APPELLO / APPEL / APPEAL

Posted: 4th marzo 2014 by rivincitasociale in Politica

PROEMIO - AVANT-PROPOS - FOREWORD (go to the Posts section)

« La politica non è l’arte del possibile bensì l’arte di fare emergere nuove possibilità socialmente più umane » (Marzo 1985)

                                Jure Vetere : l’unico vero tempio è la coscienza umana.

ITALIANO. Vai all’Appello

Care compagne, cari compagni,

E arrivata l’ora della rivincita sociale dei popoli, in Italia ed in Europa. E arrivata l’ora di lavorare tutte/i insieme alla nascita di Comitati cittadini per la Rivincita Sociale capaci di condurre all’emergenza del Partito della Rivincita Sociale. Questi partiti nazionali comporrebbero poi una Federazione Per l’Europa Sociale, che al suo turno farebbe parte di una Nuova Internazionale (senza cifra). Il nome mi sembra importantissimo, perché corrisponde al programma come pure alla voglia di ricatto oggi molto diffusa tra le nostre cittadine e i nostri cittadini.

A questo link troverete un Appello intitolato « E arrivata l’ora della rivincita sociale dei popoli, in Italia ed in Europa ». In riassunto il programma proposto, da dettagliare in comune, è lo seguente:

a) Una nuova definizione dell’anti-dumping – per i dettagli vedi l’Appendice dell’Appello. Nel sistema commerciale globale attuale, la base del calcolo dell’anti-dumping è il salario senza contributi sociali. Noi chiediamo semplicemente che sia il salario con tutti i contributi sociali.

b) La nazionalizzazione del credito per eliminare simultaneamente il debito pubblico ed il « credit crunch », e per toglierci il Fiscal Compact dalle spalle, assieme ai banchieri ed alle loro banche cosiddette « universali » .

c) La laicità, la parità donna-uomo e i diritti civili;

d) L’ecomarxismo, il ripristino del Territorio ed il principio di precauzione;

e) La democratizzazione dell’educazione e della cultura, ed il finanziamento pubblico della Ricerca & dello Sviluppo;

f) La fine della sovra rappresentanza socio-economica e mediatica, come pure la fine della falsa rappresentanza elettorale e democratica – cioè, la fine della falsa rappresentanza elettorale a tutti i livelli, anche al livello sindacale, a dispetto della Costituzione.

g) Il ripudio di ogni intervento estero o di guerra che non sia strettamente difensivo, assieme al ritorno allo spirito ed alla lettera della sicurezza collettiva.

Sottometto quest’Appello alla vostra attenzione, chiedendo cortesemente una risposta. Per arricchire la riflessione comune potete aggiungere un commento a questo Appello – i commenti giudicati non idonei alla deontologia scientifica o cittadina saranno cancellati. Oppure i Comitati in formazione potranno contattarmi all’indirizzo qui sotto per trovare il migliore modo di coordinamento. Mi permetto sopratutto di chiedervi la più ampia diffusione possibile dell’indirizzo di questo sito tra le vostre conoscenze, tra i vostri membri ed altri gruppi amici, almeno se giudicati che questo possa essere utile per lanciare il dibattito e creare una dinamica rivendicativa di fondo. Il sito stesso dovrebbe diventare il vettore di una creazione collettiva. L’emergenza capillare dei Comitati dovrebbe presto trasformarsi in un’onda gigantesca ed autonoma ma organica al popolo delle lavoratrici e dei lavoratori intellettuali e manovali, in breve organica a tutte le nostre e tutti i nostri concittadine/i di buona volontà.  

La rottura radicale col sistema neoliberale attuale non si fa a parole ma bensì militando e organizzandoci per cambiare l’attuale definizione dell’anti-dumping, costruendo il programma attorno a questa domande chiave. Questo renderà tutto il resto possibile.

Perciò, questa nuova definizione deve ricevere priorità assoluta anche perché, interiorizzandone la logica, si muterà radicalmente il « senso comune » della gente, e si creerà gli anticorpi ideologici – nel senso nobile del termine – necessari al nostro popolo, aprendo così la strada alla concezione pratica di un nuovo modello sociale, sostenuto dall’evidenza scientifica, come pure dai principi cardini della nostra Costituzione. Su questa base risulterà possibile costruire una vasta alleanza di classi in vista di « una riforma democratica rivoluzionaria », tranquilla ma capace di andare alle radici dei problemi che confrontano il nostro Paese e la nostra gente.

Alcune/i di voi mi conoscono già tramite le mie e-mail inviate a [email protected], e forse anche grazie al mio sito www.la-commune-paraclet.com. Da qualche mesi, ho effettuato il mio rimpatrio in Italia, a San Giovanni in Fiore, nella mia città nativa in Calabria, col desiderio di essere utile al lavoro di militanza e di organizzazione comune, oggi più urgente che mai.

Vostro,

Paolo De Marco

Per contattarmi: [email protected]

(Riassunto: Ospedale di montagna dovuto costituzionalmente; norma posti letto del 3,7/000; geriatria moderna necessaria per ragioni demografiche e turistiche; spreco per la mobilità passiva di oltre 214 milioni nel 2014 ma in crescita; Fondo sanitario per gli investimenti e la modernizzazione di 258 milioni inutilizzati nel 2014; infine, per norma, la parte private della sanità deve rimanere sotto il terzo delle offerte totale. La Calabria non rispetta nessuno parametro sanitario legale, deve mettersi alle norme d’urgenza!)

Vogliamo reagire al recente Consiglio comunale del 4 gennaio 2017 dedicato alla Sanità a San Giovanni in Fiore. ( https://vimeo.com/198183090 ) Lo facciamo in spirito costruttivo. Notiamo che durante questa seduta del Consiglio si iniziò a parlare in modo più concreto, lasciando da parte le incongruità tale specialisti pagati per eventuali interventi per la tiroide – interventi scarsi e comunque non così urgenti da essere fatti in loco da uno specialista assegnato per questo da fuori un giorno a settimana. (Rimandiamo alla Categoria « Sanità » del sito http://rivincitasociale.altervista.org per una analisi più dettagliata.) 

In questo contesto notiamo: 

  1. Anche nel Piano di Rientro (PdR) originale, l’ospedale pubblico di San Giovanni in Fiore (CS) risultava essere uno ospedale di montagna, in linea con l’Articolo 44 della Costituzione italiana.

  2. In quanto ospedale di montagna per San Giovanni in Fiore, la più grande città europea situata oltre 1000 metri, e per tutto l’Altopiano silano, l’ospedale deve per forza essere uno ospedale generale con specialistiche adattate al suo bacino di popolazione, dunque al quadro epidemiologico specifico dell’Altopiano silano, tra cui la gerontologia e la geriatria. 

  3. L’Altopiano silano ha una popolazione che supera i 60 000 abitanti localizzati attorno a San Giovanni, dunque ad una distanza moderata del suo ospedale. Un viaggio di 2 ore in caso di urgenza fine a Cosenza, Crotone o l’ospedale spoke o hub più vicino non costituisce una norma accettabile. Per ovvie ragioni climatiche e geografiche, l’eliporto non risolve il problema né in montagna né nelle isole.

  4. « In termini di posti letto la norma del 2014 era di 3,7/000. Prima del PdR il punteggio regionale era di 3,9/000 mentre oggi è di solo 2,77/000. Il PdR prevedeva un obbiettivo di 3,8/000. »,  vedi il capitolo 4) Monetarismo e federalismo fiscale applicati al livello provinciale in http://rivincitasociale.altervista.org/la-sanita-tra-tagli-e-corruzione-una-vittima-eccellente-del-federalismo-fiscale/

  5. Il numero minimo di posti letto a San Giovanni in Fiore dovrebbe dunque essere di almeno: (30 000/1000) x 3,7 = 111.

  6. San Giovanni in Fiore con tutto l’Altopiano silano dovrebbe chiedere un rapporto ufficiale e urgente rispetto al loro quadro epidemiologico specifico. I problemi cardiaci e quelli  legati alla geriatria, al diabete, all’urologia, alla ginecologia ed alla maternità sono già noti, come pure i bisogni degli eventuali turisti forestieri, incluso a Lorica durante le stagioni turistiche. Rimane che la conoscenza del quadro epidemiologico preciso è necessaria per organizzare le specialistiche prioritarie dell’ospedale di San Giovanni in Fiore e del suo Pronto Soccorso.

  7. Gli ospedali generali ed i spoke più vicini sono già sovraffollati, con un personale invecchiato e sovra-sfruttato (Vedi articolo già citato). Durante le campagne elettorali si parla di costruire altri ospedali; queste promesse sono subito dimenticate dopo le elezioni. Consideriamo che la localizzazione degli ospedali deve rispondere ai bisogni verificati dei bacini specifici di popolazioni. La concentrazione degli ospedali in poche città aumenta il problema dello sovraffollamento mettendo a repentaglio le popolazioni. In oltre queste sono costrette a fare pericolosamente i conti con uno inaccettabile tempo di trasporto d’urgenza massimo fissato a 2 ore!

  8. Esiste un Fondo per l’innovazione e per la modernizzazione ospedaliera in Calabria di oltre 258 milioni di euro non ancora utilizzati nel 2014. (1) Invece di proposte elettoralistiche di costruzione di nuovi ospedali in città già provviste al livello sanitario, sarebbe urgente e molto più economico riabilitare e modernizzare le strutture ospedaliere già esistenti con i loro consistenti bacini di popolazione, ad esempio gli ospedali di Crati, Serra San Bruno, Soveria Mannelli e di San Giovanni in Fiore.

  9. Il suddetto Fondo potrebbe permettere il rapido sviluppo di un diparto di geriatria moderna altamente specializzato a San Giovanni in Fiore. Tale specializzazione, col corrispettivo mantenimento a domicilio dei nostri anziani, corrisponde ad un bisogno accertato. In oltre, essa permetterebbe di attingere al rimpatrio turistico dei nostri concittadini. Il mercato mondiale legato alla geriatria moderna è stimato attorno al 3 o 4 % del PIL mondiale. Un ospedale rappresenta sempre una « struttura strutturante » dal punto di vista socio-economico. Si sa per altro che, a secondo delle infrastrutture disponibili, un euro investito nel turismo ne fa circolare da 4 a 7 euro grazie al Moltiplicatore locale. 

  10. La Calabria spendeva 214 256 688 euro in 2014 per la cosiddetta « mobilità passiva ». (1 idem) Il Signore Pacenza per la Commissione “Salute” della Conferenza Stato-Regione dichiarava il 27-09-2016 che : « aumenta il trend negativo della mobilità sanitaria calabrese. » ( in http://urp.regione.calabria.it/website/portaltemplates/view/view.cfm?1258 )2 Perciò, il Fondo già citato deve essere utilizzato anche con lo scopo di diminuire questo formidabile costo annuo per la sanità calabrese. Non solo i spoke debbono ricevere mandato di raggiungere livelli di qualità certa, in modo da diminuire ed eventualmente eliminare la maggiore parte della mobilità passiva, ma gli ospedali generali, in particolare nelle zone montane o isolate, debbono contribuire a rendere la medicina preventiva una realtà operativa e culturalmente integrata in Calabria.

  11. Il Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso sottolinea che lo sviluppo di un diparto di geriatria moderna in uno ospedale generale di montagna riabilitato a San Giovanni in Fiore corrisponde a uno dei suoi 7 progetti concreti di creazione di posti di lavoro e di sviluppo locale sostenibile.

  12. La Calabria ed in particolare tutto l’Altopiano silano conoscono una situazione di disaggio socio-economico facile da riassumere visto che il tasso di occupazione è sotto il 38 % mentre il tasso di povertà è di « 5 volte maggiore rispetto al nord della Penisola.» (2) Perciò, il sistema sanitario calabrese deve ritornare ad essere maggiormente pubblico. Oggi le norme di spartizione pubblico/private sono mostruosamente ignorate a favore del settore privato. La tendenza crescente della cosiddetta « compartecipazione » dei cittadini (3) produce il rinuncio di oltre 11 milioni di Italiani alle cure (4), per la più parte in Calabria, nel Mezzogiorno e nelle zone di periferia al Nord come al Sud. Perciò, per norma e per Costituzione l’ospedale generale di montagna di San Giovanni in Fiore, da riabilitare al più presto, deve rimanere uno ospedale pubblico.  

Paolo De Marco,   

Per il Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso. (Testo approvato dal CCLD in AG il 13 gennaio 2017)

Note:

1) « Il collasso del sistema sanitario calabrese non si ferma qui. Malgrado l’Accordo di Programma Quadro sottoscritto con il MEF, su 608 milioni di euro disponibili per investimenti in tecnologia e per la costruzione di nuovi ospedali, 258 milioni non sono ancora utilizzati.  (Vedi « #FOCUS | Sanità in Calabria, le falle del sistema nel report della Corte dei conti » di ILARIA LENZA, https://www.zoom24.it/2016/03/30/focus-sanita-calabria-sistema-rapporto-finanza-pubblica-corte-conti-12952/ ». Poco fa si parlò della costruzione di un nuovo ospedale a Cosenza probabilmente in chiava elettoralistica ma senza dire una parola sugli ospedali di montagna…

Peggio ancora ecco come il Piano di Rientro ha previsto la riorganizzazione del nostro sistema, in particolare l’uso dei posti letto. Fu pianificato a freddo il taglio triennale di 65 000 ricoveri in meno nel settore pubblico e di solo 7 000 in meno nel settore privato. Non stupisce affatto l’enormità della mobilità passiva: cioè, nel 2014, più di 60 000 calabresi si curarono fuori per un costo esorbitante di 214 256 688 euro. » in http://rivincitasociale.altervista.org/la-sanita-tra-tagli-e-corruzione-una-vittima-eccellente-del-federalismo-fiscale/

2) « Presentato il IX Rapporto su povertà ed esclusione sociale intitolato “Famiglie in salita”, elaborato come di consueto da Caritas e Fondazione Zancan, ha evidenziato come la povertà al sud sia circa 5 volte maggiore rispetto al nord della Penisola.» In http://www.calabriaonline.com/specialecol/articoli_COL/articoli/poverta-in-calabria.php

3) « In termini di compartecipazione, la spessa sanitaria privata aumenta ovunque nel Paese e più ancora nel Sud, provocando un grave deterioramento del quadro epidemiologico. Il risultato immediato si legge nel numero crescente di cittadine/i che rinunciano alle cure.(8) Già nel 2014, il Rapporto Meridiano notava che se l’aspettativa di vita era cresciuta di 2 anni dal 2005-2013, contemporaneamente gli anni in buona salute erano scesi di 5,8 anni mentre gli anni in non buona salute erano cresciuti di 7,8 anni passando da 13,6 a 21,4 anni. Basterebbe aggiungere che gli operai, secondo la loro professione, muoiono 6 o 11 anni in media prima dei loro dirigenti. 

Con tutto ciò, visto la struttura sempre più disuguale dei redditi, le coperture private non decollano in Italia – fondi sanitari, assicurazioni, ecc. Questa tendenza è facilmente analizzabile perché queste coperture sono per lo più legate al lavoro dipendente, più o meno stabile. Avere inserito la tutela delle assicurazioni private assieme alla promozione della concorrenza nella controriforma costituzionale sembra perciò fuori luogo. In effetti, si sancirebbe la distruzione costituzionale dei programmi sociali fondati sui principi di ripartizione e di solidarietà nazionale in violazione frontale con i principi cardini della nostra Costituzione. Va sottolineato che questi non sono modificabili e perciò, non direttamente oggetto dalla controriforma. » in http://rivincitasociale.altervista.org/la-sanita-tra-tagli-e-corruzione-una-vittima-eccellente-del-federalismo-fiscale/

4) « Censis 11 milioni di italiani hanno rinunciato alle cure. Pesano le liste d’attesa »Sono due milioni in più rispetto a 2012. Anziani quasi un quarto di chi salta o rinvia esami e terapie. La spesa privata aumenta del 3%, 08 giugno 2016 http://www.repubblica.it/salute/2016/06/08/news/censis_11_milioni_di_italiani_hanno_rinunciato_alle_cure_nel_2016-141551883/?ref=HREA-1

Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso

San Giovanni in Fiore (CS)

Data: 9 gennaio 2016.

Oggetto: Comunicato stampa relativo alla mancata apertura del tavolo tecnico.

Durante la riunione tra il rappresentante della Regione Calabria, il Sindaco di San Giovanni in Fiore e il nostro Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso (CCLD), tenutasi alla Prefettura di Cosenza il 3 novembre 2016, fu deciso di formare un tavolo tecnico per discutere dell’implementazione dei 7 progetti di creazione di posti di lavoro presentati dal nostro Comitato. Ad oggi, 9 gennaio 2017, non abbiamo ricevuto nessuna risposta.

Il 15 dicembre 2016, fu inviata una petizione alla Prefettura, alla Regione ed al Sindaco di SGF per chiedere una risposta. La suddetta petizione ha raccolto 302 firme in una sola settimana. 

Il 21 dicembre 2016, abbiamo di nuovo richiesto una risposta via posta elettronica. Sempre in vano.

Il CCLD nota la gravità di questa latitanza della Regione Calabra e del Comune di San Giovanni in Fiore rispetto all’urgente apertura del tavolo tecnico. Oggi, mentre mezzo paese si ritrova senza acqua corrente, il CCLD sottolinea che uno dei suoi progetti concerna, appunto, l’urgente ripristinazione della Rete idrica di San Giovanni in Fiore …

Il CCLD chiede con forza una risposta urgente per l’apertura del tavolo tecnico. Chiede, in oltre, l’intervento tempestivo del Prefetto.

Il Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso.

Egregia Redazione del Corriere della Sila,

Innanzitutto vorrei ringraziare il Corriere della Sila per avere dato spazio al nostro Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso (CCLD) e quindi al gravissimo problema della disoccupazione e dello sviluppo dello sotto-sviluppo a San Giovanni in Fiore (CS) e in Calabria in generale.

Il nostro Comitato è una emanazione degli « Invisibili », ma non pretende parlare in nome di questo gruppo, il quale sembra oggi disciolto, oppure di altri gruppi. In spirito democratico, il nostro Comitato rispetta tutti gli altri gruppi di disoccupati, perciò pretende parlare solo in nome proprio. Similarmente, nessuno è abilitato a prendere decisioni per il CCLD senza avere ottenuto l’approbazione preliminare dell’Assemblea Generale.

I progetti del nostro Comitato, per altro già caratterizzati come « meritevoli » dal Dirigente di settore per l’Assessore Roccisano, il Signore Cosimo Cuomo, sono elencati nel « Reso conto della riunione dal Prefetto di Cosenza, il 3 novembre 2016 » nella categoria Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso del sito http://rivincitasociale.altervista.org . Il tavolo tecnico richiesto permetterebbe di esaminare il metodo migliore per attualizzarli, in toto o almeno in parte, attingendo in modo costruttivo ai fondi europei e regionali disponibili senza antagonizzare nessuno.

Vorrei sottolineare in fine che, per il suo Statuto – disponibile nel stesso sito –, il CCLD non ha dirigenti o leader, a parte l’Assemblea Generale; ha solo dei membri responsabili, tra i i quali il sottoscritto che ha avuto l’onore di essere designato come portavoce del nostro Comitato. Il sottoscritto, a suo tempo professore di Relazioni Internazionali – Economia Politica Internazionale –, si considera un scienziato per formazione accademica ed inclinazione personale, non un « ideologo ».

Paolo De Marco.  

San Giovanni in Fiore (CS), il 8 gennaio 2017.

Da: Il Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso

San Giovanni in Fiore (cs)

 

Oggetto: Risposta urgente per l’apertura del tavolo tecnico.

 

(Nota: Questa email fu invita il 21 dicembre 2016 – 11:52 alla Signora Roccisano ed ai Signori Mario Oliverio, Cosimo Cuomo ed al Sindaco di SGF, G. Belcastro. Ad oggi, 8 gennaio 2017, non abbiamo ancora ricevuto nessuna risposta.)

Data: il 21 dicembre 2016

Egregia/o XXX,

Il giorno 15/12/2016 alle ore 14:50:37 (+0100) il messaggio “Petizione del Comitato cittadino per il lavoro dignitoso per tavolo tecnico per l’occupazione in San Giovanni in Fiore” è stato inviato da “[email protected]” indirizzato a:

[email protected]

[email protected]

[email protected]

[email protected]
[email protected]
[email protected]
[email protected]

La suddetta petizione ha raccolto 302 firme in una sola settimana.

Il Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso (CCLD) sottolinea di nuovo che il tavolo tecnico fu concordato dal rappresentante della Regione Calabria, dal Sindaco di San Giovanni in Fiore G. Belcastro e dalla delegazione del CCLD sotto l’egida del Prefetto di Cosenza.

Il Prefetto essendo il massimo rappresentante dello Stato italiano nella nostra Regione, la scelta di non rispondere diventa una gravissima mancanza di rispetto verso lo Stato più ancora che verso il nostro Comitato.

Perciò sollecitiamo di nuovo una risposta urgente, preferibilmente prima della fine del 2016.

Cordiali saluti,

Paolo De Marco

Per Il Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso.

Il venerabile vecchio Arco costituzionale ha funzionato a pieno per la difesa della Costituzione, nata dalla Resistenza, che andava ovviamente di pari passo con un voto anti-Renzi-Gutgeld. Rimane l’illegittimità del congelare la legge finanziaria benché sia già contestata dalla Commissione europea. Prevale quindi l’attitudine a-democratica di andare comunque contro le chiare indicazioni espresse dal popolo sovrano.

Questo voto di sanzione fu spettacolare. (1) Se il risultato nel Trentino potrebbe essere spiegato con la deriva della « devolution regionale » – federalismo competitivo aggiunto al fallito federalismo fiscale – contenuta nell’Articolo 116 della controriforma renzi-gutgeldiana (2), i risultati in Emilia Romagna e in Toscana dimostrano tutta l’insidiosa perversità della falsa rappresentanza e della sovra-rappresentanza socio-politica e culturale, derive oggi esacerbate in Italia. (3) Per fortuna, la stragrande maggioranza dei giovani hanno ripudiato le prese in giro del Jobs Act, della cosiddetta Garanzia giovane, della privatizzazione rampante delle scuole e delle università – « buona scuola » (?) ecc. La strategia condiscendente delle noccioline « americane » e del nudging economico ha dimostrato tutta la sua inettitudine culturalmente congenita. 

Per il Jobs Act e per il mio giudizio iniziale sul governo Renzi, personalità di dubbioso tenore mai eletto dal popolo italiano in quanto Presidente del consiglio, vedi i vari articoli su questo medesimo sito. Per quello che riguarda la sua « eminence grise » – ovvero in italiano la sua « anima dannata » (?) – vedi la mia critica di Gutgeld (4). In questo Renzi fu solo una espressione peggiorata della denaturazione delle nostre « elite » spinelliane, sevi in camera ubbidienti e « useful idiots » nella strategia del « ritorno » alla società della nuova domesticità e della nuova schiavitù. E proprio la chutzpah di questo ultimo, la stessa chutzpah della JP Morgan et al., contro le costituzioni nate dalla Resistenza che fu sconfitta con questo referendum costituzionale. Perciò il referendum costituzionale italiano del 4 dicembre 2016 è molto più importante del Brexit o degli altri eventi politici recenti di questa natura.

Sembra pero che non hanno ancora capito. Bisognerà insistere. Su base ugualitarie e scientifiche, espressione per me ridondante. (5)

Vostro,

Paolo De Marco.

Note:  

  1. http://tg24.sky.it/tg24/politica/mappe/la-mappa-del-voto-del-referendum-costituzionale–i-comuni.html
  2. vedi Categoria Costituzione in questo medesimo sito.
  3. Su questi due concetti vedi « L’Appello ». Vedi pure i vari articoli nella Sezione Italia del sito www.la-commune-paraclet.com, in particolare  San Francesco “padrone” d’Italia, Fiore e Marx compagni del mondo, come pure «  Le nuove forme di democrazia socialiste da inventare » in « Salvare il Partito comunista dai suoi nemici interni »,
  4. Vedi l’articolo pertinente in italiano nella Sezione Critique de Livres-Book reviews, in www.la-commune-paraclet.com
  5. Rimando qui alla mia « Introduzione metodologica » ed al mio » Compendio di economia politica marxista » ambedue liberamente accessibili nella sezione Livres-Books del sito www.la-commune-paraclet.com 

Vedi pure: « Jobs Act, 80 euro, referendum: parabola del governo Renzi. FOTOSTORIA » http://tg24.sky.it/tg24/politica/photogallery/2016/12/05/governo-renzi-fotostoria.html?ref=virgilio#1

 

La manifestazione indetta dal Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso e dall’Associazione La Voce di Fiore è aperta a tutte/i, istituzioni, partiti, sindacati e organizzazioni varie della società civile.

Il Corteo partirà dal Piazzale « SIMET » alle ore 9:00.

Vedi sotto: a) Il volantino: « Le ragioni dell’iniziativa »; b) una copia del manifesto.

1)   VOLANTINO

INSIEME PER IL FUTURO DI SAN GIOVANNI IN FIORE

LAVORO, SANITÀ E DIRITTI sono fondamentali per la sopravvivenza della comunità di San Giovanni in Fiore, che è il centro montano più popoloso d’Europa.

Il futuro comune dipende dalla nostra capacità di unire le forze, di reagire, di proporre e imporre misure efficaci per la nostra montagna.

La crisi finanziaria ed economica sta aumentando l’emigrazione, riducendo i servizi e cancellando i diritti.

Lo spopolamento è sotto gli occhi di tutti, a San Giovanni in Fiore. Chi parte, difficilmente ritorna. I pullman sono pieni; ormai nonni, genitori e figli prendono la direzione nord. È una storia triste, stiamo perdendo risorse, ricchezze e speranze.

Manca il lavoro, non ci sono opportunità, i servizi sanitari sono tagliati ogni giorno e si stava meglio prima. Il progresso ha portato disagi, carenze e disperazione. Per questo non possiamo permetterci di tacere o di rimanere a casa a guardare.

Serve uno sforzo, da parte di tutti, indipendentemente dalle rappartenenze e dalle opinioni politiche. Occorre un’azione popolare, civile ma decisa. Dobbiamo puntare sull’occupazione, sull’aiuto ai più deboli, sulla ripresa dell’economia e sulla buona sanità, altrimenti non ci resta che andare via.

La Costituzione repubblicana prevede, all’articolo 44, che la legge disponga provvedimenti a favore delle zone di montagna. Ciononostante, la nostra bella San Giovanni in Fiore è trattata come se non fosse sopra i mille metri e come se non avesse tutte le difficoltà correlate.

Invitiamo tutti, nessuno escluso, a partecipare alla manifestazione del 26 novembre, che vuole essere il punto di partenza per difendere il diritto di vivere dignitosamente nella nostra terra.

C’è sviluppo vero soltanto se stiamo bene tutti.

“Comitato cittadino per il Lavoro dignitoso” e “La Voce di Fiore” 

2)   IL MANIFESTO DELLA MANIFESTAZIONE.

Oltre al sito Facebook di Emiliano Morrone, vedi questo eccellente articolo, il quale include i 7 progetti presentati dal Comitato:

« Fondi per creare lavoro, 230 corsi per 5.500 disoccupati. Protesta dal Prefetto di Cosenza: “A cosa servono?” »

 RedazioneNov 04, 2016CosenzaNessun commento

L’assessore Roccisano non si è presentata all’incontro mentre i disoccupati dopo aver illustrato le drammatiche condizioni economiche in cui vivono e l’urgenza di creare posti di lavoro hanno fatto notare che le loro proposte sono state ignorate. E hanno ripresentato i progetti.

http://www.quicosenza.it/news/le-notizie-dell-area-urbana-di-cosenza/cosenza/118849-fondi-per-loccupazione-220-corsi-per-5-500-disoccupati-protesta-dal-prefetto-di-cosenza-a-cosa-servono

Aggiornamento:

8 novembre 2016 : invio, in nome del Comitato, della sollecitazione intitolata « Disoccupati di San Giovanni in Fiore del Comitato cittadino per il lavoro dignitoso, sollecitazione per tavolo tecnico della Regione Calabria » a cura di Emiliano Morrone.

20 novembre 2016 : Non abbiamo ancora ricevuto nessuna risposta da parte del Comune o della Regione per quello che riguarda l’apertura del tavolo tecnico, benché questa sia stata concordata tra tutte le parti presenti alla riunione del 3 novembre 2016 tenutasi sotto l’egida del Prefetto di Cosenza.

Come concordato durante lo stesso incontro, il Comitato ha anche portato all’attenzione della Prefettura il caso delle persone in deroga. Molte di queste persone sono in deroga da più anni ma non sono stati pagati ormai da parecchi mesi. Questo avviene nel contesto della soppressione prevista a gennaio 2017 della deroga.

Il Comitato ribadisce che non è concepibile: a) che il dovuto non sia pagato, e di preferenza in tempo, oppure con gli interessi accumulati; b) che si continua a proclamare diritti senza copertura, inclusi diritti sociali essenziali, cosa purtroppo anti-costituzionale oggi in Italia, Paese dove la famigerata riforma relativa al pareggio di bilancio (Art 81) impone che per ogni legge o decreto siano previste le coperture adatte.

Il Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso.

Le CETA, cheval de Troie du TTIP

Posted: 31st ottobre 2016 by rivincitasociale in Internazionale, Politica

Chères camarades, chers camarades,

Le traité CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) (a) est essentiellement un cheval de Troie pour le TTIP, et ce plus encore dans le cadre du Brexit.

Selon toutes les études, le TTIP n’ajoutera rien ou presque au volume des échanges internationaux. (b) Le CETA encore moins ! Par conséquent, il est clair que ce qui est véritablement en jeu n’est rien d’autre que l’ouverture des marchés nationaux des services – sociaux et autres – au capital transnational.

Ceci vaudra au niveau local. Or, après 35 ans de contre-réforme reaganienne-thatchérienne, l’essentiel des investissements publics qui soutiennent encore la croissance – et le niveau de vie des gens – relève aujourd’hui des collectivités territoriales. Tous les services publics résiduels (mal nommés « biens communs » (c) ) sont donc en danger de démantèlement. Ce démantèlement vaudra également pour les règles et les normes – y compris lorsqu’elles seront contraires au principe de précaution car freinant la logique du profit des transnationales et des entreprises privées en général. Dans un tel contexte délétère, le tribunal des différends prévu penchera encore plus que la Tour de Pise mais uniquement du côté du capital. Ceci aggravera fatalement les conséquences sociales néfastes découlant déjà de la promotion de « la concurrence libre et non faussée » déjà inscrite dans le traité de fonctionnement de l’UE.

Les soi-disant « Clauses interprétatives », genre CETA, ne changent rien à cela puisque les Etats n’ont pas fait valoir le principe sacrosaint selon lequel les entreprises publiques n’ont pas à répondre à la loi de la concurrence puisqu’elles répondent à des besoins sociaux collectifs et à l’intérêt national. En outre, les Etats européens actuels n’ont même pas jugé bon rappeler à la Commission européenne que les Affaires sociales – donc le droit du travail, les pensions, la santé etc. – relèvent d’une compétence nationale exclusive selon le Traité de fonctionnement de l’UE.

On se rappellera que Cameron avait tenté de négocier des exemptions  avant de lancer son référendum, cherchant à se placer ainsi dans une optique gagnant-gagnant. C’est pourquoi l’UE, aujourd’hui vendue à la « gouvernance globale privée » néolibérale-monétariste, octroya sans broncher toutes les exemptions demandées. L’optique n’est plus celle de l’intégration européenne classique – l’Europe sociale fondée sur l’Europe des Etas-nations, berceaux de la démocratie entendue comme souveraineté des citoyennes/citoyens – mais celle d’une Europe subordonnée à un espace de libre-échange transatlantique spinellien, sans autonomie politique et sans autonomie au niveau de la défense.

Dans un tel espace, le suffrage universel redeviendra de plus en plus censitaire et subordonné à la démocratie d’actionnariat. On passera de : 1 électrice/électeur = 1 vote, à 1 euro = 1 vote. Cette régression, une fois tolérée, sera très difficile à renverser.

Les électrices et électeurs britanniques en ont décidé différemment en exerçant leur droit démocratique lors du référendum. Il reste donc à l’UE du capital à passer outre à ce vote. Comment ? D’abord en tordant les bras à la Wallonie pour lui faire accepter le CETA au niveau de son parlement régional. En effet, les parlements européens qui devront se prononcer pour ratifier l’accord, tout comme le parlement canadien, sont déjà fortement épurés et ils passeront docilement outre aux vœux de leurs électrices et électeurs.

Il reste une seule solution pour bloquer le CETA et le TTIP qu’il annonce. Cette solution se décline en deux variantes référendaires :

1) exiger que la ratification soit soumise à référendum dans chaque pays membre ;

2) tenir un référendum européen sur la question.

Simultanément, il faut lancer un vaste débat européen et mondial sur la nécessité d’adopter une nouvelle définition de l’anti-dumping à l’OMC capable de protéger les droits des travailleurs, les services sociaux et l’environnement. Voir à ce sujet mon « Appel » dans http://rivincitasociale.altervista.org .

Ne pas le faire reviendra à une collaboration avec les tenants du paradigme socio-économique dominant bien qu’aujourd’hui il soit mis en échec par la réalité partout et de ceci manière patente.

Votre,

Paul De Marco

Notes :

a)    Voir par exemple : « Au cœur du CETA », épisode 1 : les tribunaux d’arbitrage menacent-ils la démocratie ?

« Le Monde » et le site allemand Correctiv se plongent dans l’accord entre l’Europe et le Canada.

« Au cœur du CETA »

Toute la semaine, Le Monde et correctiv.org se plongent dans les 2 000 pages de l’accord commercial CETA, conclu dimanche 30 octobre entre l’Union européenne et le Canada, pour tenter de savoir si les craintes de ses opposants sont fondées ou non.

Notre premier épisode se concentre sur les tribunaux d’arbitrage qui vont permettre aux entreprises d’attaquer les gouvernements en dehors des juridictions publiques traditionnelles.

b) Sur le TTIP voir http://rivincitasociale.altervista.org/traite-transatlantique-fusions-du-capital-transnational-et-necessaire-nouvelle-definition-de-lanti-dumping/

c) Voir le chapitre « Biens publics: sauvons ce qui peut encore être sauvé » dans Tous ensemble, librement accessible dans la Section Livres-Books du site www.la-commune-paraclet.com

Contributo dato durante l’incontro tenutosi l’8 ottobre 2016 nell’ex-convento francescano di Pedace, nel Cosentino, promosso dal segretario della FIOM Calabria, Massimo Covello.

Premessa: La Battaglia delle Idee è altrettanto importante come la lotta sindacale o politica. Fa parte della lotta di classe. Vi è una grande differenza se l’informazione viene raccolta e articolata sotto forma di programmi da narratori, con o senza « Premio Nobel » di economia, oppure se viene raccolta e articolata in modo scientifico. Il marxismo è scientifico se non non esiste e vice-verso. Permette al proletariato di pesare con la propria testa nell’interesse comune. La scienza, al contrario delle narrazioni, è fondata sull’uguaglianza di tutte/i gli interlocutori. Partendo dal concreto, cioè il contratto di lavoro, proponiamo qui una critica definitiva del paradigma borghese dominante in materia di relazioni industriali e sociali moderne e di democrazia sindacale.  

La base economica si trova nel Compendio di economia politica marxista nella Sezione Livres-Books del sito www.la-commune-paraclet.com )

Per capire l’evoluzione della società capitalista e delle sue epoche di ridistribuzione storiche, importa capire quella del contratto di lavoro e quella della produttività, cioè della capacità di produrre più merci e servici nel stesso tempo con meno lavoratori.

La questione fondamentale diventa allora: come assorbire la manodopera « liberata » dalla produttività crescente?

Con lo Stato Sociale questo avveniva tramite la spartizione dei benefici della produttività tra capitale e lavoro, e grazie all’introduzione di nuovi settori e di settori intermediari intensivi in manodopera – automobile e trasporto, elettrodomestici, aeronautica ecc. Erano settori trainanti perché dipendenti da altri settori per il loro approvvigionamento, e perché necessitavano un grande indotto.

Oggi i benefici degli incrementi di produttività non vengono più spartiti. Secondo i dati dall’OCSE 2012, la parte del valore aggiunto totale devoluta al lavoro diminuì del 9% tra il 1990 e il 2005. In Italia, si arresta ora attorno al 55 % del totale. 

I nuovi settori sono sempre più intensivi in capitale in modo che l’assorbimento della manodopera non avviene più come prima. Nel secondo trimestre del 2016, secondo l’ISTAT, il tasso di occupazione in Italia era del 57,3 %  – rimane ancora vicino al 80 % nei paesi del Nord Europa. In Calabria, il tasso di occupazione è del 39,8 % – ovvero, 50,6% per gli Uomini e 29,3 % per le Donne. Solo che ISTAT da le statistiche in modo poco chiaro; a parte la questione metodologica delle interviste, usa le classe di età 15-64 anni e altre volte 15 e oltre, mentre oggi l’età pensionistica è stabilita a 66 anni e 7 mesi.

Secondo un recente studio del Forum Mondiale di Davos intitolato « The Future of Jobs » tra il 2015 e il 2020, i 15 paesi più importanti dell’OCSE subiranno una perdita netta di 5 milioni di posti di lavoro, cioè – 7,1 milioni e + 2,1milioni. (Tutti i studi prospettivi confermano la tendenza anche se con stime diverse. Ad esempio nel 2013, Carl Frey e Michael Osborne per la Oxford Uni. stimarono la perdita potenziale di posti di lavoro dovuta alla robotizzazione e agli algoritmi a 47 % nei Stati Uniti. In un studio del 2016, Andrew McAfee e Erik Brynjolfesson del MIT stimano la perdita a 9 % per i 21 paesi dell’OCSE, il che significa comunque oltre 2 milioni di posti di lavoro perduti per la Francia e quasi lo stesso numero per l’Italia.)(I)

Fra poco la questione chiave diventerà allora: se tendenzialmente 20 % o 30 % della popolazione attiva basterà per produrre tutto quello che c’è da produrre, cosa fare con i rimanenti 80 % o 70 %? Non si tratta di questione di fantascienza: In Calabria la questione è già di attualità immediata.

Esistono solo due soluzioni:

A) Ritornare a politiche economiche e di lavoro attive e dividere il lavoro socialmente disponibile tra tutte/i le cittadine/i idonei al lavoro come fece, con grande successo, la « gauche plurielle » in Francia quando introdusse la settimana lavorativa di 35 ore. In questo quadro serve pure ritornare alla tendenza secolare di abbassamento dell’età pensionabile sopratutto per i lavori usurati e aumentare i giorni festivi, inaugurando una repubblica del lavoro dignitoso e del tempo libero. Questo permetterebbe il ritorno al sistema nel quale l’assicurazione sociale viene vissuta come un diritto sociale fondamentale sancito nei primissimi articoli della Costituzione.

B) Oppure spartire la povertà crescente tra le masse popolari, nuovamente concepite come classe pericolose, in uno « ritorno » pianificato all’oscurantismo della società della nuova domesticità e della nuova schiavitù salariale – buona scuola, traduzione in italiano del Patriot Act US crociato, Jobs Act, ISE indegno ecc. In questo quadro domina l’assistenza sociale caritativa, stigmatizzante e spesso confessionale. Sfortunatamente l’Italia – « una volta ancora » come negli anni 20 e 30 – si pone all’avanguardia di questo processo regressivo.

Si tratta di uno processo di smantellamento neoliberale monetarista dello Stato Sociale e della sua Costituzione, nata dalla Resistenza, ovvero dello smantellamento di tutte le conquiste popolari democratiche realizzate sin dal Dopo-Guerra.  

Dopo avere descritto l’emergenza e la consolidazione dello Stato Sociale, descriverò quelle dello Stato minimo neoliberale monetarista attuale, concentrandomi sull’evoluzione del contratto di lavoro.

In conclusione, vedremo come questa epoca neoliberale monetarista cerca disperatamente salvare la pelle dall’inevitabile declino sanctuarizzando le sue narrazioni e le sue regole anti-economiche nella contro-riforma costituzionale. Lo fa secondo gli auspici dei poteri forti domestici ed internazionali. Questi sono emblematicamente rappresentati da Yoram Gutgeld, un israeliano-italiano, attuale Dottore Forbici della Spending review e autore del programma del PD del non-eletto Renzi, e da Filippo Taddei, preso in prestito dalla John Hopkins americana di Bologna. Durante la guerra fredda questa istituzione nel cuore dell’Italia Rossa aveva anche altri compiti. Se Gutgeld deve rimanere famoso per avere chiesto : che differenza c’è tra un contratto a tempo indeterminato e un contratto a tempo determinato con licenziamento facile, il Taddei partecipò alla traduzione in italiano del contratto unico – contrat unique – di Jean Tirole nel già fallito Jobs Act.

Cominciamo con l’emergenza e il consolidamento dello Stato Sociale visto sotto l’angolo del contratto di lavoro e dello sviluppo delle relazioni industriali moderne.

Il contratto di lavoro è la base fondamentale di tutto l’edificio socio-economico micro e macroeconomico di qualsiasi Formazione sociale, e ne riflette la relativa coerenza come pure la forma di inserzione dell’Economia Mondiale Capitalista.

La funzione di produzione scientifica, cioè il processo di produzione immediato, comprende 4 termini:

     1) « c », il capitale costante – macchine, organizzazione della produzione.

     2) « v », il capitale variabile – ovvero la forza di lavoro.

    3) « pv », il profitto.

    4) « p », il prodotto – merci o servizi. 

Con Adam Smith, padre dell’Economia Politica Classica, la funzione di produzione, giustamente fondata sul carattere cruciale del lavoro umano, si limitava ai tre termini, capitale + lavoro = prodotto, in tal modo che la genesi del profitto non poteva essere spiegata. Smith lo riconobbe lui stesso con grande onesta nella sua opera maggiore scrivendo che « il capitalista ama raccogliere la dove non ha mai seminato. » 

Il profitto non può venire dall’astinenza del proprietario dei Mezzi di produzione – es l’Etica protestante di Max Weber ecc.  Non può neanche venire dalla presa di rischio del capitalista, un processo non organico, naturalmente evanescente dato la competizione, e comunque eliminato dalla risultante inflazione dei prezzi.

Il profitto proviene dallo sfruttamento della forza di lavoro: in effetti, con il contratto di lavoro, il padrone acquista legalmente il diritto di fare lavorare il lavoratore per un dato tempo in date condizioni, diciamo 8 ore al giorno. Se durante questo tempo 4 ore bastano per comprare tutte le merci e servizi necessari alla ricostituzione delle forze mentali e fisiche del lavoratore, il prodotto delle 4 ore supplementari, o sovra-lavoro, sarà intascato dal padrone come profitto.