APPELLO / APPEL / APPEAL

Posted: 4th marzo 2014 by rivincitasociale in Politica
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PROEMIO – AVANT-PROPOS – FOREWORD (For the English version, please go to the March 2014 Posts section)

POTERE AL POPOLO

Fine Novembre/inizio Dicembre 2017 è nato dal basso questo nuovo Soggetto politico POTERE AL POPOLO con il cuore e la pratica teorica e concreta ben ancorati a sinistra. Mi sembra un evento capitale.

« Rivincita sociale » auspicava un tale risorgimento da tempo. Perciò salutò questo evento con entusiasmo sin dall’inizio. Spero che si manifesterà un supporto generale su tutto il nostro territorio nazionale da parte di tutte le compagne ed i compagni per fare si che il popolo delle lavoratrici e dei lavoratori italiani e le cittadine/i tutte/i ritornino a scrivere in proprio la loro Storia nazionale, internazionale e umana. Sovranità e potere al popolo …

Paradossalmente, il Rosatellum ha aperto uno spiraglio elettorale con una soglia bassa ideata per salvare vari servi in camera del regime attuale. Non perdiamo questa sfida, anch’essa essenziale per la giusta difesa e rappresentanza del nostro programma e dei nostri ideali ugualitari.

Basta qui rimandare al sito con la richiesta di diffondere ampiamente: https://poterealpopolo.org/

Mi sia concesso aggiungere questo: Per me uguaglianza, libertà e scienza sono termini strettamente legati uno con l’altro. In quando Marxista sappiamo la differenza tra narrazione e scienza. Sappiamo che la scienza sociale e socio-economica, ovvero il materialismo storico, è fondata su due verità assiomatiche: l’opposizione definitiva ad ogni forma di esclusivismo, teocratico o razziale che sia, opposizione senza la quale non esisterebbe nessuna forma di demo-crazia, e la Legge del Valore, la quale dimostra lo sfruttamento capitalista all’origine del profitto, e mostra la via al suo superamento socialista tramite la pianificazione concepita come forma concreta di democrazia socialista grazie alla dominanza della proprietà pubblica e collettiva.

Non sottovalutiamo questi due aspetti scientifici del Marxismo. Permettetemi di rimandare al mio Compendio di Economia Politica Marxista ed alla mia Introduzione metodologica, ambedue questi testi sono liberamente accessibili nella Sezione Livres-Books del mio primo sito www.la-commune-paraclet.com

Con la mia solidarietà,

Paolo De Marco

« La politica non è l’arte del possibile bensì l’arte di fare emergere nuove possibilità socialmente più umane » (Marzo 1985)

                                Jure Vetere : l’unico vero tempio è la coscienza umana.

ITALIANO. Vai all’Appello

Care compagne, cari compagni,

E arrivata l’ora della rivincita sociale dei popoli, in Italia ed in Europa. E arrivata l’ora di lavorare tutte/i insieme alla nascita di Comitati cittadini per la Rivincita Sociale capaci di condurre all’emergenza del Partito della Rivincita Sociale. Questi partiti nazionali comporrebbero poi una Federazione Per l’Europa Sociale, che al suo turno farebbe parte di una Nuova Internazionale (senza cifra). Il nome mi sembra importantissimo, perché corrisponde al programma come pure alla voglia di ricatto oggi molto diffusa tra le nostre cittadine e i nostri cittadini.

A questo link troverete un Appello intitolato « E arrivata l’ora della rivincita sociale dei popoli, in Italia ed in Europa ». In riassunto il programma proposto, da dettagliare in comune, è lo seguente:

a) Una nuova definizione dell’anti-dumping – per i dettagli vedi l’Appendice dell’Appello. Nel sistema commerciale globale attuale, la base del calcolo dell’anti-dumping è il salario senza contributi sociali. Noi chiediamo semplicemente che sia il salario con tutti i contributi sociali.

b) La nazionalizzazione del credito per eliminare simultaneamente il debito pubblico ed il « credit crunch », e per toglierci il Fiscal Compact dalle spalle, assieme ai banchieri ed alle loro banche cosiddette « universali » .

c) La laicità, la parità donna-uomo e i diritti civili;

d) L’ecomarxismo, il ripristino del Territorio ed il principio di precauzione;

e) La democratizzazione dell’educazione e della cultura, ed il finanziamento pubblico della Ricerca & dello Sviluppo;

f) La fine della sovra rappresentanza socio-economica e mediatica, come pure la fine della falsa rappresentanza elettorale e democratica – cioè, la fine della falsa rappresentanza elettorale a tutti i livelli, anche al livello sindacale, a dispetto della Costituzione.

g) Il ripudio di ogni intervento estero o di guerra che non sia strettamente difensivo, assieme al ritorno allo spirito ed alla lettera della sicurezza collettiva.

Sottometto quest’Appello alla vostra attenzione, chiedendo cortesemente una risposta. Per arricchire la riflessione comune potete aggiungere un commento a questo Appello – i commenti giudicati non idonei alla deontologia scientifica o cittadina saranno cancellati. Oppure i Comitati in formazione potranno contattarmi all’indirizzo qui sotto per trovare il migliore modo di coordinamento. Mi permetto sopratutto di chiedervi la più ampia diffusione possibile dell’indirizzo di questo sito tra le vostre conoscenze, tra i vostri membri ed altri gruppi amici, almeno se giudicati che questo possa essere utile per lanciare il dibattito e creare una dinamica rivendicativa di fondo. Il sito stesso dovrebbe diventare il vettore di una creazione collettiva. L’emergenza capillare dei Comitati dovrebbe presto trasformarsi in un’onda gigantesca ed autonoma ma organica al popolo delle lavoratrici e dei lavoratori intellettuali e manovali, in breve organica a tutte le nostre e tutti i nostri concittadine/i di buona volontà.  

La rottura radicale col sistema neoliberale attuale non si fa a parole ma bensì militando e organizzandoci per cambiare l’attuale definizione dell’anti-dumping, costruendo il programma attorno a questa domande chiave. Questo renderà tutto il resto possibile.

Perciò, questa nuova definizione deve ricevere priorità assoluta anche perché, interiorizzandone la logica, si muterà radicalmente il « senso comune » della gente, e si creerà gli anticorpi ideologici – nel senso nobile del termine – necessari al nostro popolo, aprendo così la strada alla concezione pratica di un nuovo modello sociale, sostenuto dall’evidenza scientifica, come pure dai principi cardini della nostra Costituzione. Su questa base risulterà possibile costruire una vasta alleanza di classi in vista di « una riforma democratica rivoluzionaria », tranquilla ma capace di andare alle radici dei problemi che confrontano il nostro Paese e la nostra gente.

Alcune/i di voi mi conoscono già tramite le mie e-mail inviate a controg8@yahoogroups.com, e forse anche grazie al mio sito www.la-commune-paraclet.com. Da qualche mesi, ho effettuato il mio rimpatrio in Italia, a San Giovanni in Fiore, nella mia città nativa in Calabria, col desiderio di essere utile al lavoro di militanza e di organizzazione comune, oggi più urgente che mai.

Vostro,

Paolo De Marco

Per contattarmi: la-commune@virgilio.it

Uscire o non uscire dall’euro? 22 sett. 2018

Posted: 22nd settembre 2018 by rivincitasociale in Commenti rapidi, Politica

Vedi: “Uscire dall’euro per rompere con la divisione del lavoro imperialista europea”

di Joaquín Arriola* in http://contropiano.org/news/news-economia/2018/09/22/uscire-dalleuro-per-rompere-con-la-divisione-del-lavoro-imperialista-europea-0107767#comment-139929

Vedi: « Uscire dall’euro non serve, serve mettere fine alla banca detta universale » in Download Now nella Sezione Livres-Books del mio vecchio sito www.la-commune-paraclet.com

Qual’è la percentuale delle esportazioni cinesi nei Stati-Uniti prodotte da aziende americane istallate in Cina? Qual’è la percentuale di R&S nei paesi con una forte base industriale tipo Germania (3%) rispetto ad altri, tipo Italia (un misero 0.9 %)? In un contesto di capitale speculativo e di corto termine come viene finanziata la base industriale che richiede investimenti a medio e lungo termine ? (La Germania non ha sacrificato le sue banche regionali all’Unione Bancaria Europea ristretta preventivamente al centinaio di banche dette sistematiche. In Italia, le vecchie fondazioni legate alle imprese industriali hanno cambiato mestiere diventando pericolosamente speculative come pure molte casse di risparmio regionali …) Che relazione esiste tra la base industriale nazionale – o regionale tipo UE – e lo sviluppo dei servizi di alta gamma? (shipping, assicurazioni, ricerca, partecipazione alla formulazione delle norme, ecc …)

L’organigramma globale delle firme multinazionali e transnazionali rappresenta una scelta che va di pari passo con la priorità data ai servizi contro l’industria sul piano domestico. Ad un livello più cinico, un Larry Summers consigliava di de-localizzare le imprese più inquinanti nel Terzo Mondo dato il costo comparativamente inferiore dei compensi alle vittime di Bhopal rispetto a quelle di Three Miles Island.

Per i Stati-Uniti questa scelta imperiale fu accelerata dall’emergenza del dollaro americano come principale valuta di riserva internazionale. Si favoriva la bilancia dei pagamenti sulla bilancia del commercio, cercando così di sfruttare la « catena mondiale del valore aggiunto ». (1) Come da me previsto il gioco imperiale del globalismo fondato sull’« interdipendenza asimmetrica » dimostrò la superiorità dei paesi che conservarono una coerenza economica nazionale tale la Germania o la Cina. La quale coerenza implica per lo meno una pianificazione strategia e un certo controllo pubblico del credito.

Se la regressione socio-economica, culturale e costituzionale di un paese come l’Italia mette in difficoltà la sua inserzione della zona economia europea e nell’Economia Mondiale Capitalista, la soluzione non sarà certo di scegliere una ipotetica zona economica più debole nella quale competete!!! Lo spazio mediterraneo comporterà un gran vantaggio per l’Italia solo se riesce a ristabilire il suo ruolo in quanto uno dei tre grandi pilastri dell’integrazione europea. Ad esempio, se il Corridoio I Palermo-Amburgo non è completato, il Meridione sarà automaticamente tagliato fuori dello sviluppo europeo e mediterraneo. La stessa cosa vale per Gioia Tauro e la sua zona industriale. (2)

Lascio da parte il fatto che la distruzione dell’eurozona (3) come pure della coesione della UE entra nella strategia imperiale filo-semitica nietzschiana di distruzione preventiva di tutti i rivali economici e militari dell’Impero. Questo progetto demenziale, comunque già fallito, include la dominazione del Medio-Oriente e dell’Africa, trasformando in questo ultimo caso il nostro Paese in un centro raccolta di « intelligence » – Sigonella ecc – e in varie base di lascio degli attacchi.

Paolo De Marco

San Giovanni in Fiore, 22 settembre 2018

1 ) Per questo concetto vedi il mio Livre-Book III intitolato « Keynesianism, Marxism, Economic Stability and Growth » (2005). Usare il termine « échelle » con la funzione Ricercare. Senza citare la fonte il Rapporto annuale RAMSES 2007 riprese e illustrò il concetto pp 69-79

2 ) Vedi il mio articolo « Calabria : sognare quello che potrebbe essere » in http://cotroneinforma.org/wp-content/uploads/2017/10/132.pdf , pp 8-9

3 ) L’euro rappresenta già oltre 20 % delle riserve mondiali, il dollaro US in rapido declino essendo già sceso attorno a 66%. Intanto, il meccanismo kissingeriano – post-1973 – fondato sulla vendita del petrolio e delle materie prime in dollaro americano viene fortemente rimesso in causa, ad esempio con l’emergenza del trading del petrolio in renminbi a Shanghai. Oppure con una UE oggi forzata ad immaginare dei metodi di pagamenti mondiali indipendenti dal sistema SWIFT controllato dai Stati- Uniti per aggirare gli effetti dell’extraterritorialità americana. Vedi: http://rivincitasociale.altervista.org/extraterritorialita-legalita-necessarie-misure-maggio-giugno-2018/

Monnaies locales, crédit et consommation, 05-09-2018.

Posted: 5th settembre 2018 by rivincitasociale in Commenti rapidi

Commentaire rapide à « Quel avenir pour les monnaies locales ? » Par Estelle Nguyen  |  05/09/2018, 7:10  |  1418  mots https://www.latribune.fr/entreprises-finance/banques-finance/quel-avenir-pour-les-monnaies-locales-789214.html

Jusqu’ici j’avais toujours associé les monnaies locales à la « Canadian Tire money » ce qui est réducteur. Remettant l’ouvrage sur le métier, je reste convaincu qu’il convient, ici aussi, établir une distinction très claire entre monnaie et crédit. (1)

Les monnaies locales gouvernementales illustrent uniquement les contradictions de la planification centrale, territoriale et communale. Normalement, en privilégiant le secteur public cette dernière renforce le multiplicateur local. Le monétarisme libériste actuel est la cause de ces contradictions socio-économiquement nocives.

A Riace, en Calabre, nous disposons d’un bel exemple d’utilisation d’une monnaie locale. Elle a pour but de contrer les retards de paiements chroniques de l’Administration Publique, tout en palliant ses pressions anti-démocratiques et idéologiques plus ou moins sournoises du fait de sa courageuse politique d’accueil et d’intégration des immigrants . Son rôle consiste à anticiper les fonds payés en retard ce qui permet à l’économie locale de fonctionner sans à-coups. Lorsque les fonds arrivent, on échange simplement la monnaie locale en euros. Ce mécanisme confirme ce qui est écrit plus haut.

Un cas typique impliquant le secteur privé est la Canadian Tire money : des points accumulés comme ristournes à l’achat et pouvant ensuite être utilisés comme paiement – en remplacement de la monnaie nationale ou en complément avec elle. Il s’agit là d’un truc publicitaire visant à fidéliser la clientèle. Au niveau local ce stratagème est cependant plus rentable que la publicité elle-même et contribue en tout état de cause à la renforcer. Mais l’impact est très limité. On ne peut pas fonder le développement économique local là-dessus.

Par contre, cette monnaie locale pourrait jouer un rôle économique important comme crédit. En effet, près de 60 % des investissements se traduisent en masse salariale. Une partie du salaire pourrait donc être payé en monnaie locale – par exemple, en abondant une carte de crédit spécial. Cette part du salaire ou bonus pouvant être calculée en ajoutant une majoration pour tenir compte des gains engendrés par le multiplicateur local. Ce bonus pourrait uniquement être dépensé localement.

Dans un tel cas de figure, ce serait plus sérieux et cela aurait le potentiel de favoriser les investissements productifs et la consommation. Comme au temps du cloisonnement fonctionnel entre banques de dépôts, banques commerciales, assurances et caisses populaires ( ou « credit unions » dans les pays anglo-saxons ) ceci permettrait de soustraire une partie du crédit à la spéculation hégémonique. Bien entendu, la meilleure solution serait une banque ou caisse publique locale qui procèderait aux investissements publics ou para-publics, mais les deux sont compatibles.

Pour magnifier le multiplicateur local, on pourrait fixer deux seuils de contenu, le premier seuil national serait évidement plus élevé que le seuil local, disons respectivement 70 % et 50 %. Ces seuils concerneraient la résidence des entreprises ou commerces, non leur nationalité ; ils fonctionneraient ainsi comme facteurs de localisation sans causer aucune discrimination, en particulier au sein de l’espace européen.

Les touristes pourraient également abonder sur place une carte de crédit spéciale en monnaie locale avec une ristourne sur le taux de change du jour.

Mais du coup les institutions de surveillance, dont la Banque de France, seront obligées de développer des succursales locales pour encadrer le phénomène. On renforcerait ainsi le pouvoir d’investissement des communautés locales. De même nous disposerions de bonnes statistiques relatives au multiplicateur. Il suffirait d’ajouter le nom de la localité ou région à l’euro – ex-euro-Paris ou euro-Nancy ou euro-Nice, etc. – pour obtenir l’effet local et le contrôle national désirés sans aucune balkanisation monétaire. Bien entendu, il n’y aurait pas de convertibilité en euro – le point sur le blanchiment de l’argent souligné dans l’article est très pertinent – sauf via l’institution de contrôle locale ou encore par le biais des filiales de banques ou institutions accréditées.

On reprendrait ainsi contrôle d’une partie du crédit pour les investissements productifs dans un contexte délétère de « credit crunch ». Si ceci était fait dans le sens des coopératives – voir Tous ensemble (2) – alors l’impact serait très positif. Les municipalités et collectivités territoriales de gauche devraient prendre les devants. Agir au niveau de la production – crédit – pour favoriser la consommation, pas le contraire.

Paul De Marco

Notes:

1 ) Je renvoie à mon Précis d’Economie Politique Marxiste pour cette distinction essentielle. Elle permet de reformuler scientifiquement les problématiques des inflations/déflations, celles de la structure bancaire et financière ainsi que celle concernant la gestion rationnelle de la monnaie d’une part et du crédit d’autre part par la Banque centrale . Cette dernière devrait d’être entièrement publique. Elle seule devrait pouvoir financer la dette publique et para-publique – à part les monnaies locales. Les taux d’intérêt directeurs devraient uniquement concerner la consommation, l’allocation rationnelle du crédit devant se faire par la modulation des ratios prudentiels des banques dans l’optique de la symétrie proportionnelle intersectorielle mise en cause par les Equations de la Reproduction Elargie, c.à.d., par l’équilibre dynamique.

2 ) Librement accessible dans la section Livres-Books de mon ancien site www.la-commune-paraclet.com . J’y affirmais « Le temps de Carmaux est venu ! ». Le virage philosémite nietzschéen et libériste du PS après la malheureuse défaite de la « gauche plurielle » a mis fin temporairement à cette évolution. En tandem avec les Fonds ouvriers ces coopératives avaient le potentiel de transformer la base sociologique et donc politique de la France et de l’UE . Cette dernière aurait alors eu la possibilité de progresser vers une Europe sociale fondée sur l’Europe des Nations. Les dérives philosémites fascisantes actuelles ont leurs origines dans le coup d’arrêt causé par les renégats du PS et autres semblables à « gauche ».

Commento a « Gli azionisti di Autostrade si autoassolvono. Il governo replica: “indecenti” »

di Federico Rucco http://contropiano.org/news/politica-news/2018/09/01/gli-azionisti-di-autostrade-si-autoassolvono-il-governo-replica-indecenti-0107134#comment-138609 .

Mentre si parla e straparla sulla ri-nazionalizzazione delle autostrade, la Liguria abusa della logica monetarista del Piano di Rientro per cominciare un nuovo ciclo di privatizzazione con tre ospedali pubblici. Nel silenzio generale, o quasi! Uno dei problemi dei conti della sanità in Liguria come altrove sta proprio nella privatizzazione/esteriorizzazione dei servizi, oltre al già invadente 1/3 previsto dalla legge. (1)

La privatizzazione delle infrastrutture come le autostrade fu giustificate con la « spending review » e con il fasullo pretesto che il privato gestisce meglio secondo la legge del mercato Re. (2) In effetti, fu data ai privati, dunque al capitale speculativo anche tramite la quotazione in Borsa, la cosiddetta « gallina dalle uova d’oro » per una misera tantum. La stessa cosa fu fatta con le imprese pubbliche un tempo più redditizie – Telecom, Alitalia, settore siderurgico, ILVA ecc. (3)

Intanto, malgrado il referendum che salvò la nostra Costituzione, il governo si appresta a dare una autonomia a-costituzionale al Veneto, poi da generalizzare altrove ad esempio in Lombardia e nell’attuale Emilia Romagna – pace Dozza -, in primis con il cosiddetto « residuo fiscale » che metterebbe un termine alla perequazione, cioè alla solidarietà nazionale sancita dalla nostra Costituzione. (4) Si passa così ad un distruttivo « federalismo competitivo » in una Repubblica costituzionalmente « una e indivisibile » nel modo più anti-democratico possibile. Con la complicità del M5S.

Tutto l’Arco costituzionale si deve preparare d’urgenza per contestare una tale devolution con un referendum abrogativo.

Paolo De Marco

San Giovanni in Fiore, 2 settembre 2018

Note:

1 ) vedi « Privatizzazione degli ospedali, Cittadinanzattiva Liguria Onlus: “La salute non si vende” “La Regione ha declinato il suo ruolo a favore degli interessi di chi vuol fare profitto anche sulla sanità” http://www.savonanews.it/it/2018/08/10/leggi-notizia/argomenti/sanita/articolo/privatizzazione-degli-ospedali-cittadinanzattiva-liguria-onlus-la-salute-non-si-vende.html ; vedi : Gli Eltsin “de noantri” di Stefano Porcari http://contropiano.org/news/news-economia/2018/08/28/gli-eltsin-de-noantri-0107015 ; vedi pure il mio articolo « La Sanità tra tagli e corruzione : una vittima eccellente del federalismo fiscale » in http://rivincitasociale.altervista.org/la-sanita-tra-tagli-e-corruzione-una-vittima-eccellente-del-federalismo-fiscale/ . Rimane pertinente, basta aggiornare alcuni dati ad esempio il costo della mobilità passiva in Calabria è oggi peggiorato ed è attorno a 305 milioni di euro. La tendenza è generale nell’intero Meridione. La Sanità è la prima voce nel bilancio regionale – attorno a 2/3 – , dunque fa gola a tanti, a volta molto corrotti.

2 ) Nel mio Tous ensemble – sezione Livres-Books del mio vecchio sito www.la-commune-paraclet.com – avevo già affrontato questo argomento alla luce del fallimento di Enron e della grottesca proposta dell’ineffabile Frazer Institute secondo la quale lo Stato doveva costruire le infrastrutture – il lungo termine non essendo compatibile con la logica speculativa di corto termine – per poi trasferirle al privato per un dollaro simbolico in modo da garantire ai cittadini servizi al cosiddetto prezzo di mercato giudicato più razionale. Solo che cosi si trasforma gli utenti in clienti, degni di ottenere i servizi solo se sono solvibili; a la fine dei conti, i ponti cadano, i treni e gli aeri vanno peggio di prima per favorire il trasporto privato su gomma, il trasporto marittimo viene trascurato malgrado un fondo europeo specifico di oltre 30 miliardi previsto per la modernizzazione, l’accesso all’acqua potabile diventa sempre più problematica, 11 milioni di cittadini rimandano le cure anche se l’aspettativa media di vita aumentò di pari passo con gli anni vissuti con malattie varie ma curabili purché venisse rispettata la sanità pubblica e preventiva, incluso la geriatria moderna.

3 ) Per i dividendi versati da Atlantia vedi la Nota 7 in http://rivincitasociale.altervista.org/mobilita-trasporti-cattive-strade-privatizzazioni-giungo-2018/

4 ) Sulla nuova logica della « devolution » a piccole dose vedi : http://rivincitasociale.altervista.org/referendum-cittadini-italiani-non-sono-scimmie-da-noccioline-americane/; sul cosiddetto « federalismo competitivo » vedi il mio saggio « La riforma costituzionale Renzi-Gutgeldiana: la distruzione del Paese ad opera del « federalismo competitivo » in http://rivincitasociale.altervista.org/la-riforma-costituzionale-renzi-gutgeldiana-distruzione-del-paese-ad-opera-del-federalismo-competitivo/

Commenti disabilitati su IMMIGRAZIONE e DEBITO SPECULATIVO : NO ALLA COLPEVOLEZA PER ASSOCIAZIONE.

Ecco una testimonianza sullo stato delle cose sulla nave militare Diciotti:

« Tommaso Calderone, deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana

Sono sceso adesso dalla nave Diciotti.
Riporto il dato obiettivo.
Sono circa 150 di cui 11 donne.
Sono tutti giovanissimi e tutti magrissimi.
Da ieri 140, ormai esausti, hanno deciso di non alimentarsi.
70 hanno la scabbia e altri 5 in fase avanzata.
Dormono tutti in terra e all’aperto .
Non hanno indumenti di ricambio, neanche intimi e sono da giorni in pochi metri
Ci sono solo 2 bagni mobili.
Alle 11 donne, senza ricambio intimo, abbiamo comprato , con il consenso del comandante, mutande e magliette e le abbiamo loro consegnate.
A bordo ci sono tre medici volontari, bravi e molto gentili.
L’equipaggio serio e cortese.
È una situazione che andrebbe al più presto risolta.
Dimenticavo, ma questa è una percezione soggettiva : hanno uno sguardo tristissimo che ti squarcia il cuore.
P. S. Non scrivete per cortesia ” prima gli italiani” , se lo pensate tenetevelo per voi , perché sono appena sceso e non è aria… »
in Nave Diciotti. USB chiede di salire a bordo per verificare le condizioni di salute, di Redazione Catania http://contropiano.org/news/politica-news/2018/08/25/nave-diciotti-usb-chiede-di-salire-a-bordo-per-verificare-le-condizioni-di-salute-0106961

Per tanti versi, strumentalizzazioni varie incluse, la scena fa pensare a quella orribile ma emblematica scena dell’ospedale nel film Lawrence d’Arabia …

Con questa linea politica il governo italiano sta violando frontalmente tutti i diritti umani fondamentali, diritti che il nostro Paese ha fortemente contribuito a stabilire nel corso dei secoli. Pensiamo solo al « diritto delle genti « del nostro Giambattista Vico. Non è tollerabile.

NOI NON SAREMMO MAI COMPLICI PER ASSOCIAZIONE.

Non è da escludere un indurimento calcolato della posizione della UE. (1) Il Fiscal Compact impone la presentazione della legge finanziaria alla Commissione europea prima del 15 ottobre 2018. Dato che il presente governo non sa nemmeno cosa possa essere la differenza tra moneta e credito (2), dato che non sa nemmeno che ruolo potrebbe giocare il credito pubblico per risolvere il problema del finanziamento del debito pubblico e para-pubblico italiano, indurendo la sua posizione la Commissione europea, oggi venduta alla finanza speculativa, cercherà di costringere il nostro Paese ad imitare la Grecia di Tsipras. (3) Con lo spread già attorno a 3, la Lega, molto vicina ai speculatori di Atlantia ed tanti altri, e i suoi alleati di governo, correranno ai ripari. Poi immaginarsi la Flat Tax con le centinaia di miliardi di euro in tax expenditures, ovvero spese fiscali, già esistenti : siamo oltre alla voodoo economics denunciata da G. Bush Sr.! Svenderanno il nostro popolo e gli interessi superiori del nostro Paese. La demagogia attorno a temi come l’immigrazione non potrà mascherare questa ignominiosa ma comunque prevedibile resa. (4)

Intanto se c’è un problema da risolvere al livello europeo per quello che riguarda la solidarietà comunitaria rispetto all’accoglienza dei primi arrivanti, non è concepibile negoziare violando tutti i diritti umani e tutti i trattati internazionali trasformando nel processo una ragione in torto imperdonabile. E disonorando nello medesimo tempo il nostro Paese, incluso i nostri militari fin qui al primo posto nel salvare vite nel Mediterraneo. L’immigrazione è una competenza congiunta, proprio perché certi aspetti sono per natura transfrontalieri, incluse le zone Search and Rescue (SAR) nel Mediterraneo. Se si vuole usare modi di pressioni tali la sospensione dei contributi finché la UE non assumerà le sue responsabilità in materia di immigrazione, conviene ancorare saldamente la posizione di negoziazione della nostra Repubblica sul diritto internazionale ed europeo, e sulla nostra Costituzione. Importerebbe anche capire che la migliore diplomazia è proprio quella che sa elevarsi per trasformare i « problemi » in opportunità. Rimando al mio testo nella categoria « Migrazioni » qui: http://rivincitasociale.altervista.org/immigrazione-creare-uno-piano-marshall-europeo-lintegrazione-lo-sviluppo-17-giugno-2018/

Paolo De Marco, San Giovanni in Fiore, 25 agosto 2018.

1 ) Vedi https://notizie.virgilio.it/top-news/diciotti-sciopero-della-fame-dei-migranti-188873?ref=virgilio

2 ) Rimando al mio Compendio di Economia Politica Marxista e al mio testo « Uscire dall’euro non serve, serve mettere fine al regime di banca detta « universale » », nella Sezione Livres-Books del mio vecchio sito www.la-commune-paraclet.com ; il secondo testo si trova nella sotto-sezione « Download Now ».

3 ) Vi ricorderete che l’ineffabile Varoufakis aveva proposto la ristrutturazione indefinita del debito greco, cioè una messa sotto tutela per l’eternità proprio nel Paese di Solone! Ora ci siamo benché con una temporalità rivista ma con condizioni più dure. L’accordo annunciato pochi gironi fa cerca di accreditare l’idea che la Grecia ritorna a crescere ad un ritmo annuo del 2.5% senza pero menzionare il cambiamento della contabilità europea effettuato nel 2014 con il quale si aggiunge 3 o 3,% di crescita al PIL tramite la rivalutazione della droga, della prostituzione, dell’evasione, di alcune spese per armamenti e di alcuni aspetti della cosiddetta economia immateriale.

L’accordo annunciato si riassume così: il debito greco ha raggiunto oltre il 178 % del PIL. La Grecia ha ricevuto 260 miliardi di euro di « aiuti » finanziari sin dal 2010. Secondo l’accordo annunciato il rimborso greco sarà sospeso su 40 % del debito (96 miliardi) fine al 2032 a condizione che la Grecia manterrà un avanzo primario del 3.5 % fine al 2022 e del 2.2 % fine al 2060! Con la crescita fittizia al 2 virgola percento e con meno di 50 miliardi di euro di ricavi possibili privatizzando tutto quello che rimane da privatizzare – senza toccare ai privilegi fiscali di certe categorie, incluso gli armatori – questo obbiettivo non è minimamente raggiungibile. Pero serve ad accreditare la favola che la Grecia sia uscita dal tunnel in modo che, se alla fine i sacrifici pagano, si possono benissimo sopportare ancora nell’interesse della Grecia e dei Greci … Intanto, la disoccupazione ufficiale rimane al 20 % – 43 % per i giovani. I veri numeri sono almeno del doppio contando tutte le fasce di disoccupazione e di sotto-occupazione assieme ai scoraggiati, ai falsi self-imployed ecc. La Sanità è distrutta ( vedi THE BODY ECONOMIC: why austerity kills, by David Stuckler and Sanjay Basu, HarperCollins Publishers LTD, 2013. A critical review. , in http://www.la-commune-paraclet.com/Book%20ReviewsFrame1Source1.htm#thebodyeconomic ) Lo sono anche tutti gli altri servizi pubblici e le infrastrutture.

Dopo la contro-riforma monetarista di Volcker-Reagan (1979-1981) l’Africa fu decretata con realismo dal Presidente socialista Mitterrand come « continente perso per lo sviluppo ». La tragedia umana e finanziaria dei paesi africani della zona della Francophonie spinse il Presidente Mitterrand a cancellare la parte del debito de questi paesi africani per evitare la loro bancarotta. In questo modo potevano continuare a rimborsare gli interessi sul debito pubblico rimanente senza pero potere rimborsare nessuna parte del principale. Per le banche il principale è solo una riga nel bilancio, quello che conta, almeno finché non si dichiara bancarotta, è il flusso degli interessi. Per la Grecia non c’è nemmeno stato un trattamento africano, nessuna parte del debito fu cancellata ma solo sospesa in cambio di condizioni finanziarie-economiche impossibili che mantengono la Grecia nella servitù ad vita aeternam. Il solo paragone possibile è forse quello della prima repubblica nera libera Haïti, strangolata senza nessuno stato di anima e per l’esempio appunto con il rimborso di un debito tanto colossale come illegittimo. Ci mancava un pitre « bavard » come Régis Debray per difenderne la legittimità!!! Scrisse Marx nel Libro I del Capitale: « De te fabula narratur ». Ora toccherà all’Italia …

Ripeto: Uscire dall’euro non serve, serve mettere fine al regime della cosiddetta banca universale.

Vedi: A ) La Grèce sort de sa mise sous tutelle, mais reste sous « surveillance renforcée »

Le pays émerge du troisième des plans d’aide sous lesquels elle vivait depuis 2010, sans pour autant en avoir tout à fait terminé avec l’austérité.

LE MONDE | 20.08.2018 à 05h44 • Mis à jour le 20.08.2018 à 14h41 https://www.lemonde.fr/economie/article/2018/08/20/la-grece-sort-officiellement-de-sa-mise-sous-tutelle_5344078_3234.html ; B ) Grèce : les Européens s’accordent au forceps sur la sortie du plan d’aide

Athènes va bénéficier d’un nouvel allègement de sa dette, et pourra recommencer à se financer sur les marchés cet été.

Le Monde | 22.06.2018 à 01h14 • Mis à jour le 22.06.2018 à 14h36 | Par Cécile Ducourtieux (Bruxelles, bureau européen) https://www.lemonde.fr/europe/article/2018/06/22/l-europe-donne-son-feu-vert-a-une-sortie-du-plan-d-aide-accorde-a-la-grece_5319249_3214.html

4 ) E una vecchia storia, vedi il mio saggio « Le lit du néofascisme » e la sua « Annexe » in http://www.la-commune-paraclet.com/fascismFrame1Source1.htm#racisme

Commenti disabilitati su THE PSEUDO-ECONOMIC SCIENCE OF THE BOURGEOISIE: Here is why we should quickly change economic paradigm.

The objective of science consists in establishing general laws and, in the best of cases, universal laws. Ideology satisfy itself with mere plausibility often reached with the reversal of scientific arguments thanks to the implementation of the usual sophist method. For the non-initiated this creates a cognitive barrier reinforced by the deference towards so-called « authorities ». For instance, the plausibility of the Marginalist narrative originates with the manipulation of appearances by all the leading institutions. In the social sciences, the appearances and empirical data are deeply influenced by the mode of production and by its historical redistribution epochs. Thus the Sun rises and sets, it stops at the sound of trumpets etc., etc.

With Marginalism things get much worse given that the plausibility rests upon a big anti-logical and anti-egalitarian falsification devised with great care. For instance, capitalism is described as the best system when it comes to the allocation of resources only because one pretends that when there is a demand a supply will necessarily follow. However, this is true only when the demand is cash-worthy. Indeed, this explains why so many essential social needs remain unsatisfied despite the huge waste of resources in a society marked by increasing inequalities. Narratives are to science what perceptions are to reality. The pseudo-Nobel Prizes of economics granted by the Central Bank of Sweden have one main purpose, namely to re-establish in a recurrent fashion the plausibility of the dominant narrative which otherwise would be fatally confuted by the evolution of the concrete socio-economic reality.

We emphasize the fact that the bourgeois economic « science » in all its nuances is simply unable to explain the genesis of profit despite the fact that without profit the capitalist mode of production would cease to exist as such.

Let us look at the bourgeois function of production. It is written c + v = p, where « c » is the capital and « v » the labor force expanded in the production process while « p » is the product born from the production process. Today, this original Smithian formalization is rendered as y = f(K, L) where K is capital and L is labor, but it is exactly the same thing.

On the contrary, the scientific function of production is written : c + v + pv = p, where « pv » represents surplus value or profit. In more details, in terms of the quantities of « p » produced or use value terms it represents the over-work carried out by the labor force during the working day, over and above the time necessary to reproduce its salary. In exchange value – or price – terms it represents profit. The rate of surplus value is therefore written as pv/v, while the rate of profit is written pv/(c +v), that is to say, the surplus value produced by « v » during the working day and noted « pv », over the cost of production in terms of the capital « c » and of the labor « v » effectively employed in the immediate production process. The genesis of profit comes from the fact that the capitalist buys the labor force « v » at its exchange value, the salary, only to use its capacity to work during a time greater that the working time necessary to reproduce that salary. The surplus value rate is also rightly called the rate of exploitation. In societies characterized by the private ownership of the Means of production, profit is pocketed by the these owners; in our mode of production it is pocketed by the capitalist.

At page 47 of his Wealth of Nations, ed. Sutherland 1993, Adam Smith was honest enough to note that human labor ( « v ») is the unique factor of production that is able to create commodities using other commodities (« c »). This being the case, Smith recognised that it was impossible to explain the origin of the profit pocketed by the capitalist over and above the fair remuneration of his own labor. Smith concluded : « The (capitalist) likes to reap where he never sowed. » This logical problem linked to the genesis of profit was finally resolved by Karl Marx with his distinctions between over-work, surplus-vale and profit. (See the Annex below.) Capitalist profit has its origin in class exploitation because it rests on the over-work demanded from the worker. The inability to explain the genesis of profit remains the major fallacy of the so-called economic science of the bourgeoisie in all its nuances, despite all the attempts at falsification, especially at the hands of Marginalists, a process that was already underway with J-B. Say.

The entire chain of the main pseudo-concepts of this bourgeois science » is as follows:

1 ) Utility and scarcity. One objective of economic science is to define the commensurability in the disparate sets of commodities and services, that is to say to define their respective exchange value or relative price. To do so, a measuring method is needed. Only two are available. The first, the scientific method, relies upon the quantity of human labor necessary for their respective production. The other, the narrative method, features the respective desirability of goods and services, the co-called « utility » of the Marginalists.

For the conquering bourgeoisie the key was to do away with the duality exchange value/use value which is inherent to all commodities, and in particular to the labor force. This was essential to cancel the plain fact that the labor force is the unique factor of production capable to create other commodities and, as such, represents the sole universal and objective measuring stick with which to establish their respective commensurability. When applied to the labor force considered as a commodity, this duality use value/exchange value makes it possible to explain the temporal exploitation and thus the emergence of profit. This is exactly why the bourgeoisie prefers to use an entirely synthetic concept, utility. In effect, the bourgeoisie proposes an elastic and subjective measuring stick in a discipline that is considered quantitative only because its purpose should be to measure the quantity of goods and services produced and their respective and global exchange values! It is better known as the « dismal science ».

Scarcity plays an identical role even though everybody, including Léon Walras, knows perfectly well that scarcity is always a social product. Nonetheless, it is presented as a natural given. Without it the Marginalist « calculus of joy and pain », namely the desirability curve, finds itself on moving sands. On this shaky foundation are then erected the theories of absolute and relative rents as well as that of comparative advantages enunciated by Ricardo. Years ago, Dockès had demonstrated that this logic would fatally lead to the desertification of wine producing Portugal and to the enrichment of GB specialised in the production of manufactured goods. Capitalist history generalised this asymmetrical pattern making it easier to verify its inherent logic, for instance with the theory of « the development of under-development » applied to the socio-economic periphery. Thanks to the resolution of the productivity problem and to its insertion within the Equations of Simple and Enlarged Reproduction – SR-ER see the Annex below -, the Marxist critique of comparative advantages allowed me to enunciate my concept of Ecomarxism which is more pertinent than the belated and simplistic concept of circular economy. (See the Introduction and the Annex of my Keynesianism, Marxism, Economic Stability and Growth, 2005, in Downloads Now, Livres-Books Section of www.la-commune-paraclet.com . This book was the first to scientifically announce the financial-economic crisis which unfolded in 2007-2008.)

2 ) The Supply and Demand Curves. The bourgeois objective here was to cancel the determining role played by the function of production and by the SR-ER Equations in the formation of prices, hence of profits. These curves are based on a lethal logical ex-ante/post hoc contradiction. As I have demonstrated, it paradoxically consists in the very problem Böhm-Bawerk had falsely and maliciously attributed to Marx with the so-called problem of transformation of exchange values into prices of production.  In effect, to draw the Demand curve one needs to provide beforehand the Supply table in prices, and similarly to draw the Supply curve one needs to provide beforehand the Demand table also in prices. Then one superposes both in order to arrive at the equilibrium price or market price. Et voilà, done! In one of his song Bob Dylan offered the image of a mattress dancing on a bottle of wine, a fitting image I would think.

3 ) Micro and macroeconomics and simultaneous resolution. Another way to illustrate this ex ante/post hoc contradiction is to emphasise that the bourgeois economic pseudo-science is totally unable to conjugate micro and macro economics. Alfred Marshall, the inventor of the graphic presentation of the Supply and Demand curves, was still thinking in terms of two commodities, « corn » metaphorically representing for him the consumer’s basket, the other commodity representing capital. In this mode, he remained dangerously tied to the incomplete Smithian function of production written as c + v = p. Similarly, the Walrasian attempt to come up with a macroeconomic « market of the markets » is as fallacious as his microeconomic initial Marginalist market. Hicks then used the falsified contribution of Irving Fisher, an avowed disciple of Böhm-Bawerk the first falsifier of Marx. He did so in his attempt to generalise the Marginalist analysis to 3 and potentially n commodities thanks to the simultaneous determination of prices. In truth, Hicks, which published his book after the publication of Keynes’s General Theory, had no illusions, in particular because he was unable to introduce coherently the structure of revenues as well as inflation in his analysis.

To reconcile micro and macro economics in order to rationally determine prices, Tugan-Baranovsky reformulated Marx’s SR-ER Equations with recourse to quadratic equations, thus typically substituting the model to reality. (See the Annex below). We emphasise that the quadratic system proved here unable to resolve anything and, in particular, it is unable to account for general stationary or dynamic equilibrium. When I write 1 + 1 = 2, I obtain an abstract arithmetic truth which does not tell us much until we are told to which reality the unity used applies. The proposed system retains an heuristic value, but one that is fallacious because it has no rational relationship with the socio-economic reality to be analysed. Thinking to offer a devastating critique of Marxism and of Bolshevik planning, Hayek did pretend that this simultaneous transformation method was impossible to operationalise because it supposed an innumerable series of simultaneous resolutions for each single exchange. The worse is still to come. The system induces the illusion of a general equilibrium in term of an « accounting unity » without insuring any real economic equilibrium, a statement that can be easily verified in terms of the input/output quantities. In other words, it does not allow to define how many Means of production – Mp – and how many Means of consumption – Cn – are necessary to obtain a stationary or a dynamic equilibrium. The grandeur of Marx manifests here anew with his Equations of Simple and Enlarged Reproduction ( Book II of Capital, in which I coherently introduced the role of money and the analysis of classical as well as of speculative credit.)

4 ) Saving = investment? Hicks was obliged to draw his saving/investment logic from the revenue, generically conceived, thus mixing salary and profit together. In this, he was following the falsified narrative conceived by Irving Fisher, the inventor of this amalgamated « income stream ». Fisher’s conscious objective was to erase any trace of the distinction between salary, rent, profit and interest, which forms the basis of class struggle according to Marx’s analysis proposed in the Book III of his Magnum Opus Capital. We are here dealing with another gigantic ineptitude imagined in the footsteps of Böhm-Bawerk. (As we all know, Fisher was wrong on all his economic analyses and prescriptions and he fittingly ended-up ruined.)

It is true that one needs to take into account the virtuous circuits of capital originating in the institutionalised saving of households such as it was conceived by the Social or Keynesian Welfare State. Using actuarial calculus for the financing of Social Security and other public social programs, for instance Unemployment Insurance, these remain based on the postponement of a part of consumers’ demand in the framework of a complete reproduction cycle. The acquisition of ordinary daily goods and services mobilises smaller sums of money than the acquisition of a car or of other such durable goods. All these acquisitions remain within the overall reproduction cycle. This socio-economic progress led to the emergence of a « differed salary » and of generalised income taxes levied on the « global net revenue » of the households. This « global net revenue » had been at last substituted to the individual capitalist salary which prevailed with classical liberalism. By itself, individual capitalist salary does not take into account the reproduction of the labor force within households with fatally different sizes.

The refutation becomes immediately transparent. On its own saving cannot explain the volume of investment necessary to ensure economic growth, and thus the accumulation of capital. To saving must be added credit. It is understandable that using this generic concept of income – i.e. income stream – Pigou was able to come up with his Wealth Effect which he tried to oppose to Keynes. This Wealth Effect showed exactly what it was worth through its reformulation as the House Effect of « maestro » Greenspan! In the epoch of the dominant 1 % or rather of the hegemonic 0,01%, it is clear that one cannot deal with the structure of incomes in such a cavalier and anti-social fashion. The equation saving = investment is too generic to be useful. It does not even account for the banking and financial organization, hence for credit, the true motor of capitalist and often of speculative growth.

Consequently, one must include the banking system with its prudential ratios and with its inevitable financial speculation. Today, this last has become autonomous and hegemonic. It is thus able to dominate the entire structure of relative prices given that its fictive sectoral productivity is now legally considered as a legitimate and real productivity. Think, for instance, of the unsustainable level of ROE or return over equity. Because of the effect of competition understood as the mobility of capital, speculative capital is thus able to cannibalize all the other sectors in the real economy. In so doing it cuts the very branch on which it is comfortably seated.

This was not entirely the case with classical capitalist credit because of the effective working of the prudential ratio. This ratio was further strengthened by the functional separation within the banking-financial sector between deposit and commercial sub-sectors – viz. the Glass Steagall Act of 1933 which was unfortunately abrogated in 1999. This system governed the allocation of available credit in accordance with the needs of the real economic system. From time to time, crises and their purges completed this vital retroactive capitalist mechanism. Today, the regulating function of the ratio is de facto replaced with the creation of « money » ex nihilo by the Central Bank ( QE etc) and with the recurring bailouts which are also, albeit less dramatically, implemented through tax-deducible provisioning often reaching 100 % – as in Italy. Bailouts have become the de facto prudential ratio in a speculative « credit without collateral » system. (See the pertinent article in the International Political Economy section of my old site www.la-commune-paraclet.com )

5 ) Marxist productivity Law versus Marginal productivity. The latter is always prisoner of the appearances formalized by the increasing and decreasing returns graphs. Marginalists attempt to erase the traces of their falsification of the origin of profit resorting to an exogenous definition of profit. Its rate can thus subjectively establish itself at whatever level. Profit is thus reduced to the mechanics of the economy of scale, namely to the logic of increasing/decreasing returns. Obviously, this is infra-Taylor and infra-Pareto as far as the technical data is concerned, that is to say the optimum combination of capital and of labor force within the immediate production process. Here, the technical composition and the value composition of the production process are incoherently tied-up together. And this without even mentioning that the rate of under-utilization of the existing production capacities is on average around 80 %.

Additionally, technology is itself introduced in an exogenous fashion as if in realty it were not traded, hence valued, on the market! This general bourgeois fallacy is even more obvious with Robert Solow, another bourgeois pseudo-Nobel Prize. Finally, von Mises thought he could establish the structure of prices with a simple and ideologically driven return to Marginal productivity, pure and simple. We have already seen above that this goes head on against the logical ex ante/post hoc contradiction so that this presumed marginal productivity, unfettered by any regulation, is impossible to establish either at the micro economic level or, worse still, at the macroeconomic level. In scientific terms, that is to say in Marxist terms, productivity consists in producing more commodities of a specific kind during the same labor time and with the same labor force estimated in use value terms but obviously with a superior organic composition of capital. (See the Annex below ) Marxism is the only system capable to provide simultaneously and coherently quantities and qualities – or exchange values – something unreachable by any of the pseudo-scientific bourgeois economic theories.

6 ) Conclusion. The Marxist function of production implies specific and demonstrable relationships between all its variables ( c + v + pv = p) resting on the specific relationships given by its Law of productivity ( i.e., the relationship between the organic composition of capital – v/C – and the rate of exploitation or rate of surplus value – pv/v – ). It can thus be coherently incorporated within the SR-ER Equations.

This gives us a totally elucidated scientific system endowed with a universal value. In such a way, we are able to apprehend the laws of motion of all the modes of production, namely for our mode, the centralization and concentration tendencies of capital. We can also apprehend their appearances, their contradictions and their mediations and, above all, their dominant form of extraction of surplus value. Thus absolute surplus value based on the duration of work is dominant in all pre-capitalist modes of production; relative surplus value, hence a transient form, is potentially present in all modes of production because it corresponds to differences in the intensity of the labor expanded in the immediate production process; however it leads to the analysis of increases in the structural intensity, namely productivity, which is the dominant form of extraction of surplus value with the capitalist mode of production; finally, social surplus value is the dominant form of extraction within the socialist mode of production. We can then understand how perfect or unfair competition systems work, namely the logic of monopoly and oligopoly, because both rely on specific forms of mobility of capital enshrined in specific legal structures.

The global Supply and Demand are known thanks to the Equations of SR-ER. The Enlarged Reproduction Equations – i.e., dynamic equilibrium – imply the anticipations of dynamic growth and thus a necessary proportional intersectoral symmetry of investment, obviously taking the insertion of the Social Formation within the World Economy into account. Without this, the system is ineluctably confronted with crises due to the expansion of some sectors accompanied by contractions in other sectors etc. It is thus possible to demonstrate that the capitalist epiphenomena « prices » are over-determined by the function of production coherently integrated within the SR-ER Equations. (For the details see my Synopsis of Marxist Political Economy, freely accessible in the Livres-Books section of my old site www.la-commune-paraclet.com )

It follows that Marginalism rests on a series of falsifications conceived to induce the voluntary servitude of the proletariat. (For further details, see my Methodological Introduction, same section, same site as the Synopsis mentioned above.) This evidence should raise crucial questions over the current anti-scientific teaching apparatuses. To these Marginalist narratives one could attribute the term « delirium » used by Baruch Spinoza. The most grievous consequence is that, aside from a minute group of self-chosen « high priests », too many academics and intellectuals are now victims of their own falsifications originally conceived as domineering ideological tools. They implement their recipes with cold-blooded and harsh cynicism, without any remorse, for instance the current so-called austerity program also known in the Eurozone as the Fiscal Compact. This despite the warnings by their Grand Master Nietzsche. In such cases, in his Thus spoke Zarathustra, the latter would exclaim : « Hihan! », as a loud braying call – or alarm bell?

Paul De Marco

San Giovanni in Fiore, Nov. 2017 – translated mid-August 2018.

 

ANNEX: 

Book I of Capital starts with the analysis of the duality in terms of use value and exchange value of all commodities, including the labor force traded on the market like any other commodity. This duality had already been analysed before Marx. However, Marx was the only one to understand the specific characteristic of the use value of the – physical or mental – labor force: While Nature can produce use values, it, and it alone, is capable to produce other exchange values, including the machines, the work organization and even the AI algorithms. If one erases this duality profit can no longer be explained in scientific terms. And this is the reason why Marginalists have invented the one-sided and fallacious concept of « utility ».    

The scientific, hence Marxist, function of production is written as : c + v + pv = p, where  « c » is that part of capital which enters into the product – the great American Marxist Paul Sweezy called it « used-up capital » – plus « v », the labor force, plus « pv » the surplus value or profit, the sum of these three variables being equal to « p », the product.

The product « p » can be either a Means of production (Mp) or a Means of consumption (Cn). The Marxist function of production is the only one that is able to provide simultaneously the quantities and the qualities or exchange values (or prices). It is the only one which leads to the comprehension of productivity.

Here is a summary which speaks for itself. The initial conditions in t1 are simultaneously given in the monetary form (EUR) and in physical quantitative form (p). One can easily translate in labor time assuming, for instance, a working day equal to 8 hours, so that, in our example, 4 hours of production suffice to reproduce the salary, that is to say the labour force « v », and the remaining 4 hours will produce the surplus value – « pv » – pocketed by the capitalist in the form of profit. Here : pv/v = 1.

t1: c (80 EUR/80p) + v (20 EUR/20p) + pv (20 EUR/20p) = p (120 EUR/120 p)

The essential relationships which characterise the function of production are : A ) the organic composition of capital, that is to say the relationship of labor over the total capital expanded in that production process, hence v/C, where C = (c + v); B ) the rate of exploitation or rate of surplus value written as pv/v; and C ) the rate of profit written as pv/(c + v).

Let us now examine what happens when we introduce a productivity growth of ¼ for the same labor time and the same real salary, that is to say the salary expressed in use values – hence in equivalent number of « p » – but with less physical workers. Remember that productivity is a structural increase in the intensity of labor. Here, the production of « p » rises from 120 p to 150 p. We obtain:

t2: c (84 EUR/105 p) + v (16 EUR/20 p) + pv (20 EUR/25 p) = p (120 EUR/150 p)

From t1 to t2, v/C goes from 0.2 to 0.16. The rate pv/v goes from 1 to1.25. The quantity of « p » produced goes from 120 p to 150 p while the unitary price displays an inverse evolution from 1 to 0.8 EUR.

This elucidation of the Marxist theory of productivity is mine. No other theory is able to account for productivity and even less to provide simultaneously and coherently the quantities and the qualities, especially when it is incorporated within a SR-ER context. No more than Pareto were the bourgeois economists ever able to reconcile the technical composition and the value composition of the function of production. Said otherwise bourgeois economists cannot reconcile micro and macro economics.

Let us now briefly look at Reproduction namely at the general equilibrium.

The function of production c + v + pv = p already contains in itself the expression of the entire system of reproduction given that it must necessarily reproduce the Means of production (in « c ») and the Means of consumption ( in « v » ). When this reproduction happens in identical terms, Marx calls it Simple Reproduction (SR), mainstream economists speak of stationary equilibrium. When it includes a growth in t2 with respect to the initial conditions in t1, Marx calls it Enlarged Reproduction (ER), that is dynamic equilibrium. Given that I have solved the productivity problem, which does not alter the coherence of the SR-ER Equations when the conditions of production change, we can illustrate with a simple example in which v/C and pv/c are identical in both sectors, in SI, the sector of Mp and in SII the sector of Cn. It becomes clear that within this reproduction framework we can add all the sub-sectors we wish subsuming then respectively in these two main sectors, which, as we have already noted, are already contained in the basic components  « c » and  « v » of the function of production itself. Here is an illustration:

SI: c1 (80 EUR/80 Mp) + v1 (20 EUR/20 Mp) + pv1 (20 EUR/20 Mp) = p (120 EUR/120 Mp) (M1)

SII: c2 (40 EUR/40 Cn) + v2 (10 EUR/10 Cn) + pv2 (10 EUR/10p) = p (60 EUR/60 Cn) (M2)

Here are the Equations of SR given in Book II of Capital as synthesised by Bukharin:

M1 = c1 + c2

c2 = v1 + pv1

M2 = (v1 + pv1) + (v2 + pv2)

In my Synopsis of Marxist Political Economy I clarified the Enlarged Reproduction also introducing credit, both classical and speculative credit.

Compare this with the quadratic system of Tugan-Baranovsky/Bortkiewicz. The variable c3, which is supposed to represent GOLD or a means of exchange, is introduced with the sole purpose to be able to formalise the problem in a quadratic system. This is one of the most obvious way to substitute a model for the reality it pretends to apprehend!!! Here it is:

c1 + v1 + s1 = c1 + c2 + c3

c2 + v2 + s2 = v1 + v2 + v3

c3 + v3 + s3 = s1 + s2 + s3

The third line is introduced only to allow a quadratic formulation, nothing else.

Theory of money.

Money is distinct from credit. The scientific theory of money is based on the salary masses, real and social, and on their rotations. The social salary mass is the real salary mass plus the monetary mass emitted to finance the maintenance of the unemployed or inactive force of labor. It corresponds more or less to the monetary aggregate M1 (and to a small part of M2). Let us consider the total function of production, namely (SI + SII) in both t1 and in t2 where the productivity growth happens. We have:

t1: c (80 EUR/80p) + v (20 EUR/20p) + pv (20 EUR/20p) = p (120 EUR/120 p)

Here, following Marx, we rewrite the total function of production with (c + v) = 100 because it provides an immediate comparative expression of its determining ratios. In t,1 we are in a full-employment situation so that the social salary mass is not needed given that all the workers receive a salary. In such a system, there is no emergence of any « structural inflation ». We have:

S = the monetary mass emitted by the Central Bank = the real monetary mass.

R = the number of rotations; R = C/v + pv/v

p EUR = value in Euros of the total product = S x R

In t2 : c (84 EUR/105 p) + v (16 EUR/20 p) + pv (20 EUR/25 p) = p (120 EUR/150 p)

In t2, the increase of productivity causes the emergence of the Reserve Army of the proletariat – RA. Suppose that from t1 to t2 we go from 20 to 16 workers, then RA = 4 workers. Suppose further that the maintenance cost of this inactive labor force is equal to 50 % of that of the active labor force. We then have a real salary mass equal to 16 euros and a social mass equal to 18 euros. The rate of the structural inflation induced  – there exist many other forms of inflation, for instance imported inflation – will be the social salary mass (Ss)/real salary (S), namely 18 EUR/16 EUR = 1.125. It would be the duty of the Central Bank to emit and manage the monetary masses as needed. Without confusing them with credit.

With bourgeois theories the case of money is treated as that of any other commodity, that is to say it equally displays the lethal logical contradiction contained in the market Supply/Demand curves. Additionally, through the circulation of money, the monetary mass in circulation equals the sum of all goods and services exchanged. No distinction is made between money and credit, the bourgeois main aggregates, all managed by the Bourgeois Central Bank, being M1, M2 and M3. This is a most absurd tautology. Although it was later elaborated upon to account for revenue and credit, thus leading to the various bourgeois monetary aggregates, it does not allow to distinguish between the quantity of money necessary and sufficient to permit all the economic exchanges, and the quantity that is linked to speculation. Understandably bourgeois top economists are now forced to admit that they have no clues what so ever about what inflation could be. ( See « The FED finally admits: it does not know what inflation is » in http://rivincitasociale.altervista.org/the-fed-finally-admits-it-does-not-know-what-inflation-is-sept-21-2017/ . Lately, the Bank of banks, the BIS admitted to the same ignorance. If they do not know what inflation is, they cannot know what a price is. But then as Hobbes might ask; what is the worth of these people’s « economic science »?)

In fact, bourgeois theories, Marginalist theory included, are ontologically unable to differentiate between the real economy and speculative economy. They cannot differentiate between profit and interest or between classical and speculative interest. Worse still, as is affirmed without much nuances by the epigones of « efficient markets », the lesser the regulation, hence the more speculation there is in the system, the most rapidly will equilibrium be attained! With the ending of the functional segregation of the banking-financial sector – deposit vs merchant – namely with the counter-reform launched by Volcker-Reagan in 1979-1981, and then with the abrogation of the Glass Steagall Act in 1999, we were ushered in the era of hegemonic speculation. Since 2007-2008, central banks have printed around 15 trillion of dollars in various QE and other liquidities. This deluge led to the bubbling expansion of the Stock Exchange and of the financial markets, but instead of the expected high inflation needed to cancel part of the debt at the expense of foreign creditors and of domestic workers, it created a structural « credit crunch ».

One word on money and credit management.

Within the capitalist mode of production the distinction is cancelled and the private banks, coordinated by the capitalist Central Bank, emit both money and credit. The emission is allegedly made with respect to market Supply and Demand. The capitalist Central Bank uses its main guiding rates for strict ideological purposes, namely keep a semblance of formal equality between all the economic agents, despite their actual size. However, to be harmonious dynamic equilibrium needs to respect a proportional symmetrical growth in SI and SII. A possible mediation is through the external balances but it is only a mediation which needs to be managed. Since the capitalist growth is driven by private accumulation motives, this proportional symmetry is never respected. Periodic crisis ensue opposing expansion in some sectors and contractions in others. This is the reality beneath the denunciation of the « animal spirits » of capitalism by Keynes.

Within a planned or partially planned economy, money and credit would be strictly distinguish. The role of money is to allow all the exchanges necessary to ensure the circulation of goods and services within the framework of SR-ER, hence the real and the social salary masses we discussed above and their rotations. The lesser the inactive force, the smaller the « structural inflation » rate. Credit is needed to ensure Enlarged Reproduction and thus needs to respect a strict intersectoral proportional symmetry. Of course, given that no Social Formation can prosper in autarky, in doing so, it must take into account the external balances. This means that, aside from the pools of capital available through institutional savings – public pension plans or even sovereign funds, etc -, credit should be managed by public banks in strict relation with the Ministry of the Economy and Industry or better still with the Central Planning Organ. In such case, periodic auditing must be carried out to avoid corruption and the debasement of « money » through it, knowing that credit is intended to transform investment into real goods and services. Regular auditing acts as a check on the harmonious evolution of planned growth and as a prevention against corruption.  Usually around 60 % of any investment in the real economy goes to the salary mass thus contributing to the Economic Multiplicator. It is also clear that the public, hence no-profit, Central Bank alone should be in charge with the financing of the public and para-public debt. Letting the private – primary – banks manage the public debt is the main cause of its present uncontrollable trend to skyrocket.

The most sensitive problem to be resolved with public credit is that of the rate of exchange, at least as long as only a few reserve currencies will keep the upper hand. In general, the rate of exchange should be dictated by the macro-economic competitiveness of the Social Formation (SF), knowing that macro-economic competitiveness is crucial for the development of micro-economic productivity. In an asymmetrical reserve currencies world, capital controls tied to export-imports needs are mandatory. Uncontrolled outflows of capital soon lead to financial dependency together with externally imposed conditionalities at the hand of such institutions as the IMF, the London and Paris Clubs etc. We all know the Chicago Boys’ recipes which have now become mainstream policies, including in the Eurozone: They consist of deregulation, wall-to-wall privatization and the focusing on the export industry to earn the foreign currencies needed to repay an ever increasing public debt owned by foreign banks. These capital controls can be alleviated by currencies swaps – or even barter trade for instance oil against other commodities – between willing central banks, especially in an effort to maintain the SF independence and to diminish its external vulnerability.

Our Giordano Bruno rightly spoke of « asinate e pedanterie » – silly and pedantic idiocies – in reference to the dominant narratives of his time. Today, things got much worse. It is high time to change tune – pardon me – paradigm.

Commenti disabilitati su « Fondi europei. Chi ci sta rimettendo? ». Un rapido comment, 11 agosto 2018

Articolo di Stefano Porcari http://contropiano.org/news/news-economia/2018/08/11/fondi-europei-chi-ci-sta-rimettendo-0106654#comment-137443

Commento che il sito di « Contropiano » non ha pubblicato, una vilenia ormai ricorrente, vi lascio immaginare perché.

La UE rimane il blocco economico più forte; l’Euro – con tutti i suoi problemi interni (a) – conta già per quasi 20 % delle riserve internazionali diminuendo cosi il ruolo di « sovereign currency » del dollaro americano; la Germania rimane il primo esportatore mondiale … Ecco come si spiega la guerra economica filo-semitica nietzschiana americano-israeliana contro la Euro-zona. La sinistra presumibilmente autentica deve ritornare ad analizzare i fatti in modo scientifico, mettendo da parte i cliché e le narrazioni – incluse quelli di pitre come Stiglitz and Co.

Intanto, il WSJ non dice che per la programmazione 2014-2020, l’Italia riceve oltre 35 miliardi di fondi europei dei quali, ad oggi – 2018 –, sono stati effettivamente utilizzati meno del 5 %, senza poi parlare dell’utilizzo, specialmente in Calabria e nel Sud, abbandonato ai privati senza nessuno coordinamento e senza nessuna pianificazione, neanche al livello dei piani regolatori dei territori.

Paolo De Marco

a) Nel mio « Tous ensemble » liberamente disponibile nella Sezione Livres-Books del mio vecchio sito la-commune-paraclet.com avevo chiesto l’adozione di Ratio Cooke nazionali per la BCE. Fu preferito il modello iper-centralizzato del pitre Mundell, con i catastrofici risultati oggi evidenti. Dopo il 2007-2008 avevo chiesto come misure minime l’abolizione dei CDS sul debito pubblico e delle vendite senza copertura. Fui ancora una volta ignorato. Oggi, il Tesoro italiano tenta vani interventi sul mercato dei suoi propri bond, mentre il famigerato « sentiero di consolidamento fiscale » risulta un clamoroso fallimento e mentre lo spread riparte al rialzo assieme al prezzo del petrolio. In realtà il sentiero di consolidamento fiscale risulta una scusa filo-semitica nietzschiana per imporre l’austerità ai popoli europei e per privatizzare tutto quello che rimane da privatizzare.

Commenti disabilitati su Another America is possible! Alexandria Ocasio-Cortez. (02/07/2018)

La prova dei fatti: la vittoria di Alexandria Ocasio-Cortez.

Dunque paga molto di più affermarsi apertamente socialisti dunque scientifici-marxisti, invece di fare populismo e personalizzazione della politica. Vedi: https://www.zerohedge.com/news/2018-06-27/alexandria-ocasio-cortezs-insane-political-platform-won-her-seat-congress . Questo articolo riproduce il volantino di Alexandria con i punti chiavi del programma. Vedi pure su Youtube.

In Italia preme innanzitutto esigere il ritorno al finanziamento pubblico ed esclusivamente pubblico dei pariti politici anche se con regole rigorose e con rigorose verificazioni. Il finanziamento privato attuale ha trasformato i partiti politici in lobbie dei poteri forti con il pretesto machiavellico di lotta contro la casta!!!

Paolo De Marco

Commenti disabilitati su Mobilità trasporti, cattive strade e privatizzazioni (giungo 2018)

Vorrei segnalare un importante numero della rivista Controneinforma.org sulla tematica dei trasporti e delle privatizzazioni. Include il mio « LA POLITICA DEI TRASPORTI NEL SUO QUADRO EUROPEO », [Paolo De Marco] in http://cotroneinforma.org/wp-content/uploads/2018/06/135.pdf , p 10-11

Ecco le note a piè di pagina del mio articolo che non appaiano nella versione cartaccia.

NOTE:

1 ) Vedi http://www.europarl.europa.eu/ftu/pdf/it/FTU_3.4.5.pdf

2 ) Nel mio Keynesianism, Marxism, Economic Stability and Growth (2005) ho avanzato il concetto di « scala del valore di scambio ». Il concetto fu ripreso ma indebolito dal Rapport Ramses del 2007, il quale scelse pero di parlare di « catena del valore », cioè del valore aggiunto marginalista. Il mio concetto rimanda alla produttività microeconomica ed alla competitività macroeconomica di una data FS nazionale o sopranazionale, cioè alla sua inserzione nell’Economia Mondiale Capitalista strutturata secondo Galtung in Centro, Semi-Periferia e Periferia. La catena marginalista del valore elimina il livello macroeconomico e dunque il ruolo dello Stato per sottolineare unicamente il lato microeconomico nell’era dell’egemonia delle firme transazionali. Il primo concetto è scientifico, l’altro è mera narrazione dominante.

3 ) Vedi: « L’inquinamento atmosferico è dannoso anche a piccole dosi », http://www.repubblica.it/salute/2017/12/27/news/salute_inquinamento_atmosferico_dannoso_anche_per_brevi_periodi_e_sotto_i_livelli_consigliati-185329841/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P27-S1.6-T1

4 ) Vedi: http://portale.regione.calabria.it/website/organizzazione/dipartimento6/subsite/pianoregionale/approvazione/versioneufficialeburc/ , p 12, Capitolo I.

5 ) Idem, p 9, Capitolo III.

6 ) Domenico Gattuso, « Porti e rete ferroviaria, Sud senza investimenti », 22 maggio 2018 https://www.corrieredellacalabria.it/contributi/item/142007-porti-e-rete-ferroviaria-sud-senza-investimenti/ . Per gli investimenti statali nei trasporti vedi: in Conto Nazionale delle Infrastrutture e dei Trasporti in https://www.certifico.com/component/attachments/download/5739, p 79. Vedi pure « Calabria: Sognare quello che potrebbe essere » in http://cotroneinforma.org/wp-content/uploads/2017/10/132.pdf, p 8. Nonostante la sua zone industriale ancora deserta, il Porto di Gioia Tauro rappresenta attorno a 50 % del PIL regionale. Mentre il Corridoio 1 Amburgo-Palermo dovrebbe essere prioritario, il collegamento del porto tramite il hub di San Ferdinando rimane sospeso, incluso per vaghe e meschine questioni contrattuali con Rete Ferroviaria italiana, vedi:« RFI, nessun obbligo a partecipare gara gestione terminal Porto Gioia Tauro » http://www.fsnews.it/cms/v/index.jsp?vgnextoid=2884a39159894410VgnVCM1000008916f90aRCRD . Vedi pure: « Perché il porto di Gioia può cambiare la Calabria (e l’Italia) », Un’inchiesta di Report simula lo sviluppo che non c’è. E mette lo scalo calabrese al centro del sistema. Il nodo dei trasporti e le prospettive della Zes per un’area che potrebbe trainare il Paese, 22 maggio 2018, https://www.corrieredellacalabria.it/economia/item/142005-perche-il-porto-di-gioia-puo-cambiare-la-calabria-e-litalia/

7 ) Ad esempio, per la sola Atlantia « L’utile del primo semestre 2017 (era di) 1.229 milioni di euro. », mentre « L’acconto sui dividendi oggetto di distribuzione (era di) 466 milioni di euro. » in http://www.atlantia.it/documents/20184/30926/Atlantia_Acconto_sui_dividendi_2017_10112017_con_parere.pdf/0b80ed21-8293-4973-890c-9e85fdbd2c47 , p 7

Commenti disabilitati su EUROPA DELLE NAZIONI, EUROPA SOCIALE E CONSTITUZIONE

Preludio

Ripropongo qui il mio testo del 2004 intitolato « Europa delle nazioni, Europa sociale e Costituzione ». Il testo originale in francese è accessibile qui: http://www.la-commune-paraclet.com/europeFrame1Source1.htm#europe

LA TRADUZIONE IN ITALIANO AVVERÀ CAPITOLO DOPO CAPITOLO.

Il tentativo contro-natura di costruzione di una Europa spinelliana, neoliberale e monetarista è finalmente e miserabilmente fallito. Lo dimostrano la fine lamentabile del tentativo di imporre il cosiddetto « sentiero di consolidamento fiscale » -cioè l’austerità a tutto capo – ed la gestione caotica dell’immigrazione.

E così arrivata l’ora di riaprire il dibattito sul necessario processo di integrazione europeo, dunque sulla necessaria costruzione di una Europa sociale ancorata sull’Europa delle Nazioni.

Il Trattato di Funzionamento della UE consolidato nel 2016, emana dal cosiddetto mini-trattato di Lisbona. Quest’ultimo fu imposto anti-democraticamente, cioè generalmente senza referendum, dopo la sconfitta referendaria nel 2005 del progetto di costituzione europea qui criticato, in Francia e nei Paesi Bassi. Anche il Trattato di Lisbona fu sconfitto per referendum in Irlanda nel 2008 ma poi approvato dopo pressioni europee in ottobre 2009. (https://fr.wikipedia.org/wiki/R%C3%A9f%C3%A9rendums_relatifs_%C3%A0_l%27Union_europ%C3%A9enne ) Perciò le mie critiche non hanno preso una riga. Basterà tenere conto degli effetti deleteri delle politiche della BCE – liquidità sotto forma di Facilities I e II, FSEF, MES,OMT, QE ecc- e del cosiddetto Fiscal Compact il quale aggravò l’austerità neoliberale-monetarista già contenuta nel Patto di Stabilità ( e di Crescita). Per questi ultimi vedi « Debito pubblico e sciocchezze marginaliste: il caso italiano », http://rivincitasociale.altervista.org/debito-pubblico-sciocchezze-marginaliste-caso-italiano-3-marzo-2017/ Per il sistema della finanza speculativa egemonica vedi il Compendio di Economia Politica Marxista nella Sezione Livres-Books del vecchio sito www.la-commune-paraclet.com e gli articoli pertinente nella Sezione International Political Economy del stesso sito.

Le lettrici e i lettori vorranno pure consultare i documenti seguenti:

” Voyage à l’intérieur du projet de constitution “ www.humanite.presse.fr (11/09/2003)

” La Constitution sur l’avenir de l’Europe est au bord de la crise “ www.lemonde.fr (04/06/2003)

” La difficile remise en question de l’équilibre du Traité de Nice “ (idem)

” Une constitution pour sanctuariser la loi du marché “, Bernard Cassen, in Le Monde diplomatique, janvier 2004.

EUROPA DELLE NAZIONI, EUROPA SOCIALE E CONSTITUZIONE

Europa sociale o Europa del capitale ? 

Indice:

Introduzione

Esecutivo, Legislativo e Giudiziario; Consiglio, Commissione e Parlamento europei.

Democrazia partecipativa e democrazia industriale europee.

Coesione economica e Europa sociale.

Filosofia generale: Europa sociale intesa come necessaria mediazione regionale.

Parametri economici generali.

Strumenti specifici:

Come completare onestamente il dispositivo di coordinamento sotto-giacente ai Criteri di Maastricht ed al Patto di Stabilità?

Carta sociale fondamentale.

Difesa e politica straniera.

Immigrazione.

Preambolo e laicità.

Per ristabilire i fatti contro il nuovo oscurantismo sionista di destra.

Le radici umane e Adamo.

La genesi culturale nel suo sincretismo e la purezza di estrazione « divina ».

Venti volte in cantiere rimettete il lavoro.

Cosa sono il razzismo e l’antisemitismo?

xxx

Ho vissuto tutta la mia adolescenza in Francia, paese di tradizione giacobina, e una gran parte della mia vita adulta in un paese federale. Benché lentamente maturati, i concetti di fondo di questo testo preliminare meriterebbero alcune elaborazioni. Pero questo esercizio di delucidazione, di approfondimento e, eventualmente di scelta, non avrebbe gran senso se non si istituisse sin dall’inizio come un lavoro collettivo. In tal modo, gli errori e le lacune anche grave purché corrette come tali da una critica fondata e costruttiva, costituiranno dei momenti forti per il processo di riflessione razionale che ne seguirebbe (per parafrasare un motto sull’importanza degli errori a rilevanza metodologica di Schopenhauer sfortunatamente denaturato da uno Heidegger vittima della sua usuale furbizia di « dottore » nietzschiano e nazi.) Il tuono è « normativo », una scelta che non sorprende essendo questo testo una critica marxista del progetto costituzionale europeo. Dovrebbe andare da se che ogni testo costituzionale europeo situato a ribasso di una legislazione nazionale qualsiasi in materia di laicità, di difesa della proprietà collettiva alle pari con quella della proprietà privata, o ancora dei diritti sociali fondamentali dovrà essere scartata senza troppo cerimonie almeno finché questi crimini di lesa-cittadinanza non siano definitivamente corretti. Ne segue che nessuno testo costituzionale dovrebbe mai essere adottato prima di essere sancito dai parlamenti dei paesi membri, o meglio ancora, da un referendum in ogni paese membro. La stessa regola dovrebbe prevalere per i trattati specifici, ad esempio i Two and Six Pack ed il Fiscal Compact. Imporli con il solo voto in Parlamento, abusando pure dell’Articolo 11 contro la sovranità del popolo, è contrario alla lettera ed allo spirito della Costituzione italiana.

Introduzione.

Le contraddizioni fanno parte integrante del divenire storico. Non è sempre possibile ed a volta nemmeno desiderabile risolverle. Importanti sono allora gli obbiettivi principali e secondari assieme alle mediazioni istituzionali e politiche adoperate per raggiungerli, superando o preservando le contraddizioni iniziali.

La costruzione europea non si capirebbe senza l’accettazione preliminare di questo approccio simultaneamente dialettico e funzionalista. Il fallimento della Conferenza intergovernativa si spiega unicamente dal fatto che le mediazioni istituzionali proposte non erano adeguate. Questo è simboleggiato dal nervosismo sulla ponderazione indotta dall’Accordo di Nizza ma non può essere riassunto in esso. La posta in gioco è ben più seria. Da un lato, si tratta della natura sociale dell’Europa che ci viene proposta, e dall’altro lato dell’avvenire costituzionale ideato per essa, sia questo « federale » oppure « confederale », per utilizzare una terminologia convenuta. Nel contesto attuale, la posta in gioco principale consiste nel sapere quale equilibrio costituzionale sarà instaurato nelle relazioni di potere che prevaleranno con questa Europa. Questo va ben oltre ad una semplice questione di equilibrio politico o di allocazione delle risorse. In fondo, nell’attuale tappa della costruzione europea, si tratta di niente meno che dell’indipendenza dell’Europa. Questa indipendenza deve essere garantita dalla coesione di tutti attorno ai suoi principali assi di integrazione, e di conseguenza, esige anche la preservazione dell’uguaglianza sociale di tutti i suoi membri, cittadini o Stati.

Se la costruzione europea si fece fin qui, e continuerà a farsi, passo dopo passo, la saggezza vorrebbe che nella fase attuale non si rimettesse in questione il concetto di « Europa delle Nazioni ». La priorità immediata consiste dunque a concepire il livello di coesione economica e sociale necessario per completare il dispositivo monetario – e di conseguenza necessariamente economico – dell’Euro gestito dalla Banca Centrale Europea istituita con una larga autonomia in materia di gestione degli aggregati monetari.

Questa necessaria ricerca di coesione prese la forma di un progetto « costituzionale » mirato all’armonizzazione ed all’adattamento delle istanze esistenti. In questa ottica, i Criteri di Maastricht ed il Patto di Stabilità e di Crescita dovevano essere concepiti solamente come fase transitorie mirate essenzialmente all’implementazione ed al consolidamento dell’Euro come moneta comune. Ma, in realtà, questo cammino verso la costituzionalizzazione dell’Europa si compie in un quadro doppiamente contraddittorio: Avendo ammesso la Gran Bretagna nel suo seno, la UE non era più coerente con la creazione dell’Euro e della BCE. In effetti, la GB non appartiene alla Zona Euro. Non è dunque sottomessa alla sua disciplina benché contribuisse ad influenzarne fortemente le politiche economiche generali o settoriali. Questo è notabilmente il caso per quello che concerna le « direttive » adottate dalla UE e implementate in seguito indifferentemente da tutti i Stati membri, appartenenti o meno alla Zona Euro. Oggi si aggiunge un allargamento formale accelerato che assomiglia a fare paura all’allargamento forzoso imposto dal Cancelliere Kohl alla Germania con l’unico effetto duraturo dello smantellamento della vitalità incarnata nel cosiddetto « modello renano » che aveva prevalso fin qui. (Notiamo che con la caduta del Muro e poi con lo smembramento della USSR, né l’unificazione della Germania, né l’allargamento della UE all’Est, non sarebbero stati compromessi da un può più di moderazione e da un può meno di imperialismo massonico e brussellese. Al massimo, senza badare ad una corsa inutile vero un obbiettivo già in parte raggiunto, si doveva tenere conto degli interessi vitali della Federazione russa anch’essa un grande paese europeo. In tal modo sarebbe stato rafforzato, in armonia con lo spazio economico europeo, il grande insieme stabilizzatore costituito dalla Comunità dei Stati Indipendenti, anche perché l’unificazione europea era già accettata da Mosca. Il disastroso impulso anti-russo è del tutto straniero alla logica europea razionalmente concepita.)

Queste nuove e antiche contraddizioni furono portate al loro parossismo dal miraggio costituzionale concepito come unico sbocco in vista della creazione della necessaria coesione. Fecero perdere di vista gli obbiettivi reali in favore di querele e di conflitti per così dire anticipati. L’evoluzione della costellazione delle forze interne all’Unione europea allargata, divenne un incubo. In tal modo il cammino costituzionale non poteva essere altro che la traduzione in meccanismi istituzionali, scolpiti nel marmo, di questa frivola e timorosa visione. Come d’obbligo il progetto costituzionale dovette pure scegliere una formula di modifica all’unanimità. Si riconobbe in tal modo l’intera difficoltà per l’Europa delle Nazioni compiere questo passo costituzionale almeno finché l’unanimità concreta non si sarà realizzata sulla questione dell’indipendenza europea, come pure sopra quella della compatibilità della coesione economica con il principio di sussidiarietà. Così l’Europa del capitale prevalse sull’Europa sociale desiderata dai cittadini.

Comunque questa doppia ricerca va avanti secondo i mezzi europei usuali. Citiamo come esempi i meccanismi di « cooperazione rafforzata » e le iniziative comuni ai membri della UE che desiderano parteciparvi, tali EADS, Eurofighter ecc. In oltre, sappiamo che 4/5 di tutte le leggi adottate dai paesi membri non sono altro che traduzioni nazionali delle direttive europee dettate con metodi per dire poco censitari. Per ora la UE sembra più uno spazio decisionale per i grandi azionisti europei e stranieri nonché un vero e proprio spazio democratico per i cittadini dei suoi popoli membri. Lo Spazio di Schengen non ha tanta difficoltà per imporre uno protezionismo umano realmente mal concepito sopratutto se si guarda ai tassi di fecondità sintetica che prevalgano nei paesi membri. Altre iniziative di più alto rilievo, ben che per ora sfortunatamente meno consensuali tra i dirigenti, puntano all’orizzonte, tale l’anticipazione di una difesa europea indipendente comune con la creazione di uno Eurocorps.

In ogni caso un processo istituzionalizzato dell’importanza di quello che condusse alla redazione del progetto costituzionale per poi essere proseguito tramite le conferenze intergovernative non può più essere scartato. Di conseguenza conviene prendere atto dei suoi aspetti positivi. Nell’incapacità di risolvere tutte le contraddizioni, importa ricercare i mezzi più idonei per cancellare le più ovvie, cercando nel medesimo tempo le mediazioni le più adatte a l’epoca attuale. Queste devono potere sostenere la marcia armoniosa dell’«Europa delle Nazioni » verso una confederazione capace di assicurare la sua indipendenza politica ed economica nel rispetto dell’uguaglianza e della sovranità ultima di tutti i suoi membri e di tutti i suoi cittadini.

Esecutivo, Legislativo e Giudiziario; Consiglio, Commissione e Parlamento europei.

Andiamo subito al dunque: Il principale difetto del progetto costituzionale attuale consiste nel avere voluto scartare il dibattito sulla natura e la portata di un confederalismo compatibile con la preservazione dell’« Europa delle Nazioni », pagandone così il prezzo con l’irriducibile confusione istituzionale che predomina per quello che riguarda il cuore del soggetto, cioè i rapporti tra i livelli esecutivo, legislativo e giudiziario europei. Da qui, la distribuzione dei ruoli (l’interpretazione istituzionale della sussidiarietà in Europa) come pure la distribuzione dei poteri non potevano non essere zoppicanti … potevano solo confondersi disastrosamente con la ponderazione demografica tra paesi membri, mentre non veniva trattato il problema del ruolo specifico del Parlamento europeo. Conviene dunque sgomberare questa confusione iniziale come pure il suo fondo di commercio, cioè il timore di una Mitteleuropa. Dobbiamo pure sgomberare il miraggio di una federazione che tenderebbe inevitabilmente verso una omogeneizzazione esagerata.

Una ponderazione strettamente demografica all’interno del Parlamento europeo non presenterebbe nessuno pericolo, prossimo o lontano, purché i rapporti tra Esecutivo, Legislativo e Giudiziario europei siano chiaramente definiti.

Mentre condurremo questo esercizio, non dimenticheremo che le contraddizioni secondarie non devono essere concepite come degli ostacoli insuperabili purché le mediazioni appropriate siano ideate e purché gli obbiettivi vitali della costruzione europea – indipendenza politica e coesione economica – siano preservati. Così facendo vedremo che il concepimento del Consiglio europeo e della Commissione può essere semplificato e razionalizzato, in modo da indurre una reale presa in conto del ruolo del Parlamento europeo. Questo deve essere capace di rispondere al meglio ai desideri di tutti i cittadini europei in modo da potere cancellare con un certo tatto le diatribe scatenate dal vertice di Nizza. Questo permetterebbe in oltre la risoluzione della dolosa contraddizione tra Zona Euro e UE allargata. Si aprirà così la porta ad una dinamica imprescindibile, cioè quella della marcia differenziata dei vari paesi della UE allargata senza minimamente mettere in pericolo la coesione ultima dell’insieme. Nel lungo termine, la magia europea, la persuasione con i fatti, opererà sempre il suo fascino in modo che l’integrazione non provocherà più nessuna lacerazione costituzionale.

(Nota aggiuntiva: Oggi, l’assenza di una tale distribuzione delle competenze esecutive e legislative come pure il sotto-sviluppo del Parlamento di Strasburgo fanno si che la Corte del Lussemburgo usurpa il ruolo del Parlamento. Detta la legge comunitaria a favore del capitale e delle élite filo-semitiche nietzschiane attualmente sovra-rappresentate, invece di limitarsi all’interpretazione delle leggi esistenti secondo le sue possibilità e le sue competenze proprie. Questo porta ad una armonizzazione pseudo-giuridica all’interno della Unione europea. Si tratta qui ben più di un processo subordinato alla difesa del principio della « concorrenza libera e senza ostacoli » che di una reale difesa degli interessi delle classe laboriose. E un processo pseudo-giuridico in un senso preciso perché fa astrazione della sovranità giuridica delle costituzioni nazionali dei paesi membri. La sovranità democratica dei popoli viene così surrettiziamente espropriata.)

I sostenitori sinceri del federalismo scartano ogni velleità di egemonia in Europa ma insistano sulla democratizzazione delle istituzioni e dei processi. Questo perché si tratta di ottimizzare le risorse dell’Europa nel rispetto dei contributi e dei bisogni specifici dei paesi membri come pure dell’uguaglianza intrinseca di tutti i suoi cittadini. Pero, il principio di sussidiarietà inerente al concetto di confederazione dell’« Europa delle Nazioni » non è per niente antitetico alla democratizzazione dell’Unione: ne costituisce invece il principio di base, il solo suscettibile di permetterne la realizzazione materiale, ovviamente a condizione che siano ben definiti il ruolo e l’estensione delle istanze e della spartizione dei poteri. In questo quadro preciso, la democrazia rappresentativa, troppo spesso confusa in modo riduttivo con l’insieme dei processi democratici, potrà allora operare secondo il suo principio vitale, cioè una/o deputata/o per una circoscrizione elettorale comportando più o meno lo stesso numero di elettrici e di elettori di ogni altra.

Durante la tappa attuale della costruzione europea, sembra che saremo « condannati » a funzionare con un doppio Esecutivo: da un lato quello del Consiglio europeo e dall’altro quello della Commissione europea rimodulata per agire come potere esecutivo nato direttamente dal Parlamento europeo. Questo non rappresenta uno difetto grave, al contrario. Questo raddoppiamento, funzionale ma non generale, permetterebbe di sopprimere una volta per tutte uno degli ostacoli maggiori alla democratizzazione dell’Unione europea.

Sappiamo che uno di questi ostacoli alla democratizzazione rileva dal peso demografico, necessariamente mutevole col tempo, di ogni membro dell’insieme statale europeo. Queste evoluzioni temporali imprevedibili influenzano il peso politico specifico di ognuno di loro. La democrazia rappresentativa di Strasburgo ne è la concretizzazione. In oltre, il Consiglio europeo, oggi per così dire simile ad una presidenza forte, continuerebbe ad agir come una Seconda camera (rinnovando in modo democratico e funzionale il ruolo attualmente devoluto ai differenti senati oppure alle camere di Stati o territori membri.) Come di dovere, la Commissione diventerebbe il potere Esecutivo nato direttamente dalla rappresentanza dei pariti politici e delle coalizioni di partiti democraticamente eletti al Parlamento europeo. Non sarebbe allora niente altro che un Gabinetto ministeriale avendo ufficialmente a sua testa il capo del partito politico che avrà ottenuto il più gran numero di elette/i, purché riuscisse a riunire una maggioranza parlamentare attorno ad esso. Altrimenti, il Consiglio europeo chiamerà il capo del partito della coalizione suscettibile di riunire una maggioranza parlamentare, e così via secondo i meccanismi ormai ben noti. Nondimeno questo avverrebbe con la dovuta attenzione all’eliminazione di ogni arbitrario, e di conseguenza delle possibilità di manipolazione di una istanza sopra l’altra. In ogni caso, il numero « sostanziale » di ministri derivato da questo sistema, oltre al Primo Ministro, sopprimerà il falso problema del numero di rappresentanti permanenti attribuito ad ogni paese membro all’interno di questo Esecutivo. Non importerebbe il ruolo ministeriale di ognuno di loro, perché tutti i Stati membri avrebbero la garanzia di essere rappresentati in modo egalitario all’interno del Gabinetto ministeriale.

In questa ottica, l’essenziale consiste nel sapere quale ruolo e quali poteri saranno rispettivamente devoluti al Consiglio europeo ed alla Commissione. In effetti, questa questione suppone la definizione chiara della forma di sussidiarietà scelta dall’Unione europea. Di questa scelta non si può certo fare almeno, ma si tratta di una scelta che dovrà essere sufficientemente giudiziosa per conciliare realismo politico e uguaglianza tra paesi membri. L’esercizio non è poi così semplice, ma potrà essere benefico per la tappa attuale e di buon auspicio per l’avvenire dell’Europa purché non si perdesse di vista quello che fu detto al soggetto delle contraddizioni secondarie e delle mediazioni.

In generale gli Esecutivi attuali dispongono del controllo dell’iniziativa legislativa, i parlamentari essendo ridotti ad un ruolo sussidiario, di rubber stamp, in buon inglese. E un ruolo ancora confinato dalla disciplina di partito. Il parlamentare è semplicemente ridotto a presentare progetti di legge individuali tra i quali solo alcuni saranno ritenuti secondo modalità variabili per ogni Parlamento. In oltre, gli Esecutivi controllano le burocrazie e, di conseguenza, tramite loro, controllano i cruciali processi di raccolta e di articolazione dell’informazione necessaria all’elaborazione dei progetti di legge, come pure al loro pilotaggio parlamentare ed extra-parlamentare, cioè, in fin dei conti, alla loro messa in applicazione una volta questi progetti sanciti dal Parlamento e, a volta, direttamente dal Consiglio costituzionale.

Il Consiglio europeo disporrebbe dell’iniziativa legislativa esclusiva per tutti le competenze oggi rilevanti dalla regola dell’unanimità. Il vantaggio sarebbe di sopprimere tutte le pericolose divisioni che rischiano essere strumentalizzate da certi paesi membri o ancora dalle mass-media, oppure dai gruppi di pressione. Nel corso del tempo, la solidità della costruzione europea imporrà la revisione dei domini rilevanti da questa regola. Per ora, la diplomazia dei paesi membri opera come burocrazia specializzata all’interno del Consiglio europeo, benché il Consiglio europeo dovrebbe avere accesso a tutte le risorse burocratiche a disposizione della Commissione. Tutte le competenze non coperte dalla regola dell’unanimità rileveranno dalla Commissione o dal Parlamento ma necessiteranno l’approvazione obbligatoria del Consiglio europeo nella sua capacità di Secondo Camera parlamentare: la Commissione inizierebbe i progetti di legge nei domini rilevanti delle sue proprie competenze, dopo di che questi progetti seguirebbero il percorso ordinario di prima, seconda e terza lettura con l’usuale passaggio da una camera all’altra.

In realtà, per appianare le difficoltà che confrontano le nuove dinamiche decisionali, durante tutta questa fase transitoria prevista, il Consiglio europeo otterrà un diritto di informazione preliminare per tutti i progetti di legge considerati dalla Commissione quando questi progetti esibiscono una incidenza specificamente economica o monetaria. Conviene sempre impegnarsi per conservare la flessibilità necessaria al sostegno della dinamica peculiare della costruzione europea. In questa ottica, per quello che concerna le legislazioni adottate nell’ambito delle loro competenze dalla Commissione oppure dal Parlamento europeo, i membri del Consiglio europeo, come pure i membri dei parlamenti nazionali, conserveranno il loro diritto di opting out. Ben inteso, questo rifiuto legale di partecipare a delle decisioni comune senza pero poterle bloccare sarebbe esercitato senza compenso finanziario ma anche senza nessuno trasferimento fiscale – punti fiscali – verso l’Unione. Un tale trasferimento è usualmente legato alla concretizzazione dei programmi specificamente europei che alcuni membri giudicheranno utile e benefico organizzare in comune.

Non fraintendiamo inutilmente il senso e lo scopo di questo opting out: E tutto il contrario di una Europa à la carta e dunque tutto il contrario di una dissoluzione della coesione europea. Questo perché l’opting out è solo una mediazione, l’esatto lato « negativo » ma probabilmente transitorio del processo generale verso una integrazione liberamente scelta, costituita per emulazione concreta. In fatti, preservando le dimensioni della sovranità dei Stati membri che caratterizzano l’« Europa delle Nazioni », questo opting out permetterà paradossalmente di inquadrare le necessarie cooperazioni rinforzate. Si favorirà così non una Europa da due velocità ma la costituzione di differenti cerchi di coesione già previsti da Jacques Delors senza pero che questi « cerchi » ( con al centro un nocciolo duro o meglio ancora dei pilastri) nuocessero o siano percepiti come suscettibili di nuocere alla coesione ed all’uguaglianza formale di ogni paese membro.

La regionalizzazione può certamente essere giudicata positiva sul piano amministrativo ma non dovrebbe essere strumentalizzata per dissolvere i Stati-nazioni attualmente esistenti in uno informe magma europeo destinato all’ineluttabile aggravio delle disparità economiche esistenti. Questi Stati-nazioni, depositari supremi della sovranità democratica dei loro popoli rispettivi – contro la sovranità di diritto divino, teocratica o meno, di pochi « esclusivamente eletti » – sono in realtà nati da un lungo processo di pacificazione culturale, spirituale e politica in Europa. Questa evoluzione progressiva data almeno dalla codificazione delle leggi della guerra – giusta o ingiusta -, dalla solidarietà tra le avanguardie dell’intelligenza europea e poi, sopratutto, dal Trattato di Westfalia il quale tentava di stabilire una bilancia del potere che portava con se il seme del concetto della « sicurezza collettiva » tra soggetti statali piccoli o grandi ma di pari dignità.

Con questo opting out si vieterebbe dovere costituzionalizzare quello che le federazioni chiamano « il potere di spendere ». Una tale costituzionalizzazione possiede tutto il potenziale per avvelenare le relazioni tra i paesi membri, a misura che sarà coniugata con i pseudo-problemi di una rappresentanza democratica mal definita con rispetto alla questione della distribuzione delle competenze tra i vari livelli di governo, oppure tra le differenti istanze decisionali all’interno del livello di governo considerato.

Per contro, in questa ottica dell’opting out, due cose si imporranno naturalmente: prima, il termine costituzionalmente previsto per l’esercisco dell’opting out da parte di uno Stato membro da un programma al quale avrebbe previamente deciso di partecipare; questo caso risulta diverso dal semplice opting out da un programma non ancora messo in opera, dunque da una scelta iniziale di non partecipare. Secondo, in casi specifici, l’enumerazione di eventuali penalità lascerà il posto alla considerazione dei compensi quando questi risulteranno necessari, in modo transitorio, per causa di disorganizzazione importante di un programma già in corso (ad esempio l’uso dei punti fiscali coinvolti.).

Tutti questi problemi possono essere risolti con le appropriate mediazioni: ad esempio, il termine per l’opting out di un programma esistente annunciato da un governo nazionale sarebbe di una durata massima di 6 anni – prendendo in conto il fatto che la durata normale di una legislatura sarebbe fissata a 5 anni. In questo modo, l’opting out eventuale diventerebbe automaticamente una posta elettorale interna, e dunque rappresenterebbe una decisione da fare sancire dagli elettori nazionali, i quali sono pure degli elettori europei. In altre parole, lungo da costituire una catastrofe, la dinamica del opting out permetterebbe un utile controllo democratico dell’approfondimento della costruzione europea.

Importa notare che questa concezione della costituzionalizzazione dell’Europa deve progredire con prudenza. Permette di relativizzare i problemi legati simultaneamente alla ripartizione dei poteri ed al peso respettivo di ogni paese membro. Oggi questo si rifletta nella complessità, se non nella confusione, delle istanze decisionali europee, e per via di conseguenza, nella paura sotto-giacente rispetto alle tentazioni egemoniche degli uni o degli altri, oppure, all’inverso, nel rischio di paralisi dell’Unione. Questi due timori sono simboleggiati dal rigetto degli « squilibri » instaurati al vertice di Nizza ed amplificati ancora dall’imprudenza e dalla mancanza di sagacità europea di certi paesi, giovani o vecchi, durante l’intervento illegale degli Stati-Uniti in Iraq.

Aggiungiamo che l’equilibrio istituzionale e democratico qui analizzato disporrebbe dei suoi propri contro-poteri interni secondo la geniale intuizione moderna di Montesquieu. Così, la sovranità di ogni paese membro sarebbe protetta in permanenza: in effetti, malgrado tutte le devoluzioni considerate ad un momento o all’altro – o più specificamente secondo le « epoche di ridistribuzione » socio-economiche considerate – il Consiglio europeo ed i Parlamenti nazionali disporranno di un diritto di veto, oppure in modo politicamente più plausibile, dell’opting out il quale, al contrario del veto, non provocherà danni agli altri membri.

In questo senso e secondo questi principi, per tutti i poteri devoluti al Parlamento europeo ed alla Commissione che oggi rilevano di decisioni presi alla maggioranza – o più esattamente che non rilevano dell’unanimità riservata alle prerogative del Consiglio europeo – si dovrà prevedere la possibilità, per il Parlamento europeo e per il suo Esecutivo proprio, di verificare la solidità democratica delle decisioni dei membri del Consiglio europeo che avranno utilizzato il diritto di veto contro la loro decisione democratica europea: questa verifica si farebbe per via referendaria presso l’elettorato dei paesi che avranno utilizzato il loro diritto al veto. Una vittoria di 50% più uno voto costituirebbe una sconfessione per i detti membri del Consiglio europeo.

In ogni caso questa strada sarebbe riservata a casi o dossier molto specifici. In oltre, né la Commissione né il Parlamento potrà scegliere questa strada senza avere ottenuto l’approvazione di 50 % dei Stati considerati rappresentare 60 % della popolazione, rispettivamente nel quadro dell’Europa allargata oppure della Zona Euro. Di più, la « devoluzione » definitiva – i.e., istituzionale – di una competenza che richiede l’unanimità ad una logica di maggioranza necessiterebbe l’unanimità di tutti i Stati membri oppure l’approvazione di ogni Stato implicato quando questa devoluzione sarà necessaria alla messa in opera di un programma comune.

All’immagine della PAC, programma che divenne consustanziale con l’Unione europea, conviene lasciare le tendenze di fondo e la verità dei fatti imporsi sul terreno come obbiettivazione concreta di un interesse comune, anche se potrà sembra temporalmente imperfetto. Per contro, quando tutti i Stati membri saranno diventati membri a parte intera di programmi comuni – come la PAC – , la Commissione disporrà del potere di prenderne atto e di sancire con una semplice maggioranza la costituzionalizzazione europea comune di questo programma. I successi comuni si addizioneranno così ai successi comuni e serviranno da esempio. In questo caso preciso, il programma sarà reso perenne senza implicare il trasferimento di nessuno potere di spendere supplementare in termine di ratio del PIL sia rispetto al livello di finanziamento in vigore a quel momento, sia secondo una formula accettata all’unanimità da tutti i paesi membri. Questi Stati membri conserverebbero comunque il loro diritto all’opting out relativamente a scelte addizionali ulteriori. In altre parole, la sovranità statale di ogni Stato membro rimane il mezzo di controllo ultimo del budget specificamente europeo, senza pero fare artificialmente ostacolo alla marcia verso una coesione sempre più compiuta, né, ben inteso, provocare una breccia inaccettabile nel principio di sussidiarietà che costituisce il cuore del concetto dell’Europa delle Nazioni.

Democrazia partecipativa e democrazia industriale europee.

Abbiamo fornito qui sopra gli elementi fondamentali della democrazia rappresentativa cercando di adattarli all’Unione europea. Questi equilibri anche se sagacemente stabiliti non bastano. L’Europa non può esistere senza sviluppare al suo proprio livello la « democrazia partecipativa » e la « democrazia economica e sociale. »

La prima coinvolgerebbe istituzionalmente i gruppi di pressioni ed i sindacati in tutti i processi che implicano le competenze devolute al Parlamento (e dunque alla Commissione) come pure in tutti i casi di co-decisione. Per quello che riguarda il Consiglio europeo, almeno finché non abbia concesso la devoluzione di alcune delle sue competenze, i processi che lo riguardano rilevano necessariamente dei parlamenti nazionali. Oppure, secondo i casi, di grandi mobilitazioni da parte dei cittadini europei, a carattere parlamentare o extra-parlamentare. Questo fu il caso con il grande movimento di pace nato all’occasione dell’ultima aggressione imperialista contro l’Iraq.

In particolare, durante la tappa di raccolta dell’informazione necessaria alla formulazione dei progetti di legge, la Commissione dovrebbe avere l’obbligo di consultare tutti i sindacati ed i gruppi di pressione capaci di dimostrare una rappresentanza in almeno due paesi membri implicati dalla legislazione. Questi stessi gruppi dovrebbero ottenere il diritto irrevocabile di sottomettere le loro eventuali obbiezioni, critiche e ammendamenti ai Comitati parlamentari europei. Ogni volta che, per i progetti di legge in questione, questi gruppi riuscirebbero a riunire più di 50 % dei sindacati europei oppure dei gruppi di pressione dei paesi europei, questi Comitati parlamentari si trasformerebbero automaticamente in Commissioni parlamentari. In questo modo non cesserebbero di funzionare come Comitati parlamentari ma lo farebbero sulla base di una consultazione popolare e cittadina molto più ampia.

Lo sviluppo della democrazia partecipative europea esigerebbe ugualmente l’instaurazione e lo sviluppo di quello che ho chiamato « le istanze di controllo democratico ». Questo riguarderebbe tanto la protezione dei funzionari appartenenti alle burocrazie europee quanto quella degli utenti. Il sistema di ombudsman e di prud’homme deve dunque essere armonizzato verso l’alto. Nello stesso modo, i comitati cittadini di denuncia europei debbono potere rispondere alle aspettative dei cittadini in tutti i domini pertinenti (Interpol, polizia, guardia frontaliera, ecc.) Va da se che i cittadini siano rappresentati in maggioranza in questi comitati. La cosiddetta class action andrebbe rafforzata.

Ci sia concesso aggiungere due parole sulla problematica dei cosiddetti « servizi essenziali ». Oggi la destra abusa della versione di questa nozione tale che fu formulata nei testi riuniti nel mio Tous ensemble (disponibile nella Sezione Livres-Books del mio vecchio sito www.la-commune-paraclet.com ) Conviene dunque sottolineare la logica nella quale la mia propria formulazione fu avanzata all’epoca. Non farlo ammonterebbe ad associare tacitamente il marxista che sono a delle iniziative alle quali non desidero essere minimamente associato.

Non si può affatto trattare di restringere il diritto di sciopero. Il diritto di fare sciopero non è solo un diritto sacro in quanto rappresenta una delle grandi conquiste democratiche dei lavoratori, costituisce ugualmente un elemento essenziale per il funzionamento armonioso di ogni sistema economico. Il lavoratore individuale o collettivo dispone di una ricchezza, la sua forza di lavoro – il fattore di produzione lavoro se si vuole ! E dunque contrattualmente libero disporne secondo la sua volontà. Un lavoratore solo non conterebbe niente, da qui il diritto democratico di associarsi – diritto protetto dalla nostra Costituzione. Senza questo contrappeso all’arbitrario dei possessori degli altri Mezzi di produzione, l’equilibrio tanto paventato dagli economisti di regime sarebbe solo una truffa anti-democratica.

Storicamente parlando, nei paesi appartenenti al continente europeo oppure nei paesi anglo-sassoni, le leggi contro il principio di associazione dei lavoratori – anti-combine laws, in inglese – cadettero in parallele con i principi parziali inerenti alla democrazia liberale classica, per natura sessista e censitaria (cioè, aperta solo ai possedenti capaci di pagare il censo.) La borghesia riuscì poi a fare subire a questa concezione la sorte che fece subire a tutte le altre, una paziente, lunga e sistematica laminazione delle conquiste del proletariato. Così, gli aumenti di salari reali concessi con la mano sinistra furono subito ripresi con la mano destra grazie al paziente lavoro di talpa effettuato dall’inflazione, oppure con « la gestione » capitalista dell’entrata delle donne sul mercato del lavoro.

Quest’ultima venne effettivamente gestita in modo che i « focolari » – nuclei familiari – medi nei quali oggi lavorano due persone non guadagnano in generale la somma che una sola persona poteva guadagnare alla fine degli anni cinquanta. A questo si aggiunge la « femminizzazione » dei salari. Alla fine siamo confrontati con una situazione che non contribuisce molto né all’emancipazione della donna né a quella dei focolari. La parità di genere è cruciale.

In ogni caso, per quello che ci riguarda qui, lo Stato borghese, sdoppiato in uno Stato direttamente padrone, al seguito della nazionalizzazione delle imprese dopo la Seconda Guerra Mondiale, si trova confrontato ad una classe operaia e a dei funzionari dell’amministrazione pubblica molto combattivi. Si adopera allora a salvare la sua pelle di Stato di classe ritornando in modo sbieco al « tripartitismo » scaturito dal Trattato di Versailles all’indomani della rivoluzione bolscevica. Questo portò alla creazione della cosiddetta « monarchica » Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL). Nel suo seno ogni Stato, il padronato e i sindacati si ritrovano per tentare di portare avanti una « democrazia industriale capitalista » mirata a addomesticare i sindacati ed i lavoratori per mezzo di convenzioni collettive, ponendo pero lo Stato come arbitro supreme dei conflitti al nome degli interessi generali. Lo Stato di classe è così eretto come giudice e partita nei conflitti socio-economici.

Questo esercizio rischioso per lo Stato borghese lo diventa ancora di più per lo Stato Sociale – Welfare State – padrone delle sue proprie imprese pubbliche fortemente sindacalizzate. La neutralità poteva solo essere ristabilita usurpando per il conto dello Stato di classe, le rivendicazioni degli « utenti » e dei «consumatori », cioè inventando un surrogato dell’interesse generale capace di occultare con maestria il fatto che la maggioranza degli utenti e dei consumatori non sono altro che i lavoratori stessi.

Ogni legislazione relativa ai « servizi essenziali » minimamente equa mirerebbe inanzi tutto a ritirare allo Stato di classe la sua pretensione ad essere un agente neutrale mosso unicamente dall’interesse generale. Ecco perché, ogni legislazione relativa ad un qualsiasi « servizio minimo » deve rappresentare un passo di civiltà, cioè il riconoscimento da parte del capitale dei diritti imprescindibili del mondo del lavoro. In primo luogo, il diritto di sciopero con la condanna legale di ogni tentativo di intimidazione da parte del capitale. Questa clausola deve ugualmente estendersi al diritto per i sindacati di fare campagna presso i lavoratori non-organizzati per convincerli di aderire alle loro organizzazioni ogni volta che una impresa non disporrà di una rappresentanza sindacale legittima. Di più, nessuno « servizio minimo » dovrebbe restringere il diritto dei lavoratori a portare avanti scioperi legali ma efficaci, ritirando i loro servizi finché degli accordi negoziati in buona fede non siano stati conclusi.

In particolare, questo significa che gli utenti goderanno di un certo servizio, ma all’infuori delle ore di grande intensità – ore di punta nei trasporti collettivi, ad esempio. Il comportamento modello dovrebbe probabilmente ispirarsi da quello degli infermiere e degli infermieri; questi spesso senza legislazione specifica nella materia, dispensano di volontà propria quello che per vocazione sanno essere dei servizi essenziali. In effetti, pensare diversamente entrerebbe in contraddizione con lo spirito e la lettera di tutte le costituzioni nazionali dei paesi membri della UE: tutti riconoscono il diritto di sciopero come un diritto democratico fondamentale e di conseguenza come un diritto suscettibile di essere codificato in modo marginale senza contraddirne il principio stesso. La legittimità dei sindacati ne uscirebbe fortemente rafforzata di fronte a dei governi oggi sempre più duri con una forza di lavoro desiderata da loro spendibile a piacimento con la scusa della « mobilità del fattore lavoro » – fattore di produzione reso flessibile tramite « contratti di impiego » di durata iper-determinata. Il loro potere di pressione sul capitale ne uscirebbe rafforzato per tutte le azioni sostenute dalla base. Questo perché i sindacati rimarrebbero in controllo della situazione tramite l’uso di tattiche conosciute come lo sciopero zelante o lo sciopero a singhiozzo ecc, senza che lo Stato borghese possa indossare l’abito del campione neutrale dei diritti degli utenti.

Quando si ci confronta con una problematica del tipo di quella dei « servizi essenziali », non nuoce conservare in mente la sua origine: si pone sempre in contesti storici precisi secondo lo stato di sviluppo delle leggi vigenti sulle relazioni di lavoro, delle pratiche e della cultura industriale delle regioni e dei paesi in questione, come pure del peso delle alleanze di classe del proletariato secondo l’evoluzione specifica del capitalismo. Oggi le tendenze di fondo dello Stato capitalista, interamente preoccupato a diminuire il potere sindacale per favorire la « mobilità » crescente della forza di lavoro, consistano a propagandare un processo pacificato che congiungerebbe la « consultazione » e il « dialogo sociale » con le pratiche di conciliazione, di mediazione e di arbitraggio dei conflitti lavorativi.

« Natura non facit salta »: nondimeno nella pratica concreta, oramai da oltre tre decenni, va affermandosi una tutt’altra logica di classe, verificabile in tutti i paesi capitalisti avanzati, come pure all’interno dell’OIL. Questo tentativo di pacificare le relazioni di lavoro si riassume concretamente ad una larga preponderanza dell’arbitraggio con arbitri certo acconsentiti dai sindacati ma speso, se non sempre, nominati dal Ministero del lavoro. In tal modo, si liquida de facto il potere di negoziazione dei sindacati in favore di una visione tecnocratica della spartizione del prodotto del lavoro tra profitto e salario.

Ce da dire che la situazione essendo oggi molto degenerata, l’arbitraggio sembra un mal meno peggiore quando viene confrontato alla ristrutturazione chirurgica della forza di lavoro tale che sperimentata dalla AFL-CIO o dalla Chrysler per salvare questa azienda dalla competizione giapponese. Salvataggio avvenuto essenzialmente sacrificando più della metà dei lavoratori dell’azienda con l’accordo dei sindacati, questi ultimi accettando in oltre, ingenti riduzioni dei salari. Questo senza menzionare le leggi che impongo la ripresa del lavoro anche con pesanti multe finanziarie ogni volta che il capitale sceglie di lasciare marcire la situazione per forzare la mano dello Stato, teoricamente neutrale, costringendolo ad intervenire nei conflitti per via legislativa!

Abusando della sua maggioranza parlamentare, la destra può adottare la sua legge sui « servizi essenziali » se vuole purché la sinistra conservasse una coscienza chiara delle poste in gioco e purché si impegnasse, sin da oggi, a difendere la sacralità del diritto di sciopero, incluso appellandosi alla Corte costituzionale se necessario. In realtà, la sinistra dovrebbe prepararsi a riformulare la legge esistente per essere pronte a costituzionalizzarla nell’eventualità del ritorno al potere.

Detto questo, la questione più difficile rimane quella della stesura della lista dei servizi pubblici per i quali una legge sui « servizi essenziali » potrebbe essere mutualmente vantaggiosa per tutte le parti, senza nuocere al potere di negoziazione. Chiaramente, i servizi pubblici dispensati dagli ospedali non sono dello stesso ordine di quelli offerti dal trasporto collettivo urbano, né dalla SNCF. Il caso di EDF è più complicato. I sindacati dovrebbero essere incaricati con la stesura di questa lista. I criteri decisivi più ovvi sono la salute pubblica e la protezione delle infrastrutture, cioè il mezzo di lavoro – assieme alla preservazione dei diritti dei lavoratori a negare l’uso della loro forza di lavoro al padrone, ogni volta che le negoziazioni saranno ostacolate. In altre parole, si tratterà di una codificazione delle pratiche sindacali non-ufficiali oggi effettivamente praticate. Nessuna altra via sembra legittima e non rappresenterebbe una legislazione sul mondo del lavoro ma piuttosto una legge di esproprio del potere di negoziazione, un affronto inaccettabile alla legittimità dei sindacati.

Aggiungo che queste considerazioni non avranno una grande rilevanza se certi dirigenti sindacali, pronti a privilegiare il loro rapporto con il potere invece del loro dovere di rappresentanza della base sindacale, penseranno essere autorizzati a firmare degli accordi senza l’approvazione maggioritaria dei loro membri. Purtroppo questa è una sfortunata tendenza che va crescendo in Francia, in Italia ed altrove a misura che lo Stato borghese e il padronato si accaniscono per smantellare le conquiste sindacali e sociali anteriori, cercando nel medesimo tempo di trovare dei complici per legittimare le loro pratiche regressive. In un tale contesto, i sindacati come la FIOM hanno interamente ragione quando esigono il rispetto della democrazia sindacale intesa come autentico antidoto contro l’usurpazione anti-sindacale effettuata dallo Stato borghese in nome degli utenti. (Vedi ad esempio www.liberazione.it nel quadro dei scioperi nei trasporti pubblici iniziati a dicembre 2003, notabilmente a Milano.) A questo argomento si aggiunge la necessaria e ampia legge contro l’uso dei « crumiri » e la questione generica delle pratiche eque (fair trade practices).

Ogni sistema democratico moderne rimano tragicamente zoppicante senza la consolidazione di una autentica « democrazia economica e sociale ». Questo va ben oltre la vecchia democrazia industriale che accompagnò il sistema « tripartita » di ispirazione versagliese. Si tratta prima di tutto della questione della costituzionalizzazione europea del sistema di pianificazione indicativa e incitativa. Il resto seguirebbe logicamente con le modulazioni normali secondo il colore dei governi europei al potere.

Inanzi tutto l’Europa acquisterebbe una capacità a concepire la sua propria « longer view » – per usare la frase di Paul Baran. In se i lavori di questa Commissione europea di pianificazione indurrebbe gli economisti a stare alla lontana delle inettitudini troppo ovvie legate alla speculazione economica ed alle illusioni di una crescita sopratutto dovuta alle rotazioni monetarie in circuiti chiusi o per lo meno molto lontani dell’economia reale. In effetti, i stessi che svendono i « lemons » – viz Akerlof, Stiiglitz et al. – necessari alla mobilità di una forza di lavoro precaria costretta a comprare a Wal-Mart, nel quadro delle zone di libero-scambio, vi parlano della predominanza dell’« economia dei servizi », o peggio ancora dell’ « economia immateriale », mentre le multinazionali ed i governi federali, regionali e municipali dei loro paesi delocalizzano in Asia i compiti ordinari che rilevano delle burocrazie pubbliche o private (offshoring and outsourcing).

Questi economisti dello serraglio mostrano così la loro profonda comprensione nietzschiana di quello che ho chiamato, contro loro, « la scala del valore aggiunto » ideata secondo i dati dell’IAS o con più di precisione sulla « sovrappiù sociale ». (V. il mio Livre-Book III, in Download Now, sezione Livres-Books di www.la-commune-paraclet.com ) Pensiamo, ad esempio, alle somme esorbitanti rappresentate dai prodotti derivati, i quali valgono spesso solo per l’opacità bancaria che protegge i loro montaggi sui quali le banche centrali evitano chiedere dettagli. Per sfortuna questa pseudo-moneta vale come vale l’oro quando entra nell’economia reale, dato i mezzi considerabile che fornisce per gli LBO ed altre OPA interessate dal corto-temine; o peggio ancora, quando scoppiano le bolle speculative provocando allora l’iscrizione concreta dei loro montanti nei bilanci delle banche centrali, dei fondi mutuali e delle imprese, e di conseguenza, nel risparmio individuale e collettivo dei lavoratori e della comunità in generale.

Gli economisti più in vista ed i governi neoliberali ci vedono solo il miraggio della crescita del « PIL », nello stesso modo in cui i piccoli giocatori in borsa si felicitano ingenuamente della crescita del ratio P/E. Comunque dovrebbe essere intuitivamente chiaro per un paese come i Stati Uniti, con una popolazione nel 2002 di 291 milioni di abitanti, che non può essere gestito come Singapore. Lo stesso vale per la UE. L’evoluzione storica dei settori primari, secondari e terziari in Occidente non dovrebbe portare la gente sensata a farsi illusioni. La pianificazione bolscevica come pure le pianificazioni occidentali in tempo di guerra hanno fornito una lezione inestimabile in questa materia, particolarmente durante la Seconda Guerra Mondiale. Questa necessitò la mobilizzazione di oltre 60 % della ricchezza nazionale americana e delle risorse degli altri paesi in guerra, contro soltanto il 10 % nei paesi più avanzati durante la Prima Guerra Mondiale.

Con Formazioni sociali più moderne e più complesse diventa allora evidente che la priorità data ai Mezzi di produzione (MP) per la produzione di Mezzi di produzione, era primordiale per raggiungere una efficienza massima in un tempo record, almeno finché l’approvvigionamento in energia ed in materie prime seguiva senza ostacoli. Si tratta qui della cosiddetta industria pesante staliniana soggetta ad un vilipendio senza buon senso da tanti sempliciotti capaci di confondere con usuale anacronismo la USSR degli Anni Trenta con l’economia avanzata dei Stati-Uniti degli Anni Sessanta.

Le rivoluzioni informatiche coniugate a quelle delle telecomunicazioni operano in parte come nuovi MP implicati nella produzione di MP nei tre grandi settori primario, secondario e terziario. Ne segue che l’eviscerazione di questa relazione organica con l’accelerazione delle delocalizzazioni industriali potrà solo indebolire le economie costrette a svilupparsi all’interno di Formazioni sociali nazionali o sovra-nazionali, a differenza delle enclave marginali capaci di specializzarsi in un numero ristretto di filiere intermedie di importanza strategica per il commercio internazionale. Singapore può crescere come uno gigantesco magazzino, ma rappresenta il caso limite di una Città-Stato .

Ben inteso, la necessaria e rapida conversione dell’economia di guerra in una economia parzialmente di pace confermò la grande lezione impartita durante la Grande Depressione: In tempo normale, l’economia non può conservare la sua viabilità e la sua vitalità senza appoggiarsi sul ruolo trainante dei settori intermedi. Questo implica il rafforzamento della domanda effettiva – come pure la canalizzazione pubblica del risparmio interno per mezzo dei programmi sociali. In tempo di guerra questi settori intermedi vengono sostituiti con la produzione di armamenti in gran parte finanziata con il debito pubblico. La delocalizzazione di questi settori intermedi non è dunque di migliore auspicio di quello dei settori dei MP per la vitalità dell’economia o per l’aumento dello standard di vita dei cittadini.

Ben inteso, malgrado questi insegnamenti forniti dalla Storia, gli interessi egoisti di classe rendono spesso ciechi. Così, i neoliberali e i monetaristi più legati alla globalizzazione capitalista asimmetrica, danno priorità ai loro propri interessi particolari. Continuano a concepire l’economia secondo il paradigma del settore agricolo americano, capace, come sappiamo tutti, di enormi sovrapproduzioni con la creazione di gigantesche profitti, ma impiegando meno di 3 % della popolazione attiva. Pero questo paradigma non vale un gran che per le nazioni e per i cittadini considerati nel loro insieme. Semplicemente, sopra una tale fragile base, nessuna politica reale di ridistribuzione sociale compatibile con una democrazia avanzata si avverrà possibile, a fortiori una ridistribuzione fondata sulla spartizione del lavoro socialmente disponibile. Rimarrebbe allora come unica alternativa la spartizione della miseria tra la massa dei cittadini con la reintroduzione della schiavitù salariata moderna e della nuova domesticità, ambedue mascherate per un tempo con le illusioni ideologiche di una versione o un’altra del « reddito annuo minimo garantito » immaginato proprio dai monetaristi, ed in particolare da Milton Friedman.

Quello che vale per l’economia americana vale immancabilmente per tutte le economie che imitano il suo modello anche se con quasi due decenni di ritardo – forse molto meno oggi per causa della globalizzazione. Aggiungiamo che questa relazione intima tra settori primario, secondario e terziario crea dei vincoli inevitabili che rimandano alle relazioni tra variabili in tutti i sistemi fondati su un insieme di variabili interdipendenti. Così l’aumento della taglia del settore terziario a scapito dei settori primari e secondari può avvenire unicamente sulla base della precarietà e della pauperizzazione crescente della forza di lavoro e dei focolari, e sulla base di una pauperizzazione senza limiti per un nuovo lumpenproletariat e di una nuova « cour des miracles », non importa se questa ultima sia cacciata in periferia dai vari sindaci Giuliani e dalle loro forze di polizia oppure nei visceri delle stazioni della metropolitana.

La crescita statistica degli impieghi precari e di bassa gamma, oppure del « self-employment » (cosiddette partite IVA ), cioè di un’altra forma di precariato o di tempo-parziale mascherato, erano prevedibili sin dall’origine della rivoluzione monetarista di Volcker-Reagan. Si conferma oggi con un masochismo elitario di cattivissimo stampo. Questo dovrebbe provocare un ritorno salutare alle leggi dell’economia reale prima che i limiti all’accumulazione del capitale, lasciato a se stesso su scala planetaria, no portassero ineluttabilmente ad una nuova e gigantesca conflagrazione, aperta o larvata che sia. (v. “Les conséquences socio-économiques de Volcker, Reagan et Cie”, come pure Tous ensemble, nel mio vecchio sito www.la-commune-paraclet.com, sezione Livres-Books.)

Questo ritorno all’economia reale implicherebbe per lo meno la considerazione sistematica dei settori, delle industrie e delle filiere produttive. Al livello europeo, questa conoscenza approfondita permetterebbe a tutte le istanze europee, notabilmente all’Antitrust ed al Rappresentante europeo per le grandi negoziazioni commerciali e internazionali, di operare con una maggiore trasparenza. La partecipazione istituzionale dei sindacati ne uscirebbe rafforzata. Conferirebbe tutta le legittimità necessaria all’Europa per fare prevalere, almeno al livello europeo, una nuova concezione dell’anti-dumping, coniugata con il pieno-impiego, almeno nelle filiere giudicate strategiche.

Per le altre, l’apertura alla competizione internazionale averebbe in funzione dei bisogni di importazione di nuove tecnologie, oppure in funzione della possibilità verificata delle altre filiere di assorbire i volanti di manodopera così liberati, senza sacrificare la qualità degli impieghi e la qualità di vita dei lavoratori. Andrebbe da se che in un tale sistema gli aiuti come pure gli esoneri elargiti alle imprese sarebbero iscritti sin dall’inizio in una strategia industriale europea. Questo militerebbe in favore dell’adozione al livello europeo dell’equivalente della Legge francese per il controllo dei fondi pubblici versati alle imprese, in modo da responsabilizzare gli attori economici. Pensiamo qui, ad esempio, alle politiche delle grandi opere oppure l’impiego dei fondi strutturali. (Vedi a questo proposito il mio articolo « Riforme democratiche rivoluzionarie o lamentabile Ronzinante del riformismo? » in http://rivincitasociale.altervista.org/riforme-democratiche-rivoluzionari-lamemntabile-rossinante-del-riformismo/ ; questo articolo fu originariamente pubblicato nella seconda parte del mio Tous ensemble, in Downlaod Now nella Sezione Livres-Books del mio vecchio sito www.la-commune-paraclet.com )

(Nota aggiuntiva: La nuova definizione dell’anti-dumping deve essere considerata come un’urgenza. Deve mirare a proteggere le tre forme del reddito dei focolari, cioè il « salario individuale », il «salario differito » (ammortizzatori sociali e pensioni) ed il « reddito globale netto » dei focolari ( in breve, i due primi più l’ammontare dei trasferimenti ai focolari sotto forma di programmi sociali pubblici e universalmente accessibili, e l’accesso alle infrastrutture pubbliche, etc.)

In parallele con la Riduzione del Tempo di Lavoro (RTL), una tale anti-dumping riabiliterebbe i contributi sociali prelevati sulla busta paga lorda, consolidando nel medesimo tempo la base fiscale. Il vantaggio di una tale definizione dell’anti-dumping proverrebbe dal fatto che non necessiterebbe nessuna rinegoziazione, un processo sempre lungo e laborioso visto la regola dell’unanimità alla OMC oppure nella UE. In effetti, permetterebbe semplicemente interpretare i suicidi trattati di libero-scambio esistenti trasformandoli in trattati di commercio equo – fair trade.

Sappiamo che la definizione dell’anti-dumping in vigore fu immaginata all’interno della OMC per accompagnare in modo sotterraneo il libero-scambio corto-termista globale, sopprimendo preventivamente ogni ricorso mirato a proteggere le conquiste sociali dello Stato Sociale o del Welfare State anglo-sassone. Perciò esclude d’ufficio dai suoi calcoli ogni referenza alla OIL – leggi e norme minime del lavoro – assieme ai criteri ambientali.

Da qui segue l’implementazione al livello mondiale dell’inetta « funzione di produzione » di Robert Solow – diciamo più precisamente Solow-Friedman. Questa viene scritta Y = f (K,L) dove K è il capitale e L rappresenta il lavoro disponibile immediatamente oppure in situazione di pieno-impiego, uno ragionamento infra-keynesiano di una inettitudine inconcepibile (ma, in realtà, cinicamente calcolato in modo perfettamente massonico nel senso dell’aggravio delle derive già iniziate con il cosiddetto « keynesianesimo bastardo » tale che ideato da Hicks, Samuelson ecc. (L’espressione fu coniata dagli neo-ricardiani della Cambridge, UK.) E noto ed al stesso tempo emblematico che rispetto alla Teoria generale come pure al Fennegans Wake di James Joyce, Samuelson andava dicendo che desiderava disporre di un riassunto …

La sua funzione di produzione dimostra che Solow non aveva capita un bel niente a Keynes, né nella versione originale né nella versione detta « bastarda » : a meno che, ben inteso, secondo il vecchio approccio anche utilizzato a scapito mio e modestamente verificato da me, non desiderava semplicemente rovesciare la logica …. per effettuare un ritorno alla Tradizione … Non di meno questa funzione di produzione valse il Premio Nobel al suo pitre di autore – il suo articolo del 1956 , il quale pretende essere una confutazione di Keynes e di Harrod, ma che in realtà non vale la carta sulla quale fu stampato, in particolare per quello che concerna il ruolo economico della tecnologica. Questo perché rimane molto al disotto delle critiche offerte da Sraffa sin dall’inizio degli anni 20 con rispetto ai rendimenti crescenti e decrescenti. Basta costatare che per Solow la tecnologa può solo essere introdotta in modo esogeno. Questo è un problema logico letale, rimanda alla contraddizione ex-ante/post hoc inerente a tutte le forme di economia borghese: la tecnologia ha un prezzo che deve essere fornito dal mercato, dunque in modo organico.

Per capire il ruolo economico fondamentale della tecnologia si deve capire la teoria delucidata della produttività razionalmente inserita nella Legge del Valore e nelle Equazioni della Riproduzione Semplice ed Allargata di Marx, che io fui il primo ed il solo ad esporre scientificamente.

Notiamo senza cerimonie che l’inettitudine della « funzione di produzione » di Solow applicata su scala globale è verificata ogni giorno dal comune dei mortali: basta notare che mette in competizione diretta i lavoratori tedeschi e francesi – e, una volta, italiani – con i loro più o meno 10 euro orari più i contributi sociali e la parte dei prelievi fiscali, non solo con quelli dell’Europa dell’Est – attorno a 3 euro orari – ma anche con il mezzo miliardo di compagni Dalits in India retribuiti a 0,50 cent orari, senza servizi sociali e ridotti ad una speranza di vita media di 40 anni. Questo perché l’equilibrio marginalista, dunque anche quello razor-hedge di Solow – riposa sopra la nozione di una soglia fisiologica, mentre sappiamo tutti che tale soglia è anch’essa elastica … Sappiamo che la longevità media all’interno dei paesi sviluppati ha cominciato a rallentare; un calo è pure statisticamente percepibile in un contesto nel quale gli operai muoiano da 7 a 11 anni in media prima dei loro dirigenti, secondo la loro professione.

Ben inteso, questo genere di equilibrio marginalista non è concepibile se non si ribassa il lavoratore allo statuto di un mere « fattore di produzione » soggetto ad una flessibilità ad oltranza e liquefattibile sotto forma denaro – incluso oggi la moneta elettronica scambiata con un semplice clic sulla Borsa globale grazie al Big Bang borsistico che coinvolge oramai anche i cash flow giganteschi delle MNC nel contesto della loro logica del profitto di corto termine o Roe. E tutto questo non rende neanche conto delle crisi, sopratutto delle crisi economiche-speculative, dato che nessuna teoria marginalista è ontologicamente o metodologicamente capace di differenziare tra interesse e profitto e dunque tra economia reale e economia speculativa. Il « credito senza collaterale » – v. sezione International Political Economy in www.la-commune-paraclet.com – non entra neppure nel suo campo ottico, nemmeno quando rovina i Stati sovrani tramite gli assurdi CDS sul debito pubblico, l’ultima scoperta nella cassetta con le papere ideologica del marginalismo neoliberale. In somma, si ha il PIB che si merita … Il resto, filo-semita nietzschiano, è diffuso generosamente in questo tipo di mondo, un’altra volta con la solita chutzpah, aldilà del bene e del male … )

Similarmente, questa pianificazione per lo meno indicativa e incitativa permetterebbe la massimizzazione di nuovi strumenti economici europei post-keynesiani da inventare o, a volta, da rivitalizzare secondo una ottica nuova. Ad esempio, il Fondo di investimenti europeo contro-ciclico da creare attingendo ad una parte delle riserve della BCE. (Ogni anni la BCE riversa delle somme gigantesche alle banche private tramite le banche centrali dei paesi membri.) La sua funzione principale sarebbe di permettere alle istituzioni bancarie e di credito sostenere, fuori del bilancio dello Stato, una politica contro-ciclica senza esporre la UE ad un calo della notazione del suo « rischio sovrano ». Permetterebbe pure, in caso di necessita, di intervenire in proprio, ad esempio, affiancando la creazione di grandi consorzi europei capaci di portare a buon porto le operazioni di consolidamento e di rinnovazione infrastrutturale tramite la tecnica dei « swap debito contro azioni ». Questo avrebbe il vantaggio supplementare per alleggerire il budget dei Stati membri risparmiandoci il ricorso, attualmente in voga, ad una fiscalità regressiva cieca. (In questa ottica precisa, i swap debito contro azioni furono proposti nel mio Tous ensemble. Nello stesso ordine d’idea, avevo anche dimostrato come rilanciare con poca spesa pubblica la necessaria nuova politica per l’alloggio sociale.)

A più lungo termine, vediamo che la visione indotta dal sistema di pianificazione indicativa e incitativa permetterebbe una gestione più raffinata dei settori come pure delle industrie considerate grazie alle Soglie Tobin. Queste soglie completerebbero il dispositivo di inserzione nell’Economia Mondiale, un processo che sarebbe già consolidato, dal punto di vista dei lavoratori e delle imprese realmente produttive, con l’adozione della nuova definizione dell’anti-dumping qui proposta. Nel mio Tous ensemble avevo illustrato il sistema « quadripartito » fondata su i Fondi Operai e le Soglie Tobin. ( Ben inteso, il credito pubblico tramite un polo finanziario-bancario giocherebbe un ruolo simile a quello dei Fondi Operai.) Nel momento in cui i Fondi Operai sarebbero controllati a maggioranza dai lavoratori stessi con il mandato specifico di appoggiare le imprese nazionali o semplicemente quelle presenti sul territorio, si vede subito il ruolo positivo che potrebbero assumere nella implementazione di un sistema di regulation economico fondato sulla spartizione del lavoro. Dato che nessuna nazione può vivere a lungo al di sopra delle sue capacità, questa andrebbe giustamente di pari passo con la produttività microeconomica e la competitività macro-economica più grandi possibili per una dato Formazione sociale inserita nell’Economia Mondiale.

Coesione economica e Europa sociale.

A ) Filosofia generale: Europa sociale intesa come necessaria mediazione regionale.

Nella fase attuale della costruzione europea, con o senza costituzionalizzazione, la priorità va al compimento dei cambiamenti iniziati con l’implementazione dell’Euro. Questo richiede la coordinazione delle principali politiche economiche, tenendo conto che i testi giuridici che concernano l’Euro impediscono de facto alla UE la suicide confusione intrattenuta nei Stati-Uniti tra politica monetaria in quanto tale e politiche economiche e sociali. Gestione monetaria e politiche monetariste sono due cose molto diverse. Sottolineiamo che la prima riguarda la gestione degli aggregati monetari tenendo conto, secondo i casi, dell’inflazione, della disinflazione oppure ancora della deflazione, e almeno parzialmente del tasso di scambio. Il tasso di scambio è un potere congiunto. Le seconde riguardano la forma di regulation economica e sociale ritenuta. Va sottolineato che la definizione dell’inflazione e degli aggregati monetari, oggi gestiti in autonomia dalle banche centrali, rileva di leggi nazionali in materia, dunque dal potere democratico eletto.

(Nota di luglio 2018: nel mio Tous ensemble, scritto durante la creazione della BCE, avevo chiesto l’adozione di ratio Cooke nazionali per le banche centrali membri da coordinare al livello della BCE. Fu preferito il « modello » iper-centralizzato del pitre Mundell, con i risultati ormai noti a tutti. Avevo anche chiesto l’adozione di circuit-brakers per bloccare in anticipo i prevedibili attacchi speculativi del Dollaro americano contro la minacciosa nuova moneta di riserva (conta già più del 20 % al livello mondiale …il dollaro anticamente re conto solo per 60 %, mentre oggi la Cina ha già creato un mercato renminbi-petrolio che sarà presto esteso alle materie prime.) Per fortuna questi circuit-brakers furono adottati. L’Euro permise così alla « gauche plurielle » di portare avanti la sua politica sociale – RTT ecc – la più avanzata sin dal programma comune di Mitterrand-Marchais, proteggendola dagli attacchi speculativi come sarebbe stato inevitabile con il Franc. Purtroppo, l’invenzione e la generalizzazione dei CDS sul debito pubblico non fu contrastata. Questi strumenti finanziari speculativi sono una assoluta assurdità visto che la circolazione legale della moneta e del credito è sancita dallo Stato, non al livello privato da una decina di banche primarie speculative e parassitarie. Il rovinosi e continui salvataggi statali non lasciano il minimo dubbio su questo soggetto. Per sfortuna né la Francia di Hollande né l’Italia ha chiesto l’abolizione dei CDS sul debito pubblico e nemmeno quella delle vendite a nudo, esponendosi dunque finalmente ai nuovi attacchi speculativi immaginati con l’aumento dello spread. Per colmo, ancora oggi, nessuno chiede la creazione dei ratio Cooke nazionali!!! Aumenta dunque il debito pubblico ed i squilibri esterni, anche sotto forma del Target II. Il NIIP attuale mostra come l’Italia sia già stata svenduta al capitale speculativo estero. Vedi:  https://en.wikipedia.org/wiki/Net_international_investment_position )

Per ora, questa coesione riposa sui Criteri di Maastricht e sul Patto di stabilità e di crescita. Ma questi sono attualmente fortemente condizionati da un neoliberalismo che inquina tanto i governi di destra (Francia, Italia, ecc.) quanto quelli di sinistra senza risparmiare l’attuale governo tedesco. La questione di fondo va ben oltre quella del rispetto o meno degli impegni anteriori e del potere giuridico di una istanza – la Commissione – sopra un’altra – il Consiglio europeo via l’Ecofin. In realtà, si tratta semplicemente della natura democratica oppure nietzschiana dell’Europa. Questa Europa sarà una istanza sovranazionale borghese, perciò strettamente censitaria, oppure sarà una ricomposizione regionale necessaria della democrazia europea tenendo conto dell’evoluzione dell’economia mondiale? In breve, preme sapere se si tratta della realizzazione dell’Europa del capitale oppure dell’Europa sociale.

La ragione è semplice benché terribilmente occultata dall’inanità della « scienza » economica oggi insegnata nelle nostre università. Si deve pure tenere conto dei presupposti di classe che impregnano tutte le istanze decisionali legate da vicino o da lontano all’Unione europea. Ad esempio, le burocrazie ed istituti di ricerca europei o nazionali, oppure ancora l’OCSE o il FMI. A parte alcuni economisti rinomati che confondano naturalmente l’obbiettività scientifica con la necessità di preservare la loro reputazione, se non il loro standard sociale, nessuno può ignorare che tutte le varianti della « flat-tax » – fiscalità regressiva – possono solo scaturire dalle prescrizioni degne di una scienza economica voodoo, almeno di esigere tagli sistematici nelle spese dello Stato.

Nessuno ignora che questa esigenza neoliberale implica lo smantellamento completo dello Stato sociale, come pure quello dello Stato smithiano classico. In effetti, quest’ultimo prevedeva come una verità d’evidenza l’intervento dello Stato per garantire i compiti che il capitale privato non è in grado assumere da solo – difesa, sicurezza – e, per implicazione, per edificare le condizioni infrastrutturali – urbanesimo, igiene pubblico, trasporto ecc. – necessarie alla crescita del capitale. Si tratta qui di un obbligo giustificato con l’ideologia dell’interesse generale e dell’equità necessaria alla concorrenza – « comunismo del capitale » secondo Marx. Le formi dominati del capitale all’epoca di A. Smith, erano il capitale mercante e il capitale industriale emergente. Questo aspetto pre-keynesianso del capitalismo classico viene oggi liquidato dall’odierno neoliberalismo. Questo conserva solo il finanziamento e la coordinazione statale della difesa – di cui alcuni compiti maggiori potrebbero, secondo Rumsfeld et al., essere devoluti al privato nel futuro prossimo. La stessa cosa vale per lo sviluppo degli apparati di repressione destinati a garantire il quadro sociale della produzione coniugato al carattere rigorosamente privato dell’accumulazione capitalista.

Nell’occorrenza, parlare di « nietzschianismo » per caratterizzare questo « ritorno ascendente » verso la ridistribuzione disuguale e barbara dei redditi e delle ricchezze non è una parola in aria né un slogan esaltato, ma bensì una descrizione obbiettiva della realtà. Questo « ritorno » volontaristico alla disuguaglianza intrinseca tra le classi non cade dal cielo: ha come antecedenti immediati, notabilmente all’interno del Pentagono del secondo dopo-guerra, in seguito al rilancio della Guerra Fredda, un certo numero di studi segreti squisitamente ufficiali – attestati sull’onore da John Galbraith, in particolare il Report from the Iron Mountain.

Questi documenti nutrirono numerosi studi privati che annunciarono la cosiddetta « rivoluzione tecnotronica » e altri « future shocks ». Con il collasso del modello rivale incarnato dalla USSR, la filosofia capitalista nietzschiana contenuta nei documenti originali acquistò una nuova vita. Molto tempo indietro, le élite borghesi avevano concluso che la crescita continua e sistematica della produttività del capitale e del lavoro dovuta all’approfondimento della composizione organica del capitale, libera masse crescenti di forza di lavoro, ponendo così ineluttabilmente una scelta dolorosa al modo di produzione capitalista.

Da una parte, l’accettazione del suo superamento progressivo con la spartizione del lavoro socialmente disponibile e delle ricchezze prodotte, mantenendo una etica e una cultura « democratica » fondata sul lavoro individuale delle cittadine/i, cioè, almeno parzialmente, sulla proprietà individuale legata ai frutti di questo lavoro. Dall’altra parte, la scelta della perpetuazione delle disuguaglianze di classe portata allora necessariamente al loro parossismo con la crescita simultanea della produttività e della disoccupazione strutturale di massa. Tale scelta non mancherebbe indurre l’istituzionalizzazione di misure di repressione permanenti delle cosiddette « classi pericolose ». La verifica ne è oggi fornita dall’impatto liberticidio del Patriot Act americano e dalla sostituzione ovunque della sicurezza armata alla preminenza dei diritti fondamentali delle cittadine/i. Questa regressione viene compiuta in nome di una minaccia « terrorista » mal definita o meglio ancora ideata interamente per avvalorare questa scellerata scelta.

Per quello che riguarda la prima alternativa, senza rifare tutto Beaumarchais, sottolineiamo che la società borghese si impose contro il feudalismo appoggiando la legittimità dei frutti del lavoro contro l’eredita dei privilegi e delle ricchezze. Hamilton nei possedimenti britannici in America del Nord oppure il Directoire in Francia ebbero rapidamente ragione di Thomas Paine, di Jefferson o ancora di Babeuf e di Robespierre. Nondimeno, l’imprenditore borghese, spesso arrampicato ai furgoni dell’Esercito oppure ai suoi « pantalons garance », conserva sempre l’acuta coscienza di essere uno « self-made man ». L’iniziativa individuale del proprietario, del manager o del lavoratore sarebbe rigorosamente identica dal punto di vista « qualitativo » benché molto diversa dal punto di vista « quantitativo » dato il « merito » rispettivo. Questa uguaglianza formale viene abilmente presentata come tale per ragioni di legittimazione delle pretese universalistiche usuali a tutte le classi dominati. Questo rischia di perdurare a lungo, perciò si impone uno ribilanciamento che solo lo Stato può operare.

Il mondo capitalista rimane un mondo alla rovescia: le illusioni relative al « salario » in quanto proprietà individuale provengano dal fatto che il « salario capitalista » rimane individuale malgrado le forme adottate dalla ridistribuzione sociale legata per conto suo all’instaurazione dei programmi sociali e dunque dell’emergenza della « sovrappiù sociale ». Provengano, in oltre, dall’emergenza della gestione « manageriale » che permise al capitalismo durante le Années Folles di mascherare l’indecenza dei profitti dei « proprietari » dei Mezzi di produzione, spesso assenti, dietro i « salari » dei manager, una distinzione oggi singolarmente indebolita dal capitalismo finanziario speculativo sostenuto da « holding private » che coltivano l’opacità come un’arma contro i concorrenti e contro i loro propri azionari.

Per ora, la borghesia occidentale cede alle illusioni del « schumpeterismo alla rovescia » (« alla rovescia » perché Schumpeter era convinto del deperimento inevitabile del modo di produzione capitalista, la « distruzione creativa » essendo essenzialmente vista come un stratagemma per ritardare l’esito fatale.) Questi si illude potere assorbire le stratte crescenti della disoccupazione con la doppia « distruzione creativa » – secondo il suo punto di vista di classe – della proprietà pubblica e degli impieghi permanenti e sindacalizzati implicati. I disoccupati sono allora destinati ai piccoli lavoretti – precarietà e tempo parziale – tramite il « workfare »; o peggio ancora sembrano destinati al confinamento in istituzioni penali o para-penali anche loro già destinate ad essere privatizzate. Le élite europee attuali sembrano anche pensare che questo « schumpeterismo alla rovescia » gli permetterà sostituire i monopoli economici nazionali in vigore nei loro paesi rispettivi con imprese private europee. Queste sarebbero strutturate al livello regionale europeo nella speranza di aumentare il loro peso nell’economia mondiale. Nondimeno questi « campioni » rimarrebbero aperti al capitale straniero dato il « Big Bang » borsistico fondato sull’apertura dei mercati e la disaggregazione funzionale delle istituzioni finanziarie a favore della banca cosiddetta « universale ». Con la conseguenza che, prima o poi, saranno costrette a fare i conti con i grandi fondi mutuali anglo-sassoni.

L’Europa applica oggi le ricette neo-liberali cucinate nei Stati-Uniti sotto Volcker-Reagan, e attualmente perseguite da G. W. Bush, con il fervore del convertito filosemita nietzschiano. Ma l’Europa lo fa con qualche decenni di ritardo proprio mentre le contraddizioni indotte da questa scelta contro-natura accrescano tutti i problemi e tutti i squilibri esterni e domestici ormai familiari agli Americani. Con cognizione di causa, l’Europa cerca di credere alla virtù delle PMI giudicate essere i principali creatori di lavoro. Sappiamo che in media 70 % tra queste non sopravvivono oltre tre anni mentre il resto rappresenta solo una escrescenza instabile delle politiche del indotto generato dalle grandi imprese pubbliche o dalle entità governative diminuite dalla cosiddetta deregolamentazione e dalla privatizzazione, ambedue accelerate dal fenomeno secolare della decentralizzazione/deconcentrazione.

In effetti, l’attuale « crescita economica » va di pari passo con la deindustrializzazione e la delocalizzazione delle imprese americane e con l’incapacità strutturale di creare impieghi veri. Questo dimostra senza dubbio che, nell’assenza di un nuovo corso (New Deal) in materia di ridistribuzione dei poteri e delle ricchezze, il capitalismo speculativo sfrenato attuale è ridiventato il suo proprio peggiore nemico – John M. Keynes metteva in guarda contro i suoi « spiriti animali »; Galbraith sottolineava assieme ai New Dealers più avanzati che i sindacati costituiscono dei « contrappesi » preziosi per disciplinare il capitalismo.

Una volta ancora il capitalismo moderno, del quale i Stati-Uniti sono la punta avanzata, si schianta con forza contro la sua contraddizione intima, cioè la sovrapproduzione accompagnata dal sotto-consumo. Questa contraddizione è eretta in fatalità sistemica dagli epigoni del neoliberalismo che pagano il loro impiego e la loro riputazione con una sovrappiù di « servitù volontaria ». Ben inteso, questa contraddizione non è risolvibile senza cambiamenti nel modo di produzione o almeno senza una nuova regulation appropriata. ( Il miraggio della New Economy fece illusione grazie alla massificazione dei nuovi settori intermedi che sostituirono o si innescarono in parte sopra gli anziani. Oggi, questo effetto no si fa quasi più sentire e deve fare i conti con l’emergenza dei concorrenti asiatici. La crescita netta della massificazione futura dei nuovi settori legati, ad esempio, allo sviluppo delle nanotecnologie sarà senza dubbio inferiore a quello che seguì la massificazione dei prodotti nati dalla rivoluzione informatica e dalle telecomunicazioni.)

In breve, la politica attuale delle élite europee sembra per molti versi irrisoriamente suicida. Scommettono sulla privatizzazione e sulla deregolamentazione per ristrutturare i loro apparati produttivi al livello europeo con la speranza di fare fronte alla « nuova sfida » americana e mondiale: purtroppo, in termini economici, non è affatto certo che questa privatizzazione si faccia al beneficio degli Europei, dato il sostegno di queste élite europee al libero-scambio sfrenato voluto dagli USA, compreso in materia di prodotti agricoli e di beni e servizi. E certo che i neoliberali stanno forgiando ex novo una vera e propria « crisi fiscale dello Stato » tagliando le ricette ricavate dalle imposte dirette necessarie allo Stato moderno, tanto l’Irpef con la crescita dei lavoratori precari ridotti ad un livello minimo, quanto le tasse sui redditi del capitale e delle successioni.

In oltre, le stesse cause producendo gli stessi effetti, la crescita della disoccupazione strutturale, mal riassorbita da un « workfare » in salsa europea, naturalmente destinata a flessibilizzare la forza di lavoro, provocherà delle chiusure identitarie diametralmente opposte al proseguimento armonioso della costruzione europea. (La capacità di un Le Pen a canalizzare una parte del voto « operaio » nel passato costituisce solo la punta dell’iceberg. Con una variazione di dieci o venti per cento secondo il modo di scrutinio, i vari Le Pen si declinano già in tutte le varianti nei paesi membri, in modo che gli Amici della birra polacchi costituiscono quasi una pausa democratica nel grigiore della rappresentatività odierna. I socio-democratici, sopratutto i filo-sionisti tra loro, hanno una responsabilità paragonabile solo dalla timidezza manifestata dai loro predecessori verso il governi di « unione nazionale » – cioè i « patti repubblicani » ugualitari sotto un’altra forma – destinati a ostacolare la crescita del fascismo.

Si capisce allora a che punto possono essere ciecamente patetiche le politiche che cercano imputare al rispetto dei Criteri di Maastricht e del Patto di Stabilità il risultato diretto delle scelte in materia fiscale e di ridistribuzione dei redditi e delle ricchezze. Ben inteso, gli economisti doc, come pure i giornalisti che « pensano » sulla base delle loro magistrali volgarizzazioni mediatiche, potranno facilmente notare la crescita anche se debole del PIL. Lo faranno senza mai tenere conto del paradosso secondo il quale, malgrado un PIL (nominale ) in crescita, la ridistribuzione sociale diventa comunque sempre più disuguale. Con il risultato che questa disuguaglianza rende più acuta la crisi strutturale del capitalismo opponendo frontalmente la sovrapproduzione e il sotto-consumo cronici senza la minima possibilità di risolverla con un spostamento del problema al livello mondiale.

In effetti, lungo da risolvere questa contraddizione, la globalizzazione attuale ha il potenziale di moltiplicarne gli effetti più nefasti. In oltre, al contrario di quello che si vorrebbe fare credere, l’azione globale delle imprese multinazionali non permette né di pensare né di agire localmente. A questo livello gli agenti si ritrovano de facto tanto atomizzati quanto i chandala descritti da Nietzsche, il cui ritorno è auspicato dalle attuali pseudo-élite occidentali – « erede » dirette, come sanno tutti, dell’umanesimo e della democrazia alle pari con quelli che ereditano una fortuna di famiglia che non hanno contribuito a creare! I vantaggi marshalliani legati ai risparmi realizzati grazie alla localizzazione possono eventualmente sostenere un nuovo artigianato, ma sembra dubbioso volere fondare su di essi una politica industriale e meno ancora una reale politica di pieno-impiego!

In riassunto, diciamo che in ogni sistema fondato su un insieme di variabili interdipendenti ma asimmetriche tra loro, il livello di equilibrio sarà raggiunto secondo l’importanza politica attribuita ad una o alcune variabili specifiche. Nel caso che ci concerna qui sappiamo che il salariato capitalista costituisce la prima relazione politica all’interno del MPC. Questo viene confermato dal fatto che gli ideologhi e le vittime del regime continuano a idealizzare, contro ogni apparenza, una concorrenza perfetta tra « fattori di produzione ». Nell’assenza di una razionalizzazione e di una efficienza minime nella gestione delle imprese – produzione – e del governo – riproduzione e commercio estero – sarà sempre possibile, a volte in modo irrisorio se non criminale, pretendere che il livello di equilibrio ottimale non viene raggiunto a causa dei vincoli dovuti alla mancanza di « flessibilità » del « fattore lavoro » – « fattore » ben inteso monetizzato e « disincarnato », il quale, per colmo, esibisce una ingombrante tendenza ad essere « nominalmente rigido al ribasso », secondo il suo grado di sindacalizzazione.

Le reti di protezione sociali dello Stato sociale stabilite come diritti e conquiste popolari costituiscono degli ostacoli eccellenti contro questa flessibilizzazione. La caduta del Blocco dell’Est – « socialismo reale » – rende ormai politicamente pensabile il loro totale smantellamento. Il fatto che delle frazioni sempre più larghe della popolazione cadano nella miseria ritorna ad essere pensabile per la borghesia perché ci vede la cura contro la « pigrizia » inerente alle « classi pericolose », cioè al lavoro alienato, con la sua crescente Armata di riserva. Ci vede pure la possibilità di imporre la « spartizione della miseria » tramite il tempo parziale ed il precariato sostituiti ad una autentica « spartizione del lavoro » socialmente disponibile, operata grazie alla riduzione della durata del lavoro senza perdita di reddito, una scelta giudicata « socialista » e collettivista.

Questa terzo-mondializzazione all’interno dei paesi sviluppati viene ricercata come un fine in se: dopo tutto, il Messico, un paese oggi membro dell’America del Nord grazie al Trattato Nafta, dimostra emblematicamente come i profitti del capitale compradore e quello delle multinazionali possono accrescersi conservando un volante di disoccupazione e di sotto-impiego attorno al 50 % della popolazione attiva, se non di più. Per preservare questo squisito equilibrio, basta avere il coraggio di sacrificare, l’ora venuta, i capitalisti più deboli, la repressione dei lavoratori, e a volta la loro mattanza, facendo naturalmente parte degli usi e costumi celebrati come dei modelli di comportamento democratico, e come tali, vanno potentemente affiancati dai vari Southern Command e dagli altri servizi occidentali!

La grande lezione del New Deal fu di prendere atto che questa terzo-mondializzazione interna urta una soglia fisiologica che annuncia la rovina della forza di lavoro dopo due anni di inattività in media. Ma questa fu una grande lezione presto dimenticata. Questo oblio giustifica la sostituzione degli ammortizzatori sociali con delle istanze caritative, complete con i loro bassi cleri e la loro « mensa dei poveri ». Questo giochetto della distribuzione dell’oppio sociale, era la condizione sine qua non per permettere ai « pitre » che si prestano servilmente a questa regressione di fondare la loro legittimità, mascherandosi in donne di carità ben quotate nel tempio.

Sarebbe meglio stare attenti: la regressione filo-semita nietzschiana è perfettamente concepita dai dirigenti come unico mezzo per risolvere la contraddizione capitalista tra sovrapproduzione e sotto-consumo, modificando le condizioni di esistenza – o meglio di sopravvivenza – materiali ed ideologiche del proletariato. E vero che la flessibilizzazione del lavoro contiene in essa l’equilibrio sempre ristabilito in modo post hoc delle variabili capitaliste secondo una ridistribuzione delle ricchezze sociali sempre più disuguale idonea a ribassare la soglia fisiologica dei mortali comuni, nel momento in cui i più venali si sentono investiti di un divenire specifico di « post-umanità ». Il tempio dei flussi di informazione autorizzata farà sempre la sua parte per sopprimere la coscienza di classe del proletariato. Nonostante, questa rimane l’unico baluardo concreto che si oppone a questa discesa in inferno forzata del proletariato e della civiltà umana, rivista e corretta da grandi o piccoli cleri auto-proclamati. Ben inteso, questi si reclamano del diritto divino nel tentativo di ristabilimento del loro esclusivista impero di casta.

Chi non vede che la creazione dell’Unione Europa, come blocco economico sempre più coerente, come « mercato comune » primo e come « unione monetaria » dopo e, per finire, come « unione politica », ha solo senso in quanto tentativo sovranazionale di ricomporre lo Stato sociale ad un più alto livello per permettere alle nazioni europee membri, grande o piccole che siano, conservare ai loro cittadini il loro confortevole statuto nell’inserzione nell’Economia Mondiale Capitalista?

I Padri dell’integrazione europea – Jean Monnet, Robert Schuman ecc. – e prima di loro quelli dell’integrazione funzionalista (tale Mitrany) avevano concluso unanimemente che l’integrazione economica doveva precedere l’integrazione politica. Questo pensiero proveniva dalla loro comprensione delle catastrofe umane causate dalla guerra moderna, sempre capace di estendere il suo furore distruttivo su scala planetaria. Ma questo non cambia nulla alla valutazione che traevano dei fini ultimi di questo processo graduale. La sinistra, in particolare la sinistra marxista che nutrì il pensiero anti-militarista in nome dell’internazionalismo proletario, non ha niente da rimproverare a questo cammino funzionalista se non il suo carattere di classe che lo rende parziale e, a volta, contraddittorio e aberrante.

(Non si può parlare sul serio dell’indipendenza economica e politica dell’Europa concependo la Nato come una organizzazione imperiale invece di quello che dovrebbe essere, cioè una organizzazione regionale delle Nazioni Unite. In quanto tale, deve rispettare le esigenze della sua Carta e quelle della Carta fondamentale delle Nazioni Unite. Lo deve fare rigorosamente nell’ottica della « sicurezza collettiva » specificata nel « Capitolo 8, Accordi Regionali ». Né può la UE lasciare a questa organizzazione regionale la prima e ultima parola sulla struttura del suo complesso militare-industriale, oppure sulle sue ricadute economiche civili, notabilmente in materia di finanziamento della ricerca e delle sovvenzioni alle imprese sottratte dalle regole della OMC per causa di « sicurezza nazionale » nonostante i trattati di libero-scambio vigenti.)

Dato la sua eredità culturale propria, questa Europa sociale dovrebbe istintivamente sapere che il « fattore lavoro » è una categoria logica, il valore di scambio della quale non può essere deciso unilateralmente dal Padronato in alleanza con lo Stato padrone. Questa Europa sociale dovrebbe ugualmente sapere d’istinto che né il commercio estero né alcun altro « vincolo esterno » può essere concepito come una variabile indipendente dal livello di vita dei lavoratori. La gestione del commercio mondiale potrebbe mirare ad un’apertura negoziata dei mercati con lo scopo di armonizzare i vantaggi comparativi naturali o acquisiti dalle varie parti con il pieno-impiego: « basterebbe » letteralmente sostituire il distruttore Byrd Amendment americano attualmente in vigore con una nuova concezione dell’anti-dumping, modifica da fare sancire dall’OMC conciliando produttività micro e competitività macro – dunque sociale -, cioè il pieno-impiego secondo i vari settori, industrie e filiere che ogni Stato giudicherà utile preservare. Non è tanto la « società aperta mondiale » ad essere in causa ma la forma di classe che si desidera impartirgli. In effetti, con un PIL nazionale – almeno per i paesi sviluppati dell’OCSE – e mondiale in crescita, è chiaro che l’impoverimento di stratte sempre più larghe di lavoratori non rappresenta a fatto una fatalità legata a qualsiasi « leggi economiche » ma, al contrario, il risultato di scelte politiche deliberate da parte del Padronato e dello Stato borghese.

L’argomento della competitività è altrettanto paffuto con sterilità intellettuale. Rappresenta letteralmente un contro-senso: al contrario di quello che predicano i portavoce della borghesia, la competitività dei settori economici o delle nazioni nel loro inseme non dipende in se dall’apertura alla concorrenza mondiale. I settori agricoli e agroalimentari americani ed europei ne testimoniano pienamente. La competitività in se non è niente altro che la produttività sociale legata alla composizione organica del capitale. Esibisce un doppio carattere quantitativo e qualitativo. Questo dipende dalla soddisfazione dei consumatori come pure dal numero di unità del bene o servizio considerato prodotto in una determinata durata di lavoro, secondo le condizioni specifiche individuali – processo di produzione immediato – o sociali – organizzazione della produttività sociale e gestione dei parametri che definiscono la struttura dei prezzi.

In atri termini, la competitività delle nazioni o dei blocchi economici dipende strettamente delle possibilità tecniche – che non sono spontaneamente disponibili in nessuno modo di produzione come dimostrato da Lenin -, e della volontà politica, come pure delle forme di contabilità adottate. Il confronto con i competitori stranieri può ovviamente dare un contributo positivo in materia di avanzo tecnico o di know-how ma, spesso, questo implica una perdita del controllo domestico che si traduce poi con l’espatrio del profitto e con l’indebitamento correlato delle Formazioni sociali considerate.

Ben inteso, questo si traduce ugualmente con la subordinazione del « fattore lavoro » a questa competizione economica sprovvista di ogni finalità sociale altra che la crescita dei profitti privati. Si spera in questo modo, come notato ironicamente da John Galbraith, potere « nutrire gli uccelli nutrendo i cavalli » (il cosiddetto « trickle down effect ».) Come da me dimostrato nel capitolo relativo al « socialismo cubano » nel mio Pour Marx, contre le nihilisme, liberamente accessibile nella sezione Livres-Books di www.la-commune-paraclet.com, il modo di produzione socialista – oppure l’epoca di ridistribuzione del capitalismo avanzato corrispondente al keneysianesimo – è per parte sua capace di conciliare crescita sistemica della produttività individuale e nazionale – o regionale – e, nel stesso tempo, essere capace di negoziare a livello internazionale il grado di esposizione/competizione settorialmente necessario ad una crescita continua dello standard di vita dei lavoratori e della società intera. Immaginarsi poi senza blocus!

Le doti naturali delle nazioni impediscono de facto l’autocrazia. La spartizione della sovrappiù individuale ne uscirà chiaramente influenzata, mentre in una formazione sociale ben gestita e pianificata democraticamente con buon senso, ogni diminuzione della parte relativa dovuta individualmente al possessore dei Mezzi di produzione – capitalista, cooperativa o Stato – risulterebbe grandemente compensata dal sostegno e dal sviluppo della produttività collettiva – cioè della sovrappiù sociale. Si osserva facilmente che gli USA sprecano da 15 a 16 % del PIL per un scarso sistema di sanità in maggiore parte sotto controllo del settore privato, mentre l’Europa provvede in modo pubblico al mantenimento ed alla riproduzione della forza di lavoro attiva e inattiva spendendo solamente attorno a 9 % del PIL. In ultima istanza, la competitività dipende dalle Formazioni sociali popolate da Esseri umani che sono anche dei cittadini e che, di conseguenza, non si considerano come dei semplici fattori di produzione o altri Golem, sottoposti a corvée. Tra Essere umani, tra cittadini, è sempre possibile concepire la compatibilità tra interessi individuali e interesse nazionale all’interno di un contratto liberamente e coscientemente adattato alle circostanze storiche. Tra « fattori di produzione » può solo prevalere le pseudo-leggi naturali che operano sulla base di una gerarchia disumanizzante, abilmente mascherata ma che nondimeno detta tutte le regole del gioco.

Perciò preme porre chiaramente la questione seguente: A cosa servirebbe fare l’Europa se l’insieme delle variabili determinanti del capitalismo è unilateralmente globalizzato, senza mediazioni regionali possibili, per l’unico profitto del Capitale transnazionale? La Commissione ed il Consiglio europeo possono benissimo concepirsi come delle istanze sovranazionali destinate ad imporre la globalizzazione ai popoli europei aldilà di ogni controllo e di ogni sanzione democratica, ma ovviamente non è questo il loro mandato né il loro ruolo. L’esempio dei paesi europei più avanzati dimostra senza dubbio che la competitività della forza di lavoro è tanto forte quanto è forte la socializzazione degli elementi necessari alla sua riproduzione – educazione, salute, ammortizzatori sociali e pensioni, alloggio, trasporto ecc.

La Francia di M. Jospin ha ugualmente fatto la prova inconfutabile che la crescita della base fiscale dello Stato, come pure il rendimento delle tasse sono molto più compatibili con una regulation economica compiuta sulla base della « spartizione del lavoro » che sull’amministrazione delle medicine fiscali da cavallo ordinate dal neoliberalismo monetarista. Questo spiega senza equivochi la ragione per la quale il capitalismo americano cerca ogni possibile mezzo per distruggere preventivamente, e su scala mondiale, lo Stato sociale. Lo considera fondamentalmente incapace di preservare lo statuto privilegiato del quale godeva nell’immediato dopo-guerra quando concentrava più di uno terzo delle ricchezze mondiali e la maggiore parte delle riserve in oro del Pianeta, oltre ad una struttura industriale uscita indenne dai conflitti armati. Per ora, il capitalismo americano non sembra più avere le risorse morali oppure il coraggio politico necessario per togliere di mezzo gli ostacoli all’accumulazione del capitale con il ricorso ad una grande ridistribuzione interna delle ricchezze – dopo tutto, il consumo dei focolari rappresenta attorno a 70 % della domanda effettiva nelle società avanzate come i Stati Uniti. Ecco perché, oggi a questo nuovo « ritorno » programmato della barbarie deve rispondere la determinazione e la forza implacabile della resistenza del proletariato, di nuovo cosciente delle sue proprie rivendicazioni di classe.

B ) Parametri economici generali.

 

Commenti disabilitati su IMMIGRATION: A EUROPEAN MARSHALL PLAN FOR INTEGRATION AND DEVELOPMENT IS URGENTLY NEEDED. June 17, 2018.

Table of content:

Introduction

Essential facts vs. manipulated perceptions

The Law of the Sea, the SAR Convention, Human Rights and Art. 79 – ex Art. 63 – of TFEU

Conclusion: a reinforced and enlarged Frontex is definitively not the answer.

Introduction

We all know that millions of persons are and will be displaced and forced to immigrate. Since 2007 Italy itself has lost about 5 million citizens and residents. These massive population flows can perhaps be slowed down but in the end they are unstoppable. Whenever a phenomenon is inevitable it must be transformed into an opportunity.

Facts must also be re-established away from any demagoguery. Inciting war among the poor is not proper for leaders worthy of their institutional responsibilities. Mutatis mutandis population growth induces GDP growth. In Italy we are now witnessing a tragic demographic collapse, one that can only be reversed with recourse to energetic birth and integration policies.

Essential facts vs manipulated perceptions

Let us start with some data as of January 1st , 2018:

In Italy : « the mortality rate increases dramatically (647.000 persons, 5.1% more than the year before) while births fell at an historical low (464.000, that is to say 2 % less). This negative balance amounts to 183.000 less inhabitants. » (1)

Meanwhile, some 153 000 migrants fled from Italy, 112 000 Italians among them. Arrivals from other countries reached 337 000, the highest score in the last 5 years; among these were 45 000 Italians coming back. (idem) Working conditions being poor everywhere, immigration can no longer play the role of the main socio-economic adjustment variable for our country.

According to INPS, the public pension plan: « Closing the doors to immigration? Boeri: ‘’It would cost us 38 billions’’» (2)

Jokes aside, our country really needs strong socio-economic policies aimed at the integration of more immigrants, including our own citizens who are now forced to flee from Italy by the very same politicians who wash profusely and demagogically about security and immigration.

Birth policies should be compatible with women’s rights. This implies an authentic national division of socially available work among all citizens capable of working so that the individual work-week will be shorter with the same initial paycheck but with increased social contributions – differed salary – levied on the gross paycheck. It also implies a universal and public kindergarten policy backed up by the socialization of many other domestic tasks.

With its induced social and cultural métissage immigration represents an added collective wealth. Thus one can easily think of an integration and development policy just by imagining the city of Riace being able to tap into real and substantial national and European dedicated funds. The expansion and consolidation of the current European funds destined to the immigration sector into a big European Fund for Integration and Development is urgently needed. This Fund should supplement the existing structural funds. This will induce socio-economic development, especially if priority would be given to reverse current regional and social disparity within the EU, thus arresting and counter-acting the present depopulation process. Additionally this would modify the perceptions of the mass of citizens, in particular within peripheral areas, both in the South and in the North of Europe.

The creation of this Fund offers an alternative that is not yet perverted by a regressive security motivation. It is the only positive mode available to simultaneously respect basic Human Rights as well as the crucial principle of free circulation within the borders of the EU. This could be achieved without inducing unmanageable immigrant concentrations in the wealthiest European regions.

The EU should also establish two priorities: first, the ending of colonialism and second the incrementation of the funds destined to international aid. The level of the latter should reach the threshold of 0.7 % of GDP that had been decided upon years ago but never reached. The main flows of migrants in the Mediterranean Sea originate in African countries and transit through Libya. Those who travel along the Eastern European routes, now mainly absorbed by Turkey, are increased by the over 5-million Syrians forced to flee their country due to a criminal warmongering regime change failed attempt.  We should underline the fact that the World-wide majority of migrants and refugees is currently accommodated by the emerging and under-developed countries – the so-called South. This is done with the help of UNCHR backed up by various ONG. For years now the UNHCR has denounced the tragic lack of funds.

Lest us start with a plain question: Is it true that Italy is left alone to manage the immigration phenomenon?  Leaving apart any demagogic manipulation, there exists no immigration emergency whatsoever in Italy aside from the massive flight outside Italy by residents of both genders that still can afford it. I have already dealt with this issue in June-August 2015 in an essay entitled « L’Italia alle prese con le migrazioni moderne » (3)

Here is a fact-grounded answer:

« Is there a real immigration emergency in Italy? Alberto Negri: “Malta presently receives 7.948 migrants who represent 18.3 over a thousand. France receives 304.000, 4 over a thousand. Austria 93.000, that is 10 over a thousand. Germany 669.5000, namely 8.1 over a thousand. Greece receives 21.500, that is 2 over a thousand. Italy receives 147.000 migrants or 2.4 over a thousand. These are the numbers. The rest is propaganda. Let us say that Italy’s reception policies are disorganised at best and that is the real Achilles’ heel of the country » (4)

According to the World Immigration Organization (5) the first arrivals in Europe up to June 10, 2018 were:

« 44.570 arrivals in Europe 2018. 35.455 by sea. 792 dead or missing – Mediterranean Sea.

For 2017:

186.768 arrivals in Europe.

3.116 dead or missing – Mediterranean Sea

For 2016

390.432 arrivals in Europe

5.143 dead or missing – Mediterranean Sea »

The same source provides the respective number of arrivals from 2015 to June 9, 2018:

Spain: 71,347 – Total 2018: 11 792 – 9 315 by sea

Italy: 468 977 – Total 2018: 14 330 all by sea. Annual average for 2015/17: 151 549.

Greece: 1 087 204 – Total 2018: 17 883 – 11 763 by sea »

The cost of sending back an immigrant amounts to at least 4000 Euros and would concern a person who is likely to come back as soon as s/he can. Such returns are not automatic either because most migrants have no valid documents and because it is difficult to return an immigrant without the prior agreement of the eventual host country. Forceful returns are thus a costly policy and one that is lost even before it starts.

Even taking into account the fact that the first semester is not favorable to such sea crossings and the added fact that, under pressure from Italy, Libya is now managing a huge maritime SAR Zone, these numbers are far from indicating an out-of-control emergency, one that could not be faced with ordinary means as before. Adding to this diagnostic, one must note that the reputation of the Search and Rescue operations conducted by Libyans is not great. Remains the fact that this constructed security drive has caused the drastic and counter-productive diminution of the ONG activities, which means that the number of dead and missing is certainly highly under-estimated. (6)

The Law of the Sea, the SAR Convention, Human Rights and Art. 79 – ex Art. 63 – of TFEU

Among the oldest human customs that are synonymous with civilization are found three sacred duties which are well-rooted on both shores of the Mediterranean Sea: hospitality, lending help to persons at risk, a principle naturally extended to the maritime domain, and the safety of ambassadors. Modern natural law, anticipated by our great Giambattista Vico’s  « diritto delle genti », was codified in the universal individual and social fundamental rights as well as in modern international treaties.

According to the Law of the Sea (7) the ship nearest to a shipwreck has the duty to change its course in order to rescue the victims and bring them to the closest and most secure port. The key term here is « closest »; the reason is obvious because before the emergence of the modern massive population flows, merchant ships were mainly involved. The question of cost did emerge but in my opinion this should be taken care of by public insurance companies. It would be greatly more affordable. Obviously, the migrants saved either on land or at sea cannot be landed in a country that does not respect fundamental rights and which would therefore be susceptible to endanger their life and their political freedom. Article 10 of our Constitution enshrines the asylum right. Recently the French Conseil d’Etat has courageously reaffirmed the right to political asylum in France. (8)

With respect to the shameful Italian treatment inflicted upon the « Aquarius », Prof. Paleologo of Palermo remarked that the patrol boats which brought the shipwrecked victims on board were flying the Italian flag and are thus considered « Italian territory ». He also noted that Article 19 of the Testo Unico sull’Immigrazione (http://www.altalex.com/documents/codici-altalex/2014/04/09/testo-unico-sull-immigrazione ) forbids any forceful collective return, particularly when dealing with pregnant women, children or persons with an Italian parent. In such cases, the matter falls within the precinct of the European Court and of the International Court of Justice at the Hague. In some cases, it might even concern the Penal Court of Justice located in … Rome.

The case of the « Aquarius » is emblematic because it summarizes all the aspects of search and rescue missions at sea. It initiated with a far from honorable diatribe with Malta. To understand the issue, one must take a look at the so-called SAR Zones. (9) The Convention on Search and Rescue – SAR – dates back to 1979. It provided for maritime zones in the Mediterranean Sea placed under the responsibility of a specific State. However, it did so without modifying the duties derived from the Law of the Sea or from Human Rights. Inheriting a SAR Zone deemed to overwhelm its operational capacities, Malta did not sign in on all the articles of the SAR. Furthermore, Italian and Maltese SAR Zones do overlap.  Malta took pretext of this to refuse permission to the « Aquarius » to dock at La Valletta. It argued that the Search and Rescue operation had been coordinated by the Italian Coastal Guard.

It is true that Malta hosts proportionally more migrants than Italy, but it is equally true that the concept of « safe port » was here used in a distorted fashion. This is a direct result of the failed European reallocation of refugees already present within the EU borders. One must underline the fact that even if it had worked, this reallocation would have concerned a tiny fraction of the migrant phenomenon. (10)

Lately a huge SAR Zone was established by Libya. This happened in a context in which this country is victim of the most complete anarchy and has a deplorable reputation for its Search and Rescue operations at sea. In effect, all the ONG involved testify to the fact that migrants prefer to throw themselves to the sea rather than be rescued from the Libyan Costal Guard. The honor of the Libyan and of European peoples forces us to add that backdoors negotiations with Libyans are not foreign to this poorly « dissuasive » behavior. There has been talks of occult financing to the tribes …

It would seem, even if unconsciously (?), that the creation of Frontex – that is to say the regressive choice to militarize the immigration issue and to grotesquely attempt to build a maritime Maginot Line in the Mediterranean Sea – has aggravated this drifting along that regressive choice. Similarly, it is illegitimate to abuse the principle of « innocent passage » in the territorial sea in order to criminalise the ONG and the other actors from civil society which are now active on the immigration front. If some individuals are suspected to manipulate mass immigration to destabilise specific countries or blocs of countries, the solution lies in a national and European law that would forbid the implicated ONG to dock on Italian shores when they are effectively financed by these individuals, their foundations or other like them. In any case, without the principled repudiation of neo-colonialism with its warmongering regime change and without the return to the full independence of Libya – and, for that matter, of Syria –, there does not exist the slightest hope to contain and to stabilise migration flows within Europe’s borders. It would help initiating new and serious negotiations to clarify all these concepts and specific responsibilities, taking due account of the long-term saliency of the mass immigration phenomenon.

Aside from these international considerations was also brought to light a damaging and in part electoralist confusion within the newly formed Italian government. In effect, the Coastal Guard and the Port Authorities fall under the Ministry of Infrastructures and Transport. The sad reality is that our country cannot afford the luxury to act in a disorderly and ad hoc fashion in such a serious dossier. On the contrary, it should avoid media hype and concentrate on a vast diplomatic offensive to arrive at a really viable European immigration policy.

It should be underlined that one of the major and most progressive conquests of the European integration process, one built from the bottom up, is embodied in Article 79 of the Consolidated Treaty of Functioning of the EU (TFEU). Recent agreements like the now de facto defunct Dublin Treaty have always seemed ultra-vires to me. This is because unless specifically specified, current treaties cannot contradict previous ones, especially not on such fundamental issues like freedom of circulation within the EU borders.

We can safely contend that without Article 79, immigration, which is by definition a transborder phenomenon, would not have been established as a joint power in the EU. The EU has nothing to do with the doctrine of « preventive war », one that is illegal and criminal by definition,  and Italy even less given the Article 11 of its Constitution which repudiates war as a mean of resolving conflict (aside from self-defence on its national territory in accordance with the UN Charter.)  The current regressive all-out security choice causes a pernicious and purely nationalist/chauvinistic trend, which in turns leads to dangerous restrictions of basic freedoms, for instance freedom of circulation. Thus the Schengen Treaty became the object of too many restrictions over and above what could have been explained advocating exceptional and by definition transitory measures. I tried to explain elsewhere that this trend to abuse the security issue, in order to militarize civil and democratic life, is not at all innocent. (12)

The already de facto failed attempt to negotiate a repartition of refugees who have been granted asylum within the EU has always seemed to me a losing and inadequate strategy. Accepted refugees are but a tiny part of the overall immigration issue. In any case, it is one that would be detrimental to Italy although this is not always understood by our political leaders. The same could be said of the anti-human rights and of the demagogical rhetoric, which equally displays a poor understanding of the real costs involved. This is particularly true for the unbelievable calls to have closed migrant reception centers. (13)

In Italy, these migrant reception centers are already overcrowded due to unacceptable public neglect. Their management is often in the hands of the mafias or of otherwise corrupt hands. This is mainly due to the often private nature of these centers, a reality that has already brought the unanimous condemnation of our country as well as that of the Public Prosecutor, judge Gratteri. (14) The criminalization – Bossi-Fini/Minniti laws and decrees – of the migrants and of the Roms, leads to an unhelpful and counter-productive over-crowding of Italian jails, a tragic situation which already triggered the European condemnation of Italy for torture and for the inhuman treatment of detainees.

It remains that were the other European partners of Italy successful in encouraging this regressive choice in the mind of our leaders, freedom of circulation within European borders would be strictly regimented while hotspots would be imposed on border-countries with one and only one mission, namely to register first arrivals and returning them to the registration point whenever they are caught crossing an internal European border! This happens already at Ventimiglia and on the Brenner pass and elsewhere, and it is susceptible to create a gross injustice which will inevitably foster a very serious and multifaceted problem. European integration, particularly that which strive for the slow but coherent construction of a Social Europe based on a confederation of member National States, would be the first victim.

Conclusion: a reinforced and enlarged Frontex is definitively not the answer.

The same criticism applies for the various proposals which purport to confront the current immigration phenomenon with a massive enlargement of Frontex. « The actual plan provides that the Frontex staff be increased from 1.500 to 10.000 men within 2027. » (15) Such an increase would constitute a further proof to the underlying barbarous trend embarked upon by the blind current EU leadership with its all-out militarised security choice, one which is, in fact, squarely aimed at the European peoples themselves. In such conditions, in 2027 just like today, none of the problems revealed by the tragic and lamentable treatment of the « Aquarius », has any chance to be solved. But the cost for the public purse would be considerable. Italy being one of the main European countries will have to participate at least proportionally to its GDP. And this just to badly carry out what our Coastal Guard with the help of few ONG were doing fine up to now. ONG are financed by citizens’ donations. It is true that such donations are in part deductable from income tax but then the burden is shared internationally by the fortunately growing international civil society. A global democratic world cannot abstract from this trend.

Despite the incomprehensible illusion of some politicians, this regressive militarization trend is in effect antithetical to the best interest of our and other border European States. The most serious result induced by it would actually concretise itself in the context of a proposed though largely inacceptable reform of the current EU Budget. The neoliberal monetarist Eurocrates simply propose further cuts in an already dismantled PAC in order to finance the unneeded enlargement of Frontex! This is serious enough even without having to mention the cost of the immigration Accord negotiated with Turkey … (16)

These funds would be much more useful if they were destined to the creation of the new Integration and Development Fund which I have been requesting since at least 2015. This seems to be the unique method to arrive at an equitable reallocation of the migrants’ flows within member States, without infringing upon the cherished freedom of movement. It would offer the added promise to induce real socio-economic and cultural development within the member States without having to transform them into ersatz of the accord imposed on Turkey.

But in this case, it would go without saying that the priority of priorities for Italy consists in cleaning up its own act in the management of this dossier. In particular, migrant reception centers and accompanying programs must quickly be brought under rigorous public control and be subjected to regular and strict auditing. If only because as was demonstrated yesterday by Badolato and today by Riace, in this case even the existing funds would do.

Paul De Marco

June 17, 2018, translated on June 19, 2018. San Giovanni in Fiore (CS), a city founded by Joachim of Fiore « the Calabrian endowed with a prophetic spirit » which knew how to use asylum right to foster growth even though it is a mountainous city located at more than 1000 m. above the level of the sea. (17)

Notes:

1 ) « Cala la popolazione e sale la mortalità. Ma non è un caso… » di Redazione Contropiano http://contropiano.org/news/politica-news/2018/02/08/cala-la-popolazione-sale-la-mortalita-non-un-caso-0100621

2 ) « Porte chiuse agli immigrati? Boeri: “Ci costerebbe 38 miliardi”» Rapporto Inps: senza i lavoratori dall’estero in 22 anni si avrebbero 35 miliardi in meno di uscite, ma anche 73 in meno di entrate. Il presidente: “Si completino le riforme del lavoro e della previdenza: serve un reddito minimo d’inclusione, un salario minimo e il ricongiungimento gratuito dei contributi”. Una proposta: “L’Inps eroga 440 prestazioni, solo 150 sono di natura pensionistica: lo si chiami Istituto della Protezione sociale”. L’abuso della Cig: per il 20% delle imprese dura cinque anni o più, di ROSARIA AMATO 04 luglio 2017 http://www.repubblica.it/economia/2017/07/04/news/porte_chiuse_agli_immigrati_boeri_ci_costerebbe_38_miliardi_-169891511/

3 ) See http://rivincitasociale.altervista.org/litalia-alle-prese-con-le-migrazioni-moderne/ . The table of content is reproduced below.

4 ) Una nave apre lo squarcio sul mondo che ci attende, di Alessandro Bianchi* http://contropiano.org/news/politica-news/2018/06/13/104902-0104902

5 ) http://migration.iom.int/europe/

6 ) « According to some sources, in 2016 the ONG were responsible for around 40 % of all rescue operations. The rest was taken care of by the Italian navy, by the European agency Frontex and by merchant ships forced to modify their routes to search and rescue according to the law of the sea » (translation mine ) in « En Méditerranée, les opérations de sauvetage des ONG de plus en plus compliquées », A l’été 2017, une douzaine de navires intervenaient au large de l’Italie. Ils ne sont plus que trois. Les premiers migrants recueillis par l’« Aquarius » sont arrivés en Espagne, dimanche à l’aube, LE MONDE | 15.06.2018 à 18h12 • Mis à jour le 17.06.2018 à 06h57 | Par Charlotte Chabas et Caroline Vinet https://www.lemonde.fr/international/article/2018/06/15/en-mediterranee-les-operations-de-sauvetage-des-ong-de-plus-en-plus-compliquees_5315946_3210.html

7 ) Vedi: Aquarius, l’esperto: “Illegale il respingimento collettivo di donne incinte e bambini, l’Italia rischia”, (afp), Fulvio Vassallo Paleologo, giurista e professore di Diritto dell’asilo all’Università di Palermo: “E’ come si si trovassero su suolo italiano, violato l’articolo 19 del Testo unico sull’immigrazione. Potrebbe intervenire la Corte europea dei diritti umani”. E ci sono anche le “responsabilità penali internazionali” paventate dalla ministra spagnola Delgado, di FABIO TONACCI 14 giugno 2018 http://www.repubblica.it/cronaca/2018/06/14/news/migranti_respingimenti-198966855/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S2.4-T1 .

See aslo:

United Nations Convention on the Law of the Sea (UNCLOS) http://www.admiraltylawguide.com/conven/unclostable.html

Testo unico sull’immigrazione http://www.meltingpot.org/Testo-unico-sull-immigrazione-e-recenti-modifiche.html#.WyI_fWD2bIV )

8 ) « La réforme du droit d’asile voulue par l’Europe jugée inconstitutionnelle par le Conseil d’Etat », Une note, que « Le Monde » s’est procurée, rejette le renvoi des demandeurs d’asile vers des « pays tiers sûrs » sans examen de leur dossier, LE MONDE | 13.06.2018 à 06h16 • Mis à jour le 13.06.2018 à 11h00 | Par Maryline Baumard https://www.lemonde.fr/international/article/2018/06/13/pour-le-conseil-d-etat-les-pays-tiers-surs-voulus-par-l-europe-pour-stopper-les-migrants-sont-inconstitutionnels_5313885_3210.html . Let us hope that the French courts will likewise intervene to declare ultra vires all the laws aimed at criminalizing the persons who come to the rescue of persons in distress, including immigrants.

9 ) For SAR Zones see : http://www.fondazionemichelagnoli.it/files/Leanza-Caffio_RM.pdf . See also the map provided in this article: http://www.repubblica.it/cronaca/2018/06/12/news/aquarius_sos_mediterrane_e_i_migranti_saranno_portati_a_valencia_da_navi_italiane-198786734/?ref=RHPPTP-BH-I0-C12-P2-S1.8-T1#gallery-slider=198771703

10 ) See the graphs in « I numeri Ue inchiodano Merkel e Macron: da Francia e Germania respinti 35mila migranti », Giuliano Balestreri Matteo Zorzoli https://it.businessinsider.com/numeri-ue-macron-merkel-35mila-migranti/  e in « Due numeri – ufficiali – sull’accoglienza »,  di Potere al Popolo http://contropiano.org/altro/2018/06/17/due-numeri-ufficiali-sullaccoglienza-0105051

11 ) « Comunali trash. Si sgonfia la bolla grillina, bucata dall’abbraccio con la Lega », di Redazione Contropiano http://contropiano.org/altro/2018/06/11/comunali-trash-si-sgonfia-la-bolla-grillina-bucata-dallabbraccio-con-la-lega-0104856 . Vedi pure: « Risultati elezioni comunali: avanzata del centrodestra a guida Lega, il M5s soffre. Centrosinistra bene a Brescia, ma perde Terni » http://www.repubblica.it/politica/2018/06/10/news/risultati_elezioni_comunali_pisa_siena_ancona_catania_avellino_brindisi_brescia_imola_viterbo-198687343/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-T1

12 ) Vedi http://rivincitasociale.altervista.org/ne-sagit-pas-uniquement-dal-qudsjerusalem-et-de-la-palestine-mais-bien-degalite-humaine-et-de-democratie-5-decembre-2017/ . For the english vertion see: http://rivincitasociale.altervista.org/it-is-not-only-about-al-qudsjerusalem-and-palestine-but-about-human-equality-and-democracy-december-5-2017/ Vedi pure: http://rivincitasociale.altervista.org/la-palestinisation-de-la-france/

13 ) « Migranti, Salvini: “Basta immigrati a spasso, i Centri saranno chiusi”», Un Centro di accoglienza migranti, Il ministro dell’Interno torna ad annunciare più espulsioni. Pronto un provvedimento per garantire ‘spiagge sicure’ in vista dell’estate, 06 giugno 2018 http://www.repubblica.it/politica/2018/06/06/news/salvini_basta_migranti_a_spasso_i_centri_saranno_chiusi-198351830/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T2

14 ) « “Cibo per maiali ai migranti”. L’inchiesta choc sull’accoglienza al Cara Sant’Anna », Gratteri condanna i clan: “Sfruttano i bisogni dei disperati”. E sul parroco: “Centinaia di migliaia euro per l’assistenza spirituale”, Sergio Rame – Lun, 15/05/2017 – 17:09 http://www.ilgiornale.it/news/cronache/cibo-maiali-ai-migranti-linchiesta-choc-sullaccoglienza-cara-1397437.html (Prosecutor Gratteri was denouncing here the fact that the food served in the reception center was not even good to feed pigs! )

15) Vedi « L’austriaco Kurz invoca un “asse Roma-Vienna-Berlino” sui migranti », di Thomas Schnee – Mediapart , http://contropiano.org/news/internazionale-news/2018/06/16/laustriaco-kurz-invoca-un-asse-roma-vienna-berlino-sui-migranti-0105008

16 ) These accords cost 6 billion euros, see the synthesis here : http://www.stranieriinitalia.it/attualita/attualita/attualita-sp-754/ue-turchia-si-all-accordo-migranti-irregolari-riportati-indietro.html . Unfortunately, the repartition of the cost among member countries is not provided.

17 ) See the pertinent articles in the section « Italia » of my old site www.la-commune-paraclet.com in particular the one entitled « Brevi appunti su Gioacchino da Fiore pitagorico »

XXX

« L’Italia alle prese con le migrazioni moderne » in http://rivincitasociale.altervista.org/litalia-alle-prese-con-le-migrazioni-moderne/

(Sul soggetto vedi pure The Migrants Files http://www.themigrantsfiles.com/ )

 Indice

1) Flussi di popolazioni e rifugiati

2) Migranti in Europa e in Italia

3) Migranti europei nella EU ed i « Roms »

4) Quadro legale nella UE.

5) Accoglienza, prigioni e sfruttamento degli migranti

6) Fondi europei esistenti ed il Fondo europeo per l’integrazione e lo sviluppo da creare.

7) Epilogo 10 agosto (EU, Papa Francesco e le cavolate grilline e leghiste)