2016 by rivincitasociale in Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso

STATUTO

del

COMITATO CITTADINO PER IL LAVORO DIGNITOSO

Articolo 1 – Il Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso (CCLD) è una organizzazione ad hoc dei disoccupati, dei precari e di tutto il mondo del lavoro in generale di San Giovanni in Fiore. E creato per difendere il diritto costituzionale ad un lavoro dignitoso per tutte e tutti. Il CCLD è una organizzazione civile, pacifica e costruttiva, aperta a tutte e a tutti quelle/i che ne condividono lo Statuto. Poiché si tratta di un diritto costituzionale, il CCLD lancia uno appello alla formazione ovunque in Calabria e in Italia di simili comitati ed alla formazione di una Federazione regionale e nazionale capace di unire tutti questi Comitati Cittadini.

Articolo 2 – L’Assemblea Generale (AG) del CCLD è l’unico organo sovrano. Tutte le decisioni importanti di strategia o di tattica debbono necessariamente essere discusse e decise a maggioranza nella AG.

Articolo 3 – L’AG del CCLD nomina un piccolo Gruppo di Responsabili (GR) rispettando la parità di genere. Questo Gruppo di Responsabili si fa carico della gestione quotidiana – mantenimento della lista con le presenze, comunicazioni con i membri, comunicazioni ufficiali ecc. Tutte/i membri possono chiedere chiarimenti al GR durante le AG. L’AG può revocare o nominare i Responsabili a maggioranza secondo i bisogni. L’AG sola ha il potere di nominare i membri delle delegazioni che dovranno negoziare con i vari interlocutori regionali, municipali o altri.

Articolo 4 – Il primo obbiettivo del CCLD è di fare pressione sui governi regionale e municipale per creare delle cooperative pubbliche funzionali alla realizzazione dei progetti presentati dal CCLD. Oltre ai fondi regionali e municipali, questi progetti possono attingere ai fondi europei purché la Regione e/o il Comune si facciano carico del cofinanziamento. Le cooperative pubbliche possono operare in modo autonomo o in partnership con gli Enti pubblici oppure con il settore privato, in modo da creare un nucleo di sviluppo locale sostenibile, capace di indurre sinergie sul medio e lungo termine.

Articolo 5 – I membri originari del CCLD sono eredi degli Invisibili, gruppo ormai sbandato; sono in particolare eredi dei progetti da loro scritti e della strategia che questi progetti impongono.

Articolo 6 – Tutte e tutti possono aderire al CCLD senza nessuna eccezione purché né condividono lo Statuto.

Articolo 7 – Tutte e tutti le iscritte/i sulla lista del CCLD sono soci potenziali della o delle cooperative pubbliche eventualmente create. La scelta finale delle candidate/i da impiegare sarà compiuta sulla base delle presenze alle varie manifestazioni o agli altri eventi chiamati dalla Assemblea Generale oppure dai membri eletti responsabili del CCLD. In secondo luogo, se serve, si utilizzerà un sorteggio come mezzo di selezione. Eventuali altri criteri dovranno essere approvati dalla AG.

Care compagne, Cari compagni,

Fine giugno 2016, una parte consistente degli Invisibili ha deciso di rilanciare il movimento per il lavoro dignitoso su una base totalmente democratica. Il nuovo movimento si chiama Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso. Sosteniamo che la Costituzione, nata dalla Resistenza, debba essere rispettata. Oggi questo significa che devono lavorare tutte/i quelle/i atti al lavoro, lavorando meno pur di lavorare tutte/i ma con la stessa paga iniziale. 

In questo quadro generale il Comitato chiede a tutti i livelli governativi di rispettare il carattere mista dell’economia, intervenendo con determinazione in modo pubblico ogni volta che « l’interesse generale », l’« utilità sociale » e i beni pubblici o comuni sono messi in gioco. In certi casi, la Costituzione non esclude l’ « esproprio » delle imprese private o il trasferimento delle attività alle cooperative o agli Enti pubblici. 

Con la permissione del Comitato, vi giro la lettera mandata alla Dottoressa Roccisano e protocollata al Comune di San Giovanni in Fiore (CS). Chiediamo l’appoggio di tutte/i per provocare una presa di coscienza generale e uno cambiamento di rotta. Come era prevedibile, le politiche neo-liberali e l’austerità hanno fallito. Sbagliare è umano, perseverare è diabolico. Secondo il POR 2016, in Calabria, la forza di lavoro attiva è di 42.3 % mentre la percentuale di cittadine/i alla soglia di povertà o a rischio di povertà è di 45.8%! Questa situazione è intollerabile. La nostra Costituzione indica con precisione la strada adatta per rimediare. (1)

Fate fiorire 10, 100, 1000, 10 000 Comitati cittadini in Calabria ed altrove in Italia!

Il Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso.

  1. Per i rimedi, incluso la necessaria nuova definizione dell’anti-dumping, vedi pure l’« Appello » in http://rivincitasociale.altervista.org. Come spiegato nel medesimo sito la controriforma costituzionale di Renzi-Gutgeld peggiorerà ancora le cose trasformando il nostro Mezzogiorno in periferia della periferia europea.

Ecco la richiesta: 

ALL’ATTENZIONE DI:

L’Assessore Regionale al Lavoro la Dott.ssa Roccisano

La Giunta Regionale della Calabria

Tutte le Consigliere/i della Regione Calabria

Il 30 giungo 2016

A: Dott.ssa Federica Roccisano

Cittadella Regionale

Località Germaneto (88100) Catanzaro

Da: Il Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso

87055, San Giovanni in Fiore (CS)

Italia.

Egregia Dottoressa Roccisano

Egregie Signore e Signori,

Il Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso di San Giovanni in Fiore (CS) (ex-Invisibili) è uno movimento civile, pacifico e costruttivo dei disoccupati e dei precari.

Durante un incontro con i disoccupati ed i precari tenutosi il 22 giugno 2016 nella sala comunale, il Sindaco di San Giovanni in Fiore ha annunciato la solita preparazione di un bando pubblico per 200 corsi di formazione aperti a tutte/i le cittadine/i. Si parla di una somma di 700 000 euro in fondi europei da destinare a questo bando. Saranno quindi meno di 3500 euro per candidata/o selezionata/o, dato che ci saranno delle spese amministrative. I criteri che si applicheranno a questo bando non sono ancora determinati. Questo annuncio deludente arriva dopo più di sei mesi di sciopero e di mobilitazioni pacifiche del nostro movimento! 

Sappiamo pero che ci sono già oltre 5500 domande di impiego senza risposta nella nostra Città. Sappiamo pure che questo tipo di corsi di formazione non permette un inserimento lavorativo stabile. Serve solo a mascherare i numeri ufficiali della disoccupazione ormai endemica nella nostra Regione. Siamo perciò costretti sottolineare che si tratta di un spreco di denaro pubblico nell’ottica di scenari puramente ideologici, se non clientelistici, scenari che non creano lavoro stabile e nessuna base di sviluppo socio-economico duraturo.

Chiediamo formalmente al Comune di San Giovanni in Fiore ed alla Regione Calabria di cambiare rotta e di ritornare a pensare il problema della disoccupazione e della precarietà in un modo più razionale.

Basandosi sui principi sacro-santi sanciti dalla nostra Costituzione (1), il nostro movimento dei disoccupati e dei precari ( ex-Invisibili) aveva chiesto la formazione di una o più cooperative pubbliche in modo da potere attingere ai fondi europei con 5 progetti già presentati al Comune ed alla Regione e qui allegati. Due altri abbozzi di progetti sono inclusi. Questi progetti iniziali furono descritti come « meritevoli » in un comunicato stampa dell’Assessore regionale del 4 aprile 2016. Visto lo sfascio socio-economico, il dissesto idrogeologico e la degradazione generalizzata del territorio della nostra Regione, altri progetti di lavori di pubblica utilità potrebbero e dovrebbero essere aggiunti.

Come abbiamo già fatto presente all’Assessore Regionale al Lavoro, la Dott.ssa Roccisano, durante l’incontro alla Prefettura di Cosenza il 17 marzo 2016, i disoccupati ed i precari non dispongono del 25 o 50% dei fondi necessari, secondo i casi, sotto forma di cofinanziamento per attingere ai fondi europei ed avviare i loro progetti. 

La o le cooperative debbono per forza essere pubbliche, il cofinanziamento necessario dovendo essere fornito dal Comune o dalla Regione o da ambedue le parti. Queste cooperative possono essere create ex novo o emergere come parte degli Enti pubblici esistenti, secondo la tematica dei specifici progetti. (2) Possono anche essere utilizzate forme di partnership tra le cooperative pubbliche e gli Enti pubblici esistenti per facilitarne la creazione e la gestione.

Questo è un dovere costituzionale. Dato l’alto livello di disoccupazioni per tutte le categorie di lavoratrici e di lavoratori si tratta di un dovere imperativo. L’Articolo 107 del Trattato di funzionamento della UE prevede varie eccezioni alla libera concorrenza – grande disparità regionale, alti tassi di disoccupazione incluso per le donne ed i giovani ecc. Per sfortuna, la nostra Città e la nostra Regione si qualificano sempre rispetto alle eccezioni previste. Il resto è questione di razionalità e di buona volontà politica.

Una somma di 700 000 euro buttata per la finestra non serve molto. Utilizzata invece come cofinanziamento a 25 % permetterebbe di attingere a 2 100 000 euro in fondi europei per una somma disponibile di 2 800 000 euro. Con uno cofinanziamento a 50 % la somma disponibile diventa 1 400 000 euro. In entrambi i casi, i progetti finanziati durerebbero almeno due anni – durata ordinaria dei finanziamenti europei – con la possibilità di diventare autonomi e perenni. Si creerebbe così anno dopo anno una logica socio-economica incrementale tale da fare uscire la nostra Città dal suo stato attuale di sviluppo del sottosviluppo.

Non ha senso buttare i soldi disponibili per la finestra per corsi di formazione non direttamente legati a progetti specifici e dunque senza nessuno futuro stabile. Non ha senso trasferire fondi pubblici nelle tasche private senza pianificare nessuna sinergia locale sul medio e lungo termine. Così facendo si creeranno solo altri elefanti bianchi senza nemmeno massimizzare le ripercussioni positive in termini di occupazione. (3) Nella drammatica situazione attuale, non ha nessun senso opporsi, unicamente per rigida scelta ideologica, alla creazione delle cooperative pubbliche necessarie per attingere ai fondi europei. 

Chiediamo al Comune di San Giovanni in Fiore ed alla Regione Calabria una risposta scritta nero su bianco se, si o no, saranno create la o le cooperative pubbliche necessarie per attualizzare il processo di sviluppo socio-economico contenuto nei nostri progetti qui allegati.

Chiediamo, in oltre, al Comune di San Giovanni in Fiore di seguire la stessa logica pubblica per negoziare e attuare un autentico Piano di Lavoro Locale con la Regione Calabria.

Chiediamo infine una risposta scritta e trasmessa nei tempi più brevi possibili.

Cordiali Saluti,

Il Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso  

Note:

  1. I dieci primi principi cardini della Costituzione sanciscono i diritti fondamentali tra i quali i diritti sociali. Gli articoli 41- 43 permettono l’intervento dello Stato e legittimano l’economia mista, le imprese pubbliche e le cooperative. L’Articolo 44 prevede eccezioni per le zone montane. Infine, queste eccezioni vengono riconfermate in modo ancora più ampio dall’Articolo 107 del Trattato di funzionamento della UE.
  2. Questi Enti pubblici esistono ancora (Parco Nazionale della Sila, SILAvoro, Calabria Verde, ARCEA, ecc.). Non è ammissibile che attorno a 50 milioni di euro spariscano di Calabria Verde senza immediate ed esemplari ripercussioni penali e senza che questi soldi pubblici siano recuperati dalla Magistratura. Altrimenti diventa un gravissimo affronto alle cittadine/i ed a tutti i disoccupati e precari, oltre ad assomigliare ad un modo criminoso mirato a delegittimare un Ente pubblico per meglio privatizzarlo.
  3. In Calabria la malagestione dei fondi pubblici è altamente reprensibile è più volte denunciata dalla Corte dei conti. Ad esempio, si spreca più terreno agricolo per costruzioni spesso abusive che nelle altre regioni italiane!

Sin dalla Svolta della Bolognina del 1991, il PD nei suoi vari avatar ha dimostrato di essere tra quelli che si vantano di non avere anima, e perciò neanche coscienza. Sono aldilà del bene e del male … Poco fa un D’Alema cooptato tardi nelle file trasversali dei spinelliani ed altri andava in giro predicando che la sinistra era figlia di « dei minori » – il che non sembra fare dubbio nel suo caso! Questo PD affarista, opportunista e anti-democratico – l’Italicum è peggiore del Porcellum bocciato dalla Corte costituzionale – risulta mezzo seppellito nelle urne proprio perché le cittadine/i esigono un minimo di decenza etico-politica dalle loro rappresentante/i. Se non hanno alternativa come a Roma e Torino votano per punire. E fanno bene! Vedi http://www.repubblica.it/speciali/politica/elezioni-comunali-edizione2016/

Renzi ha ragione: la vera battaglia si giocherà ad ottobre con il referendum sopra la controriforma costituzionale che ha cucinato lui assieme a Gutgeld ed ai suoi. Questa controriforma è sfacciatamente ultra vires e priva del largo consenso necessario per modifiche così importanti, modifiche che per di più contraddicano tutti i principi cardini della Carta fondamentale e quelli della Dichiarazione Universale Dei Diritti Fondamentali Individuali e Sociali.  Le ragioni per seppellire questa controriforma sono spiegate in questo medesimo sito.

Seppellire il PD per ritrovare un poco di dignità cittadina sopratutto a sinistra è un dovere cittadino imperativo. Renzi e Gutgeld non sono mai stati di sinistra, in nessuno senza della parola, sono solo « sinistri » e grotteschi politici che pensano potere prendere gli altri per « militanti nichilisti » (1), cioè per pecore. Hanno già distrutto il nostro Paese, la nostra Repubblica nata dalla Resistenza al nazifascismo, in modo quasi irreversibili. I loro avevano già fatto la stessa cosa in chiave anti-democratica nel ventennio cominciato nel 1922 con l’ebrea italiana Margherita Sarfatti e il suo amante e domestico Mussolini.(2)

Sulle ragioni imperative per questo seppellimento politico si vedono gli articoli nella Sezione Italia del sito www.la-commune-paraclet.com . Se questi articoli furono scritti in un italiano approssimativo, la realtà attuale dimostra comunque che andavano letti con serietà.

La netta vittoria di De Magistris a Napoli dimostra anche che la strategia dei Comitati cittadini fondati sulla difesa attualizzata dei diritti individuali e sociali sanciti dalla Costituzione della Prima Repubblica funziona a meraviglia. (3)

Fate sorgere ovunque dieci, cento, mille Comitati cittadini! (4)

Paolo De Marco,

  1. Sul concetto dei « militanti nichilisti » opposti ai « nichilisti svegli » che pretendono essere i « maestri del mondo » – sento ridere Svetonio e Tito! – vedi il mio libro Pour Marx, contre le nihilisme nella Sezione Livres-Books del sito www.la-commune-parclet.com . Una parte è traddota in italiano, altrimenti vedi nella sezione Italia il testo «Elogio della Ragione e della Laicità».
  2. Il padre della Sarfatti possedeva tra altro i vaporetti di Venezia e con i soldi ricavati finanziò l’elezione dei papi più reazionari della storia del nostro Paese e della Cristianità, come pure i finti « socialisti » tipo Mussolini. Dopo guerra questo tipico tradimento della Patria continuò con altri e prima di tutti con i spinelliani e la loro Europa federalista atlantista necessaria per smantellare i Stati Nazioni culle della democrazia fondata sulla sovranità del popolo – Art. 1 della Costituzione – e non più su una presunta elezione divina esclusiva di un certo « popolo » o più esatamente di una certa razza eletta ed i suoi servi, nati appunto da « dei minori »!
  3. Vedi gli articoli pertinenti nella Sezione Italia ad esempio.
  4. Vedi « L’Appello » in questo medesimo sito.

Per l’effetto devastante del federalismo fiscale sulla Sanità vedi la conferenza tenutasi a Reggio in https://www.facebook.com/FedericaDieniM5S/videos/vb.296261957143986/718701461566698/?type=2&theater . Fra poco metterò in linea un articolo più completo sulla questione. Possiamo già immaginare quello che succederebbe con l’ulteriore deriva del « federalismo competitivo».

Contenuto dell’articolo promesso:

1) Illustrazioni introduttive

2) Monetarismo neoliberale e federalismo fiscale

3) Public policy monetarista, leggi di Stabilità e tagli strutturali

4) Monetarismo e federalismo fiscale applicati al livello provinciale (Calabria)

a) Piano di Rientro e ristrutturazione economica-finanziera (i.e., disavanzi)

b) Politica del farmaco

c) Politica del Personale

5) Conclusioni.

(Ancora da editare. Comincio dalla fine cioè da quello che manca alla video disponibile al link già dato.)

4) MONETARISMO E FEDERALISMO FISCALE APPLICATI AL LIVELLO PROVINCIALE.

Senza grande sorpresa la congiunzione tra il monetarismo neoliberale e il federalismo fiscale condusse al collasso del sistema sanitario provinciale.

Questo spinse la Regione a chiedere un Piano di Rientro (PdR) sanitario al governo nazionale. (ref) Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) nominò un Advisor. Il processo portò rapidamente al commissariamento ed alla redazione di un PdR interamente impregnato da una logica economica finanziaria unicamente mirata al riassorbimento del disavanzo.

Il PdR del 2007 va preso sul serio perché rimane tutt’ora la base della riorganizzazione attuale. Ecco cosa scriveva il Piano di Razionalizzazione e Riqualificazione del Servizio Sanitario Regionale (2010): « Il piano, dunque, da mero strumento tecnico-amministrativo ”di rientro ” economico-finanziario, diventa leva e occasione per un ripensamento complessivo del sistema sanitario regionale. » (ref)

Non vi è nessun dubbio sullo spirito che informa la ristrutturazione del sistema sanitario calabrese. Questa logica viene fortemente assistita ed inquadrata dalla moltitudine di agenzie di monitoraggio e di controllo tanto nazionali quanto regionali (LEA, AGENA, ANAC, SUA, ecc …)

Come si poteva prevedere questa logica economica-finanziaria accentuò tutti i problemi e tutte le inappropriatezze già presenti nel nostro sistema regionale.

Formalmente parlando, il PdR fece quasi sparire i disavanzi. Ad esempio, nel 2014 il disavanzo regionale era di 68 milioni di euro ridotto poi a 28 milioni di euro dopo « coperture e rettifiche ». Basta conoscere alcuni dei trucchetti mascherati da questa frase eufemistica per rimanere lucidamente  pessimista. Pero la privatizzazione aumentò benché fosse già grottescamente fuori norma. La norma era di 30 % massimo per il settore privato. Nel 2007, su 73 presidi regionali, 37 erano pubblici e 36 privati. La situazione peggiora con rapidità, incluso per la cosiddetta compartecipazione dei cittadini, cioè il ticket e le varie spese di tasca propria per i farmaci e per lista crescente di test e di esami. A Cosenza, il settore privato supera quello pubblico. A Crotone, su 6 case di cura una sola è pubblica. Ben inteso, molti servizi offerti dal settore privato sono rimborsati con soldi pubblici mentre i sevizi più pesanti e dunque più costosi tendono a rimanere l’appannaggio del settore pubblico. Per parafrasare Malbranche la redditività sanitaria ha le sue ragioni che la ragione ignora. Forse qualcuna/o ricorderà quello che abbiamo accennata all’inizio citando il film di Peter Sellers.

Nonostante questa diagnosi la raccomandazione del PdR fu di identificare una ventina di presidi pubblici da riconvertire in Lunga degenza, in residenze sanitarie ed in case della salute. Si nota che queste funzioni riservate al settore pubblico sono le più costose dunque usualmente ignorate dal privato eccetto quando i pazienti sono al di sopra di una confortevole soglia dei redditi. Se il PdR accennava agli ospedali di montagna, questa considerazione, tra l’altro resa necessaria dall’Articolo 44 della Costituzione, fu poi totalmente ignorata come dimostra la quasi definitiva chiusura dell’ospedale di Acri e di quello di San Giovanni in Fiore (mia città). Basta guardare attorno per capire che la chiusura di certi presidi, incluso di montagna, mira sopratutto a fare fruttare i posti letti spesso privati nei grandi centri più vicini.

Da questa raccomandazione scaturisce l’attuale riorganizzazione in Hub, Spoke, Ospedali generali e case di cura private accreditate. E un processo molto travagliato: a parte la questione degli ospedali di montagna, la disorganizzazione patologica e l’incontrollabile indebitamento reggino e quello di Catazarao rivelarono tutto il marcio di un settore alla deriva malgrado il commissariamento. Ad esempio, il debito 2014 del Renato Dulbecco di Catanzaro è stimato a 85 milioni di euro; quello di Reggio spesso dato come il caso peggiore non è nemmeno conosciuto!

Il collasso del sistema sanitario calabrese non si ferma qui. Malgrado l’Accordo di Programma Quadro sottoscritto con il MEF, su 608 milioni di euro disponibili per investimenti in tecnologia e per la costruzione di nuovi ospedali, 258 milioni non sono ancora utilizzati. Poco fa si parlò della costruzione di un nuovo ospedale a Cosenza probabilmente in chiava elettoralista ma senza dire una parola sugli ospedali di montagna…

Peggio ancora ecco come il Piano di Rientro ha previsto la riorganizzazione del nostro sistema, in particolare l’uso dei posti letto. Fu pianificato a freddo il taglio triennale di 65 000 ricoveri in meno nel settore pubblico e di solo 7 000 in meno nel settore privato. Non stupisce affatto l’enormità della mobilità passiva: cioè, nel 2014 più di 60 000 calabresi si curarono fuori per un costo esorbitante di 214 256 688 euro.        

I risultati sono palesi. Con una tale gestione aziendale e con la privatizzazione crescente, l’utente cittadino diventa un cliente degno di attenzione solo se è solvibile.

In termini della soglia LEA, la Calabria si ritrova all’ultimo posto. Fatta la media italiana a 160, il Piemonte esibisce un punteggio di 200 e la Calabria di 137.

In termini di posti letto la norma del 2014 era di  3,7/000. Prima del PdR il punteggo regionale era di 3,9/000 mentre oggi è di solo 2,77/000. Il PdR prevedeva un obbiettivo di 3,8/000.

Per quello che riguarda la mobilità passiva abbiamo già dato i numeri principali qui sopra. Aggiungiamo che questa mobilità passiva riguarda principalmente cure del tipo oncologico, ortopedico, interventi alla tiroide ecc. L’ortopedia assieme alle protesi contano per il 50 % della mobilità totale. Il tasso di ospedalizzazione fuori è del 31/000. Se il Piano di Rientro viene chiaramente bocciato da questi numeri, dobbiamo sottolineare che la sua logica non cambia, cosicché si parla di recuperare solo il 30 % di questa mobilità passiva nel futuro.(ref)

Le percentuali di parti cesarei sono l’emblema di tutte le derive di una società arcaica, ancora endogama ed asserragliata nella povertà monetarista. Sembra che, in questo caso, i medici usualmente uomini siano ancora più affrattati dell’ordinario. Se queste percentuali rimangono fuori norme in Italia rispetto agli altri Paesi, la norma è ancora più violata in Calabria. Il PdR stesso menziona un tasso di 70 % in certe strutture. (ref and numbers)

In termini di compartecipazione la spessa sanitaria privata aumenta ovunque nel Paese e più ancora nel Sud provocando un grave deterioramento del quadro epidemiologico Il risultato immediato si legge nel numero crescente di cittadine/i che rinunciano alle cure.(numbers) Già nel 2014, il Rapporto Meridiano notava che se l’aspettativa di vita era cresciuta di 2 anni dal 2005-2013, contemporaneamente gli anni in buona salute era scesi di 5,8 anni mentre gli anni in non buona salute erano cresciuti di 7,8 anni passando da 13,6 a 21,4 anni. Basterebbe aggiungere che gli operai, secondo la loro professione, muoiono 6 o 11 anni in media prima dei loro dirigenti. Con tutto ciò, visto la struttura sempre più inegualitaria dei redditi, le coperture private non decollano in Italia – fondi sanitari, assicurazioni, ecc. Questa tendenza è facilmente anlizzabile perché queste coperture sono per lo più legate al lavoro dipendente più o meno stabile. Avere inserito la tutela delle assicurazioni assieme alla promozione della concorrenza nella controriforma costituzionale sembra perciò fuori luogo. In effetti, si sancirebbe la distruzione costituzionale dei programmi sociali fondati sui principi di ripartizione e di solidarietà nazionale in violazione frontale con i principi cardini della nostra Costituzione. Va sottolineato che questi non sono modificabili e perciò non direttamente oggetto dalla controriforma.

Il commissariamento non ha fine ovviamente perché i poteri del Commissario ad acta sono limitati a quello del giudice che pronuncia il commissariamento, in modo che la funzione del Commissario non può portare al risanamento oltre al riassorbimento dei disavanzi, senza purgare il sistema. (ref) In oltre, il ruolo del Commissario si trova costretto dalla spartizione delle competenze tra livelli governativi. A volte, succede che il commissariamento sia strumentalizzato dai politici per salvare il loro sistema clientelista perché la funzione pubblica, spesso infiltrata dalla malavite, non viene minimamente toccata. Come tutti sappiamo, la burocrazia è concepita come il vero « governo permanente » sopratutto in regimi sottomessi a scadenze elettorali. Lo stesso problema si incontra con il commissariamento dei comuni, il ruolo del Commissario limitandosi il più spesso a stabilire una lista di soggetti da pagare in priorità, spesso senza minimamente questionare la legittimità delle spese e degli appalti per dei comuni caduti in dissesto … Perciò, con un Piano di Rientro che risale al 2007, non stupisce a fatto che la ristrutturazione, anche se malintenzionata per la parte fuori norma affidata al settore privato, non sia ancora finita, e che le inappropriatesse ed i sprechi non diminuiscono.

Come vedremmo più sotto il personale sanitario fu e continua ad essere sacrificato a questa peculiare ristrutturazione. Viene spesso sottomesso a condizioni di lavoro improprie. Se questo rimanda ad una condizione generale nella pubblica amministrazione regionale – si parla di attorno a 1000 lavoratrici-lavoratori precari non-stabilizzati – in questo caso non si mette soltanto a repentaglio i servizi offerti alle cittadine/i utenti e contribuenti ma anche la loro salute.

Il quadro epidemiologico generale, già fortemente compromesso dalla nostra tradizione sanitaria e dalla crisi, peggiora ancora, osservazione valida per tutta l’Italia ma con derive molto più importanti nel Mezzogiorno ed in Calabria. Così, stano prendendo forme epidemiche l’obesità ed il diabete oltre alle malattie cardiovascolare, quelle legate al sistema digestivo ed al sistema respiratorio ecc. 

4b) POLITICA DEL FARMACO.          

Abbiamo già accennato alla crescita recente della compartecipazioni delle cittadine/i alla spesa sanitaria, oltre al loro contributo fiscale. Vediamo un può più in dettaglio. In effetti, una delle peculiarità interessante della spesa per i farmaci in Italia  era il suo contenimento senza compromettere la salute dei pazienti. A questo contribuirono principalmente due fattori: prima, il fatto che i medici godevano spesso di un statuto pubblico non legato alla logica mercificatrice delle grande aziende del farmaco; secondo, il sistema pubblico privilegiava giustametne i farmaci generici.

Sfortunatamente le cose stanno cambiando.

In percentuale della spesa totale, la spesa farmaceutica era di: 1985 (17,8%); 1995 (10,7 % ); 2007 (11,4 %) ; 2008 (10,25 % ); 2009 (9,8 % ); 2014 (7,6 % ); 2015 (secondo la Corte dei conti 7,6 %).

Pero, la Corte dei conti 2016 nota che la spesa farmaceutica aumentò di + 2 % al lordo dei payback, cioè del meccanismo di rimborsi previsti per le aziende del farmaco quando viene superata una certa soglia. Si apprende allora che i rimborsi dovuti nel 2013-2015 furono utilizzati nel bilancio 2015, mascherando così i veri impatti dei tagli e delle privatizzazioni. 20 % dell’aumento è dovuto alle cure per l’Epatite C. Il nuovo farmaco per l’Epatite C guarisce in più di 90 % dei casi; il suo costi di produzione è di 100 euros; il suo prezzo di vendita è di 41 000 euro, una cosa prirpiamente intollerabile. (ref) Questo rivela un altro problema strutturale della nostra politica attuale del farmaco, cioè il mantenimento dei costi con un ristretto accesso alle innovazioni in un’epoca di rivoluzione teorica e tecnica nella biologia, la farmacia e la genetica.

In generale, quindi la spesa farmaceutica tende ad esplodere per ragioni tecniche e di privatizzazione ma viene comunque mantenuta a scapito dei pazienti con l’uso del ticket. Questo è falsamente visto come un fattore di moderazione del consumo rispetto ai tassi di rinuncia alle cure ed al degrado dell’aspettativa di vita in buona salute o tout court. I rimedi pensati nel quadro della logica monetarista sono peggiori del male (abbiamo già denunciata qui sopra il pensiero regressivo in materia formulato dal ebreo-fascista austriaco von Mises, il padre di tutte le regressioni neoliberali monetariste attuali (citazione e ref). Von Mises, benché fugito in America con l’Anschluss, non ha mai rinnegato le sue idee di quando era consigliere del Cancelliere fascista austriaco. In Italia andava anche benissimo per Margherita Sarfatti et al. fino al 1938 … anzi, il fascismo filosemita di Mussolino era il modello preferito da questa gentaccia, modello di fatti oggi perseguito nuovamente ma in modo cosiddetto più « soft »,cioèpiù insidioso). Ad esempio, vengono accelerati i ricorsi alla vendita diretta in quasi tutte le regioni mentre si passa alla deregolamentazione delle farmacie. Si usa metodi e software puramente anglo-sassoni, dunque più adatti a sistemi privatizzati – rimando di nuovo al film con Peter Sellers. Di fatti, il vocabolario operativo è quasi tutto inglese – payback, monitoring ecc. Qui, il benchmarking in questione viene fortemente appoggiato delle agenzie di monitoraggio e di controllo già menzionate, tra le quali l’AGENA, l’ANAC, la SUA ecc. Non stupisce che il Ministro Lorenzin, in vece di mettere l’accento sulla medicina preventiva, privilegia i tagli e la medicina diffensiva mirata a protegere i medici contre l’aumento prevedibile dei processi per le inappropriatesse indotte dalla privatizzazione del sistema. (ref)  

In questo contesto vediamo già emergere un problema molto serio legato alla scarsa introduzione dei nuovi farmaci innovativi. Nel 2014, il loro consumo era inferiore di 91,2 % rispetto agli altri grandi paesi europei come Germania, Francia, GB. Fra poco dovremo auspicare il rimpatrio di Emergency!

Ci vogliono 5 anni prima di vedere questi tassi di consumo migliorare. Ad esempio, il consumo per i nuovi farmaci introdotti nel 2013 era inferiore al 81,6 %; per il 2012 al 66,7 %; e per il 2010 (cioè 5 anni) al 16,5 %.

L’OSCE sottolinea un paradosso italiano: la parte dei generici fu moltiplicata da 4 sin dal 2000. In 2013 contavano per il 19 % dei volumi e 11% del valore della spesa farmaceutica totale. La media OSCE era di 48 %.

La spesa farmaceutica è sempre stata una parte importante della spesa totale. Questa voce è sempre portata a crescere almeno finché non si sceglierà la strada della socializzazione come fu fatto fine poco fa con la spesa ospedaliera. Perciò, queste derive monetariste, già chiaramente percettibili per la spesa farmaceutica come pure per le apparecchiature e i macchinari, i software ecc., dimostrano un’assenza totale di strategia industriale ed economica, nonostante il fatto che il Paese spende attorno a 7 % del PIL per il settore sanitario. Il settore farmaceutico rimane comunque importante in Italia. Si potrebbe perciò pensare, oltre a privilegiare i generici, a introdurre una lista prescelta di farmaci innovati a prezzi quasi di generici, negoziando i volumi ed il tempo di acquisto, compensando in parte con agevolazioni per la R&S. In effetti, questa strategia sarebbe positiva per i pazienti, per le finanze pubbliche e per le agenzie farmaceutiche dato che per esse la R&S è una questione di sopravvivenza, mentre condiziona fortemente i costi. Se si aggiunge a questo il risparmio in termine di marketing per i farmaci scelti in Italia, allora non ci sarebbe da esitare. Lo stesso argomento può e dovrebbe essere proposto per le attrezzature sopratutto le più sofisticate. Esse implicano una forza di lavoro molto qualificata, dunque sbocchi per le nostre università e collegi, tanto a monte qunato a valle.    

In questo quadro poco rilucente, la situazione in Calabria presenta ancora un andamento peggiore alla media nazionale. Una volta ancora – vedi la spartizione dei presidi ospedalieri –, se consideriamo la spesa pubblica e privata pro capite, la Calabria dimostra come sarebbe urgente un vero e proprio risanamento secondo una tutt’altra logica, cioè una logica pubblica rispettosa della legalità e della Costituzione. Il nostro sistema sanitario regionale è patologicamente malato di malaffare a tutti i livelli. La ragione è semplicissima dato che il sistema sanitario rappresenta la più grande voce di spesa regionale, e quindi in una ragione di malaffare parassitario che distrugge senza sapere creare molto, l’unico modo per arricchirsi consistendo nel trasferimento di soldi pubblici nelle tasche dei privati. Con questa logica parrasitaria, oggi ancora estesa all’accesso senza nessuna pianificazione strategica ai fondi europei, lo sfascio sarà irreversibile. Si sta preparando la stessa scellerata deriva con la gestione dei rifiuti …  Ecco i numeri:

Spesa pro capite pubblica e privata:

Per l’Italia: totale (2263 euro); privata (435 euro, cioè 19, 22 % del totale); pubblica (1829 euro)

Per il Val d’Aosta: (2648 euro); privata (648 euro, cioè 24, 4 % del totale); pubblica (2000 euro)

Calabria: totale (1945 euro); privata (274 euro, cioè 14 % del totale); pubblica (1671 euro)

La Calabra è nelle tre ultime. La spesa totale per la Sicilia è di 1912 euro; in Campania è di 1900 euro.

Tiriamo la nostra conclusione dall’eccellente Rapporto Meridiano 2014:

« Nel Gruppo di Regioni (8) che spendono meno rispetto alla media nazionale figurano le Regioni del Sud, ad eccezione del Molise e le Regioni sottoposte a Piani di Rientro ad eccezione del Molise, Piemonte, Lazio. » Sappiamo che la sola Regione uscita del suo Piano di Rientro fu la Liguria, per ragioni contabili. Quello che fu detto sopra spiega le ragioni di questo insuccesso sopratutto per i pazienti vittime di questo modo di risanarne i conti mettendo la priorità sulla logica della privatizzazione e del riassorbimento prioritario dei disavanzi. Abbiamo spiegato che questa deriva è frutto del federalismo fiscale imposto in Italia senza nessuno studio di impatto preliminare, e senza nemmeno avere sviluppato una metodologia per il calcolo del « costo standard », ergo senza vero fondo di perequazione a parte i tagli lineari imposti dalle Leggi di stabilità, e dunque con LEA finti fortemente correlati ai PIL regionali. Immaginare allora l’effetto sul sistema sanitario del « federalismo competitivo » contenuto nella scellerata controriforma costituzionale di Renzi-Gutgeld! 

4c) POLITICHE DEL PERSONALE.

In Italia, nel 2016, un anno prima la redazione del PdR, il costo per il personale era di 33,1 % della spesa sanitaria complessiva. In Calabria era del 39,2 % del totale. Con il PdR, le politiche del personale sono inquadrate dalla logica  dell’austerità regionale.

i) Ristrutturazione : Abbiamo visto sopra come il PdR prevedeva la riconversione di una ventina di piccole strutture ospedaliere. Le ristrutturazione hanno sempre un grande impatto sulla forza di lavoro e sopra la loro rappresentanza sociale. Per una persona non ancora abituata a certe pratiche calabresi, a dire verro intollerabili e totalmente illegali, stupisce che non sia possibile ottenere un’idea anche approssimativa della forza del lavoro e dunque degli effetti della riorganizzazione. Sembra ci sia una gestione più o meno occulta. Sapiamo, più o meno, che esistono attorno a 1000 lavoratrici-lavoratori precari in attesa di stabilizzazione al livello della PA regionale. Quando ho verificato sulle pagine Internet delle sezioni regionali dei sindacati no ho trovatto assolutamente niente disponibile sul soggetto, e molto spesso anche sulla sanità in generale. Esiste qualcosa come una connivenza sistematica e/o uno scoraggiamento. Il Commissario ad acta non sembra neanche turbato dal fatto né alla conoscenza del fatto – come mi fu detto – che sarebbe facile stabilire numeri esatti a partire delle paghe erogate … In queste condizioni parlare di Piano di Rientro è molto azzardato e diventa ancora più azzardato attendere buoni risultati dalla riorganizzazione prescritta. 

Sappiamo pure dell’eufemismo utilizzato dal PdR per riassumere le sue politiche del personale. Stabilì chiaro e tondo che si doveva procedere con « il blocco mirato del turn over » fornendo pure le percentuali per categorie. Cioè: Amministratori (5 %). Professionali (5 %). Personale sanitario (50 %). personale tecnico (10 %).

Nella sua peculiare logica contabile, il PdR precisò i risparmi a titolo dell’IRAP che tale blocco permetteva di raggiungere, cioè 7,5 % del costo del personale totale! Abbiamo visto che la diminuzione dei posti letto (65 000 più 7000 in tre anni) aggravò il costo della mobilità passiva. Questa riduzione del personale si traduce in turni massacrati e nel aumento delle inappropriatesse già troppo presenti nella nostra regione, se non addirittura l’aumento dei casi di malasanità. Le conseguenze pratiche di queste scelte non possono essere mascherate con il ricorso alle partite IVA, anche nel caso degli infermieri …

La storia non finisce qui. Dobbiamo aggiungere il blocco generale del rinnovo dei contratti da ormai più di 7 anni. L’allineamento forzoso del costo per il personale alla crescita del costo dei standard nazionali è notoriamente difficili da stabilire. Ma il più grave nel nostro contesto calabrese mi sembra essere la calcolata non-obbligatorietà per le procedure normali che « disciplinano » gli appalti. In chiaro, non è obbligatorio il ricorso alla Stazione Unica Appaltante Regionale o SUA secondo la legge del 7 dicembre 2007. Le soglie di non obbligatorietà sono calcolate ad arte, basta solo moltiplicare gli appalti sotto queste soglie per trasferire milioni e milioni nelle tasche private senza nessuno controllo.

Così, la soglia di non-obbligatorietà è di 150 000 euro per contratti di lavori. E di 20 000 euro e meno per i contratti di servizi e forniture. E di 20 000 euro e meno per i contratti misti (servizi e forniture). Finalmente è di 75 000 euro e meno per i contratti misti (lavori-servizi-forniture.)

Questo sistema aggrava considerevolmente tutte le derive delle pratiche di esternalizzazione (outsourcing) nel pubblico e nel privato. Nel contesto calabrese qui risiede una delle fonti maggiore della corruzione pervasiva denunciata dalla Corte dei conti come abbiamo ricordato all’inizio di questa analisi. Questo stato di (mal)affare viene ancora peggiorato da due pratiche italiane incomprensibile se non nel quadro dell’aggiramento delle leggi dal interno del sistema. La prima riguarda non solo la trasparenza dell’attribuzione degli appalti ma pure la mancanza di un autentico cahier des charges, ovvero la lista dei criteri da rispettare per vincerre la gara. Senza questo cahier des charges non ci può essere competizione legale tra le ditte appaltanti e sopratutto non ci può essere nessuno controllo sula qualità dei servizi soggetti degli appalti. Secondo, i vincitori degli appalti possono farla franca perché non esiste nessun obbligo di pubblicare il cahier des charges ed i costi dei vincitori degli appalti. Il Freedom of Information Act italiano non permette nessuna verifica e la class action italiana non ha denti. Per colmo, a mia conoscenza, non esiste nessuna Ombudsperson nel sistema sanitario. Queste sono mancanze gravissime con effetti disastrosi per tutto il Paese e particolarmente per la Calabria. Andrebbero corrette d’urgenza con leggi quadro.

ii) Demografia (età) del personale.

L’invecchiamento già troppo pronunciato viene ancora aggravato dall’assurdo aumento dell’età pensionistica in Italia. In realtà, già con il governo Prodi, l’Italia anticipando gli altri paesi europei, aveva assorbito una gran parte del costo pensionistico dovuto alle tendenza demografiche. Se è vero che a quell’epoca il sistema assorbiva attorno a 14 % del PIL è anche vero che lo Stato ne traeva grandi vantaggi anche perché attorno a 20 miliardi di euro servivano già per finanziare il sistema di assistenza (vedi ref) Anni fa avevo protestato contro le inutili e nocive politiche di allungamento dell’età pensionistica. La ragione era chiara: mantenere artificialmente al lavoro attorno a 4 milioni di senior voleva dire aggravare la disoccupazione dei giovani di almeno la meta o 2/3 di questa cifra, impedendo il necessario rinnovo delle qualifiche, in particolare nelle burocrazie all’epoca dell’introduzione delle TIC. Per i lavori usuranti le conseguenze sono assai peggiore. E sappiamo tutti che i lavori nell’ambito ospedaliere non sono tra i più riposanti!

Il risultato è disastroso almeno per quello che si riesce a capire dai numeri disponibili. Nel 2014, il 50 % del personale ospedaliere italiano aveva oltre 55 anni. La media OCSE era del 16 % !!! Basta guardare al 2007 in Calabria. Il 50 % aveva oltre a 50 anni e il 10 % oltre ai 60 anni.

iii) La percentuale dei dirigenti rispetto al personale totale racconta un’altro aspetto di questa storia di gestione azzardosa, ma mirata, del sistema e delle sue risorse. Se in Italia i dirigenti formavano il 20 % del personale totale, la percentuale corrispondente in Calabria era del 24 %.

iv) Precarizzazione sistemica. Abbiamo già menzionato i più o meno 1000 precari non stabilizzati nella PA regionale. Nel quadro delle privatizzazioni anche nelle aziende pubbliche locali – legge Madia, riforma costituzionale Renzi-Gutgeld, forse anche il TTIP ecc., vedi l’analisi sulla controriformacostituzionale disponibile su questo medessimo sito -  i lavoratori esternalizzati saranno sottomessi alla logica del Jobs act, cioè se sono fortunati di poter goderne, cioè ad una precarietà permanente rinnovata da 36 mesi a 36 mesi finché ci saranno le de-contribuzioni sufficienti agli occhi degli (im)prenditori. Come queste de-contribuzioni crolano già i contratti a tempo indeterminato calano pure. E per colmo, il Jobs act permette un licenziamento senza causa. (vedi dettaglio in ….). In modo palese, l’entrata in vigore del Jobs act provocò una fortissima impennata dei voucher che da alcuni decina di migliaia amontavano poco fa a oltre 1,4 milioni!!! Se tutto questa non bastava, la controriforma costituzionale Renzi-Gutgeld aggrava le ultime leggi scellerate sulla rappresentanza dei lavoratori e dei loro sindacati e prevede la fine della concertazione sociale istituzionalizzata con l’abolizione del CNEL ( vedi in questo sito ….)

Va ricordato che la UE ha adottato una direttiva che permette il passaggio delle 40 ore settimanali alle 48, 60, 65 e anche alle 72 ore settimanali, secondo i bisogni delle aziende. Nel passato, quando fu adottata in Francia la legge delle 48 ore settimanali, questa legge fu presentata e difesa all’Assemblea nazionale da Jules Guesde; si fondava su un dossier stabilito dal grande marxista Paul Lafargue, genere di Karl Marx e dottore di medicina di professione. Lafargue dimostrò come, oltre alle 48 ore di lavoro, la forza del lavoro era così usurata che la sua produttività diminuiva. Nel quadro della nuova regressione filosemita nietzschiana – regressione che sporca il nostro Paese per la seconda volta sin dal 1922 – questi argomenti scientificamente fondati non significano più niente. La forza del lavoro, incarnata in una cittadina/o vale meno di un robot. Rosa Luxemburg poneva così l’alternativa : socialismo o barbaria. In altre parole o lavorare tutte/i lavorando meno grazie alla Riduzione della settimana lavorativa con la stessa paga originale e servizi sociali bonificati – dunque fondata su una nuova nati-dumping all’OMC –, oppure condividere la povertà tra le lavoratrice e i lavoratori mentre il 10 % più ricco della popolazione si arrochisce ancora.

Nel suo rapporto del 2016 Oxfam notava che 62 personne erano più ricche della meta degli abitanti del Pianeta, mentre l’1 % era più ricco del 99 % rimanente. Queste inuguaglianze sono osservabile anche in Italia dove il 10 % possiede già il 63 % delle ricchezze nazionali. (ref) Nel Sud queste inuguaglianze sono ancora più esagerate. Secondo il Piano Operativo 2016 della Calabria l’occupazione nella nostra provincia era di 42,3% mentre le persone povere o a rischio erano del 45,8 (ref and elaborate.

5) CONCLUSIONI

Sarebbe forse il caso di trare alcune conclusioni di quest’analisi. Preme farlo in un modo non tanto formalmente normativo quando operativo.

a) Sintetizzare, aggiornare e diffondere l’informazione. Oggi anche le vittime del Piano di Rientro pensano che sia necessario portarlo a termine senza nemmeno sapere cosa questo PdR monetarista raccommanda in termini di ristrutturazioni e di privatizzazioni. Siamo tutti convinti che il sistema va rissanato ma deve essere mettendo la salute delle cittadine/i al centro del processo. Oggi abbiamo tutti sotto gli occhi i risultati della catastrofica scelta di riconvertire una ventina di presidi ospedalieri e di diminuire di 65 000 i ricoveri nelle strutture pubbliche e solo di 7000 nelle strutture private. L’enormità della mobilità passiva non necessita altri commenti. Forse l’elemento più emblematico dell’ignoranza mantenuta dal sistema al soggetto riguarda l’impossibilità di determinare il numero di impiegati nella sanità calabrese e dunque le loro condizioni di lavoro ecc. Questo non succede nemmeno nei paesi del Terzo Mondo.

b) Trasparenza e obbligazione di seguire un processo pubblico per tutti gli appalti. Abbiamo visto come le soglie per gli appalti esonerati di ogni obbligarietà sono determinate ad arte causando uno immenso trasferimento di soldi pubblici nelle tasche private senza nessuna possibilità di controllo. Perciò tutti gli aquisti, indipendentemente delle somme considerate, debbono imperativamene far l’oggetto di appalti pubblici con dei cahiers de charge verificabili e pubblicati. La competenza della SUA deve essere estesa a tutti gli appalti con verifica dell’ANAC. La divulgazione deve essere automatica anche se, in generale, il Freedom of Inforamtion Act italiano deve esssere esteso. 

c) Creare una Ombudsperson regionale dedicata al settoredella Sanità e rafforzare la class action. Tutti i rapporti, incluso il PdR stesso, insistono sopra quello che viene chiamato eufemisticamente « inappropriatesse ». Questo stato di affare risulta solo dalla mancanza di responsabilitzzazione nel settore, almeno per quello che riguarda i servizi ricevuti dai pazienti. E vero che le Standard Operating Procedures (SOP) sono importantissime per il buono funzionamento delle burocrazie e dei sistemi sociali complessi. Queste vengono introdotte assieme alle nuove tecnologie nell’ottica della privatizzazione o del monitoring delle spese. Si dimentica l’essenziale, cioè la relazione con i pazienti. Solo creando canali istituzionali di responsabilizzazione si potrà sperare uscire dal drammatico quadro disfunzionale attuale.

d) Modificare il mandato ed i poteri del Commissario ad acta. Oggi il Commissario ad acta è legato alle decisioni giuridiche preliminari alla sua nomina. In oltre, rimane prigioniero della spartizione delle competenze tra livello nazionale e regionale. Questo rimane vero nel caso del commissariamento dei comuni in dissesto. In effetti, il Commissario ad acta vede la sua funzione circonscritta al riassorbimento dei disavanzi. Si limita il più spesso a stilare una lista di debitori da reimborssare in priorità. Questo viene fatto senza nessuno auditing che sarebbe di rigore per tutti i contratti visto l’opacità degli appalti, per tacere il malaffare che troppo speso li caratterizzano. Alcuni vengono rimborsati in priorità invece di finire in prigione. In effetti, la funzione del Commissario ad acta, specialmente nel Mezzogiorno, consiste a salvare il sistema sopratutto il più marcio senza mai pulire le stalle di Augia. I politici hanno subito capito come sfruttare questa inappropriata istituzione, hanno capito che se gli eletti vengono a volte sospesi tutta la burocrazia rimane inttata, ovviamente con tutti i suoi collegamenti clientelari ed altri. Per essere efficace, il Commissario ad acta deve basarsi sopra un auditing completo e rigoroso ed avere il potere di sanzionare tutti quelli che non hanno rispettato l’interesse pubblico e le leggi, senza nessuna eccezione. Altrimenti, diventa fatalmente il garante del sistema di malaffare e la sua migliorelegittimazione anche se al suo malgrado.   

e) Cambiare il paradigma economico di referenza. Abbiamo dimostrato qui sopra il legame di causa ed effetto tra monetarismo neoliberale e federalismo fiscale, e tra questi ed il collasso del sistema sanitario italiano come pure dell’intero sistema Paese. Non si può più pensare in termini di eccesioni, ad esempio per l’Articolo 107 del Trattato di funzionamento dell’Unione Europea. Questo articolo permette misure diverse ma teoricamente transitorie in caso di forte disaggio strutturale in termini di disoccupazione, di disparietà regionale ecc. Oppure per quello che riguarda l’Articolo 44 della Costituzione, ad esempio per gli ospedali di montagna. Oggi, il libero-scambio globale e la speculazione egemonica hanno drasticamente ridotto l’efficacia di queste eccezioni. Basta aggiungere che il marginalismo, particolarmente il marginalismo, speculativo monetarista è solo una cinica narrazione a-scientifica. Il suo scopo è di imporre il « ritorno forzoso ad una società della nuova domesticità e della nuova schiavitù ». Rimando per la dimostrazione a 1) Hi-Ha. Le asinesche allucinazioni visuali degli economisti borghesi (2009); 2)  Compendio di Economia Politica Marxista. Ambedue nel sito www.la-commune-paraclet.com, il primo in Download nella Sezione Livres-Books ed il secondo nella stessa Sezione.

f) Per finire può essere utile dire quale sarebbe il modello sanitario ideale. Le percentuali del settore sul PIL dimostrano che il sistema è più razionale, più efficace e molto meno costoso quando è pubblico. Nel contesto attuale, il sistema pubblico è spesso insidiosamente spinto a diventare disfunzionale per legittimare la sua privatizzazione. Gli esempi nazionali e regionali sono moltiplici. Basta citare la recente sparizione di attorno a 50 milioni di euro in Calabria Verde senza che nessuno se ne sia accorto (!), per capire il trucchetto. Il altre parole, quando un sistema pubblico non funziona basta mandare tutti i dirigenti a casa e riorganizzarlo per rendere il sistema nuovamente operazionale ed efficiente senza privatizzarlo. In questo modo si evita di dovre affrotnare i spreci del sistema privato e la tragica trasformazione degli utenti in clienti. Detto questo, il sistema pubblico sanitario dovrebbe  seguire le linee strategiche seguenti:

  • Primo e Secondo livelli. Il primo livello è quello posto in prima linea: include gli uffici medicie i laboratori. E ben inteso le cliniche di prima lineada non confondere con i proto soccorso. Con una medicina socializzata si può facilmente raggruppare i medici mettendo a loro disposizione dei laboratori di prima linea e le cliniche di prima linea. Questo favorirebbe la medicina preventiva. In oltre, la professione medica è fra le più propense ad utilizzare le nuove tecnologie, incluso per il monitoraggio epidemiologico e quello relativo alle prescrizioni. La centralizzazione di queste infromazioni nel rispetto della privacy, permetterebbe una migliore pianficazione nazionale e regionale. Di più, vantagerebbe la ricerca: in effetti, le banche dati così costituite sarebbero di una grandissima uitilita per i medici di medicina generale ma spezialisati in richerche epidemiologicche, dunque conoscitori del terreno. Questo implica che siano prese in linea di conto le ore lavorative, quelle destinate ai pazienti e quelle destinate alla ricerca. Il tutto potrebbe essere coordinato al livello universitario, non solo nazionale ma internazionale.

  • Il secondo livello include quello che il PdR chiama Hub, Spoke e ospedali generali senza dimenticare gli ospedali di montagna o quelli delle isole poco accessibili. Non serve chiudere l’ospedale di San giovanni in Fiore con il suo importante bacino silano solo per rendere profittevole certi ospedali privati situati nelle grandi città più vicine ma difficilmente accessibili in meno di 60 minuti con l’ambulanza. Precisiamo che l’elisocorso è  necesario ma non può giustificare la chiusura degli ospedali di montagna perché l’elicotero non può sempre decollare. In montagna o in mare le turbolenze sono spesso importanti, per non parlare delle condizioni invernali. Il problema dell’urgenza non va affatto risolto con lunghe attese dissuasive, contrarie allo spirito del sistema per non dire allo Giuramento di Iippocrate. Basta prevedere un buono triage all’Urgenza negli ospedali e prevedere a fianco una clinica di prima linea attrezzata con un laboratorio di prima linea. In questo modo si prende cura dei pazienti e del loro disaggio favorendo pure la costituzione di una banca dati relativa a questo tipo di visite. Per risolvere problemi reali o presunti si deve prima studiare la loro genesi.

  • Sviluppare ricerche e servizi di gerontologia, di geriatria e di mantenimento a domicilio. La popolazione invecchia. Il mantenimento a domicilio, oltre a preservare l’autonomia dei senior, costa molto meno. Preciò, la ripartizione degli ospedali sul territorio non può prescindere dei specifici bacini da servire in tempi rapidissimi, in particolare nelle zone montagne e nelle isole. Da sottolineare che il turismo costitusce un investimento importante: di fatti, secondo le infrastrutture disponibili, il Moltiplicatore settoriale si aggira attorno a 4 o 7 euro per un euro investito. I senior cosstituiscono una grande fetta della clientela turistica. Di più dato l’invecchiamento generale le cure di geriatria rappresenteranno oltre a 4 % del PIL mondiale, una fonte da sapere ssfruttare.

  • La socializzazione dei farmaci, con il pagamento all’atto dei medici rimane una delle voci più costosa del sistema sanitario. La scelta di fondi sanitari e assicurativi privati costa molto più cara perché non risponde alla logica mutualistica pura ma a quella dell’ottimizzazione dei dividendi per gli azzionari. Di più risulta antitetica alla logica odierna della generalizzazione della precarietà. La precarietà diminuisce i contributi sociali e le entrate della fiscalità generale. Questo vale pure per il ticket detto moderatore. Ripetiamo che il fallimento annunciato, e oggi già vistoso della Obamacare fu proprio dovuto alla scelta di favorire Big Pharma e le grande compagnie di assicurazioni. In modo transitorio, prima di arrivare alla totale socializzazione della politica del farmaco, si può pensare ad estendere l’uso dei generici ed a favorire l’introduzione dei nuovi farmaci di ultima generazione quando questi sono stimati necesari ma a prezzo quasi di generico. Ne abiamo già parlato sopra. Questo puo essere fatto negoziando volumi di acquiti per un tempo determinato – garantendo così ricette assicurate per le aziende più i rispami sul marketting ecc – e adeguati compensi per il finanziamente delle loro attività di R&S, il nervo della « guerra » in questo dominio. Va sottolineato che i Stati sovrani hanno il diritto, sancito dalla Organizzazione Mondiale per la Salute, di sospendere i brevetti in caso di emergenza sociale. In breve, se lo Stato decide di tutelare la salute delle sue cittadine/i la aziende farmaceutiche hanno interesse a negociare. (Nota aggiunta il 15 giugno 2016: vedi l’importante articolo di Médecins du monde e la loro petizione da emulare in Italia: Prix des médicaments : la campagne que les labos ne veulent pas voirEntretien réalisé par Alexandre Fache Lundi, 13 Juin, 2016, L’Humanité http://www.humanite.fr/prix-des-medicaments-la-campagne-que-les-labos-ne-veulent-pas-voir-609422 )

  • La stessa cosa può essere detta per la socializzazione delle apparechiature medicali e ospedaliere visto l’importante percentuale di denaro pubblico speso nel settore. In altre, parole difendere un settore industruale di punta, settore che necessità una forza di lavoro spesso molto qualificata e dunque propensa a dare sbocchi ai giovani.  

4) MONETARISMO E FEDERALISMO FISCALE APPLICATI AL LIVELLO PROVINCIALE.

Senza grande sorpresa la congiunzione tra il monetarismo neoliberale e il federalismo fiscale condusse al collasso del sistema sanitario provinciale.

Questo spinse la Regione a chiedere un Piano di Rientro (PdR) sanitario al governo nazionale. (ref) Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) nominò un Advisor. Il processo portò rapidamente al commissariamento ed alla redazione di un PdR interamente impregnato da una logica economica finanziaria unicamente mirata al riassorbimento del disavanzo.

Il PdR del 2007 va preso sul serio perché rimane tutt’ora la base della riorganizzazione attuale. Ecco cosa scriveva il Piano di Razionalizzazione e Riqualificazione del Servizio Sanitario Regionale (2010): « Il piano, dunque, da mero strumento tecnico-amministrativo ”di rientro ” economico-finanziario, diventa leva e occasione per un ripensamento complessivo del sistema sanitario regionale. » (ref)

Non vi è nessun dubbio sullo spirito che informa la ristrutturazione del sistema sanitario calabrese. Questa logica viene fortemente assistita ed inquadrata dalla moltitudine di agenzie di monitoraggio e di controllo tanto nazionali quanto regionali (LEA, AGENA, ANAC, SUA, ecc …)

Come si poteva prevedere questa logica economica-finanziaria accentuò tutti i problemi e tutte le inappropriatezze già presenti nel nostro sistema regionale.

Formalmente parlando, il PdR fece quasi sparire i disavanzi. Ad esempio, nel 2014 il disavanzo regionale era di 68 milioni di euro ridotto poi a 28 milioni di euro dopo « coperture e rettifiche ». Basta conoscere alcuni dei trucchetti mascherati da questa frase eufemistica per rimanere lucidamente  pessimista. Pero la privatizzazione aumentò benché fosse già grottescamente fuori norma. La norma era di 30 % massimo per il settore privato. Nel 2007, su 73 presidi regionali, 37 erano pubblici e 36 privati. La situazione peggiora con rapidità, incluso per la cosiddetta compartecipazione dei cittadini, cioè il ticket e le varie spese di tasca propria per i farmaci e per lista crescente di test e di esami. A Cosenza, il settore privato supera quello pubblico. A Crotone, su 6 case di cura una sola è pubblica. Ben inteso, molti servizi offerti dal settore privato sono rimborsati con soldi pubblici mentre i sevizi più pesanti e dunque più costosi tendono a rimanere l’appannaggio del settore pubblico. Per parafrasare Malbranche la redditività sanitaria ha le sue ragioni che la ragione ignora. Forse qualcuna/o ricorderà quello che abbiamo accennata all’inizio citando il film di Peter Sellers.

Nonostante questa diagnosi la raccomandazione del PdR fu di identificare una ventina di presidi pubblici da riconvertire in Lunga degenza, in residenze sanitarie ed in case della salute. Si nota che queste funzioni riservate al settore pubblico sono le più costose dunque usualmente ignorate dal privato eccetto quando i pazienti sono al di sopra di una confortevole soglia dei redditi. Se il PdR accennava agli ospedali di montagna, questa considerazione, tra l’altro resa necessaria dall’Articolo 44 della Costituzione, fu poi totalmente ignorata come dimostra la quasi definitiva chiusura dell’ospedale di Acri e di quello di San Giovanni in Fiore (mia città). Basta guardare attorno per capire che la chiusura di certi presidi, incluso di montagna, mira sopratutto a fare fruttare i posti letti spesso privati nei grandi centri più vicini.

Da questa raccomandazione scaturisce l’attuale riorganizzazione in Hub, Spoke, Ospedali generali e case di cura private accreditate. E un processo molto travagliato: a parte la questione degli ospedali di montagna, la disorganizzazione patologica e l’incontrollabile indebitamento reggino e quello di Catazarao rivelarono tutto il marcio di un settore alla deriva malgrado il commissariamento. Ad esempio, il debito 2014 del Renato Dulbecco di Catanzaro è stimato a 85 milioni di euro; quello di Reggio spesso dato come il caso peggiore non è nemmeno conosciuto!

Il collasso del sistema sanitario calabrese non si ferma qui. Malgrado l’Accordo di Programma Quadro sottoscritto con il MEF, su 608 milioni di euro disponibili per investimenti in tecnologia e per la costruzione di nuovi ospedali, 258 milioni non sono ancora utilizzati. Poco fa si parlò della costruzione di un nuovo ospedale a Cosenza probabilmente in chiava elettoralista ma senza dire una parola sugli ospedali di montagna…

Peggio ancora ecco come il Piano di Rientro ha previsto la riorganizzazione del nostro sistema, in particolare l’uso dei posti letto. Fu pianificato a freddo il taglio triennale di 65 000 ricoveri in meno nel settore pubblico e di solo 7 000 in meno nel settore privato. Non stupisce affatto l’enormità della mobilità passiva: cioè, nel 2014 più di 60 000 calabresi si curarono fuori per un costo esorbitante di 214 256 688 euro.        

I risultati sono palesi. Con una tale gestione aziendale e con la privatizzazione crescente, l’utente cittadino diventa un cliente degno di attenzione solo se è solvibile.

In termini della soglia LEA, la Calabria si ritrova all’ultimo posto. Fatta la media italiana a 160, il Piemonte esibisce un punteggio di 200 e la Calabria di 137.

In termini di posti letto la norma del 2014 era di  3,7/000. Prima del PdR il punteggo regionale era di 3,9/000 mentre oggi è di solo 2,77/000. Il PdR prevedeva un obbiettivo di 3,8/000.

Per quello che riguarda la mobilità passiva abbiamo già dato i numeri principali qui sopra. Aggiungiamo che questa mobilità passiva riguarda principalmente cure del tipo oncologico, ortopedico, interventi alla tiroide ecc. L’ortopedia assieme alle protesi contano per il 50 % della mobilità totale. Il tasso di ospedalizzazione fuori è del 31/000. Se il Piano di Rientro viene chiaramente bocciato da questi numeri, dobbiamo sottolineare che la sua logica non cambia, cosicché si parla di recuperare solo il 30 % di questa mobilità passiva nel futuro.(ref)

Le percentuali di parti cesarei sono l’emblema di tutte le derive di una società arcaica, ancora endogama ed asserragliata nella povertà monetarista. Sembra che, in questo caso, i medici usualmente uomini siano ancora più affrattati dell’ordinario. Se queste percentuali rimangono fuori norme in Italia rispetto agli altri Paesi, la norma è ancora più violata in Calabria. Il PdR stesso menziona un tasso di 70 % in certe strutture. (ref and numbers)

In termini di compartecipazione la spessa sanitaria privata aumenta ovunque nel Paese e più ancora nel Sud provocando un grave deterioramento del quadro epidemiologico Il risultato immediato si legge nel numero crescente di cittadine/i che rinunciano alle cure.(numbers) Già nel 2014, il Rapporto Meridiano notava che se l’aspettativa di vita era cresciuta di 2 anni dal 2005-2013, contemporaneamente gli anni in buona salute era scesi di 5,8 anni mentre gli anni in non buona salute erano cresciuti di 7,8 anni passando da 13,6 a 21,4 anni. Basterebbe aggiungere che gli operai, secondo la loro professione, muoiono 6 o 11 anni in media prima dei loro dirigenti. Con tutto ciò, visto la struttura sempre più inegualitaria dei redditi, le coperture private non decollano in Italia – fondi sanitari, assicurazioni, ecc. Questa tendenza è facilmente anlizzabile perché queste coperture sono per lo più legate al lavoro dipendente più o meno stabile. Avere inserito la tutela delle assicurazioni assieme alla promozione della concorrenza nella controriforma costituzionale sembra perciò fuori luogo. In effetti, si sancirebbe la distruzione costituzionale dei programmi sociali fondati sui principi di ripartizione e di solidarietà nazionale in violazione frontale con i principi cardini della nostra Costituzione. Va sottolineato che questi non sono modificabili e perciò non direttamente oggetto dalla controriforma.

Il commissariamento non ha fine ovviamente perché i poteri del Commissario ad acta sono limitati a quello del giudice che pronuncia il commissariamento, in modo che la funzione del Commissario non può portare al risanamento oltre al riassorbimento dei disavanzi, senza purgare il sistema. (ref) In oltre, il ruolo del Commissario si trova costretto dalla spartizione delle competenze tra livelli governativi. A volte, succede che il commissariamento sia strumentalizzato dai politici per salvare il loro sistema clientelista perché la funzione pubblica, spesso infiltrata dalla malavite, non viene minimamente toccata. Come tutti sappiamo, la burocrazia è concepita come il vero « governo permanente » sopratutto in regimi sottomessi a scadenze elettorali. Lo stesso problema si incontra con il commissariamento dei comuni, il ruolo del Commissario limitandosi il più spesso a stabilire una lista di soggetti da pagare in priorità, spesso senza minimamente questionare la legittimità delle spese e degli appalti per dei comuni caduti in dissesto … Perciò, con un Piano di Rientro che risale al 2007, non stupisce a fatto che la ristrutturazione, anche se malintenzionata per la parte fuori norma affidata al settore privato, non sia ancora finita, e che le inappropriatesse ed i sprechi non diminuiscono.

Come vedremmo più sotto il personale sanitario fu e continua ad essere sacrificato a questa peculiare ristrutturazione. Viene spesso sottomesso a condizioni di lavoro improprie. Se questo rimanda ad una condizione generale nella pubblica amministrazione regionale – si parla di attorno a 1000 lavoratrici-lavoratori precari non-stabilizzati – in questo caso non si mette soltanto a repentaglio i servizi offerti alle cittadine/i utenti e contribuenti ma anche la loro salute.

Il quadro epidemiologico generale, già fortemente compromesso dalla nostra tradizione sanitaria e dalla crisi, peggiora ancora, osservazione valida per tutta l’Italia ma con derive molto più importanti nel Mezzogiorno ed in Calabria. Così, stano prendendo forme epidemiche l’obesità ed il diabete oltre alle malattie cardiovascolare, quelle legate al sistema digestivo ed al sistema respiratorio ecc. 

4b) POLITICA DEL FARMACO.          

Abbiamo già accennato alla crescita recente della compartecipazioni delle cittadine/i alla spesa sanitaria, oltre al loro contributo fiscale. Vediamo un può più in dettaglio. In effetti, una delle peculiarità interessante della spesa per i farmaci in Italia  era il suo contenimento senza compromettere la salute dei pazienti. A questo contribuirono principalmente due fattori: prima, il fatto che i medici godevano spesso di un statuto pubblico non legato alla logica mercificatrice delle grande aziende del farmaco; secondo, il sistema pubblico privilegiava giustametne i farmaci generici.

Sfortunatamente le cose stanno cambiando.

In percentuale della spesa totale, la spesa farmaceutica era di: 1985 (17,8%); 1995 (10,7 % ); 2007 (11,4 %) ; 2008 (10,25 % ); 2009 (9,8 % ); 2014 (7,6 % ); 2015 (secondo la Corte dei conti 7,6 %).

Pero, la Corte dei conti 2016 nota che la spesa farmaceutica aumentò di + 2 % al lordo dei payback, cioè del meccanismo di rimborsi previsti per le aziende del farmaco quando viene superata una certa soglia. Si apprende allora che i rimborsi dovuti nel 2013-2015 furono utilizzati nel bilancio 2015, mascherando così i veri impatti dei tagli e delle privatizzazioni. 20 % dell’aumento è dovuto alle cure per l’Epatite C. Il nuovo farmaco per l’Epatite C guarisce in più di 90 % dei casi; il suo costi di produzione è di 100 euros; il suo prezzo di vendita è di 41 000 euro, una cosa prirpiamente intollerabile. (ref) Questo rivela un altro problema strutturale della nostra politica attuale del farmaco, cioè il mantenimento dei costi con un ristretto accesso alle innovazioni in un’epoca di rivoluzione teorica e tecnica nella biologia, la farmacia e la genetica.

In generale, quindi la spesa farmaceutica tende ad esplodere per ragioni tecniche e di privatizzazione ma viene comunque mantenuta a scapito dei pazienti con l’uso del ticket. Questo è falsamente visto come un fattore di moderazione del consumo rispetto ai tassi di rinuncia alle cure ed al degrado dell’aspettativa di vita in buona salute o tout court. I rimedi pensati nel quadro della logica monetarista sono peggiori del male (abbiamo già denunciata qui sopra il pensiero regressivo in materia formulato dal ebreo-fascista austriaco von Mises, il padre di tutte le regressioni neoliberali monetariste attuali (citazione e ref). Von Mises, benché fugito in America con l’Anschluss, non ha mai rinnegato le sue idee di quando era consigliere del Cancelliere fascista austriaco. In Italia andava anche benissimo per Margherita Sarfatti et al. fino al 1938 … anzi, il fascismo filosemita di Mussolino era il modello preferito da questa gentaccia, modello di fatti oggi perseguito nuovamente ma in modo cosiddetto più « soft »,cioèpiù insidioso). Ad esempio, vengono accelerati i ricorsi alla vendita diretta in quasi tutte le regioni mentre si passa alla deregolamentazione delle farmacie. Si usa metodi e software puramente anglo-sassoni, dunque più adatti a sistemi privatizzati – rimando di nuovo al film con Peter Sellers. Di fatti, il vocabolario operativo è quasi tutto inglese – payback, monitoring ecc. Qui, il benchmarking in questione viene fortemente appoggiato delle agenzie di monitoraggio e di controllo già menzionate, tra le quali l’AGENA, l’ANAC, la SUA ecc. Non stupisce che il Ministro Lorenzin, in vece di mettere l’accento sulla medicina preventiva, privilegia i tagli e la medicina diffensiva mirata a protegere i medici contre l’aumento prevedibile dei processi per le inappropriatesse indotte dalla privatizzazione del sistema. (ref)  

In questo contesto vediamo già emergere un problema molto serio legato alla scarsa introduzione dei nuovi farmaci innovativi. Nel 2014, il loro consumo era inferiore di 91,2 % rispetto agli altri grandi paesi europei come Germania, Francia, GB. Fra poco dovremo auspicare il rimpatrio di Emergency!

Ci vogliono 5 anni prima di vedere questi tassi di consumo migliorare. Ad esempio, il consumo per i nuovi farmaci introdotti nel 2013 era inferiore al 81,6 %; per il 2012 al 66,7 %; e per il 2010 (cioè 5 anni) al 16,5 %.

L’OSCE sottolinea un paradosso italiano: la parte dei generici fu moltiplicata da 4 sin dal 2000. In 2013 contavano per il 19 % dei volumi e 11% del valore della spesa farmaceutica totale. La media OSCE era di 48 %.

La spesa farmaceutica è sempre stata una parte importante della spesa totale. Questa voce è sempre portata a crescere almeno finché non si sceglierà la strada della socializzazione come fu fatto fine poco fa con la spesa ospedaliera. Perciò, queste derive monetariste, già chiaramente percettibili per la spesa farmaceutica come pure per le apparecchiature e i macchinari, i software ecc., dimostrano un’assenza totale di strategia industriale ed economica, nonostante il fatto che il Paese spende attorno a 7 % del PIL per il settore sanitario. Il settore farmaceutico rimane comunque importante in Italia. Si potrebbe perciò pensare, oltre a privilegiare i generici, a introdurre una lista prescelta di farmaci innovati a prezzi quasi di generici, negoziando i volumi ed il tempo di acquisto, compensando in parte con agevolazioni per la R&S. In effetti, questa strategia sarebbe positiva per i pazienti, per le finanze pubbliche e per le agenzie farmaceutiche dato che per esse la R&S è una questione di sopravvivenza, mentre condiziona fortemente i costi. Se si aggiunge a questo il risparmio in termine di marketing per i farmaci scelti in Italia, allora non ci sarebbe da esitare. Lo stesso argomento può e dovrebbe essere proposto per le attrezzature sopratutto le più sofisticate. Esse implicano una forza di lavoro molto qualificata, dunque sbocchi per le nostre università e collegi, tanto a monte qunato a valle.    

In questo quadro poco rilucente, la situazione in Calabria presenta ancora un andamento peggiore alla media nazionale. Una volta ancora – vedi la spartizione dei presidi ospedalieri –, se consideriamo la spesa pubblica e privata pro capite, la Calabria dimostra come sarebbe urgente un vero e proprio risanamento secondo una tutt’altra logica, cioè una logica pubblica rispettosa della legalità e della Costituzione. Il nostro sistema sanitario regionale è patologicamente malato di malaffare a tutti i livelli. La ragione è semplicissima dato che il sistema sanitario rappresenta la più grande voce di spesa regionale, e quindi in una ragione di malaffare parassitario che distrugge senza sapere creare molto, l’unico modo per arricchirsi consistendo nel trasferimento di soldi pubblici nelle tasche dei privati. Con questa logica parrasitaria, oggi ancora estesa all’accesso senza nessuna pianificazione strategica ai fondi europei, lo sfascio sarà irreversibile. Si sta preparando la stessa scellerata deriva con la gestione dei rifiuti …  Ecco i numeri:

Spesa pro capite pubblica e privata:

Per l’Italia: totale (2263 euro); privata (435 euro, cioè 19, 22 % del totale); pubblica (1829 euro)

Per il Val d’Aosta: (2648 euro); privata (648 euro, cioè 24, 4 % del totale); pubblica (2000 euro)

Calabria: totale (1945 euro); privata (274 euro, cioè 14 % del totale); pubblica (1671 euro)

La Calabra è nelle tre ultime. La spesa totale per la Sicilia è di 1912 euro; in Campania è di 1900 euro.

Tiriamo la nostra conclusione dall’eccellente Rapporto Meridiano 2014:

« Nel Gruppo di Regioni (8) che spendono meno rispetto alla media nazionale figurano le Regioni del Sud, ad eccezione del Molise e le Regioni sottoposte a Piani di Rientro ad eccezione del Molise, Piemonte, Lazio. » Sappiamo che la sola Regione uscita del suo Piano di Rientro fu la Liguria, per ragioni contabili. Quello che fu detto sopra spiega le ragioni di questo insuccesso sopratutto per i pazienti vittime di questo modo di risanarne i conti mettendo la priorità sulla logica della privatizzazione e del riassorbimento prioritario dei disavanzi. Abbiamo spiegato che questa deriva è frutto del federalismo fiscale imposto in Italia senza nessuno studio di impatto preliminare, e senza nemmeno avere sviluppato una metodologia per il calcolo del « costo standard », ergo senza vero fondo di perequazione a parte i tagli lineari imposti dalle Leggi di stabilità, e dunque con LEA finti fortemente correlati ai PIL regionali. Immaginare allora l’effetto sul sistema sanitario del « federalismo competitivo » contenuto nella scellerata controriforma costituzionale di Renzi-Gutgeld! 

4c) POLITICHE DEL PERSONALE.

In Italia, nel 2016, un anno prima la redazione del PdR, il costo per il personale era di 33,1 % della spesa sanitaria complessiva. In Calabria era del 39,2 % del totale. Con il PdR, le politiche del personale sono inquadrate dalla logica  dell’austerità regionale.

i) Ristrutturazione : Abbiamo visto sopra come il PdR prevedeva la riconversione di una ventina di piccole strutture ospedaliere. Le ristrutturazione hanno sempre un grande impatto sulla forza di lavoro e sopra la loro rappresentanza sociale. Per una persona non ancora abituata a certe pratiche calabresi, a dire verro intollerabili e totalmente illegali, stupisce che non sia possibile ottenere un’idea anche approssimativa della forza del lavoro e dunque degli effetti della riorganizzazione. Sembra ci sia una gestione più o meno occulta. Sapiamo, più o meno, che esistono attorno a 1000 lavoratrici-lavoratori precari in attesa di stabilizzazione al livello della PA regionale. Quando ho verificato sulle pagine Internet delle sezioni regionali dei sindacati no ho trovatto assolutamente niente disponibile sul soggetto, e molto spesso anche sulla sanità in generale. Esiste qualcosa come una connivenza sistematica e/o uno scoraggiamento. Il Commissario ad acta non sembra neanche turbato dal fatto né alla conoscenza del fatto – come mi fu detto – che sarebbe facile stabilire numeri esatti a partire delle paghe erogate … In queste condizioni parlare di Piano di Rientro è molto azzardato e diventa ancora più azzardato attendere buoni risultati dalla riorganizzazione prescritta. 

Sappiamo pure dell’eufemismo utilizzato dal PdR per riassumere le sue politiche del personale. Stabilì chiaro e tondo che si doveva procedere con « il blocco mirato del turn over » fornendo pure le percentuali per categorie. Cioè: Amministratori (5 %). Professionali (5 %). Personale sanitario (50 %). personale tecnico (10 %).

Nella sua peculiare logica contabile, il PdR precisò i risparmi a titolo dell’IRAP che tale blocco permetteva di raggiungere, cioè 7,5 % del costo del personale totale! Abbiamo visto che la diminuzione dei posti letto (65 000 più 7000 in tre anni) aggravò il costo della mobilità passiva. Questa riduzione del personale si traduce in turni massacrati e nel aumento delle inappropriatesse già troppo presenti nella nostra regione, se non addirittura l’aumento dei casi di malasanità. Le conseguenze pratiche di queste scelte non possono essere mascherate con il ricorso alle partite IVA, anche nel caso degli infermieri …

La storia non finisce qui. Dobbiamo aggiungere il blocco generale del rinnovo dei contratti da ormai più di 7 anni. L’allineamento forzoso del costo per il personale alla crescita del costo dei standard nazionali è notoriamente difficili da stabilire. Ma il più grave nel nostro contesto calabrese mi sembra essere la calcolata non-obbligatorietà per le procedure normali che « disciplinano » gli appalti. In chiaro, non è obbligatorio il ricorso alla Stazione Unica Appaltante Regionale o SUA secondo la legge del 7 dicembre 2007. Le soglie di non obbligatorietà sono calcolate ad arte, basta solo moltiplicare gli appalti sotto queste soglie per trasferire milioni e milioni nelle tasche private senza nessuno controllo.

Così, la soglia di non-obbligatorietà è di 150 000 euro per contratti di lavori. E di 20 000 euro e meno per i contratti di servizi e forniture. E di 20 000 euro e meno per i contratti misti (servizi e forniture). Finalmente è di 75 000 euro e meno per i contratti misti (lavori-servizi-forniture.)

Questo sistema aggrava considerevolmente tutte le derive delle pratiche di esternalizzazione (outsourcing) nel pubblico e nel privato. Nel contesto calabrese qui risiede una delle fonti maggiore della corruzione pervasiva denunciata dalla Corte dei conti come abbiamo ricordato all’inizio di questa analisi. Questo stato di (mal)affare viene ancora peggiorato da due pratiche italiane incomprensibile se non nel quadro dell’aggiramento delle leggi dal interno del sistema. La prima riguarda non solo la trasparenza dell’attribuzione degli appalti ma pure la mancanza di un autentico cahier des charges, ovvero la lista dei criteri da rispettare per vincerre la gara. Senza questo cahier des charges non ci può essere competizione legale tra le ditte appaltanti e sopratutto non ci può essere nessuno controllo sula qualità dei servizi soggetti degli appalti. Secondo, i vincitori degli appalti possono farla franca perché non esiste nessun obbligo di pubblicare il cahier des charges ed i costi dei vincitori degli appalti. Il Freedom of Information Act italiano non permette nessuna verifica e la class action italiana non ha denti. Per colmo, a mia conoscenza, non esiste nessuna Ombudsperson nel sistema sanitario. Queste sono mancanze gravissime con effetti disastrosi per tutto il Paese e particolarmente per la Calabria. Andrebbero corrette d’urgenza con leggi quadro.

ii) Demografia (età) del personale.

L’invecchiamento già troppo pronunciato viene ancora aggravato dall’assurdo aumento dell’età pensionistica in Italia. In realtà, già con il governo Prodi, l’Italia anticipando gli altri paesi europei, aveva assorbito una gran parte del costo pensionistico dovuto alle tendenza demografiche. Se è vero che a quell’epoca il sistema assorbiva attorno a 14 % del PIL è anche vero che lo Stato ne traeva grandi vantaggi anche perché attorno a 20 miliardi di euro servivano già per finanziare il sistema di assistenza (vedi ref) Anni fa avevo protestato contro le inutili e nocive politiche di allungamento dell’età pensionistica. La ragione era chiara: mantenere artificialmente al lavoro attorno a 4 milioni di senior voleva dire aggravare la disoccupazione dei giovani di almeno la meta o 2/3 di questa cifra, impedendo il necessario rinnovo delle qualifiche, in particolare nelle burocrazie all’epoca dell’introduzione delle TIC. Per i lavori usuranti le conseguenze sono assai peggiore. E sappiamo tutti che i lavori nell’ambito ospedaliere non sono tra i più riposanti!

Il risultato è disastroso almeno per quello che si riesce a capire dai numeri disponibili. Nel 2014, il 50 % del personale ospedaliere italiano aveva oltre 55 anni. La media OCSE era del 16 % !!! Basta guardare al 2007 in Calabria. Il 50 % aveva oltre a 50 anni e il 10 % oltre ai 60 anni.

iii) La percentuale dei dirigenti rispetto al personale totale racconta un’altro aspetto di questa storia di gestione azzardosa, ma mirata, del sistema e delle sue risorse. Se in Italia i dirigenti formavano il 20 % del personale totale, la percentuale corrispondente in Calabria era del 24 %.

iv) Precarizzazione sistemica. Abbiamo già menzionato i più o meno 1000 precari non stabilizzati nella PA regionale. Nel quadro delle privatizzazioni anche nelle aziende pubbliche locali – legge Madia, riforma costituzionale Renzi-Gutgeld, forse anche il TTIP ecc., vedi l’analisi sulla controriformacostituzionale disponibile su questo medessimo sito -  i lavoratori esternalizzati saranno sottomessi alla logica del Jobs act, cioè se sono fortunati di poter goderne, cioè ad una precarietà permanente rinnovata da 36 mesi a 36 mesi finché ci saranno le de-contribuzioni sufficienti agli occhi degli (im)prenditori. Come queste de-contribuzioni crolano già i contratti a tempo indeterminato calano pure. E per colmo, il Jobs act permette un licenziamento senza causa. (vedi dettaglio in ….). In modo palese, l’entrata in vigore del Jobs act provocò una fortissima impennata dei voucher che da alcuni decina di migliaia amontavano poco fa a oltre 1,4 milioni!!! Se tutto questa non bastava, la controriforma costituzionale Renzi-Gutgeld aggrava le ultime leggi scellerate sulla rappresentanza dei lavoratori e dei loro sindacati e prevede la fine della concertazione sociale istituzionalizzata con l’abolizione del CNEL ( vedi in questo sito ….)

Va ricordato che la UE ha adottato una direttiva che permette il passaggio delle 40 ore settimanali alle 48, 60, 65 e anche alle 72 ore settimanali, secondo i bisogni delle aziende. Nel passato, quando fu adottata in Francia la legge delle 48 ore settimanali, questa legge fu presentata e difesa all’Assemblea nazionale da Jules Guesde; si fondava su un dossier stabilito dal grande marxista Paul Lafargue, genere di Karl Marx e dottore di medicina di professione. Lafargue dimostrò come, oltre alle 48 ore di lavoro, la forza del lavoro era così usurata che la sua produttività diminuiva. Nel quadro della nuova regressione filosemita nietzschiana – regressione che sporca il nostro Paese per la seconda volta sin dal 1922 – questi argomenti scientificamente fondati non significano più niente. La forza del lavoro, incarnata in una cittadina/o vale meno di un robot. Rosa Luxemburg poneva così l’alternativa : socialismo o barbaria. In altre parole o lavorare tutte/i lavorando meno grazie alla Riduzione della settimana lavorativa con la stessa paga originale e servizi sociali bonificati – dunque fondata su una nuova nati-dumping all’OMC –, oppure condividere la povertà tra le lavoratrice e i lavoratori mentre il 10 % più ricco della popolazione si arrochisce ancora.

Nel suo rapporto del 2016 Oxfam notava che 62 personne erano più ricche della meta degli abitanti del Pianeta, mentre l’1 % era più ricco del 99 % rimanente. Queste inuguaglianze sono osservabile anche in Italia dove il 10 % possiede già il 63 % delle ricchezze nazionali. (ref) Nel Sud queste inuguaglianze sono ancora più esagerate. Secondo il Piano Operativo 2016 della Calabria l’occupazione nella nostra provincia era di 42,3% mentre le persone povere o a rischio erano del 45,8 (ref and elaborate.

5) CONCLUSIONI

Sarebbe forse il caso di trare alcune conclusioni di quest’analisi. Preme farlo in un modo non tanto formalmente normativo quando operativo.

a) Sintetizzare, aggiornare e diffondere l’informazione. Oggi anche le vittime del Piano di Rientro pensano che sia necessario portarlo a termine senza nemmeno sapere cosa questo PdR monetarista raccommanda in termini di ristrutturazioni e di privatizzazioni. Siamo tutti convinti che il sistema va rissanato ma deve essere mettendo la salute delle cittadine/i al centro del processo. Oggi abbiamo tutti sotto gli occhi i risultati della catastrofica scelta di riconvertire una ventina di presidi ospedalieri e di diminuire di 65 000 i ricoveri nelle strutture pubbliche e solo di 7000 nelle strutture private. L’enormità della mobilità passiva non necessita altri commenti. Forse l’elemento più emblematico dell’ignoranza mantenuta dal sistema al soggetto riguarda l’impossibilità di determinare il numero di impiegati nella sanità calabrese e dunque le loro condizioni di lavoro ecc. Questo non succede nemmeno nei paesi del Terzo Mondo.

b) Trasparenza e obbligazione di seguire un processo pubblico per tutti gli appalti. Abbiamo visto come le soglie per gli appalti esonerati di ogni obbligarietà sono determinate ad arte causando uno immenso trasferimento di soldi pubblici nelle tasche private senza nessuna possibilità di controllo. Perciò tutti gli aquisti, indipendentemente delle somme considerate, debbono imperativamene far l’oggetto di appalti pubblici con dei cahiers de charge verificabili e pubblicati. La competenza della SUA deve essere estesa a tutti gli appalti con verifica dell’ANAC. La divulgazione deve essere automatica anche se, in generale, il Freedom of Inforamtion Act italiano deve esssere esteso. 

c) Creare una Ombudsperson regionale dedicata al settoredella Sanità e rafforzare la class action. Tutti i rapporti, incluso il PdR stesso, insistono sopra quello che viene chiamato eufemisticamente « inappropriatesse ». Questo stato di affare risulta solo dalla mancanza di responsabilitzzazione nel settore, almeno per quello che riguarda i servizi ricevuti dai pazienti. E vero che le Standard Operating Procedures (SOP) sono importantissime per il buono funzionamento delle burocrazie e dei sistemi sociali complessi. Queste vengono introdotte assieme alle nuove tecnologie nell’ottica della privatizzazione o del monitoring delle spese. Si dimentica l’essenziale, cioè la relazione con i pazienti. Solo creando canali istituzionali di responsabilizzazione si potrà sperare uscire dal drammatico quadro disfunzionale attuale.

d) Modificare il mandato ed i poteri del Commissario ad acta. Oggi il Commissario ad acta è legato alle decisioni giuridiche preliminari alla sua nomina. In oltre, rimane prigioniero della spartizione delle competenze tra livello nazionale e regionale. Questo rimane vero nel caso del commissariamento dei comuni in dissesto. In effetti, il Commissario ad acta vede la sua funzione circonscritta al riassorbimento dei disavanzi. Si limita il più spesso a stilare una lista di debitori da reimborssare in priorità. Questo viene fatto senza nessuno auditing che sarebbe di rigore per tutti i contratti visto l’opacità degli appalti, per tacere il malaffare che troppo speso li caratterizzano. Alcuni vengono rimborsati in priorità invece di finire in prigione. In effetti, la funzione del Commissario ad acta, specialmente nel Mezzogiorno, consiste a salvare il sistema sopratutto il più marcio senza mai pulire le stalle di Augia. I politici hanno subito capito come sfruttare questa inappropriata istituzione, hanno capito che se gli eletti vengono a volte sospesi tutta la burocrazia rimane inttata, ovviamente con tutti i suoi collegamenti clientelari ed altri. Per essere efficace, il Commissario ad acta deve basarsi sopra un auditing completo e rigoroso ed avere il potere di sanzionare tutti quelli che non hanno rispettato l’interesse pubblico e le leggi, senza nessuna eccezione. Altrimenti, diventa fatalmente il garante del sistema di malaffare e la sua migliorelegittimazione anche se al suo malgrado.   

e) Cambiare il paradigma economico di referenza. Abbiamo dimostrato qui sopra il legame di causa ed effetto tra monetarismo neoliberale e federalismo fiscale, e tra questi ed il collasso del sistema sanitario italiano come pure dell’intero sistema Paese. Non si può più pensare in termini di eccesioni, ad esempio per l’Articolo 107 del Trattato di funzionamento dell’Unione Europea. Questo articolo permette misure diverse ma teoricamente transitorie in caso di forte disaggio strutturale in termini di disoccupazione, di disparietà regionale ecc. Oppure per quello che riguarda l’Articolo 44 della Costituzione, ad esempio per gli ospedali di montagna. Oggi, il libero-scambio globale e la speculazione egemonica hanno drasticamente ridotto l’efficacia di queste eccezioni. Basta aggiungere che il marginalismo, particolarmente il marginalismo, speculativo monetarista è solo una cinica narrazione a-scientifica. Il suo scopo è di imporre il « ritorno forzoso ad una società della nuova domesticità e della nuova schiavitù ». Rimando per la dimostrazione a 1) Hi-Ha. Le asinesche allucinazioni visuali degli economisti borghesi (2009); 2)  Compendio di Economia Politica Marxista. Ambedue nel sito www.la-commune-paraclet.com, il primo in Download nella Sezione Livres-Books ed il secondo nella stessa Sezione.

f) Per finire può essere utile dire quale sarebbe il modello sanitario ideale. Le percentuali del settore sul PIL dimostrano che il sistema è più razionale, più efficace e molto meno costoso quando è pubblico. Nel contesto attuale, il sistema pubblico è spesso insidiosamente spinto a diventare disfunzionale per legittimare la sua privatizzazione. Gli esempi nazionali e regionali sono moltiplici. Basta citare la recente sparizione di attorno a 50 milioni di euro in Calabria Verde senza che nessuno se ne sia accorto (!), per capire il trucchetto. Il altre parole, quando un sistema pubblico non funziona basta mandare tutti i dirigenti a casa e riorganizzarlo per rendere il sistema nuovamente operazionale ed efficiente senza privatizzarlo. In questo modo si evita di dovre affrotnare i spreci del sistema privato e la tragica trasformazione degli utenti in clienti. Detto questo, il sistema pubblico sanitario dovrebbe  seguire le linee strategiche seguenti:

  • Primo e Secondo livelli. Il primo livello è quello posto in prima linea: include gli uffici medicie i laboratori. E ben inteso le cliniche di prima lineada non confondere con i proto soccorso. Con una medicina socializzata si può facilmente raggruppare i medici mettendo a loro disposizione dei laboratori di prima linea e le cliniche di prima linea. Questo favorirebbe la medicina preventiva. In oltre, la professione medica è fra le più propense ad utilizzare le nuove tecnologie, incluso per il monitoraggio epidemiologico e quello relativo alle prescrizioni. La centralizzazione di queste infromazioni nel rispetto della privacy, permetterebbe una migliore pianficazione nazionale e regionale. Di più, vantagerebbe la ricerca: in effetti, le banche dati così costituite sarebbero di una grandissima uitilita per i medici di medicina generale ma spezialisati in richerche epidemiologicche, dunque conoscitori del terreno. Questo implica che siano prese in linea di conto le ore lavorative, quelle destinate ai pazienti e quelle destinate alla ricerca. Il tutto potrebbe essere coordinato al livello universitario, non solo nazionale ma internazionale.

  • Il secondo livello include quello che il PdR chiama Hub, Spoke e ospedali generali senza dimenticare gli ospedali di montagna o quelli delle isole poco accessibili. Non serve chiudere l’ospedale di San giovanni in Fiore con il suo importante bacino silano solo per rendere profittevole certi ospedali privati situati nelle grandi città più vicine ma difficilmente accessibili in meno di 60 minuti con l’ambulanza. Precisiamo che l’elisocorso è  necesario ma non può giustificare la chiusura degli ospedali di montagna perché l’elicotero non può sempre decollare. In montagna o in mare le turbolenze sono spesso importanti, per non parlare delle condizioni invernali. Il problema dell’urgenza non va affatto risolto con lunghe attese dissuasive, contrarie allo spirito del sistema per non dire allo Giuramento di Iippocrate. Basta prevedere un buono triage all’Urgenza negli ospedali e prevedere a fianco una clinica di prima linea attrezzata con un laboratorio di prima linea. In questo modo si prende cura dei pazienti e del loro disaggio favorendo pure la costituzione di una banca dati relativa a questo tipo di visite. Per risolvere problemi reali o presunti si deve prima studiare la loro genesi.

  • Sviluppare ricerche e servizi di gerontologia, di geriatria e di mantenimento a domicilio. La popolazione invecchia. Il mantenimento a domicilio, oltre a preservare l’autonomia dei senior, costa molto meno. Preciò, la ripartizione degli ospedali sul territorio non può prescindere dei specifici bacini da servire in tempi rapidissimi, in particolare nelle zone montagne e nelle isole. Da sottolineare che il turismo costitusce un investimento importante: di fatti, secondo le infrastrutture disponibili, il Moltiplicatore settoriale si aggira attorno a 4 o 7 euro per un euro investito. I senior cosstituiscono una grande fetta della clientela turistica. Di più dato l’invecchiamento generale le cure di geriatria rappresenteranno oltre a 4 % del PIL mondiale, una fonte da sapere ssfruttare.

  • La socializzazione dei farmaci, con il pagamento all’atto dei medici rimane una delle voci più costosa del sistema sanitario. La scelta di fondi sanitari e assicurativi privati costa molto più cara perché non risponde alla logica mutualistica pura ma a quella dell’ottimizzazione dei dividendi per gli azzionari. Di più risulta antitetica alla logica odierna della generalizzazione della precarietà. La precarietà diminuisce i contributi sociali e le entrate della fiscalità generale. Questo vale pure per il ticket detto moderatore. Ripetiamo che il fallimento annunciato, e oggi già vistoso della Obamacare fu proprio dovuto alla scelta di favorire Big Pharma e le grande compagnie di assicurazioni. In modo transitorio, prima di arrivare alla totale socializzazione della politica del farmaco, si può pensare ad estendere l’uso dei generici ed a favorire l’introduzione dei nuovi farmaci di ultima generazione quando questi sono stimati necesari ma a prezzo quasi di generico. Ne abiamo già parlato sopra. Questo puo essere fatto negoziando volumi di acquiti per un tempo determinato – garantendo così ricette assicurate per le aziende più i rispami sul marketting ecc – e adeguati compensi per il finanziamente delle loro attività di R&S, il nervo della « guerra » in questo dominio. Va sottolineato che i Stati sovrani hanno il diritto, sancito dalla Organizzazione Mondiale per la Salute, di sospendere i brevetti in caso di emergenza sociale. In breve, se lo Stato decide di tutelare la salute delle sue cittadine/i la aziende farmaceutiche hanno interesse a negociare. (Nota aggiunta il 15 giugno 2016: vedi l’importante articolo di Médecins du monde e la loro petizione da emulare in Italia: Prix des médicaments : la campagne que les labos ne veulent pas voirEntretien réalisé par Alexandre Fache Lundi, 13 Juin, 2016, L’Humanité http://www.humanite.fr/prix-des-medicaments-la-campagne-que-les-labos-ne-veulent-pas-voir-609422 )

  • La stessa cosa può essere detta per la socializzazione delle apparechiature medicali e ospedaliere visto l’importante percentuale di denaro pubblico speso nel settore. In altre, parole difendere un settore industruale di punta, settore che necessità una forza di lavoro spesso molto qualificata e dunque propensa a dare sbocchi ai giovani.