APPELLO / APPEL / APPEAL

Posted: 4th marzo 2014 by rivincitasociale in Politica
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PROEMIO – AVANT-PROPOS – FOREWORD (For the English version, please go to the March 2014 Posts section)

POTERE AL POPOLO

Fine Novembre/inizio Dicembre 2017 è nato dal basso questo nuovo Soggetto politico POTERE AL POPOLO con il cuore e la pratica teorica e concreta ben ancorati a sinistra. Mi sembra un evento capitale.

« Rivincita sociale » auspicava un tale risorgimento da tempo. Perciò salutò questo evento con entusiasmo sin dall’inizio. Spero che si manifesterà un supporto generale su tutto il nostro territorio nazionale da parte di tutte le compagne ed i compagni per fare si che il popolo delle lavoratrici e dei lavoratori italiani e le cittadine/i tutte/i ritornino a scrivere in proprio la loro Storia nazionale, internazionale e umana. Sovranità e potere al popolo …

Paradossalmente, il Rosatellum ha aperto uno spiraglio elettorale con una soglia bassa ideata per salvare vari servi in camera del regime attuale. Non perdiamo questa sfida, anch’essa essenziale per la giusta difesa e rappresentanza del nostro programma e dei nostri ideali ugualitari.

Basta qui rimandare al sito con la richiesta di diffondere ampiamente: https://poterealpopolo.org/

Mi sia concesso aggiungere questo: Per me uguaglianza, libertà e scienza sono termini strettamente legati uno con l’altro. In quando Marxista sappiamo la differenza tra narrazione e scienza. Sappiamo che la scienza sociale e socio-economica, ovvero il materialismo storico, è fondata su due verità assiomatiche: l’opposizione definitiva ad ogni forma di esclusivismo, teocratico o razziale che sia, opposizione senza la quale non esisterebbe nessuna forma di demo-crazia, e la Legge del Valore, la quale dimostra lo sfruttamento capitalista all’origine del profitto, e mostra la via al suo superamento socialista tramite la pianificazione concepita come forma concreta di democrazia socialista grazie alla dominanza della proprietà pubblica e collettiva.

Non sottovalutiamo questi due aspetti scientifici del Marxismo. Permettetemi di rimandare al mio Compendio di Economia Politica Marxista ed alla mia Introduzione metodologica, ambedue questi testi sono liberamente accessibili nella Sezione Livres-Books del mio primo sito www.la-commune-paraclet.com

Con la mia solidarietà,

Paolo De Marco

« La politica non è l’arte del possibile bensì l’arte di fare emergere nuove possibilità socialmente più umane » (Marzo 1985)

                                Jure Vetere : l’unico vero tempio è la coscienza umana.

ITALIANO. Vai all’Appello

Care compagne, cari compagni,

E arrivata l’ora della rivincita sociale dei popoli, in Italia ed in Europa. E arrivata l’ora di lavorare tutte/i insieme alla nascita di Comitati cittadini per la Rivincita Sociale capaci di condurre all’emergenza del Partito della Rivincita Sociale. Questi partiti nazionali comporrebbero poi una Federazione Per l’Europa Sociale, che al suo turno farebbe parte di una Nuova Internazionale (senza cifra). Il nome mi sembra importantissimo, perché corrisponde al programma come pure alla voglia di ricatto oggi molto diffusa tra le nostre cittadine e i nostri cittadini.

A questo link troverete un Appello intitolato « E arrivata l’ora della rivincita sociale dei popoli, in Italia ed in Europa ». In riassunto il programma proposto, da dettagliare in comune, è lo seguente:

a) Una nuova definizione dell’anti-dumping – per i dettagli vedi l’Appendice dell’Appello. Nel sistema commerciale globale attuale, la base del calcolo dell’anti-dumping è il salario senza contributi sociali. Noi chiediamo semplicemente che sia il salario con tutti i contributi sociali.

b) La nazionalizzazione del credito per eliminare simultaneamente il debito pubblico ed il « credit crunch », e per toglierci il Fiscal Compact dalle spalle, assieme ai banchieri ed alle loro banche cosiddette « universali » .

c) La laicità, la parità donna-uomo e i diritti civili;

d) L’ecomarxismo, il ripristino del Territorio ed il principio di precauzione;

e) La democratizzazione dell’educazione e della cultura, ed il finanziamento pubblico della Ricerca & dello Sviluppo;

f) La fine della sovra rappresentanza socio-economica e mediatica, come pure la fine della falsa rappresentanza elettorale e democratica – cioè, la fine della falsa rappresentanza elettorale a tutti i livelli, anche al livello sindacale, a dispetto della Costituzione.

g) Il ripudio di ogni intervento estero o di guerra che non sia strettamente difensivo, assieme al ritorno allo spirito ed alla lettera della sicurezza collettiva.

Sottometto quest’Appello alla vostra attenzione, chiedendo cortesemente una risposta. Per arricchire la riflessione comune potete aggiungere un commento a questo Appello – i commenti giudicati non idonei alla deontologia scientifica o cittadina saranno cancellati. Oppure i Comitati in formazione potranno contattarmi all’indirizzo qui sotto per trovare il migliore modo di coordinamento. Mi permetto sopratutto di chiedervi la più ampia diffusione possibile dell’indirizzo di questo sito tra le vostre conoscenze, tra i vostri membri ed altri gruppi amici, almeno se giudicati che questo possa essere utile per lanciare il dibattito e creare una dinamica rivendicativa di fondo. Il sito stesso dovrebbe diventare il vettore di una creazione collettiva. L’emergenza capillare dei Comitati dovrebbe presto trasformarsi in un’onda gigantesca ed autonoma ma organica al popolo delle lavoratrici e dei lavoratori intellettuali e manovali, in breve organica a tutte le nostre e tutti i nostri concittadine/i di buona volontà.  

La rottura radicale col sistema neoliberale attuale non si fa a parole ma bensì militando e organizzandoci per cambiare l’attuale definizione dell’anti-dumping, costruendo il programma attorno a questa domande chiave. Questo renderà tutto il resto possibile.

Perciò, questa nuova definizione deve ricevere priorità assoluta anche perché, interiorizzandone la logica, si muterà radicalmente il « senso comune » della gente, e si creerà gli anticorpi ideologici – nel senso nobile del termine – necessari al nostro popolo, aprendo così la strada alla concezione pratica di un nuovo modello sociale, sostenuto dall’evidenza scientifica, come pure dai principi cardini della nostra Costituzione. Su questa base risulterà possibile costruire una vasta alleanza di classi in vista di « una riforma democratica rivoluzionaria », tranquilla ma capace di andare alle radici dei problemi che confrontano il nostro Paese e la nostra gente.

Alcune/i di voi mi conoscono già tramite le mie e-mail inviate a controg8@yahoogroups.com, e forse anche grazie al mio sito www.la-commune-paraclet.com. Da qualche mesi, ho effettuato il mio rimpatrio in Italia, a San Giovanni in Fiore, nella mia città nativa in Calabria, col desiderio di essere utile al lavoro di militanza e di organizzazione comune, oggi più urgente che mai.

Vostro,

Paolo De Marco

Per contattarmi: la-commune@virgilio.it

Hommage aux Gilets jaunes qui ont eu le courage républicain de refuser la servitude volontaire.

(Jean Ferrat, La Commune, https://www.youtube.com/watch?v=S4LGwWmge3U

Jean Ferrat, Les cerisiers, https://www.youtube.com/watch?v=t0UW-kNo1G8

Jean Ferrat, Ma France, https://www.youtube.com/watch?v=XAbbzXe8NwM

La Canaille – Chansons Populaires, https://www.youtube.com/watch?v=811-eXgctSc )

Plan

Introduction

Le pouvoir d’achat de la monnaie et la mesure de l’« inflation ».

Le panier de consommation selon l’INSEE.

Le panier de consommation selon Herlin.

Le pouvoir d’achat de la monnaie selon la théorie quantitative scientifique – marxiste – de la monnaie.

Le temps de travail socialement nécessaire par unité de produit est l’étalon de mesure universel des prix relatifs, pas le travail du manœuvre ou le SMIC.

« Structure de v », « revenu global net » des ménages et contrat de travail.

Notes.

Quelques articles chiffrés sur le niveau de vie   

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Introduction

Le prochain désastre social, par ailleurs annoncé, sera la réforme des retraites publiques par la retraite à points. La désindexation actuelle n’est qu’une entrée en matière. Avec la précarisation croissante et les exonérations sans contrepartie en faveur du patronat – CICE plus environ 90 milliards d’exonérations annuels – cela va être fameux. D’autant plus que la fiscalité générale ne suivra pas pour les mêmes raisons. Un des mots d’ordre pour la nouvelle Année 2019 devrait donc être « Touchez pas à ma retraite ! Rétablissez le « revenu global net » des ménages par la création d’emplois RTT ! ».

( Notons que les affaires sociales sont une compétence nationale exclusive selon le Traité de fonctionnement de l’UE de sorte, qu’au minimum, le Fiscal compact doit être modifié pour en tenir compte. De même, sans le recours au crédit public le remboursement de la dette public restera trop onéreux en termes socio-économiques. Voir : http://rivincitasociale.altervista.org/private-or-public-central-banks-to-defeat-speculative-and-economic-attacks-september-21-2018 )

Il faut être concret puisque le « pouvoir d’achat » est un concept flou, utilisé le plus souvent hors contexte. Dans un premier temps, la prochaine RTT pourrait prendre la forme de l’abaissement général de l’âge de la retraite, sans décote. Ceci permettrait de soutenir la demande interne tout en permettant l’embauche massive des jeunes et des moins jeunes aujourd’hui réduits à galérer près d’une décennie avant d’obtenir un emploi véritablement stable permettant de planifier l’avenir. Après la première année de transition cette politique sociale serait largement autofinancée sans même mentionner les 20 milliards annuels du CICE transformé en exonération permanente pour le patronat, pour rien !

Le prétexte de cet essai fut la lecture récente du livre de Philippe Herlin, Pouvoir d’achat : le grand mensonge, Ed. Eyrolles, 10 septembre 2018. Il fut précédé par une courte note publiée pour saluer le mouvement des Gilets jaunes. (Cette note est disponible à ce lien  http://rivincitasociale.altervista.org/pouvoir-dachat-mobilite-budget-mal-ficele-et-volonte-de-rattacher-les-nouveaux-serfs-la-glebe-27-11-2018/ . Voir également les notes complémentaires en français dans la Catégorie « Ecomarxismo » du même site, notamment celles concernant les narrations fallacieuses du GIEC menaçant la fin du monde pour raboter encore les fins de mois … La mesure du CO2 utilisée par le GIEC pout apeurer le pauvre monde vient de l’observatoire de Mauna Loa à Hawaï, un des 16 volcans les plus actifs de la Planète, ce qui se passe de commentaire …)

Ce livre de Ph. Herlin arriva au bon moment, voyez plutôt la protestation citoyenne des « Gilets jaunes». Un des éléments clefs de ce livre utile est de rappeler la contribution de Jean Fourastié, particulièrement en ce qui concerne le concept de « pouvoir d’achat » et plus exactement de « niveau de vie ». Je passe sous silence le discours, pour moi confus mais que Herlin croit sans doute pondéré, au sujet du rôle de la concurrence comme régulateur socio-économique efficace. A l’époque du monétarisme triomphant, qui débouche aujourd’hui sur sa fin de cycle avec son désastreux cortège de privatisations et sa plus désastreuse encore définition de l’anti-dumping à l’OMC, cela convainc peu.

A la vérité Herlin y voit un moyen pour favoriser la productivité en brisant les avantages liés à certaines pratiques monopolistes et oligopolistes. Encore reconnaît-il que ce n’est pas toujours le cas. En fait, derrière cet acte d’équilibriste se cache son incapacité et celle de ses référents théoriques, dont Fourastié et Pareto, de conjuguer composition technique du capital et composition valeur d’échange du capital. La faillite de cette conjugaison est létale. Sur la base de la loi de la valeur de Marx, je suis le seul à pouvoir l’accomplir. Pour ce faire, il m’a fallu développer au préalable la théorie marxiste de la productivité en l’intégrant de manière entièrement cohérente dans la fonction de production immédiate – micro-économique – et dans les Equations de la Reproduction Simple et Elargie – soit l’équilibre général macroéconomique stationnaire ou dynamique.

Jean Fourastié ne parvint pas à offrir une théorie de la productivité cohérente. A la suite des historiens, en prévalence français, faisant la part belle à l’économie, il s’attacha à définir des séries statistiques fiables permettant de comprendre l’évolution des sociétés. Il se rabattit sur le « travail simple » de Adam Smith. Pour ce dernier la « pin factory » décomposait les métiers en tâches simples dans un vaste mouvement porté par l’industrialisation et le machinisme. En définissant le « travail simple », les métiers ou travaux complexes pouvaient être évalués en une somme de travail simple portant ainsi à une échelle salariale.

Fourastié suivit cette voie propre à l’économie politique classique d’avant Marx ; il prit donc le travail du manœuvre comme indicateur concret du « travail simple ». Il pensait tenir là un étalon de mesure invariable diachroniquement et synchroniquement. Déjà, dès le début des années 80, j’avais montré que ceci était faux, ce que Marx avait déjà démontré. La première forme publique achevée de ma démonstration se trouve dans mon essai Tous ensemble de 1998. (section Livres-Books de mon site jurassique www.la-commune-paraclet.com ) Le travail simple ne permet pas de rendre compte de la productivité micro-économique et de la compétitivité macro-économique. Comme nous le verrons plus bas, le concept opératoire est le travail abstrait, ce qui concrètement prend la forme du travail socialement nécessaire pour produire telle ou telle marchandise.

Herlin critique à juste titre la définition et l’évaluation du pouvoir d’achat par l’INSEE – les anglophones connaissent déjà les shadowstats qui donnent l’ « inflation » effective actuelle autour de 9 % aux USA. Il résume les problématiques : les composants qui entrent à tel ou tel moment dans le panier de consommation moyen servant à jauger le pouvoir d’achat réel – en fait, comme on le verra, à jauger l’« inflation » ; les effets de pondération émergeant par exemple du fait que plusieurs produits ont des élasticités données ; et enfin, Herlin a raison de le souligner, l’effet qualité des composants du panier, ce qui constitue une manière bien marginaliste de tenir compte de la productivité …

Herlin insiste à juste titre sur le fait que le panier de consommation n’inclut pas les cotisations sociales ni la part dévolue à la fiscalité. Répétons que le pouvoir d’achat sert pour évaluer l’impact de l’ « inflation », sa vocation de départ n’était pas d’évaluer le niveau de vie. Herlin montre l’incongruité de l’évaluation de certains produits par l’effet qualité, par exemple, les produits électroniques, mais il insiste surtout sur la sous-évaluation du poids réel du logement. Par le biais d’un supposé équivalent loyer, la part du logement dans le panier de consommation est  donnée à 6 % seulement!

Il propose donc de reprendre la démarche de Fourastié en remplaçant le travail du manœuvre par le SMIC afin de se donner le moyen d’évaluer plus justement le poids des principaux composants du panier de consommation moyen en fractions du SMIC. C’est une première approximation. Mais cela reste circulaire, le SMIC étant sujet à l’« inflation » tout comme les autres biens et services qu’il prétend mesurer en ses propres termes. Cette circularité est aggravée par le fait que le SMIC est un minimum horaire compatible aujourd’hui avec la précarisation à outrance de la force de travail, y compris dans ses formes les plus atypique, ce qui fausse toute la structure des prix « réels » ( ?) que l’on prétendrait dresser sur cette base « objective ». Je répète que, pour les économistes bourgeois,  le panier de consommation servait au départ à évaluer l’ « inflation » et non pas le pouvoir d’achat des salaires.

Le pouvoir d’achat de la monnaie et la mesure de l’ « inflation ».

Pour appréhender scientifiquement le sujet il faut tenir compte de sa genèse. Nous tenterons de montrer que le concept marginaliste de pouvoir d’achat est circulaire et que ce qui est communément appelé « niveau de vie » renvoie techniquement à la « structure de v » c’est-à-dire à la structure du capital variable, tant pour la fonction de production microéconomique que pour la fonction de production macroéconomique correspondant au capital social, soit à la somme du Secteur I des Moyens de production et du Secteur II des Moyens de consommation. Tout système économique doit se reproduire de préférence de manière positivement dynamique. Aussi, tout système de reproduction sera d’autant plus économiquement viable et cohérent, que sa « structure de v » en reflètera le plus fidèlement possible les composants systémiques liés à la consommation des ménages.

Pourquoi ne peut-on pas simplement exprimer le niveau de vie d’une personne en termes strictement monétaires ? Bien entendu parce que la monnaie est un équivalent général qui doit être elle-même évaluée selon un équivalent universel, soit la valeur d’échange de la force de travail, le seul équivalent universel qui existe dans le monde économique des marchandises , le monde de la valeur d’échange.

Les économistes bourgeois ont tenté de masquer cette réalité. En ce domaine, Irving Fisher est le plus grand falsificateur. Il fut un disciple de Böhm-Bawerk, le premier grand falsificateur de la critique scientifique de l’économie politique de Karl Marx. Il fabriqua de toute pièce le soi-disant « problème de la transformation de la valeur en prix de production ». (1) Irving Fisher se voulut disciple et continuateur. Böhm-Bawerk avait fait porter sa falsification sur la loi de la valeur du Livre I du Capital. Fisher tenta de falsifier le Livre III, celui que Marx consacra à la lutte des classes par laquelle la Reproduction Simple et Elargie, analysée dans le Livre II, était reformulée par la redistribution politique des ressources de la Communauté, en théorie du moins, en faveur de la Communauté, mais au sein du MPC selon une claire logique inégalitaire de classe. (2)

Le Livre III du Capital dont la publication advint après le décès de Marx est un recueil de manuscrits d’époques diverses. L’exposition de ce Livre III aurait été très différente sur nombre de points essentiels si Marx avait eu le temps de s’en charger lui-même. Quoiqu’il en soit, son idée maîtresse reste géniale, à savoir la lutte des classes comme moteur déterminant de la redistribution des richesses créées dans les paramètres définis par les Equations de la Reproduction Simple et Elargie exposées dans le Livre II. Ainsi est établie de manière scientifiquement élucidée  grâce à la critique de l’exclusivisme et à la loi de la valeur – les deux grandes contributions de Karl Marx – la compréhension de l’Histoire humaine, celle des luttes de classes, que Giambattista Vico avait découvert dans sa Scienza Nuova.

Pour Marx, les fondements de la lutte des classes réside dans les trois sources de revenus définissant trois grandes classes sociales, à savoir le salaire pour les prolétaires, la rente pour les « propriétaires terriens » et le profit pour les capitalistes. Marx n’ignorait pas les différences entre rente absolue et rente différentielle. Je renvoie à mon Tous ensemble pour le détail de cette question qui met également en cause le faux problème de la transformation des valeurs en prix de production, un faux problème dissipé par la théorie marxiste de la productivité que je fus le seul à démontrer en suivant la logique de Marx. Il reste que la transition du féodalisme agricole au capitalisme agricole se fit lentement, posant la difficile question de la coexistence à dominance de plusieurs modes de production et donc de l’alliance stratégique entre prolétaires et paysans.

Fisher quoiqu’Américain ne posa pas la question de la différence entre rente absolue et différentielle qui avait tant préoccupé Adam Smith et plus encore Ricardo et Torrens, ainsi que Marx … et Pierre-Philippe Rey à la suite du grand Louis Althusser. Ce qui importait pour lui c’était de supprimer la compréhension scientifique de la lutte des classes. Son travail consista donc à imaginer un « income stream » générique s’appliquant à tous indistinctement, patron, propriétaire foncier, paysan, ouvrier, ménagère etc. En supprimant les relations dialectiques expliquant la genèse de ces trois revenus selon Marx, il suffisait d’établir quelques règles comportementales simples et s’appliquant à tous – selon la présupposition d’une pérenne « nature humaine » – règles sensées gouverner ce flux de revenu (income stream). Ces règles consistent en préférence pour les investissements – évaluation du risque – selon un choix temporel supposant une anticipation des rendements sur le court, moyen et long termes.

Si, comme le démontre Marx, l’intérêt – classique – est déduit du profit (3) et si le profit correspond au surtravail imposé par le patron à ses travailleurs, alors la logique dominante sera celle de l’exploitation donc celle de la lutte des classe, de sorte que la logique générale induite par la falsification comportementale de l’« income stream » n’aura aucun sens. De fait, non seulement comme l’affirmait Keynes, un Etat ne gère pas son budget comme une famille victorienne mais, en outre, les penseurs antiques faisaient déjà une nette distinction entre l’économie familiale appelée économie et l’économie au sens moderne du terme jadis nommée chrématistique.

Dans sa falsification Fisher suivait la voie tracée par Jean-Baptiste Say sur la base de sa réinterprétation mystifiante de la théorie monétaire de Ricardo, culminant dans la paper currency. Elle consistait à masquer l’origine de la valeur d’échange – donc également du profit – nichée dans la spécificité du caractère dual de la marchandise « force de travail humaine ». Seule la valeur d’usage de la force de travail est capable de créer des valeurs d’échange en façonnant leur vecteur valeur d’usage. Cette falsification originelle de J.B. Say porta au concept marginaliste réducteur et univoque, l’utilité, exprimée uniquement en terme monétaire. En procédant de la sorte le facteur de production travail devenait un facteur de production comme un autre et pouvait être exprimé et échangé sous forme monétaire – bien entendu en faisant abstraction de son caractère humain et, en particulier du fait, qu’étant membre d’une espèce à reproduction sexuée, la reproduction du travailleur doit également tenir compte de sa reproduction humaine au sein d’un ménage dont la taille est variable.

Il fallut sortir du libéralisme classique fortement lié à la démocratie censitaire et cheminer vers un pluralisme politique mis en œuvre par la démocratie représentative bourgeoise – suffrage universel et secret – pour commencer à concevoir les trois composantes du « revenu global net » des ménages, dont le salaire individuel capitaliste – le salaire net sur la fiche de paie – n’est qu’un composant, les deux autres étant le salaire différé – pension, assurance chômage etc. –  et la part revenant aux ménages correspondant à l’accès universel garanti aux services et infrastructures publics financés par la fiscalité générale qui se développa au rythme de ce qu’il est convenu d’appeler l’Etat social ou Welfare State.

Fisher fut donc obligé de proposer une théorie monétaire compatible avec sa falsification de l’income stream. Sa soi-disant théorie quantitative de la monnaie est en fait très peu quantitative et totalement tautologique. Comme tant d’autres concepts fabriqués par les marginalistes, elle découle d’une manipulation du schéma de transformation simultanée de Tougan-Baranovsky. (4)

Tougan-Baranovsky tenta de résoudre le – faux – problème de la transformation de la valeur en prix de production en recourant aux équations quadratiques. Aux deux secteurs de la Reproduction Simple et Elargie de Marx, Secteur I des Moyens de production et Secteur II des Moyens de consommation, il ajouta donc arbitrairement un troisième Secteur nécessaire pour résoudre ses équations, celui de l’Or ou de la monnaie. C’est ici l’exemple le plus éclatant d’un Modèle occultant entièrement la réalité qu’il prétend analyser. De là vient la tautologie monétaire de Fisher, à savoir que la quantité de monnaie nécessaire est égale à la valeur monétaire des biens et services !!! Bien entendu il ajoute un peu de circulation mais seulement dans le sens connu alors pragmatiquement par les banques centrales émettrices de la monnaie métallique ou papier : le temps de retour après l’émission … Au niveau idéologique cette mystification avait l’avantage d’être congruente avec une autre ineptie marginaliste voulant que la quantité de monnaie nécessaire soit déterminée par l’Offre et la Demande dans un système donné, ici le système macroéconomique en trois secteurs.

Ce tour de passe-passe nous vaut quelques pages assez tristes ou très hilarantes selon le point de vue de chacun, dans lesquelles Fisher tente de montrer la différence entre une tautologie et ce qu’il prend pour une égalité. Or si A = A vous ne pouvez expliquer l’origine de A per lui-même. Une genèse est toujours une transformation. Mais ses maux ne finissent pas là. Avec une telle théorie monétaire le problème originel de la congruence entre le vecteur valeur d’usage et son expression monétaire en valeur d’échange revient avec vengeance sous la forme – pour lui générique – de l’inflation. Or, les grands prêtres marginalistes, s’ils désirent falsifier la réalité contre les marxistes pour mieux berner le peuple et les travailleurs, se doivent également d’être plausibles car ils doivent donner quelques règles opérationnelles aux tenants du système capitaliste, quitte à les réviser lorsque leurs narrations s’écartent fatalement trop de la réalité – ce qui est la fonction première des pseudo-prix Nobel d’économie destinés à légitimer ces recettes de cuisine adaptées de temps à autres selon les besoins. Par exemple, les comptabilités d’entreprise et nationale – PIB – sont le résultat de cette recherche d’une plausibilité opérationnelle. Comme chacun sait, elles ne valent guère plus.

Comment au sein de cette théorie univoque de l’utilité jauger l’écart entre la quantité de marchandises ou de biens et son expression monétaire – ou entre valeur d’usage (vu) et valeur d’échange (ve) ? Voilà Fisher lancé dans une de ses obsessions, surdéterminées par sa falsification initiale, à savoir celle des indices. Le premier qu’il tente de construire et sur lequel il reviendra sans cesse – on le comprend … –  est le panier de consommation ou Consumer Price Index. Il s’agit-là d’un autre typique « machin » circulaire. L’ennui avec la théorie quantitative de la monnaie d’Irving Fisher, reprise par tous les économistes bourgeois, c’est qu’ils la conçoivent comme un marché de la monnaie déterminé par l’Offre et la Demande, avec tous les problèmes ex ante et ex post que cette procédure marginaliste entraîne.

On sait que pour dresser la courbe de la demande il faut préalablement donner les barèmes de l’offre en prix (!), et inversement pour la courbe de l’offre. Croisez maintenant les deux courbes ainsi obtenues – hi-han ! – et vous voilà fier possesseur du juste prix de marché apparaissant à l’intersection des deux courbes. En outre, il est clairement faux d’affirmer que selon la « loi du marché », là où existe une demande il y aura forcément une offre correspondante au juste prix. Ceci n’est vrai que lorsque la demande est solvable. La société capitaliste, qui n’a jamais été aussi productive qu’elle ne l’est aujourd’hui, concilie de gigantesques gaspillages, parfois sous forme d’ « empreinte écologique » – voir celles de Al Gore et de Hulot, par exemple – avec l’insatisfaction chronique des besoins sociaux essentiels pour la majorité de la population désormais victime « une fois encore » de l’affirmation d’une intolérable inégalité philosémite nietzschéenne. (5)

De fait, cette procédure des courbes de l’Offre et de la Demande ne peut jamais donner simultanément la quantité et la valeur, ce qui devrait être assez gênant pour une soi-disant théorie quantitative de la monnaie. Sa circularité est encore aggravée par le fait qu’elle s’avère ontologiquement incapable d’expliquer la genèse des inflations. Le fait que Fisher consacre autant de temps à développer des indices nécessairement exogènes et historiquement construits, montre bien qu’il n’est pas dupe du fait que le marginalisme est incapable de donner quantité et prix simultanément ou, pour le dire autrement, qu’il est incapable de distinguer entre économie réelle et économie spéculative.

On sait ce que cela donne à une époque de spéculation hégémonique durant laquelle le taux d’intérêt spéculatif pose comme un taux de profit à part entière, phagocytant ainsi toute l’économie réelle (ex l’insoutenable Roe). D’ailleurs  les économistes bourgeois ne parlent de l’inflation qu’au singulier, tout au plus dernièrement font-ils la différence entre le niveau qu’elle atteint pour ses différents composants – inflation, core inflation … Bien entendu, cette fâcheuse conséquence vient du fait que son « income stream » confond allègrement salaire, profit et rente. Nous y reviendrons par la suite mais il suffira de noter ici que la masse salariale réelle ou sociale suffit avec ses rotations pour assurer tous les échanges nécessaires à la reproduction réalisée dans le cadre contraignant des Equations RS-RE, c’est-à-dire pour l’équilibre général stationnaire ou dynamique.

Comme immanquablement la réalité s’écarte de la narration, pour conserver une plausibilité à sa falsification de classe Fisher sait qu’il doit inventer un truc pour rendre compte de l’inflation. De fait, il en invente deux : Le Consumer Price Index et pour les séries statistiques sa fameuse Fisher Chain qui prétend corriger les prix pour l’inflation avec le CPI pour aboutir à de supposés prix constants qui seuls permettent la comparaison, à défaut de quoi cela reviendrait à comparer des pommes et des oranges.

Le raisonnement étant circulaire, il convient de se demander comment est construit cet indice ? Simplement en se donnant une année de base sans trop se creuser les méninges sur son expression « prix ». Donc, sans pouvoir réellement la corriger. Pire, dans le cadre de la logique induite par l’income stream, tous les agents économiques sont supposés se livrer à des calculs d’anticipation de revenus par rapport aux investissements consentis. Tout ceci dans le cadre de la logique du marché qui inclut le marché de l’offre et de la demande pour la monnaie.

Dans de tels paramètres l’inflation déclenchera forcement une spirale inflationniste impossible à contenir. Surtout à partir du moment où le système bancaire fractionnaire se met en place. A partir de là, le seul remède aux bulles causées par la spirale inflationniste et par ses anticipations moutonnières induites, est la purge par la crise. C’est d’ailleurs bien pourquoi en 1913 se met en place le Système de la Réserve Fédérale aux USA avec des mandats précis, à savoir sur la base de son monopole de la monnaie légale – legal tender – gérer son émission et sa circulation pour soutenir l’activité économique – dont l’emploi – et contrôler l’inflation.

Bien entendu, la FED – pas plus que les autres banques centrales bourgeoises – ne fut jamais capable de définir ni de contrôler l’inflation et moins encore de lisser les Trade cycles. ((6) je renvoie ici à l’admission de Janet Yellen …) En effet, la gestion de la FED et des banques centrales bourgeoises reste prisonnière de la théorie fisherienne – le réglage par l’offre et la demande de monnaie.

En fait, la confusion mystifiante entre monnaie et crédit porte les banques centrales bourgeoises à développer des agrégats monétaires dans l’espoir vain de les gérer plus finement mais toujours dans l’optique restrictive de classe. Ainsi, en regard des Trades cycles – une expansion sectorielle allant de pair avec une contraction sectorielle – les taux d’intérêts directeurs constituent un facteur aggravant pour l’inflation et les bulles spéculatives. Le remède ne peut être que la planification de la croissance selon une expansion sectorielle proportionnellement symétrique dans les divers secteurs et sous-secteurs selon les paramètres fournis par les Equations de la Reproduction Simple et Elargie. Mais cette gestion bourgeoise aveugle est nécessaire pour respecter l’égalité formelle de tous, riches ou moins riches, par rapport à l’accès à la « monnaie », entendue ici de manière générique sans distinction avec le crédit. On aura compris que dans ce domaine la démocratie bourgeoise est restée ce qu’elle était à l’origine, à savoir une démocratie censitaire.

Irving Fisher en fit d’ailleurs l’amère expérience car, ayant hérité d’une grosse fortune dans sa jeunesse, il finit ruiné après avoir eu tort dans toutes ses prévisions économiques, notamment sur l’irruption de la Grande Dépression et sur la fameuse Récession dans la Dépression de 1936-1937 durant le New Deal. Si le faussaire Nietzsche finit pendu fou au cou du canasson blessé en implorant « Pitié ! Pitié ! Pitié ! », le faussaire Irving Fisher ruiné se fit l’apôtre de la pseudo-théorie du 100 % Money qui, non seulement ne résoudrait rien du tout mais freinerait fortement la croissance économique. En effet, à la confusion marginaliste de départ entre monnaie et crédit, elle ajoute celle de l’épargne et de l’investissement, double et lamentable confusion que partage tous les économistes bourgeois sans exception. Les contributions du faussaire Irving Fisher sont aujourd’hui adoptées par tous les économistes bourgeois à quelques nuances près mais personne n’insiste sur leur origine vu le sort lamentable mais emblématique du personnage.

Le panier de consommation selon l’INSEE.

Philippe Herlin attache une grande importance au « pouvoir d’achat ». « Et ce pouvoir n’est pas offert –note-t-il – c’est celui que l’on obtient par son travail, par ses revenus; il active en conséquence immédiatement son inverse : la frustration » (p 9). Il sert également à calibrer nombre de décisions et d’anticipation capitalistiques, dont les augmentations salariales et celles des retraites, qui aujourd’hui peinent à suivre le taux d’inflation programmé.

Herlin rappelle que « Lors de sa création en 1945, l’organisme statistique reprend un indice constitué de trente-quatre articles : vingt-neuf denrées alimentaires, quatre articles de chauffage et d’éclairage, un article (le savon) pour l’entretien ménager, et c’est tout. Rien pour les produits manufacturés et les services. Mais dès 1949, l’indice s’étoffe avec 213 articles, il grandira encore ensuite, notamment en 1970 et désormais c’est à chaque mois, plus de 200 000 prix relevés sur le terrain, 180 000 tarifs collectés, environ 1 000 familles de produits et services suivies dans 30 000 points de ventes. » (p 18)

Outre le choix de ses composants le panier de consommation moyen est soumis à un « effet de pondération » des composants retenus selon l’évolution des prix. Par exemple, si l’augmentation du prix d’un article entraîne une baisse perceptible de sa consommation, l’INSEE le constate « et diminue en conséquence sa part dans le calcul de l’indice.» (p 19) En outre « … les produits composant l’indice sont tenus secrets, on ne connaît que les catégories mais pas les biens et services précis. » (p 20-21) Surtout ajoute Herlin « … comme le précise l’INSEE, sont exclus de l’indice : « Les impôts directs, les cotisations sociales, les intérêts (dont ceux du crédit à la consommation )»  car ils « sont naturellement des charges des ménages. Mais ces charges ne sont pas des achats de consommation et il est en outre difficile, sauf pour le crédit, d’y décerner des prix. » (p 21)

Je souligne de nouveau que l’indice – et son panier – a pour vocation de jauger l’inflation et non pas le pouvoir d’achat des ménages, confusion générale à laquelle succombe Herlin. Le pouvoir d’achat de la monnaie est distinct de celui des ménages. Nous y reviendrons plus bas. Qu’il suffise de noter ici que le salaire capitaliste net – la fiche de paie nette dépurée des cotisations sociales et des impôts – induira un meilleur pouvoir d’achat et surtout un choix de consommation personnel accru plus l’accès universel aux services sociaux et aux infrastructures publiques sera  assuré par des régimes publics gérés selon une logique solidaire et mutualiste. De fait, depuis les années 80, l’inflation est jugulée mais le pouvoir d’achat réel des ménages augmente peu ou décroît pour les couches de la population plus précarisées, du fait du démantèlement progressif des programmes sociaux..

La composition et la pondération du panier définies restrictivement par les économistes bourgeois ne sont pas anodins : Herlin fait remarquer à juste titre que le logement n’y est inclus que par la bande, par le biais d’un équivalent loyer estimée à 6 % du panier. Bien entendu, la part moyenne est plus proche des 25 % et même plus dans certaines villes. Le mètre carré dans la Capitale est évalué en moyenne à 9 000 euros et plus. Il est vrai qu’un effort est fait pour définir un indice harmonisé. Reste néanmoins, ainsi que le fait à juste titre remarquer Herlin, que le logement est évalué en Allemagne selon l’estimation du loyer que les propriétaires se paieraient à eux-mêmes aux conditions du marché. Ce qui produit un taux d’inflation plus élevé, soit 3,7 % en 1993 contre 2,1% en France la même année. (p 26)

A « l’effet pondération » l’INSEE ajoute « l’effet qualité ». Herlin a parfaitement raison de souligner les biais ainsi introduits. C’est le cœur de sa critique car elle met en cause la productivité et la nécessité de mesures plus objectives permettant de faire mieux coïncider la narration statistique avec les perceptions vécues des consommateurs. « Prenons un exemple : le nouvel iPad d’Apple coûte le même prix que l’ancien mais – attention – comme il est plus puissant que le modèle précédent, l’INSEE considère que « vous en avez plus pour votre argent » et inscrit dans sa base un prix en baisse, inférieur au prix affiché. De cette façon, les biens technologiques (téléphone, Internet, télévision, etc.) tirent vers le bas l’indice des prix. » (p 26) Tous les produits ou presque sont concernés , « l’automobile, les services, les vêtements, l’alimentation etc. » (p 27)

De plus, tous les ans près de 50 % des produits de l’indice sont remplacés de sorte que l’effet qualité généralisé concerne ¼ du panier. (p 27) ce qui induit une hausse moindre de l’IPC.

On sait que le Commodore 64 mettait à la disposition de ses utilisateurs un pouvoir de calcul supérieur à celui du Projet Manhattan bien que cet ancêtre du PC fonctionna surtout comme une machine à écrire connectée. Pour un produit identique ou largement élastique, une hausse de productivité devrait porter à une baisse proportionnelle du prix unitaire. Clairement un effet qualité est plus facile à repérer pour les intrants du procès de production que pour le panier de consommation. De fait, même Solow exprima des doutes sérieux sur l’impact des IT sur la productivité. Souvent l’effet qualité est purement subjectif ou pire encore le résultat de simples changements relevant plus de l’apparence que de la substance. Ceci est bien connu pour nombre de produits pharmaceutiques pour lesquelles tout change sauf les molécules actives, afin de renouveler les protections liées aux brevets. Herlin n’a donc pas tort de chercher une autre méthode d’évaluation de la part respective des composants du panier. Voyons comment il s’y prend en notant toutefois que ce faisant il déplace le problème de l’inflation sur sa supposée conséquence en terme de consommation.

Le panier de consommation selon Herlin.

Herlin rend un bel hommage à Jean Fourastié dont il déplore l’arrêt du groupe de recherche sur l’évolution des prix en 1978 lorsque Fourastié pris da retraite. (p 44) Il se propose d’en émuler ce qu’il nomme « la méthode des équivalents réels ». (p 41) Pour lui, il s’agit donc de répondre à la question : « Combien faut-il de temps de travail pour acquérir tel ou tel produit. » (p 40) Le travail du manœuvre de Fourastié prend donc naturellement la forme du salaire minimum ou SMIC. D’autant plus qu’il reconnaît à bon droit : « qu’il n’existe pas de valeur parfaitement neutre, même pas l’Or. Il faut donc s’intéresser à l’histoire du salaire minimal » (p 45)

Pour peu que l’on laissât de côté le glissement du pouvoir d’achat de la monnaie proprement dite au pouvoir d’achat du/des salaire.s, ici est nichée la faille de l’argument. Il porte sur l’évaluation du pouvoir d’achat selon un étalon sinon invariable du moins stable dans le temps. Herlin le sait puisqu’il ajoute immédiatement après : «  A certaines périodes, le SMIC a augmenté plus rapidement que le reste des salaires, à d’autres moins. Il faut le savoir même si, en définitive, cela aura peu d’influence sur le pouvoir d’achat, nous aurons l’occasion de le voir. » (p 45) En gros, si j’ai bien compris, pour bien saisir l’évolution statistique du pouvoir d’achat du SMIC, il faut réussir à avoir une idée subjective de cette évolution histoire, bref on tourne en rond.

Les lecteurs du Livre I du Capital se remémoreront l’analyse essentielle que Marx expose en distinguant « équivalent particulier » – n’import quelle marchandise peut jouer ce rôle – « équivalent général » – l’or, l’argent et la monnaie soit des marchandises faciles à transporter et à manipuler et surtout à diviser sans qu’elles ne changent de nature dans leurs parties aliquotes – et l’ « équivalent universel » pouvant donc servir d’étalon de mesure pour toutes les marchandises et lui-même en tant que marchandise, en définissant ainsi scientifiquement leur commensurabilité. Seule la force de travail peut servir comme équivalent universel étant le seul vecteur valeur d’usage capable de transformer les autres valeurs d’usage pour en faire des marchandises, c’est-à-dire des catégories appartenant au monde économique défini par la valeur d’échange. Le salaire minimum est une approximation de cet équivalent universel mais uniquement une approximation.

Nous verrons par la suite pourquoi et comment, en tenant compte de la théorie scientifique de la productivité – que Fourastié pas plus que Herlin aujourd’hui ne contrôlait – il convient de remplacer la référence au travail du manœuvre par celles du travail abstrait et du temps de travail socialement nécessaire, la commensurabilité s’opérant par le temps de travail unitaire nécessaire à la production de chaque marchandise.

Voici donc la définition opératoire de Herlin : « Le prix réel d’un bien s’obtient en division son prix constaté par le SMIC de l’époque » (p 105)

Ceci donne une évaluation comparative en fractions de SMIC mais en corrigeant de temps en temps selon son évolution. Le SMIC pouvant varier pour des raisons économiques liées au partage des gains de productivité ou bien pour des raisons politiques, tels les coups de pouce !!!

Ces approximations néanmoins utiles sont résumées dans deux tableaux récapitulatifs couvrant la période 1965-2015. (pp 95-98)

Voici le premier :

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Voici le second :

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

De manière évidente Herlin sent bien que son étalon est élastique. Pour éviter de tourner en rond il se réfugie dans une apologie de la concurrence seule capable à ses yeux d’assurer « le progrès technique ». Il pose l’équation « pouvoir d’achat = progrès technique » puis il en appelle à cette citation de Fourastié : « Le progrès technique est pour le niveau de vie, le facteur crucial » (p 112) Il le fait sans se rendre compte de la confusion entre « pouvoir d’achat » et « niveau de vie ».

La concurrence devient donc le démiurge qui assure le progrès technique, donc la productivité. Il affirme : « Le progrès technique ne tombe pas du ciel, il faut un contexte concurrentiel. » ( p 112) Il ajoute très sagement : « La seule augmentation des salaires ne peut suffire à accroitre le pouvoir d’achat, si elle ne s’accompagne pas d’une hausse de la productivité. D’ailleurs, une augmentation trop rapide du SMIC – supérieure au salaire médian – se traduit … par une augmentation du nombre de salariés payés au salaire minimum. » ( p 113) Voilà Herlin bien assis entre deux chaises, une concurrence démiurge et un SMIC en partie décidé politiquement.

Mais il est Français et de surcroît il a lu Fourastié. Aussi s’il juge la « concurrence trop souvent entravée » (p 121) il insiste également sur « les ratés de la concurrence » (p 139) dus au monopole et à l’oligopole, au capitalisme de connivence, à une conception – européenne – simpliste qui empêche l’affirmation de « champions nationaux », à  « la naïveté face à la concurrence internationale : beaucoup de pays ne jouent pas le jeu et faussent les règles à leur avantage » ( p140) enfin à « la bureaucratisation : dans ce domaine, l’Union européenne fait très fort avec une accumulation de textes au juridisme excessif, qui avantage de facto les grandes entreprises … » (idem)

Bref, nous avons déjà souligné le fait qu’il ne distingue pas entre composition technique et composition valeur du capital, nous constatons ici que cette confusion s’aggrave par le fait qu’il ignore les lois de motion du capital, la centralisation et la concentration, ou, en termes marginalistes, la logique des économies d’échelle et des fusions. En outre, si la productivité doit être liée à la hausse du « pouvoir d‘achat des salaires » il conviendrait d’en partager les gains. Le lecteur de Fourastié constate que « Ce partage (de la valeur ajoutée ) est de l’ordre de deux tiers pour le travail et d’un tiers pour le capital . » (p116) Bien entendu, ce rapport s’étant détérioré au désavantage des travailleurs, voilà Herlin embarqué dans le wagon monétariste de l’Etat minimum qu’il ne soupçonne pas un seul instant d’être au service de la concurrence et de la spéculation qui sont les vrais agents de cette détérioration anti-économique. Aussi incroyable que cela puisse paraître en ces temps de fiscalité régressive et anti-constitutionnelle, voici Herlin affirmant un credo que Fourastié trouverait bien étrange lui qui chanta les prouesses socio-économiques des « Trente glorieuses » : « On veut occulter l’importante captation qu’opère l’Etat sur la richesse créée par les entrerpises, comme s’il fallait rester dans une opposition frontale entre les salariés et les patrons, mais sans s’interroger sur le niveau de la dépense publique … » (p 117) Ainsi le mauvais partage de la valeur ajoutée serait dû à la taille excessive – selon quels critères ? – de l’Etat !!!

Cette attaque du rôle de l’Etat peut sembler contradictoire puisque l’efficacité de la régulation socio-économique incarnée par la Planification indicative et incitative, dite à la francaise, a malheureusement été remplacée par la LOLF reaganienne-monétariste de De Boissieu qui fut le complice de Jeffrey Sachs dans la destruction de la Russie du pitre Eltsine. On sait que Sachs dût changer le nom de sa boîte pour effacer ses traces et échapper ainsi à d’éventuelles poursuites. La contradiction pourrait sembler plus forte encore si l’on tient compte du fait que Herlin a souligné la non-prise en compte par l’INSEE des cotisations sociales – i.e. l’épargne institutionnalisée qui joue un des rôles majeurs et plus fortement anti-cycliques dans la régulation économique – après avoir souligné la sous-évaluation de la part du logement dans le panier moyen.

La foi ne connaît pas la contradiction. Bien que Herlin prenne dûment note du fait qu’il y a en France 2,6 millions de logements vides dont 1 million en Île de France, il s’en prend néanmoins « la loi SRU obligeant les communes de plus de 3 500 habitants à avoir 25 % de logements sociaux ( ce qui ) constitue un impôt déguisé : le promoteur revend couramment à perte les logements sociaux de son opération, et doit donc se rattraper sur les logements vendus sur le marché . » ( 146)

Bien entendu, ce problème ne prendrait pas cette allure si l’Etat lui-même ne s’était pas dégagé de la construction du logement social nécessaire et de plus en plus de la gestion des HLM existants ; ou encore si l’Etat n’avait pas permis l’entrée massive de la spéculation – equity funds etc – dans le secteur, ce qui pousse les loyers à la hausse tout en vidant le cœur des villes de leurs couches populaires. On dénonce à juste titre les « marchands de sommeil ». La chose étant aggravée aujourd’hui par la facilité avec laquelle les cours appuient ces spéculateurs en forçant l’évacuation et la mise à la rue des occupants moins pécunieux. On ne s’étonne donc pas lorsque Herlin pousse son raisonnement en faveur de la dérèglementation des taxis et ainsi de suite …

Le pouvoir d’achat de la monnaie selon la théorie quantitative scientifique – marxiste – de la monnaie.

On a vu que malgré la confusion d’Herlin, le pouvoir d’achat de la monnaie est lié à l’IPC. Les marginalistes conscients des défauts de leur narration tentaient ainsi de se donner des séries en prix « constants » suffisamment plausibles pour appuyer les prises de décision des agents économiques, notamment dans leurs anticipations. Pour comprendre la supercherie, il suffira ici de rappeler que la monnaie a pour eux un prix déterminé par le marché soit l’Offre et la Demande de la monnaie, mais néanmoins ce juste prix de marché doit être corrigé rétroactivement par l’IPC … (Cela ne semble gêner personne.)

Du point de vue scientifique, donc marxiste, parler du pouvoir d’achat de la monnaie revient à commencer par la fin. En effet, la théorie quantitative scientifique de la monnaie nous dit qu’il existe une distinction primordiale entre la monnaie servant à effectuer les échanges et le crédit qui, pour sa part, est une anticipation des investissements. La monnaie, équivalent général, sert à faciliter les échanges économiques permettant de faire circuler les marchandises tout en réalisant leur valeur d’échange afin de permettre la reproduction du système de manière stationnaire ou dynamique. Elle nous dit également qu’il existe deux masses monétaires, réelle ou sociale, nécessaires et suffisantes pour assurer tous les échanges d’un système économique donné sans ralentissement arbitraire. Le système de reproduction stationnaire – Reproduction Simple (RS)– étant :

SI        =  c1 + v1 + pv1 = M1

SII       =  c2 + v2 + pv2 = M2

Capital social = (c1+c2) +(v1+v2) + (pv1 + pv2) = (M1 + M2)

 

Les Equations de la RS étant :

c2 = (v1 + pv1)

M1 = (c1 + c2)

M2 = (v1 + pv1) + (v2 +pv2)

 

La masse monétaire réelle nécessaire et suffisante aux échanges est égale à la masse salariale réelle, ici (v1 + v2) dans le capital social.  Les échanges sont toujours et par définition bilatéraux, de sorte que le nombre de rotations de cette masse salariale réelle sera :

S = masse monétaire = masse salariale réelle.

R = nombre de rotations; R = C/v + pv/v – où C =(c +v) ici dans la fonction de production du capital social

(M1 + M2) €  = valeur en euros du produit total = S x R

Dans cet exemple, les deux fonctions de production sectorielles SI et SII – sous lesquelles tous les autres sous-secteurs et branches peuvent être rangés, les filières étant trans-sectorielles – produisent dans les mêmes conditions, soit la même composition organique du capital (v/C où C = (c+v)) et le même taux de plus-value ou d’exploitation du travail (pv/v).

En supposant ici le plein emploi, la valeur d’échange de la force de travail – l’équivalent universel – est égale à sa valeur monétaire – équivalent général – donnée par la masse salariale réelle. Dans un tel système, le rôle de la Banque centrale consiste uniquement à émettre les dénominations monétaires suffisantes et nécessaires pour assurer tous les échanges sans friction inutile, donc à émettre la juste quantité de S en tenant compte des rotations. Le crédit public devrait relever de la Planification et des ministères de tutelles des secteurs et branches, en respectant une allocation symétriquement proportionnelle définie par les Equations RS-RE, entre secteurs selon les priorités fixées par la Reproduction Elargie.

Nous avons montré, par exemple dans Tous ensemble et plus encore dans le Précis d’économie politique marxiste – v. la section Livres-Books de mon site jurassique www.la-commune-paraclet.com – que l’introduction d’une hausse de productivité dans un seul secteur ne change rien à la cohérence du système RS présenté, puisque la modification de la composition organique due à la hausse de la productivité  modifie de manière proportionnellement inverse le taux de plus-value. La théorie marxiste de la productivité – qui m’est due – dissipe ainsi le faux problème de la transformation des valeurs en prix de production et bien d’autres faux problèmes, par exemple celui d’une tendance à la baisse du taux de profit en abstraction de la tendance contraire pourtant exposée par Marx dans son Livre III du Capital. En effet, il convient de ne pas confondre taux et volumes de profit. Bref, conceptuellement parlant, le cas de secteurs partageant les mêmes conditions n’est plus à considérer comme un cas spécial, puisque la cohérence est maintenue avec la théorie scientifique de la productivité.

Une hausse de la productivité implique que la fonction de production modifiée pour v/C et pv/v sera capable de produire plus d’un même produit ou d’un produit très élastique en un même temps de travail. Concrètement parlant, cela signifie que l’on produira plus avec moins de travailleurs physiques, la productivité intensifiant structurellement le travail des travailleurs employés. (7)

La productivité est une intensification structurelle du travail causée par une meilleure composition organique du capital – nouvelles techniques, organisation du procès de production immédiat plus efficace, etc. Cela étant, il est clair que l’augmentation incessante de la productivité, inévitable dans un régime concurrentiel – et de toute manière également recherchée dans un mode de production socialiste pour libérer le temps de travail en le raccourcissant – contribuera à « libérer » nombres de travailleurs. Ces derniers seront réduits au chômage, du moins si l’introduction de nouveaux secteurs ou de secteurs intermédiaires ne permet pas leur « déversement » (A. Sauvy) productif ou bien tant que les diverses formes de RTT n’auront pas contribué à le résorber.

Avec le développement du système capitaliste, nous assistons à deux phénomènes parallèles, l’exode rural et le remplacement accéléré de la famille élargie par la famille nucléaire. Se pose alors directement le problème du soutien, au moins minimum, des populations actives réduites au chômage – « through no faults of their own » comme disaient à juste titre les travailleurs industriels américains réclamant leurs justes droits dans les années 20 et 30.

La solution capitaliste à ce problème, motivée par la volonté récurrente de réduire les classes laborieuses au minimum physiologique, consista à faire payer les travailleurs eux-mêmes – ce qui est bien montré entre autres par le pitre Solow avec son « razor-hedge equilibrium » conçu pour re-normaliser les tendances sociales du keynésianisme appuyées par la défense des droits sociaux conçus comme droits fondamentaux par Lord Beveridge. Mais ceci était également accompli de manière plus mystifiée par le biais de la gestion monétaire instrumentant l’inflation. Cette stratégie inflationniste était plus efficace avant l’institutionnalisation du salaire différé dans ses formes fonds de retraite et fonds d’assurance-chômage, l’organisation publique du salaire différé contribuant à en diminuer fortement les effets néfastes.

Pour rendre compte de l’Armée de réserve, la masse salariale réelle (S) se transforme en masse salariale sociale (Ss). Une émission supplémentaire de l’agrégat monétaire de base s’ajoute donc à S selon des critères bien définis et soigneusement enrobés de morale bourgeoise. Pour soi-disant éviter d’inciter à l’oisiveté – lisez : pour forcer les chômeurs à accepter n’importe quel travail au plus bas prix – le soutien aux chômeurs est maintenu en-deça du plus bas salaire de la population active – ou salaire minimum lorsque celui-ci existe –, ce dernier devant osciller pour les mêmes raisons bourgeoises autour du niveau physiologique.

Si, en suivant Marx, nous définissons les chômeurs dans le MPC comme Armée de réserve du capital (AR) nous obtenons ceci :

Supposons un système RS A de départ dans lequel SI et SII opèrent selon la même v/C et le même taux pv/v., nous aurions en A:

            SI : c1:80€        v1:20€                       pv1:20€                       = M1:120€

80Mp/80h       20Mp/20h                  20Mp/20h                     =    120Mp/120h

           SII: c2:40€         v2:10€                      pv2:10F€                    = M2:60€

40Cn/40h         10Cn/10h                   10Cn/10h                     =     60Cn/60h

(v1+v2) = 30

Ici un Cn valant un Mp et les conditions productives étant identiques, le travail est d’emblée du travail homogène selon la terminologie d’Emmanuel Arghiri (ce que Marx appelle “travail abstrait”) et donc immédiatement comparable. Montrons qu’il en va de même lorsque la productivité diffère d’un secteur à l’autre à condition d’en respecter la règle.

Soit donc le système RS A’ tel que la productivité se serait approfondie de 1/4 en SI; nous aurions:

SI : c1:84 €        v1:16€                      pv1:20€                       = M1:120€

105Mp/84h     20Mp/16h                  25Mp/20h                     =    150Mp/120h

SII : c2:36€        v2:9€                        pv2:9€                         = M2:54€

36cn/36h          9cn/9h                 9Cn/9h                   =    54cn/54h    (45Mp)

(v1+v2) = 25 (AR vaut en euros = 2.5 en supposant que les travailleurs « libérés» reçoivent  une aide de ½ du salaire des travailleurs actifs.

La masse salariale réelle S tenant compte de AR devient donc la masse salariale sociale Ss = 25 euros + 2.5 euros = 27.5 euros.

Le taux d’inflation structurel, le principal taux d’inflation, est défini par Ss/S soit 27.5/25 = 1.1.

Les échanges via les rotations de la masse salariale sociale généralisent l’inflation sans changer le contrat de travail, de sorte que l’on aura le schéma prix suivant :

 

SI : c1:92.4 €    v1:17.6€                   pv1:22€                         = M1:132€

105Mp/84h     20Mp/16h                  25Mp/20h                     =  150Mp/120h

SII : c2:39.6€    v2:9.9€                     pv2:9.9€                        = M2:59.4€

36cn/36h          9cn/9h                 9Cn/9h     =    54cn/54h             (45Mp)

Explication : Le salaire est toujours versé à la fin du procès de production. Il est versé en monnaie dont la somme est censée correspondre aux stipulations du contrat de travail. Le total (v1 + v2) en Cn se répartit par le biais des échanges entre (v1, v2 et Ar) et, ce faisant, généralise l’inflation au système entier. Ainsi v1 devait pouvoir acheter 16 Cn , mais du fait de l’inflation son salaire nominal n’en acquerra plus que 14.54 Cn ; de même v2 achètera 8.18 Cn au lieu de 9 Cn et AR recevra 2.27 Cn.

Tant que les salaires ne seront pas indexés au taux d’inflation, ici le taux structurel, ils seront inexorablement rabotés, cycle de reproduction après cycles de reproduction. Bien entendu, les éventuelles hausses salariales viendront mitiger ce rabotage systémique. En effet, au cycle prochain, les rapports essentiels, v/C et pv/v, restent inchangés de même que le contrat de travail par lequel v1 est censé recevoir 16 Cn et v2, 9Cn.

La cruciale conquête populaire permettant le passage historique incorporant le salaire différé – et les impôts – à la fiche de paie brute par le contrat de travail offre la solution du problème en termes réels. Mais ceci est vrai uniquement s’il est suffisant pour couvrir les besoins, en particulier ceux du régime de pension et de l’assurance chômage. Ceci est transparent avec le système par répartition, quoique les systèmes contributoires publics – non joués en bourse … – jouent le même rôle. Au demeurant, ces derniers permettraient la constitution de Fonds Ouvriers capables d’accumuler un capital public permettant de transformer la propriété privée en propriété publique ou coopérative très rapidement ainsi qu’il fut expliqué dans mon Tous ensemble s’inspirant ici de R. Meidner. La transition serait vite accomplie si on songe aux 20 milliards annuels du CICE transformés en exonération de cotisations sociales. Quoiqu’il en soit, une indexation résiduelle ou une juste hausse des salaires seront toujours nécessaires, ne serait-ce que du fait de l’existence des autres formes d’inflation.

Avec le MPC, ces correctifs ne sont mis en œuvre que de manière empirique et aveugle, suite aux pressions populaires, syndicales et politiques. La logique capitaliste est réifiante, inhumaine ; elle s’obstine à traiter le travailleur comme un simple facteur de production échangeable à tout moment sous sa forme monétaire – y compris désormais sur le marché boursier global. Témoin l’impitoyable suppression a-économique des filets sociaux par les monétaristes et néolibéraux actuels, en tout premier lieu les régimes de pensions et d’assurance-chômage désormais de plus en plus privatisés. Notons que le régime par répartition fut adopté suite à la ruine en bourse des systèmes alors existants durant les années 30.

Reste à expliquer le faible taux d’inflation actuel. Il est bien dû à la falsification statistique comme le montre les shadowstats ou Herlin. Mais il n’aura échappé à personne que la bataille monétariste contre l’inflation suivit le démantèlement sauvage des programmes sociaux et l’adoption du workfare par Reagan, aussitôt imité partout ailleurs. Aujourd’hui, même l’inflation officiellement programmée n’est plus compensée ; les retraités le  savent puisque désormais leur compensation sera d’un maigre 0.3%.

Dans Tous ensemble j’ai noté que ce taux d’inflation structurel transforme l’équilibre valeur en un « équilibre valeur-prix » qu’il est toujours possible de corriger par le retour au plein-emploi soit par le déversement soit par la RTT dans la mesure où le taux d’échange reflétant la productivité microéconomique et la compétitivité macro-économique le permet. On remarquera qu’en connaissant la genèse des inflations, on peut remonter à l’expression valeur d’échange sous-jacente. Les prix constants marginalistes et fisheriens sont donc bien une foutaise découlant d’une série de falsifications consciemment accomplies.

Au sein du MPC cette inflation structurelle – ainsi que les autres inflations monétaires – permet tout simplement de faire payer le maintien de la force de travail non-active à la force de travail active sans passer par la redistribution plus politiquement risquée de la « plus-value sociale » sous la forme du salaire différé et des autres filets sociaux. Ceci s’accomplit automatiquement par la dévaluation monétaire réalisée dans les échanges face à une valeur d’échange totale inchangée.

Nous avons dit qu’il existe d’autres formes d’inflation que l’inflation structurelle. Nous renvoyons ici à notre Précis d’économie politique marxiste.  Nous nous bornerons à mentionner brièvement le rôle de la concurrence dans la production des écarts entre valeur d’échange et prix, en renvoyant au même ouvrage librement accessible dans la section Livres-Books de mon vieux site jurassique www.la-commune-paraclet.com.

Prenez notre schéma marxiste canonique en deux Secteurs des Mp et des Cn. On sait que la cohérence de ce schéma est résumée par les Equations de la RS-RE pour le cycle entier de reproduction. En fait ces Equations formalisent ce que Marx avait génialement énoncé comme demande sociale dans ses Manuscrits parisiens de 1844. Une planification conséquente tiendra compte de ces Equations pour les anticipations liées aux investissements nécessaires à la Reproduction Elargie. Soumettez maintenant les deux fonctions de production en SI et SII à la concurrence, c’est-à-dire à des choix peu coordonnés – sauf par d’éventuelles études de marché – et principalement motivés par la concurrence intra-industrie. La recherche de la productivité individuelle sera le moteur principal de cette concurrence. Mais le résultat des productions ne sera jamais optimum par rapport aux contraintes de la RS-RE. Qu’à cela ne tienne, le MPC est mu par la logique de la concentration-centralisation du capital, et la comptabilité d’entreprise est faite sur mesure. Par exemple, la gestion des stocks qui, s’ils ne disparaissent pas, sont réévalués selon les conditions de production dominantes lorsqu’ils sont mis sur le marché. En fin de compte, puisque les Mp et les Cn doivent s’échanger entre eux, tous ces mécanismes aveugles sont surdéterminés de manière sous-jacente par les Equations de la RS-RE. Il y a donc toujours un équilibre capitaliste ex post mais bien entendu il n’est jamais socialement optimum.

Cela étant dit, pour bien évaluer les expressions prix, il convient d’inclure dans les Schémas tous les sous-secteurs qui contribuent à la réalisation finale de la marchandise. Donc en commençant par l’extraction des matières premières, en incluant les services dont les services bureaucratiques et financiers, ainsi que le transport, le marketing et la vente/achat. Cette réalisation implique tous les circuits du capital marchandise, production et argent, les échanges à chaque niveau étant médié par la monnaie. Bien entendu, la recherche de l’optimisation des input entrant dans le procès de production immédiat fait partie de la logique de l’accumulation du capital. Ceci se fait par rapport aux concurrents. Cependant, les firmes multinationales et les transnationales en position d’oligopoles adoptent parfois toute une panoplie de stratégies pour éliminer les autres joueurs de leur secteur. (8) Néanmoins, en ce qui concerne la valeur d’échange ou l’expression prix, c’est l’utilisation effective des intrants qui compte et non leur utilisation « optimum » ( ?) éventuelle.

Résultat : le temps de travail socialement nécessaire unitaire du produit mis en vente est la base pour juger de la structure des prix relatifs et en fin de ligne du niveau de vie effectif dans un système donné. Bien entendu, pour intervenir dans l’économie réelle, ceci suppose que l’on puisse connaître les dérives monétaires – inflations etc. –, y compris celle du salaire nominal, la forme salaire qui est effectivement dépensée. C’est d’ailleurs pourquoi les travailleurs, les retraités et les citoyens en général, qui n’ont pas voix au chapitre en ce qui concerne l’allocation des ressources, exigent au minimum l’indexation de leurs revenus. Ils savent pertinemment qu’ils seront autrement détroussés silencieusement par le biais des inflations, en plus de l’exploitation directe subie au travail. Autrement dit, tout en maintenant leurs autres revendications syndicales ou de classe, ils ne sous-estiment pas les déviations monétaires qui grugent encore leur niveau de vie.

Les lois de motion du capital, outre la productivité, sont essentiellement résumées par les tendances conjointes à la concentration et à la centralisation du capital. Elles sont aggravées par la gestion monétaire de la Banque centrale bourgeoise. Cette dernière, notamment par ses supposés taux directeurs uniformes – sans parler de ses plans de sauvetage du capital privé – n’a qu’une seule et unique fonction, celle d’assurer l’égalité formelle d’accès des agents économiques privés à la monnaie et au crédit, en confondant les deux. Bien entendu, il s’agit d’une égalité censitaire, la taille des agents étant ici déterminante. Ceci explique les crises conjoncturelles récurrentes, puisque les Trade cycles sont le résultat d’une expansion spéculative dans certains secteurs accompagnée de contractions en d’autres secteurs, le commerce extérieur ne pouvant pas toujours médier correctement ces contradictions.

Il reste que si la concurrence s’abolit elle-même dans le moyen et le long terme, ainsi que le note Marx dans ses Manuscrits parisiens de 1844, de sorte que l’explication des prix et du profit doit être ailleurs, elle n’en constitue pas moins la règle comportementale que le MPC se donne à lui-même, ce que certains ont nommé à juste titre « the acquisitive mind ». Elle est surdéterminée par la recherche incessante de la plus grande productivité et donc de l’accumulation continue du capital. Au niveau systémique ceci se traduit par les contradictions induites par cet aveuglement social subordonné à la logique de l’égoïsme privé, autrement connu depuis Adam Smith comme opération de la « main invisible ».

Le résultat en terme de RS-RE ou en terme d’équilibre stationnaire ou dynamique étant le grand et inévitable gaspillage associé au MPC alors que nombre de besoins sociaux essentiels ne sont pas assurés car jugés non solvables. Malheureusement même la R&D suit cette logique de l’accumulation privée. Malgré les productions erratiques et désordonnées dues à la main invisible, les Equations de la RS-RE restent déterminantes pour forcer l’équilibre nécessaire à la Reproduction. Elles définissent la demande sociale et surdéterminent donc – pour reprendre le terme du grand Althusser – l’équilibre. Sauf qu’avec le MPC cet équilibre est non seulement ex post, il est également infra-social, au point que souvent on peut parler littéralement d’équilibre des cimetières. (Voir les centaines de milliers morts associés aux réformes monétaristes, qui ne concernent pas uniquement les morts causés au Chili, en Amérique latine ou en Afrique, mais dernièrement en Grèce etc.)

Dans mon Précis j’ai montré les effets monétaires principaux qui sont liés à l’opération aveugle de la concurrence capitaliste – c.à-d., à son expression « main invisible » dans l’allocation des ressources de la Communauté. Ici aussi, tout comme pour l’inflation structurelle, en connaissant la cause des déviations monétaires, on peut  en évaluer plus ou moins précisément l’impact. Tâche qui s’avèrerait bien plus aisée grâce au développement de statistiques marxistes fondées sur la fonction de production et sur les Equations de la RS-RE. Il en va de même pour l’inflation importée déjà mentionnée dans mon Tous ensemble, qui met essentiellement en cause le taux de change et par conséquent l’adéquation de l’insertion de la Formation sociale nationale dans l’Economie Mondiale dans le respect de la productivité microéconomique et de la compétitivité macroéconomique, puisque aucun pays ne peut vivre longtemps au-dessus de ses moyens.

Grâce à la théorie quantitative marxiste de la monnaie, nous savons donc ce qu’est le pouvoir d’achat de la monnaie.

Il faut maintenant retourner à l’autre problème essentiel, à savoir celui improprement nommé « pouvoir d’achat du salaire » qui recouvre le problème de l’équité de la distribution-redistribution capitaliste telle que réalisée dans la « structure de v » ou, si on préfère, dans le « revenu global net » des ménages qui définit le niveau de vie.

En bref, la « structure de v » sera d’autant plus juste qu’elle reflètera la structure de la RS-RE, y compris en tenant compte de l’insertion dans l’économie mondiale capitaliste. On se rend immédiatement compte du fait que la « structure de v » est inadéquate dans le MPC. Elle est sacrifiée à la logique de l’accumulation a-économique privée produisant crises conjoncturelles – trade cycles – et crises structurelles – surproduction/sous-consommation.

Avec l’Etat social, la « structure de v » prit la forme du « revenu global net » des ménages, un peu plus équitable. Cette meilleure redistribution de la plus-value entre travail et capital fut totalement remise en cause par les monétaristes et néolibéraux actuels menant à la plus grande dépression depuis la Grande Dépression déclenchée en 1929. Selon les chiffres de 7 % à 10 ou 11 % du PIB fut transféré du travail au capital depuis les années 80, années marquées au sceau de la contre-réforme monétariste néolibérale, sans aucune contrepartie pour le monde du travail à part une précarisation accrue. Les seuls intermèdes à cette régression sans égale depuis les années 20-30 furent le programme commun de la gauche jusqu’au « tournant de la rigueur » de 1983 et la RTT mise en place par la « gauche plurielle ».

Voyons ceci plus en détail.

Le temps de travail socialement nécessaire par unité de produit est l’étalon de mesure universel des prix relatifs, pas le travail du manœuvre ou le SMIC. 

Alors que Adam Smith réfléchissait en terme de travail complexe – métiers – à décomposer en une somme de travail simple par la division moderne du travail – pin factory –, Fourastié adoptait le travail du manœuvre comme étalon de mesure. Il était surtout préoccupé par l’effet du machinisme et de la technologie sur la productivité permettant de hausser le niveau de vie des citoyens. Il écrivit de belles pages en comparant la longévité et le niveau de vie de l’époque de sa grand-mère bretonne avec ceux prévalant à son époque. Mais il ne disposait pas d’une théorie scientifique de la productivité. Il tenta cependant d’aborder la question rigoureusement en se fondant sur les faits « empiriques » diachroniques et synchroniques soigneusement amassés.

Le travail du manœuvre permettait de rendre ces faits analysables puisqu’on pouvait supposer que le travail du manœuvre – ouvrier non spécialisé – restait stable dans le temps et l’espace. De fait, avant le MPC fondé sur la productivité comme forme dominante d’extraction de la plus-value, tous les modes antérieurs reposaient sur l’extraction de la plus-value absolue – la durée du travail – recourant parfois à l’intensité transitoire du travail (le proverbial coup de collier.) Fourastié tenta de conforter son point de départ analytique en s’attachant à l’étude de certaines productions restées inchangées jusqu’au début de l’époque moderne. Son exemple plus fameux étant la production des miroirs. Une fois établi le travail du manœuvre comme étalon de mesure on pouvait décomposer les différents travaux en échelles salariales utiles pour les comparaisons.

Sans théorie de la productivité cette approximation reste très aléatoire. Et le devient de plus en plus à mesure que la productivité capitaliste continue à affirmer son emprise sur la Formation sociale nationale, réduisant ainsi les anciens modes de production qui coexistaient jusque-là de manière subordonnée avec le MPC en résidus historiques sans grande incidence. C’est particulièrement le cas dans les campagnes avec l’affirmation du capitalisme agricole, fortement accélérée par la PAC.

L’ « empirisme baconien » (expression de Koyré) qui caractérise l’expression « travail simple »  ou « travail du manœuvre » doit céder la place aux concepts de travail abstrait et de temps de travail socialement nécessaire à la reproduction, le premier ayant trait à la fonction de production, le procès de production immédiat, le second exprimant le même concept au niveau macro-économique de la Reproduction Simple et Elargie.

Dans le procès de production immédiat formalisé par la fonction de production : c + v + pv = M, s’affirme une utilisation spécifique des facteurs de production. Elle est analysable dans une société donnée – c.à-d., dans le cadre de ses conditions « morales » ou civilisationnelles, pour mieux dire paramétriques – comme composition organique du capital (v/C) avec son taux de plus-value systémiquement associé (pv/v).

Cette organisation du travail et de la production opère une division du travail interne, de sorte que les métiers impliqués apparaissent dans la formalisation de la fonction de production comme du travail abstrait. En d’autres termes, ce n’est plus le métier ou le travail complexe spécifique qui importe à ce niveau mais le collectif de travail auquel il appartient. Pour autant, la fonction de production étant contrôlée par le capitaliste possesseur des Moyens de production, il se joue à ce niveau une âpre bataille pour déposséder le travailleur de ses « secrets » et de sa « façon », c’est-à-dire de son habileté à transformer les autres valeurs d’usage en marchandises. L’objectif du capitaliste sur ce « contested terrain » étant de décomposer et recomposer mécaniquement les tâches de manière plus subordonnée – taylorisme, micro-taylorisme – afin d’ôter tout pouvoir de négociation aux travailleurs spécialisés.

Pour comprendre le passage du travail abstrait, devenu un « concret pensé » scientifique et non plus une donnée empirique baconienne, au travail socialement nécessaire, il suffira de se reporter aux Schémas présentés ci-dessus qui introduisent la productivité en SI. En SI, C = (c1 + v1) = 100 avant et après l’introduction de la productivité afin de faciliter la comparaison et l’analyse de la mutation subie. Au départ v1 : 20 euros = 20 Mp. Après l’introduction de la productivité v1 = 16 euros = 20 Mp mais comme v1 doit échanger ses Mp en Moyens de consommation (Cn) et que maintenant on est passé de 1 Mp = 1 euro à 1 Mp = 0.8 euros l’échange des Mp de v1 en Cn donnera 16 Cn. Ce qui est congruent avec le fait que la productivité intensifiant structurellement la force de travail, la même force de travail produira plus mais représentera proportionnellement moins de travailleurs physiques.

A ce stade on peut brièvement insister sur la différence essentielle entre la loi de la valeur classique et celle de Marx. Sans Karl Marx, la loi de la valeur classique est incapable d’expliquer la genèse du profit. Voici comment j’ai résumé la chose dans mon « Hi-han : les âneries visuelles hallucinatoires des économistes bourgeois : Ce qui n’est pas scientifique n’est pas marxiste, et vice-versa.» (9) :

« Adam Smith, partant d’une loi de la valeur incomplète, butait sur une fonction de production partielle écrite c + v = M, soit capital constant plus travail = produit, ce qui le forçait à admettre l’illégitimité du profit au-delà du salaire de gestionnaire (« Ils aiment moissonner là où ils n’ont rien semé » écrit-il avec un certain dédain,  p 47, ed. Sutherland, 1993). Poursuivant le raisonnement, Marx rétablit la fonction de production complète sur la base de sa propre loi de la valeur scientifiquement élucidée : la fonction de production devient alors c + v + pv = M, soit capital constant + capital variable + plus-value = M. De la sorte, Marx exposera le mystère du profit et de l’accumulation capitaliste, que tous les bourgeois n’eurent de cesse par la suite de tenter d’occulter. Marx le fait magistralement sans rompre l’égalité économique de base entre la somme des intrants et les extrants de la fonction de production, égalité sans laquelle l’économie serait irrémédiablement vouée à l’irrationalité. »

Cette incomplétude caractérise également, je ne dis pas les néo-ricardiens une bande de pitres verbeux sans la moindre substance, mais Piero Sraffa lui-même. Sraffa fut l’ami et le correspondant de Gramsci ce qui influença sans nul doute sa préférence pour l’économie politique classique. En effet, le secret de sa tentative de réhabilitation de l’économie politique classique contre les diverses dérives marginalistes, en particulier celles dues à ceux que Joan Robinson dénomma sans détour les « bâtards du keynésianisme », Hicks, Samuelson et Solow en premier lieu, est révélé en toutes lettres dans le titre de son œuvre maîtresse Production de marchandises par des marchandises, du moins pour ceux qui savent lire. Bien entendu, ceci renvoyait à un panier de consommation, de base ou plus complexe, autrement dit à une reformulation indirecte du travail socialement nécessaire à la reproduction de Karl Marx. Sauf que Sraffa, pas plus que Smith, n’est capable d’expliquer la genèse du profit. Il est donc réduit à utiliser une version de la transformation simultanée de Tougan-Baranovsky en donna le taux de profit de manière exogène.

L’introduction des inflations – écarts des prix par rapport à la valeur d’échange – ne change rien à cette surdétermination par les Equations RS-RE sous-jacentes. De fait, comme on peut le voir, mes schémas restituent à la fois les quantités, les valeurs d’échange et les prix de manière entièrement cohérente. La vérification ultime est fournie par l’argument que Marx avait d’ailleurs magistralement exposé dans le chapitre du Capital, Livre I, intitulé « La dernière heure de Senior » . Ce chapitre sonne comme une critique anticipée de toutes les dérives du marginalisme. Grâce à l’introduction cohérente de la productivité dans la fonction de production et dans les Equations RS-RE, le travail – abstrait et socialement nécessaire – reste entièrement homogène, et ceci est vrai pour chaque partie du produit, exigence logique que souligne Marx dans le chapitre clef mentionné. C’est donc bien le temps de travail socialement nécessaire par unité de produit – tenant donc compte de la théorie scientifique de la productivité – qui sert d’étalon. Ce qui est très différent du simple temps de travail en abstraction des conditions paramétriques v/C et pv/v.

A ce temps de travail socialement nécessaire sont associés précisément des quantités produites ainsi que leurs valeurs d’échange et leurs expressions prix, compte tenu des inflations dont on connaît désormais les origines.

« Structure de v », « revenu global net » des ménages et contrat de travail.

On peut alors retourner scientifiquement à la question du « pouvoir d’achat du salaire » ou du SMIC, formulation quelque peu confuse comme nous l’avons vu ci-dessus, pour poser la vraie question qui va au cœur du système et de ses contradictions : à savoir l’équité de la « structure de v » dans la fonction de production insérée dans les Equations de la Reproduction Simple et Elargie. Ce qui est réellement en cause et l’utilisation et le partage de la richesse créée dans la production. En bref, tout système économique sera d’autant plus cohérent que les composants de la « structure de v » reflèteront fidèlement les Equations de la RS-RE, compte tenu de l’insertion de la FS dans l’Economie Mondiale.

On ouvre alors tout le chapitre de l’évolution du contrat de travail – et des conventions collectives – au cours du développement historique du MPC, le chapitre essentiel de l’histoire de la lutte des classes. La négociation nationale institutionnalisée entre les agents économiques, y compris les syndicats, des accords de secteurs et de branches allait de pair avec la démocratisation de l’éducation. Ces deux tendances influaient fortement la détermination sociale de l’échelle salariale et de la méritocratie républicaine. Cette échelle allait de 1 à 14 de la fin de la Seconde Guerre Mondiale aux début des Années 70. Elle va désormais de 1 à 400 et plus aujourd’hui, de sorte que le grand citoyen et économiste walrasien classique Maurice Allais, face à une telle inégalité contre nature, n’hésitait pas à parler de « bandits » . Quand à la méritocratie républicaine elle a cédé le pas à une grotesque surreprésentation qui bafoue à la fois la Constitution et la Loi des Grands nombres. (je renvoie ici à  http://rivincitasociale.altervista.org/parcoursup-ou-comment-precariser-les-diplomes-encore-en-situation-de-plein-emploi-8-13-dec-2018/ )

De manière très succincte, on passe du capitalisme libéral et censitaire classique à l’Etat social ou Welfare State aujourd’hui en proie aux derniers soubresauts causés par la brutale régression philosémite nietzschéenne monétariste et néolibérale.

Durant l’époque du libéralisme classique, la force de travail apparaît froidement libérée de toutes ses attaches antérieures, elle est rémunérée par le seul salaire capitaliste individuel. Les travailleurs eux-mêmes tentent bien de créer des fonds d’aide mutuelle, mais à ce stade bien souvent tous les travailleurs sont obligés de travailler, femmes, enfants, vieillards inclus.

L’Etat social, rendu défensivement nécessaire par la Révolution bolchévique de 1917, s’affirmera par la suite avec la victoire de la Résistance. Il prendra finalement compte du fait que le travailleur en tant que membre d’une espèce à reproduction sexuée doit se renouveler dans un ménage. Le contrat de travail évoluera pour en tenir compte, affectant ainsi le partage antérieur entre salaire et profit. Cette transformation épocale prendra la forme de ce que j’ai appelé le « revenu global net des ménages » qui ajoute au salaire capitaliste individuel, le salaire différé – à savoir une épargne institutionnalisée en fonds de pension, d’assistance-chômage etc., d’ailleurs mise à la disposition de l’accumulation du capital -, ainsi que les prélèvements fiscaux retournant en partie aux ménages sous forme d’accès universel garanti aux infrastructures et services publics financés par la fiscalité générale. L’Etat social est d’ailleurs principalement caractérisé par la généralisation de l’impôt sur le revenu et par le prélèvement des cotisations sociales. Keynes avait compris que cette épargne institutionnalisée ainsi que le soutien fiscal à l’intervention de l’Etat dans l’économie, rendait les circuits du capital plus vertueux, lui qui dénonçait les effets pervers des « esprits animaux » du capital abandonné à lui-même.

Ce « revenu global net » des ménages est le fondement du niveau de vie des citoyens. Il correspond à un meilleur partage de la plus-value. Il ne doit cependant pas être confondu avec le revenu disponible bourgeois justement parce que ce dernier – même lorsqu’il inclut une part des revenus de l’épargne personnelle – laisse de côté l’essentiel, à savoir le salaire différé et le rôle social de la dépense publique.

De fait, l’expression « sécurité sociale » n’est pas un vain mot, puisque le niveau de vie se mesure aussi, sinon principalement, par la stabilité temporelle des conditions matérielles des citoyens, le fait que les individus et les ménages soient délivrés de la peur des lendemains. Ce n’est donc pas un hasard si le système mis en place par l’Etat social fut dénommé système d’assurance sociale, cette assurance étant vécue comme un droit social fondamental entériné par la Constitution et par la Déclaration Universelle des Droits Individuels et Sociaux Fondamentaux de 1948.  L’assurance sociale est à comparer avec le système antérieur reposant sur le seul salaire individuel capitaliste supplémenté au mieux par l’assistance sociale caritative, de surcroît le plus souvent privée et confessionnelle, visant donc la subordination idéologique des travailleurs citoyens.

D’ailleurs le salaire individuel capitaliste allait de pair avec une citoyenneté censitaire. Le système d’assurance sociale – en France les 4 piliers de la Sécurité Sociale et les négociations salariales au niveau national –  forme le cœur battant de l’Etat social né de la Résistance. C’est lui qui motive les attaques scélérates provenant de différents quartiers ainsi que de la banque JP Morgan. En effet, il inaugurait une démocratie industrielle et économique d’ailleurs constitutionalisée par le Conseil Economique et Social, aujourd’hui vidé de son rôle mais à réhabiliter d’urgence.

Cette démocratie industrielle et économique devrait être complétée par la démocratie sociale participative, non seulement via les référendums, mais surtout grâce à l’abolition de l’inutile, archaïque  et coûteux Sénat en faveur de l’extension du rôle des Commissions parlementaires. Durant le processus de recueil et d’articulation de l’information menant à la formulation et à l’examen des projets de lois, la Constitution devrait prévoir la consultation obligatoire des citoyens et des groupes de pression par les Commissions parlementaires. En outre, il convient de réhabiliter le rôle des Prud’homme en les appuyant par la constitution de « comités de plaintes citoyens », ce qui aurait le double avantage de renforcer l’égalité juridique des citoyens tout en déchargeant les tribunaux des affaires pouvant être plus rapidement réglées à ces niveaux. Bien entendu, sans empêcher le recours aux tribunaux le cas échéant. Ces instances de contrôle démocratique sont le meilleur remède contre la réification de la vie sociale engendrée par le système de la propriété privée et par la bureaucratisation déshumanisante qu’il engendre.

Aujourd’hui la régression socio-économique et culturelle ressentie par les couches moins aisées de la population est en grande partie due au démantèlement du système d’assurance social, en particulier les régimes publics de retraite, l’assurance-chômage et l’assurance maladie. Ces protections sociales volant en éclats, non seulement disparaît la sécurité des lendemains qui est nécessaire à l’épanouissement de la vie individuelle et sociale, mais avec elle, l’inadéquation du salaire individuel capitaliste – le salaire net sur la fiche de paie – devient de plus en plus cruelle à mesure que la précarité et le chômage s’accroissent. Un exemple entre tous, la gestion de la Sécu dans sa branche assurance-maladie … L’équilibre financier de cette branche ayant brutalement été obtenue par des coupures de 11.65 milliards de 2016 à 2018, ce bistouri continuant imperturbablement son œuvre en 2019 pour un montant prévu de 3.8 milliards d’euros. Ce qui se traduit par environ ¼ de la population contraint à renoncer aux soins en raison de leurs coûts ! (10)

Ainsi qu’il fut expliqué dans Pour Marx, contre le nihilisme (section Livres-Books de www.la-commune-paraclet.com ), le projet philosémite nietzschéen actuel est bien celui du « retour » forcé des citoyennes et des citoyens vers une « société de la nouvelle domesticité et du nouvel esclavage. » Les élites actuelles tentent d’imposer leurs narrations – économiques, climatologiques et autres – à cette fin en contrôlant les « flux autorisés de communication » et en imposant la « déférence envers l’Autorité », à savoir une autorité de pitres autoproclamés et surreprésentés. Lorsque leur fausse représentation ne passe pas, lorsque la victime n’est pas amenée à adorer ses bourreaux,  le Pouvoir est alors prêt à utiliser de manière a-constitutionnelle le Marteau Nietzschéen, par exemple en permanentisant plusieurs aspects des mesures d’urgence. C’est pourquoi, j’ai à juste titre alerté contre la palestinisation du peuple français et des peuples européens. ( Voir http://rivincitasociale.altervista.org/la-palestinisation-de-la-france/ ) Dernièrement, on en voit encore, que personne n’a jamais élu, se pointer comme représentant de la gauche … avec, bien entendu, l’appui empressé des mass-média!

Dès lors, on ne peut que se féliciter du fait que les Gilets jaunes ne soient plus dupes et qu’ils revendiquent haut et fort leurs droits citoyens. Après tout, le cou du droit divin, de l’élection exclusiviste pour bien se faire comprendre, a déjà été tranché et le peuple souverain est la seule Autorité suprême dans le cadre de sa Constitution républicaine égalitaire démocratiquement adoptée.

Le « revenu gobal net » des ménages ouvre la voie à une conception de la plus-value, non plus conçue comme simple profit utilisable par le seul capitaliste, mais plutôt comme une plus-value ayant une valence sociale impliquant la régulation collective au moins pour éviter les crises récurrentes produites par le capitalisme abandonné à ce que Keynes appelait ses « esprits animaux ». S’ouvre ainsi la voie vers la transition, pacifique ou moins, de la simple plus-value à la plus-value sociale qui est de plus en plus gérée en commun par la Communauté pour le bien de l’entière Communauté. Pour ce qui est de la transition pacifique au socialisme, je renvoie au chapitre « Réformes démocratiques révolutionnaires ou lamentable Rossinante du réformisme » dans mon Tous ensemble.

Réfléchissant sur les effets de la productivité capitaliste, Keynes, fortement influencé sans l’admettre par le grand marxiste Paul Lafargue, entrevoyait même dans ses Essais en persuasion la semaine de travail de 15 heures. Voir « The economic possibilities for our grandchildren » (1930) in http://www.econ.yale.edu/smith/econ116a/keynes1.pdf

Paul De Marco,

San Giovanni in Fiore (cs), 31 décembre 2018

Notes :

1 ) Selon Böhm-Bawerk, la loi de la valeur exposée au Livre I du Capital était contredite par le recours aux prix de production apparaissant au Livre III. Il y vit une contradiction ex ante/poct hoc logiquement létale et chanta victoire en prétendant avoir ainsi détruit les prétentions scientifique de Marx « roots and branches. » Dans Tous ensemble, j’ai montré en quoi il se révèle ainsi être un authentique « pitre » – techniquement parlant selon le concept exposé dans mon Pour Marx contre le nihilisme. Comme je l’ai démontré, ce problème est une fabrication qui n’a pas grand-chose à voir avec Marx, lequel ne rédigea pas le Livre III tel que publié après sa mort avec l’« aide » du renégat Kautsky et en partie de l’autre renégat Bernstein. De surcroît, j’ai démontré que si contradiction ex ante/ex post il y a, elle concerne toutes les variantes des théories économiques bourgeoises et, en particulier, les versions marginalistes. Les pitres restent des pitres.

2 ) C’est-là la définition classique du pouvoir politique.

3 ) L’intérêt – classique – est déduit du profit, en ce que le capitaliste engagé dans la production doit rembourser ses emprunts bancaires. Voir par exemple l’opposition emblématique de H. Ford et de JP Morgan. Marx, puis Lafargue, Hilferding et Lénine ont tous distingué entre capital marchand, capital industriel, capital bancaire et capital financier. L’importance de ces distinctions conceptuelles ressort avec éclat dans les études historiques des luttes de classe en France rédigées par Marx. Par la suite, les marxistes d’après guerre ont développé le concept de l’internationalisation du capital productif pour rendre compte de l’expansion planétaire des firmes multinationales. Ainsi qu’il est exposé dans mon Précis d’économie politique marxiste, suite à la contre-réforme monétariste reaganienne et plus encore après l’abrogation du Glass Steagall Act en 1999, nous sommes passés à une hégémonie du capital spéculatif avec ses taux d’intérêt spéculatifs. Cette hégémonie est caractérisée par l’autonomisation du capital spéculatif désormais libéré de toute ségrégation fonctionnelle entre dépôts, investissements, assurances et caisses d’épargne – la soi-disant « banque universelle ». Il opère alors légalement comme un secteur économique à part entière, de sorte que sa productivité spécifique dicte sa loi à tout le système de Reproduction RS-RE. Pour l’économie réelle cette « productivité » est imbattable vu son rapport capital fixe/masse salariale. L’intérêt spéculatif apparaît alors comme un taux de profit légitime, plutôt que la déduction du profit qu’il continue d’être, ce qui bien entendu est insoutenable, comme le démontrent par exemple les niveaux du Roe. Aujourd’hui ce secteur financier spéculatif compte pour près de 9 % du PIB suisse et américain, abstraction faite du shadow banking, des OTC et autres « scraps ». L’économie spéculative phagocyte ainsi l’économie réelle.

S’il est vrai que le marginalisme ne sait pas faire la distinction entre profit et intérêt ou entre économie réelle et économie spéculative, avec l’hégémonie du capital spéculatif le système autodétruit sa base productive. Dès lors, il ne s’agit plus uniquement de simples « bulles » pouvant être à la rigueur purgées. Si, en plus, avec ses plans de sauvetage, la Banque centrale renfloue ce capital spéculatif sous prétexte que les institutions financières sont « too big to fail », nous sortons du cadre capitaliste de la concurrence. Dans ce cadre précis, les purges liées aux crises conjoncturelles – trade cycles – opéraient comme mécanismes cybernétiques d’auto-contrôle, du moins partiellement. Ces purges étaient rendues nécessaires par récurrence du fait de l’opération du système fractionnaire abandonné aux mains d’une accumulation privée insensible aux exigences de symétrie intersectorielle, l’expansion sectorielle allant de pair avec des contractions ailleurs dans le système. Nous entrons alors – de nouveau comme sous les régimes fascistes des années 30 ? – dans un système économique philosémite nietzschéen qui prétend dangereusement se placer au-delà de ses propres lois systémiques dans l’espoir d’en éviter le dépassement historique vers un nouveau mode de production plus démo-cratique et plus efficace sachant mieux concilier le développement des forces productives et les rapports de production. En clair, en dépit de nos constitutions égalitaires, on tente une régression socio-économique et culturelle de l’exploitation capitaliste vers une exploitation de l’Homme par l’Homme déterminée par la croyance en une élection exclusiviste placée au-delà du bien et du mal. Je renvoie ici à mon « Nietzsche as an awakened nightmare » dans la section Livres-Books de www.la-commune-paraclet.com

4 ) Voici le schéma de Tugan-Baranovsky :

c1 + v1 + s1 = c1 + c2 + c3

c2 + v2 + s2 = v1 + v2 + v3

c3 + v3 + s3 = s1 + s2 + s3

5 ) Pour ce qui est de l’empreinte écologique de Hulot voir  « Hulot et ses neuf véhicules : le ministre de l’écologie affirme rouler en électrique » https://www.youtube.com/watch?v=ws7QyHmcidA. Voir aussi mon « Défi aux écologistes, au GIEC et à tous les apôtres du réchauffement climatique » (14 juin 2007) – dans la Section Commentaires d’actualité de www.la-commune-paraclet.com

En ce qui concerne les courbes d’offre et de demande, j’ai déjà dénoncé cette procédure idiote selon laquelle pour dresser la courbe de la Demande on donne les barèmes de l’Offre en prix pour ensuite dessiner la courbe de l’Offre en donnant les barèmes de la Demande toujours en prix, pour enfin croiser les deux courbes de façon à avoir le … juste prix du marché !!! Voilà, ces âneries nécessitent une bonne déférence envers l’Autorité auto-décernée – les pseudo prix Nobel dans la « dismal science » – ainsi qu’un bon contrôle des flux de communication, à savoir la suppression préventive de la pluralité dans la discipline et l’évaluation selon la publication dans des revues spécialisées aussi bidons qu’incestueuses, dont 5 en particulier …. Tant pis pour la science et sa déontologie …

6 ) Pour Janet Yellen sur l’inflation voir : http://rivincitasociale.altervista.org/the-fed-finally-admits-it-does-not-know-what-inflation-is-sept-21-2017/

7 ) Pour les formes d’extraction de la plus-value voir la distinction essentielle entre la durée, l’intensité conjoncturelle, l’intensité structurelle ou productivité et la plus-value sociale dans le texte « Norme CDI ou précarité » dans la Section Commentaire d’actualité de www.la-commune-paraclet.com . Voir aussi Tous ensemble et le Précis d’économie politique marxiste, section Livres-Books, idem.

8 ) Voir la belle étude de Barnet & Müller Global reach : The power of the multinational corporations, Simon & Schuster, 1974. Pour une mise à jour voir, « Tepper: American Corporations Are Winning Their War On Capitalism », Tue, 11/27/2018 – 21:10 https://www.zerohedge.com/news/2018-11-27/tepper-american-corporations-are-winning-their-war-capitalism

9 ) Pour « Hi-han : les âneries visuelles hallucinatoires des économistes bourgeois : Ce qui n’est pas scientifique n’est pas marxiste, et vice-versa.» voir Download Now dans la section Livres-Books de www.la-commune-paraclet.com

10 ) Voir l’article cité ci-dessous au point (5). Comme les concepts et les politiques ont une origine de classe déterminée, il est sans doute utile de mentionner que le grand-prêtre de ce monétarisme philosémite nietzschéen n’est nul autre que von Mises, le juif-autrichien fasciste conseiller du Chancelier autrichien avant l’Anschluss. Obligé alors de prendre la fuite, il n’a cependant jamais changé d’idée comme en témoigne son œuvre et, en particulier, son livre Socialism, un ramassis infecte de clichés d’ailleurs anticonstitutionnels, dirigé contre toute forme d’intervention de l’Etat dans l’économie, indifféremment et péjorativement dénoncée comme une forme de « socialisme ». Pour ne donner qu’un seul exemple, dans ce torchon qui a néanmoins fait école, via la Société du Mont-Pèlerin, par exemple dans l’Université de Chicago et maintenant en Europe, France incluse, von Mises affirme tout bonnement que la maladie est causée par l’existence de l’hôpital public, puisque autrement elle ne serait qu’une fonction de la volonté – et présumèment de l’accès à l’hôpital privé, voir von Mises Socialism https://mises.org/library/socialism-economic-and-sociological-analysis , pages 475-476. Évidemment les Dalits en Inde avec une longévité de 40 à 42 ans n’ont guère le luxe d’être malades. Mais ¼ des Français renonçant aux soins, cela commence à faire beaucoup … La situation est déjà pire ailleurs, par ex. en Italie.

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Quelques articles chiffrés sur le niveau de vie 

1 ) « Gilets jaunes » et niveau de vie, les 10 graphiques de la colère

La question du pouvoir d’achat et du trop d’impôts sont au cœur des revendications des « gilets jaunes ». Retour en graphiques sur les raisons économiques et sociales de cette mobilisation.

Par Service infographie Publié hier à 10h57, mis à jour à 08h36

Temps de Lecture 1 min.

https://www.lemonde.fr/societe/article/2018/12/05/niveau-de-vie-les-10-graphiques-de-la-colere_5392911_3224.html

2 ) Que reste-t-il après avoir payé les factures ? Le pouvoir d’achat miné par les dépenses contraintes

Loyer ou prêt, énergie, télécoms, assurances… le poids des dépenses « préengagées » explique la sensation de baisse du pouvoir d’achat des plus modestes, relayée par le mouvement des « gilets jaunes ».

LE MONDE | 14.11.2018 à 15h14 • Mis à jour le 14.11.2018 à 15h49 | Par Anne-Aël Durand https://www.lemonde.fr/les-decodeurs/article/2018/11/14/que-reste-t-il-apres-avoir-paye-les-factures-le-pouvoir-d-achat-mine-par-les-depenses-contraintes_5383539_4355770.html

3 )Le revenu disponible des Français a baissé de 440 euros entre 2008 et 2016

D’après une étude réalisée par l’Observatoire français des conjonctures économiques et publiée mardi, la perte avoisine les 160 euros pour les 5 % de foyers les plus modestes.

Par Elise Barthet Publié hier à 18h00, mis à jour à 10h50 https://www.lemonde.fr/economie/article/2018/11/20/le-revenu-disponible-des-francais-a-baisse-de-440-euros-entre-2008-et-2016_5386140_3234.html4 ) Près de 40% des CDI conclus durent moins d’un an

Par Jean-Christophe Chanut  |  23/01/2015, 14:02  |  594  mots https://www.latribune.fr/actualites/economie/france/20150123trib08c402656/pres-de-40-des-cdi-durent-moins-d-un-an.html

5 ) Le gouvernement serre à nouveau la ceinture de la Sécu, exigeant 3,8 milliards d’économies en 2019

Par latribune.fr  |  25/09/2018, 9:21  |  434  mots https://www.latribune.fr/economie/france/budget-le-gouvernement-serre-a-nouveau-la-ceinture-de-la-secu-exigeant-3-8-milliards-d-economies-en-2019-791531.html

(Commentaire rapide. Le système est en excédent aujourd’hui du fait des coupures de 3,4 milliards en 2016, 4,05 en 2017, 4,2 en 2018 et 3,8 en 2019 – donc 11,65 milliards jusqu’en 2018 et total 14,45 milliards en 2019 !!! Au contraire, grâce à l’entrée des cotisations – et des recettes fiscale – découlant de la création d’emplois RTT à temps plein, la « gauche plurielle » avait quasiment éliminé le Trou de la Sécu tout en étendant les couvertures pour les citoyens et résidents.

Aujourd’hui, « Selon une étude de l’Observatoire des non-recours aux droits et aux services (Odenore) datée de 2016, menée auprès de 29 000 assurés dans 18 caisses d’assurance maladie, plus d’un quart aurait renoncé à des soins.» in https://www.ouest-france.fr/sante/assurance-maladie-une-aide-pour-les-francais-qui-renoncent-se-soigner-4894463 ! Et les files, allongent …)

6 ) Les ultrariches, grands gagnants de la fiscalité Macron

Le pouvoir d’achat des ménages les plus modestes reculera sous les effets cumulés des budgets 2018 et 2019.

LE MONDE | 12.10.2018 à 11h31 • Mis à jour le 13.10.2018 à 09h30 | Par Audrey Tonnelier https://www.lemonde.fr/politique/article/2018/10/12/les-ultrariches-grands-gagnants-de-la-fiscalite-macron_5368373_823448.html

7 ) « CumCum », « CumEx » : le scandale des dividendes expliqué simplement

Les schémas utilisés par les traders pour optimiser ou frauder l’impôt sur les dividendes sont complexes. On vous les explique simplement.

LE MONDE | 18.10.2018 à 06h00 • Mis à jour le 18.10.2018 à 06h09 | Par Agathe Dahyot

https://www.lemonde.fr/cumex-files/article/2018/10/18/cumcum-cumex-le-scandale-des-dividendes-explique-simplement_5371018_5369767.html

Commenti disabilitati su PARCOURSUP OU COMMENT PRÉCARISER LES DIPLOMÉS ENCORE EN SITUATION DE PLEIN-EMPLOI, 8-13 déc. 2018.

Plan :

Parcoursup et diplômés.

Du RMI au CICE à la prime d’activité

Conditions paramétriques : RTT, anti-dumping et réforme de la TICPE

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Parcoursup et diplômés.

Le monde entier a été révulsé par ces images de jeunes lycéennes et lycéens et de jeunes étudiant.e.s que la Présidence a sciemment voulu humilier. Le pire fut cette phrase que l’on entend disant : « Voilà une classe qui se tient sage ». Aucun système pédagogique au monde ne conçoit de classes d’élèves alignés à genoux et les mains sur la tête ou derrière le dos, surtout pas dans le pays de Condorcet, de Rousseau et de tant d’autres pédagogues républicains. Au contraire, les meilleures classes sont celles qui interagissent pour apprendre. Bien entendu, sans les coupures dans l’éducation nationale comme ailleurs, les classes seraient plus petites, les filières respectant les rythmes des élèves plus nombreuses, et les activités de supports scolaires et parascolaires plus substantielles. (1) Atterrés par cette vidéo, certains ont posé la question : Où sommes-nous, en France ou au Chili ? Le Chili de Pinochet, de Milton Friedman et des Chicago Boys, pour être précis. Or, si la forme change, le fond est identique en ce qui concerne la régression socio-économique et culturelle idéologiquement motivée. Dans le premier cas ce fut un putsch, aujourd’hui nous assistons à un lent mais soutenu « retour » néo-nietzschéen.

Ces jeunes étudiant.e.s sont admirables. Personne, ni professeurs ni citoyens ordinaires, ne peut rester insensible devant des jeunes gens qui sont voués par le régime en place à une vie moins digne que celle de leurs parents et qui se mobilisent pour avoir le droit d’étudier.

Je crois que la plupart d’entre-eux ont déjà compris la logique vicieusement inégalitaire des réformes en cours, dont notamment celle de la Loi Travail et celle dite parcoursup. Elle consiste tout bonnement à justifier une précarité croissante en bloquant artificiellement l’accès aux diplômes, tout en jouant sur une pseudo-méritocratie du petit nombre. Ces « premiers de cordée » soutenus par le régime en place ne partagent en rien l’idéal du grand sportif et humaniste Roger Frison-Roche, lequel avait en tête le dépassement de soi et non une pose néo-nietzschéenne justifiant des privilèges dans une société toujours moins congruente avec sa constitution égalitaire. (2)

Il suffit de jeter un coup d’œil à deux graphiques tirés d’une étude de 2015 de l’Institut Montaigne portant sur le marché du travail. (3)  Le premier est intitulé : « Graphique 1 : Taux de chômage par niveau de qualification » (p 7) le second : « Graphique 2 : Composition par diplôme des populations en emploi et au chômage ». (p 8) (voici le lien : https://www.institutmontaigne.org/publications/marche-du-travail-la-grande-fracture )

Ces graphiques parlent d’eux-mêmes surtout si l’on considère les plus diplômés. Les diplômés sont en quasi plein-emploi bien que le plus souvent employés sous leurs qualifications. On sait que les nouveaux emplois créés sont majoritairement précaires et que la durée moyenne de galère en CDD et autres contrats atypiques avant d’obtenir un CDI est d’environ 7 années. Ce temps de galère arrivant souvent après des études plus ou moins longues met en cause la reproduction même de l’espèce et le renouvèlement naturel des populations. Il borne l’horizon. Il détruit la vie et le bonheur qui découlent normalement d’une vie active épanouie. Ceci est bien démontré par le suicide collectif italien lié notamment à une précarité généralisée qui crée un déficit démographique majeur, année après année, même en tenant compte de l’apport de l’immigration. Depuis 2007 plus de 5 millions de citoyens et résidents en Italie ont fuit le pays pour des raisons économiques, ce qui contribue encore à fausser le ratio chômeurs/population active. On sait également que, bien avant le passage de la Loi travail en France, il existait un très fort taux de roulement des CDI dont 36.5 % durent moins d’un an. (4)

Parcoursup complète la dérive anti-républicaine de l’éducation nationale marquée au sceau de la privatisation et de la sélection de classe. Ce processus de marchandisation de l’éducation et du savoir en général débuta formellement avec l’Agenda de Bologne et avec la stratégie de Lisbonne. Il anticipait au sein de l’UE la poussée en faveur de la libéralisation complète des services. (5) Les cours privés en ligne de type américain firent leurs apparitions ; la privatisation des universités et des Ecoles et Fondations suivit.

S’il est vrai que les frais d’inscription dans le secteur public en France sont encore bas, il reste que ceci n’est plus le cas pour les Grandes Ecoles. Et moins encore pour les universités privées. Pire, certains diplômes et certaines filières ne sont pas offerts dans le public ; souvent, ils sont soumis à des conditions d’entrée restrictives, ce qui renvoie à des cours privés d’un coût inabordable pour la plupart des intéressé.e.s.

L’augmentation des frais de scolarité pour les étudiant.e.s étrangers constitue une injustice en soi. De manière plus grave, elle revient à un sabotage de l’influence culturelle mais également socio-économique de la France et de son rôle dans la Francophonie.

Cette privatisation et cette sélection par l’argent détruisent l’effet de sélection républicaine démocratiquement opérée par la Loi des Grands nombres. Elles mènent inéluctablement à une régression éthico-culturelle. Le grand économiste walrasien et républicain Maurice Allais, notant que l’écart des revenus était passé de 1 à 14 dans les années 60 à 1 et plus de 400 dans les années 90, parlait de « bandits ». Il reste que l’échelle des salaires et des revenus serait naturellement évanouissante si l’accès à l’éducation était universel, gratuit et permanent. Le marché des diplômes, en tenant compte de l’adresse et de la cote des institutions émettrices, tout comme les autres marchés, exprime une construction sociale. La jeune représentante au Congrès américain Alexandria Ocasio-Cortez a fort brillamment souligné l’impact social du code postal dans la sélection à l’embauche.

Les moyennes ne sont que des moyennes mais elles peuvent toujours apporter un premier éclairage. On nous dit, par exemple, que le coût annuel moyen par étudiant pour l’Etat est de 14 500 euros – 16 500 euros incluant la R&D . (6) En pourcentage du PIB le budget de l’éducation en France est inférieur à la moyenne de l’OCDE bien que la part des dépenses publiques y soit légèrement supérieure. Il est curieux que les statistiques portant sur le coût moyen pour l’étudiant lui-même ne soient pas disponibles encore que chaque étudiant.e sache à quoi s’en tenir même en laissant de côté la nourriture bio etc. Sans vouloir être cynique en pensant aux vrais chiffres du chômage et au coût annuel moyen que nécessite la création d’un emploi permanent, l’éducation et des cycles longs pour tout le monde vaudraient bien mieux … On imagine aisément ce que la situation actuelle donne pour la majorité des familles dont les revenus oscillent entre 1 ou 2.5 SMIC. En Mai 1968 les étudiant.e.s de France déploraient déjà le fait que 6 % seulement d’entre-eux étaient d’origine ouvrière et paysanne.

Ceci est parfaitement anti-économique, de surcroît dans une société moderne de plus en plus aux prises avec ce qui avait été conceptualisé dans les années 70-80 comme « société du capital connaissance ». En effet, loin des élucubrations simplistes et surdéterminées de R. Barro sur l’équivalence ricardienne, le multiplicateur économique sectoriel est encore très fort lorsque les dépenses publiques se font dans les secteurs publics gérés par le public, notamment dans l’éducation, la santé, les transports en commun ainsi que la voirie. En revanche, les centaines de milliards annuellement dépensés de manière toujours plus inégalitaire et ciblée sous forme de dépenses sociales ou tax expenditures, ont un multiplicateur très faible. La seule utilité de ce stratagème de la public policy monétariste consiste à faire disparaître ces dépenses fiscales du budget une fois accordées, de sorte que ce dernier paraît toujours précaire légitimant ainsi toujours plus d’austérité. Pour le reste, elles nourrissent l’économie spéculative qui phagocyte l’économie réelle et ses emplois.

De fait, dans la dérive philo-sémite nietzschéenne actuelle, le « capital connaissance » et la supposée « économie immatérielle » prennent surtout la forme de la sur-qualification et sur-rémunération de quelques-uns allant de pair avec la sous-qualification de la majorité sous-payée. (7) Cette polarisation est aujourd’hui fortement affectée par la sur-représentation de quelques-uns outre la sélection de classe.

Bien entendu, le multiplicateur économique baisse dramatiquement si ces dépenses publiques sont gérées par le privé. Ceci est mal reflété dans les statistiques marginalistes simplement du fait que l’on ne distingue pas toujours entre gestion publique ou privée et que l’on ne tient pas compte de la différence entre multiplicateur générique et multiplicateur sectoriel, ce qui gomme les énormes biais statistiques produits par la financiarisation spéculative de l’économie. On sait que cette financiarisation spéculative est passée de 3 % du PIB début 1990 à environ 9 % du PIB aujourd’hui, tant aux USA qu’en Suisse. Les autres pays avancés suivent de près. Il est donc bien vrai que l’austérité tue (8) … et rend plus bête via la sélection de classe et le crétinisme socio-économique et culturel induit par la surreprésentation de quelques-uns s’auto-sélectionnant incestueusement entre eux. Au demeurant, et les économistes progressistes ont mis du temps à s’en apercevoir, il est vrai qu’avec le démantèlement du GATT, l’extroversion du Multiplicateur doit être prise en ligne de compte dans les politiques de relance. Mais il est également clair que cette extroversion est moindre si les secteurs publics sont tenus hors des mains crochues du secteur privé.

Du RMI au CICE à la prime d’activité

Jusqu’ici les réformes post-RMI de la gestion de la main-d’œuvre visaient surtout à faire du chiffre pour abaisser le taux de chômage. On sait qu’il suffit de travailler une heure durant la dernière période d’évaluation, pour être sorti des statistiques du chômage au sens de l’OIT. Avec parcoursup, il s’agit surtout de procéder au déclassement préalable des citoyennes et des citoyens pour mettre en place la méritocratie philo-sémite nietzschéenne induite par la surreprésentation et la fausse représentation chroniques qui n’ont plus rien à voir avec la méritocratie républicaine, d’ailleurs jadis fondée sur une échelle salariale réduite et des Grandes Ecoles respectueuses de la Loi des grands nombres. Cette nouvelle méritocratie de la médiocrité éthico-politique et intellectuelle, tout juste bonne pour les hauts et bas clergés des nouvelles narrations inégalitaires, est assez éloignée de celle voulue jadis par Boutmy.

En tentant de reprendre la main pour le compte de la bourgeoisie et des classes dominantes menacées par le « grand nombre » – qui avait tant hanté le syphilitique Nietzsche –  suite à l’octroi forcé du suffrage universel et secret, Boutmy proposa la défense du système en recourant à la sélection de classe par l’éducation. Encore s’agissait-il dans son esprit d’éducation scientifique républicaine bien loin des narrations obscurantistes et inégalitaires propagées aujourd’hui. (9) Max Weber en tira la notion d’une classe moyenne au service de la bureaucratie d’Etat ou privée agissant comme le meilleur obstacle à la démocratie du grand nombre.

Nous ne referons pas ici l’histoire des politiques de gestion de la main-d’œuvre depuis le RMI, bien que nous tenions à saluer chaleureusement toutes les lycéennes et lycéens et étudiant.e.s d’alors pour avoir fait échec au CPE. Il suffira ici de mentionner ce qui suit. En 1983 avec le tournant de la rigueur (10) la présidence Mitterrand enterrait le programme commun de la gauche. Le gouvernement Chirac initia ensuite la série des dérèglementations et des privatisations. En décembre 1988, pour tenter de répondre au désarroi social naissant le gouvernement Rocard fit passer le RMI. Trois années auparavant, témoignant des conséquences fâcheuses du désengagement relatif de l’Etat, la réponse caritative à ce désarroi avait suscité la création des Restos du cœur.

Néanmoins, le RMI ouvrait un cycle reposant sur des caractéristiques françaises, à savoir la bonne tenue relative des CDI et l’emphase mise sur l’éducation. On parlait alors de transition vers une société du « capital connaissance » requérant une hausse générale du niveau – ce qui, a fortiori, serait encore le cas aujourd’hui – plutôt que d’éphémères et coûteuses start-up dont on sait que les 9/10 ne survivent pas malgré leur coût exorbitant.  Les plus prometteuses sont la plupart du temps rachetés par les grosses transnationales de leur secteur, souvent pour s’accaparer de brevets concurrents qu’elles enfouiront immédiatement dans un tiroir. (11)

Ainsi le RMI ne couvrait pas les moins de 25 ans. Il sera remplacé le 1er juin 2009 par le RSA, lui-même peu satisfaisant et si difficile d’accès que 30 %  des ayants droits n’y ont pas recours selon AC!Chômage. (12) En contrepartie du RSA, accessible à part certaines conditions de revenus contre-productives et paupérisantes, les ayant-droits sont tenus à « une obligation de chercher un emploi ou de définir et suivre un projet professionnel visant à améliorer sa situation financière (…) « Avant son remplacement par la prime d’activité, le RSA socle s’élevait à 524,68 euros pour une personne seule, sans activité, sans revenus et sans logement. »  ( 13) Ce dispositif et la prime emploi qui suivit sont pensés dans une économie qui croît faiblement et qui, depuis de nombreuses années, croît très en dessous du seuil permettant une création nette d’emplois non précaires. Bien entendu ce sont des accompagnements sociaux régressifs vers le piège de la pauvreté de classe, mais ils permettent de faire du chiffre en ce qui concerne la définition officielle du taux de chômage.

Avec le CPE – contrat première embauche – s’ouvrait une nouvelle voie dans la gestion monétariste et néolibérale de la main-d’œuvre , celle émanant du « contrat unique » de Jean Tirole, l’économiste dont les trois grandes idées ont produit 3 grandes catastrophes sans égales depuis la Grande Dépression. (14) En voici un bref résumé : « Le CPE était réservé aux salariés de moins de 26 ans et concernait uniquement les entreprises du secteur privé de plus de vingt salariés (excepté celles de travail à domicile), à l’inverse du CNE qui lui concernait tous les salariés. De plus, comme pour tout contrat à durée indéterminée (CDI) proposé aux salariés de moins de 26 ans au chômage depuis plus de six mois, le CPE s’accompagnait d’exonération de cotisations patronales pendant une durée de trois ans. Une « période de consolidation » aurait également donné la possibilité à l’employeur de rompre le contrat de travail (licenciement) sans avoir à en énoncer le motif, à l’instar de la période d’essai en CDI ; cette modalité a été la plus critiquée par les syndicats et les mouvements étudiants, considérant qu’elle aurait pu faciliter les licenciements abusifs. » (15)

Le CPE mena au Jobs Act en Italie puis à la Loi travail en France. Alors que j’avais posé comme alternative « Norme CDI ou précarité » (16), les dirigeants changèrent les référents de la question. Ainsi l’israélien-américain-italien Yoram Gutgeld, celui-là même qui écrivit le désastreux programme du sinistre PD socio-libériste de Renzi et qui le résuma dans un livre pour rentabiliser davantage sa contribution (17), posa la question en ces termes : Quelle différence y a-t-il entre un CDI sans protections légales – i.e. sans code du travail – et un CDD ? Ceci donna le catastrophique Jobs Act italien, qui créa peu de CDI pour des travailleurs pouvant désormais être licenciés sans cause et, outre nombre de CDD, plus d’un million de vouchers de quelques heures seulement, ce que les citoyens américains appellent sans détour des «shitty jobs » ou, moins directement, des emplois de la gig economy.

Le Jobs Act coûta 18 milliards en 2015. Le cadeau électoraliste de 80 euros sur la fiche de paie des travailleurs dépendants dont les contrats avaient été bloqués durant les 7 années antérieures, coûte 10 milliards par an. Faites le calcul. L’argument vaut pour le CICE français. Pour 23 milliards annuels la RTT 35 heures créa directement plus de 350 000 emplois à plein-temps, de sorte que les cotisations permirent d’éliminer le Trou de la Sécu et que, l’assiette fiscale étant consolidée, la dette nationale baissa à 59 % du PIB, soit 1 % de moins que le Critère de Maastricht. En ce qui concerne, la Sécurité sociale, il restait un déficit de quelque 4 milliards lors de la défaite électorale de la gauche plurielle, somme qui aurait disparue en quelques mois. « Ceci fut accompli en universalisant et en élargissant les services d’accès universel. Aujourd’hui la Sécu affiche un excédent qui provient d’une série de coupures brutales dans l’Assurance maladie : elles furent de 3,4 milliards en 2016, 4,05 en 2017, 4,2 en 2018 et 3,8 de prévu pour 2019 – pour un total de 11,65 milliards jusqu’en 2018 et de 15,45 milliards en 2019 !!! » (18) De fait, avec la RTT émergea spontanément en France une nouvelle société du loisir. La RTT prouva également l’importance du « revenu global net » des ménages puisque à salaire initialement égal pour 35-heures/semaine les programmes de la Sécu étant rétablis et étendus, le niveau de vie réel augmenta. On est ici très loin des effets inhumains et à mon sens anticonstitutionnels produits par le partage forcé de la misère entre les couches populaires, souvent déclassées au profit de quelque 10 % plus riches …

Cette dérive dans la gestion néolibérale monétariste de la force du travail dévoile son vrai visage avec l’effet conjoint de la Loi Travail – licenciement sans cause  –  et du CICE transformé en exonération permanente de cotisations patronales en 2019. Le CICE coûte 20 milliards d’euros pour un montant total de 89.880 milliards d’euros de dépenses fiscales, ou tax expenditures, en 2017. (19) A quoi il convient d’ajouter une évasion fiscale estimée à 200 milliards d’euros par les meilleurs spécialistes de la question. (20) Les fiscalistes connaissent bien le paradoxe : les subventions directes ou leurs contraires les tax expenditures de la public policy monétariste se généralisent d’abord de façon plus où moins uniforme pour devenir de plus en plus ciblées par la suite. A un certain niveau le ciblage devient si fin que les résultats sont invisibles en regard des efforts consentis. C’est le cas aujourd’hui, en cette fin de cycle du monétarisme néolibéral.

Le CICE n’offrait aucune réelle contre-partie pour le monde du travail. (21) En regard de ses objectifs ses résultats sont unanimement décevants à tel point qu’aujourd’hui le gouvernement tente de le recadrer en exonération permanente de cotisations patronales. « Le crédit d’impôt compétitivité emploi (CICE) verra son taux abaissé en 2018, avant d’être remplacé par un allègement de cotisations patronales à partir de 2019 » (22) L’allègement de 6 à 10 % de cotisation –pour 2.5 à 1 SMIC – allant de pair avec les coupures dans la Sécu … donc au détriment du « salaire différé » qui contribue fortement à stabiliser le niveau de vie réel et perçu des citoyennes et citoyens.

En terme de création nette d’emplois le CICE fut un fiasco complet – ceci étant dit sans même le comparer aux 23 milliards annuels de la RTT mise en place par la « gauche plurielle ». L’effet principal fut de consolider les marges des entreprises, alimentant ainsi profits et dividendes (23)

Du reste l’inutilité sinon la nocivité du CICE pour le monde du travail pouvait être pointé du doigt dès le départ. J’avais déjà souligné le « Graphique 19 : Indice du coût du travail en France et en zone euro » (p 37) tiré de l’étude sus-citée de l’Institut Montaigne . (https://www.institutmontaigne.org/publications/marche-du-travail-la-grande-fracture )

Il suffisait de lire correctement ce graphique pour découvrir le pot aux roses, le coût du travail renvoyant bien entendu aux salaires. Avec l’annonce du CICE le patronat freina les hausses de salaires normalement octroyées. Elles reprendront faiblement après l’entrée en vigueur du CICE. Voici le montant horaire du SMIC pour 2012/2013/2014/2015/2016 respectivement : 9,40/9,43/9.53/9,61/9,67. On constate la même retenue dans les « Évolutions annuelles des salaires en EQTP¹, en euros constants » (24) ; par exemple pour le salaire brut moyen pour la période 2012-2015 qui couvre l’impact initial du CICE on à respectivement des progressions de  – 0,1/+ 0,5/+1.2/+1.5. Ces chiffres doivent être lus en regard de l’inflation programmée, elle-même inférieure à l’inflation réelle constatée par les consommateurs.

Le fiasco désormais patent de ces politiques monétaristes néolibérales de gestion de la main-d’œuvre, ainsi que la gabegie liée aux exonérations en faveur du patronat sans contre-partie pour les travailleurs, deviendra rapidement catastrophique si les Etats s’obstinent à voyager dans ces mêmes ornières toujours munis des usuelles œillères qui, derrière les économistes en vogue, renvoient au Juif-autrichien fasciste von Mises et à ses émules de la Société du Mont-Pèlerin. Pour la critique du marginalisme je renvoie à mon ébauche « Hi-Han ! Les âneries visuelles hallucinatoires des économistes bourgeois » dans Download Now, section Livres-Books de mon vieux site jurassique www.la.commune.paraclet.com , ainsi qu’à ma brève synthèse  « The pseudo-economic science of the bourgeoisie : here is why we should quickly change paradigm »  http://rivincitasociale.altervista.org/the-pseudo-economic-science-of-the-bourgeoisie-here-is-why-we-should-quickly-change-economic-paradigm/  … )

Le travailler plus en travaillant idiot est anti-économique, il ne passe même pas un premier examen à la lueur de la composition technique des entreprises selon Pareto. Or, pour autant qu’il y ait un seuil physiologique – pace Solow ! – tout élastique et anti-civilisationnel qu’il soit, les couches populaires y sont déjà réduites au sein de l’UE. Le taux de pauvreté relative le montre bien. Il était de 22.5 % en 2017 (https://ec.europa.eu/eurostat/documents/2995521/9310043/3-16102018-BP-FR.pdf/60426bb8-7c68-401e-82ae-ade71e1bc6e1 ) Le « revenu global net » décent des ménages doit dépendre de la norme légale de travail non pas de son contournement, soit par les heures supplémentaires indues – et sous-payées – soit par la suppression de jours fériés – Pentecôte – soit par le recul de l’âge de la retraite. Ces manœuvres anti-économiques détruisent la productivité réelle à moyen et long termes autant que la déflation monétaire ou son pendant européen actuel, la déflation salariale. En outre, elles font obstacle à l’emploi des jeunes générations !

Le déclassement des autres couches sociales au-delà du SMIC s’accélèrent ainsi que la dangereuse politique du ressentiment qui l’accompagne et avec laquelle la droite joue de nouveau comme dans les années 30 avec la même inspiration philo-sémite nietzschéenne. Cet aspect pourtant crucial fait défaut dans toutes les analyses du fascisme. Je renvoie donc au rôle de Margherita Sarfatti auprès de Mussolini, ainsi qu’au rôle des grands financiers du nazisme – dont Max Warburg – et le polissage communicationnel d’Hitler par certains envoyés de Harvard comme Ernst Hanfstaengl. (25)

Il ne suffit pas de se gargariser avec l’IA, les algorithmes et les robots, voire avec les start-up et autres licornes. Le World Economic Forum a déjà prédit la perte nette de 5 millions d’emploi d’ici à 2020. L’Institut McKinsey fait état d’un bouleversement possible de la structure de la force de travail dû à la robotisation impliquant plus de 80 millions de personnes au sein de l’UE à 28 d’ici 2030.(26)

J’ajoute qu’entre autres choses le développement de l’Etat social au sortir de la Seconde Guerre Mondiale – les « trente glorieuses – de Jean Fourastié – fut en grande partie dû à la congruence socio-économique des programmes sociaux – épargne institutionnalisée – des conventions collectives – hausses du « revenu global net » des ménages non uniquement du salaire individuel – et au développement des secteurs intermédiaires – autos, ustensiles domestiques etc. – alors très intensifs en travail. Aujourd’hui, au démantèlement des deux premiers, s’ajoute l’aspect très intensif en capital des secteurs nouveaux et des nouveaux secteurs intermédiaires.

Conditions paramétriques : RTT, anti-dumping et réforme de la TICPE

Sans RTT et sans nouvelle définition de l’anti-dumping le « déversement » de la main-d’œuvre si cher à Alfred Sauvy n’aura pas lieu. Le choix est donc bien partage du travail entre toutes les citoyennes et citoyens aptes au travail, ou partage de la misère entre classes laborieuses, soit la majorité de la population. Société de la nouvelle domesticité et du nouvel esclavage. En Calabre, nous y sommes déjà puisque le taux d’occupation est de seulement 41 à 42%. Le seuil annuel familial de revenus donnant droit à l’assistance sociale y est de 3000.00 Euros (sic !), et de 5000.00 euros pour les avoirs immobiliers, qui incluent souvent l’automobile ! Avec en prime la ‘ndrangheta et la corruption généralisée des toutes les institutions, y compris le système judiciaire. De te fabula narratur !

Ce qui est en cause c’est la frauduleuse logique monétariste néolibérale qui confond le coût de production, lequel renvoie à la productivité micro-économqiue appuyée par la compétitivité macro-économique soutenue par la planification stratégique de l’Etat, avec le simple coût du travail. De surcroît, ceci advient dans un contexte de spéculation financière hégémonique où plus que jamais le travailleur est considéré sous forme comptable comme un chiffre pouvant être échangé sur le marché mondial par un simple clic. Cette politique concurrentielle par la déflation salariale est encore aggravée par la structure hyper-centralisée – à la Mundell – de l’Euro. (27)

Ainsi le basculement du CICE qui passe de 20 milliards d’exonération pour le capital, sans contre-partie réelle pour le monde du travail, en baisse permanente des cotisations patronales a pour seule logique celle de la déflation salariale qui s’impose aux pays membres de l’Euro dans le cadre de la définition actuelle de l’anti-dumping à l’OMC.

Cette définition de l’anti-dumping exclut d’office toute référence aux droits des travailleurs, sans exception pour les droits minimes reconnus par l’OIT, ainsi qu’aux critères environnementaux minimum. Les travailleurs se retrouvent donc en compétition directe globale non seulement les nouveaux pays membres de l’UE progressant lentement vers le niveau de convergence, mais également avec un demi-milliard de citoyens Dalits en Inde dont la longévité moyenne est de 40 a 42 ans.

Cette désastreuse définition de l’anti-dumping induit une compétition globale qui se fait sur le coût du travail entendu comme « salaire capitaliste individuel » au détriment du « salaire différé » – les cotisations sociales garantissant les programmes de la Sécurité sociale – ainsi qu’au détriment des prélèvements fiscaux sur la fiche de paie, qui normalement devraient se traduire en accès universel garanti aux infrastructures et services publics financés avec la fiscalité générale. Ces trois composants constituent le « revenu global net » des ménages qui sont naturellement de tailles différentes, concept à ne pas confondre avec le concept marginaliste mystifiant de revenu disponible qui reste individuel. Il correspond plus à la supercherie de l’« income stream » inventée par Irving Fisher pour masquer la différence entre salaire, rente et profit et donc les fondements de la lutte des classes selon le Volume III du Capital de Karl Marx.

Le « revenu global net » des ménages prend acte du renouvèlement du travailleur dans un ménage en tant que membre d’une espèce à reproduction sexuée. Il prend également acte des circuits vertueux du capital liés à l’épargne institutionnalisée et mutualisée – en gros les piliers du système de la sécurité sociale conçue comme assurance et d’assistance sociales et donc comme droits citoyens. C’est exactement l’inverse de la subordination personnelle liée à l’assistance privée, souvent confessionnelle, et en partie financée par des crédits d’impôts.

Remarquons que cette désastreuse définition de l’anti-dumping constituait la pièce maîtresse de la stratégie de domination impériale jouant du « soft power » incarnée par le concept vaguement suffisant sinon occidentalo-centriste de « l’interdépendance asymétrique » (Joseph Nye et Keohane). La guerre des tarifs défensivement lancée par Trump montre bien que cette stratégie a fait long feu. Une nouvelle définition de l’anti-dumping, compatible avec la RTT et avec une compétition globale équitable fondée sur la protection du « revenu global net » des ménages, s’impose désormais. ( 28) En parallèle avec la réaffirmation de « la clause de la nation la plus favorisée », cette nouvelle définition ouvrirait une ère de paix et de prospérité globale.

Il est une autre condition paramétrique qui arrive à la fin de son cycle ainsi que le démontre le désarroi exprimé par les Gilets jaunes lourdement affectés par la hausse du prix des carburants et de l’énergie en général. Je renvoie ici à mes postes antérieurs. (29)

La TICPE a pris le relais de la TIIP. Cette dernière avait vu le jour suite à la guerre d’octobre 1973 au Moyen-Orient qui porta l’OPEP à augmenter le prix du pétrole. La stratégie de Kissinger à l’époque consista à instrumentaliser la domination américaine sur les pétromonarchies pour recycler l’argent du pétrole en pétrodollars. De la sorte, Kissinger, profitant de la force du dollar américain, établi alors comme principale monnaie de réserve internationale, substitua l’Etalon Or-dollar établi à Bretton Woods, une once d’or fin valant 35 dollars américains, par un nouvel Etalon Pétrole-dollars. Le dollar US avait entamé un inexorable déclin depuis le 15 août 1971 date à laquelle l’Administration Nixon imposa unilatéralement une surtaxe aux importations américaines, ce qui déstabilisa tous les partenaires commerciaux. (30)

En s’assurant ainsi que le pétrole et les matières premières étaient largement échangées sur les marchés internationaux en dollars, les USA rétablissaient leur suzeraineté monétaire. En effet, les divers pays ainsi que leurs banques centrales devaient maintenant s’arranger pour obtenir assez de dollars américains, ce qui orientait systémiquement leurs échanges internationaux. L’émergence de l’Euro – déjà plus de 20 % des échanges globaux – celle du yen et du renminbi ainsi que la résistance de ces zones monétaires au diktat américain prenant la forme de l’extraterritorialité, change totalement la donne aujourd’hui. (31)

Il devrait en aller de même pour la TICPE. En effet, en 1973, les pays européens jouissaient d’une efficacité énergétique beaucoup plus grande que celle prévalant aux USA. Les ménages ne gaspillaient pas autant d’énergie, les voitures à 4 cylindres étaient plus efficaces etc. Ils choisirent donc de tirer partie de la hausse du prix du pétrole pour remplir les caisses de l’Etat contrant ainsi le recyclage unilatéral imposé par Kissinger. La productivité micro-économique et la compétitivité macro-économique européennes le permettaient aisément. Songez seulement au fait que la Santé publique en Europe coûtait alors près de 9 % du PIB comparée avec le système privé américain qui laissait plus de 47 millions de citoyens sans couverture tout en coûtant 16 % du PIB. L’argument est identique pour les régimes de retraites publics vs privés. Il y a seulement quelques années GM devait être renflouée par l’Etat à un coût exorbitant simplement parce que l’entreprise ne parvenait plus à assumer le financement de son système de pension in-house. L’automatisation et la robotisation avaient dégradé le rapport des retraités aux travailleurs actifs.

Aujourd’hui les paramètres ont changé. Le cycle de la déflation salariale a atteint sa limite. Il serait donc aisé de redonner un avantage productif et compétitif aux pays européens en éliminant de 30 à 35 milliards de TICPE au profit des entreprises et du transport, tout en les compensant par une élimination du même montant des exonérations en faveur du capital, par exemple les 20 milliards du basculement du CICE et une part des 90 milliards et plus d’exonérations directes en faveur des entreprises. L’avantage étant que ces gains partagés de productivité/compétitivité permettraient de rétablir les cotisations sociales. Par un vertueux effet de retour, ceci renforcerait  les avantages en termes de productivité-compétitivité induits par les régimes publics de la Sécu, ainsi que l’assiette fiscale de l’Etat, donc son pouvoir d’intervention dans la sphère économique. La capacité de faire baisser la dette année après année s’en trouverait largement accrue, ce qui permettrait de récupérer une marge budgétaire supplémentaire, bien que personnellement je sois d’avis que le recours au crédit public pour financer la dette publique et parapublique reste une priorité. Le faible niveau de la dette avant la privatisation de la Banque de France en 1973 montre bien pourquoi. (Voir l’argument complet dans « Private or public central banks or how to defeat speculative and economic attacks », sept. 21, 2018, http://rivincitasociale.altervista.org/private-or-public-central-banks-to-defeat-speculative-and-economic-attacks-september-21-2018/ )

Il faut cesser de confondre coût de production et coût du travail. Ainsi que nous l’avons montré dans notre « Norme CDI ou précarité » (voir la note 15 ci-dessous ) le travail précarisé n’a aucune justification dans la production : il relève uniquement d’une stratégie de subordination matérielle et psychologique des classes nouvellement considérées « classes dangereuses », une stratégie de retour forcé à une société de la nouvelle domesticité et du nouvel esclavage.

Paul De Marco

NOTES :

1 ) La vidéo de l’interpellation collective de dizaines de lycéens à Mantes-la-Jolie provoque de vives réactions

La vidéo, qui montre des rangées d’élèves à genoux, mains sur la tête, sous la surveillance de policiers casqués, armés de matraques et de boucliers, « est forcément choquante », a reconnu le ministre de l’éducation, Jean-Michel Blanquer.

Par Mattea Battaglia et Louise Couvelaire Publié le 06 décembre 2018 à 23h05, mis à jour hier à 12h18

https://www.lemonde.fr/police-justice/article/2018/12/06/mantes-la-jolie-des-images-choquantes-de-lyceens-interpelles-par-la-police_5393757_1653578.html . Pour la nouvelle pédagogie républicaine je renvoie à mon texte « Spoliation » dans mon Pour Marx, contre le nihilisme, dans Download Now, section Livres-Books de mon vieux site jurassique www.la-commune-paraclet.com

2 ) La théorie du ruissèlement, en anglais « trickle down » que la Présidence a en tête fut décrite ainsi par le grand économiste John Galbraith « It is horseshit. You feed the horses to feed the birds. » La dernière mouture est due au faussaire statistique Piketty qui va au-delà des pitreries de Milton Friedman et de Yoland Besson sur le soi-disant « revenu annuel minimum garanti ». Ce dernier l’estimait entre 500 et 350 euros par mois ! Piketty nota qu’en sacrifiant une part minîme de leurs revenus les 10 % les plus riches pouvaient employer les 50 % les moins riches comme « domestiques ».  Ce qui est bien dans le sens des politiques fiscales et de gestion de la force de travail contemporaines marquées au sceau du workfare reaganien. Les Gilets jaunes l’ont bien compris. Voir mes articles sur Piketty dans la Section Critiques de livres/Book reviews : https://www.la-commune-paraclet.com/Book%20ReviewsFrame1Source1.htm

3 ) L’étude intitulée  « Marché du travail : la grande fracture », février 2015, par Sylvain Catherine, Augustin Landier et David Thesmar, peut être téléchargée à ce lien : https://www.institutmontaigne.org/publications/marche-du-travail-la-grande-fracture

4 ) « Près de 40% des CDI conclus durent moins d’un an » Par Jean-Christophe Chanut  |  23/01/2015, 14:02  |  594  mots https://www.latribune.fr/actualites/economie/france/20150123trib08c402656/pres-de-40-des-cdi-durent-moins-d-un-an.html

5 ) « Un pas de plus vers la privatisation de l’école française »,12 septembre 2018, https://www.legrandsoir.info/un-pas-de-plus-vers-la-privatisation-de-l-ecole-francaise.html . Voir aussi: « LA MARCHANDISATION DU SAVOIR : Processus de Bologne – Stratégie de Lisbonne » https://campus.attac.org/IMG/pdf/dossier_strategie_de_Lisbonne_-_processus_de_Bologne.pdf . Il suffit d’ajouter que la libéralisation complète des services, y compris dans les secteurs de l’éducation et de la santé, constitue  la dernière plateforme stratégique des libre-échangistes. Je rappelle qu’en son temps la « gauche plurielle » avait su faire barrage à l’AMI.

6 ) Droits d’inscription à l’université : pas d’augmentation. Jusqu’à quand ? », par Olivier Rollot

http://orientation.blog.lemonde.fr/2018/12/05/droits-dinscription-a-luniversite-pas-daugmentation-jusqua-quand/

7 ) La polarisation sur-qualifiés/sous-qualifiés s’ajoute aujourd’hui à l’impact de l’automatisation de la production . On se réfèrera ici au livre de Harry Braverman, Labor and Monopoly capital : the degradation of work in the Twentieth Century, Monthly Review, 1974. Outre la pin factory portant, montre en main, à la taylorisation – et à ses « trained gorillas » – Braverman avait analysé l’impact des nouvelles technologies en remontant à la machine universelle de Babbage, l’ancêtre de Turing. In en avait conclu que le capitalisme n’avait besoin que de travailleurs ayant un Grade 9 !!! Pourtant ce déclassement n’est pas aisé . Dans « Case Studies on the Labour Process », Edited by Andrew Zimbalist, Monthly Review Press, 1979, on rappelle que le premier grand ordinateur du Projet Manhattan mis en place pour produire la Bombe A, n’aurait jamais vu le jour, si les standardistes, qui furent sélectionné-e-s et employé-e-s dans le cadre de ce projet ultrasecret, n’avaient pas épaulé de leur savoir technique et empirique, les ingénieurs et physiciens plus familiers de Pascal, Babbage et Turing, que des câbles et des connections électriques inextricablement entremêlés. Peu importe l’idéologie, la production nécessite des salariés familiers avec leurs tâches, donc en CDI. Le capital tend, bien sûr, à réifier le travailleur et à formaliser son savoir, sans toujours être conscient de ce qui se perd durant ce processus de formalisation et de modélisation artificiel et idéologiquement motivé. Avec l’Intelligence Artificielle, pour ne rien dire de l’intrusion des nanotechnologies, cela risque de mener à une drôle de ”Métropolis”! Il est également utile de revisiter Christian Palloix sur la question de la surqualification/déqualification. Voir  Christian Palloix https://www.christianpalloix.com/eco_industrielle.php .

Ajoutons que l’échec du mirage de l’ ”économie de l’immatériel” n’est guère difficile à illustrer, même en faisant abstraction du lamentable éclatement de la bulle spéculative qui accompagna le vedettariat de courte durée de la ”New Economy”. Par exemple, en ce qui concerne les employés de banque, notoirement difficiles à syndiquer, ceci prend la forme de leur déclassement par les machines automatiques, le tout accéléré par la suppression du cloisonnement des 4 anciens piliers de la finance et du crédit. Pour les standardistes et les travailleurs des ”call-centers”, ceci prend la forme d’un contrôle taylorien automatisé et online, avec ses relents tout à la fois de Big Brother et de petit-chef.

Plus grave encore – Rapport Attali auquel travailla Stiglitz … – cette économie immatérielle porta à la falsification de la comptabilité nationale depuis 2014 puisque depuis cette date le PIB inclut une évaluation de l’évasion fiscale, du travail au noir, de la drogue, de la prostitution, de certaines dépenses d’armement et de certains aspects de la propriété intellectuelle. Ceci à pour effet d’ajouter artificiellement de 3% à 3,5 % au PIB, de sorte qu’une faible croissance de 1 % renvoie en réalité à une croissance négative de 2 à 2,5%. Si, en plus, on nous bassine avec le solde primaire pour faire baisser la dette … voir l’argument complet dans « Private or public central banks or how to defeat speculative and economic attacks », sept. 21, 2018, http://rivincitasociale.altervista.org/private-or-public-central-banks-to-defeat-speculative-and-economic-attacks-september-21-2018/

8 ) Voir « THE BODY ECONOMIC: why austerity kills, by David Stuckler and Sanjay Basu, HarperCollins Publishers LTD, 2013. A critical review. » dans https://www.la-commune-paraclet.com/Book%20ReviewsFrame1Source1.htm#thebodyeconomic . La crise humanitaire et économique dans la Grèce soumise à l’austérité monétariste par Tsipras et par l’Europe du capital, via la Commission européenne, a malheureusement encore une fois démontré la validité de cette thèse.

9 ) « En 1872, Emile Boutmy créait Sciences-Po en lui donnant une claire mission : « Contraintes de subir le droit du plus nombreux, les classes qui se nomment elles-mêmes les plus élevées ne peuvent conserver leur hégémonie politique qu’en invoquant le droit du plus capable. Il faut que, derrière l’enceinte croulante de leurs prérogatives et de la tradition, le flot de la démocratie se heurte à un second rempart fait de mérites éclatants et utiles, de supériorité dont le prestige s’impose, de capacités dont on ne puisse pas se priver sans folie. »» Dans Boutmy, Quelques idées sur la création d’une Faculté d’enseignement supérieur, 1871 (sic), cité dans Piketty (2013, p 782.) Voir « Le socialisme marginaliste ou comment s’enchainer soi-même dans la caverne capitaliste » , https://www.la-commune-paraclet.com/EPIFrame1Source1.htm#socialismemarginaliste (pour aller à la citation il suffit d’utiliser le terme « boutmy » dans la fonction recherche.) Pour la critique de Piketty voir mes articles dans https://www.la-commune-paraclet.com/Book%20ReviewsFrame1Source1.htm

10 ) Voir Jean Ferrat, La porte à droite, https://www.youtube.com/watch?v=hjJIXgng3P8 . Voir aussi RMI in https://fr.wikipedia.org/wiki/Revenu_minimum_d%27insertion . Pour le RSA voir https://fr.wikipedia.org/wiki/Revenu_de_solidarit%C3%A9_active

11 ) Cette stratégie anti-concurrence des grandes entreprises multi et transnationales entraîne la concentration-centralisation du capital. La meilleure sociologie américaine s’était attachée à en décortiquer les ressorts par exemple dans le magistral livre Global Reach de Barnet and Müller (1974). On trouvera une importante remise à jour partielle ici : « Tepper: American Corporations Are Winning Their War On Capitalism » by Tyler Durden ,Tue, 11/27/2018 – 21:10 https://www.zerohedge.com/news/2018-11-27/tepper-american-corporations-are-winning-their-war-capitalism .

12) AC! ACTUALITE, La lettre des Amis d’agir ensemble contre le chômage et pour l’abolition du chômage et les exclusions, n° 25 – novembre – décembre 2018 , http://www.ac-chomage.org/IMG/pdf/ac_actualite_no_25_2018.pdf

13 ) https://fr.wikipedia.org/wiki/Revenu_de_solidarit%C3%A9_active )

14 ) Ces trois idées majeures de Jean Tirole, l’économiste bourgeois capable de concevoir une micro-économie sans macro-économie, sont : la dérèglementation bancaire-financière – crise des subprime -, le contrat unique – Jobs Act et Loi Travail – et la concurrence imparfaite massée selon les « besoins » imputés des consommateurs sans toucher en rien à la structure des GAFAM et autres transnationales ni à leur harmonisation fiscale. Pour le détail, voir mon article : « Négation de mon droit de réponse » in http://rivincitasociale.altervista.org/negation-de-mon-droit-de-reponse-odieuse-censure-philosemite-nietzscheenne-en-france-et-au-journal-le-monde/. Voir aussi ma lettre ouverte à Margrethe Vestager : http://rivincitasociale.altervista.org/lettera-aperta-alla-commissaria-europea-margrethe-vestager-si-prega-mettere-un-termine-alla-captive-market-strategy-delle-gafa-ed-imprese-simili/

15 ) Contrat première embauche, https://fr.wikipedia.org/wiki/Contrat_premi%C3%A8re_embauche

16 ) « Norme CDI ou précarité », voir la Section Commentaires d’actualité dans https://www.la-commune-paraclet.com/

17 ) Voir « Book Review: Yoram Gutgeld, Più uguali, più ricchi, ed Rizzoli, 2013, ovvero un sacco di vecchi cliché neoliberali che non valgono la carta sulla quale sono scritti.» dans la section Critiques de livres-Book reviews de www.la-commune-paraclet.com . Le titre du livre est « plus égaux, plus libres » mais très rapidement on vous explique qu’il ne s’agissait pas évidement d’égalité mais d’équité. Vous connaissez la vieille rengaine de Rawls et de Giddens sur la Social Justice. Ici c’était pire puisque l’auteur ayant remarquer qu’il y avait en Italie plusieurs milliers d’entreprises publiques au niveau local – donc disséminées sur le territoire et difficiles à privatiser – préconisa une énième réforme du Chapitre V de la Constitution afin de permettre la centralisation préalable à la privatisation de ces entreprises, ainsi que la dévolution des pouvoirs visant à régionaliser le pays dans le cadre d’une vision européenne fédéraliste, atlantiste, spinellienne et philo-semite nietzschéenne. La défaite référendaire de Renzi sur la question freina quelque peu cette dérive destructrice. Voir la Catégorie « Costituzione » dans mon site http://rivincitasociale.altervista.org .

18 ) Voir la Note 3 de l’article « Pouvoir d’achat, mobilité, budget mal ficelé et volonté de rattacher les nouveaux serfs à la glèbe »,  http://rivincitasociale.altervista.org/pouvoir-dachat-mobilite-budget-mal-ficele-et-volonte-de-rattacher-les-nouveaux-serfs-la-glebe-27-11-2018/

19 ) https://www.performance-publique.budget.gouv.fr/sites/performance_publique/files/farandole/ressources/2017/pap/pdf/VMT2-2017.pdf . Voir aussi: https://fr.tradingeconomics.com/france/fiscal-expenditure (dépenses fiscales estimées à 332.41 milliards ) et https://www.fipeco.fr/fiche.php?url=Les-dépenses-fiscales . Citation : « Le tome II du rapport sur les voies et moyens présente le coût budgétaire individuel d’environ 400 niches fiscales et la somme de ces coûts. Ce total est fortement dépendant de la pertinence de la liste et du partage entre les dépenses fiscales qui peuvent être estimées et celles qui ne le peuvent pas. La fragilité des méthodes de chiffrage s’ajoute à ces éléments d’incertitude. »

Notons que les chiffres pour les dépenses fiscales varient énormément de 350 milliards d’euros aux plus conventionnels 80-90 milliards. Bien entendu, cela dépend des niches fiscales considérées et du chiffrage utilisé. Le point essentiel est le suivant. Les dépenses sociales sont sujettes à l’évolution de la structure fiscale. Lorsque la structure fiscale change en faveur du capital certaines niches fiscales sont pérennisées et disparaissent tout simplement des radars. Ainsi au sortir de la Seconde Guerre Mondiale les impôts directs constituaient la source de revenus la plus importante. Depuis les années 70 ce sont les impôts indirects par nature très régressifs dont la TVA. A partir de la contre-révolution monétariste des années 80, les impôts sur les gains des capitaux ont diminué constamment. Aujourd’hui, c’est pire pour le secteur bancaire et financier – spéculatif – sans même parler du shadow banking. La Commissaire européenne à la concurrence a souligné le fait que, dans la logique de l’harmonisation fiscale, le Siège social de certaines grandes entreprises transnationales n’était situé nulle part …

20 ) https://blogs.alternatives-economiques.fr/gadrey/2017/06/28/fraude-et-evasion-fiscale-en-france-200-milliards-par-an

21 ) Crédit d’impôt pour la compétitivité et l’emploi  https://fr.wikipedia.org/wiki/Cr%C3%A9dit_d%27imp%C3%B4t_pour_la_comp%C3%A9titivit%C3%A9_et_l%27emploi .

22 ) https://www.lesechos.fr/partenaire/enedis-la-transition-connecte/partenaire-1835-la-mobilite-propre-plebiscitee-par-les-consommateurs-2214394.php

23 ) « Le CICE n’a eu qu’un impact modéré sur les emplois, selon une étude », Par latribune.fr  |  04/10/2017, 10:43  |  427  mots http://www.latribune.fr/economie/france/le-cice-n-a-eu-qu-un-impact-modere-sur-les-emplois-selon-une-etude-752777.html .

24 ) Voir https://www.insee.fr/fr/statistiques/1375188 et (https://www.insee.fr/fr/statistiques/3135908 .

25 ) Voir « Dovere di memoria : cosa intendo con il termine filosemita nietzschiano » http://rivincitasociale.altervista.org/dovere-di-memoria-cosa-intendo-con-il-termine-filosemita-nietzschiano/ et https://fr.wikipedia.org/wiki/Ernst_Hanfstaengl

26 ) « Emploi: Les nouvelles technologies à l’origine de la perte de 5 millions emplois d’ici 2020? » SOCIETE Le secteur le plus touché par la destruction de postes sera l’administration et les emplois routiniers des « cols blancs »…. Publié le 19/01/16 à 14h55 — Mis à jour le 19/01/16 à 14h55 https://www.20minutes.fr/economie/1768875-20160119-emploi-nouvelles-technologies-origine-perte-5-millions-emplois-2020 et (La disoccupazione tecnologica curata con la propaganda, di Francesco Piccioni http://contropiano.org/news/scienza-news/2018/01/10/la-disoccupazione-tecnologica-curata-la-propaganda-099478 .

27 ) Je renvoie ici à mes ratios Cooke exposés dans mon Tous ensemble , section Livres-Books de www.la-commune-paraclet.com. Ces ratios contenus dans une bande de fluctuation pour les banques centrales membres de l’Euro nous auraient évité l’asphyxie socio-économique de la semi-périphérie et de la périphérie de l’UE. Celle-ci découle nécessairement de l’hyper-centralisme mundellien. Le seul grand problème aurait alors été lié aux incompréhensibles CDS sur la dette souveraine, qui auraient pu être interdits directement où indirectement par l’abolition des ventes à nu. Le risque lié à la dette souveraine découle directement de la privatisation des banques centrale en faveur de la douzaine de grandes banques dites « primaires » qui contrôlent la mise sur le marché des obligations d’Etat. Pourtant le cours légal de la monnaie est garanti par l’Etat, c-à-d les contribuables, et non pas par les banques privées qui doivent souvent être sauvées sur fonds publics. De fait, en permanence car, à part les plans de sauvetage récurrents, les provisionnements pour dette sont déductibles d’impôt …

28 ) Pour l’anti-dumping, voir « Appel » dans http://rivincitasociale.altervista.org

29 ) Voir http://rivincitasociale.altervista.org/pouvoir-dachat-mobilite-budget-mal-ficele-et-volonte-de-rattacher-les-nouveaux-serfs-la-glebe-27-11-2018/ et http://rivincitasociale.altervista.org/diffuser-amplement-s-v-p-energies-renouvelables-le-casse-du-siecle-gilles-balbastre-12-27-nov-2018/ et http://rivincitasociale.altervista.org/question-urgente-au-giec-sur-la-mesure-du-co2-6-dec-2018/

30 ) Voir « Les conséquences socio-économiques de MM Volcker, Reagan et Cie », mars 1985, section Economie Politique Internationale de mon site www.la-commune-paraclet.com .

31) Voir  http://rivincitasociale.altervista.org/extraterritorialita-legalita-necessarie-misure-maggio-giugno-2018/ et « Europe Unveils “Special Purpose Vehicle” To Bypass SWIFT, Jeopardizing Dollar’s Reserve Status » by Tyler Durden ,Tue, 09/25/2018 – 13:20, https://www.zerohedge.com/news/2018-09-25/europe-unveils-special-purpose-vehicle-bypass-swift-jeopardizing-dollars-reserve .

Commenti disabilitati su (Aggiornato il 10 dic. 2018) Rapido commento a : « IL RIESAME DEMOLISCE IL MODELLO RIACE ». 7 nov. 2018

(Aggiornato il 10 dic. 2018. Da leggere assolutamente: « Lucano: l’ordinanza del Riesame si basa su tesi difensive mai dette » in https://www.corrieredellacalabria.it/senza-categoria/item/168009-lucano-lordinanza-del-riesame-si-basa-su-tesi-difensive-mai-dette/

Mi sia concesso aggiungere che, paragonato a tanti altri comuni in Calabria ed in Italia, la gestione della res pubblica del Sindaco Lucano ha prodotto progresso socio-economico e culturale, ha indotto decine di impieghi e onorando la nostra Regione alla faccia del Mondo intero, tutto questo senza il minimo arricchimento personale. Mimmo Lucano stesso è un Modello! Andrebbe elogiato dal sistema giudiziario e premiato dalla nostra Repubblica nata dalla Resistenza.

La civiltà va difesa sopratutto con l’esempio. Altri ci avranno sicuramente già pensato, comunque, vorrei proporre qui la candidatura del Sindaco Mimmo Lucano al Premio Nobel per la Pace per avere saputo incarnare, con esemplare modestia ed efficacia, uno dei principi cardini della civiltà, ed in particolare della civiltà mediterranea e calabrese, cioè il dovere sacro dell’accoglienza e dell’ospitalità.)

Rapido commento a : « IL RIESAME DEMOLISCE IL MODELLO RIACE ». 7 nov. 2018 https://www.corrieredellacalabria.it/senza-categoria/item/167705-il-riesame-demolisce-il-modello-riace/

Si tratta di una fuga di documenti. Questa narrazione non ufficiale non sembra affidabile. Un giudice non prenderebbe mai il rischio di offrire una sentenza solamente soggettiva e generale con giudizi psicologici che non sono compito suo.

Il giudice non può neanche giudicare con retroattività. Il Sindaco Lucano operava nel quadro di una legge che prevedeva l’accoglienza umanitaria. Per il resto, i crimini imputati devono essere specifici, non si può condannare un’attitudine. E nemmeno crimini che non sono definiti tali dalla legge. Incluso la legge calabrese del 2009 che, con altri, il Sindaco Lucano ha suscitato …(1)

In oltre, le sentenze devono essere adeguate e proporzionali ai reati commessi, perciò non c’è materia per impedire incarichi pubblici al sindaco Lucano. Questo si che sarebbe un abuso del potere giuridico.

Come descritta la presunta attitudine del Sindaco Lucano sarebbe poi compatibile, non dico solo con lo spirito cristiano ma, in modo ancora più rilevante, con quello della Legge naturale ideata in gran parte nel nostro Paese e, per il suo aspetto modern, nel nostro Meridione con Gioacchino da Fiore e con Giambattista Vico, l’ideatore del « diritto delle genti ». Non si può neanche negare la compatibilità scrupolosa con la lettera e con lo spirito della nostra Costituzione, tra cui l’Articolo 10 sul diritto di asilo e l’Articolo 11 sul rispetto dei trattati internazionali compatibili con la nostra Costituzione, ad esempio il diritto del mare.

Notiamo pure che la firma presidenziale della legge sulla sicurezza e sull’immigrazione, in se uno strano e inaccettabile amalgama, sottolineava la sua interpretazione nel rispetto dei diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione.

Paolo De Marco, ex-Professore di Relazioni internazionali – Economia Politica Internazionale.

1 ) Vedi la Categoria « Migrazioni » in questo medesimo sito.

QUESTION URGENTE AU GIEC SUR LA MESURE DU CO2, 6 déc. 2018

Posted: 6th dicembre 2018 by rivincitasociale in Ecomarxismo
Commenti disabilitati su QUESTION URGENTE AU GIEC SUR LA MESURE DU CO2, 6 déc. 2018

Mise à jour du 13 décembre 2018 à voir absolument : François Gervais – l’urgence climatique est un leurre, https://www.youtube.com/watch?v=FFeI8EbiQqk .

A noter que la mesure actuelle du Co2 vient bien de Mauna Loa !!!)

xxx

Les Gilets jaunes ont bien dit : « On nous parle de fin du monde alors que nous n’arrivons pas à la fin du mois ! »

(Georges Brassens « Pour me rendre à mon bureau » https://www.youtube.com/watch?v=qQiFWDvHjcs (1))

Voici ma question au GIEC :

To : tsu@ipcc-wg1.universite-paris-saclay.fr

Le 04/12/2018 (Je n’ai pas encore reçu de réponse)

« Bonjour,

Ayant quelques difficultés à interagir avec le site du GIEC – sans doute pour excès de trafic vu la Conférence en Pologne– pourriez-vous me dire où se font les relevés du CO2 qui informent les rapports du GIEC, à part Mauna Loa ?

Veuillez agréer l’expression de mes salutations les plus distinguées,

Paul De Marco. »

Bien entendu, je me réfère ici aux mesures actuelles du CO2. Je note que même un miracle statistique ne suffirait pas à faire en sorte que la mesure de l’Observatoire de Mauna Loa corresponde à celle retenue par le GIEC pour étayer sa fable sur le Global Warming. Le Mauna Loa est l’un des 16 volcans les plus actifs de la Planète !!! En attendant la réponse, je vous propose de donner un coup d’œil aux liens suivants et au bref commentaire qui suit:

1 ) Mauna Loa Observatory https://www.co2.earth/daily-co2  (408 ppm le 29 novembre 2018)

2 ) Nobel Laureate in Physics, “Global Warming is Pseudoscience” https://www.youtube.com/watch?v=SXxHfb66ZgM  (On temperature measurements. At 12:50 mn he explains how they are measured. There are only 8 stations below 60 degrees at the south pole. )

3 ) Pour les stations de mesure de la température: GLOBAL ATMOSPHERE WATCH https://gawsis.meteoswiss.ch/GAWSIS//index.html#/

4 ) COP21 – Le carbone innocent ? – Entretien avec François Gervais https://www.youtube.com/watch?v=Cbfg8EOP2aQ et  “L’urgence climatique est un leurre” de François Gervais – Bercoff dans tous ses états https://www.youtube.com/watch?v=VSQNGLZwtTQ

5 ) Sur l’aspect économique-normatif  et l’importance du EPA endangering finding … : « The truth about global warming. » https://www.youtube.com/watch?v=fA5sGtj7QKQ

Commentaire :

J’ai déjà souligné le fait que la narration du réchauffement climatique dû aux activités humaines n’est qu’une vulgaire falsification philo-sémite nietzschéenne visant à instrumentaliser la peur pour faire accepter aux citoyennes et citoyens une baisse radicale de leur niveau de vie, à vrai dire « un  retour à la société de la nouvelle domesticité et du nouvel esclavage. »

En réalité, la vie sur Terre est à base carbone. Sans CO2 il n’y aurait pas eu de végétation. La disparition des espèces est largement due au saccage capitaliste di territoire. On sait aujourd’hui préserver les habitats pour protéger et permettre la reproduction des espèces en danger. On sait également que la stabilisation de la croissance de la population résulte automatiquement de la croissance du niveau de vie et du respect égalitaire de toutes les citoyennes et citoyens. On sait également avec le développement de la loi naturelle et de nos constitutions modernes que l’égalité est sacrée et qu’à l’inverse la surreprésentation et la fausse représentation sont des crimes contre tout.e.s.

L’origine de cette narration se trouve dans le «  Report from the Iron Mountain » voulu par l’Establishment américain. Le grand économiste John Galbraith a témoigné de son authenticité dans la préface qu’il écrivit lorsque ce rapport secret fut mis à la disposition du public. Suivirent les narrations du Club de Rome et de la Commission Trilatérale. Pour cette dernière, il fallait mettre fin aux « rising expectations » des masses citoyennes et recréer un système de « déférence envers l’Autorité (auto-désignée) », système appuyé par « le contrôle des flux de communication » et par le recours au Marteau nietzschéen lorsque la persuasion narrative n’atteint pas son but. Tout ceci est démontré dans mon livre Pour Marx, contre le nihilisme (2002) librement disponible dans la section livres-Books de mon site jurassique www.la-commune-paraclet.com .

Le puérile catastrophisme récent du GIEC visant à contenir la hausse moyenne de la temperature « globale » (?) à 1.5 degrés a une double cause : a ) le GIEC sait que sa narration ne tient pas debout, car selon ses propres prédictions et selon les engagements non-tenus des Etats la situation est déjà irréversible ; b ) il sait également que les promesses de compensation financière faites aux pays émergents valent encore moins que celles qui avaient été faites au Président Correa à propos du Parc Yasuni.

Ainsi qu’il fut démontré par le Protocole de Montréal, cette écologie bourgeoise et philo-sémite nietzschéenne n’a rien à voir avec la science – écomarxisme. Elle vise à contenir le développement des prolétariats des pays du Centre, de la Semi-Périphérie et de la Périphérie.

A la fin des années 60, François Perroux avait souligné que les économies modernes entraient dans une phase de crise en devenant « matures » : l’accès aux nouveaux débouchés diminuant, pour éviter la crise de surproduction il ne restait plus que le remplacement des parcs existants et le développement de nouveaux produits. J’ajoute que la production de ces derniers étant plus intensive en capital, le déversement de la force de travail d’un secteur à l’autre (A. Sauvy) ne se fait plus aussi facilement. Ceci remet avec force la RTT sur le tapis, l’alternative non-citoyenne étant le retour à la misère populaire avec une semaine de travail de 40, 45, 60, 65, voire 72 heures par semaine selon une scélérate Directive européenne en vigueur aujourd’hui.

Le Protocole de Montréal s’en prenait aux CFC simplement parce que Dupont de Nemours possédait déjà une technologie alternative. Une fois rendue nécessaire par un changement normatif mondial, cette dernière entraina le renouvèlement de tous les parcs de produits utilisant les CFC, notamment les frigidaires et les climatiseurs. Il se trouve que certaines études firent rapidement mention du fait que cette technologie alternative était plus nocive à la couche d’ozone que les CFC, mais cela n’intéresse visiblement plus personne.

De surcroît, cette stratégie de domination impérialiste – la supposée « interdépendance asymétrique » de J. Nye et Keohane et al ., qui fait long feu avec la guerre défensive des tarifs de Donald Trump – arrive trop tard : l’Occident n’a plus le monopole des nouveaux brevets.

La taxe carbone vise à établir des barrières tarifaires invisibles – normatives – en faveur des pays riches, mais dans le contexte actuel elle n’a aucun effet commercial positif pour l’Occident. Au contraire, ainsi qu’il est magistralement démontré par les Gilets jaunes, elle se heurte de plein fouet à la fin du cycle de déflation salariale enclenché par les traités de libre-échange et par l’adoption d’une définition a-sociale et a-environnementale de l’anti-dumping au WTO (Voir mon « Appel » dans http://rivincitasociale.altervista.org .)

On se souviendra que, dans le cadre du traité de libre-échange entre le Canada et les USA, les tenants du traité hémisphérique promirent à grands cris :  « Jobs ! Jobs ! Jobs ! » tout en sachant pertinemment qu’ils sacrifiaient les secteurs dits mous et que les emplois créés seraient précaires et peu payés. Mais, dans un contexte où les transports en commun sont peu développés, il fallait bien assurer la mobilité minimale des travailleurs. Qu’à cela ne tienne, des servi in camera attitrés comme Akerlof et Stiglitz théorisèrent le marché des voitures d’occasion, les « citrons ». Paradoxalement, la taxe et les normes anti-pollution se heurtent aujourd’hui à cette stratégie de la paupérisation forcée des masses laborieuses. C’est dire à quel point ces pitres ne craignent pas de se contredire et à quel point ils prennent dangereusement les enfants du bon dieu pour des canards sauvages.

Je note que ce n’est pas le CO2 qui fait problème mais les particules fines … Les mesures à prendre pour protéger l’environnement et la santé des citoyennes et des citoyens sont différentes. Elles sont antithétiques au capital spéculatif court-termiste qui ne permet pas de financer les infrastructures publiques nécessaires pour s’adapter aux changements, quelles qu’en soient les causes. Je renvoie au chapitre dédié à la défense des biens publics dans mon Tous ensemble ( librement accessible dans la section Lives-Books de mon www.la-commune-paraclet.com ) ainsi qu’à « ÉNERGIES RENOUVELABLES, LE CASSE DU SIÈCLE – GILLES BALBASTRE (1/2) » , 27 nov. 2018 : https://www.youtube.com/watch?v=eYZpxpPdENQ

Je renvoie également à mon  « Défi aux écologistes, au GIEC et à tous les apôtres du réchauffement climatique » (14 juin 2007) » dans la section « Commentaires d’actualité », de mon vieux site jurassique  www.la-commune-paraclet.com . Mes interventions plus récentes se trouvent dans la Catégorie « Ecomarxismo » de mon site: http://rivincitasociale.altervista.org

Votre

Paul De Marco

1 ) La sortie de la Grande Dépression se fit grâce à la mise en œuvre des cartons du Conseil National de la Résistance qui sont à la base de l´Etat social incluant la nationalisation de la Banque de France, la séparation fonctionnelle du secteur bancaire-financier – dépôt, investissement, assurance, caisse d´épargne -, la nationalisation des entreprises stratégiques et la PAC, la nationalisation de l´éducation nationale et de la R&D ainsi que l´établissement de la Sécurité Sociale, outre les droits du monde du travail, semaine légale, congés payés etc.

Commenti disabilitati su « Après l’essence, le prix de l’électricité flambe ..! Voir aussi : « ÉNERGIES RENOUVELABLES, LE CASSE DU SIÈCLE – GILLES BALBASTRE (1/2) » , 27 nov. 2018

(Ajout du 1 décembre 2018: Voir « Après l’essence, le prix de l’électricité flambe à son tour en 2019 » Par latribune.fr  |  30/11/2018, 18:10  |  1049  mots https://www.latribune.fr/entreprises-finance/industrie/energie-environnement/apres-l-essence-le-prix-de-l-electricite-flambe-a-son-tour-en-2019-799438.html )

Les privatisations sévissent partout, y compris dans le secteurs des transports. Avec mes compliments aux réalisateurs et aux diffuseurs ! Voir :

« ÉNERGIES RENOUVELABLES, LE CASSE DU SIÈCLE – GILLES BALBASTRE (1/2) » , 27 nov. 2018 https://www.youtube.com/watch?v=hPy4qWJwUkA

Version intégrale: https://www.youtube.com/watch?v=eYZpxpPdENQ

Trasmesso in anteprima il giorno 27 nov 2018

Co-réalisateur des Nouveaux chiens de garde en 2012 (plus de 200 000 entrées au cinéma), Gilles Balbastre vient de réaliser Main basse sur l’énergie (www.mainbassesurlenergie.com), un documentaire sur le mode narratif de la série télévisée Les Incorruptibles. Dans ce film en six épisodes, Balbastre enquête sur les énergies renouvelables et fait le lien avec le démantèlement du service public de l’énergie. Dans ce premier épisode d’un entretien en deux parties, le réalisateur démontre comment l’industrie des éoliennes est devenue une véritable rente pour hommes d’affaires peu scrupuleux à la fois de l’environnement et des conditions de travail des salariés. Il poursuit sa réflexion sur la privatisation des barrages hydroélectriques, reconduite par l’ex-ministre Nicolas Hulot et sur la manière dont elle prive les citoyens d’une énergie peu chère et effectivement renouvelable, au profit de grandes entreprises comme Total, de fonds de pension ou de divers détenteurs de capitaux ravis de ce cadeau inespéré : la cession des barrages. 👉 Sauvez Le Média : https://www.lemediatv.fr/sauvez-le-me… ⚠ Suivez-nous : Twitter : http://bit.ly/TwitterLeMedia Facebook : http://bit.ly/FacebookLeMedia Youtube : http://bit.ly/YouTubeLeMedia 👉 Aidez-nous à propager nos contenus : https://t.me/joinchat/AAAAAEcMdzng-Zl… 👉 Rejoignez nos Socios pour aider à sous-titrer et traduire les programmes du Média : https://www.lamarmite.fr/lm »

Commenti disabilitati su Pouvoir d’achat, mobilité, budget mal ficelé et volonté de rattacher les nouveaux serfs à la glèbe. 27-11-2018

(Léo Ferré, Madame la misère :  https://www.youtube.com/watch?v=izJCB1-aulc )

En fait :

A ) Outre les quelque  90 milliards d’euros d’exonérations diverses aux entreprises sans contrepartie pour les travailleurs, la Présidence actuelle dilapide 40 milliards d’euros pour le basculement de l’inutile et nuisible CICE. Ceci après avoir supprimé l’impôt sur la fortune dont le seuil d’entrée était de 1.3 million (2011). « En 2014, l’ISF rapporte 5,3 milliards d’euros.» (1) On a récemment rappelé que le 1 % plus riche verra sa fortune augmenter de 6 % en 2019 alors que le 0.4% plus riche accroîtra son pouvoir d’achat de 28.300 Euros. » (2) Le gouvernement a donc besoin de 4 à 5 milliards pour boucler son budget mal-ficelé et pro-riches et le présenter à la Commission européenne sans devoir encourir une éventuelle pénalité de 0.2% à 0.5 % pour contravention au Fiscal Compact – à l’instar de l’Italie. En réalité, ce tour de passe passe budgétaire, accompli sur le dos des citoyens-travailleurs, ne suffira même pas du fait du ralentissement économique général et de la guerre des tarifs. Ces évènements récents ne sont pas contrés par la baisse relative du prix du pétrole etc.

B ) Dans un pays aujourd’hui méconnaissable où « Un Français sur 3 renonce à des soins pour raisons financières » (3) alors que le recul de l’âge de la retraite augmente le nombre d’années vécues en moins bonne santé pour les séniors, le pouvoir d’achat selon l’INSEE  n’inclut pas le salaire différé – cotisations sociales etc. – ni le fait que 50 % des travailleurs touchent trop peu pour payer l’impôt sur le revenu, ce qui se traduit pas des lacunes criantes dans l‘accès aux  infrastructures et aux services publics payés par la fiscalité générale.

Ajouter à cela ce que dit  Philippe Herlin dans son livre « Pouvoir d’achat : le grand mensonge » (Ed. Eyrolles, 2018), à savoir que l’INSEE évalue le  logement en équivalent loyer à 6 % du panier de consommation !!! (Le coût moyen au mètre carré est à plus de 9000 euros à Paris.) Celles et ceux qui lisent l’anglais pourront également consulter ce site : http://www.shadowstats.com/ .

Le vrai pouvoir d’achat qui permettrait de ne plus craindre les lendemains reposait jadis et devrait de nouveau reposer sur le « revenu global net » des ménages. Ce dernier, outre le salaire individuel, doit inclure le « salaire différé » (retraite, assurance-chômage etc. ) ainsi que la portion revenant aux ménages sous la forme de l’accès universel garanti aux infrastructures et services publics. Il est évident que plus la part socialisée du « revenu global net » des ménages sera importante, plus le salaire individuel permettra de satisfaire les autres besoins. C’est cette logique vertueuse d’assurance sociale établie comme droit citoyen qui est mise en cause avec les privatisations et avec le démantèlement de l’Etat social voulu par nos Constitutions nées de la Résistance.

Or, la définition actuelle de l’anti-dumping de l’OMC exclut toute référence aux droits sociaux des travailleurs ainsi qu’aux critères environnementaux minimum, créant ainsi une compétition globale en faveur du moins disant en matière de salaire individuel et de sécurité au travail. Cette définition crée de tels déséquilibres que les USA eux-mêmes, jadis champions de la soi-disant « interdépendance asymétrique », n’y croient plus, ce qui explique le déclenchement de la guerre des tarifs pas Trump.

Les dirigeants actuels,  normalement formés comme citoyens dans des grandes écoles républicaines, qui n’opèrent d’ailleurs plus vraiment comme telles vu la surreprésentation grotesque de quelques-uns prêts à troquer H. Poincaré pour un Bachelier ou un Tirole, méprisent le peuple et n’ont plus aucune idée ni de leurs droits constitutionnels – revus par JP Morgan et associés – ni de leurs conditions de vie.  J’en veux pour preuve ceux qui pensent que la colère citoyenne qui s’exprime aujourd’hui pacifiquement dans la rue ne serait due qu’à un défaut de communication. Ceux-là, du haut de leur tour d’ivoire, souffrent d’une grave dissonance cognitive et ont tendance à substituer leurs perceptions de classe à la réalité de la vie vécue. (4) A tel point que leur nudging en matière de communication manque la cible !

C ) La narration verte trilatéraliste et Club de Rome – c.à.d., « ending the rising expectations of the masses of citizens », and back to « the deference to (self-conferred ) Authority » avec leurs  « flux de communication autorisés » – ne tient même pas compte de l’empreinte écologique d’épigones comme Nicolas Hulot – sans doute plus grande que celle de Al Gore …. On prend les enfants du bon Dieu pour des canards sauvages … Les Gilets Jaunes ont bien dit : « On nous parle de fin du monde alors que nous n’arrivons pas à la fin du mois ». (5)

En ce qui concerne la mobilité, la logique est clairement celle de la privatisation qui ne tient même pas compte des interrelations organiques entre les différends moyens de mobilité. La logique européenne impose une séparation étanche des industries du transport – route, chemin-de-fer, navire et avion – excluant ainsi une gestion planifiée rationnelle du territoire ainsi que toutes les possibles synergies qui pourraient découler de cette planification – ex. ferroutage et camions. De plus, la logique européenne, traduite en législation nationale, favorise la concurrence privée dans chacune de ces industries, y compris la SNCF, ce qui fatalement se fait au détriment des services, surtout sur les lignes moins achalandées et dans les régions périphériques. (6) Les citoyens usagers deviennent de simples clients dignes d’attention s’ils sont monétairement solvables.

S’ajoute aujourd’hui une volonté pathologique – antilibérale dans le sens classique « Laissez passer »  – donc néo-nietzschéenne, qui substitue la vision statistique de servi in camera attitrés, au pouvoir d’achat réel des gens. Il y a une volonté de paupériser les gens, qui ne sont plus considérés comme des citoyens, et de les rattacher à la glèbe. Il s’agit-là de leur post-modernisme néo-nietzschéen … Les conditions matérielles de l’existence étant primordiales, c’est bien cette atteinte à la dignité et à la liberté de choix des citoyennes et des citoyens qui explique la sourde colère qui s’exprime de nouveau aujourd’hui en France.

Etant de passage au Café du Croissant (Paris) le 31 juillet 2018 pour la commémoration de la mort de Jean Jaurès – un authentique démocrate socialiste qui n’hésitait pas à défendre Robespierre contre ses détracteurs et à affirmer que Marx avait scientifiquement raison pour ce qui est de la critique de l’économie politique – survint une dame militante qui distribua un tract (7). Il dénonçait justement ce retour à une nouvelle servitude. Je dénonce moi-même depuis des années cette volonté philosémite nietzschéenne des supposées élites d’imposer par la ruse et la force un « retour vers une société de la nouvelle domesticité et du nouvel esclavage ». (8)

Par exemple, on crée artificiellement des servitudes comme le covoiturage en milieu urbain en le finançant avec de l’argent public alors que l’on pourrait aisément financer des autobus électriques -ou mieux encore à air comprimé plus adjuvant – supplémentaires, plus petits et plus nombreux. Ils seraient gérés par une société publique optimisant la flexibilité qu’ils procureraient surtout en dehors des heures de pointe grâce à un algorithme qui maximiserait les parcours – montées et descentes des usagers – via le téléphone portable. Bien entendu, il faudrait tenir compte de l’industrie des taxis. Bref, il faut plus de mobilité mais organisée de manière rationnelle. La technologie moderne le permet. Ceci vaut dans tous les autres domaines en particulier en ce qui concerne la consommation de qualité, et ainsi de suite. Bref, le pouvoir d’achat … La « décroissance » est un catéchisme culpabilisant destiné aux masses.

Assez de tous ces rabat-joie ! Le monde n’a jamais été aussi riche qu’aujourd’hui. Il convient désormais de mieux redistribuer les richesses ! Seulement ainsi pourra-t-on réconcilier l’Homme et la Nature dans une Société harmonieuse.

Votre,

Paul De Marco

Notes

1 ) Voir  https://fr.wikipedia.org/wiki/Imp%C3%B4t_de_solidarit%C3%A9_sur_la_fortune

2 ) Voir « Francia. Movilización de los chalecos amarillos »

Lo que está en juego en esta movilización popular,  Léon Cremieux

Viento Sur 27-11-2018  http://www.rebelion.org/noticia.php?id=249498

Citation :  «Gracias a las reformas fiscales del gobierno, a la supresión del ISF (impuesto sobre las fortunas), la reducción del impuesto sobre las rentas del capital, el 1% de los más ricos verán incrementar sus fortunas en un 6% en 2019, y el 0,4% de los más ricos incrementarán su poder de compra en 28.300€. Al mismo tiempo, el 20% de los menos ricos, con las reforma de los subsidios para vivienda y la reducción de las pensiones, verán reducirse sus ingresos sin ver incrementadas las prestaciones sociales al mismo tiempo que los precios siguen incrementándose. »

3 ) Voir https://saveurs-et-sante.com/sante/2648347-un-francais-trois-renonce-a-soins-raisons-financieres

Voir aussi: « Le gouvernement serre à nouveau la ceinture de la Sécu, exigeant 3,8 milliards d’économies en 2019 » Par latribune.fr  |  25/09/2018, 9:21  |  434  mots https://www.latribune.fr/economie/france/budget-le-gouvernement-serre-a-nouveau-la-ceinture-de-la-secu-exigeant-3-8-milliards-d-economies-en-2019-791531.html

Avec la RTT la « gauche plurielle » avait quasiment éliminé le Trou de la Sécu. Il restait environ 4 milliards d’euros de déficit qui auraient disparus en 6 mois. Ceci fut accompli en universalisant et en élargissant les services d’accès universel. Aujourd’hui la Sécu affiche un excédent qui provient d’une série de coupures brutales dans l’Assurance maladie : elles furent de 3,4 milliards en 2016, 4,05 en 2017, 4,2 en 2018 et 3,8 en 2019 – pour un total de 11,65 jusqu’en 2018 et de 15,45 en 2019 !!!

Des millions de citoyens renoncent donc aux soins ! Et les files, s’allongent …

4 ) Voir « Inégalités : Stiglitz plaide pour une autre approche » Par Grégoire Normand  |  27/11/2018, 4:00  |  1106  mots https://www.latribune.fr/economie/international/inegalites-stiglitz-plaide-pour-une-autre-approche-798720.html. Les hauts et bas clergés, ou servi in camera, font imperturbablement leur besogne usuelle. En attendant le salaire différé est raboté et la « no tax area » pour petits salaires s’élargit – plus de 50 % des travailleurs ne paient plus l’impôt sur le revenu en France car ils gagent trop peu. Le panier de consommation de l’INSEE n’en tient pas compte. De surcroît, le logement y est évalué à 8 % selon Philippe Herlin. Ce qui permet de faire la morale aux travailleurs et aux citoyens.

Voyez plutôt : « (…) le professeur d’économie Marc Ferracci à l’université Paris 2 Assas (qui) expliquait que “pour réconcilier les citoyens avec l’État, il faut produire de l’information claire, fiable, transparente et indépendante.” »

Ce n’est plus le Pont sur la rivière Kwai – « Keep them busy » – mais les jappements de nouveaux garde-chiourmes du genre : « What we got here is a failure to communicate .» Tant pis pour les Conventions de Genève et pour les droits minimum du monde du travail, même selon le monarchique OIT … (Voir : https://www.youtube.com/watch?v=452XjnaHr1A ) Il semblerait que l’Histoire se répète en bégayant …

5 ) Pour ce qui est de l’écologie capitaliste, je renvoie à mon « Défi aux écologistes » (dans la section « Commentaires d’actualité » de mon vieux site jurassique www.la-commune-paraclet.com . Le concept d’écomarxisme est exposé dans l’« Introduction » et l’« Annexe » de mon Livre-Book III intitulé « Keynésianisme, Marxisme, Stabilité Economique et Croissance » (2005) librement accessible dans la section Livres-Books du même vénérable site. La section comprend mon Tous ensemble. On jettera aussi un coup d’œil à la Catégorie « Ecomarxismo » du site http://rivincitasociale.altervista.org . Pour ce qui est de l’acidification des océans et de l’impact du permafrost non inclus dans le modèle bidon du GIEC, je renvoie en particulier à :  http://rivincitasociale.altervista.org/acidification-des-oceans-et-changement-climatique-9-nov-2017/

6 ) Voir dans la Catégorie « Economia » : http://rivincitasociale.altervista.org/mobilita-trasporti-cattive-strade-privatizzazioni-giungo-2018/

7 ) Voir la reproduction du tract plus bas. Le message reste d’actualité.

8 ) Voir par exemple mon Pour Marx, contre le nihilisme (2002) section Livres-Books de www.la-commune-paraclet.com . je renvoie aussi à mon Appel dans http://rivincitasociale.altervista.org/avant-propos-2/ . En effet, sans une nouvelle définition de l’anti-dumping appuyant une nouvelle RTT et sans recours au crédit public, il n’existe aucune réelle sortie, ni de cette crise, ni du carcan du Fiscal Compact. Pour ce qui est du crédit public voir

http://rivincitasociale.altervista.org/private-or-public-central-banks-to-defeat-speculative-and-economic-attacks-september-21-2018/

VOICI LA REPRODUCTION DU TRACT :

 

 

CLIMA E INQUINAMENTO INTELLETUALE ED ETICO-POLITICO, 21 NOV. 2018

Posted: 21st novembre 2018 by rivincitasociale in Ecomarxismo
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Commento attristato a « Se Salerno diventa la costa del Messico, tra i tornado »

di Giorgio Cremaschi (Potere al Popolo)

http://contropiano.org/interventi/2018/11/21/se-salerno-diventa-la-costa-del-messico-tra-i-tornado-0109720#comment-144831

Criminali sono le narrazioni senza fondamento scientifico. Se riscaldamento c’è – globale ? Con quali impatti locali ?- il ruolo dell’Uomo non c’entra. C’entra la precessione dell’equinozio, il ciclo solare, i movimenti tettonici della crosta terrestre, il regime dei venti e delle correnti marittime, la poco conosciuta chimica atmosferica a vari livelli, ecc.

Le compagne/i devono badare bene al fatto che ad esempio

a) i ghiacciai una volta scendevano sotto la città di Lione;

b) ai tempi dei Greci antichi il mare a Crotone era più lontano dalle coste attuali da parecchi metri;

c) il permafrost non è incluso nel modello dei narratori filo-semiti nietzschiani del GIEC;

d) l’acidificazione dell’Oceano non può essere dovuta al riscaldamento dato che riscaldando l’Oceano libera CO2 non ne immagazzina, ecc.

E probabile che siamo in una fase di riscaldamento climatico anche dovuta alla precessione dell’equinozio – ma non serve ridurre con tasse e salari più bassi il consumo – di qualità – delle masse. Questo era l’obbiettivo del Club di Roma e della Commissione Trilaterale cioè mettere fine alle « rising expectations » dei cittadini e operare un ritorno a-democratico alla « deferenza per l’autorità – auto-concessa ».

Servano invece le infrastrutture pubbliche e la tutela pubblica del territorio, proprio quelle infrastrutture che lo Stato minimo neoliberale no fa più e che il capitale speculativo, venduto al Roe trimestrale – profitto di corto termine –, non può più finanziare senza ingenti sovvenzioni statali.

L’Uomo inquina si, ma la risposta è l’estensione del principio di precauzione non la pretesa falsa di controllare il clima – in effetti, vogliono nuove barriere tariffarie invisibili perché credono di controllare le tecnologie alternative. Ad esempio il Protocollo di Montreal a favore delle nuove tecnologie di raffreddamento controllate da Dupont de Nemours, mentre queste nuove tecnologie risulterebbero più inquinanti dei CFC per l’ozono atmosferico, cosa che non interessa più nessuno.

In effetti, il GIEC sa benissimo che la sua narrazione è priva di ogni fondamento e che fra poco la realtà avrà smascherato la sua narrazione. Perciò, drammatizza con un nuovo obbiettivo di 1.5 grado da raggiungere in 15 anni – il che implica molti tagli da imporre al potere di acquisto ed al livello di vita dei cittadini ordinari ma meno i 10 % più ricchi e per le industrie più inquinanti ad esempio l’industria del cimento, ecc. In tanto il GIEC sa benissimo che i climatologici e i loro complici economici e governativi non sono già più in grado di rispettare i 2 gradi di aumento, base delle sue proiezioni. In altre parole, la situazione anche secondo il loro proprio modello falsificato, è già irreversibile. Meglio lasciare questa gentaglia filo-semita nietzschiana alle loro narrazioni e portare avanti le dovute politiche informate all’ecomarxismo. (1)

Paolo De Marco

1 ) Vedi:

a ) Per l’ecomarxismo vedi l’introduzione del Livre-Book III in Download Now, Sezione Livres-Books del sito www.la-commune-paraclet.com

b ) « Défi aux écologistes, au GIEC et à tous les apôtres du réchauffement climatique » (14 juin 2007) nella Sezione Commentaires d’actualité del sito www.la-commune-paraclet.com

c ) per l’acidificazione dell’Oceano vedi http://rivincitasociale.altervista.org/acidification-des-oceans-et-changement-climatique-9-nov-2017/

d ) vedi pure la « Categoria » ecomarxismo in questo medesimo sito.

Commenti disabilitati su SALUTI ALLE DISOCCUPATE/I DI SAN GIOVANNI IN FIORE (CS) 14 NOVEMBRE 2018.

Sul sito del Sindaco di San Giovanni in Fiore (CS), G. Belcastro, possiamo leggere :

« La Regione Calabria ha pubblicato sul suo sito istituzionale la graduatoria del Psr, misura 8.3.1.

Abbiamo ottenuto un finanziamento di 473 mila euro per interventi nella prevenzione di incendi e calamità naturali. ». Questa si aggiungerebbe alla misura 8.1.già ottenuta.

(Nota aggiuntiva del 15 novembre: Abbiamo fatto bene usare il condizionale. A seguito di una critica del consigliere Bitonti, il sindaco ha ammesso che la Misura 8.3 non è ancora finanziata. Scrive Bitonti riferendosi al decreto regionale 12 960 del 12/11/2018 : « Essendo il nostro comune ottantasettesimo non prenderà nessuno finanziamento. » Significa che le nostre lotte rivendicative devono continuare per ottenere questo finanziamento per l’anno prossimo …In tanto si va avanti con la Misura 8.1)

Paolo De Marco, portavoce del Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso (CCLD) desidera presentare i suoi più ammirativi complimenti ai membri del CCLD e a tutte le altre disoccupate/i della nostra Città che hanno lottato con esemplare tenacia, ma sempre in modo « civile, pacifico e costruttivo », sin dal mese di febbraio 2016 per la creazione di posti di lavoro e per l’avio di un autentico processo di sviluppo locale. Queste lotte portate avanti con il slogan « non vogliamo più sussidi, vogliamo lavoro dignitoso » mi sembrano degne di ispirare la Calabria e l’Italia intera.

Benché le misure annunciate non corrispondessero interamente alle rivendicazioni delle disoccupate/i (1), è utile ricordare che sono derivate dal Progetto Numero 6, uno dei 7 progetti presentati dal CCLD. (2)

Il mio auspico è doppio: 1 ) Che le misure annunciate siano riservate a cooperative con almeno 80% di disoccupate/i e inoccupate/i altrimenti costituirebbe una grande ingiustizia oltre ad essere una scelta socio-economicamente irrazionale; 2 ) Che gli altri progetti presentati dal CCLD siano anch’essi presi in considerazione ed attuati.

Con la mia ammirativa solidarietà,

Paolo De Marco

Portavoce del CCLD

1 ) Le misure annunciate rischiano di essere temporanee. La proposta iniziale del CCLD era di agire tramite cooperative pubbliche per attingere ai fondi europei. In questo modo, le somme sbloccate come co-finanziamento avrebbero potuto essere moltiplicate per 2 o anche per 4 per la durata dei progetti. Il finanziamento europeo per questi progetti dura in media due anni, a volta tre.

2 ) Per i progetti del CCLD vedi la « Categoria » Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso in http://rivincitasociale.altervista.org

Commenti disabilitati su Esposto al Procuratore Dr. Spagnuolo, in persona. 7 nov. 2018

Prof. Paolo De Marco                                                                                                                                                          San Giovanni in Fiore (CS)

Data: 7 Novembre 2018

Oggetto: Secondo esposto per la dovuta riaperture delle indagini relative alle mie denunce contro noti – fascicolo 3955/17 – archiviate falsamente come accuse contro ignoti – codice 44 -, senza nessuna indagine in loco e senza nessuna analisi delle prove.

In qualità di rappresentante legale di me stesso.

Al Procuratore Dr. Spagnuolo, in persona.

Procura di Cosenza,

Repubblica italiana,

dirigente.procura.cosenza@giustiziacert.it

 

     Egregio Dr. Spagnuolo,

In qualità di rappresentante legale di me stesso, sollecito la riapertura immediata delle indagini relative alle mie denunce contro noti – fascicolo 3955/17. La recente decisione del Dr. Cozzolino di mantenere l’archiviazione è illegittima anche perché la nota con la quale mi fu notificato il rifiuto di riaprire il fascicolo porta un codice erroneo, cioè il codice 44, il quale concerna denunce contro ignoti. (Vedi Documento 1 con il suo allegato*.)

Con il dovuto rispetto per la magistratura e per il « due process » in uno Stato di diritto degno del nome, insisto sul fatto che l’archiviazione del 18 novembre 2017 notificatami il 3 settembre 2018 ed ora seguita con il rifiuto di riaprire il caso, costituisce una chiara e drammatica violazione di tutti i miei diritti fondamentali, incluso i miei sacri diritti all’incolumità ed alla possibilità di assicurare la mia difesa legale.

Nessuna inchiesta in loco fu mai condotta; le prove sequestrate dai carabinieri non furono mai analizzate. L’alterazione del mio cibo e delle mie bevande produce un effetto fisiologico: anche per ragioni di salute la Procura di Cosenza ha l’obbligo di prendersi la responsabilità di fornirmi i risultati delle analisi ancora non condotte. La Procura deve anche spiegare in modo razionale come furono macchiante le me tovaglie da bagno malgrado il mio sistema di allarme e le due telecamere di sorveglianza. La Procura non può in nessun caso versare nella violazione della procedura la più elementare.

Con la sua violazione della procedura, la quale ammonta ad una negazione calcolata della giustizia tale da essere accettabile in nessuno paese più o meno civilizzato, il Dr. Cozzolino si istituisce de facto complice dei criminali che violano il mio domicilio, alterano il mio cibo e le mie bevande e procedendo ad intimidazioni poliziesche-mafiose macchiando le mie tovaglie da bagno di pittura rossa. Questo avviene con l’ovvio supporto dei servizi di sicurezza italiani, malgrado la protezione dello Stato conferitami in Prefettura il 7 aprile 2017 in presenza di un testimone. Senza questo tanto cinico quanto incompetente coinvolgimento dei servizi di sicurezza italiani, non solo le violazioni ripetute del mio domicilio sarebbero state impossibili, visto il sistema di allarme e le due telecamera, ma la magistratura ed i carabinieri si sarebbero certamente comportati in un modo legalmente accettabile. I colpevoli sarebbero già stati arrestati. Il che ora non è il caso. Per ora, la mia esperienza della giustizia italiana è quella del totalitarismo più incompetente e più spietato, quella di criminali polizieschi-mafiosi certi della loro impunità. La Procura di Cosenza deve prenderne atto.

Non è il ruolo di un magistrato degno della sua funzione e pagato con soldi pubblici proteggere criminali, anche se questi appartengono ai servizi di sicurezza. Non è il ruolo di un magistrato, in Calabria o altrove in Italia, coprire il depistaggio messo in opera dal criminale comandante Pantano e dal suo spregiudicato accolite Dr. Curzio. Si tratta di un depistaggio mirato a discreditarmi, non solo per archiviare le mie denunce ma, peggio ancora, per potere continuare le violazioni da me denunciate in tutta impunità. Con la sua archiviazione e con il suo rifiuto di riaprire il caso, il Dr. Cozzolino diventa complice attivo e consapevole dei crimini perpetrati contro di me, diventa complice della gravissima diffamazione della mia persona che risulta dalla diagnosi illegale e scellerata del criminale Dr. Curcio.

Prego la Procura prendere tutte le misure necessarie per riaprire il caso, per arrestare i colpevoli e ristabilire la mia reputazione.

Per non dovere ripetere inutilmente le ragioni che rendono l’apertura del fascicolo obbligatoria assieme al ristabilimento intempestivo della mia riputazione, in particolare con referenza alla criminale ed illegale diagnosi del Curcio, riproduco qui sotto la mia richiesta del 4 ottobre 2018, sollecitando una rapida risposta.

« Con referenza alla mia PEC del 10 settembre 2018 indirizzata al Dr. Cozzolino in persona, ribadisco la mia formale richiesta di riapertura delle mie denunce contro noti – fascicolo 3955/17. Di preferenza da un altro magistrato visto le due illegittime archiviazioni decise senza la minima indagine dal Dr. Cozzolino. Una nota manoscritta del Dr. Cozzolino in data del 3 settembre 2018 mi informava della archiviazione del fascicolo 3955 (14) contro ignoti, fascicolo che non corrisponde per niente alla mia denuncia contro noti del 17-05-2017 seguita dalla cruciale 3e integrazione del 22 agosto 2017 e da varie altre, l’ultima, la 5e Integrazione, essendo stata formulato il 20 aprile 2018.

La tempistica della risposta del 3 settembre 2018 merita spiegazione. Questa nota manoscritta del Dr. Cozzolino, redatta e firmata il 31-08-2018, porta una data di archiviazione del 18 novembre 2017 senza che nessuno abbia giudicato necessario informarmi, lasciando i carabinieri di San Giovanni in Fiore trasmettere le mie Integrazioni come se niente fosse … In effetti, dopo verifica in Procura il 3 ottobre 2018, risulta che il fascicolo 3955/17 corrisponde alle mie denunce contro noti e contiene la nota manoscritta errata del Dr. Cozzolino come unica motivazione della seconda archiviazione, benché nessuna indagine in loco sia mai stata effettuata e benché le prove sequestrate dai Carabinieri non siano mai state analizzate.

Ecco i fatti e le premesse che rendano la riapertura del fascicolo e il rispetto del due process obbligatori.

I fatti:

1 ) Io, Paolo De Marco, sono un cittadino italiano, con passaporto italiano, residente a San Giovanni in Fiore (CS) sin dal mese di Giugno 2013. Sono una persona per bene, tra l’altro con una scolarità di dottorato – PhD – e contributi scientifici di primo piano nelle mie discipline, rispettoso della legge e con una riputazione fin qui immacolata. Sottolineo che non sono mai stato accusato di nessuno reato in nessuno Paese. Per educazione familiare e formale non ho mai mancato di cortesia a nessuno, limitandomi a difendermi legalmente quando offeso sulla base di fatti verificati, conservando comunque sempre la mia fiducia nella buon senso e nell’imparzialità della giustizia.

2 ) Sin dal mio rimpatrio dal Canada in Italia nel mese di Giugno 2013, il mio domicilio è costantemente violato durante la mia assenza. Queste violazioni danno luogo all’avvelenamento del mio cibo e delle mie bevande causando un « boiling body effect ». In oltre, con intimidazioni di chiaro stampo poliziesco-mafioso, i perpetratori di questi crimini macchiano le mie tovaglie da bagno di pittura rossa. Una camicia bianche fu anche macchiata con della vernice giallastra.

3 ) La prima seria di denunce risalente al 2014 fu archiviata con un stratagemma altamente criminoso messo in atto dal comandante Pantano e dal suo complice il Dr. Curcio. Visto la continuazione dei crimini denunciati al punto (1) qui sopra, avevo chiesto un incontro con il comandante Pantano per spiegarli la gravità del caso e chiedergli le ragioni della continuazione dei crimini denunciati malgrado tutte le mie denunce e proteste. L’incontro ebbe luogo il 30 novembre 2015. Portò anche con me delle prove, cioè una bottiglia di Vecchia Romagna avvelenata per causare un « boiling body effect » e delle tovaglie macchiate, che alla fine il comandante Pantano prese in custodia.

Durante questo incontro da me richiesto, senza avvertirmi, il comandante Pantano aveva preparato una trappola indegna del suo incarico istituzionale retribuito con fondi pubblici: mi fece trovare lì il criminale e incompetente Dr. Curcio che non avevo mai visto prima. Dopo il mio esposto al comandante Pantano, il Curcio, al quale si era rivolto il comandante, sentenziò: « È angosciato, ci vuole una pillola ». Gli intimò allora di stare rigorosamente zitto perché io non lo conoscevo ed ero venuto per parlare con il comandante. All’uscita chiese al Curcio chi era, dopo di che gli spiegò gentilmente i doveri imprescindibili della deontologia medica, illustrandogli anche il fatto che le indagini per violazione di domicilio e per le altre accuse da me formulato non erano affare di medico ma della Procura e dei carabinieri.

Ad quello incontro, in un modo totalmente inconcepibile, il comandante Pantano osò minacciarmi se porgevo altre denunce. Mi minacciò in oltre di chiedere un parere alla Commissione, cosa ovviamente mai fatta. Io respinsi le minacce intimidatorie del comandante con la fermezza di un cittadino cosciente dei suoi diritti costituzionali e di una persona per bene. Gli mostrò nuovamente le prove portate con me, e gli chiese di spiegarmi come lui, in quanto comandante dell’Arma, ne rendeva conto. Sottolineò pure il fatto che alla luce delle mie denunce e proteste, né la Procura, né i Carabinieri potevano pretendere ignorare le violazioni continue del mio domicilio e gli altri crimini perpetrati contro di me. Si pone allora la questione dell’impunità garantita ai violatori del mio domicilio malgrado il sistema di allarme e le due telecamere che avevo fatto istallare per prudenza dissuasiva prima di formalizzare le mie denunce. Alla fine il comandante accettò di prendere in custodia le mie prove.

4 ) Questa vile e illegale messa in scena del comandate Pantano e del suo complice Curcio aveva un obbiettivo ben preciso: delegittimare le mie accuse facendomi passare per un « paranoide ». In questo modo si coprì i criminali da me denunciati, permettendo loro la continuazione dei loro crimini con massima impunità. Ovviamente, la stessa cosa si produrrà con la seconda archiviazione abusiva del Dr Cozzolino. Questa messa in scena delinquenziale del Pantano e del Curcio fu smascherata il 7 aprile 2017 quando ricevetti, in presenza del noto giornalista Emiliano Morrone, l’assicurazione della protezione dello Stato in Prefettura. Dopo questo incontro in Prefettura feci una richiesta di accesso agli atti presso la ASP di Cosenza. Scoperto così l’infamante e criminale diagnosi del Curcio, fui dunque in grado di completare la mia denuncia contro noti in data del 17 maggio 2017 con le sue 5 Integrazioni. I noti da me denunciati sono il mio giovane vicino Pasquale Oliverio, visto uscire da casa mia con i miei propri occhi, e i vili criminali Pantano e Curcio. L’illegale e criminale diagnosi di paranoia era stata ideata solo per coprire i colpevoli. Va subito tolta dal mio fascicolo medico. A dire vero, mi sarei aspettato ricevere i complimenti della mia Repubblica nativa per il coraggio tranquillo e la serenità legale da me opposti a queste scellerate manipolazioni durante tutti questi anni.

5 ) Tra i fatti pertinenti entra pure il peculiare contesto italiano e calabrese. Primo, è usanza delle mafie e di certi nostri servizi sviati – con l’aiuto di vari servizi stranieri – delegittimare le persone da loro non gradite, sopratutto quando le intimidazioni poliziesche-mafiose non raggiungono il loro obbiettivo. Secondo, questa gentaglia usa di tante complicità per operare vari depistaggi in modo da coprire le sue azioni illegali e spesso condotte con la sporca incompetenza tipicamente indotta della certezza dell’impunità. Si tratta qui delle violazioni più reprensibili dell’ordinamento delle nostre leggi, un’evidenza che non dovrebbe sfuggire né ai magistrati, né alle istanze garanti, incluso i Ministri della Giustizia, dell’Interno e della Difesa.

Premesse per la dovuta riapertura del fascicolo corrispondente alle mie denunce contro i noti qui sopra nominati.

1 ) Cover up e depistaggio. Un magistrato della Repubblica italiana non può direttamente o indirettamente partecipare o avallare le azioni illegali perpetrate contro cittadini, tali la violazione continua del domicilio, l’avvelenamento del cibo e delle bevande e le intimidazioni di stampo poliziesco-mafioso. Questo si applica con più forza ancora quando i servizi di sicurezza italiani sono ovviamente implicati e complici, a prova la copertura tecnica fornita per neutralizzare il mio sistema di allarme e le due telecamere di sorveglianza.

Sottolineo che i crimini e le manipolazioni, degne di un Philip Zimbardo totalmente sviato, perpetrate contro di me e da me dimostrate, confermano le mie denunce che riguardano il Canada, in particolare per quello che riguarda l’omicidio medico del mio fratello maggiore, Giuseppe De Marco. (1) Non è il ruolo della magistratura italiana proteggere i crimini dei servizi esteri perpetrati contro cittadini italiani e continuati sul territorio italiano. Se i crimini perpetrati contro di me in Italia hanno una origine in Canada, allora questa origine è necessariamente fabbricata, illegale e criminosa. Ne segue che ho il diritto costituzionale di esserne informato per assicurare la mia difesa. Ripeto che io non sono mai stati accusato di nessuno reato in nessuno paese. Ripeto che io, Paolo De Marco, non sono una cavia consentente per incompetenti sviati, per altro con molto meno educazione di me e che, in quanto tale, chiedo con forza i risarcimenti esemplari dovuti per i danni accademici, sociali e personali a me causati.

2 ) Abuso di potere ovviamente criminale. Un magistrato della Repubblica italiana non può direttamente o indirettamente coprire un comandante dei carabinieri e un medico incompetente e sviato per motivare un depistaggio – cover up – archiviando abusivamente il caso senza reali indagini e senza analisi delle prove, sapendo però che si rovina irrimediabilmente la riputazione e la vita della parte offesa. O sarà forse questo lo scopo della Procura di Cosenza?

La prima conseguenza nefasta della criminale diagnosi del Curcio, a parte la continuazione dei crimini perpetrati contro di me con intera impunità, fu verificata dall’avviso negativo della Dott.ssa Nicotera alla mia richiesta di possesso di arma a fuoco, cioè di un vecchio moschetto storico, non più funzionale, del mio defunto padre. (2) Sapendo perfettamente quello che ho risposto al test, l’unica ragione del suo rifiuto è la diagnosi del criminale Curcio ancora presente nel mio fascicolo medicale malgrado la mia richiesta al Dr. Cozzolino e all’Ordine dei Medici di ristabilire con massima tempestività la mia riputazione e l’onore del mio cognome. Ho già richiesto la copia dell’avviso negativo della Dott.ssa Nicotera. L’onore del mio cognome va ripristinato subito, senza se e senza ma. La mancanza grave a tutte le regole della deontologia medica da parte del Dr. Curcio va sanzionata con il massimo rigore, come da me richiesto all’Ordine dei Medici di Cosenza. (3)

3 ) Discrezionalità del magistrato. La discrezionalità di un magistrato della Repubblica italiana nell’archiviare un fascicolo non si estende al suo potere di ignorare le prove negando così il due process e più ancora il sacro diritto di difesa legale della parte offesa.

Chiedo perciò la dovuta e immediata riapertura del fascicolo corrispondente alle mie denunce contro noti e il rigoroso rispetto del due process.

Cordiali e rispettosi saluti,

Paolo De Marco, ex-professore di Relazioni internazionali – Economia Politica Internazionale.

* A parte il « Documento 1 con il suo allegato » tutti gli allegati qui menzionati furono già trasmessi nell’esposto del 4 ottobre 2018.

NOTE:

1 ) Le mie denunce rispetto all’omicidio medicale del mio fratello maggiore sono dimostrate senza la minima ombra di un dubbio, ad esempio, per quello che concerna le prove principali, quelle pubblicate nella Nota * intitolata « The medical murder of Giuseppe De Marco (see some essential documents below) » in http://rivincitasociale.altervista.org/self-separation-the-united-states-and-israel-leave-unesco-good-riddance/ . Tutti i documenti pertinenti sono copiati in uno CD disponibile nel fascicolo 3955/17.

2 ) Avendo trovato negli attrezzi del mio defunto padre, un vecchio moschetto non più funzionale, risalente al tempo di Napoleone, andò subito dai Carabinieri, i quali mi informarono dell’iter da seguire per ottenere il possesso di arma a fuoco. (Vedi l’esposto del 20 aprile 2018). Come tanti immigrati ritornati in Paese, tengo molto agli oggetti che hanno appartenuto alla mia famiglia. Sono orgoglioso di averne potuto restaurare alcuni prima che sia troppo tardi. Il vecchio moschetto storico sarebbe comunque stato piombato per sicurezza come discusso con i carabinieri.

3 ) Sembra che l’Ordine dei Medici di Cosenza pensa di potere ignorare la mia richiesta per la radiazione del Curcio dall’Ordine in data del 25 settembre 2017. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta malgrado due interventi del ministero della Salute, tramite la Dott.ssa Cristina Rinaldi. Questo comportamento dell’Ordine dei Medici è perfettamente illegale e inaccettabile. Va sanzionato in modo esemplare. »

Commenti disabilitati su (Aggiornamento 25 ott. 2018) Il Sindaco di Riace, l’Atto Unico sull’Immigrazione e la Legge calabrese del 2009. 23 ottobre 2018

Aggiornamento del 25 ottobre 2018:

1 ) « Immigrazione, i numeri contro le fake news: in Italia meno stranieri, flop delle espulsioni », Un gruppo di immigrati a lezione di italiano a Bari https://www.repubblica.it/cronaca/2018/10/25/news/dossier_immigrazione_nessuna_invasione_flop_espulsioni-209923417/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P3-S1.6-T1

2 ) « Cosa prevede il decreto Salvini sull’immigrazione » , Annalisa Camilli, giornalista di Internazionale, 14 settembre 201811.01,  14 settembre 2018 11:01 https://www.internazionale.it/bloc-notes/annalisa-camilli/2018/09/14/decreto-salvini-immigrazione

3 ) « Migranti, Salvini taglia ancora: “I 35 euro? Adesso li dimezzo” », Il ministro dell’Interno taglia (ancora) le spese per l’accoglienza dei migranti: “Risparmieremo 500 milioni da destinare alle forze dell’ordine”. Claudio Cartaldo – Lun, 06/08/2018 – 12:12 http://www.ilgiornale.it/news/politica/migranti-salvini-taglia-ancora-i-35-euro-adesso-li-dimezzo-1562558.html

XXX

Rapido commento: Innanzi tutto, si dovrebbe rifare il punto sulle accuse che rimangono contro il Sindaco Lucano. Quasi tutte sono state messe da parte forche 2 o 3 ma non sappiamo più con precisione. E uno grosso sbaglio.

A me non risulta che il Sindaco Lucano abbia violate la legge. Prima del Decreto Salvini vigeva e vige in parte ancora l’Atto Unico sull’Immigrazione che prevede, tra l’altro, l’accoglienza umanitaria. Il Decreto Salvini ha voluto ridimensionare questo tipo di accoglienza ma non è retroattivo e comporta annotazioni presidenziali per la sua interpretazione nel rispetto della Costituzione – diritti fondamentali e diritto di asilo ecc – e nel rispetto dei trattati, incluso la Legge del Mare per le zone SAR e per il salvataggio in mare.

Sottolineo che le esperienze di Riace e Badolato sono all’origine della legge regionale calabrese del 2009 che prevede, appunto, un’accoglienza diffusa e mirata al sostegno dello sviluppo socio-economico e culturale. Di più, i fondi di coesione europei ed il loro recepimento da parte della Regione, comporta il mandato dell’inclusione sociale, il che sarebbe proprio il caso dell’esemplare cooperativa riacese per la raccolta dei rifiuti. Sistema che non permette l’infiltrazione del malaffare. Il matrimonio tra adulti consententi non riguarda nessuno altro, e meno di tutti lo Stato. Per tutto questo il Sindaco Lucano andrebbe medagliato dallo Stato e dalla Regione.

Gli Sprar continuano a giocare il loro ruolo anche se diminuiti dal recente decreto; speriamo che il governo saprà vietare i grossi centri chiusi, i quali, come ben noto alla magistratura, sono spesso infiltrati dal malaffare. Rappresentano il vero « business dell’accoglienza ». Il loro sovraffollamento, come quello delle nostre prigioni, ha già portato a varie condanne europee. Esiste pure un diritto dei soggetti reclusi ha proseguire contro lo Stato in corte quando lo spazio minimo a testa non è rispettato, cioè, purtroppo, nella maggioranza dei casi nel nostro Paese. I centri chiusi sono soggetti a fughe in modo che molti profughi si ritrovano per strada senza mezzi e con possibilità ridotte di varcare le nostre frontiere. In questo modo si crea – forse ad arte visto la demagogia ambiente profusa senza nessuno stato d’anima – un clima artificiale di insicurezza, proprio il contrario del clima civilizzato che regna a Riace.

Aggiungo che ogni rimpatrio forzoso costa attorno a 4000.00 euro a testa, ma raramente si trovano dei paesi disposti ad accertarli – poi comunque i soggetti ritornano quando possono. I fondi per il rimpatrio previsti nel DEF per il 2019-21, non solo sono soldi sprecati, ma sono pochissimi. Questo rafforzerebbe la tesi secondo la quale neanche il ministero si fa illusioni sul numero reale di rimpatri possibili.

Bisognerebbe ritornare alla lettera ed allo spirito della nostra Costituzione.

Paolo De Marco.