APPELLO / APPEL / APPEAL

Posted: 4th marzo 2014 by rivincitasociale in Politica
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Urgente:

Per il contesto, oltre alle lettere aperte qui sotto, vedi : « In memory of my elder brother Giuseppe De Marco medically murdered by Jews with the complicity of Canadians, Italians and others.*» in http://rivincitasociale.altervista.org/self-separation-the-united-states-and-israel-leave-unesco-good-riddance/

« Mancata risposta – da tutti i ministeri in carica. Rinnovo della mia PEC del 28 ottobre 2019 » 24 nov.2019, in http://rivincitasociale.altervista.org/mancata-risposta-dai-tutti-ministeri-carica-rinnovo-della-mia-pec-del-28-ottobre-2019/

Seconda lettera aperta al CSM, 4 settembre 2019, con tre prove fotografiche accusatrici, in  http://rivincitasociale.altervista.org/seconda-lettera-aperta-al-csm-4-settembre-2019/

Lettera aperta al Consiglio Superiore della Magistratura sulla violazione del mio domicilio, l’alterazione del mio cibo e delle mie bevande e gli atti intimidatori di chiaro stampo poliziesco-mafioso. 24 luglio 2019, (THE ENGLISH VERSION follows the Italian version/VERSION FRANҪAISE INCLUSE) in http://rivincitasociale.altervista.org/lettera-aperta-al-consiglio-superiore-della-magistratura-sulla-violazione-del-mio-domicilio-lalterazione-del-mio-cibo-delle-mie-bevande-gli-atti-intimidatori-chiaro-stampo-poliziesco-mafioso/

Lettera al Presidente del Consiglio ed al Ministro della Giustizia per la necessaria riapertura delle mie denunce disattese dalla Procura di Cosenza e l’intempestivo ristabilimento dei miei diritti fondamentali e della mia riputazione. 25 luglio 2019 in http://rivincitasociale.altervista.org/lettera-al-presidente-del-consiglio-ed-al-ministro-della-giustizia-la-necessaria-riapertura-delle-mie-denunce-disattese-dalla-procura-cosenza-lintempestivo-ristabilimento-dei-miei-diritti-fo/

LETTERA APERTA AL GOVERNO sulla gravissima mancata risposta dell’Ordine dei Medici di Cosenza. 21 aprile 2019 http://rivincitasociale.altervista.org/letter-aperta-al-governo-sulla-gravissima-mancata-risposta-dellordine-dei-medici-cosenza-21-aprile-2019/

LETTERA APERTA ALL’ONOREVOLE P. PARENTELA (Seconda richiesta della copia delle riposte scritte alle Sue due interrogazioni parlamentari. 13 Maggio 2019) in http://rivincitasociale.altervista.org/lettera-aperta-allonorevole-p-parentela-seconda-richiesta-della-copia-delle-riposte-scritte-alle-sue-due-interrogazioni-parlamentari-13-maggio-2019/

Lettera aperta al Ministro Bonafede selle continue violazioni del mio domicilio e sulle mie denunce disattese, 5 giugno 2019, in http://rivincitasociale.altervista.org/lettera-aperta-al-ministro-bonafede-selle-continue-violazioni-del-mio-domicilio-sulle-mie-denunce-disattese-5-giugno-2019/

Lettera aperta all’Ordine dei Medici di Cosenza, 1 luglio 2019, in http://rivincitasociale.altervista.org/lettera-aperta-allordine-dei-medici-cosenza-1-luglio-2019/

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PROEMIO – AVANT-PROPOS – FOREWORD (For the English version, please go to the March 2014 Posts section)

« La politica non è l’arte del possibile bensì l’arte di fare emergere nuove possibilità socialmente più umane » (Marzo 1985)

                                Jure Vetere : l’unico vero tempio è la coscienza umana.

ITALIANO. Vai all’Appello

Care compagne, cari compagni,

E arrivata l’ora della rivincita sociale dei popoli, in Italia ed in Europa. E arrivata l’ora di lavorare tutte/i insieme alla nascita di Comitati cittadini per la Rivincita Sociale capaci di condurre all’emergenza del Partito della Rivincita Sociale. Questi partiti nazionali comporrebbero poi una Federazione Per l’Europa Sociale, che al suo turno farebbe parte di una Nuova Internazionale (senza cifra). Il nome mi sembra importantissimo, perché corrisponde al programma come pure alla voglia di ricatto oggi molto diffusa tra le nostre cittadine e i nostri cittadini.

A questo link troverete un Appello intitolato « E arrivata l’ora della rivincita sociale dei popoli, in Italia ed in Europa ». In riassunto il programma proposto, da dettagliare in comune, è lo seguente:

a) Una nuova definizione dell’anti-dumping – per i dettagli vedi l’Appendice dell’Appello. Nel sistema commerciale globale attuale, la base del calcolo dell’anti-dumping è il salario senza contributi sociali. Noi chiediamo semplicemente che sia il salario con tutti i contributi sociali.

b) La nazionalizzazione del credito per eliminare simultaneamente il debito pubblico ed il « credit crunch », e per toglierci il Fiscal Compact dalle spalle, assieme ai banchieri ed alle loro banche cosiddette « universali » .

c) La laicità, la parità donna-uomo e i diritti civili;

d) L’ecomarxismo, il ripristino del Territorio ed il principio di precauzione;

e) La democratizzazione dell’educazione e della cultura, ed il finanziamento pubblico della Ricerca & dello Sviluppo;

f) La fine della sovra rappresentanza socio-economica e mediatica, come pure la fine della falsa rappresentanza elettorale e democratica – cioè, la fine della falsa rappresentanza elettorale a tutti i livelli, anche al livello sindacale, a dispetto della Costituzione.

g) Il ripudio di ogni intervento estero o di guerra che non sia strettamente difensivo, assieme al ritorno allo spirito ed alla lettera della sicurezza collettiva.

Sottometto quest’Appello alla vostra attenzione, chiedendo cortesemente una risposta. Per arricchire la riflessione comune potete aggiungere un commento a questo Appello – i commenti giudicati non idonei alla deontologia scientifica o cittadina saranno cancellati. Oppure i Comitati in formazione potranno contattarmi all’indirizzo qui sotto per trovare il migliore modo di coordinamento. Mi permetto sopratutto di chiedervi la più ampia diffusione possibile dell’indirizzo di questo sito tra le vostre conoscenze, tra i vostri membri ed altri gruppi amici, almeno se giudicati che questo possa essere utile per lanciare il dibattito e creare una dinamica rivendicativa di fondo. Il sito stesso dovrebbe diventare il vettore di una creazione collettiva. L’emergenza capillare dei Comitati dovrebbe presto trasformarsi in un’onda gigantesca ed autonoma ma organica al popolo delle lavoratrici e dei lavoratori intellettuali e manovali, in breve organica a tutte le nostre e tutti i nostri concittadine/i di buona volontà.  

La rottura radicale col sistema neoliberale attuale non si fa a parole ma bensì militando e organizzandoci per cambiare l’attuale definizione dell’anti-dumping, costruendo il programma attorno a questa domande chiave. Questo renderà tutto il resto possibile.

Perciò, questa nuova definizione deve ricevere priorità assoluta anche perché, interiorizzandone la logica, si muterà radicalmente il « senso comune » della gente, e si creerà gli anticorpi ideologici – nel senso nobile del termine – necessari al nostro popolo, aprendo così la strada alla concezione pratica di un nuovo modello sociale, sostenuto dall’evidenza scientifica, come pure dai principi cardini della nostra Costituzione. Su questa base risulterà possibile costruire una vasta alleanza di classi in vista di « una riforma democratica rivoluzionaria », tranquilla ma capace di andare alle radici dei problemi che confrontano il nostro Paese e la nostra gente.

Alcune/i di voi mi conoscono già tramite le mie e-mail inviate a controg8@yahoogroups.com, e forse anche grazie al mio sito www.la-commune-paraclet.com. Da qualche mesi, ho effettuato il mio rimpatrio in Italia, a San Giovanni in Fiore, nella mia città nativa in Calabria, col desiderio di essere utile al lavoro di militanza e di organizzazione comune, oggi più urgente che mai.

Vostro,

Paolo De Marco

Per contattarmi: la-commune@virgilio.it

Re: The Great Transformation: Robots Will Displace 20 Million Jobs By 2030, by Tyler Durden , Fri, 06/28/2019 – 23:45 https://www.zerohedge.com/news/2019-06-28/great-transformation-robots-will-displace-20-million-jobs-2030

See also : China Unveils World’s First Robotic And Contactless Restaurant, by Tyler Durden , Sat, 06/27/2020 – 23:30 https://www.zerohedge.com/technology/china-unveils-worlds-first-robotic-and-contactless-restaurant

This is a most perfect socio-economic development! The Reduction of the Work-week for the same initial full-time pay but with better social benefits will win in China, hence everywhere in the World. The new anti-dumping definition needed to secure the « global net revenue » of the working citizens and their households is inevitable, in one form or other. (1) Aside from the increased introduction of robots, AI and generally greater productivity, we also know that the neoliberal monetarist free-trade so-called « asymmetric interdependence » has failed miserably with the unstoppable rise of Eurasia, the Brics and other countries. The stocks and flows of international trade are mutating profoundly and permanently.

Everyone will understand that Equality is sacred hence that Exclusivism is the most serious crime against Humanity; consequently exclusivist sects and shitty States, their Apartheid and their palestinisation of citizens and gentile peoples will be buried for good. A new giant leap toward general Human emancipation is in the offing. (2)

The accelerated substitution of traders by AI and robots would free lost of engineers for better socio-economic tasks! The substitution of speculative finance with public credit and socio-economic planning based on scientific statistics has become ineluctable. (3)

We know that economic activities and jobs lost during big recessions or depressions are never totally re-gained. In the current situation, this means that State’s guarantees to businesses during the Covid-19 crisis will transform into public debt for at least 70 or 90 % of them, while the public debt is already rising exponentially due to the current health-economic crisis adding to earlier factors and contradictions linked to the debilitating hegemony of speculative finance. (4) This means an extra debt increase of at least 3 % or 4 % of GDP for both France and Italy, and other countries. For one, this adds to the quasi-bankruptcy of the current shitty State of Italy – which ordinarily violates all basic human and constitutional rights with the wall-to-wall complicity of all institutions. Such States are always doomed. Italy’s recourse to the European neoliberal monetarist programs – Sure, Mes, Recovery etc – will transform it into a kind of colonial trusteeship worse than that imposed on Greece few years ago, but this will be done with the servile domestic acquiescence of corrupt and incompetent Italian leaders, transversally and in every sphere of activity.(5)

The current and coming jobs losses will destroy the paycheck social contributions hence Social security programs but also the general fiscal revenue needed to palliate. Furthermore, the mutation of the World economic interdependency means that the neoliberal monetarist narrative is now doomed together with its repugnant use of the Nietzschean Hammer as testified by the actual rainbow popular uprisings in the USA. Or by the Gilets jaunes in France. Although the exclusivists perennial losers will try to go for broke (6), the days are over for their criminal wars of civilization intent on rebuilding the « temple » of Exclusivism, obscurantism and racism, as well as for their criminal « wars » on – undefined and self-nurtured – « terrorism » with its totalitarian Patriot acts and various other domestic pathological policy choices, including the use of torture on ordinary citizens learned from pathologically criminal Israeli Zionists.

Olivier Passet has made the point again noting that with the reopening the post-Covid economy will be approximately 5 % of GDP lower compared to its pre-crisis level, this being the portion that is hardest to recouped after any crisis. Meanwhile, as we know, new sectors and new intermediary sectors are all increasingly capital-intensive. See: Entreprises : la tragédie optimiste (3ème enquête exclusive Xerfi sur la crise), https://www.xerficanal.com/economie/emission/Olivier-Passet-Entreprises-la-tragedie-optimiste-(3eme-enquete-exclusive-Xerfi-sur-la-crise)_3748719.html

Confusion is great under the sky; the situation could not be better!

Paul De Marco

Notes:

1 ) See my Foreword and Appeal in http://rivincitasociale.altervista.org/test/

2 ) See In praise of Reason and the Secular State and On the desirability of Jewish « separation » form Palestinians and Arabs in https://www.la-commune-paraclet.com/fascismFrame1Source1.htm#racisme as well as Il ne s’agit uniquement de Al Quds-Jérusalem et de la Palestine mais bien d’égalité humaine et de démocratie, http://rivincitasociale.altervista.org/ne-sagit-pas-uniquement-dal-qudsjerusalem-et-de-la-palestine-mais-bien-degalite-humaine-et-de-democratie-5-decembre-2017/

See also my Pour Marx, contre le nihilisme in the Livres-Books section of the same site. On the criminal annexation of Palestine see the map here : di Bassam Saleh https://contropiano.org/news/internazionale-news/2020/06/25/il-27-giugno-in-piazza-in-tutta-italia-contro-loccupazione-israeliana-0129429. Clearly the Writing is on the Wall and the Day of reckoning approaching fast …

3 ) On the critique of the Marginalist GDP narrative see http://rivincitasociale.altervista.org/gdp-marginalist-narration-tool-against-the-welfare-of-peoples-and-the-prosperity-of-nation-states-may-24-2020/

4 ) Le PGE et le piège de la dette sans recours pour l’État

Par Par Mathias Audit et Olivier Guinard (*)  |  11/05/2020, 8:51  |  1178  mots https://www.latribune.fr/opinions/tribunes/le-pge-et-le-piege-de-la-dette-sans-recours-pour-l-etat-847400.html

5 ) See : http://rivincitasociale.altervista.org/strengthening-the-commission-to-regionalize-the-eu-c-france-and-germany-united-for-european-revival-the-face-of-the-crisis-may-18-2020/

6 ) See my satire on the exclusivist neoliberal monetarist recovery plans and post-covid-19 world : http://rivincitasociale.altervista.org/satira-sulluscita-della-crisi-ti-sfrutteremo-piu-ieri-meno-domani-dice-romanzo-25-aprile-2020-seguita-vecchio-esoscheletro-6-feb-2020/ )

Contenido

Resumen.

El razonamiento burgués sigue siendo microeconómico.

Razonamiento científico.

La inanidad teórica del marginalismo y sus emanaciones contables, incluido el PIB.

Las tres formas contables del PIB.

El equilibrio general estacionario y dinámico versus la Reproducción Simple y Ampliada.

Ahora llegamos al llamado consumo intermedio privado.

La ineptitud de la cadena de valor se ve agravada por el tratamiento de las burocracias internas y externas, especialmente las públicas.

Las cosas son un poco más complejas cuando tratamos con la burocracia pública.

“Plusvalía social”, Reproducción Simple (RS) y Reproducción Ampliada (RA) y servicios públicos.

Si los impuestos son la participación pública que corresponde a la asignación de nuevos recursos creados por la Comunidad, ¿cuál es su parte justa?

¿Cómo integrar el dinero y el crédito en las cuentas nacionales?

Ecología burguesa, ecomarxismo y contabilidad microeconómica y macroeconómica.

Resumen crítico de las críticas de Jacques Barraux y índices alternativos.

Conclusión.

El Producto Interno Bruto es un indicador económico que todos piensan que saben sin comprender realmente su definición o los graves defectos que se derivan de las narrativas marginales económicas debidamente falsificadas. Ninguna ecuación, en particular de crecimiento, o camino de consolidación fiscal, basada en ello, tiene sentido económico. Pero sirve para legitimar recetas de cocina cuya plausibilidad es adaptada empíricamente por pseudo- premios Nobel, de los cuales esta es la única función. Estos sumos sacerdotes y sus amos económicos y políticos saben perfectamente que los ajustes se hacen siempre a espaldas de los pueblos; Por lo tanto, es necesario preservar su creencia en el dios “mercado”. Es un dios monoteísta primitivo, totémico y gruñón, muy inclinado a sacrificar a la sociedad para satisfacer los deseos patológicos de sus adoradores y su “mente adquisitiva” cada vez más brutalmente exclusiva. Estamos lejos del monoteísmo ético-político, igualitario y científico, por ejemplo, su variante pitagórica y socrática.

Esta presentación alterna presentaciones teóricas y comentarios que proporcionarán un cierto trasfondo cultural. Es una elección de presentación. Ojalá sea la correcta.

Resumen :

1 ) El PIB se calcula sobre el valor agregado. El valor agregado no es plusvalía. Este último nace del trabajo vivo que recompone los aportes de la función de producción, capital y trabajo cristalizado, en nuevos productos. Por lo tanto, la plusvalía tiene una expresión de precio o valor de cambio que se basa en un soporte tangible. El valor agregado se agrega misteriosamente al costo de producción (c + v) por el mercado como una recompensa por asumir riesgos, etc. Por lo tanto, permanece suspendido en el aire en su malla de “precio de mercado” sin poder dar detalles sobre su génesis, ni decir en qué soporte tangible – bienes o servicios – descansa. El PIB se basa completamente en estas tonterías.

2 ) La cadena de valor agregado resulta en la sustracción incongruente del valor agregado producido por los “sectores intermedios”. Es equivalente a pretender que el valor agregado de la baguette contendría el del agricultor y el molinero. El recaudador de impuestos ciertamente no comete este error. Resulta que el valor agregado del agricultor entra como el costo de producción en la función de producción del molinero y, por lo tanto, del molinero al panadero.

3 ) El valor de cambio o precio de venta de un producto debe incluir todos los insumos y, cuando corresponda, cuando se refiere a una división externa del trabajo, debe basarse en diferentes funciones de producción que incluyen sus propios costos de producción (c + v) y su valor agregado o plusvalía (pv). Esto es cierto tanto para el transporte como para la comercialización, etc. Y, por supuesto, esto es cierto para las burocracias externas.

La principal burocracia externa se basa en el servicio civil del gobierno y los servicios sociales públicos de acceso universal financiados colectivamente mediante contribuciones a la seguridad social e impuestos generales. Cada una de sus actividades tiene su función de producción, lo que también significa que, en función de los costos de producción, el trabajo vivo creará valor agregado o plusvalía. Además, la mutualización asegura que las actividades públicas sean con mucho efectivas porque inducen una mayor productividad específica. Estos servicios, accesibles para todos a los mismos precios, inducen una poderosa competitividad macroeconómica de la Formación Social que apoya fuertemente la productividad microeconómica. Es la competitividad la que explica el rango de  la Formación social – SF – en la economía mundial de acuerdo con la calidad de su inserción.

La productividad específica de las burocracias públicas se juzga por el tiempo de espera para obtener un servicio, la satisfacción de los ciudadanos beneficiarios y la proporción de riqueza social, mal calculada por el PIB, que se le dedica. Sin embargo, de manera bruta, el PIB atribuye solo los costos estimados al servicio público y los servicios sociales en términos de costos salariales. No obstante, el multiplicador sectorial de los servicios públicos es muy alto porque es mayor que 3 cuando los servicios públicos no son proporcionados por empresas privadas motivadas por ganancias individuales. Es una tontería sin nombre, pero es lo que induce a la tasa de deserción de los empleados del servicio público que van de la mano con el desmantelamiento de los servicios sociales, por lo tanto, la destrucción de la macro competitividad y la laminación de la micro productividad que apoya.

4 ) El marginalismo confunde el dinero y el crédito, tanto el crédito privado como el público. Del mismo modo, su confusión de ganancias e intereses clásicos e intereses especulativos conduce a la imposibilidad de distinguir entre economía real y economía especulativa. El interés bancario y financiero clásico basado en la lógica fraccional siempre se deduce de las ganancias. Presupone una separación legal entre los 4 pilares principales del mundo bancario y financiero, a saber, los bancos de depósito, los bancos comerciales, los seguros y las cooperativas de crédito.

El interés especulativo, por el contrario, surge legalmente como un beneficio económico legítimo al eliminar estas distinciones. De ello se deduce que su productividad sectorial es inmejorable porque opera con poco capital fijo pero involucra grandes flujos especulativos. De esta manera, determina todos los precios relativos de un sistema socioeconómico dado, que se traga la economía real y el empleo. Sin embargo, esta especulación que aparece como valor agregado en el PIB, las ecuaciones que resultan de ella favorecerán aún más esta deriva suicida. Recordamos la inefable OFCE que aconseja a Hollande que sacrifique a la industria en favor de los servicios financieros, la industria se considera obsoleta, aunque no existe un servicio, especialmente de alta gama, que no se base en la economía real, en actividades agrícolas, extractivas o industriales.

Sin embargo, sus servicios financieros, que son tan inútiles como dañinos, ya representan casi el 9% del PIB y más de ¼ si incluye todo el FIRE, es decir  las finanzas, los seguros y los bienes raíces. Su impacto en la deuda pública es muy debilitante. Por su parte, el crédito público generaría casi ningún costo en términos de financiamiento de la deuda pública o para-pública.

5) El marginalismo, del cual el PIB es una expresión estadística contable, es incapaz de concebir el papel del ecomarxismo. Esto se basa en la resolución de los problemas vinculados a la renta absoluta y la renta diferencial por la Ley de productividad marxista debidamente integrada en las Ecuaciones de Reproducción Simple – RS- y Ampliada – RA – o, en términos generales, de equilibrio general estacionario o dinámico . La ecología capitalista se basa en el concepto falaz de escasez, aunque Léon Walras sabía que, en última instancia, la escasez se construye socialmente. Sobre la base del principio de precaución que debe preservar la salud de los ciudadanos, por lo tanto, un ambiente saludable, el ecomarxismo identifica la cuestión de los costos ambientales de manera racional, es decir, calculando el costo de renovar las materias primas, de acuerdo con el datos existentes y sus proyecciones a medio plazo. (Agregado el 17 de junio de 2020: el principio de precaución incluye un aspecto de salud y un aspecto estético para preservar la belleza y diversidad del paisaje). Esta renovación se realiza de forma natural o artificial, mientras se considera el desarrollo de sustitutos menos costosos y « masificables » – Perroux – que, de ser necesario, podrían reducir el impacto humano en el medio ambiente.

Es por eso que, en total malentendido y en el más absoluto silencio, hemos estado pidiendo durante años el desarrollo de estadísticas científicas basadas en la función de producción científica (c + v + pv = M) debidamente integradas en las Ecuaciones de RS -RA. La planificación respaldada por el crédito público debe realizarse sobre estos cimientos perfectamente entendidos.

Sin duda, es aconsejable despejar el terreno de antemano antes de presentar el razonamiento relevante esencial de la economía burguesa y de la economía política científica, es decir, marxista.

El razonamiento burgués siempre se centra en la microeconomía.

La “economía” burguesa es una narración construida de tal manera que uno pasa de clichés plausibles a clichés plausibles sin la necesidad de una secuencia lógica. Está zapping en las mismas longitudes de onda. Dado que el “mercado” y la meta-magia de la “mano invisible” no pueden estar equivocados por definición, las posibles desviaciones de la teoría de la realidad siempre se deben a rigideces exógenas causadas por el Estado intervencionista, el mercado laboral o los poderes externos. Sin embargo, trataremos de respetar una cierta progresión lógica en la presentación de estos clichés.

La utilidad marginal es completamente unilateral y subjetiva. Es una narrativa sin apoyo tangible, ya sea un bien o un servicio. No permite que las cantidades producidas y los precios se den simultáneamente.

Su función de producción es Y = f (K, L)

Se supone que el precio de mercado viene dado por las curvas de oferta y demanda. Para trazar la curva de oferta, debe dar la tabla de demanda en … precio; y, por el contrario, para la curva de demanda. Para encontrar el precio de mercado, ¡cruzamos los dos! Es un poco visual, pero no obstante simplemente loco. Aquí nos enfrentamos a una contradicción letal ex ante / ex post.

Se supone tautológicamente que la moneda en circulación es igual a la suma de bienes y servicios. Además, se supone que esta tautología infantil fluye de la lógica suprema de la oferta y la demanda de dinero. (Si el dinero es un bien como cualquier otro y, por lo tanto, puede actuar como un equivalente general para evaluar la conmensurabilidad de los bienes entre ellos, surge la pregunta de saber con qué medidor o equivalente universal medimos este equivalente general).

La inflación, en singular para la economía burguesa, supone el desarrollo de índices para encontrar el camino en la prueba y error sucesivos de los mercados, incluido el del dinero. Por ejemplo, IPC y PPI. Pero los precios constantes comparten los mismos sesgos ex ante / ex post que los precios nominales dados por el “mercado”.

Además, la teoría cuantitativa burguesa del dinero pone el dinero y el crédito, público o privado, en la misma canasta. Esto da la siguiente tautología: la producción total de bienes y servicios, de los cuales servicios financieros y especulativos, es igual a moneda más circulación. ¿Cuánto dinero y qué velocidad de circulación? Misterio y gomitas. Esto lleva a Bernanke, un PhD en inflación, a tratar de crear hiperinflación con sus QE con la esperanza de que los acreedores paguen la deuda de los Estados Unidos, particularmente los acreedores chinos y japoneses, solo para encontrarse con la peor “crisis crediticia” – credit crunch – en la historia, un desastre resultado del cual ni la FED ni el BCE ya no saben cómo desenredarse.

La productividad no es calculable en términos de marginalismo. La productividad marginal de la última unidad producida reproduce la ineptitud de la curva de oferta y demanda disfrazada de economía de escala. Ya en la década de 1920, Sraffa criticó la lógica de rendimientos crecientes y decrecientes sin tener éxito en resolver la contradicción ex ante / post hoc que albergaban. Pareto intentó definir el aspecto técnico, pero no pudo conciliar la composición técnica del capital con la composición del valor.

La lógica burguesa enfatiza el “valor agregado”, la proporción de ganancias que el juego de la competencia, ¿y el riesgo? – se supone que aumenta milagrosamente el “costo de producción” expresado en términos de capital, es decir, materias primas, maquinaria, organización del trabajo, etc. y mano de obra, por lo tanto, salarios. Este costo de producción se puede conocer en términos de cantidad y precio. El valor agregado en el precio bien puede ser dado por la competencia en el mercado, pero ¿de dónde proviene su soporte material, es decir, el nuevo bien o servicio moldeado por el trabajo? Misterio y bola de goma, a menos que leas la explicación dada en el capítulo “La última hora de Senior ” en el Libro I de  el Capital de Karl Marx.

El equilibrio general se concibe como “el mercado de los mercados”, reproduciendo así todas las lagunas y contradicciones anteriores. Se cree que los datos macroeconómicos provienen de la asignación óptima operada por la mano invisible ciega motivada por la maximización de la ganancia individual. Siempre hay un equilibrio general de precios ex post, pero este equilibrio no corresponde necesariamente a un equilibrio cuantitativo de los bienes y servicios reales que son necesarios para garantizar la reproducción estacionaria del sistema o para garantizar un equilibrio dinámico.

Los marginalistas argumentan que la mano invisible y el atractivo de la ganancia individual aseguran que donde haya demanda habrá oferta. Pero esto solo es cierto para las reclamaciones solventes. Todos vemos que hay una gran cantidad de demandas de bienes y servicios esenciales que no se satisfacen, mientras que hoy, los monetaristas neoliberales desmantelan los servicios públicos que los ofrecen al mejor costo debido a la mutualización.

El intervencionismo estatal necesario para corregir los “espíritus animales” del capitalismo – keynesianismo o regulación – por lo tanto, requiere datos sobre cantidades y precios. Estos datos estadísticos, incluido el PIB, siempre se proporcionan empíricamente ex post. Pero esto es lo que Koyré llamó un “empirismo baconiano”. 

Supongamos una contabilidad en términos de valor agregado, los economistas burgueses afirman que para evitar contar dos veces lo mismo, debemos restar el valor agregado de las producciones intermedias. Jacques Barraux lo resume así: “Las diversas intervenciones del agricultor, el molinero y el panadero están así contenidas en el precio final de la baguette” p 44. (1) Estamos nadando en el puré marginal del valor agregado porque, aparte de la crítica anterior al valor agregado, no podemos ignorar el hecho de que los empresarios capitalistas agrícolas, los molineros y los panaderos deben obtener ganancias, que se supone que tienen la misma tasa, al menos si asumimos la movilidad del capital.

Esta lógica defectuosa de los sectores intermedios en el PIB es aún más defectuosa cuando se trata de comprender el valor y el papel económico de los servicios públicos y las administraciones públicas. Al no tener precio de mercado, simplemente desaparecen de la contabilidad de valor agregado, pero los salarios que conllevan se reconocen en la contabilidad en forma de costos. Por lo tanto, el sistema de salud pública universalmente accesible costó el 9% del PIB en su apogeo, es decir, antes del desmantelamiento monetarista neoliberal del mismo y tenía un multiplicador muy fuerte de 3 o 3.5. Por su parte, el sistema de salud privado está incluido en el PIB, aunque no es asequible para la mayoría de las personas (11 millones de hombres y mujeres franceses e italianos ahora retrasan o renuncian a la atención) porque sus servicios tienen un precio de mercado y, por lo tanto, un valor agregado, por supuesto, el valor agregado contable …

En cuanto a los precios, debido a la concepción burguesa del dinero y la ineptitud de las curvas de oferta y demanda, la forma nominal o la forma del precio constante es esencialmente fluctuante e indeterminada. Y el método de índices marginales, por ejemplo, tomar un año dado como base 100, realmente no ayuda.

Como no existe una teoría de la productividad microeconómica y la competitividad macroeconómica, ninguna ecuación macroeconómica logra predecir las cantidades, los precios y la producción de empleos. Esto solo se aborda mediante recetas de cocina empíricas que pasan por el modelado y que invariablemente resultan ser falsas tan pronto como cambian las condiciones de producción y comercio. Sin embargo, la característica del capitalismo, un modo de producción centrado en la productividad como la principal forma de extracción de plusvalía, es cambiar constantemente tanto a nivel nacional como global.

En términos científicos generales, la productividad consiste en fabricar más de un producto determinado o de un producto en gran medida elástico en el mismo tiempo de trabajo con la misma fuerza laboral intensificada estructuralmente por mejores máquinas y una mejor organización de la producción, y por lo tanto con menos trabajadores físicos. Se plantea la cuestión del « déversement » o reasignación – A. Sauvy – de la fuerza laboral liberada, en sectores nuevos o intermedios. Surge aún más, ya que estos sectores nuevos e intermedios son cada vez más intensivos en capital. Las teorías burguesas, notablemente marginales, así como el PIB resultante, son completamente ciegos a la pregunta; se limitan a recitar el credo de la flexibilización del mercado laboral en el marco de la meta-magia de la mano invisible.

Finalmente, la lógica del valor agregado determinada por la oferta y la demanda, incluido el dinero, que se confunde alegremente con el crédito público y privado en el magma de I. Fisher de “flujo de ingresos” – income stream -, no permite distinguir entre ganancias, intereses clásicos que se deducen de beneficio e interés especulativo erigido legalmente y falazmente como beneficio legítimo, un atributo legal que le permite tragarse la economía real y destruir la industria y el empleo. Sin embargo, la financiarización representa el 9% del PIB en el sector bancario y financiero y más de 1/4 del PIB si agregamos seguros y bienes raíces. Lo que no es más que un aumento positivo de esteroides del PIB en su carrera hacia el suicidio socioeconómico. Greenspan, en gran parte responsable con el secretario del Tesoro Paulson por la crisis subprime, habló de “exuberancia irracional” sin tomar ninguna medida para frenarla, por el contrario. (Ver “Credit without collateral”, 2008, and “The Treasury and the FED”, 2008, in https://www.la-commune-paraclet.com/EPIFrame1Source1.htm#epi


Razonamiento científico.

Reproduzco aquí el resumen dado en el Apéndice de “La ciencia pseudoeconómica de la burguesía = he aquí por qué deberíamos cambiar rápidamente el paradigma económico”,

http://rivincitasociale.altervista.org/la-ciencia-pseudoeconomica-de-la-burguesia-he-aqui-por-que-debemos-cambiar-rapidamente-el-paradigma-economico/


APÉNDICE: El Libro I del Capital comienza con el análisis de la dualidad de todas las mercancías en términos de su valor de uso y valor de cambio, incluida la fuerza laboral que se comercializa en el mercado como cualquier otra mercancía. Esta dualidad ya había sido analizada antes de Marx. Sin embargo , Marx fue el único que entendió la característica específica del valor de uso de la fuerza de trabajo, física o mental: aunque la Naturaleza puede producir valores de uso, la fuerza de trabajo, tanto el trabajo cristalizado como el trabajo vivo solo es capaz de producir otros valores de intercambio, incluidas las máquinas, la organización del trabajo e incluso algoritmos de IA. Si borramos esta dualidad, el beneficio ya no se puede explicar en términos científicos. Y es por eso que los marginalistas inventaron el concepto unilateral y falaz de utilidad.

La función de producción científica, por lo tanto marxista, está escrita: c + v + pv = p, donde “c” es la parte del capital que entra en el producto – el gran marxista estadounidense Paul Sweezy lo llamó “capital used-up “- más “v”, fuerza de trabajo, más “pv”, plusvalía o ganancia, la suma de estas tres variables es igual a “p”, el producto. El producto “p” puede ser un medio de producción (Mp) o un medio de consumo (Cn). La función de producción marxista es la única que puede suministrar simultáneamente cantidades y cualidades o intercambiar valores (o precios). Es la única que conduce a una comprensión de la productividad.

Aquí hay un resumen que habla por sí mismo. Las condiciones iniciales en t1 se dan simultáneamente en forma monetaria (EUR) y en forma física cuantitativa (p). Podemos traducir fácilmente al tiempo de trabajo asumiendo, por ejemplo, un día de trabajo igual a 8 horas, de modo que, en nuestro ejemplo, 4 horas de producción son suficientes para reproducir el salario, es decir, la fuerza laboral “v”, y el resto 4 horas producirán la plusvalía – “pv” – embolsado por el capitalista en forma de ganancias. (Adición: en mi Libro III, llamo a esta distribución de la jornada laboral la “estructura de v”; es la base para comprender la « plusvalía social» correspondiente a la época de la redistribución, por ejemplo, el Estado Social o el Anglo -Saxon Welfare State, que se realiza en los tres componentes de los “ingresos netos globales” de los hogares).
Aquí: pv / v = 1.

t1: c (80 EUR / 80p) + v (20 EUR / 20p) + pv (20 EUR / 20p) = p (120 EUR / 120 p)

Las relaciones esenciales que caracterizan la función de producción son:

A) La composición orgánica del capital, es decir, la relación del trabajo con el capital total desarrollado en este proceso de producción, por lo tanto v / C, donde C = (c + v);

B) La tasa de explotación o la tasa de plusvalía que se escribe pv / v; y

C) La tasa de ganancia que se escribe pv / (c + v).

Ahora considere lo que sucede cuando introducimos un crecimiento de la productividad de ¼ para el mismo tiempo de trabajo y el mismo salario real, es decir, el salario expresado en valor de uso, por lo tanto, en un número equivalente de «p», pero con menos trabajadores físicos. Recuerde que la productividad es un aumento estructural en la intensidad del trabajo. Con la productividad, las relaciones v / C y pv / v evolucionan en una relación inversamente proporcional. Aquí, la producción de “p” va de 120 a 150 p. Obtenemos:

t2: c (84 EUR / 105 p) + v (16 EUR / 20 p) + pv (20 EUR / 25 p) = p (120 EUR / 150 p)

De t1 a t2, v / C va de 0.2 a 0.16. La tasa pv / v va de 1 a 1.25. La cantidad de “p” producida va de 120 a 150 p, mientras que el precio unitario muestra una evolución opuesta de 1 a 0,8 euros. (Además: la tasa de ganancia que es paramétrica sigue siendo la misma, pero no los volúmenes embolsados ​​por el capitalista más productivo que conquista cuotas de mercado adicionales. Son estos volúmenes los que ponen en movimiento las leyes del movimiento del capital, es decir, las tendencias a centralización y concentración.)

Esta aclaración de la teoría marxista de la productividad es mía. Ninguna otra teoría es capaz de tener en cuenta la productividad, y mucho menos proporcionar cantidades y cualidades de manera simultánea y consistente, especialmente cuando se incorpora al contexto de las Ecuaciones RS-RA. No más que Pareto, los economistas burgueses han podido reconciliar la composición técnica y la composición de valores de la función de producción. En otras palabras, los economistas burgueses no pueden conciliar la micro y la macroeconomía.

Ahora echemos un vistazo rápido a la Reproducción, que es el equilibrio general.

La función de producción c + v + pv = p ya contiene en sí misma la expresión de todo el sistema reproductivo, ya que necesariamente debe reproducir los medios de producción (en “c”) y los medios de consumo (en “v”). Cuando esta reproducción ocurre en términos idénticos, Marx la llama Reproducción simple (RS), los economistas tradicionales hablan del equilibrio estacionario. Cuando incluye crecimiento en t2 con respecto a las condiciones iniciales en t1, Marx lo llama Reproducción ampliada (RA), es decir, equilibrio dinámico. Como he resuelto el problema de la productividad, que no altera la consistencia de las ecuaciones RS-RA, aunque las condiciones de producción pueden cambiar, podemos ilustrar nuestro punto con un ejemplo simple.

Suponga que las relaciones v / C y pv / v son idénticas en los dos sectores, en SI, el Sector Mp y en SII el Sector Cn. En este marco de reproducción, está claro que podemos agregar todos los subsectores que deseamos al incluirlos respectivamente en estos dos sectores principales, que, como ya hemos señalado, ya están contenidos en los componentes básicos “c” y ” v “de la función de producción en sí. Aquí hay una ilustración para t1:

SI: c1 (80 EUR / 80 Mp) + v1 (20 EUR / 20 Mp) + pv1 (20 EUR / 20 Mp) = p (120 EUR / 120 Mp) (M1)
SII: c2 (40 EUR / 40 Cn) + v2 (10 EUR / 10 Cn) + pv2 (10 EUR / 10p) = p (60 EUR / 60 Cn) (M2)

Aquí están las Ecuaciones RS dadas en el Libro II del Capital sintetizado por Bujarin:

M1 = c1 + c2
c2 = v1 + pv1
M2 = (v1 + pv1) + (v2 + pv2)

En mi Sinopsis de la economía política marxista, aclaré el problema de la reproducción ampliada con la introducción adicional de crédito, tanto clásico como especulativo. (Ver Sinopsis de Economía Política Marxista aquí http://rivincitasociale.altervista.org/sinopsis-de-la-economia-politica-marxista-2013/ Par la Introducción metodológica  http://rivincitasociale.altervista.org/ley-de-valor-reproduccion-y-planificacion-socialista-introduccion-metodologica/ )

Compare esto con el sistema cuadrático Tougan-Baranovsky / Bortkiewicz, la llamada resolución simultánea. La variable c3, que se supone representa el ORO o un medio de intercambio, se introduce con el único propósito de poder formalizar el problema en un sistema cuadrático. ¡Este es uno de los ejemplos más sorprendentes de la sustitución de un modelo por la realidad que dice aprehender! Aquí está:

c1 + v1 + s1 = c1 + c2 + c3
c2 + v2 + s2 = v1 + v2 + v3
c3 + v3 + s3 = s1 + s2 + s3

La tercera línea se introduce solo para permitir una formulación cuadrática, nada más.

La teoría del dinero.

El dinero es distinto del crédito. La teoría científica del dinero se basa en las masas salariales, reales y sociales, y en su rotación. La masa salarial social es igual a la masa salarial real más la oferta de dinero extra emitida para financiar el mantenimiento de la fuerza laboral reducida al desempleo o la inactividad. Corresponde más o menos al agregado monetario M1 (y a una pequeña parte de M2). Considere la función de producción total, a saber (SI + SII) en t1 y t2 donde se produce el crecimiento de la productividad. Tenemos:

t1: c (80 EUR / 80p) + v (20 EUR / 20p) + pv (20 EUR / 20p) = p (120 EUR / 120 p)

Aquí, siguiendo a Marx, reescribimos la función de producción total con (c + v) = 100 porque proporciona una expresión comparativa inmediata de sus relaciones determinantes. En t1 estamos en una situación de pleno empleo, por lo que la masa salarial social no es necesaria ya que todos los trabajadores reciben un salario. En dicho sistema, no surge ninguna “inflación estructural”. Tenemos:

S = la oferta monetaria emitida por el Banco Central = la masa salarial real.
R = el número de rotaciones; R = C / v + (pv / v)
p en EUR = valor en euros del producto total = S x R

En t2: c (84 EUR / 105 p) + v (16 EUR / 20 p) + pv (20 EUR / 25 p) = p (120 EUR / 150 p)

En t2, el aumento de la productividad provocó la aparición del ejército de reserva del proletariado – RE. Supongamos que de t1 a t2 pasamos de 20 a 16 trabajadores, entonces RE = 4 trabajadores. Supongamos, además, que el costo individual de mantener esta población inactiva es igual al 50% del salario recibido por la población activa. Entonces tenemos una masa salarial real igual a 16 euros y una masa salarial social igual a 18 euros. La tasa de inflación estructural inducida – de hecho, existen muchas otras formas de inflación, por ejemplo, la inflación importada –  que corresponde a la masa salarial social (Ss) / la masa salarial real (S), a saber, 18 EUR / 16 EUR = 1,125. El Banco Central tendrá el deber de emitir y administrar estos suministros de dinero según sea necesario. Sin confundirlos con el crédito.

Con las teorías burguesas, el caso del dinero se trata como el de cualquier otra mercancía, es decir, también muestra la contradicción lógica mortal contenida en las curvas de oferta / demanda del mercado. Además, gracias a la circulación de dinero, la oferta monetaria en circulación es, por definición, igual a la suma de todos los bienes y servicios intercambiados. No se hace distinción entre dinero y crédito, los principales agregados monetarios burgueses, todos administrados por el Banco Central Burgués, siendo M1, M2 y M3. Es una tautología más absurda. Aunque luego se desarrolló para tener en cuenta los ingresos y el crédito, lo que condujo a los diversos agregados monetarios burgueses, no permite hacer una distinción entre la cantidad de dinero necesaria y suficiente para permitir todos los intercambios económicos supuestos por las Ecuaciones  RS-RA, y la cantidad de “dinero” vinculado a la especulación.

No hace falta decir que los grandes economistas burgueses ahora se ven obligados a admitir que no tienen idea de lo que podría ser la inflación. (Ver The FED finally admits: it doesn’t know what inflation is” in http://rivincitasociale.altervista.org/the-fed-finally-admits-it-does-not-know-what-inflation-is-sept-21-2017/ . Últimamente, la Central El Banco de Bancos, el BPI, ha admitido la misma ignorancia. Si no saben qué es la inflación, entonces no pueden saber cuál es el precio. Sin embargo, irónicamente, controlar la inflación sigue siendo el mandato principal de los bancos centrales de hoy, como Hobbes podría preguntar: ¿cuál es el valor de la “economía” para estas personas?)

De hecho, las teorías burguesas, incluida la teoría marginalista, son ontológicamente incapaces de distinguir entre la economía real y la economía especulativa. No pueden diferenciar entre ganancia e interés o entre interés clásico e interés especulativo. Peor aún, como los epígonos de los “mercados eficientes” afirman sin demasiados matices, cuanto menor sea la regulación, más especulación hay en el sistema, ¡más rápidamente se alcanzará el equilibrio! Con el fin de la segregación funcional de los sectores bancario y financiero – depósitos vs bancos comerciales – en particular después de la contrarreforma lanzada por Volcker-Reagan en 1979-1981, y luego con la derogación de la Ley Glass Steagall en 1999, estábamos introducido en la era de la especulación hegemónica. Desde 2007-08, los bancos centrales han impreso alrededor de $ 15 billones en forma de QE y otro efectivo. Este diluvio condujo a una expansión dramática del mercado de valores y los mercados financieros, pero en lugar de la alta inflación esperada que se consideró necesaria para cancelar parte de la deuda estadounidense a expensas de los acreedores extranjeros y los trabajadores domésticos, creó una “crisis crediticia” estructural “.

Una palabra sobre la gestión del dinero y el crédito.

En el modo de producción capitalista, la distinción se cancela y los bancos privados, coordinados por el banco central capitalista, emiten tanto dinero como crédito. Se supone que el problema está determinado por la oferta y la demanda del mercado. El banco central capitalista utiliza sus principales tasas de interés con fines estrictamente ideológicos, es decir, para mantener una apariencia de igualdad formal entre todos los agentes económicos, a pesar de su tamaño real.

Sin embargo, para ser armonioso, el equilibrio dinámico debe respetar un crecimiento simétrico proporcional en SI y SII. La mediación posible implica equilibrios externos, pero es un tipo de mediación que debe gestionarse de cerca. Dado que el crecimiento capitalista está impulsado por elecciones de acumulación privada, esta simetría proporcional nunca se respeta. Se produce una crisis periódica, una expansión en algunos sectores se enfrenta a una contracción en otros sectores. Esta es la realidad enclavada en la denuncia de Keynes de los “espíritus animales” del capitalism.

En una economía planificada o parcialmente planificada, el dinero y el crédito se distinguirían estrictamente. El papel del dinero es permitir todos los intercambios necesarios para garantizar la circulación de bienes y servicios en el marco de las Ecuaciones RS-RA, de ahí las masas salariales reales y sociales que hemos discutido anteriormente y sus rotaciones. Cuanto menor es la fuerza laboral inactiva, menor es la tasa de “inflación estructural”. El crédito es necesario para garantizar una Reproducción ampliada y, por lo tanto, debe respetar una simetría intersectorial estricta. Por supuesto, dado que ninguna Formación Social puede prosperar en la autosuficiencia, por lo tanto, debe tener en cuenta los equilibrios externos. Esto significa que, además de las reservas de capital disponibles a través de ahorros institucionales (planes de pensiones públicas o incluso fondos soberanos, etc.), el crédito debe ser administrado por bancos públicos en estrecha colaboración con el Ministerio de Economía e Industria o, mejor aún así, con la Comisión de Planificación. En este caso, se debe realizar una auditoría periódica para evitar la corrupción y la devaluación de la moneda que induce. De hecho, el crédito está destinado a transformar las inversiones en bienes y servicios reales. Las auditorías periódicas monitorearían el buen desarrollo del crecimiento esperado mientras se previene la corrupción.

Por lo general, alrededor del 60% de todas las inversiones en la economía real se destina a la factura salarial, lo que contribuye al multiplicador económico. También está claro que solo el banco central público, y por lo tanto un organismo sin fines de lucro, debería ser responsable de financiar la deuda pública y parapública. Permitir que los bancos privados – primarios – administren la deuda pública es la causa principal de su tendencia actual incontrolable de dispararse.

El problema más difícil de resolver con el crédito público es el del tipo de cambio, al menos mientras solo unas pocas monedas de reserva sigan dominando. En general, el tipo de cambio debe ser dictado por la competitividad macroeconómica de la Formación Social (FS), sabiendo que la competitividad macroeconómica es crucial para el desarrollo de la productividad microeconómica. En un mundo de monedas de reserva asimétricas, los controles de capital vinculados a las necesidades de importación-exportación son obligatorios. Las salidas de capital descontroladas conducen rápidamente a la dependencia financiera, así como a condiciones externas impuestas por instituciones como el FMI, los clubes de Londres y París, etc. Todos conocemos las recetas de los Chicago Boys que se han convertido en políticas comunes, incluso dentro de la eurozona: consisten en desregulación y privatización de pared a pared, mientras se enfoca en el sector de exportación para ganar la moneda extranjera necesaria para pagar una deuda pública cada vez mayor, ya que a menudo está en manos de bancos privados extranjeros.

Estos controles de capital pueden mitigarse mediante “intercambios crediticios” bilaterales entre bancos centrales que consienten, en particular con el objetivo de preservar la independencia de las FS y reducir su vulnerabilidad externa. Estos swaps permiten redirigir y facilitar el comercio bilateral sin tener que acumular monedas fuertes, en particular el dólar estadounidense. Esto es práctico en tiempos de guerra comercial apoyado por un recurso criminal a la extraterritorialidad y sanciones unilaterales. Por supuesto, esto también se puede lograr mediante la administración directa del comercio, por ejemplo, petróleo contra otros productos básicos.

Nuestro Giordano Bruno denunció con razón las “asinate e pedanterie” – estupideces y pedantería – en referencia a las narrativas dominantes de su tiempo. Las cosas han empeorado mucho hoy. Ya es hora de cambiar la melodía, perdón, el paradigma. ”

Relacionando esta discusión directamente con el PIB, bastará enfatizar sobre la base de mi Sinopsis de la Economía Política Marxista, que todas las empresas, sucursales y sectores

participar en la División Social del Trabajo se basa en funciones de producción específicas. Como tal, todos utilizan trabajo vivo y, por lo tanto, generan plusvalía. Esto corrige la ineptitud de restar el valor agregado de los llamados “sectores intermedios” del PIB marginalista, una práctica que penaliza en gran medida la contribución del servicio civil y las infraestructuras y servicios públicos. Sin embargo, esta contribución crucial que se realiza de manera extremadamente efectiva debido a la mutualización y la ausencia de pagos de dividendos a los accionistas privados, está en la base de la competitividad macroeconómica. Es suficiente comparar los costos sociales en términos del PIB de los planes de salud o pensiones públicos y privados. (vea abajo.)

La locura teórica del marginalismo y sus emanaciones contables, incluido el PIB

En mi
Introducción metodológica y en mi Sinopsis de la economía política marxista expuse la demostración teórica e histórica de esta afirmación al proporcionar los lineamientos principales de esta fabricación de clase ideológica. Se remonta al cuestionamiento de la teoría del valor laboral expuesta por la economía política clásica, Smith y Ricardo, que culmina en la ciencia de la economía política de Karl Marx. Este desafío fue el trabajo, entre otros, de J.B. Say, Cournot, Léon Walras y de la Escuela Austriaca. Bajo los auspicios de Ludwig Mises, este último fue la principal inspiración que motivó el ataque al keynesianismo y a la escuela de regulación europea. Esta verdadera contrarreforma intelectual se materializó rápidamente en la teoría económica dominante conocida como la “síntesis” establecida en particular por Hicks, Samuelson y Solow. Los keynesianos de Cambridge GB lo llamaron “keynesianismo bastardo”, ya que recurrió a los prejuicios del marginalismo menos fundados científicamente que Keynes había tratado de corregir para salvar la propiedad privada a pesar de sí mismo, a través de unos pocos entendimientos socioeconómicos.

La llegada al poder de Volcker en 1979 a la Reserva Federal de Estados Unidos, la de Reagan a la presidencia de los Estados Unidos y la del Sr. Thatcher en 10 Downing Street en GB, marcó el surgimiento de la hegemonía política y académica de los marginalistas neoliberales, Estos neoconservadores para quienes, como Mises, Hayek, Friedman y otros, se oponían visceralmente a cualquier forma de intervención, incluso mínimamente correctiva, por parte del Estado en la economía.

También se opusieron visceralmente a cualquier enfoque científico, especialmente en economía, la ciencia reconoció en todo momento, incluso en la época de Aristóteles, que el valor de cambio, que es el dominio apropiado de la economía entendida como producción e intercambio de bienes, debe descansar necesariamente en un soporte, un valor de uso, si este último es un bien material o un servicio.

Dado que el valor de cambio de la fuerza laboral se refiere a su valor de uso, es decir, a su capacidad única de transformar otros valores de uso (materias primas, máquinas, conocimiento, etc.) en nuevos valores de cambio, la economía política clásica con Adam Smith ya había concluido de esto, la génesis de la ganancia se deriva del hecho de que el capitalista no paga la fuerza de trabajo a su valor justo. La magnitud de la ganancia no puede explicarse por la remuneración del trabajo del capitalista. Smith concluyó que “a los capitalistas les gusta cosechar donde nunca sembraron” (La riqueza de las naciones, Ed. Sutherland, 1993, p. 47). El ciudadano ejemplar y gran economista walrasiano Maurice Allais, se indignó en los años 90 al ver que la escala salarial había desaparecido del 1 al 14 al 1 al 400 o 500, sin dudar en denunciar a estos monopolistas a quienes llamó “bandidos”. De hecho, la génesis del beneficio permaneció sin explicación hasta las inigualables contribuciones científicas de Karl Marx.

Para ocultar esta explotación de clase, los marginalistas de la escuela austriaca utilizaron todos sus influencia en los círculos más altos del Poder para evacuar la dualidad del valor económico: valor de uso y valor de cambio. De hecho, es capaz de analizarse científicamente ya que esta dualidad es objetiva y objetivable: trabajo pasado y trabajo vivo. Nunca dejaron de sustituirlo por una “utilidad” completamente subjetiva.

Ya he dicho en otra parte que esta estrategia de ocultamiento dirigida a bloquear el camino a la ciencia implicaba una contaminación de pared a pared de todas las disciplinas sociales. En su Ideología alemana, Marx explica cómo el capitalismo triunfante intenta hacerse pasar por el fin de la historia para evitar su inevitable muerte después de haber agotado, como todos los demás modos, sus posibilidades. Por lo tanto, el marginalismo trató de acreditar la idea de que la psicología capitalista destinada a optimizar la utilidad de los bienes existía en todas partes y para todos los tiempos. No habría diferencia desde este punto de vista entre las sociedades “primitivas”, aquellas que practican el potlatch, las sociedades feudales, las sociedades occidentales, asiáticas o africanas … Sabemos que esta fue una de las fallas de la etnología y la antropología durante la primera mitad del siglo XX, un defecto que se empeoró al entretejerse con los servicios de información de los ejércitos coloniales.

Incluso hoy en día, las ciencias sociales están luchando por liberarse de estas falsificaciones psicológicas marginales y filo-semitas nietzscheanas. Me refiero, por ejemplo, a mi crítica definitiva de las falsificaciones rabínico-nietzscheanas de charlatanes del freudismo y la psicología burguesa en la segunda parte de mi Pour Marx, contre el nihilisme – el capítulo pertinente está traducido al inglés aquí:  https://www.la-commune-paraclet.com/livresFrame1Source1.htm#livresbookmark .

En lo que respecta a la “dismal science”, es suficiente tener en cuenta lo que se dijo anteriormente para comprender toda la ineptitud infra-científica de las nuevas versiones del marginalismo. Por ejemplo, teorías a) elección racional; b) el flujo de información; d) teorías conductuales, incluyendo nudjing.

Vemos que todos ellos están tratando de corregir el defecto inicial relacionado con el postulado de la identidad diacrónica y sincrónica de la subjetividad capitalista, el cálculo de las alegrías y los dolores de la “mente adquisitiva”. Hasta la década de 1980, el marxismo y las teorías cercanas a él contrarrestaron fuertemente este oscurantismo de otra época. Luego, la peligrosa desaparición de la pluralidad disciplinaria fue impuesta por una discriminación académica sin precedentes desde el final de la Segunda Guerra Mundial; También afecta la selección de los titulares de los cargos y de las cátedras universitarias, así como el control de los temas de las tesis y publicaciones. Sin embargo, tengo derecho a decir que un pitre como Jean Tirole debe usar necesariamente todo su prestigio para evitar la pluralidad en la disciplina, ya que simplemente no sabe cuál es una función científica de producción, sin mencionar siquiera lo que podría ser una microeconomía sin macroeconomía. . Es mucho peor que la famosa controversia entre Cambridge UK y Cambridge USA sobre la función de producción, una controversia que se llevó a cabo cuidadosamente dentro de la misma mentalidad pro-capitalista.

El hecho es que el desarrollo de las ciencias cognitivas ya no permite postulados tan uniformes y falsificados. Las experiencias empíricas y la metodología comparativa han pasado por eso. Por ejemplo, en el contexto de las discusiones entre determinismo e indeterminismo, por lo tanto, causalidad, Simon y Cyert habían señalado que muy a menudo un problema dado permitía más de una solución o resultado; las opciones son entre “compensaciones” – trade offs – que a menudo involucran estrategias complejas que van más allá de la optimización de las ganancias financieras. Mejor aún, siguiendo a Marx, hubo un fuerte desarrollo de teorías de modos comparativos de producción. He demostrado que esto se aplica de manera rentable a la comparación de las épocas de redistribución del CMP.

Por ejemplo, las falsificaciones de Irving Fisher tenían como objetivo eliminar los diversos ingresos (salario, ganancias y alquileres) en el único magma de su “flujo de ingresos” – income stream – para disipar la lucha de clases. Al hacerlo, presentamos a todos los ciudadanos como inversores provenientes de la misma psicología de maximizar las ganancias pecuniarias, tanto los trabajadores, las amas de casa, los jefes y gerentes, como los rentistas y los agricultores. De este modo, forjamos una estructura que puede soportar una supuesta lógica de este “inversor” que se supone que tiene que calcular constantemente sus riesgos y elegir la temporalidad de sus inversiones de acuerdo con una regla falsamente obvia dictada por la utilidad marginal, a saber, que una inversión larga es más riesgoso y, por lo tanto, requerirá tasas de interés más altas. Sin embargo, si el crédito fuera público, el costo de su emisión sería casi cero, limitado a la estimación estadística de la financiación de los costos administrativos del banco central, que incluirá la provisión de deuda. En este contexto, no surgiría ninguna diferencia en las tasas a corto, mediano o largo plazo. A lo sumo, se tendrían que establecer reglas apropiadas para asegurar la traducción del crédito público, que es una anticipación del crecimiento real, en una expansión verificable de la economía real; Esto se haría mediante auditorías periódicas para evitar el aumento de los costos y la corrupción.

Por supuesto, podemos usar las ciencias cognitivas para obtener los resultados deseados. Esto no es nuevo y se refiere al tipo de comercialización que tuvo lugar con la aparición de las clases medias y su consumo. Veblen lo convirtió en una estrategia general de control social mediante la planificación de los celos mantenidos entre vecinos que pertenecen a la misma clase de ingresos o a clases sustancialmente similares. Era solo una forma de salto de rana de darwiniano de suburbio “de la clase media alta y baja”, pero que se hizo muy efectiva gracias a las canciones de sirenas consumistas transmitidas durante todo el día por los nuevos medios de comunicación, radios, carteles, periódicos y revistas, cine y televisión. El fetichismo de la mercancía tomó la forma del deseo de consumo en sí mismo como una expresión de la personalidad de los individuos, un deseo estimulado socialmente de manera subliminal por el estado social conferido por la posibilidad financiera de consumir. Ser propietario de un automóvil, una lavadora o un televisor en las décadas de 1950 y 1960 se presentó como un signo de logro, como lo fue más tarde el deseo de endeudarse para adquirir una casa o casa suburbana satisfactoria y así caer presa del aumento de la adrenalina social alentada por Greenspan y otros pitres de este tipo. (“Exuberancia irracional”). El nec plus ultra es, por supuesto, seguir al pitre Tirole en sus desvaríos sobre la « competencia imperfecta » destinada a preservar los intereses de Gafam y otras empresas transnacionales mediante la creación de procesos falaces que supuestamente protegen a los consumidores. Estos procesos son tan jugosos y democráticamente interactivo como su procesamiento venal de datos recopilados por cookies y otros medios de seguimiento. No hay acuerdo sobre esta colección, no hay servicios. Sin embargo, al autorizar la recopilación y el seguimiento de datos, nos exponemos a la peor forma de nudging de productos básicos, que consiste en recibir muchos anuncios sobre los temas que fueron objeto de investigación inocente en Internet: B&B, libros, etc. Estos datos a menudo se procesan y comercializado por empresas como Cambridge Analytica. Este tipo de interferencia aumenta en el tiempo de elección por refuerzo positivo o mensajes que provocan ansiedad para derrocar lealtades y votos. (¿Recuerdas las travesuras de Diebold?) No estamos lejos de una forma digital de las experiencias de Philip Zimbardo.

Por otro lado, no se dice nada sobre los impuestos regresivos monetaristas neoliberales, sobre la evasión fiscal y las decisiones fiscales. Los resultados de esta ciencia del comportamiento aún están por debajo del inefable antimonopolio – Sherman Antitrust Act – creado en su momento para legitimar a las grandes corporaciones (Medios, 1920) y sus esguinces en el libre mercado y la competencia. Básicamente, todo esto nos lleva de vuelta al conductismo estadounidense, que todavía está desenfrenado en todas las ciencias, incluso en la “dismal discipline”. Los economistas modernos no han inventado nada sobre este tema, basta con verificar, por ejemplo, la ciencia económica de un Boulding o académicos similares en las décadas de 1950 y 1960 … El gran cineasta Alain Renais había presentado una crítica magistral de este conductismo en su obra maestra ” Mon oncle d’Amérique “.

Por supuesto, las crisis recurrentes siempre ponen en peligro estas aspiraciones de los consumidores, especialmente cuando las necesidades básicas, incluida la atención de salud pública y la educación de los niños, ya no se satisfacen. La visión de una salida gradual desde arriba o, alternativamente, una regresiva desde el fondo del dilema social se convierte de repente en un tema clave en la lucha de clases. Los círculos gobernantes luego adaptan cuidadosamente sus ciencias del comportamiento, insistiendo en que más allá de los $ 75,000, la utilidad marginal de las adquisiciones adicionales disminuye, a excepción de los derivados, por supuesto; al mismo tiempo predican desincentivos socioeconómicos a las masas en nombre de la ecología sin, por supuesto, exigir la igualdad de las huellas ecológicas; y, por supuesto, esto se hace silenciando cuidadosamente la necesidad de reconstruir el estado de Bienestar compartiendo el trabajo socialmente disponible entre todos los que pueden trabajar, que es la única forma auténtica de compartir la riqueza producida socialmente, además de un retorno a una tributación republicana y progresiva. Observemos de paso que nunca en el curso de la Historia, la economía especulativa ha estado tan desconectada de la economía real. La crisis de Covid-19 ha puesto a millones de trabajadores en desempleo total o parcial, arruinando definitivamente los sistemas de Seguridad Social basados ​​en contribuciones sociales, al menos en ausencia del lanzamiento inmediato de grandes obras públicas financiadas con crédito público. Por otro lado, durante el encierro, ¡los más ricos ganaron varios cientos de miles de millones más en el mercado de valores!

Finalmente, tenemos derecho a preguntarnos de qué sirve el flujo de información si esta información se basa en tales bases subjetivas, incluso en forma de estadísticas marginales, incluido el PIB. Amartya Sen, PhD en el Trinity College de Cambridge, siempre me ha divertido al afirmar que esta superioridad del tratamiento de la información, considerada “democrática” – en una India donde ½ billón de Dalits tienen una longevidad promedio de 40 a 42 años y que hoy están obligados a trabajar 72 horas a la semana … -, le dio a India una ventaja incomparable sobre China en términos de desarrollo económico.

En resumen, se habrá entendido que estos ajustes entre los sordos del seraglio solo se realizan en el margen, dentro del mismo paradigma falsificado. Por lo tanto, no tienen relación con la realidad concreta. De ninguna manera afectan mis críticas ontológicas al valor agregado unidimensional y al papel problemático de la mano invisible.

Por supuesto, la resistencia a esta ridícula amputación de la realidad fue muy grande. La histórica escuela burguesa alemana, especialmente con Schmoller, objetó con razón que un concepto puramente subjetivo no podría ser el objeto de ninguna ciencia y particularmente de ninguna ciencia cuantitativa. En Francia, Bachelier fue rechazado por Poincaré y Léon Walras por la Universidad, esto último tuvo que ir al extranjero en los círculos de economistas nietzscheanos en Lausana para poder pontificar a su gusto. A decir verdad, para deleite de Jules Ferry, quien según su propia admisión no entendía nada de economía pero estaba entusiasmado con una versión pseudo matemática supuestamente menos comprensible para la clase trabajadora … un inconveniente ridículo que la “ciencia triste”. La enseñanza de esta “ciencia triste” en las universidades se está cultivando laboriosamente, por ejemplo últimamente con un patético Tirole que pone su formación matemática al servicio de caprichos de comportamiento muy turbios, mientras busca evacuar la macroeconomía en favor de una microeconomía única al servicio de las empresas transnacionales y su “gobernanza privada global. “

Ya dije que el pitre Tirole es el hombre de tres grandes ideas transformadas rápidamente en tres grandes desastres. Por lo tanto, la desregulación financiera condujo a la crisis subprime, el contrato único condujo a la Jobs Act de Italia y al Loi Travail francés, y su teoría de la competencia imperfecta considerada desde el punto de vista del consumidor condujo, por su parte, a la regulación de GAFAM desde el punto de vista de la satisfacción de los consumidores y otros usuarios para preservar sus inexplicables privilegios fiscales. Si Tirole está trabajando en una cuarta gran idea, ya podemos imaginar el daño …

El PIB es la rama más pura de esta amputación utilitaria de la realidad económica. Este defecto es extremadamente debilitante. La realidad actual demuestra una vez más que lo es aún más, ya que los “espíritus animales” – marginalistas, neoliberales-monetaristas – denunciados correctamente por Keynes – son dominantes. Este fue el caso durante las décadas de 1920 y 1930 antes de FDR y el New Deal, y hoy es nuevamente el caso.

Veremos que, independientemente de la elección que hagamos de las tres medidas contables del PIB, todas estas medidas contables se basan en la función defectuosa de producción marginalista que elimina la dualidad del valor, lo que siempre lleva a las sociedades reales al punto muerto. Esto es aún más cierto cuando se minimiza la intervención reguladora del Estado y del marco legal.

De hecho, las estadísticas modernas se basaron originalmente en la influencia del keynesianismo, e indirectamente en la planificación de la guerra alemana durante la Primera Guerra Mundial, así como en la planificación bolchevique. Esta planificación indicativa e incentivadora que siguió a la Segunda Guerra Mundial en Occidente fue muy efectiva pero no obstante ontológicamente incapaz de eliminar las crisis cíclicas y estructurales del modo de producción capitalista. Así, cuando el éxito del Gatt y la expansión de la MNC pervierte la coherencia necesaria de las Formaciones Sociales nacionales o supranacionales y cuando la extroversión del Multiplicador Económico, sumado a la creciente privatización de las infraestructuras y los servicios sociales públicos, se reduce a nada, el efecto de las políticas de estímulo interno se centró en la demanda interna (cebado de bombas – pump-priming -, para decirlo simplemente), luego los neoliberales monetaristas finalmente tuvieron su apogeo. Hoy, su ciclo narrativo termina con una burbuja especulativa sin precedentes y una depresión económica inigualable que ya está empezando a desvanecer el recuerdo de la Gran Depresión de 1929. La crisis de salud causada por el Covid-19 fue solo un poderoso desencadenante.

La función de producción científica está escrita: c + v + pv = M, sea “c” el capital constante utilizado en la producción, “v” el capital variable, por lo tanto, la fuerza laboral, “pv” la plusvalía en la base de la ganancia, y ” M “el producto del proceso de producción inmediato.

Las tres definiciones de PIB eliminan la referencia al capital y, por lo tanto, a raíz de la utilidad inequívoca y subjetiva imaginada por la teoría marginalista, eliminan las razones económicas esenciales y su relación mutua, es decir, entre la composición orgánica del capital – v / C donde C = c + v – y la tasa de explotación – pv / v. De esta manera, es imposible entender la productividad microeconómica y la competitividad macroeconómica.

Además, es necesario subrayar el aparejo operado por J. B. Say contra Ricardo, quien había presentado su teoría del papel moneda – paper currency. Consiste en anticipar la mutilación marginalista de la dualidad del valor evaluando únicamente la fuerza laboral en términos monetarios simples. Al hacerlo, se transforma en un factor de producción como cualquier otro, a pesar de que el trabajador debe renovarse en la producción y en la reproducción dentro de su hogar, siendo miembro de una especie dependiente de la reproducción sexual. Esta licuefacción de la fuerza de trabajo apoyada por una teoría monetaria, también subjetiva y sin unidimensional que confunde dinero y crédito, lleva al hecho de que ninguna teoría económica burguesa, y menos las variantes marginalistas, es capaz de conciliar cantidades (valores de uso) y calidad o precio – valor de cambio.

Schumpeter transformó con picardía esta falla metodológica en una dicotomía ontológica, por lo que empujó el tema crucial más allá de la discusión, pero él mismo siguió siendo muy pesimista sobre el futuro del modo de producción capitalista y, en consecuencia, la capacidad de su propia falsificación ontológica para imponerse. Schumpeter conocía perfectamente las leyes del movimiento del capital sintetizadas por Lenin como las tendencias pesadas hacia la centralización y la concentración del capital, también sabía perfectamente que su “destrucción creativa” nunca fue otra cosa que una batalla de retaguardia.

Francia tenía el caso de un economista walrasiano clásico, un gran ciudadano republicano y el único Premio Nobel de economía que había ganado esta distinción en mi opinión, a saber, Maurice Allais. Tenía en mente la distinción entre economía social y “ciencia economíca” que Auguste Walras le había señalado a su hijo Léon. Para el Sr. Allais, las ecuaciones marginales tenían que ser informadas por las prioridades sociales.

De hecho, mientras las protecciones arancelarias y la separación funcional del sistema bancario en 4 pilares también dejaran espacio para el crédito público, uno podría tener la impresión de que las ecuaciones marginales (curvas de oferta y demanda, economía de escala, etc.) permanecen cerca de la realidad con solo unos pocos ajustes sucesivos. El final del Gatt puso fin a esta coherencia, ya que un buen ciudadano republicano, Allais, se propuso ilustrar la desorganización que siguió, la “Fractura de 74”, para apoyar mejor su solicitud de re-estabilización del sistema a un nivel superior a través de las Preferencias Comunitarias de la UE.

En la Nota ** de mi Keynesianism, Marxism, Economic Stability and Growth – 2005 -, de libre acceso en la sección Livres-Books de www.la-commune-paraclet.com, mostré la falla en este razonamiento, particularmente con respecto a las críticas formuladas por Allais sobre la gestión del mercado laboral a través de políticas de “gestión social”, que lo llevaron a cuestionar la Reduccion del tiempo de trabajo – RTT. De hecho, las Preferencias comunitarias estabilizarían el sistema socioeconómico pero sin disipar las contradicciones capitalistas que agrava el marginalismo, como hemos visto anteriormente. Esto es especialmente cierto para el mercado laboral, ya que el marginalismo es incapaz de concebir los efectos de la productividad mientras se apoya en la meta-magia de la “mano invisible” para restablecer el equilibrio. De modo que una nueva definición de antidumping basada en el “ingreso neto global” de los hogares, por lo tanto, en la RTT, permitiría la rehabilitación de las contribuciones sociales y de la base impositiva, fortaleciendo así el consumo productivo y el de los hogares contra la tendencia a la superproducción.

Sabemos al menos desde Beveridge que los servicios sociales tienen un fuerte impacto de estabilización anti-cíclica. Una nueva definición de antidumping que respalde la RTT permitiría el retorno a la planificación indicativa e incentivadora à la française, por lo tanto a la prosperidad social. Como Asuntos Sociales es un área exclusiva de competencia de los estados miembros de la UE, es posible anticipar la adopción internacional de este nuevo antidumping con un bajo recargo a la importación. Su tasa se calcularía para complementar las contribuciones sociales que de otro modo se sacrificarían por la deflación salarial actual.

Sobre estas bases marginales subjetivas, licuadas e inequívocas, las teorías burguesas son incapaces de diferenciar intereses, clásicos o especulativos, y ganancias y, por lo tanto, economía real y economía especulativa. Peor aún, la teoría de la “eficiencia del capital” convierte este escollo mortal en un dogma al dar por sentado que la especulación acelera la movilidad del capital y, por lo tanto, acelera el retorno al equilibrio. Por este motivo, no deberían existir crisis cíclicas ni estructurales, excepto, che es una propuesta no falsificable, como diría el otro pitre y el subjetivista austríaco Karl Popper, al pretender la persistencia de barreras obstaculizando la libertad del capital. Parece que a pesar de la definición actual de antidumping, la barrera con la que se topa esta bella teoría, que en su momento trabajó hombro con hombro con el fascismo filo-semita nietzscheano, sigue siendo la dualidad inquebrantable de la fuerza laboral, ya sea en su forma de ser humano individual o en su propia forma social, a pesar de los deseos contrarios de un Thatcher para quien “la sociedad no existía”, el individuo existía solo y todavía solo cuando exhibía la “mentalidad adquisitiva” apropiada.

Por lo tanto, se entenderá que todas las ecuaciones económicas basadas en tales estadísticas marginales, en particular las cuentas nacionales incorporadas en el PIB, solo pueden conducir a una mala asignación crónica de los recursos comunitarios. Lo mismo ocurre con los llamados caminos de consolidación fiscal y sus revisiones de gastos basadas en estas tonterías marginales burguesas. Por ejemplo, la atención de salud pública que cuesta solo del 7% al 9% del PIB tiene un multiplicador muy alto, pero no se le asigna “valor agregado” porque no tiene “precio de mercado”. Pero el PIB lo calcula como un costo – salarios pagados – que pesa sobre el gasto del Estado; Por otro lado, se dice que el sistema privado de atención médica a menudo fuera del alcance de los ciudadanos y el ruinoso sector especulativo que arruina la economía y la sociedad contribuyen significativamente al PIB. Lo mismo ocurre con los planes de pensiones, públicos y privados, etc.

Es sobre la base de estas tonterías, la relación deuda pública / PIB, que las “revisiones de gastos” de austeridad inducidas por la política pública monetarista neoliberal se proponen materializar un superávit primario, es decir, de los ingresos fiscales excluyendo el financiamiento de la deuda pública. Esta propiedad del capital privado, ahora especulativa, es, por lo tanto, objeto de todas las prioridades de acuerdo con las prescripciones de los Chicago Boys que prescribieron al régimen de Pinochet para sacrificar todo para exportar y así ganar la moneda extranjera necesaria para financiar la deuda, principalmente mantenida por capitalistas extranjeros. Arruinando así la necesaria tasa de reinversión nacional. Sin embargo, la lógica del superávit primario que supuestamente financia y disminuye el nivel de deuda pública tiene un fuerte impacto socioeconómico depresivo, en particular los recortes en el gasto social. Ahora se enfrenta al hecho de que la deuda pública, que surge principalmente de los gigantescos gastos fiscales y otras exenciones de capital, así como del rescate recurrente de las finanzas especulativas, continúa aumentando. En resumen, una serpiente que se muerde la cola …

Por lo tanto, es aconsejable verter estas cuentas nacionales, y la contabilidad de su contraparte, en el montón de estiércol de la Historia, así como en todo el sistema de contabilidad internacional marginalista, SNA, que se armoniza cada vez más en el sistema estadounidense. Es urgente desarrollar sistemas reales de contabilidad científica sobre la base de la función de producción científica debidamente reintroducida por mí en las Ecuaciones de Reproducción simple y ampliada de Karl Marx como se propone en mi Sinopsis de la economía política marxista, 2013.

Veamos esto en detalle. Primero revisaremos las tres formas contables del PIB (valor agregado, producción y consumo) para resaltar no solo la locura teórica y contable, sino sobre todo la peligrosidad de las ecuaciones de crecimiento económico basadas en ella. Luego examinaremos las ingeniosas modificaciones propuestas para corregir un PIB no corregible.

Con respecto a la inanidad de las ecuaciones y las rutas de consolidación inducidas por el PIB, debe tenerse en cuenta que no solo Rogoff, Akerlof, Stiglitz y otros servi in camera están involucrados. Este peligro aumenta con la financiarización de la economía. De hecho, como ya se demostró en mi Sinopsis, la hegemonía de las finanzas especulativas penaliza la economía real, impulsa la subcontratación y destruye el empleo, en particular el empleo a tiempo completo pagando contribuciones sociales e impuestos diversos. En octubre de 2014, un año antes en los Estados Unidos, el PIB se modificó aún más para incluir una evaluación de drogas, prostitución, evasión fiscal, ciertos armamentos y ciertos derechos de propiedad intelectual relacionados con las TIC. Estas adiciones son, por supuesto, artificiales, pero agravan aún más los prejuicios marginalistas del PIB. Sobre todo, ninguna de estas nuevas evaluaciones contribuye a revertir lo que ya no es una “economía sin empleo” sino una “economía de destrucción de empleos” que va de la mano con la precariedad desenfrenada de la fuerza laboral. Por supuesto, esto es aún más dañino en el contexto de las rutas de consolidación fiscal monetarista neoliberal. Concluiremos con una breve presentación de las estadísticas científicas que se desarrollarán sobre la base de la función de producción científica y de las Ecuaciones de Reproducción simple y ampliada al incluir la teoría cuantitativa científica, por lo tanto marxista, del dinero y el crédito.

Las tres formas contables del PIB.

En septiembre de 1975, Jacques Barraux publicó un breve artículo resumido sobre el PNB en la Revue Economia, N 15, pp 44-47. Este es el mejor resumen sobre el tema, al menos que yo sepa. No ha envejecido un poco. Se agregaron algunos elementos como las finanzas, pero lo esencial ya se dijo desde una perspectiva económica ordinaria pero racional. Luego veremos que esta contabilidad burguesa marginalista es tan profundamente defectuosa que no puede corregirse de manera útil. Jacques Barraux subraya que el PIB, es decir, el PNB del que es necesario “restar las operaciones realizadas en el extranjero por los agentes económicos nacionales y sumar las operaciones realizadas en el territorio nacional por los extranjeros”, es uno de los principales agregados económicos. Presenta la siguiente secuencia:

PRODUCCIÓN INDUSTRIAL + servicios bancarios + administración pública + hogares asalariados + administraciones privadas = PNB, el Producto Nacional Bruto

PNB – depreciación = PNN, el Producto Neto Nacional, es decir (PNB – operaciones nacionales en el extranjero + operaciones de extranjeros en suelo nacional).

PNN + subsidios – impuestos indirectos = RN, Ingreso Nacional

RN – impuestos directos = Ingreso nacional disponible

El PIB de hoy está a menudo en los titulares porque se percibe como una escala común capaz de indicar el rango internacional de un país en relación con los demás. Sus tres presentaciones canónicas son las siguientes (1):

1) Visto desde el lado de la inversión:

PIB = C + I + G + X – M (es decir, consumo final de los hogares más inversión empresarial + gasto público menos exportaciones más importaciones)

2) Visto en el lado de los ingresos:

PIB = salarios + beneficios + intereses + impuestos – subsidios

3) Visto desde el lado de la producción:

PIB = Σ (Yi – ICi) + impuestos sobre productos – subsidios para productos. (o para cada industria i, producción Y menos consumo intermedio, los términos de la ecuación se dan en valor agregado).

La palabra clave en estas tres formas es “valor agregado”, lo que se confirma con el concepto de “consumo intermedio”. Estos conceptos surgen directamente de la concepción marginalista de utilidad, utilidad marginal (la satisfacción proporcionada por la última unidad) y productividad marginal, el costo de la última unidad producida.

¿Qué es el “valor agregado”? A diferencia del “plusvalía” cuyo soporte es el “trabajo excedente” – surplus labor – de la fuerza laboral, el valor agregado, o lo que comúnmente se llama ganancia, es decir, la parte del valor de cambio resultante del proceso de producción que se agrega el costo de producción, en capital y fuerza de trabajo, es completamente subjetivo y francamente indefinido.

Para la economía política clásica (Smith, Ricardo, etc.), la génesis de la ganancia, mayor que la remuneración legítima del propietario de los Medios de producción, sigue siendo un misterio. La teoría de la recompensa del riesgo no convence a nadie, aunque solo sea porque el marco legal puede eliminarlo teóricamente, por ejemplo, el precio justo tomista o el valor de cambio extremadamente estable resultante de la planificación soviética, especialmente para alimentos, como el pan. . . Como buen fisiócrata, Adam Smith recurrió a la ética para presidir la redistribución de la riqueza creada socialmente. (3) Dado que se desconoce su génesis, su magnitud solo se puede determinar empíricamente ex post, y esto en términos de precios de mercado, oscilando ellos mismos …

La función de producción marginalista, que se encuentra de manera uniforme en los libros de texto convencionales, que no valen el papel en el que están impresos, no funciona mejor, pero inventa una lógica narrativa subjetiva “difusa” y luego finge que es científica.

La función de producción principal se escribe Y = f (K, L) donde el producto Y es una función de K capital y L trabajo. Lo cual, en sí mismo, no significa absolutamente nada en términos de valor agregado o ganancia, a menos que cruce la curva de oferta y la curva de demanda que supuestamente le dará el precio de venta o mercado, del cual se deduce el costo de producción.

Para la economía científica, por lo tanto marxista, las cosas están claras: la mano de obra cuesta reproducirse como tal, incluso en el hogar, lo que cuesta socialmente reproducirla. Esto es lo que el capitalista paga por emplearlo: los salarios compensan así el trabajo pasado, es decir, reconstituido y listo para operar nuevamente como trabajo vivo. Pero solo el capitalista fija la duración y la intensidad del ejercicio del trabajo vivo dentro del proceso de producción inmediato. Por lo tanto, si la reconstitución del valor de cambio del salario cuesta 4 horas y la duración legal de la jornada laboral es de 8 horas, la producción de estas otras 4 horas, por lo tanto del trabajo extra del empleado, será embolsado por el capitalista en la forma de plusvalía, o, si quiere « valor agregado », que, en comparación con el coste de producción, capital y mano de obra, proporciona la tasa de beneficio. En un sistema de producción-reproducción así entendido científicamente, no hay nada ex post, ya que la génesis de la ganancia se conoce con referencia a la relación de la composición orgánica del capital (v / C) con la tasa de explotación del trabajo (pv / v ) Por supuesto, puede haber todo tipo de interferencia epifenoménica a través de la competencia, la gestión monetaria, los trastornos naturales y sociales, etc.

Es bastante diferente con las teorías económicas burguesas. La génesis de sucesivas falsificaciones económicas burguesas y marginales importantes, expuesta en mi Introducción metodológica, nos dice que el objetivo inicial consistía en eliminar la dualidad de la mercancía y, en particular, la del valor de la fuerza de trabajo, para ocultar mejor la explotación de clase. Sobre la base de la “utilidad” subjetiva marginalista “, el cálculo de alegrías y dolores” – Menger -, vinculado al uso de bienes se basa en un razonamiento conscientemente falso pero plausible, el de la determinación del precio justo de mercado por el juego de, se supone, que la oferta y la demanda relacionan la utilidad marginal que sienten los consumidores y la productividad marginal que enfrentan los productores.

Es un teatro del absurdo digno de los pitres de la escuela austriaca y, en particular, del fascista judío-austriaco Ludwig Mises, que fue asesor del canciller austríaco antes de su fuga en el momento del Anschluss. Por supuesto, el término “pitre” se usa aquí en el sentido completo que le da mi teoría del psicoanálisis marxista expuesta en la segunda parte de mi Pour Marx, contre le nihilisme, que presenta, por primera vez, la crítica definitiva del psicología burguesa y en particular la del charlatán Sigmund Freud. Este término, que se refiere al foro interno de conciencia de todos, es más objetivo que el de “actuar” – en francés «agi» -, que sigue siendo vago y lleno de insinuaciones no aclaradas científicamente. Lo más cómico es que este teatro marginalista del absurdo lidera y encierra a todos los teóricos burgueses en la letal contradicción ex ante / ex post que el pitre Böhm-Bawerk quería atribuir a Marx al afirmar que el Libro III del Capital – precios de producción – era letalmente contradecido por el Libro I – la ley del valor marxista.

Ya en mi Tous ensemble, 1998, había descifrado esta falsificación y restaurado la naturaleza científica del incomparable trabajo de Karl Marx. Aquí, si nos ocupamos, parece muy rápido que el precio justo de mercado obtenido al intersecar la curva de la Oferta con la de la Demanda es tan infantil que uno no puede evitar recordar la expresión de su Gran Maestro Nietzsche. En su Así habló Zarathustra, mientras trataba de advertir a sus discípulos falsificadores que no terminaran creyendo en sus propias estupideces destinadas a la población de neo-chandalas, Nietzsche puntuó sus advertencias con un fuerte “¡Hi-han! Hi-han!”

De hecho, para trazar la curva de oferta, primero debemos suministrar las tablas de demanda en … ¡precio! Luego, a la inversa, para trazar la curva de demanda, debemos proporcionar las tablas de oferta, siempre en precio. Luego cruzamos las dos curvas y ¡Voilà! El precio justo del mercado (¡Hi-han!). Luego puede mover las curvas hacia la derecha o hacia la izquierda pero, desafortunadamente, no alternativamente. También señalé que el axioma que pretende que “donde hay una demanda siempre habrá una oferta” es una tontería visible para todos y para cualquiera que no esté cegado por su fe ideológica. Esto solo es cierto cuando la demanda es solvente. ¿Quién no ve que, en la sociedad supuestamente avanzada de los países ricos, muchas necesidades elementales y esenciales de los ciudadanos ya no están aseguradas debido a la lógica de la deflación salarial inducida por el neoliberalismo monetarista y por su definición de antidumping que se calculó que era contrario a los derechos laborales y al cumplimiento de los criterios ambientales.

Ya en sus Manuscritos parisinos de 1844, Marx notó que las oscilaciones de la oferta y la demanda debido al régimen de competencia capitalista se cancelaron entre sí a mediano y largo plazo, de modo que el precio de mercado oscila alrededor de un eje diferente, es decir, el valor de cambio. El hecho es que el precio de mercado nunca es otra cosa que una construcción contable microeconómica ex post que las estadísticas burguesas luchan por precisar, incluso con el uso de “precios constantes”. Estos últimos no cambian las contradicciones ontológicas y metodológicas de la evaluación de la “utilidad” o el precio de los bienes, no hacen más que servir para estabilizar las cosas aparentemente al dar un punto de partida útil para la comparación, por ejemplo, un año de partida o una canasta. de consumo, el IPC. (4)

Vamos a referirnos ahora a la función de la producción científica, por lo tanto, marxista. Inmediatamente pone de manifiesto toda la ineptitud de la lógica del valor agregado incluida en las estadísticas de los grandes agregados burgueses, incluido, por supuesto, el PIB.

La función de producción científica es:

c + v + pv = M

La plusvalía pv puede definirse por relaciones rigurosas derivadas de la función de producción, la composición orgánica del capital y la tasa de plusvalía. El valor agregado misteriosamente generado por el “mercado” solo puede ser así en apariencia y siempre de manera ex post, ya sea a precios nominales o constantes. La relación orgánica entre el costo de producción (c + v) y el valor agregado es inexistente y depende solo del mercado … incluido el de la inversion.

Para juzgar los otros componentes que ingresan al PIB, ahora debemos analizar la lógica del equilibrio general, la de la productividad y la del llamado consumo intermedio engañoso y el papel de las administraciones y los servicios públicos. El balance externo se tendrá en cuenta en términos de inserción de la Formación Social en la economía mundial. Se verá que no solo el PIB es falaz, sino que todas las ecuaciones, por ejemplo, de crecimiento, o caminos, de consolidación fiscal, basadas en esta misma lógica, inevitablemente generan crisis recurrentes. Sobre todo, conduce a una catástrofe económica cuando esta lógica se coloca bajo la hegemonía de las finanzas especulativas.

El equilibrio general estacionario y dinámico versus la reproducción simple y ampliada.

Con las teorías burguesas, se supone que es el “mercado de los mercados” el que da el equilibrio general óptimo gracias a la operación de la “mano invisible” por la cual el interés general emanaría de la búsqueda frenética del mayor beneficio individual. En particular, esta concepción marginalista del origen walrasiano adolece de todos los defectos ontológicos y metodológicos específicos de la “lógica” de la oferta y la demanda. Es, por ejemplo, imposible decir qué es el equilibrio estacionario. Intuitivamente, es un equilibrio general que reproduciría las condiciones de partida de la misma manera. Pero para hacer esto debe confiar en la meta-magia de la “mano invisible” que es, por definición, ciega. No puede garantizar un equilibrio en cantidad y precio simultáneamente. Sin embargo, esto siempre conduce a una desastrosa asignación de recursos comunitarios en beneficio de unos pocos, según los “espíritus animales” que suscitan “la mente adquisitiva”. Esta es la razón por la cual el modo de producción capitalista siempre presentará un equilibrio, pero siempre será ex post, por lo que será una especie de equilibrio de cementerios hechos de “auges y caídas”, de crisis cíclicas recurrentes y, a veces, de crisis estructurales mucho más graves. . Es por eso que en su Teoría general del empleo, el interés y el dinero, 1936, Keynes se propuso demostrar cuáles, según él, eran las intervenciones necesarias del Estado en la esfera económica para regular el curso y garantizar el pleno empleo.

Con tal intervención puede parecer que se puede mantener el equilibrio o al menos abordarlo empíricamente. Esta es también la razón por la cual las estadísticas burguesas despegaron bajo la presión del keynesianismo y la escuela de regulación europea que estaba detrás de los éxitos de la planificación de posguerra, en particular la planificación indicativa y de incentivos, conocida como planificación al estilo francés. Por supuesto, las cosas no son tan simples. Keynes quería salvar el modo de producción capitalista a pesar de sí mismo, por lo tanto, estaba listo para corregir sus excesos, llegando incluso a pedirle prestado a Paul Lafargue la semana de 15 horas. Pero estas correcciones no cambiaron la naturaleza de clase del capitalismo, expresada por la propiedad privada. Así que mantuvo la lógica de la utilidad marginal y la productividad marginal, un error que le resultó fatal.

De hecho, sobre esta base, el equilibrio se realiza de manera ficticia en términos de precio al ignorar por completo el soporte real, bien o servicio, detrás de este precio. De esta manera, las inversiones irán tímidamente en las ramas más rentables, causando su sobre-expansión especulativa en detrimento de otras ramas que sufrirán una contracción. Por definición, la mano invisible será insensible a esta mala asignación de recursos. Pero el equilibrio general estacionario, y mucho menos el equilibrio general dinámico, no puede lograrse únicamente en términos de precio. Los bienes y servicios tangibles que son parte del costo de producción también deben reproducirse como bienes y servicios tangibles necesarios para la producción. Sin embargo, ninguna teoría burguesa es capaz de conciliar cantidades y precios de manera simultánea y coherente, más que la microeconomía con la macroeconomía. Las crisis, al purgar el sistema repetidamente, aproximadamente cada 7 años, recrean las condiciones para un nuevo comienzo, al menos antes de la fase de hegemonía de las finanzas especulativas y su serie de rescates.

Pero, por supuesto, la crisis no es ontológicamente parte de la economía burguesa, se considera imposible. Esta ineptitud se eleva al dogma por la teoría de la “eficiencia del capital”, de modo que los servi in ​​camera del capitalismo se salgan con la suya al afirmar que estas brechas entre la teoría y la realidad se deben a todo tipo de rigideces en los mercados. Los menos obtusos como J. Galbraith realizan interesantes estudios históricos mientras intentan actualizar el intervencionismo estatal en, digamos, un espíritu keynesiano. (5)

El equilibrio dinámico previsto por las teorías burguesas es aún más inestable. Sabemos que Harrod, el primer biógrafo de Keynes, aunque provenía de Oxford, trató de revitalizar el sistema estacionario de Keynes adaptando a sus propios fines la práctica de la planificación soviética que luego fue subvertida por el “socialismo marginal” impuesto en la URSS por los revisionistas Khrushchev y Liberman (6) Esto dio como resultado una mejor apreciación empírica de las entradas necesarias para obtener las salidas deseadas, pero esto solo pudo hacerse de manera muy empírica.

El escollo de todas las teorías burguesas en este asunto se debe a la ausencia de una teoría de la productividad, una ausencia aún más agravada por la imposibilidad de tratar simultáneamente cantidades (los soportes en términos de valores de uso) y los precios. Esto había sido reconocido por ciertos teóricos de Lausana, en particular Wilfrid Pareto. Intentó profundizar la lógica de la productividad marginal que, en el mejor de los casos, condujo a la teoría de los rendimientos crecentes y decrecientes y a economías de escala, que nunca son más que una repetición de las curvas de oferta y demanda. Sin embargo, Pareto no ocultó el hecho de que, si la composición técnica del capital podía medirse empíricamente, la teoría burguesa no permitía que la composición técnica y la composición del capital se reconciliaran.

Solo la teoría marxista, que restauré, es capaz de hacer esto mientras inserta la productividad de manera coherente en las Ecuaciones de Reproducción Simple – RS – y de Reproducción ampliada – RA.

Robert Solow trató de engañar a la pregunta. En ese momento, adoptó subrepticiamente la posición de Stalin de que siempre era necesario introducir la mayor productividad disponible, incluso si eso significaba reajustar las Ecuaciones de Reproducion. Stalin operaba con un Modelo preciso, el Modelo de Reproducción simple como se presenta en el Libro II del Capital de Marx. Este modelo se mantuvo perfectamente consistente, incluso en su versión dinámica, siempre y cuando las condiciones sistémicas se mantuvieran igual, a saber, la composición orgánica del capital – v / C – y la tasa correspondiente de extracción de plusvalía – pv / v -. Al resolver el problema de productividad (las dos relaciones cambian de manera inversa y proporcional), los modelos de RS y RA permanecen perfectamente consistentes. La SR con proporciones idénticas en ambos sectores ya no debe considerarse como un caso especial. Al menos Stalin tenía a su disposición un modelo heurístico que permitía conciliar cantidades e valores de intercambio. Con la introducción de la productividad, solo tuvo que reequilibrar las cosas empíricamente sobre la base del esquema inicial. Esto se hizo más fácil por el hecho de que la escala salarial era muy estrecha (las diferencias se limitaban a los emolumentos materiales) y que las cuentas nacionales insistían en las cantidades o Producto Material Neto.

Nada de esto estaba disponible para los teóricos burgueses, al menos para aquellos que no confiaban en el intervencionismo estatal correctivo y la planificación indicativa e incentivadora. Pero aquí nuevamente, como hemos visto, la lógica de la utilidad marginal y la mano invisible condujeron a crisis cíclicas inevitables debido a la asignación privada no óptima de los recursos.

El caso de Robert Solow, ganador del premio pseudo-Nobel por su artículo inepto de 1956, es emblemático. Como buen economista de síntesis neoliberal, el keynesianismo bastardo, según la expresión de Cambridge, Reino Unido, evacua el intervencionismo estatal en favor de un equilibrio de navaja de afeitar, obtenido al eliminar la variable determinante entre todas las demás variables socioeconómicas keynesianas, es decir, la búsqueda del pleno empleo. Su función de producción se convierte en Y = f (K, L) donde K es capital y L es trabajo pero no necesariamente en pleno empleo. De una manera brutal maltusiana, Solow plantea que el equilibrio se logra al filo de la navaja – razor-hedge equilibrium – ajustando la oferta de trabajo y el salario a través de la tendencia hacia el umbral fisiológico. Por supuesto, ese umbral no existe, ya que depende de las condiciones de civilización de la sociedad en cuestión, lo que Marx llamó, en el sentido clásico del término, sus condiciones “morales”. Por lo tanto, los ½ billones de camaradas Dalit en India, hoy reducidos a 72 horas por semana … tienen una longevidad promedio que varía entre 40 y 42 años. En el siglo XXI …

El caso de Solow empeora aún más, ya que plantea como una condición para el dinamismo económico la introducción de la tecnología más avanzada, pero se ve obligado a hacerlo de manera exógena porque no puede hacerlo, en el marco del marginalismo y su propia versión de esta  ideología falsificada, para dar el precio de esta introducción. Sin embargo, la tecnología no solo es parte de la composición técnica que se refiere a las economías de escala, sino que también se comercializa en el mercado. Pero básicamente, Solow, como todos los galardonados con pseudo-Nobel de la “disciplina triste”, hizo lo que se esperaba de él, es decir, reafirmó lo esencial del catecismo marginalista, es decir, la falsificación original, al tiempo que ofrecía recetas plausibles para preservar, desde el tiempo a tiempo, la plausibilidad socavada por la evolución histórica. De hecho, como lo enseña la ciencia cognitiva moderna, querer sustituir la percepción por la realidad siempre se encuentra con una imposibilidad debido a las brechas entre los dos, brechas que se manifiestan de manera incremental o por un choque brutal, por ejemplo, crisis estructurales.

Relacionemos esto con el PIB. Ya conocemos las deficiencias del valor agregado en comparación con la plusvalía. Ahora nos damos cuenta de que ninguna teoría del crecimiento burgués puede ser predecible o válida por no poder conciliar cantidades y precios y por no ofrecer una teoría de la productividad capaz de reconciliarlos en un contexto dinámico.

Ahora llegamos al llamado consumo intermedio privado.

Los economistas y estadísticos burgueses restan el valor agregado de los sectores intermedios con la intención aparentemente loable de no contar dos veces el valor agregado. Esto lleva a una falsificación paralizante de la realidad. Ya el valor agregado, que siempre se da ex post porque oscila constantemente de acuerdo con los estados de ánimo y el andar a tientas del mercado, permanece peligrosamente suspendido en el aire como una realidad caprichosa sin cuerpo sustancial. Esto se desprende de la naturaleza subjetiva unívoca de la utilidad marginal. Se supone que es un excedente misteriosamente agregado al costo de producción tomando riesgos: c más v más el ingreso laboral de los propietarios de los Medios de producción (Mp). Pero como explica Marx en “La ultima hora de Senior”, la crítica definitiva anticipada por Marx contra el marginalismo en el Libro I del Capital, en el precio de venta de un bien o servicio podemos determinar el material de las acciones y el precio del costo de producción;  por otro lado, sería difícil decir en qué medio descansa el valor agregado. Esto es aritméticamente tonto ya que, como señala Marx, necesariamente hay un signo de igualdad entre todos los insumos en el proceso de producción y el producto de este proceso. Esta igualdad es la de la función de producción científica.

Notando pva la parte de la plusvalía o valor agregado que compensa a los propietarios de Mp y pvb el valor agregado restante realizado en el mercado; tendríamos: c + v + pva = c + v + pva + pvb !!! Böhm-Bawerk, Mises, Menger eran conscientes de sus falsificaciones, el hecho es que esta estupidez infantil es la base de todos los libros de texto y todos los pseudo-Premios Nobel en “disciplina triste”. El mismo problema en su versión más relevante no pregunta si A = A, sino más bien, con Aristóteles y Marx, etc., cómo A = B, o cómo se puede cambiar un trípode por una cama, el intercambio que involucra la conmensurabilidad determinada por un común medida estándar a pesar de su naturaleza diferente.

El tratamiento del valor agregado en los sectores intermedios es aún más desastroso. Si analizamos la función de la producción científica: c + v + pv = M, exhibe el resultado de una división interna del trabajo, la culminación de la fragmentación moderna y la recomposición de tareas que van desde la “fábrica de alfileres” – pin factory – de Adam Smith hasta la Taylorización. La micro-Taylorización actual a menudo se coloca bajo control en línea en tiempo real. Al final, esta división del trabajo interno conduce a la norma interna que define la composición orgánica del capital (v / C) y su relación con la tasa de explotación del trabajo (pv / v), estando los dos unidos por una relación de proporcionalidad inversa. Esta es, además, la razón por la que Marx abandonó los conceptos empíricos baconianos de Smith de “trabajo simple” y “trabajo complejo” – adición de trabajos simples -, por los conceptos de “trabajo abstracto” y “trabajo socialmente necesario para la reproducción”. En la competencia capitalista, es este estándar el que marcará la diferencia entre las empresas.

Los sectores económicos definen la división social del trabajo. Al seguir y corregir Quesnay, Marx define dos sectores principales, el Sector I de Medios de producción (Mp) y el Sector II de Medios de consumo (Cn). Entre ellos resumen todo el sistema económico de producción y reproducción por la simple razón de que corresponden a los insumos c y v de la función de producción. Por supuesto, una economía moderna implica varios millones de bienes y servicios diferentes, pero todos pueden incluirse en ramas industriales y económicas, que son todos subsectores incluidos en el Sector I o en el Sector II. Las « filières » se refieren a una organización transversal, por lo tanto, a otro nivel de organización, las estadísticas, que se basa en esta nomenclatura productiva y reproductiva específica. Para estar bien gestionados, implican un sistema estadístico científico que proporciona simultáneamente cantidades y precios, algo que las estadísticas burguesas son ontológicamente incapaces de hacer, excepto de una manera muy empírica y ex post.

Tomemos el ejemplo de Barraux y asumamos un sistema con una compañía que produce y vende baguettes. El empresario agrícola y el empresario de la molinería actúan aquí como “sectores intermedios”. Su valor agregado se deducirá del cálculo del valor agregado “final”. Por lo tanto, ignoremos el hecho de que estamos tratando con tres empresarios capitalistas, cada uno obligado a extraer una tasa de ganancia que por la movilidad del capital, el aspecto esencial del régimen de competencia capitalista, será idéntico a mediano y largo plazo, o con más precisión durante la duración del ciclo reproductivo. Sin embargo, el valor agregado del agricultor se convierte en un costo de producción para el molinero y del mismo modo al pasar del molinero al panadero y finalmente al consumo. La lógica inestable del valor agregado final elimina las relaciones esenciales de producción-reproducción, la relación costo de producción / producción del nuevo valor, y ofrece una imagen distorsionada de la realidad. No podemos tratar la división social del trabajo como una división interna del trabajo que tiene una sola composición orgánica de capital (v / C) y una tasa de explotación laboral (pv / v).

Vamos a ilustrar primero lo que sucede cuando consideramos el valor agregado o la plusvalía en la abstracción de costos (c + v)

A) marginalismo (cadena)                             B) científico (subsectores)

Agricultor: c1 + v1 + pv1 = M1                    Agricultor: c1 + v1 + pv1 = M1
Minotier: c2 + v2 + pv2 = M2                       Minotier: c2 + v2 + pv2 = M2
Panadero: c3 + v3 + pv3 = M3                      Panadero: c3 + v3 + pv3 = M3
————————————————– ——– —————————————— —
valor agregado final = (pv3)                          Valor excedente total = (pv1 + pv2 + pv3)

En el caso A) Marginalismo, el valor agregado se manifiesta al final de lo que erróneamente se llama “cadena de valor”. Por supuesto, el recaudador de impuestos no sigue esta lógica, no solo grava al panadero. A medida que el valor agregado del molinero se agrega un costo de producción para formar el precio de venta de la harina, este precio de venta aparece como un costo en la función de producción del panadero. Su propio valor agregado le parece que se suma a su propia remuneración como empresario por el simple juego inmaterial del mercado, en realidad por el trabajo extra de sus trabajadores mediado por el mercado dentro del MPC. (7)

La “cadena de valor” conduce a un producto terminado al final de la cadena, pero su valor agregado específico no representa la nueva producción de valor de este sistema o subsistema. Para obtener esta suma, que es lo que el PIB pretende medir anualmente, debe considerar la suma de todas las ganancias de capital del subsector o del sector. El término sector intermedio es además confuso porque se trata estrictamente de empresas o sucursales incluidas en el mismo subsector.

El caso B) científico, ilustra bien la diferencia entre “la cadena de valor agregado” basada en la meta-magia del “mercado” y la toma en cuenta por la agregación de empresas participantes en la creación de un subsector o en un Sector económico.

Vamos a ilustrar ahora según la lógica de la nueva producción. En el ejemplo que tomamos de Barraux, las nuevas producciones son trigo, harina y baguette. En realidad, la “cadena de valor agregado” en la contabilidad del PIB confunde la nueva producción y el valor agregado y solo tiene en cuenta el precio de mercado del producto terminado al final del día. El producto de baguette terminado incluiría en su costo de producción específico un porcentaje de los costos de producción (c + v) del agricultor y el molinero, anotados respectivamente (c + v) / x, y (c + v) / y, más su propio valor agregado: supuestamente extraído en el mercado, por lo tanto, sin ningún soporte de valor de uso. Esto nos daría la siguiente cadena:

Agricultor: (c1 + v1) / x
Miller: (c2 + v2) / y
Panadero: c3 + v3 + pv3 = M3

1) Nos imaginamos un tremendo dilema contable al definir estos porcentajes, ya que deben entrar en la composición del costo de producción del panadero del cual solo forman parte. Si asumimos que todos los costos de producción (c + v) rio arriba caen en el costo de producción del producto terminado al final de la cadena, obtendríamos la siguiente contradicción aritmética:

c3 = (c1 + v1) + (c2 + v2)

Entonces (c1 + v1) + (c2 + v2) + v3 + pv3 = c3 + v3 + pv3

Dicha ecuación solo puede darse ex post y obviamente solo constituiría un caso especial aislado. Y este será más el caso si las transferencias se hicieran solo en porcentajes, ya que estas cadenas son en realidad lo que los francés llaman «filières» y, por lo tanto, son composiciones transversales entrecruzadas.

2) La sustracción del valor agregado de los sectores intermedios es una ineptitud ya que el valor excedente tiene un soporte real en términos de valor de uso, aquí, trigo o harina, y por lo tanto entra como tal en los costos de producción de los empresarios de la cadena. y no solo en el que forma el último eslabón de esa cadena. Además, esta transferencia a los costos de producción es efectuada directamente por el propio productor a través de la reinversión en capital constante o capital variable y, más a menudo, indirectamente, debido a la división social del trabajo, a través del intercambio – por ejemplo, trigo por máquina y fertilizante, etc. – con un socio en la cadena.

3) La cadena de valor, ya no nos atrevemos a decir valor agregado porque se trata de nuevas producciones, es completamente loca porque lineal. Sin embargo, debe entrar en un circuito reproductivo. Este circuito se refiere a las Ecuaciones de SR-RA, no puede ser asegurado por la meta-magia de la “mano invisible”. De hecho, ya sea que haya crecimiento o declive económico, la demanda social necesaria para la formación de precios, si lo desea, la oferta y la demanda global, supone una estructura SR subyacente. Marx ya lo dijo en sus Manuscritos parisinos de 1844.

Si desarrollamos todos estos circuitos para una Formación Social específica, es decir, los sectores y sectores transversales que mencionamos anteriormente, re-haceríamos el análisis que Marx hizo del Tableau de Quesnay, rastreando todos los intercambios de producción y consumo que se produce dentro de límites geográficos y temporales dados, en particular el “ingreso anual” de Sismondi que se transformará para Marx en la temporalidad del ciclo completo de reproducción dado por las Ecuaciones RS-RA. (Para una ilustración gráfica de la complejidad del análisis y la recomposición de Tableau por Marx, ver Œuvres, Economie II, La Pléiade, 1968, p 1514.)

4) En consecuencia, debemos considerar el circuito completo de reproducción y no una simple cadena. Las Ecuaciones RS-RA muestran entonces con precisión qué sucede con el “valor agregado” que, finalmente teniendo un soporte, se convierte en una plusvalía.

De hecho, todo queda claro cuando considera las Ecuaciones de RS-RA, es decir:

SI: c1 + v1 + pv 1 = M1
SII: c2 + v2 + pv2 = M2
————————————-
Capital social: (c1 + c2) + (v1 + v2) + (pv1 + pv2) = (M1 + M2)

Donde, en términos de cantidades reales y valores de cambio, el equilibrio dado por Simple Reproducción o RS, es:

c2 = (v1 + pv1)
M1 = c1 + c2
M2 = (v1 + pv1) + (v2 + pv2)

Si tuviera que usar la lógica de cadena en este marco reproductivo, obtendría c2 = v1 en su lugar (v1 + pv1). De repente, el absurdo aritmético es obvio, porque M2 que debe ser igual a (c2 = v1 + pv1) + v2 + pv2 solo sería igual a (c2 = v1) + v2 + pv2.

Esta es la diferencia micro y macroeconómica entre el valor agregado que flota en el éter marginalista enrarecido y la plusvalía científica. En el marco paramétrico de las Ecuaciones RS-RA, uno no puede hacer trampa.

Por supuesto, la cadena de valor de Barraux puede integrarse en el Esquema RS-RA como una actividad, agrícola o industrial, en los diversos subsectores incluidos en los dos Sectores principales, SI de MP y SII de Cn.

Como veremos más adelante, lo mismo ocurre con las actividades burocráticas públicas o privadas.

(En las Ecuaciones RS-RA también podemos dividir pv en pva y pvb, donde pva = compensación o consumo del capitalista y pvb = la participación del beneficio pv reinvertido en la producción, lo que permitirá cambiar a Reproducción ampliada. En este caso, para mantener un equilibrio armonioso, las reinversiones deben respetar las Ecuaciones RS subyacentes, es decir, respetar la ” proporcionalidad simétrica ” ​​dada por SI y SII. Esto será aún más importante cuando se introduzca crédito bancario público o privado impulsado por la “mano invisible” ciega del mercado, que es ontológicamente incapaz de respetar esta condición, lo que lleva a una expansión excesiva acompañada de contracciones sectoriales, es decir, las crisis cíclicas de lo MPC. Las crisis estructurales se deben al agotamiento del efecto inducido por oleadas de tecnologías massificable, tanto en los nuevos sectores como en los sectores intermedios. La productividad libera parte de la fuerza laboral, por lo tanto, el MPC debe, en general, utilizar la Reducción general de la Semana de Trabajo para reequilibrar las cosas, aunque de mala gana lo haga. El MPC también es un modo de producción históricamente limitado, de modo que solo la transición pacífica o revolucionaria, o la transición a formas cada vez más avanzadas de “plusvalía social”, puede resolver su

incapacidad ontológica para conciliar el desarrollo constante de las fuerzas productivas con el de las relaciones de producción. Es por eso que Marx afirma que el MPC forja sus propios sepultureros).

La función de producción del capital social es la suma de las funciones de producción de los dos sectores principales, Sector I y Sector II. Sobre esta base macroeconómica, tenemos toda la información del sistema, tanto los costos de producción social como el valor agregado total extraído. Mejor aún, al respetar la relación necesaria entre la composición orgánica del capital (v / C) y la tasa de plusvalía (pv / v), es suficiente conocer los costos de producción para predecir la plusvalía que se extraerá al mismo tiempo y siempre que las condiciones paramétricas del sistema no cambien. Por supuesto, cambiar estos parámetros se puede gestionar más fácilmente sobre la base de una planificación basada en las Ecuaciones RS-RA.

Como indicamos al comienzo de esta prueba, en un Sistema RS dado – sistema estacionario – todo permanecerá constante mientras las relaciones v / C y pv / v permanezcan iguales. He demostrado, por primera vez públicamente en mi Tous ensemble 1998, que al respetar la Ley de productividad marxista, el Sistema se mantiene consistente con todos los cambios en v / C y pv / v que queremos, pero por supuesto respetando la relación de proporcionalidad inversa entre estas dos relaciones esenciales. De ello se deduce que la tasa de ganancia sigue siendo la misma, pero, por supuesto, los volúmenes de ganancia cambian: esta identidad paramétrica de la tasa de ganancia es aquí una consecuencia orgánica de la ley del valor, pero, por supuesto, esta tasa también se da epifenoménicamente a medio y largo plazo por la movilidad del capital en un régimen de competencia capitalista. Son los volúmenes los que impulsan las leyes de los movimientos del capitalismo, es decir, la tendencia hacia la centralización y la concentración del capital. Podemos recordar la útil descripción propuesta por Stephen Heymer: el modo de producción capitalista transitó del negocio individual y familiar al negocio nacional, las grandes corporaciones destacadas por Means durante la década de 1920, seguidas por las multinacionales, seguidas por las globalizadas. y transnacionales apátridas que ahora sueñan con establecer su “gobernanza privada global” con el apoyo de un ejército imperial asistido por mercenarios privados.

Ahora basta con referirse a la distinción anterior entre “cadena de valor agregado” y la suma de los plusvalía en los agregados formados dentro de los subsectores o dentro de los sectores. Además, como se demostró en mi Libro III, cuando queremos juzgar la calidad de la inserción de una Formación Social en la Economía Mundial, es necesario referirnos al capital social que resulta de la suma de las funciones de producción de la dos sectores SI y SII. Por lo tanto, es necesario hablar de una “escala de valor” que cuestione la competitividad de las FS y no de una “cadena de valor agregado” puramente microeconómica que, con todos los problemas descritos anteriormente, se refiere, en el mejor de los casos, al organigrama interno de Multinacionales y transnacionales globales y en parte al comercio exterior.

En la lógica marginalista, no solo se oculta la génesis y la suma de las nuevas producciones anuales (valor agregado), sino que la lógica fundacional del MPC, su aspecto propiamente revolucionario, es decir, la productividad, está completamente oculto. Cualquier economía capitalista dejaría de serlo sin la acumulación continua de capital a través de la competencia entre capitalistas realizada sobre la base de la búsqueda de la mayor productividad individual posible. Querer gestionar el MPC sobre la base de conceptos como el valor agregado, que informan las estadísticas del PIB, aparece claramente como una creencia meta-mágica ideológicamente servida tanto para las masas como para los propios capitalistas que terminan creyendo en su propia narrativa.

Ya en sus dos artículos de la década de 1920, Piero Sraffa había demostrado la inutilidad de su razonamiento sobre rendimientos crecientes y decrecientes. Básicamente, existe el problema metodológico ex ante / ex post de trazar las curvas, pero estas contradicciones también revelan la imposibilidad de estos esquemas marginalistas de diferenciar adecuadamente entre microeconomía y macroeconomía. La conclusión es que en esta lógica de economías de escala, el aspecto técnico de la producción se revela cuando miramos las cosas desde un punto de vista cuantitativo. Por lo tanto, Pareto insistirá en que la composición técnica del capital conduzca a un óptimo de producción. Los empresarios capitalistas, y de hecho todos los emprendedores, se acercan a este óptimo de una manera práctica, desde la “fábrica de alfileres” – pin factory – hasta el taylorismo y el micro-taylorismo actuales. Pero nadie puede combinar coherentemente la composición técnica y la composición del valor del capital. Solo mi restitución de la teoría marxista de la productividad restablecida en las Ecuaciones y el RS-RA lo puede.

La productividad es el corazón de la competencia capitalista. Entendido científicamente, sobre la base de la tasa de ganancia paramétrica, permite identificar los volúmenes de ganancia que inducen las leyes del movimiento del capital. Y por lo tanto también la dinámica de la producción-reproducción del sistema. Robert Solow, uno de los principales representantes de la “síntesis neoliberal” o del “keynesianismo bastardo”, intentó, como vimos anteriormente, reintroducir la teoría del capitalismo sin la intervención del Estado, en particular en lo que respecta a la regulación del nivel de empleo y de condiciones de trabajo. Ya hemos dicho qué pensar de su equilibrio de navajas de afeitar establecido sobre una base neo-malthusiana brutal que produce un umbral fisiológico que no existe. Pero esta no es la preocupación más seria: en el mismo artículo de 1956 que le valió el pseudo-Nobel, se siente obligado a introducir tecnología, por lo tanto, productividad, pero se ve obligado a hacerlo de manera exógena. Sin embargo, la tecnología tiene un precio de mercado … En resumen, es otra versión del marginalismo que no tiene valor.

Observo que tanto Hicks como Sraffa ya no son capaces de introducir adecuadamente la productividad. Hicks fue quien intentó restaurar preventivamente el marginalismo de Marshall con otros instrumentos, incluida la resolución simultánea de las ecuaciones que datan de Bortkiewics y Tougan-Baranovsky. (8)

No resuelve nada. Hicks fue probablemente la principal inspiración después de Pigou para la reacción contra el acercamiento de la « ciencia » economíca y la economía social. Sabemos lo que este enfoque debe al consejo de Auguste Walras a su hijo Léon expatriado en Lausana y muy enamorado de hacer del marginalismo una teoría que podría reclamar formalmente el estado de la ciencia con la implementación de álgebra simple. También sabemos que Schumpeter, parcialmente entrenado en la Escuela de Viena, era más cínicamente lúcido. Sabía que el MPC, como todos los demás modos de producción, estaba históricamente limitado, en este caso por las leyes de los movimientos de capital (centralización, concentración, paradójicamente impuestas por la competencia capitalista) y, agrego, por la diferencia entre las tasas de ganancia. y volúmenes.

Para retrasar este resultado inevitable, Schumpeter propuso dos caminos. El primero consiste en una falsificación que solo podría tener éxito gracias a la selección universitaria de profesores y estudiantes. Simplemente consiste en declarar con autoridad que la dicotomía señalada por Auguste Walras es un hecho ontológico y metodológico de la disciplina. Por lo tanto fuera de discusión. La segunda vía es la muy mal entendida “destrucción creativa” schumpeteriana, que es solo una implementación vulgar del método rabínico-nietzscheano de “retorno” forzado para bloquear e invertir la marcha histórica hacia la igualdad y la emancipación humana. Así que teníamos leyes antimonopolio sin dientes, los capitalistas al frente de las grandes empresas tenían una propensión mínima a hacer harakiri cuando pueden hacer que la gente pague por sus daño en su lugar. Pero observamos que desde la llegada al poder de los monetaristas neoliberales a la FED y a la presidencia estadounidense en 1979-1982, la “destrucción creativa” funcionó perfectamente contra el socialismo revisionista marginalista practicado en las empresas estatales orientales y orientales, que se convirtió en la nueva frontera del capitalismo occidental. Además, se aceleró el desmantelamiento de empresas públicas y servicios públicos en todas partes de Occidente.

Hicks, por su parte, había tratado de aprovechar la resolución simultánea de Tougan-Baranovsky para ampliar las bases del marginalismo de Marshall. Gozó de gran popularidad en Inglaterra y entre las clases dominantes debido a los diagramas visuales marshallianos de las curvas de oferta y demanda. El proverbio anglosajón dice que una imagen vale más que mil palabras. Hicks buscó generalizar la teoría de Marshall, restringida a dos mercancías, capital y trabajo, a tres y luego a n mercancías. El trabajo, convirtiéndose así en un factor como cualquier otro, todo podría conciliarse mediante resolución simultánea. Según sus propias cuentas, en su libro publicado por su desgracia después de la publicación de la Teoría general de Keynes en 1936, es decir, durante la Depresión, no pudo tener en cuenta ni la estructura del ingreso ni la inflación. Aún más grave en mi opinión, como todos los demás que usan este “modelo” falso, tuvo que introducir una tasa de ganancia exógena.

Este es también el principal problema con el intento de Sraffa de utilizar la resolución simultánea para rehabilitar la teoría laboral del valor propuesto por la economía política clásica y ricardiana. Trató de inventar algunos trucos al tiempo que advirtió a sus lectores que su teoría expuesta en su trabajo teórico principal “Producción de mercancías por medio de mercancías” era solo un prolegómeno en su intento de restaurar el valor laboral clásico de Ricardo. Ya en mi Tous ensemble he demostrado que este intento consistió en hacerse cargo de Marx sin insistir en la explotación de la fuerza de trabajo, por lo tanto, en el trabajo excedente no remunerado, que es el soporte tangible de la plusvalía, por lo tanto, de la ganancia. De hecho, el secreto de Sraffa es que quería traducir el concepto marxista de “trabajo socialmente necesario” en la canasta de consumo necesaria para la reproducción del trabajador, es decir, todos los bienes necesarios para producir otros bienes. Esto fue inútil porque la fuerza laboral de Marx se basa en la dualidad de la mercancía que se traduce en el caso del trabajador tanto en trabajo vivo como en trabajo pasado o cristalizado. Sin esta distinción primordial, la génesis de la ganancia se oculta de tal manera que el pobre Sraffa se vio obligado a proporcionar una tasa de ganancia exógena para resolver sus matrices. (2)

Para resumir: ninguna teoría económica burguesa explica la productividad que está en el corazón de las leyes del movimiento del capitalismo, ya que define el método de extracción de ganancias de capital, por lo tanto, volúmenes de ganancias. La función de producción microeconómica marginalista conduce al valor agregado, cuya génesis no se conoce ni se define. La cadena de valor agregado, restando la de los llamados sectores intermedios, es un sinsentido perfecto. Sin embargo, es sobre estos conceptos en los que se basan las estadísticas marginalistas.

La ineptitud de la cadena de valor agregado se ve agravada por el tratamiento de las burocracias internas y externas, especialmente las públicas.

Ya hemos enfatizado que los conceptos de “trabajo simple” y “trabajo complejo” son conceptos empíricos desarrollados por Adam Smith. Marx los reemplazó con los conceptos científicos de “trabajo abstracto” resultante de la división interna del trabajo de las empresas y del “trabajo socialmente necesario”, que es su contraparte macroeconómica. Lo mismo ocurre con el triste concepto smithiano de “trabajo improductivo”. Este concepto aparece principalmente en los Libros II y III de Capital, que, como sabemos, a menudo son borradores preliminares retenidos por Kautsky y otros renegados del género. El hecho es que, en estos borradores, Marx también especifica que estas llamadas obras improductivas son indirectamente productivas, por ejemplo, el trabajo de los maestros que participan en la capacitación de la fuerza laboral. En este caso también es recomendable leer a Marx de una manera científica en lugar de hacerlo como seminaristas de catecismo. Esto es esencial para diseñar el tratamiento de varias burocracias.

Ya hemos demostrado el error cometido en esta área al demostrar los papeles respectivos de la división interna y la división social del trabajo.

Cualquier empresa grande o pequeña tiene una burocracia interna, que se refiere a la gestión de la empresa: contabilidad, recursos humanos e I + D, etc. Esta división interna contribuye a la formación de la norma interna que se refiere a las relaciones entre la composición orgánica del capital – v / C – y la tasa de explotación – pv / v. Esta norma interna juega en la competencia que conduce al estándar emergente para la industria y para el subsector. Por supuesto, cada compañía intentará aumentar su productividad a expensas de sus competidores. Por una duración idéntica de trabajo producirá más de un determinado producto, o de un producto con una elasticidad muy alta, que tendrá un precio unitario proporcionalmente más bajo, y esto por la misma tasa de ganancia impuesta por el sistema de Ecuaciones RS-RA. Sin embargo, con productos que cuestan menos, la compañía conquistará nuevos mercados que le permitirán obtener mayores volúmenes de ganancias y, por lo tanto, obtener una ventaja a través de la centralización y concentración de capital, tanto horizontal como verticalmente. Esta tendencia no implica necesariamente gigantismo porque se concilia con la distribución territorial de las filiales que responden a una empresa matriz, algo que no es insignificante para la planificación nacional y territorial.

Si se piensa en esta división interna del trabajo en términos de fracciones del proceso de producción inmediato según una lógica taylorista, la productividad de la burocracia interna no diferiría de la de la línea de montaje o el taller. Por supuesto, estos son servicios que se producen en lugar de bienes, pero son tan tangibles. Pueden ser estandarizados. De hecho, los Procedimientos Operativos Estándar – POE o SOP en inglés – son la base de cualquier sistema burocrático eficiente. Permiten la racionalización del trabajo y el empoderamiento de los procesos de toma de decisiones, en particular para la evaluación de líderes en todos los niveles. Como tal, la efectividad de los POE puede cuantificarse rigurosamente sin comprometer la flexibilidad en la implementación. Me refiero aquí al gran clásico en la materia Groupthink – 1972,1982 – por Irving Janis. Las nuevas tecnologías reformularán los POE existentes y los harán más productivos. En última instancia, la contribución de la burocracia interna se encontrará en la v / C y pv / v de la compañía.

Hoy, somos testigos de una extraña paradoja, la de subcontratar o des-localizar ciertas funciones internas de las empresas. Esta tendencia no tendría motivos para estar fuera de la definición actual de antidumping impuesta por la OMC e incorporada en todos los tratados de libre comercio. Esta definición ignora los salarios diferidos (contribuciones a la seguridad social) y el área de impuestos, recaudados dentro y fuera del recibo de sueldo bruto, por lo que se relaciona solo con los salarios capitalistas individuales en una carrera competitiva global hacia el fondo. También ignora los criterios ambientales más mínimos para no mencionar el principio de precaución. Esto a pesar del hecho de que el trabajador, miembro de una especie caracterizada da la reproducción sexual, debe reproducirse como tal en un hogar, y en ningún caso puede ser tratado como un factor como cualquier otro, es decir, uno cuyo mercado específico debería tender a eliminar todas las rigideces. Esta es la razón por la que se realiza la externalización o deslocalización a regiones periféricas y países en desarrollo. En lo que respecta a las tareas relacionadas con la automatización de la oficina y los centros de llamadas, el idioma de trabajo a veces puede desempeñar un papel.

Sin embargo, al principio, con el surgimiento de la contrarreforma Volcker-Reagan, el objetivo era lograr frenar a los sindicatos. El primer acto de Reagan fue despedir a todos los controladores de tráfico aéreo en huelga, una acción seguida rápidamente por el cuestionamiento de la Cláusula de Cola – cost of living allowance – sobre la indexación salarial. Antes de eso, la práctica era que los sindicatos fuertes negociaran sus convenios colectivos, definiendo así los parámetros principales (pago individual, redes de seguridad social, normas de seguridad, etc.) que luego se extendieron por toda la economía, al menos dentro de las empresas más grandes. Pero es notoriamente difícil desentrañar las conquistas sociales y sindicales una vez que se les ha otorgado, ya que encarnan alianzas de clase o, al menos, una constelación precisa de las fuerzas sociales involucradas.

Después de los golpes de Reagan y Thatcher, contra los estibadores y los mineros, los ataques se mantuvieron pero de forma lateral. Se utilizaron dos estrategias principales para debilitar a los sindicatos y los trabajadores: a) la contratación externa que indujo un cambio de jefe para las tareas tercerizadas y, por lo tanto, la abolición de los contratos sindicales existentes; b) cambio de titularidad, o incluso privatización en el caso de empresas públicas. Lo que iba de la mano con la tendencia a la privatización, con LBO, etc. liderados por fondos de inversión sin escrúpulos o fondos de pensiones privados que se dieron el mandato de reestructurar las empresas existentes para alinearlas rápidamente con el libre comercio global.

Sin embargo, tenga en cuenta que esta reorganización social y sindical a través de la externalización de las funciones internas de la empresa sigue la lógica general de la acumulación de capital y conduce muy rápidamente a las fusiones. Aquí también, la competencia genera centralización y concentración de capital a través de la búsqueda de la mayor productividad. Cuando nos movemos a una composición orgánica más productiva de capital o v / C, entonces, por el mismo tiempo de trabajo, la misma fuerza laboral – trabajo abstracto – empleada con máquinas más productivas y una mejor organización del trabajo producirá más y a un costo unitario más bajo; sin embargo, esta misma fuerza laboral, estimada en lo que cuesta reproducirla, significará menos trabajadores físicos.

Las cosas son un poco más complejas cuando tratamos con la burocracia pública.

Para un tratamiento conformista de la Administración Pública – AP – me remito a este enlace: http://hussonet.free.fr/apupu.pdf . Toda la discusión gira en torno a una evaluación de las relaciones de AP con el PIB al cuestionar sus contribuciones de mercado y no de mercado. Sin embargo, la discusión se limita a los parámetros marginales del PIB, cuestionando solo la precisión de las evaluaciones contables de la AP en términos de costos o valor agregado. En estas dos versiones contables, las dos están igualadas por definición, ya que para las AP solo tendremos en cuenta el costo representado por la factura salarial y la amortización del capital fijo – edificios, etc. Por supuesto, si consideramos el trabajo de los burócratas como trabajo improductivo, no será posible tratar a las AP como un sector de mercado que contribuye a la riqueza nacional en términos de valor agregado. Tanto las AP como las burocracias privadas generan plusvalía.

Al contrario de algunos críticos libertarios o de izquierda, la burocracia no es más una indicación de alienación que cualquier otro aspecto de la división social del trabajo. No necesariamente conduce a procesos kafkaescos. Esto depende de las relaciones de producción establecidas. Por ejemplo, después de la Segunda Guerra Mundial, la alianza de clase anti-nazi-fascista que presidía la reconstrucción socioeconómica de nuestras sociedades, la burocracia se profesionalizó mediante la generalización de diplomas específicos y el desarrollo paralelo de escuelas administrativas al menos antes de la hegemonía de la public policy monetarista neoliberal. Sobre todo, obtuvo el derecho de sindicación, que fue un paso considerable hacia la democratización de su funcionamiento. Del mismo modo, se fortalecieron los defensores del pueblo y los prud’hommes para contrarrestar la arbitrariedad burocrática. Esta lógica podría perseguirse mediante el establecimiento de lo que he llamado “instancias de control democrático”, por ejemplo, comités de quejas contra la violencia policial o administrativa, formados por representantes burocráticos y legales, pero con una mayoría de representantes de los ciudadanos.

No se puede negar que la burocracia se transforma en algún tipo de gobierno permanente. Tiene una memoria institucional, una estabilidad del personal que está en gran medida protegido de los cambios políticos, excepto en los niveles más altos. Sobre todo, se basa, al menos en los países más eficientes y menos corruptos, en personal calificado capacitado en escuelas administrativas especializadas. Este personal puede recopilar y procesar información, para articular en diferentes escenarios, lo que permite a los tomadores de decisiones y, a veces, a los ciudadanos, estar debidamente informados al tomar su decisión de la manera más racional posible, aunque necesariamente dentro de su propia visión del mundo. Esta es la razón por la cual la burocracia es una herramienta necesaria para el ejercicio de la democracia, de la misma manera que la educación nacional, en particular del ejercicio de la democracia socialista, que incluye la democracia socioeconómica ejercida en primer lugar a través de la planificación. El desafío es, por lo tanto, su democratización. Esto implica, como veremos, los procedimientos y métodos utilizados para recopilar y articular información y crear las herramientas estadísticas esenciales, por ejemplo, las cuentas nacionales.

Volveremos a estos temas que nos llevan a desear la sustitución de las narrativas estadísticas marginales por estadísticas científicas reales.

Primero debemos mostrar la incomparable eficiencia de la burocracia pública entendida como un servicio público administrativo del gobierno en los diversos niveles o incluso como servicios públicos especializados como educación, salud, pensiones públicas, seguro de desempleo, transporte, carreteras y puentes y vías de acceso, etc. .

Desde un punto de vista racional, estos servicios responden exactamente a la misma lógica económica básica, la mayor productividad posible. Como tales, pueden formalizarse como la función de producción de la empresa pública, una función de producción como cualquier otra y, como tal, integrarse en las ecuaciones de reproducción simple o ampliada, ya sea en equilibrio estacionario general o dinámico. De hecho, esto constituye su fuerza extrema, que se manifiesta en la competitividad macroeconómica en la que se basa la productividad microeconómica de las empresas y cooperativas, ya sean privadas o públicas.

Volveremos a ello. Nos corresponde mostrar de antemano las diferencias económicas que distinguen a las empresas públicas de las burocracias privadas, internas o externas. Estos últimos ofrecen servicios de pago a los clientes que deben pagar individualmente para disfrutar de estos servicios. El cálculo de la productividad aquí sigue siendo el mismo que para cualquier otro bien. La empresa pública es la manifestación más elevada de la división social del trabajo, la que mejor satisface el interés general. Por supuesto, los padres de la economía política clásica, incluido el inventor escocés de la “mano invisible” del mercado, Adam Smith lo sabían. Smith definió con precisión el interés general en la sociedad de su tiempo, hasta el punto de que él ya había concebido los principios fiscales relevantes congruentes con una concepción de la justicia fiscal que sigue siendo el núcleo de la disciplina, aunque de hecho es violada día tras día por la política pública monetarista neoliberal y sus monstruosos gastos fiscales que siguen una desafortunada tendencia hacia una régimen de impuestos planos – flat tax – cada vez más regresivo. Para Smith, el Estado debe garantizar el interés general y, por lo tanto, las administraciones e infraestructuras que esto supone, por ejemplo, el desarrollo de la seguridad nacional, carreteras y ferrocarriles. Para esto, el Estado debe tener el poder de la cartera para financiarlos. Y como los ferrocarriles sirvieron a la metalurgia y la industria del acero más que al ciudadano común, estas industrias tuvieron que contribuir más a su desarrollo.

Además de la cuestión de la justicia fiscal, la división social del trabajo por parte de la burocracia y los servicios públicos proporciona servicios a un costo económico más bajo, simplemente por el efecto de mutualización, que es la expresión pública no competitiva de centralización y concentración de empresas. Además, esta agrupación de costos no competitiva garantiza una mejor competencia entre las empresas en general.

Este es un punto crucial. De hecho, antes del surgimiento destructivo de la public policy neoliberal y monetarista, la marcha hacia el estado de derecho democrático condujo a la regulación de la ley de la jungla de la competencia denunciada por los propios capitalistas como “cometa injusta”. También fue en nombre de las normas democráticas burguesas de competencia que se desarrolló la democracia industrial, por ejemplo R Dahrendorf, incorporada en las relaciones laborales modernas. Esto garantizaba la representación de los trabajadores y, en cierta medida, su seguridad en el trabajo, pero sobre todo garantizaba “un campo llano” para todos los competidores capitalistas. De hecho, los convenios colectivos estadounidenses despegaron con el desarrollo de los sindicatos industriales, CIO, que dieron una nueva vida a la clase trabajadora que había caído en manos de la antigua AFL gomperista. Fueron defendidos por los Nuevos Distribuidores contra las retaguardias conservadoras. Para los Nuevos Distribuidores, se trataba de crear contrapesos al poder de las “Grandes corporaciones” mientras se creaban medios para estabilizar las relaciones laborales durante la duración de los convenios colectivos, asegurando así un mejor clima productivo y mejores resultados.

El hecho es que si las actividades públicas pueden relacionarse con las funciones ordinarias de producción microeconómica (c + v + pv = M), si usan los POE como uno de los aspectos principales de su cálculo taylorico que conduzca a la cuantificación de sus beneficios y su eficiencia, su productividad específica no se materializa inmediatamente por los volúmenes de ganancias, sino que se valora de acuerdo con criterios específicos, es decir, de acuerdo con las asignaciones públicas disponibles y de acuerdo con el tiempo de ejecución de las tareas, por ejemplo, el tiempo de espera en las colas necesario para obtener el servicio y la satisfacción de los usuarios y beneficiarios como ciudadanos.

Volvamos a la función de producción científica: c + v + pv = M

Para el servicio público y los servicios públicos sociales, los impuestos aseguran c y v, los costos de producción, pero las relaciones v / C y pv / v significan que el trabajo vivo de los servicios públicos produce un valor excedente que se expresa en valor de cambio y en valor de uso. Y esto se traduce en un menor costo de los servicios públicos estandarizados gracias a la mutualización, es decir, gracias a la forma pública de racionalización por centralización y concentración respetuosa de los territorios, y también gracias a un Multiplicador económico muy alto, al menos cuando los servicios públicos son ofrecido por el público. El multiplicador disminuye drásticamente cuando las empresas privadas lo hacen con fondos públicos, como lo demuestra el Plan de estímulo de Obama, especialmente para carreteras y puentes, alcantarillas, transporte, educación y servicios de salud. El marginalismo y el PIB marginalista eliminan este multiplicador de una manera totalmente inepta y antieconómica e impulsan la privatización para comercializarlos y así darles un precio de mercado, un «valor agregado». Por supuesto, estos aumentos en el PIB destruyen la economía real y el empleo a tiempo completo.

Nunca me canso de enfatizar estos hechos obvios, es decir, que en la década de 1970, cuando los servicios públicos todavía se fortalecían sin sufrir el ataque debilitante de la privatización desenfrenada o abierta, la atención médica pública europea, universalmente accesible y bien distribuida en el territorio, costó solo el 9% de un PIB que aún no había sufrido su sobrefinanciación actual y, por lo tanto, reflejaba mejor la economía real. Por su parte, el sistema de salud privado estadounidense desperdició el 15% del PIB, dejando a 47 millones de ciudadanos sin cobertura médica. En ese momento, los británicos, justificadamente orgullosos de su NHS, se burlaron gentilmente del sistema privado estadounidense, para alentar a los estadounidenses a hacerlo mejor, lo que nos valió una obra maestra cómica con un hilarante Peter Sellers en la película “¿Where does it hurt?” No entiendo por qué ya no está disponible en Youtube …)

La privatización desenfrenada del sistema ha puesto de rodillas al servicio de salud pública, produciendo dos resultados paradójicos: a) al menos 11 millones de ciudadanos deben posponer o renunciar hoy a la atención médica, tanto en Francia como en Italia, dos de los tres grandes países de la Eurozona ; b) la participación total del gasto público y privado en el aumento de la atención de salud y la participación privada – ticket y fijación de precios de la atención – que tiene un precio de mercado y, por lo tanto, un “valor agregado” se considera que contribuye positivamente al PIB. La lógica contable del gobierno: asignación presupuestaria para el crecimiento del PIB … así como la lógica de las estructuras de atención de salud sujetas a un tipo de rentabilidad estimada ilógicamente en términos de mercado microeconómico, hace el resto. Claramente, la gestión de las estaciones de cama para optimizar las ganancias se convierte en la prioridad más que en la posibilidad de tomarse el tiempo necesario para cuidar a los enfermos. Todo esto con una guerra sostenida contra los medicamentos genéricos y la imposición de la lógica de Big Pharma en lugar del establecimiento de un verdadero Pharmacare público. (9)

El mismo razonamiento se aplica al sistema público de pensiones mutualizadas estructurado para encarnar el principio de solidaridad social. Hace unos años, GM en bancarrota tuvo que ser salvado por el gobierno federal y por varios otros Estados por una simple razón: la robotización, agregada a la automatización de los años 70 y 80, había reducido drásticamente su fuerza laboral activa, por lo que ella no ya no puede honrar sus planes de pensiones internos. De hecho, una pequeña parte de este rescate podría haber restaurado la solidez de la Seguridad Social, mientras que una simple imposición ligeramente más progresiva podría haber permitido expandir sus servicios, aumentando así la competitividad macroeconómica de la Formación Social estadounidense.

Todo este razonamiento socioeconómico defectuoso está sacralizado por la política pública monetarista neoliberal. Su grito de guerra está reduciendo el gasto público, aunque nadie ha podido explicar por qué debería rondar el 20-25% en lugar del 50% o 55% o más. Por supuesto, depende de los circuitos más o menos virtuosos de ahorro y riqueza. Por ejemplo, de 1929 a 1933, el gobierno de Hoover, bajo la bandera del “rugged individualism”, gastó más en inútiles medidas ad hoc de asistencia social que el New Deal con su embrionaria Seguridad Social y sus grandes obras públicas. La Seguridad Social institucionalizò los ahorros para servir al interés general sobre la base del desarrollo de “salarios diferidos”. Las opera públicas, incluida la Tennessee Valley Authority, crearon empleos mientras desarrollaba la infraestructura macroeconómica en la que todavía se basa la microeconomía estadounidense. Esta Autoridad también proporciona la primera serie estadística importante sobre la fuerza laboral; Fue ella quien notó que un trabajadora desempleado por más de dos años incurriría en deficiencias en la capacitación fisiológica y vocacional, quedando así, a todos los efectos prácticos, no aptos para el trabajo. Esta lección se retuvo en la formulación de los sistemas públicos de seguro de desempleo. Además, estos datos se utilizaron para informar estadísticas modernas emergentes, por ejemplo, la de Kuznets.

Inicialmente, el argumento monetarista neoliberal fue resumido por la Laffer’s Curve. Como todos saben, fue dibujado en una servilleta después de una buena comida. Afirma que el peso del Estado produce un “desplazamiento” que frena la rentabilidad de la inversión privada. (Nadie es hablando de la verdadera “exclusión” causada por las finanzas especulativas, pero todos, en particular las pequeñas y medianas empresas sin grandes flujos de efectivo, saben qué esperar con respecto a la increíble “crisis crediticia” que dificulta su acceso al crédito si no imposible.)

La curva de Laffer encarna la simplicidad operativa del monetarismo reaganiano en su infancia. El peso del gobierno y del Estado fue denunciado como un factor sofocante de la iniciativa privada y como un obstáculo para el buen funcionamiento del “mercado” en la determinación del precio correcto. Por lo tanto, era necesario desregular y privatizar. La bancarrota de Enron ilustró los resultados esperados de este razonamiento ideológico y descortador. (10) Hoy nos damos cuenta de que la destrucción de los servicios públicos es parte de la lucha de retaguardia a favor de la acumulación de capital imaginada por la “destrucción creativa” de Schumpeter, pero como se señaló en mi Tous ensemble, esto equivale a aserrar la rama en la que uno está cómodamente sentado.

Después de avanzar en el desmantelamiento del estado y sus servicios públicos, el neoliberalismo monetarista puso el sistema fiscal bajo control. Luego se impuso la lógica del impuesto fijo bajo el pretexto de la teoría del goteo. El economista John Galbraith, criado en una granja en el sur de Ontario, lo llamó sin rodeos “horseshit” ya que, en su opinión, equivalía a alimentar al caballo para alimentar a las aves … George Bush Sr., informado por su posición en la seguridad estadounidense establecimiento no dudó en hablar de “economía vudú”. Esta deriva condujo a una práctica presupuestaria que hoy se consolida en Occidente. Consiste en otorgar a las empresas y a las exenciones principescas más ricas de los impuestos, de modo que el presupuesto del Estado siempre parezca estar bordeando el rojo, mientras deja pasar la deuda pública y el peso de su financiamiento. Esto se usa como una excusa para legitimar las medidas de austeridad a las masas a las que se les dice que sacrifiquen su bienestar para sanear las finanzas públicas. Estos gastos sociales o impuestos ahora implican sumas gigantescas pero ocultas. Siempre aumentan de manera preventiva cuando aparece el más mínimo excedente, por ejemplo, el CICE sin valor de 20 mil millones en Francia que podría haber financiado una nueva Reducción de la Semana Laboral – RTT – o los recientes recortes en el seguro de desempleo.

Estos gastos fiscales en Francia e Italia ascienden a alrededor de 300 a 350 mil millones de euros por año. Se suman a la evasión fiscal y las resoluciones fiscales que implican sumas más o menos similares. Los informes oficiales estiman que son menos de cien mil millones. De hecho, la belleza de esta política para sus defensores es que una vez que se ha otorgado este gasto social, desaparece suavemente de los radares presupuestarios y de los medios de comunicación, por ejemplo, recientemente, el CICE, que ahora se hace permanente. Por supuesto, el valor económico de estos gastos fiscales vale lo que vale el crecimiento marginalista en tiempos de finanzas especulativas hegemónicas. No reemplazan los subsidios directos y ahora se están traduciendo en una orientación financiera y bursátil para inversiones que se vuelven improductivas en sí mismas, como lo ilustran las decenas de miles de millones de recompras mensuales en Occidente.

Por supuesto, son estos gastos tributarios, epítome de los impuestos regresivos anclados en el IVA, los que están en el origen del enriquecimiento grotesco del 1% más rico, e incluso del 0,01%, en detrimento de una estructura de ingresos mejor equilibrada con respecto a la demanda interna.

Para hacerlo breve, notemos solo que la inanidad del Efecto de Riqueza que Pigou había tratado de oponer a la Teoría General de Keynes. Concretamente, tomó la forma del House Effect de Greenspan, que trajo directamente a la crisis subprime y hoy a la desconexión total de la economía especulativa con la economía real, de modo que ni la FED ni el BCE puedan volver a formalizar la política monetaria del Banco Central. por el monetarismo y, de hecho, se ven obligados a continuar su deriva y amplificar sus problemas de liquidez. Esto conducirá inevitablemente a una dramática “corrección”.

En términos de política fiscal en sentido estricto, esta lógica neoliberal de desregulación, privatización y gasto fiscal agravó la narrativa indigesta de Laffer cuando Robert J. Barro agregó su narrativa mal hecha de equivalencia ricardiana. En resumen, sería más rentable, en términos de crecimiento del PIB, reducir los impuestos, especialmente para los niveles más altos, y así beneficiarse del “efecto de goteo” – trickle down effect – en lugar de intervenir directamente en la esfera económica. Al referirnos a lo que dijimos anteriormente sobre la definición del PIB y el crecimiento marginalista que implica y la diferencia ilustrada por el sistema público de salud versus el sistema privado de salud, ya sabemos lo que está en juego. Resulta que el plan de estímulo de Obama una vez más ilustra empíricamente un hecho conocido: los servicios públicos ofrecidos por las empresas estatales tienen un multiplicador mucho más alto. Por ejemplo, para puentes, carreteras, asistencia sanitaria, educación y vivienda social. Por otro lado, los planes de estímulo de Trump, especialmente centrados en reducir los impuestos de los más ricos, tienen el efecto contrario tanto para la economía, que se ve cada vez más afectada por la financiarización y la comercialización del mercado de valores, como por la estructura de ingresos. Por lo tanto, la gran mayoría de los trabajadores estadounidenses tienen ingresos que rondan los $ 16,000 con solo $ 1,000 en ahorros personales. La desigualdad de ingresos es tal que el ingreso estadounidense promedio de más de $ 50,000 esconde más de lo que revela … (11)

Desde un punto de vista estrictamente teórico, es obvio que la triste confusión cometida por Barro y por todos los neoliberales monetaristas después de él va mucho más allá de la confusión entre el multiplicador genérico y los multiplicadores sectoriales. De hecho, el sesgo monetarista neoliberal encarnado por el PIB, que hoy está fuertemente influenciado por una sobrefinanciación, disminuye el trabajo beneficioso de los multiplicadores de tal manera que las adiciones al crecimiento del PIB a través de la privatización, por ejemplo, los sistemas públicos de salud o pensiones. No permite contrarrestar la espiral económica descendente subyacente. Sin tener en cuenta el costo estrictamente social en términos de salud, del deterioro del marco epidemiológico general y el empobrecimiento de la población, en particular los jóvenes y los ancianos, estos últimos a menudo se ven obligados a la precariedad después de 54 años en promedio.

Este debilitamiento de la operación interna del Multiplicador en los sectores de actividad aún poco afectados por el AGCS (libre comercio de servicios) se suma a la causada por la subcontratación del Multiplicador que destruye cada vez más la coherencia socioeconómica de las Formaciones Sociales y su planificación desde la Ronda Uruguay. Este acuerdo comercial allanó el camino para la generalización de los tratados de libre comercio y la definición actual de antidumping (código anti-laboral y anti-medioambiente) actualmente consagrado por la OMC.

Además, la Guerra de las Galaxias de Reagan y la Doctrina actual e ilegal de la guerra preventiva de los neo-cruzados obligan a agregar el peso de los gastos militares. Aquí estamos al borde de una situación ridícula que no tiene equivalente, excepto la negativa estadounidense a someter a sus fuerzas armadas y sus gobiernos a la jurisdicción de la Corte Penal Internacional, mientras afirmamos defender la “democracia” bombardeando en todas partes del planeta. De hecho, aunque el gasto militar tiene un multiplicador económico muy débil, los cruzados monetaristas neoliberales, los utilizan como subvenciones directas para I + D y para el complejo militar-industrial, que hoy incluye la ciberseguridad. Están decididos a destruir preventivamente a todos sus rivales económicos y militares, comenzando con los 66 países musulmanes para construir el Templo de la exclusividad destruyendo Al Aqsa, que es considerado como su Tercer Lugar Santo por casi 1.200 millones de musulmanes. Estas adquisiciones militares directas de los Estados Unidos se consideran como parte de la seguridad nacional y, por lo tanto, exento de las normas comerciales aprobadas por los tratados de libre comercio y la OMC. Lo absurdo aquí es la incapacidad de los gobiernos en gran medida vasallos, como los Estados miembros de la UE, para imponer reciprocidad en esta área.

Plusvalía social”, reproducción simple (RS) y reproducción ampliada (RA) y servicios públicos.

Recordemos el esquema canónico de RS del libro II del capital y las ecuaciones de RS preservando el equilibrio estacionario.

SI : c1 + v1 + pv 1 = M1
SII: c2 + v2 + pv2 = M2
————————————-
Capital social: (c1 + c2) + (v1 + v2) + (pv1 + pv2) = (M1 + M2)

Donde las Ecuaciones de Reproducción Simple (RS) de Marx, formalizadas por Boukharine son:

c2 = (v1 + pv1)
M1 = c1 + c2
M2 = (v1 + pv1) + (v2 + pv2)

Muy bien podemos hacer nuestro argumento basado en este simple modelo RS, ya que hemos demostrado anteriormente que la introducción de la productividad en un sector no cambia nada en lo que respecta a la coherencia sistémica. Del mismo modo, hemos demostrado que la Reproducción ampliada se basa en el SR subyacente. Simplemente, en el caso de RA, será necesario modificar la asignación de plusvalía, dividiendo pv = pva + pvb, donde pva = consumo del capitalista y pvb = la parte destinada a la reinversión que se distribuirá sobre el capital constante – c – y en capital variable – v – de acuerdo con la relación proporcionada por el v / C. existente. Luego, mostré que la RS subyacente implica que, teniendo en cuenta las proporciones respectivas de SI y SII, una dinámica de crecimiento armoniosa requiere la planificación de reinversiones proporcionalmente simétricas, que la “mano invisible” no puede hacer, una incapacidad que conduce a crisis cíclicas.

Contrariamente a la lógica tambaleante del valor agregado, la nueva plusvalía excedente (pva + pvb) así como el salario – v – son producidos por el trabajo vivo que producirá el trabajador, que aparece en la composición orgánica como v, o la fuerza laboral cristalizada, lista para ser reutilizada. La extracción del valor agregado en este contexto se realizará de acuerdo con la relación pv / v.

Por lo tanto, todas las actividades organizadas de cualquier tipo, fabricación, oficina, transporte, comercialización, etc. generarán la misma tasa de ganancia paramétrica, ya que implementan una función de producción específica que involucra una composición orgánica y una tasa de explotación. El concepto de trabajo improductivo es un concepto empíricamente primitivo que viene bajo Adam Smith, no tiene lugar en la lógica marxista, una vez que se corrigen los borradores inacabados incluidos por Kautsky y otros en la publicación de los Libros II y III de Capital. No más que el concepto de “trabajo simple” que debe ser reemplazado por el trabajo abstracto y el trabajo socialmente necesario. Lo mismo ocurre con la llamada “tendencia de la tasa de ganancia a caer” como resultado de los borradores en la etapa de investigación, en oposición a la exposición que supone una investigación terminada, que forman un capítulo del Libro III seguido inmediatamente por otro capítulo de investigación. en contra-tendencias. He demostrado que todos los epígonos lamentables de la tendencia a la caída de la tasa de ganancia, confunden la tasa con los volúmenes de ganancia en un sistema paramétrico dado, y son, en el mejor de los casos, hijos del catecismo que no entienden mucho sobre la ciencia marxista.

Por lo tanto, podemos incluir todas las actividades económicas organizadas sin excepción, pero de acuerdo con su función de producción específica en su subsector, multiplique estos subsectores según las necesidades e inclúyalos en el Sector I de los MP o el Sector II de Cn.

Obviamente, esto se aplica al servicio público y los servicios sociales. ¿Qué pasa con la cuestión ahumada de las actividades privadas que crean valor agregado cuando el servicio público y los servicios públicos solo tendrían costos? Esta ceguera ideológica tiene sus raíces en el dominio de la propiedad privada, que regula la asignación de los recursos de la Comunidad en beneficio no tanto de toda la Comunidad sino en beneficio de los propietarios de los Medios de producción.

Es una ceguera que ignora el hecho de que el “mercado nunca puede ignorar por completo a la sociedad de la que forma parte”. Adam Smith ya señaló la necesaria mutualización bajo los auspicios del Estado para garantizar el interés general en términos de “sustento” – livelihood – del pueblo – término prestado de Karl Polanyi -, de las infraestructuras nacionales y la seguridad nacional. La tributación que paga por el servicio público y los servicios sociales públicos – universalmente accesibles, de mejor calidad y ofrecidos a menor costo gracias a la mutualización pública – es solo una modificación en interés general de la asignación de recursos, es decir, de la « plusvalía social ».

Además, cuando Marx se ve obligado a imaginar la asignación de recursos bajo un régimen socialista en su Crítica del programa de Gotha, ¿qué hace? Se imagina todo la plusvalía que se destina a los Fondos Sociales que luego se distribuyen por planificación, las Ecuaciones de RS-RA con todos los subsectores y sectores necesarios, de acuerdo con las prioridades económicas y sociales decididas conjuntamente a través de los procesos de “democracia socialista”, incluida la igualdad consagrada en la Constitución socialista que confirma la posesión común de todos los Medios de producción. Todo lo que le quedaba a Marx era anticipar la transición al socialismo en dos fases principales, la primera una fase socialista en la que prevalecería la regla “De cada uno según sus habilidades, a cada uno según su trabajo”, el segundo la fase comunista según a la regla “De cada uno según sus habilidades, a cada uno según sus necesidades”.

Si los impuestos son la parte pública que corresponde a la asignación de nuevos recursos creados por la Comunidad, ¿cuál es su parte justa?

En un modo de producción socializado y planificado, toda la plusvalía pertenece colectivamente a las personas que deciden su asignación de acuerdo con las prioridades socioeconómicas establecidas por la democracia socialista. Esto, naturalmente, da un lugar de honor a los procesos de toma de decisiones socioeconómicas que hoy están bajo la tiranía de la propiedad privada y del Estado burgués. La democracia socialista se define fácilmente como « El gobierno del pueblo por el pueblo mismo, en todos los niveles de toma de decisiones ».

En un régimen capitalista, esto dependerá de la definición del interés general. Sin embargo, la idea neoliberal y monetarista de que el tamaño del Estado debe ser mínimo no tiene sentido ya que olvida que la producción y el comercio son relaciones sociales y no meras ecuaciones económicas. Además, el modo de producción capitalista conoce una evolución histórica que determina sus épocas de redistribución, esta evolución se realiza dentro y bajo la restricción de la División Internacional del Trabajo para que ninguna Formación Social pueda descuidar el nivel de su competitividad macroeconómica en comparación a otros FS competidores, ni especialmente al efecto de fortalecimiento que la competitividad macroeconómica ejerce sobre la productividad microeconómica. Se entiende que ningún FS puede vivir mucho más allá de sus posibilidades: saldos externos, financiamiento de deuda. Es por eso que las épocas de redistribución del modo de producción capitalista progresan secularmente hacia una socialización cada vez mayor de los procesos de producción e intercambio. Keynes reconoció esto tan bien que al teorizar sobre la intervención del Estado en la esfera económica, imaginó la necesidad de pasar a una semana laboral de 15 horas para compartir mejor las ganancias de productividad y competitividad. (http://www.econ.yale.edu/smith/econ116a/keynes1.pdf )

En mi Keynesianism, Marxism, Economic Stability and Growth – 2005 -, demostré la transición del capitalismo liberal clásico al Estado social europeo, derivado de la Resistencia al nazi-fascismo, tomando la forma del Estado keynesiano o Welfare State en el Reino Unido y el mundo anglo-sajón. La regresión monetarista neoliberal es solo un paréntesis en la marcha secular hacia una mayor socialización de la producción y el comercio, aunque la pregunta siempre permanece: ¿trataremos de una socialización más democrática o una nueva regresión fascista filo-semita? La elección siempre permanece entre socialismo o barbarie.

En mi Introducción metodológica  http://rivincitasociale.altervista.org/ley-de-valor-reproduccion-y-planificacion-socialista-introduccion-metodologica/, mostré la importancia de los Cuatro Libros de Capital de Karl Marx para comprender las transiciones del modo de producción al modo de producción y dentro del mismo modo, de épocas de redistribución a épocas de redistribución. Todo gira en torno a la tasa de explotación de la fuerza laboral – Libro I. Sobre esta base emerge la estructura sistémica de reproducción dada por las Ecuaciones de RS-RA – Libro 2. La forma histórica – las épocas de redistribución – de este sistema de reproducción está determinada por el lucha de clases, es decir, por las amplias relaciones legales que incluyen el Estado y sus Aparatos – Libro III. Finalmente, el Libro IV tenía la intención de proporcionar la historia de la disciplina de la Economía Política, es decir, su lenta transición histórica e individual del método de investigación al método de exposición.

Basta examinar la tasa de explotación de la fuerza laboral que toma la forma del contrato de trabajo y sus normas. De hecho, las normas de extracción de plusvalía siempre se imponen de facto, a mediano y largo plazo, o legalmente al tener en cuenta la duración, la intensidad coyuntural (un gran impulso momentáneo), la intensidad estructural o la productividad microeconómica y la “plusvalía social”. Para cada modo, una de sus formas es dominante.

Todos los modos de producción pre-capitalistas se basan en la extracción de la plusvalía absoluta a lo largo de la jornada laboral; En estos modos, el progreso técnico es lento, aunque poderoso, por ejemplo, la transición de crudo a cocido, la domesticación de animales, la de cereales, telares, agua y molinos de viento, etc. El aspecto revolucionario del capitalismo se basa en el dominio de productividad. Los modos de producción socialista y comunista se basarán en el desarrollo cada vez más hegemónico de la “plusvalía social“, fuertemente respaldado por la competitividad macroeconómica óptima organizada por la planificación, por lo tanto, a través de la democracia, de la propiedad colectiva e de su uso. 

Esta transición a la “plusvalía social” comenzó con el Estado de bienestar. La “estructura de v“, inicialmente limitada solo a salarios individuales, cambió para incorporar salarios diferidos, impuestos, etc. Esto sucedió primero para tener en cuenta el hecho de que el trabajador no es un factor de producción incorpóreo como los demás, sino un miembro de una comunidad caracterizada da la reproducción sexual, una especies que tienen que reproducirse como tal en un hogar. A continuación, tener en cuenta los ingresos fiscales necesarios para financiar la intervención del Estado en el ámbito económico. Desde la perspectiva de la

épocas de redistribución, esta “estructura de v”, por lo tanto, toma la forma de lo que he llamado “el ingreso neto global” de los hogares, incluido el salario neto, el salario diferido y la parte de los impuestos que regresa a los hogares en forma de acceso a infraestructuras públicas y servicios sociales. Los salarios diferidos también implican una institucionalización del ahorro que implica sumas considerables; Como lo demuestra el intento de reforma macroniana dirigido a la privatización de las pensiones públicas o la creación de planes públicos de pensiones después de la Segunda Guerra Mundial o por la propuesta del Fondo de Trabajadores de Rudolf Meidner que se incluyó en mi Tous ensemble, esta institucionalización constituye un desafío formidable para la lucha de clases. Además de las considerables sumas en juego, lo que está en juego con estas reformas es la visión de la época deseada de redistribución.

El regreso a la barbarie filo-semita nietzscheana toma la forma de una regresión hacia el salario individual neto único, sacrificando en particular el salario diferido, las protecciones del Código Laboral y los criterios ambientales mínimos en el altar del neoliberalismo monetarista ratificado por la definición actual de anti -dumping – sobre antidumping, vea mi Appeal en este mismo sitio. Lo que está en juego es, de hecho, un intento de resolver las contradicciones del modo de producción capitalista. Estos se oponen a la evolución de las fuerzas productivas – la sobreproducción – a las relaciones de producción – subconsumo – al forzar un retorno de la democracia liberal clásica y su ley de competencia hacia un neo-corporativismo estatal, hoy bajo la hegemonía de las finanzas especulativas. Este intento de retorno trata de restaurar, contra la marcha de la Historia hacia una emancipación cada vez más humana, los fantasmas arcaicos de la explotación capitalista pre-liberal del Hombre por el Hombre impuestos por líderes auto-designados que se colocan más allá del Bien y el Mal. De hecho, es un intento de devolver a la sociedad la nueva domesticidad y la nueva esclavitud como se denuncia en mi Pour Marx, contre le nihilisme, que está en cuestión.

¿Cómo integrar el dinero y el crédito en las cuentas nacionales?

Antes de la aparición del “banco universal”, era perfectamente normal clasificar los 4 pilares de los bancos de depósito, bancos de inversión, seguros y cajas de ahorro como diferentes sectores. Esto es válido tanto desde el punto de vista del valor agregado como de la plusvalía y, por supuesto, sigue siendo válido para el sector inmobiliario. Los cambios iniciados bajo Reagan encontraron su cumplimiento con la derogación legal en 1999 de la Ley Glass Steagall – 1933 – que había establecido la segregación funcional de estos 4 pilares.

Sabemos que la inclusión en el PIB del nuevo “sector financiero” representa más o menos 9% solo para finanzas, 8% para seguros y un porcentaje similar pero fluctuante para bienes raíces. (12) Además de todas las deficiencias de la contabilidad de valor agregado, incluido el tratamiento de los denominados sectores intermedios, debe enfatizarse que el gigantesco peso de la banca en la sombra y varios otros fondos negros no se tiene en cuenta, aunque pesa todo su peso en la gestión del riesgo efectivo del sector, y de los rescates de los fondos públicos, y, en consecuencia, en la gestión especulativa marcada con el sello de la austeridad de la falaz relación entre la deuda pública y el PIB.

Sin embargo, es necesario determinar cómo se integran el dinero y el crédito en la estructura económica dada por las Ecuaciones de RS-RA. Me refiero aquí a mi Sinopsis. En resumen, en una situación de pleno empleo, la moneda corresponde a la masa salarial real (v). Esta masa es necesaria y suficiente gracias a sus rotaciones para garantizar todos los intercambios involucrados en las Ecuaciones RS-RA. Se le agrega apoyo monetario a la fuerza laboral inactiva para dar la masa salarial social. La relación de este última con respecto a la primera da la tasa de inflación estructural, que es la principal forma de inflación, aunque hay otros, por ejemplo, la inflación importada.

Como sector, el dinero es crucial, ya que el poder soberano del Estado garantiza la circulación legal (moneda de curso legal) del dinero que permite el comercio, mientras que la gestión de las masas salariales, reales o sociales, lo más cerca posible de la realidad garantizará la estabilidad de los precios, por lo tanto, de las predicciones económicas. Sin embargo, en términos de tamaño, el sector de producción y emisión de dinero es pequeño.

El problema consiste en saber cómo integrar el crédito y para eso es necesario distinguir el crédito público y privado y las tasas de interés clásicas o especulativas.

Tomemos el caso del crédito privado convencional. El interés clásico se deduce de las ganancias. Al tratar al sector bancario clásico como un sector, su función de producción produce una plusvalía y, por lo tanto, una tasa de ganancia que será idéntica a la tasa paramétrica del sistema debido a la movilidad del capital. Pero el interés es, por definición, más bajo que el beneficio, porque el interés es relativo al papel desempeñado por el banco de inversión que consiste en prestar a las empresas para permitirles anticipar inversiones que van más allá de la tasa de reinversión interna.

La tasa de ganancia es funcional para la función específica de producción bancaria. Los dos se concilian por los volúmenes que emergen del sistema fraccional. Y eso es exactamente lo que dice la contabilidad bancaria. En ese contexto, el volumen de préstamos bancarios está directamente relacionado por la relación prudencial a la actividad económica, estos préstamos se multiplican en tiempos de prosperidad, mientras que su tamaño se reduce en tiempos de crisis. Sin embargo, estas inversiones se realizan de acuerdo con la lógica de la optimización de la ganancia individual y de acuerdo con la asignación realizada a través de la mano invisible, las inversiones se destinarán preferiblemente a las actividades consideradas más rentables, en realidad para aquellos en expansión especulativa. La expansión de ciertos sectores ocurrirá en paralelo con la contracción de otros sectores. Esto conduce a las purgas necesarias para restablecer el equilibrio a través de crisis estructurales. John Galbraith ha escrito una hermosa historia de estas crisis, comenzando con la grieta vinculada a los tulipanes holandeses.

Con la hegemonía del crédito especulativo, el interés convencional está dando paso al interés especulativo que legalmente se presenta como una tasa de ganancia legítima. La financiarización ya no sigue la lógica de los préstamos bancarios externos, la lógica de invertir en empresas autónomas para complementar sus tasas de reinversión. Esto se ve agravado por la desregulación y los instrumentos y vehículos que induce, tanto derivados como diversos fondos de inversión. De esta manera, la mediación por intereses convencionales, vinculada a la dinámica económica real, desaparece y es la productividad intrínseca directa (v / C y pv / v) del sector financiero desregulado que influirá en todo el sistema, tanto en los precios relativos como a medida que fluye el volumen de ganancias. Esta productividad sectorial, que de hecho es ficticia, se basa en muy poco capital fijo, y sabemos que la depreciación del capital fijo implica un mediano y largo plazo en contradicción con las ganancias especulativas a corto plazo. La economía real y los empleos se tragan brutalmente.

Recordaremos la clásica nomenclatura marxista que distingue el capital comercial, el capital bancario, el capital industrial y el capital financiero. Me refiero aquí a los escritos históricos de Marx sobre Francia, por ejemplo Philippe Egalité, que representa el capital industrial vinculado a la construcción de los ferrocarriles, etc., así como a los análisis de R. Hilferding y especialmente de Lenin sobre el capital financiero. Luego tuvimos la internacionalización del capital productivo – Cap. Palloix, etc. Hoy estamos experimentando el final del ciclo de la hegemonía del capital especulativo estrechamente relacionado con el neoliberalismo monetarista triunfante en 1979-1982.

Ya hemos dicho cómo la desregulación de los 4 pilares fue de la mano con la privatización de los bancos centrales y con el proceso de globalización, incluido el mercado de valores Big Bang, tan querido por Thatcher y la Ciudad. Esto condujo al fin de la coherencia interna de las formaciones sociales, por lo tanto, de la acción positiva del multiplicador interno, así como de la subordinación de la deuda pública a las finanzas especulativas hegemónicas. En estas condiciones, a la luz de lo que se dijo anteriormente, es obvio que las ecuaciones de crecimiento y las vías de consolidación fiscal basadas en dicha contabilidad (deuda pública / PIB) traerán inevitablemente un desastre porque induce la destrucción de la economía real y plena. tiempo de empleo.

Todos estos problemas desaparecen como por arte de magia mediante el uso del crédito público. Los hechos demuestran esto muy claramente. Al final de la Segunda Guerra Mundial, la reconstrucción implementó esfuerzos colosales que condujeron a lo que Jean Fourastié llamó Les Trente glorieuses. Sin embargo, la planificación indicativa e incentivadora basada en el crédito público se realizó recurriendo a una deuda pública y para-pública contraída a un costo de financiamiento muy bajo y de una magnitud siempre congruente con la función del crédito público, es decir, su anticipación del crecimiento real. . (Ver https://fr.wikipedia.org/wiki/Dette_publique_de_la_France . Tenga en cuenta que ni siquiera se molesta en dar el peso de la deuda en el PIB antes de mediados de la década de 1970).

Ecología burguesa, ecomarxismo y contabilidad microeconómica y macroeconómica.

La ecología burguesa es parte de la microeconomía capitalista. La naturaleza se percibe como un campo libre de explotación que determina los costos de producción. No tiene cabida en la contabilidad del PIB. La reducción en los costos de producción provocada por la competencia, ya sea por la explotación frenética de las materias primas existentes, o por el mejor uso de estos insumos inducidos por el crecimiento de la productividad, la profundización de la composición orgánica del capital, es necesaria para la extracción de ganancias en un marco de la competencia capitalista.

Aquí todo se vuelve a estropear por la intervención de la lógica inestable de la oferta y la demanda que denunciamos anteriormente. Con respecto a la Naturaleza, considerada sujeta a la propiedad imperial y privada, se supone que el suministro de materias primas se basa en la escasez. Esto se hace ignorando la nota al pie, luego cancelada de las siguientes ediciones, que aparecieron en la primera edición del libro de Léon Walras Eléments, según las cuales, en última instancia, la escasez se produce socialmente. Todos los economistas burgueses dan los ejemplos canónicos de aire, abundante y libre, y diamantes, raros y caros. Lástima si la industria ahora puede producir diamantes artificiales a un costo menor. Pero esto muestra una vez más la inanidad del valor agregado, aquí del beneficio, misteriosamente liberado por el “mercado” sin el menor apoyo en el valor de uso y especialmente sin referirse a las relaciones esenciales de la composición orgánica del capital v / C vinculado a la tasa de extracción de la ganancia de capital. (13)

Una vez que la función científica de producción (c + v + pv = M) se ha restaurado en las Ecuaciones RS-RA, dado que la microeconomía depende de parámetros macroeconómicos, nos damos cuenta de que la ecología se experimenta como una barrera para el libre mercado. Es por eso que los estándares ecológicos burgueses solo pueden ser externos a la lógica del sistema económico, ya que siempre deben maximizar las ganancias. De hecho, las narrativas ecológicas burguesas siempre están del lado de las normas impuestas al consumo individual de acuerdo con un cálculo sesgado porque es desigual en su implementación de la huella ecológica promedio …

El evangelio ecológico de la “ciencia económica” burguesa es el desincentivo al consumo por precios más altos, es decir, por una lógica extremadamente regresiva ya que un aumento en el precio del combustible cargará en gran medida el presupuesto de un chaleco amarillo – Gilet jaune – pero mucho menos el de un supuesto miembro de la « élite » que lo absorberá sin siquiera darse cuenta, sin siquiera tener que contar con la abolición de lo ISF en Francia, por ejemplo. Para agregar insulto al daño, esta lógica de desincentivo al consumo va de la mano con la lógica del llamado consumo ecológicamente virtuoso a través de las exenciones del impuesto sobre la renta. Esto sabiendo que, hoy, una buena mitad de los empleados no ganan lo suficiente para pagar el impuesto sobre la renta, o en cualquier caso no lo suficiente como para que estas exenciones valgan la pena … Estas exenciones se agravan y sirven para legitimar los efectos perversos de la privatización del público empresas (agua, electricidad, etc.) que transforman a los usuarios en clientes.

Hoy en día, la narración filo-semita nietzscheana del calentamiento global, supuestamente debido al CO2, que por el contrario es beneficioso para la vegetación, y el New Deal verde en todas las versiones a las que da lugar esta narración, representa solo una forma desvergonzada de instrumentalizar el miedo y la buena voluntad de los ciudadanos para transferir cientos de miles de millones de euros a los capitalistas y, en particular, a las grandes corporaciones transnacionales y al capital financiero especulativo. (ver Clima y adoctrinamiento, marzo de 2029, http://rivincitasociale.altervista.org/clima-indoctrinacion-marzo-2019/ .  Ahora, Jancovici nos informa que tomaría un Covid-19 por año para alcanzar el objetivo de 2 grados establecidos por los Acuerdos de París …) Se descartan las prioridades ambientales reales. Lo son aún más, ya que el capital a corto plazo no permite que el capital se movilice en proyectos de infraestructura a largo plazo que, en cambio, requerirían el recurso al crédito público.

Entonces privatizamos el agua y descuidamos su purificación; privatizamos la recogida y el tratamiento de residuos, cuya lógica sigue sujeta a la rentabilidad; por ejemplo, en mi ciudad, la gestión de una tonelada de residuos urbanos por parte del sector público costaría alrededor de 80 euros por tonelada; La privatización conlleva costos para el presupuesto municipal superiores al doble de esta cantidad y sigue aumentando … Por ejemplo, la cuestión del reciclaje de diversas formas de plásticos requeriría una planificación tanto aguas arriba como aguas abajo. Se descuida la infraestructura necesaria (diques, tuberías, márgenes de ríos, alcantarillas, etc.) y esto se hace mientras se niega a limitar la cementación, incluida la de las costas y márgenes de ríos. Preferimos una agricultura productiva capitalista regulada por derivados financieros en lugar del retorno a la soberanía alimentaria – antes de que Reagan, EE. UU tuviera un Ever Green Granary que implementara políticas de estabilización; la soberanía alimentaria permitiría la llamada agricultura productivista en la medida en que sea necesaria para la producción de agro-negocios de calidad; lo haría sin el uso excesivo de pesticidas y respetando las rotaciones necesarias para la preservación de las tierras que van de la mano con la agricultura orgánica, tanto familiar como cooperativa. (14)

El ecomarxismo combina micro y macroeconomía al integrar la función de producción en las Ecuaciones RS-RA. Esta integración coherente presupone la resolución de los problemas de la renta absoluta y la renta diferencial, es decir, la demostración de la ley marxista de productividad que elimina la fabricación por Böhm-Bawerk et al., del falso problema conocido como la transformación de valores en precios de producción. La primera publicación de esta demostración apareció en mi Tous ensemble – 1998- (de acceso libre en la sección Livres-Books de www.la-commune-paraclet.com ). Sobre esta base, es posible concebir los costos sociales de políticas de  medioambiente responsable en una sociedad armoniosa que sería debidamente consciente de que el hombre debe reproducirse dentro de la Naturaleza y dentro de la Sociedad. La sociedad se une dentro de la dialéctica general, la dialéctica de la Naturaleza y la dialéctica de la Historia; vea mi Introducción metodológica, mismo sitio.

Por lo tanto, la norma debería ser la del principio de precaución centrado en proteger la salud de los ciudadanos. Esto implica normas de higiene pública, normas sanitarias, el

armonización de las relaciones ciudad / campo por zonificación agrícola y urbana, y para este último la designación de zonas industriales, comerciales y residenciales, así como la designación de zonas Seveso. Nada de esto aparece o puede aparecer en un PIB basado en el valor agregado marginalista.

Entonces resulta obvio que los costos sociales de las materias primas, es decir, de la explotación de la Naturaleza, deben respetar sus ciclos naturales o artificiales de reproducción. Por ejemplo, el pico de petróleo aún no está en las cartas, pero suponiendo que sí, se debe incluir el costo de reproducción de las existencias, por ejemplo, biocombustibles, algas, etc., así como la investigación y el desarrollo de sustitutos massificables. El recurso en el proceso de agotamiento estaría así protegido y reservado para usos que no permiten la elasticidad, por ejemplo, aquí productos farmacéuticos, ciertos polímeros, etc. Del mismo modo, la construcción de centrales eléctricas o la apertura de minas debería incluir el costo del desmantelamiento, que ahora hacen las centrales nucleares.

El antidumping adquiriría así su lógica auténtica sin referirnos a una tributación debilitante del carbono que reintroduciría subrepticiamente una lógica arancelaria en el marco de un sistema basado en una especie de régimen de libre comercio colocado bajo el signo, hoy totalmente en bancarrota, lo de la interdependencia asimétrica. Además de eso, este impuesto al carbono penaliza el CO2, que es beneficioso para la vegetación y la agricultura, sin contribuir al calentamiento global, ya que el CO2 sigue y no lo precede, oculta los otros contaminantes reales, dañinos para la salud humana como el dióxido de azufre, el óxido de nitrógeno y las partículas fines. Para empeorar las cosas, hace que los ciudadanos comunes paguen el precio de estas políticas maliciosas. Además, tiene el potencial de arruinar las Formaciones sociales que han caído esclavas de estas narrativas al causar un aumento estructural en los costos de producción, sabiendo que cualquier actividad económica tradicional o nueva (granjas de datos, etc.) consume mucha energía, ya que se trata de la transformación.

Del mismo modo, la concepción moderna del ciclo de vida de los productos, tanto aguas arriba como aguas abajo, incluiría el costo del reciclaje en las mejores condiciones técnicas y ambientales posibles.

Esta contabilidad socialmente consciente es perfectamente cuantificable mediante la planificación a medida que el conocimiento está disponible, es decir, los recursos naturales que están disponibles de forma natural o artificial. Solo puede ser un punto ciego para las teorías económicas burguesas, en particular marginales, y por lo tanto para el PIB resultante.

Resumen crítico de las críticas e índices alternativos de Barraux.

Los acontecimientos de 1968 significaron simbólicamente el cuestionamiento de los fundamentos de la época de redistribución establecida por la construcción del Estado Social derivada de los proyectos ideados durante la Resistencia. La contabilidad, naturalmente, se convierte en un problema. Se hizo aún más importante desde la guerra árabe-israelí de 1973, que causó un aumento sin precedentes en el precio del petróleo. Esto afectó a toda la estructura de los costos de producción de Occidente, que se vio cada vez más afectada por el creciente consumismo que se vio cada vez más desafiado. En su Anti-économique, Guillaume apoyó su cuestionamiento enfatizando paradojas divertidas; Por ejemplo, los atascos de tráfico en la Place de la Concorde que causan un mayor consumo de combustible conducirían a un aumento en el PIB. Al mismo tiempo, el movimiento feminista exigió la misma remuneración por un trabajo de igual valor, así como la remuneración por el trabajo doméstico, señalando que este último contribuyó de ¼ a 1/3 del PIB, de forma gratuita – vea Louise Vandelac, Du travail et de l’amour: Les dessous de la production domestique, 1985) El fin del Gatt y el establecimiento del neoliberalismo se analiza desde el principio en mi “The socio-economic consequences of Volcker-Reagan and Co.”, March 1985. (see Another America is possible, Feb. 1, 2017, in http://rivincitasociale.altervista.org/another-america-possible-feb-1-2017/ .)

La excelente síntesis propuesta por Jacques Barraux data de septiembre de 1975, por lo tanto, de un período de profundo cuestionamiento. Sin embargo, no es capaz de ir al corazón del tema, es decir, la diferencia entre el valor agregado y la plusvalía y el de la mano invisible versus las Ecuaciones de RS-RA. Lo curioso es que las mismas preguntas no están en el centro de atención hoy cuando tenemos todos los elementos para la producción de estadísticas científicas.

Barraux primero subraya que el PNB, prevalente en su época, como todos los demás agregados contables grandes, fue el resultado de convenciones y un intento de armonización internacional bajo los auspicios de la ONU, en el que otras organizaciones como la OCDE, la CEE, etc. ., se alinearon. Observo que esta alineación se hizo cada vez más a favor de las elecciones monetaristas neoliberales estadounidenses, excepto con respecto al tratamiento de ciertas categorías de deuda puestas dentro o fuera del presupuesto. Estas convenciones ratifican 1) la valoración según el precio de mercado, descartando así los valores de uso no de mercado, el trabajo doméstico, la jardinería o la economía de subsistencia en los países del Tercer Mundo; 2) los beneficios de los servicios públicos tomados en cuenta solo se evalúan de acuerdo con su costo, esencialmente su costo salarial. 3) “El cálculo del PNB se basa en la contabilidad de flujo y no en la contabilidad de activos. Evaluamos los ingresos, no las fortunas. Esto significa que evaluamos la nueva riqueza creada en un año (flujo) dejando de lado el patrimonio ya existente en el país (activos) ”p 45. Esta contabilidad agrega que el autor no indica quién es pobre o rico en el país.

Desde un punto de vista técnico, el cálculo se realiza en términos monetarios, lo que “se dice que tiene poco significado ya que la inflación y las fluctuaciones del tipo de cambio perturban constantemente las relaciones entre las monedas. » p 45, modificando el ranking internacional de países en términos de PNB. El precio no es el valor de cambio, pero además todo lo que no tiene precio se descarta. “Según un estudio reciente de la OCDE, la producción no monetaria es equivalente a la mitad del PNB en países como Malawi, Ruanda o Etiopía, alrededor del 25% en países como Malasia, Dahomey o India. Las comparaciones internacionales, por lo tanto, no significan nada”. p 46. Pero la globalización se ha abierto camino a través de esto.

Por supuesto, insistimos en la contribución crucial e inigualable de los servicios públicos antes del desmantelamiento de los estados de bienestar. También señalé hace varios años que las clasificaciones en términos de PNB-PIB no hacen justicia a los países socialistas como Cuba, que ofrecen acceso universal a la salud y las pensiones públicas; educación superior comparable a la de las principales universidades estadounidenses; transporte y vivienda pública; cultura, deporte y ocio. Por supuesto, sin el bloqueo, los problemas de suministro de alimentos que de otro modo serían relativos no existirían. Se podría decir que los ciudadanos cubanos son ciudadanos colectivamente ricos pero limitados por el bloqueo, que es la única causa de sus preocupaciones diarias.

Como el autor señala acertadamente, el PNB está inflado por el gasto gubernamental que no contribuye en nada al bienestar social y muy poco al crecimiento, principalmente el gasto militar y de seguridad. Sabemos que desde Reagan, esta deficiencia ha adquirido proporciones irracionales; de hecho, los Estados Unidos en declive están desperdiciando más fondos públicos en armamentos que las otras grandes potencias combinadas … Además, “los indicadores de crecimiento, el PNB en particular, olvidan con franqueza las degradaciones causadas por el incoherente crecimiento de la producción y el consumo en un país” p 46 El sindicalista Laurent Laot señaló que al restar estos costos ambientales “el PNB debe considerarse como cero …” p 46. Algunos dedujeron de esto que la necesidad de ” incluye nociones cualitativas que deberían haber llevado a una mejora en la consideración de los servicios públicos ”. Otros ya agregaron que “Para un PNB basado en el concepto de valoración de flujos, se debe sustituir una contabilidad de activos” p 47

En nuestra revisión intentamos mostrar que todas estas preguntas permanecen inscritas burlonamente en el paradigma marginalista basado en el valor agregado y en la asignación ciega de recursos por parte de la mano invisible. Por lo tanto, no podemos corregir nada sin cambiar el paradigma.

Tomemos, por ejemplo, la contabilidad dada a precio constante. La diferencia entre los precios nominales y constantes surge de la falsificación monetaria imaginada por Irving Fisher, que agrava la falsificación vinculada a un precio de mercado derivado de la lógica tambaleante de cruzar las curvas de oferta y demanda. Para controlar los excesos resultantes de su falsificación, Fisher sucumbió a una dulce obsesión, la de los Índices. Tome un año base cuyos datos se tomen “empíricamente” y configúrelo como base 100. Luego compare los años anteriores o posteriores sobre esta base: es una tontería lograda. Está ideado para medir las divergencias, lo que permite a los economistas burgueses reaccionar pragmáticamente. Sin embargo, ¿alguna vez ha visto tales ajustes por parte de gobiernos o bancos centrales capaces de restaurar voluntariamente la estabilidad de precios? Ni ayer ni hoy. En realidad, Volcker derribó al dragón inflacionario, pero solo a costa de reducir los salarios y los beneficios sociales, como se desprende de mi distinción entre las masas salariales reales y sociales. Pero al hacerlo destruyó la demanda interna. Peor aún, sus sucesores, incluido Bernanke, demostraron que no tenían idea de la génesis de las inflaciones. (ver http://rivincitasociale.altervista.org/the-fed-finally-admits-it-does-not-know-what-inflation-is-sept-21-2017/ )

Lo mismo ocurre con el intento de comparar países sobre la base de sus respectivas paridades de poder adquisitivo, que el Índice Big Mac trivializa acertadamente. Por supuesto, esto da una estimación en términos de la canasta de consumo promedio que vale lo que vale en el contexto de tipos de cambio flotantes y monedas fuertes o débiles. Sin embargo, dar PNB o PIB en PPP no cambia las fallas ontológicas y metodológicas. (Me refiero aquí a mi ensayo: http://rivincitasociale.altervista.org/purchasing-power-standard-of-life-socially-necessary-working-time-and-global-net-income-of-the-households- 2-31-dic-2018 /.)

El Producto Material Neto fue víctima del falso problema no resuelto de transformar los valores de cambio en precios de producción. Los efectos causados ​​por la productividad, el conocimiento de que habría sido necesario para administrar el dinero y el crédito socialista, se dominaron empíricamente sobre la base heurística de las ecuaciones de Reproducción simple asumiendo v / C y pv / v idénticos. Se corrigieron las discrepancias, pero se convirtió en imposible combinar calidades y precios o valor de cambio. Como las variaciones salariales eran muy pequeñas (estímulo material), la planificación quinquenal se mantuvo muy estable. Por lo tanto, era posible confiar en parte en una contabilidad cuantitativa. Todo se salió de control cuando el socialismo marginalista imaginado por Oskar Lange se pervirtió cuando el revisionista Khrushchev y Liberman introdujeron la lógica del mercado. El sistema se volvió esquizoide ya que, por un lado, se hizo hincapié en la igualdad comunista y, por otro lado, en la lógica del mercado para la contabilidad corporativa y nacional. De esta manera, el llamado sistema de “comando y control” se volvió cada vez más rígido, mientras que los privilegios de los miembros del Partido transformaron los aparatos del Estado en una nueva clase dominante.

Mi resolución del falso problema de la transformación al demostrar la ley marxista de la productividad y al insertarla de manera perfectamente coherente en las Ecuaciones RS-RA elimina todos estos problemas y hace posible dar Diagramas simultáneamente en cantidades, valores de cambio o precios, horas y número de trabajadores estimados en términos de sus

fuerza laboral. Además, la ley de productividad explica la génesis del Ejército de Reserva, abriendo así el camino para comprender la masa salarial y la distinción crucial entre dinero y crédito. También permite mostrar que la gestión del crédito socialista se realiza respetando la simetría proporcional de los sectores dada por las Ecuaciones RS-RA al modular las proporciones de los bancos públicos en relación con las necesidades de varios sectores. Las tasas de interés uniformes del banco central capitalista son solo un medio de respetar la igualdad formal de acceso al crédito de los diversos agentes capitalistas al tiempo que agravan la deriva (expansión-contracción) en la asignación de recursos que conduce a crisis coyunturales. En el mejor de los casos, para el banco central socialista, la tasa de interés uniforme solo apuntaría a administrar el dinero y los ahorros de los hogares, no el crédito público. Me refiero aquí a mis dos ensayos: a) “Socialist marginalism or how to chain oneself in the capitalist cave” in https://www.la-commune-paraclet.com/EPI%20TWOFrame1Source1.htm#marginalistsocialism; b) “Note on socialist planning -2” in http://rivincitasociale.altervista.org/note-socialist-planning-2/ )

 Debo subrayar aquí que el gran economista comunista Stalin había desarrollado una herramienta adicional para juzgar la efectividad de la planificación. Cuando visitaba fábricas o granjas colectivas y sovkhozes, siempre preguntaba a los trabajadores y campesinos si creían que estaban un poco más felices que el año anterior. Sus 2 planes quinquenales realmente hicieron maravillas, al igual que los implementados en China.

En general, el Índice de Felicidad Nacional Bruto de Bután es mejor que nuestro falso PIB que hoy sirve para legitimar el desmantelamiento de los sectores públicos que son la verdadera riqueza de las Naciones. (ver https://fr.wikipedia.org/wiki/Bonheur_national_brut)

Conclusión

Como Jacques Barraux muestra en su artículo muy conciso resumido anteriormente, el PIB es uno de los grandes agregados estadísticos nacidos de una narración de clase dada por la burguesía como « ciencia económica ». Hemos visto que estos agregados no son susceptibles de ser mejorados, lo que también se aplica al ingreso disponible nacional o individual, este último está lejos de reflejar la complejidad de nuestros “ingresos netos globales” de los hogares, la forma que toma la “estructura de v”. según las épocas de redistribución.

Estos agregados burgueses, principalmente el PIB, se basan en el concepto falaz de valor agregado determinado de acuerdo con la utilidad marginal inequívoca y subjetiva de los bienes y servicios. Sobre la base de esta definición, ninguna función de producción científica puede surgir y, por lo tanto, no existe una teoría del equilibrio estacionario o dinámico. Sobre estas bases falaces, ninguna ecuación puede predecir nada.

Adopte políticas de estímulo económico, ya sean las impulsadas por la demanda o las empujadas por la oferta. Dejando a un lado las variables que intervienen: la extroversión del multiplicador, la regulación por parte del Estado intervencionista, etc., solo mire a ambos lados de la igualdad en las definiciones del PIB. Todas las teorías burguesas simplemente tienen como objetivo actuar sobre estos componentes para causar el aumento del PIB, es decir, A, B, C de esta “ciencia triste”.

Desafortunadamente, hemos visto que el valor agregado no solo no tiene una base tangible (valor de uso) sino que, además, esto implica que estas teorías son incapaces de concebir la productividad microeconómica y la competitividad macroeconómica per se, y, aún menos, entender los enlaces dialécticos que los unen. De hecho, la “mano invisible”, aunque asigna recursos al azar, nunca es más que la mano dura del Estado que actúa a favor de la acumulación privada. Esto se vuelve catastrófico en la era de las finanzas especulativas hegemónicas durante las cuales el interés especulativo usurpa legalmente el papel de la ganancia redefiniendo en sus propios términos todo el conjunto de precios relativos, su “mayor productividad” imponiendo sus términos en todo el sistema socioeconómico.

Por supuesto, en el contexto del libre comercio mundial basado en la definición actual de antidumping, esto se hace en detrimento de la economía real, el empleo y los salarios pagados. Esto también va en detrimento del servicio público y los servicios sociales públicos ofrecidos por empresas públicas o estatales. Por ejemplo, el sistema de atención de salud pública de acceso universal cuesta casi el 9% del PIB, mientras que el sistema privado cuesta más del doble, pero deja a millones de personas sin cobertura de atención de salud. Por esta razón, el sistema público contribuye a la competitividad de la capacitación social y, por lo tanto, a la productividad microeconómica, pero el PIB lo trata solo como un costo sin ninguna contribución en términos de valor agregado, como si el trabajo vivo de los empleados de estos sectores ¡No aportó ninguna plusvalía! El mismo sinsentido se aplica a los planes de pensiones públicos y a todas las infraestructuras y todos los servicios públicos.

Estas infraestructuras y servicios sociales públicos son poderosas palancas anti-cíclicas. Realizan una contribución poderosa para reducir la pobreza. Mejor, siendo propiedad de aquellos que no tienen mucha propiedad personal, ayudan a eliminar el miedo al mañana, el salario neto y luego ir mucho más lejos; Esto permite a los empleados y sus hogares vivir como ciudadanos capaces de deshacerse de sí mismos, incluso en el marco de sus deberes y sus derechos, siendo el primero el derecho a trabajar con una remuneración digna para cualquier persona capaz de trabajar.

Las sociedades sin servicios sociales públicos amplios y eficientes son sociedades de ahorro individual forzoso. Cuando se hace a través de fondos privados, el desastre que de repente convierte 401K en 201K siempre sigue detrás de la esquina. Sin embargo, en tales casos, si el trabajador tiene 45 o 50 años, ya no puede recuperar sus pérdidas. La inseguridad social y el empobrecimiento general son las consecuencias. Entonces se hace imposible salir de la trampa de la pobreza, un mecanismo perverso legalizado por la práctica de la asistencia social con recursos probados, que transforma el seguro social establecido como un derecho social fundamental en asistencia social a menudo privatizada y / o denominacional. Para colmo, estas organizaciones de asistencia privada siguen siendo financiadas públicamente por la deducción de impuestos de las donaciones que reciben.

Por lo tanto, es necesario desarrollar estadísticas científicas reales. Solo pueden emerger de la función científica de producción reintegrada de manera coherente dentro de las Ecuaciones RS-RA. Estas funciones de producción se agrupan en ramas, subsectores y filières; este último se refiere a ramas transversales. Todas las divisiones sociales del trabajo que van desde la producción y transformación de recursos hasta la venta realizada por el valor de cambio, o el precio de mercado que oscila alrededor del valor de cambio, a través del transporte, las burocracias públicas y privadas y el marketing tienen su propia función de producción que puede ser subsumido en uno de los dos sectores principales, el SI de Mp y el SII de Cn. Todo debe ser contado.

Hemos demostrado en nuestra Sinopsis de la economía política marxista – Sección Livres-Books de www.la-commune-paraclet.com  – que el equilibrio dinámico – RA – agrega crédito a la reinversión. El ahorro institucionalizado organizado por fondos de pensiones públicos o privados o por cuentas de ahorro, por ejemplo, Livret A, desempeña su papel aquí en el ciclo reproductivo ya que la compra de bienes duraderos, a diferencia del consumo diario, requiere mayores desembolsos, por lo tanto, la creación de ahorros. Hemos enfatizado que la planificación para un crecimiento armonioso, tanto cualitativo como cuantitativo, requiere inversiones simétricas proporcionales de acuerdo con los datos proporcionados por las Ecuaciones RS-RA. Describí en mi Tous ensemble cómo los Fondos de los Trabajadores podrían crear grandes fondos de capital social capaces de socializar suavemente la propiedad mientras cambian la estructura sociológica en un sentido más ciudadano, más republicano e igualitario.

Al considerar la reinversión, el planificador tendrá en cuenta la función específica del crédito. El crédito público o privado es siempre una anticipación del crecimiento que compensa las posibilidades de reinversión. La inversión generalmente se distribuye alrededor del 60% en nómina y el resto en capital fijo y circulante. La función canónica de la producción c + v + pv = M considera el capital constante c como capital circulante – Paul Sweezy dice “capital used-up” – ya que es el que entra en la composición del valor de cambio del producto. Pero el capital circulante es parte del capital fijo, lo que implica una mayor inversión a mediano y largo plazo que, como sabemos, son antitéticos al capital especulativo a corto plazo. Esto representa todos los beneficios derivados del crédito público.

Por lo tanto, esto último presupone un exceso de capacidad de producción en términos de capital y fuerza de trabajo, así como una inserción controlada de la SF en la economía mundial. En este último caso, la tenencia de saldos externos se tendrá en cuenta con o sin tener una moneda de reserva internacional fuerte. En una economía planificada, como en la planificación indicativa y de incentivos, conocida como planificación al estilo francés, el crédito es público y, como tal, elimina en su origen el sobreendeudamiento del Estado a través de la deuda pública y para-pública. De hecho, con el crédito público, el banco central operaría preferiblemente con oficinas internas directamente vinculadas a las sucursales y sectores de acuerdo con una modulación de los índices de reserva, permitiendo así tener en cuenta la simetría proporcional de las inversiones. Este banco público central compraría bonos públicos y para-públicos a tasas extremadamente bajas directamente en el mercado primario sin pasar por el sector bancario privado y sus ruinosas comisiones y especulaciones. Además, a través de auditorías periódicas y supervisión parlamentaria para evitar la corrupción y la deriva de costos, el crédito público se convertiría, por definición, en un complemento de la economía real sin debilitar la especulación. Y sin recompensas locas que solo fomentan la ampliación de las desigualdades y todas las formas de evasión más o menos legal.

Hemos visto anteriormente cómo el ecomarxismo hace posible integrar racionalmente los costos de la conservación de la Naturaleza, tanto a nivel microeconómico como macroeconómico – RS-RA. – solo desde un punto de vista humano, ecológico y económico.

En última instancia, según la función de producción científica y las Ecuaciones RS-RA, las estadísticas científicas serían claras como el cristal. Esto sería cierto para las cuentas corporativas y nacionales. También dije en mi Sinopsis cómo, gracias a la incorporación de códigos de barras, o chips electrónicos 5 G, la planificación centralizada y sus estadísticas podían rastrearse en tiempo real en línea, permitiendo así toda la reactividad y reajustes necesarios relacionados con contingencias naturales o sociales.

Sin embargo, en este caso, será necesario tener en cuenta la vulnerabilidad causada por poderes hostiles. Por ejemplo, la CIA obtuvo estadísticas gubernamentales y económicas a través de sus empresas establecidas en Chile, como Bell. Esto le permitió organizar huelgas en el sector logístico que desestabilizaron al gobierno socialista democráticamente elegido de Salvador Allende antes del ataque final lanzado por Pinochet-Kissinger contra el palacio de gobierno.

Por mi parte, creo que una nueva definición de antidumping que proteja los tres componentes de los “ingresos netos globales” de los hogares: salarios netos, salarios diferidos, impuestos, estabilizaría repentinamente la División Internacional del Trabajo, abriendo así el camino a un era de estabilidad y prosperidad sin precedentes en la historia de la humanidad. Las guerras arancelarias son cosa del pasado, mientras que la nueva definición de antidumping simplemente interpretaría en beneficio de todos, los actuales pero debilitantes acuerdos de libre comercio. Y esto sin tener que enfrentar la ardua tarea de su renegociación, lo que supone la unanimidad de todos los Estados miembros de la OMC.

Esta nueva definición de antidumping sería compatible con la circulación global de capital público o privado, pero esta circulación se basaría en la calidad superior de sus actividades. Las empresas conjuntas públicas – public joint-ventures – se convertirían en una gran palanca de desarrollo. Pero al hacerlo, se restablecería la coherencia de la Formación Social tanto para el salario neto como para el salario diferido (las contribuciones sociales que financian los servicios sociales) y la base impositiva necesaria para la intervención del Estado. Y todo sería estadísticamente completo y transparente.

También subrayé el hecho de que Asuntos Sociales es una competencia nacional exclusiva dentro de la UE. Por lo tanto, podemos anticipar este necesario nuevo antidumping imponiendo un bajo recargo a la importación destinado a complementar las contribuciones sociales que se consideren necesarias. Se agregaría al IVA, lo que facilitaría aumentarlo sin costo adicional y también permitiría administrar, en el mejor de los casos, el costo de la canasta de consumo actual. El impacto en la reubicación sería mucho más virtuoso que el del impuesto al carbono, que es un puro disparate antieconómico, porque desestabiliza los costos de producción relativos y otorga apoyo al capital especulativo pseudo-verde. También es un gran disparate científico ya que el CO2 no causa el calentamiento global, sino que lo sigue y también es beneficioso para la vegetación.

Paul De Marco
Copyright © La Commune Inc, 24 de mayo de 2020

Notas

1) Ver Jacob Assa, The financialization of GDP: implications for economic theory and policy, Routledge ed., 2017, p 41. Assa escribe: “La revisión de 1993 del SNA fue la primera en reconocer explícitamente la intermediación financiera como productiva, utilizando el concepto de servicios de intermediación financiera medidos (SIFMI) para aportar valor agregado a estas actividades ” p 37. Estima el peso de la financiarización de la economía (finanzas, seguros y bienes raíces) en 30% del PIB a partir de 2008. Busca atraer las consecuencias en términos de distribución de ingresos sesgada, evasión de impuestos y especialmente el empleo. Para restaurar una mejor previsibilidad del PIB, propone deducir la financiarización para llegar al PIB final – FPIB. El interés de estos análisis, como el del análisis que diferencia entre economía real y la economía especulativa dentro del marginalismo, y el PIB, se debe al hecho de que son esquizoides. De hecho, dentro del marco de este paradigma, la distinción es ontológica y metodológicamente imposible, al igual que lo que diferencia el beneficio, el interés clásico y el interés especulativo. ¿Dónde toma Jacob Assa estas presuposiciones sin dar sus referencias? Es un misterio. Al recordar la evolución histórica, señala: “Como se discutió en el capítulo anterior (y explicado en detalle en Christopher, 2011), la parte de los ingresos financieros basada en intereses ha pasado de ser contabilizada como no productiva (antes de 1953), a implícitamente productivo (entre 1953 y 1993) a finalmente una actividad explícitamente productiva en 1993 “. p 73 Insiste acertadamente en el aspecto narrativo y político de estas elecciones contables.

Sin embargo, cuando dice en contra de los libros de texto dominantes: “… el dinero fiduciario en realidad no se” produce “de la misma forma que lo hacen otros bienes y servicios” (p. 46) para concluir: “En otras palabras, el” producto “de las finanzas debe deducirse , no simplemente excluido, del PIB, ya que es el insumo intermedio último y ubicuo (aunque sea un costo intermedio en lugar de un insumo para el consumo intermedio) para todas las industrias que producen una producción de valor de uso de bienes o servicios “(p 52) demuestra su ignorancia de la génesis de la diferencia entre crédito, público o privado, y dinero, por lo tanto, también de las masas salariales, reales y sociales. Al final, su FPIB es un poco mejor que el PIB, ya que son falsas criaturas marginales y sus desafíos para el sector financiero FIRE solo parecen verosímiles en el mejor de los casos. Sin embargo, su análisis atestigua el hecho de que los problemas se vuelven tan pesados ​​que los círculos gobernantes comienzan a preocuparse, ver por ejemplo: : WORLD ECONOMIC FORUM, “Is growth in the financial sector good for the economy? » https://www.weforum.org/agenda/2015/07/is-growth-in-the-financial-sector-good-for-the-economy

Como todas las actividades económicas, los bancos y el sector financiero tienen su función de producción específica y generan plusvalía. Por lo tanto, deben incluirse en las estadísticas científicas. Los problemas surgen de su función y su gestión, es decir, gestión ciega con el MPC o gestión científica. Para administrar los agregados de las masas salariales, necesita saber qué es el dinero. Para administrar el crédito, debe saber qué función desempeña y, por lo tanto, poder deducir sus perversiones cuando el crédito es privado. De hecho, cuando el crédito especulativo es legalmente hegemónico, es solo usurpando el papel de la ganancia, cuando se basa solo en intereses especulativos. Esto implica que determina la estructura completa de los precios relativos por su productividad más alta pero falsa, lo que canibaliza la economía real. Con el crédito público y su contribución concreta para anticipar el crecimiento a través de la inversión pública, tal deducción del PIB no tendría sentido. Esto es fácilmente verificable en Francia antes de la privatización del Banco de Francia en 1973, o en Italia antes de la misma deriva en 1981-83.

2) Me refiero aquí a mi Tous ensemble, así como a mi borrador draft Hi-Ha: the bourgeois economits’ donkish visual hallucinations en la sección de libros y libros de mi antiguo sitio jurásico www.la-commune-paraclet.com . Para un resumen, ver “La ciencia pseudoeconómica de la burguesía = he aquí por qué deberíamos cambiar rápidamente el paradigma económico”,

http://rivincitasociale.altervista.org/la-ciencia-pseudoeconomica-de-la-burguesia-he-aqui-por-que-debemos-cambiar-rapidamente-el-paradigma-economico/

3) “Adam Smith dijo que a los capitalistas a quienes ya se les paga como administradores, etc.,” les gustaba cosechar donde nunca habían sembrado “(p. 47, ed. Sutherland, 1993); Smith, mientras proponía una versión anterior de la teoría del riesgo (para el inversionista) recuerda vagamente a Pascal y compara el juego con “una lotería que sería perfecta si los ganadores recogieran todas las apuestas de los perdedores (p 102); pero inmediatamente agrega que tales juegos se parecen a la prostitución (p 103), el ideal es el respeto por la ley natural de los filósofos (p. 392), es decir, respeto por la justicia más perfecta, la libertad más perfecta y la igualdad más perfecta (p. 286), siendo tal respeto solo capaz de asegurar la mayor prosperidad de las tres clases sociales, y por extensión de sus tres formas de ingreso: salarios, ganancias y renta de la tierra. », Cita de mi Hi-Ha: the bourgeois economits’ donkish visual hallucinations. Este borrador es de libre acceso en los Libros de Livres sección de mi antiguo sitio jurásico www.la-commune-paraclet.com .

4) Sobre este tema, vea el artículo “Poder de compra, nivel de vida, tiempo de trabajo socialmente necesario e ” ingresos netos globales “de los hogares”, http://rivincitasociale.altervista.org/poder-de-compra-norma-de-vida-tiempo-de-trabajo-socialmente-necesario-ingreso-neto-global-de-los-hogares-2-31-de-diciembre-de-2018/


5) Para un resumen del trabajo de John Galbraith, véase la
Nota 15 sobre John Galbraith en mi Keynesianism, Marxism, Economic Stability and Growth 2005, de libre acceso en la sección Livres-Books de mi antiguo sitio web jurásico www.la-commune-paraclet.com

6) Vea See “Marginalist socialism or how to chain oneself in the capitalist cavern”, https://www.la-commune-paraclet.com/EPIFrame1Source1.htm#socialismeMarginaliste  Como le expliqué, Oscar Lange está detrás de esta deriva, pero al menos tenía buenas intenciones. Este no fue el caso con Khrutchev y Liberman u otros revisionismos que siguieron. Es el llamado socialismo marginalista que causó los fracasos y retrasos en la planificación soviética después de la muerte de Stalin, quien, por su parte, había transformado a la URSS de un país subdesarrollado en una superpotencia capaz de derrotar, solo, a la industria industrial alemana. máquina militar en solo dos planes quinquenales.

7) Para entender cómo la competencia legalmente impuesta por el régimen de propiedad capitalista actúa como mediación social para la expresión del valor de cambio que siempre subyace a la expresión del precio, nos referiremos al capítulo relevante, el último, de mi Sinopsis de la economía política marxista, http://rivincitasociale.altervista.org/sinopsis-de-la-economia-politica-marxista-2013/ En resumen, las Ecuaciones de RS-RA o demanda social siempre sobre-determinan los precios, exactamente como el “joven” Marx ya señaló en sus Manuscritos parisinos de 1844.

8) Los más altos círculos gobernantes de la burguesía estaban obsesionados con el trabajo teórico de Marx, transmitido poderosamente por la Internacional. Sabemos, por ejemplo, que cuando leía el Libro I de Capital, Max Weber estaba tan conmocionado por sus convicciones de clase que sufrió una depresión grave. Se le aconsejó viajar a Italia donde se “recuperó” gracias a su conocimiento de la obra de Nietzsche. A partir de entonces, estaba listo para dejar su sociología reemplazando las clases sociales con grupos sociales. Pero es Böhm-Bawerk quien sostiene la palma de la falsificación … al menos hasta que pude arreglar las cosas nuevamente. Cuando el renegado Kautsky judío-alemán con la ayuda de Bernstein, etc., publicó el Libro III del Capital, jóvenes elegidos por un viejo Engels demasiado confiado que sufría de disminución de la vista, Böhm-Bawerk sabía que podía comenzar su carrera como falsificador público. ; lo hizo al afirmar que los esquemas de precios de producción del Libro III contradecían los de la ley laboral marxista de valor del Libro I. He demostrado durante mucho tiempo, y por primera vez en público en mi Tous ensemble 1998, que todo esto el argumento es solo una vasta fabricación masónica austriaca y de círculos aliados. Restablecí la verdad científica marxista al exponer la historia de la fabricación y al resolver el falso problema de la transformación con la demostración científica de la ley marxista de la productividad. El desafío de esta falsificación impuesta por la selección universitaria y social fue retratar a Karl Marx, quien con I. Kant, es uno de los mejores lógicos de toda la Historia humana, por un ideólogo culpable de errores lógicos infantiles, es decir, la supuesta contradicción entre los precios de producción. e intercambiar valores. Al volver a formalizar el problema de esta manera, la dualidad científica de todos los bienes (valor de uso y valor de cambio) fue por asociación. Por lo tanto, a través de un sesgo cognitivo conocido, por lo tanto, fue posible plantear la alternativa marginalista, la utilidad subjetiva y unidimensional, como la alternativa auténticamente científica. Esta monstruosidad intelectual no se impuso de inmediato, excepto en la Austria imperial y aún más en la República austríaca filo-semita de Nietzsche, desde el Tratado de Versalles hasta el Anschluss. Estas logias deletéreas contaminaron a los renegados de la Viena Roja contra quienes luchó Rosa Luxemburgo. (ver http://rivincitasociale.altervista.org/otra-ineptitud-en-los-circuitos-de-capital-de-marx-y-en-la-realizacion-escrito-por-g-dumenil-y-d-levy-dec-22-2019-27-de-enero-de-2020/ )  así como el Viena negra. Hoy es obvio en todas partes que las recetas monetaristas neoliberales conducen a la catástrofe. De hecho, el triunfo de los neoliberales monetaristas, hasta ahora conducidos a la Universidad de Chicago y la Sociedad del Mont Pélerin, tuvo que esperar el lento descrédito del keynesianismo. Fue producido, entre otras cosas, por el debilitamiento de Gatt de la acción del Multiplicador Interno, y por la llegada al poder de los neocons, con Reagan y la camarilla filo-semita Nietzscheana de la FED, comenzando con Volcker. Esto se hizo luego del ensayo general de esta regresión anti-civilizatoria sin precedentes en Pinochet-Kissinger Chile, una década antes.

Bortkiewics y Tougan-Baranosvky, eran plenamente conscientes del problema ex ante / ex post de las teorías burguesas. Pero aparentemente estaban convencidos por las críticas que Böhm-Bawerk hizo contra Marx. Sabemos al menos desde Althusser que los Libros II y III de Capital publicados por renegados, un hecho que no ayudó a aclarar las cosas. Los dos se embarcaron en un intento de resolver la supuesta contradicción entre el precio de producción y el valor de cambio. Propusieron una solución ridícula de resolución simultánea usando ecuaciones cuadráticas. He demostrado que esto equivale a reemplazar el problema de Marx con un problema falso reformulado de tal manera que uno tiene tantas ecuaciones como incógnitas. Este es el peor ejemplo de un Modelo sustituido por la Realidad. (ver mi Tous ensemble)

9) Para el deterioro del sistema de atención de salud que la crisis de salud vinculada a Covid-19 trajo ante los ojos de todos, ver « Health-care between cuts and corruption = a victim of choice for neoliberal and monetarist fiscal federalism » http://rivincitasociale.altervista.org/health-care-between-cuts-and-corruption-victim-of-choice-for-neoliberal-and-monetarist-fiscal-federalism-may-2016-translated-april-6-2020/

10) Para una defensa de los servicios públicos ofrecidos por las empresas públicas, consulte el capítulo correspondiente de mi Tous ensemble. Incluye también una crítica de los “modelos” californianos y británico-colombianos. Hoy, todos saben que la desregulación y la privatización están conduciendo a la reestructuración de los servicios públicos, que ahora están sujetos a compras individuales en su mayor parte. Esto favorece naturalmente a las zonas geográficas y económicas más prósperas y a los estratos sociales menos desfavorecidos. Los accidentes están aumentando. Por ejemplo, cuando hace unos años hubo una nueva demanda de medicina preventiva, hoy la preocupación de los gobiernos es garantizar una “medicina defensiva” para proteger a los cuidadores de los resultados de la mala práctica estructuralmente engendrada por los recortes presupuestarios. Con la crisis de Covid-19, esta lógica tendiente viciosamente hacia la eugenesia y la eutanasia activa, en contra de los deseos de los pacientes y de sus familias, tomó la forma de triaje, entre otros horrores de la civilización. ¡Parece que los de 75 años ahora tienen miedo de ir al hospital! ¿Es posible que, después de la Segunda Guerra Mundial, los ciudadanos terminen en manos de vergonzosos delincuentes filo-semitas nietzscheanos como Ludwig Mises y su camarilla? – Véase la Nota 11 de mi texto citado en la Nota 9 anterior.

11 )  Capitalism in America: How a Dismal Decimal is Robbing Americans Blind, by Jon Hellevig for The Saker Blog in http://thesaker.is/capitalism-in-america-how-a-dismal-decimal-is-robbing-americans-blind/

12 ) See A) Financial sector https://fr.wikipedia.org/wiki/Secteur_financier

«Definición según la nomenclatura NACE-rev
Según la nomenclatura de la NACE-rev, los actores del sector financiero son aquellos que

pertenecer a una de las siguientes categorías:
categoría 64 – Actividades de servicios financieros, excepto seguros y fondos de pensiones; Estos incluyen, por ejemplo, bancos individuales, bancos comerciales, bancos de inversión y