APPELLO / APPEL / APPEAL

Posted: 4th marzo 2014 by rivincitasociale in Politica
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PROEMIO – AVANT-PROPOS – FOREWORD (For the English version, please go to the March 2014 Posts section)

« La politica non è l’arte del possibile bensì l’arte di fare emergere nuove possibilità socialmente più umane » (Marzo 1985)

                                Jure Vetere : l’unico vero tempio è la coscienza umana.

ITALIANO. Vai all’Appello

Care compagne, cari compagni,

E arrivata l’ora della rivincita sociale dei popoli, in Italia ed in Europa. E arrivata l’ora di lavorare tutte/i insieme alla nascita di Comitati cittadini per la Rivincita Sociale capaci di condurre all’emergenza del Partito della Rivincita Sociale. Questi partiti nazionali comporrebbero poi una Federazione Per l’Europa Sociale, che al suo turno farebbe parte di una Nuova Internazionale (senza cifra). Il nome mi sembra importantissimo, perché corrisponde al programma come pure alla voglia di ricatto oggi molto diffusa tra le nostre cittadine e i nostri cittadini.

A questo link troverete un Appello intitolato « E arrivata l’ora della rivincita sociale dei popoli, in Italia ed in Europa ». In riassunto il programma proposto, da dettagliare in comune, è lo seguente:

a) Una nuova definizione dell’anti-dumping – per i dettagli vedi l’Appendice dell’Appello. Nel sistema commerciale globale attuale, la base del calcolo dell’anti-dumping è il salario senza contributi sociali. Noi chiediamo semplicemente che sia il salario con tutti i contributi sociali.

b) La nazionalizzazione del credito per eliminare simultaneamente il debito pubblico ed il « credit crunch », e per toglierci il Fiscal Compact dalle spalle, assieme ai banchieri ed alle loro banche cosiddette « universali » .

c) La laicità, la parità donna-uomo e i diritti civili;

d) L’ecomarxismo, il ripristino del Territorio ed il principio di precauzione;

e) La democratizzazione dell’educazione e della cultura, ed il finanziamento pubblico della Ricerca & dello Sviluppo;

f) La fine della sovra rappresentanza socio-economica e mediatica, come pure la fine della falsa rappresentanza elettorale e democratica – cioè, la fine della falsa rappresentanza elettorale a tutti i livelli, anche al livello sindacale, a dispetto della Costituzione.

g) Il ripudio di ogni intervento estero o di guerra che non sia strettamente difensivo, assieme al ritorno allo spirito ed alla lettera della sicurezza collettiva.

Sottometto quest’Appello alla vostra attenzione, chiedendo cortesemente una risposta. Per arricchire la riflessione comune potete aggiungere un commento a questo Appello – i commenti giudicati non idonei alla deontologia scientifica o cittadina saranno cancellati. Oppure i Comitati in formazione potranno contattarmi all’indirizzo qui sotto per trovare il migliore modo di coordinamento. Mi permetto sopratutto di chiedervi la più ampia diffusione possibile dell’indirizzo di questo sito tra le vostre conoscenze, tra i vostri membri ed altri gruppi amici, almeno se giudicati che questo possa essere utile per lanciare il dibattito e creare una dinamica rivendicativa di fondo. Il sito stesso dovrebbe diventare il vettore di una creazione collettiva. L’emergenza capillare dei Comitati dovrebbe presto trasformarsi in un’onda gigantesca ed autonoma ma organica al popolo delle lavoratrici e dei lavoratori intellettuali e manovali, in breve organica a tutte le nostre e tutti i nostri concittadine/i di buona volontà.  

La rottura radicale col sistema neoliberale attuale non si fa a parole ma bensì militando e organizzandoci per cambiare l’attuale definizione dell’anti-dumping, costruendo il programma attorno a questa domande chiave. Questo renderà tutto il resto possibile.

Perciò, questa nuova definizione deve ricevere priorità assoluta anche perché, interiorizzandone la logica, si muterà radicalmente il « senso comune » della gente, e si creerà gli anticorpi ideologici – nel senso nobile del termine – necessari al nostro popolo, aprendo così la strada alla concezione pratica di un nuovo modello sociale, sostenuto dall’evidenza scientifica, come pure dai principi cardini della nostra Costituzione. Su questa base risulterà possibile costruire una vasta alleanza di classi in vista di « una riforma democratica rivoluzionaria », tranquilla ma capace di andare alle radici dei problemi che confrontano il nostro Paese e la nostra gente.

Alcune/i di voi mi conoscono già tramite le mie e-mail inviate a controg8@yahoogroups.com, e forse anche grazie al mio sito www.la-commune-paraclet.com. Da qualche mesi, ho effettuato il mio rimpatrio in Italia, a San Giovanni in Fiore, nella mia città nativa in Calabria, col desiderio di essere utile al lavoro di militanza e di organizzazione comune, oggi più urgente che mai.

Vostro,

Paolo De Marco

Per contattarmi: la-commune@virgilio.it

Leggiamo e inoltriamo con entusiasmo:

 

RE = « Roma. Assemblea: Una lista popolare alle prossime elezioni » vedi: http://contropiano.org/eventi/roma-assemblea-lista-popolare-alle-prossime-elezioni

SABATO 18 NOVEMBRE, ORE 11, ROMA, TEATRO ITALIA (via Bari, 18)

ASSEMBLEA PER COSTRUIRE UNA LISTA POPOLARE ALLE PROSSIME ELEZIONI

qui il video messaggio di lancio: https://www.facebook.com/exopgjesopazzo/videos/1262643900508937/

qui l’evento facebook per l’assemblea di sabato: https://www.facebook.com/events/2368334710136270/

(NB: Finalmente una spinta della base per il raggruppamento della sinistra autentica! Non dimentichiamo che per salvare certi amici i redattori del Rosatellum hanno abbassato la soglia al 3 % per i partiti. Tutti insieme possiamo fare la differenza.

Rimando dunque modestamente ai miei contributi:

  1. Appello in http://rivincitasociale.altervista.org
  2. M5S, SINISTRA AUTENTICA E ROSATELLUM in http://rivincitasociale.altervista.org/m5s-sinistra-autentica-rosatellum-9-nov-2017/ .Questo testo è stato malinteso da vari compagni, e di fatti, fin qui, le mosse degli attuali dirigenti pentastellati non sono incoraggianti. I miei due punti principali erano: a) La ricomposizione preliminare dei piccolissimi partiti marxisti – chiamati da me sinistra autentica. Dopo tutto, nella mia modestia, con il mio Compendio di Economia Politica Marxista e la mia Introduzione metodologica – ambedue liberamente disponibili nella Sezione Livres-Books del sito www.la-commune-paraclet.com – credevo avere contribuito a ridare alla sinistra marxista il primo posto scientifico nella Battaglia delle Idee.b) Sulla base di questa ricomposizione, si potrebbe cercare di spostare il baricentro politico a sinistra nell’interesse superiore del nostro Paese e dei nostri concittadini (ISTAT parla di meno di 10 % di nuovi posti di lavoro stabili …) Dunque il programma comune minimo da discutere … idealmente. Altrimenti la sinistra raggruppata correrà da sola.

Ovviamente su Casaleggio padre e figlio non abbiamo dubbi. Ma né Casaleggio né altri rappresentano tutto il Movimento 5 Stelle. Credo che la base del movimento pentastellato abbia il cuore a sinistra. COMUNQUE SAPPIAMO CHE SE LA SINSITRA AUTENTICA NON SI MUOVE SUBITO, CI RITROVEREMMO CON UN NUOVO PERICOLO POPULISTA FASCISTA CON CASAPOUND.

Soli non contiamo più niente ma « tous ensemble » possiamo ancora fare la differenza, tutto lì.

M5S, SINISTRA AUTENTICA E ROSATELLUM, 9 nov. 2017

Posted: 13th novembre 2017 by rivincitasociale in Politica

Il nuovo sistema elettorale il cosiddetto Rosatellum favorisce le coalizioni, peggio ancora le « larghe intese » all’italiana. Pone due soglie, una di 3 % per i singoli partiti e una del 10 % per le coalizioni. La sinistra autentica oggi frammentata in varie cappelle deve pensarci bene. Secondo me, la prima tappa dovrebbe essere la convocazione di una assemblea costituente della sinistra marxista senza nessuna esclusiva in modo da potere sfruttare questa soglia più bassa. L’obbiettivo è realista purché si creasse un veicolo politico adeguato, partito o federazione della sinistra autentica. La base comune del programma di questo nuovo veicolo sarebbe deciso democraticamente dall’assemblea costituente per la fine di febbraio 2018. Non vedo proprio quale scuse potrebbero obbiettare i piccoli partiti marxisti attuali per non partecipare ad un tale processo costituente.

In secondo luogo visto che lo stato delle cose per la sinistra autentica è così degradato, dobbiamo ora aggiungere alla dinamica aperta dal Rosatellum una strategia realista fondata sugli insegnamenti forniti dalle ultime elezioni in Sicilia ed a Ostia. Una tale alleanza è la sola che offre la possibilità per ambedue le parti di aprirsi a compromessi non compromettenti.

Si deve dunque proporre la creazione di una federazione della sinistra autentica possibilmente nel quadro di una alleanza con il M5S. Questi due processi sono distinti ma comunque compatibili se non altro perché i due schieramenti desiderano una reale svolta nella condotta delle politiche nazionali. Secondo me, questa svolta rappresenta una urgenza nazionale. E chiaro che con il Rosatellum, il M5S non potrà guadagnare solo le elezioni legislative contro una alleanza della destra e del centro-destra.

In alleanza con la destra e il centro-destra, il M5S perderà la faccia e sarà rapidamente cannibalizzato e normalizzato. Una alleanza con le sinistre opportuniste farà perdere una legittimità già in parte intaccata a Roma. Una alleanza programmatica con la sinistra autentica potrà invece salvare l’Italia.

Conviene aprire un dibatto nazionale su entrambe le cose, la federazione della sinistra autentica e l’alleanza programmatica con il M5S.

Quale sarebbe il programma minimo di governo di una tale alleanza?

Secondo me le cose si presentano in modo chiaro purché entrambi le parti rispettassero la Costituzione e la Carta fondamentale delle Nazioni Unite. Ecco alcuni punti che dovrebbero secondo me essere discussi con il dovuto senso d’urgenza.

1 ) Il trattato di funzionamento della UE riconosce una competenza nazionale esclusiva ai paesi membri in materia di affari sociali. Dunque, l’Italia riprenderà i suoi poteri in materia e abolirà il fallito Jobs Act, ristabilirà la sanità pubblica e l’educazione pubblica e gratuita, riabiliterà il ruolo delle imprese pubbliche e delle cooperative pubbliche ogni volta che si tratterà di « utilità sociale » e di « interesse nazionale », e rafforzerà la perequazione per garantire LEA e norme nazionali decenti.

Gli articoli 81 e 97 della Costituzione – Fiscal compact e Patto reaganiano di stabilità interna saranno abrogati e riscritti nel rispetto dei principi cardini della Costituzione, la quale sancisce i diritti sociali fondamentali riconosciuti nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Una nuova definizione dell’anti-dumping capace di tenere conto dei tre elementi del « reddito globale netto » – cioè, salario individuale, salario differito e trasferimenti ai focolari sotto forma di accesso universale alle infrastrutture ed ai servici pubblici – dovrà essere difesa al livello globale – OMC, UNTACD, EU ecc – ed essere anticipata con una sovrattassa minima all’importazione da dedicare alle esoneri attribuiti alle imprese ed alle cooperative presenti sul suolo nazionale.

2 ) La moneta e il credito sono due cose distinte. Lasciare la gestione della moneta alla BCE ma, sulla base dell’Articolo 47 della Costituzione, riprende il controllo e la tutela del credito. Questo implica due cose essenziali:

a ) Nessuna banca italiana sarà salvata con fondi pubblici senza condizioni, l’eventuale ricapitalizzazione dovrà dare luogo ad una quota almeno proporzionale di controllo pubblico;

b ) Una banca pubblica sarà creata – con un ratio prudenziale iniziale di 40 per 1. Servirà per ricapitalizzare le banche private come detto prima ma, sopratutto, servirà per iniziare a comprare e cancellare il debito pubblico. Questa misura farà emergere anno dopo anno il margine budgetario necessario per finanziare gli interventi statali più urgenti, dai servizi pubblici alle infrastrutture pubbliche. Sottolineiamo che l’esplosione del debito pubblico nei paesi Occidentali – in effetti, dopo il 1982 in Italia – è dovuto principalmente alla privatizzazione di Bankitalia e dunque all’abbandono del finanziamento pubblico nelle mani delle banche private, in particolare la decina di banche globale sistemiche dette « primarie ».

Con solo 2 miliardi in fondi propri iniziali nel primo anno di un governo di coalizione, e con un ratio iniziale di 40 per 1, questa banca pubblica disporrà subito di un poco meno di 80 miliardi di credito. In effetti, questa banca dovrà solo finanziare il suo funzionamento e le sue eventuali riserve o provisionning. Ci saranno attorno a 350 miliardi di euro da rifinanziare nel 2018 ma con la probabilità di un rialzo dello spread nel contesto di un sentiero di consolidazione fiscale insostenibile. (1) Si comprerà e cancellerà dunque progressivamente le obbligazioni di Stato più onerose disponibili sul mercato.

Questa banca pubblica avrà anche il ruolo di contrastare il « credit crunch » ideato dalla BCE e dalla finanza speculativa, oggi egemonica. Non dovendo fare grandi profitti per pagare i dividendi ad azionari privati, i suoi tassi di interesse potranno essere bassissimi. Potrà così offrire credito a medio e lungo termine a bassi tassi alle imprese che operano sul suolo nazionale. A regime con l’incremento annuale del suo capitale proprio e con il ratio, questa banca pubblica potrà sostituirsi ad una parte crescente degli onerosi esoneri fiscali ed altre « tax expenditures » oggi elargite alle imprese, liberando così altri margini budgetari necessari per salvare il Paese e per mantenere la competitività delle nostre imprese.

Gli esoneri rimanenti più l’accesso al credito pubblico avranno come controparte la riduzione generale del tempo di lavoro a 32 ore settimanali con stessa paga iniziale ma con contributi sociali – salario differito, dunque servizi pubblici essenziali (2) – bonificati. Similarmente, saranno abolite tutte le forme di salariato atipico: Il lavoro a tempo parziale non potrà superare una quota da negoziare al livello nazionale e nelle industrie, e non potrà essere inferiore a 24 ore settimanali con tutti i diritti sociali. La norma deve ritornare ad essere il tempo pieno anche per razionalità manageriale conforma ai principi cardini della Costituzione.

3 ) Al livello internazionale, l’Articolo 11 della nostra Costituzione sarà riabilitato. Il che significa:

a ) Il ripudio della guerra almeno che non sia una guerra difensiva sul proprio territorio nel rispetto del diritto della guerra – incluso l’eventuale diritto di inseguimento;

b ) Le nostre missioni esteri dovranno rispettare la Costituzione e la Carta dell’ONU, trasformando l’Italia in un dei paesi leader per gli interventi neutrali di Caschi blu nel quadro del Capitalo VI della Carta fondamentale dell’ONU. L’Italia dovrà dunque riproporre la costituzione dello Comitato di Stato-Maggiore dell’ONU sottoponendo l’uso dei Caschi blu all’autorità dello Segretario generale del Consiglio di sicurezza. La democratizzazione del Consiglio di sicurezza dovrà progredire, ad esempio con il rafforzamento del controllo esercitato dall’Assemblea Generale – Risoluzione Acheson – e dagli input in provenienza della società civile mondiale, ONG e altri attori legittimi. Lo sviluppo socio-economico essendo necessario per garantire le condizioni materiali della pace mondiale e della giustizia, la diplomazia italiana metterà la riabilitazione del Consiglio Economico e Sociale dell’ONU all’ordine del giorno.

c ) Si dovrà comunque mettere un termine definitivo all’abuso dell’Articolo 11, oggi impropriamente strumentalizzato per sottrarre a referendum pesanti modifiche legislative. Questo avviene con la scusa della preminenza dei trattati internazionali firmati dal governo del giorno, a volta contro la lettera e lo spirito dei principi cardini della Costituzione e della Carta dell’ONU. Altrimenti non solo si viola la Costituzione ma si beffa la sovranità popolare, l’unica sovranità riconosciuta nella nostra Repubblica, nata dalla Resistenza.

4 ) Si dovrà cambiare la legge elettorale adottando un sistema proporzionale a doppio turno senza soglia di sbarramento perché, a pensarci bene, nessuna soglia è compatibile con l’uguaglianza delle cittadine/i chiaramente sancita dalla Costituzione. Al primo turno si sceglie, al secondo si elimina. Al primo turno si presenteranno i partiti politici ed al secondo turno i partiti individualmente oppure in alleanza tra loro sulla base di un programma comune da presentare alle elettrici e elettori. Così si rispetterà rigorosamente i paletti dettati dalla Corte costituzionale in materia, cioè l’uguaglianza delle elettrici e elettori, la trasparenza e la prevedibilità del voto. Le alleanze debbono perciò essere concluse prima del secondo turno.

Per favorire le alleanze, dunque la governabilità, e riabilitare la politica, si deve ritornare al finanziamento pubblico dei partiti e favorire le alleanze con un rimborso un poco più grande delle spese elettorali. Se il finanziamento pubblico dovrà essere limitato ragionevolmente e sottoposto a rigorosi controlli, non è accettabile la trasformazione attuale dei partiti politici in lobbie dei ricchi e dei poteri forti. Per colmo, questa conseguenza anti-democratica dell’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti politici, da luogo ad un rimborso importante delle spese con fondi pubblici! I media di comunicazione costituiscono il quarto potere democratico. Perciò la parità nella visibilità mediatica dovrà essere rigorosamente garantita, incluso nella gestione dei media pubblici. Altrimenti non si potrà parlare di suffragio democratico universale perché si ritornerà ad una democrazia censitaria fondata non più sul principio una cittadina/o uguale un voto ma sulla beffa un euro uguale un voto.

Le quote rose mi sono sempre sembrate uno insulto alla parità di genere. ( 3) In oltre, manca in Italia una vera e propria Commissione elettorale abilitata a verificare l’attualizzazione della legge elettorale, incluso la presentabilità delle candidate e candidati e delle politiche portate avanti dai partiti e dalle candidate/i. Ad esempio, se Casapound non rinnega pubblicamente il fascismo – Articolo XII delle Disposizioni transitorie e finali della Costituzione – non può partecipare ai processi politici ed altri nella nostra Repubblica. Non esiste nessuno argomento accettabile contrario. La stessa cosa vale per movimenti o partiti secessionisti. Ben inteso, la Costituzione può essere modificata con l’Articolo 138 quando non si toccano i suoi dieci primi principi cardini oppure con una nuova Assemblea costituente.

5 ) La preminenza data alla certezza delle legge visto che, senza abuso demagogico, la certezza della pena è un ossimoro. In effetti, quest’ultima ricade sempre con più forza su i più deboli, forzando il nostro Paese ad agire laboriosamente e con ritardo dopo ripetuti moniti europei e internazionali per attuare condizioni di detenzione privi di tortura e per concretizzare veri e propri programmi di reinserimento sociali per gli ex-detenuti esenti di ogni facile demagogia sulla recidiva. La certezza della legge, particolarmente in materia di malcostume istituzionale e di intimidazione mafiosa, dovrà prevalere anche grazie alla formazione di Comitati cittadini per la protezione dei diritti individuali e sociali, tipo ombudsperson o il neonato Osservatorio repressione, e con l’estensione dell’applicazione della class action, incluso contro gli organi di Stato viziati. Questi ricorsi cittadini di prima linea risultano essere il migliore rimedio per velocizzare i processi giudiziari oggi inaccettabilmente lunghi nel nostro Paese.

6 ) In matteria di accoglienza degli immigrati, politica attiva da portare avanti con la difesa del Jus soli e della libera circolazione all’interno delle frontiere europee – Articolo 63 del TFUE -, si dovrà riorganizzare i vari fondi nazionali ed europei disponibili in modo da trasformare la politica di accoglienza in politica di sviluppo socio-economico e di interazione, in particolare nelle zone oggi disagiate. Questo si farà emulando gli esempi emblematici di Badolato, Riace ecc. A medio e lungo termini si dovrà chiedere alla UE l’incremento dei fondi disponibili e la loro trasformazione in veri e propri fondi strutturali di sviluppo socio-economico e di integrazione secondo l’argomento già presentato nel mio saggio disponibile qui: http://rivincitasociale.altervista.org/litalia-alle-prese-con-le-migrazioni-moderne/ .

Al contrario della frittura sonore mediatica, questo saggio sottolinea il ruolo preponderante dei paesi del Sud nell’accoglienza delle popolazioni in fuga per ragioni economiche o per l’estesa criminale delle guerre neo-coloniali, incluso le nuove crociate imperiali occidentali. Perciò, il finanziamento delle agenzie onusiane e delle ONG già coinvolte deve essere rafforzato. In oltre, gli aiuti internazionali allo sviluppo socio-economico dei paesi in via di (sotto)sviluppo – anni fa si parlava di un obbiettivo virtuoso di 0.7 % del PIL – debbono ritornare all’ordine del giorno, in parte per tenere conto di questi nuovi e massicci fenomeni internazionali. E superfluo notare che questi fenomeni non possono essere risolti con il ricorso al populismo razzista e xenofobo, il quale causa solo danni ingenti alla reputazione internazionale del nostro Paese..

7 ) Una semplice legge dovrà abrogare l’IMU sulla seconda casa per 25 anni quando si tratta di una anziana casa contadina o cantoniere situate in campagna. Questo permetterà la preservazione del nostro patrimonio e del nostro territorio. Il moltiplicatore turistico ne sarà stimolato. Queste vecchie case contadine in muraglia – pierres sèches o altro – hanno un cachet ineguagliabile. In oltre, questa misura è altamente suscettibile di rilanciare il settore locale della costruzione e del restauro a costo zero per lo Stato, visto che oggi queste abitazioni si trasformano rapidamente in ruderi inagibili. Per ragioni di equità, in questo caso l’IMU dovrà essere tolto secondo una superficie massima.

Una altra misura capace di produrre risultati simili nel contesto urbano consisterebbe a permettere la vendita da persona a persona degli immobili con un valore inferiore a 20 000.00 euro. Basterebbe un sito istituzionale online con un formulario da riempire per soddisfare gli aspetti legali e catastali a costo zero. Il regime di eredità italiano produce una tale frammentazione da rendere impossibile la vendita del magro bene perché il costo notarile è troppo alto. Parte di immobili che potrebbero altrimenti essere ricomposti secondo i bisogni demografici contemporanei, anche nel quadro del restauro urbano mirato all’accessibilità alla proprietà ed all’alloggio sociale, sono attualmente lasciati a deperire in tutte le nostre città e borghi.

Su questa base minima si potrà forgiare una alleanza con il M5S nell’interesse nazionale. Nello stesso tempo si potrà ricomporre una federazione ecumenica dei partiti autenticamente di sinistra.

Secondo l’Istat, il posti stabili sono ormai meno del 10 % dei nuovi posti di lavoro. (4) Il tasso di disoccupazione ufficiale secondo il metodo dell’OIL utilizzato da ISTAT non tiene conto di quelle/i che hanno lavorato un’ora sola durante l’ultimo periodo di verifica. Ma sopratutto in Italia non tiene conto delle varie categorie di sotto-impiego e neanche dei migliaia di concittadine/i che spariscono dalla forza di lavoro attivo nella loro fuga all’estero: furono oltre 124 000 nel 2016 con una crescita di 15,4 % rispetto al 2015. (5) Sin dal 2007 attorno a 5 milioni dei nostri compatrioti furono costretti ad espatriarsi. Altro che narrazioni statistiche marginaliste … Andando di questo passo si verifica già le mia denuncia di un « ritorno » neoliberale verso la società della nuova domesticità e della nuova schiavitù. La mostruosità di questa tendenza risulta ovvia quando si realizza che la società non fu mai così produttiva in nessuno altro momento durante la Storia umana.

L’abolizione del Jobs Act ed il ritorno al pieno impiego permetteranno di riabilitare il sistema di pensione abbassando progressivamente l’età pensionabile anche tenendo conto dei lavori usuranti. Si può benissimo riformulare il Reddito cittadino proposto dal M5S come il nuovo ammortizzatore sociale di base dunque stabilito inizialmente alla soglia di povertà relativa. Questo permetterà di adottare un salario minimo superiore a questa soglia. Per contro, l’obbligo della formazione e del reinserimento attivo delle disoccupate/i non cadrà più sulle spalle del lavoratore secondo la logica del workfare reaganiano ma bensì su quelle della nuova Agenzia nazionale centralizzata, l’ANPAL.

Chiaramente una tale politica non potrà essere adottata senza la riduzione generale del tempo di lavoro secondo l’esempio emblematico della « gauche plurielle ». Altrimenti, dall’avviso generale e non solo dell’OCSE – vedi la discussione attorno alla proposta del candidato socialista Amon durante le ultime elezioni legislative in Francia – sarà impossibile finanziare il cosiddetto reddito cittadino. In fondo, si tratta di una semplice questione di razionalità come fu dimostrato da Rocard durante l’esperienza della RTT: questi notò che l’utilizzo dei fondi disponibili per finanziare un’assistenza del tipo workfare mentre l’economia moderna distrugge e distruggerà occupazione a tempo pieno, altro non è che spreco ingente di denaro pubblico unicamente mirato al controllo sociale delle cosiddette « classi pericolose »; al contrario, i fondi disponibili potrebbero vantaggiosamente essere riorientati verso la riduzione generale della settimana del lavoro, rispettando ovviamente i vincoli della produttività micro-economica e quelli della competitività macro-economica. Siamo tutti d’accordo sul fatto che una nazione non può vivere a lungo al di sopra delle sue possibilità. Ma sappiamo pure che una politica socio-economica rispettosa dei diritti sociali sanciti dalla Costituzione induce circuiti di capitale e meccanismi di ridistribuzione del reddito molto più virtuosi. Questa dimostrazione fu anche fatta dai New Dealers rispetto al « rugged invididualism » del Presidente Hoover durante la Grande Depressione: L’assistenza privata e la carità confessionale sprecano fondi in realtà pubblici per mantenere lo statu quo, mentre l’assicurazione sociale concepita come un diritto sociale fondamentale dei cittadini – previdenza e assistenza pubbliche – favorisce l’operato del moltiplicatore e dunque una crescita economica più armoniosa.

Nel suo primo anno di funzionamento a pieno nel 2015 il fallito Jobs Act costò 18 miliardi di euro. Questa miserabilista traduzione italiana del « contrat unique » del pitre Jean Tirole – micro-economia senza macro-economia ! – confonde costo di lavoro e costo di produzione guardando solo al primo nel quadro devastante della competizione globale al ribasso sulla base del solo salario capitalista individuale. Cosi facendo si ignora il fatto umano secondo il quale il reddito del lavoratore deve permetterli si vivere in momenti di inattività e di riprodursi nel quadro di un focolare fatalmente di taglia diversa. Questa scelta induce altre logiche altamente tossiche, ad esempio la soppressione in oltre censitaria dell’IMU sulla prima casa dato il derisorio livello dei salari e degli ammortizzatori sociali per frazioni sempre più larghe della classe lavoratrice. Si perdono così vari miliardi per quello che era la fonte di finanziamento dei servizi essenziali locali. Si aggiunge il famigerato e bassamente elettoralistica « 80 euro su busta pagata » per un spreco discriminatorio di 10 miliardi di euro annui e con la perpetuazione del blocco dei contratti pubblici. Per parte sua la RTT con solo 23 miliardi di euro annui abbassò la disoccupazione da attorno a 11 % a 8 % in solo due anni, mentre i contributi su busta paga salvavano la Securité sociale e le entrate fiscali superiori permettevano l’abbattimento del debito pubblico francese a 59 % del PIL, cioè 1 % più più basso del afferrante Criterio di Maastricht. Nel mio Livre-Book III (2005), menzionato qui sotto, avevo cercato di mostrare che il rigore economico non è austerità neoliberale, tutto il contrario.

Il fallito paradigma marginalista ha colonizzato le menti. Preme un processo di decolonizzazione mentale. Non possiamo più essere prigionieri del linguaggio e di narrazioni teoriche falsificate (6), dobbiamo puntare invece a contenuti condivisi, fattibili ed indirizzati al interesse superiore della nostra Repubblica e dei suoi abitanti.

Vedi la proposta di alleanza all’Ulivo avanzata nel mio Livre-Book III del 2005. In particolare l’ultima parte del capitolo « Patto di stabilità vs politica dell’offerta o politica della domanda. » dei « Brani scelti del mio Keynésianisme, Marxisme, Stabilité Economique et Croissance, 2005 » in http://www.la-commune-paraclet.com/ItaliaFrame1Source1.htm#ITALIA . (Utilizzare il termine « ulivo » per andare subito ai paragrafi in questione )

Paolo De Marco,

NOTE:

1 ) Vedi « Debito pubblico e sciocchezze marginaliste: il caso italiano, 3 marzo 2017 » in http://rivincitasociale.altervista.org/category/economia/page/2/ . Per la teoria economica sotto-giacente, vedi il Compendio di Economia Politica Marxista, nella sezione Livres-Books del sito www.la-commune-paraclet.com .

2 ) La logica del « reddito globale netto » deve essere spiegata alle cittadine/i se non altro perché oggi l’insistenza sul costo di lavoro nel quadro dell’attuale definizione dell’anti-dumping ha rovinato lo standard di vita italiano ed occidentale. Così, diminuendo, il « salario differito » fu riportata l’età pensionabile mentre oltre 11 milioni dei nostri concittadini rinunciano alle cure sanitarie. Per un’analisi marxista del degrado del nostro sistema sanitario e del Piano di rientro calabrese, vedi la Categoria « Sanità » del sito http://rivincitasociale.altervista.org . Per la drammatica incoerenza del sistema previdenziale e assistenziale italiano vedi « Smantellamento dello Stato sociale o Welfare State anglo-sassone e politiche neoliberali monetariste viste sotto l’angolo del contratto di lavoro » in http://rivincitasociale.altervista.org/smantellamento-dello-stato-sociale-o-welfare-state-anglo-sassone-e-politiche-neoliberali-monetariste-viste-sotto-langolo-del-contratto-di-lavoro/ . Vedi pure la Categoria Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso in questo medesimo sito.

3 ) Vedi il mio « Matrimonio, unioni civili e istituzionalizzazione dei costumi » nella Sezione Italia del sito www.la-commune-paraclet.com

4 ) « Lavoro: stabile meno del 10% dei nuovi occupati »

https://quifinanza.it/lavoro/lavoro-stabile-meno-del-10-dei-nuovi-occupati/152727/?ref=virgilio (Citazione : « 2 novembre 2017 – Dei nuovi contratti di lavoro, solo una quota inferiore al 10% è stabile. Dei circa 326mila contratti sottoscritti negli ultimi 12 mesi, da settembre 2016 a settembre scorso, quelli a tempo indeterminato sono appena 26mila pari a circa l’8% del totale. »)

5 ) « Fuga dall’Italia, è emorragia di talenti: nel 2016 via 50mila giovani tra i 18 e i 34 anni », Secondo il rapporto della fondazione Migrantes sono 5 milioni i connazionali residenti all’estero, +3,3% in un anno. Aumentano le partenze ‘di famiglia’ e quelle degli under 35. Tra le mete più ricercate il Regno Unito e gli Emirati Arabi, di CATERINA PASOLINI 17 ottobre 2017 http://www.repubblica.it/cronaca/2017/10/17/news/emigrati_italiani_nel_mondo_rapporto_migrantes_record_fuga_all_estero-178510095/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-T1

Istat non ha ancora imparato a dare tutti i numeri della disoccupazione e sottoccupazione come chiesto nella Nota** del mio Livre-Book III accessibile nella Sezione Livres-Books del sito www.la-commune-paraclet.com . Altri paesi hanno imparato a dare « les vrais chiffres du chomâge ». Detto questo ecco, come vanno corretti i numeri sulla disoccupazione rispetto alla popolazione attiva.

Citazione: « Da gennaio a dicembre 2016 le iscrizioni all’Aire per solo espatrio sono state 124.076 (+16.547 rispetto all’anno precedente, +15,4%), di cui il 55,5% (68.909) sono maschi.»

« nel 2016 se ne sono andati in 48.600 nella fascia di età tra i 18 e i 34 anni, con un aumento del 23,3% rispetto al 2015. E ormai l’8,2 degli italiani vive fuori dai confini nazionali.»

6 ) Ecco due esempi di falsificazioni asinesche marginaliste. Il prezzo giusto del mercato viene determinato dall’incrocio delle curve di offerta e di domanda. Solo che per arrivare alla prima si deve dare i dati della seconda, e vice-versa. Voilà! fatto. Abbiamo visto che né la FED né la BRI sanno cosa sia l’inflazione. ( vedi http://rivincitasociale.altervista.org/the-fed-finally-admits-it-does-not-know-what-inflation-is-sept-21-2017/ ) Ma in questo caso è legittimo chiedere cosa siano i prezzi e la moneta? Aggiungo che secondo la tautologia marginalista in vigore la massa monetaria corrisponde al valore – in prezzi !!! – dei beni e servizi. Ma allora come si distingue l’economia reale dall’economia speculativa? Già a suo tempo il nostro Giordano Bruno denunciava le « asinate e pedanterie » dell’intellighenzia dominante.

XXX

Leggere questo interessante articolo : « Sicilia e Ostia: alcuni lezioni politiche ». di Fosco Giannini*; Lucia Mango** http://contropiano.org/interventi/2017/11/09/sicilia-ostia-lezioni-politiche-097479 (Prendiamo atto che il PCI sia adesso in favore di una federazione della sinistra autentica…)

Vedi :

A ) « ROSATELLUM = SISTEMA ELETTORALE, TRANSFORMISMO CRONICO E ROVINA NAZIONALE.», in http://rivincitasociale.altervista.org/rosatellum-sistema-elettorale-transformismo-cronico-rovina-nazionale/

B ) « Il Rosatellum: punti forti e deboli di una legge elettorale che nasce già provvisoria », Pubblichiamo il primo intervento di un ‘Atlante elettorale’ della Sise in collaborazione con Repubblica, in vista delle elezioni politiche 2018, di STEFANO CECCANTI * 09 novembre 2017 http://www.repubblica.it/politica/2017/11/09/news/il_rosatellum_punti_forti_e_deboli_di_una_legge_elettorale_che_nasce_gia_provvisoria-180642495/?ref=RHPPRB-BH-I0-C4-P2-S1.4-T1

Come già detto prima questa legge fu ideata per tentare di fare eleggere una coalizione di centro-sinistra diretta dal PD oppure una del centro-destra guidata da Berlusconi. Ambedue queste coalizioni rappresentano il peggiore affarismo politico nel nostro Paese ma con la sicurezza per i suoi ideatori che l’eventuale alternanza politica non produrrà vera alternanza capace di rimettere in causa il sistema dominante – in particolare il Fiscal compact e le sue conseguenze socio-economiche, culturali e accademiche. Si conferma il disprezzo attivo per la democrazia tra i dirigenti mainstream. (1)

Questo carattere a-democratico sarà aggravato con la fine del finanziamone pubblico – il maggiore sbaglio del M5S sul quale dovrà ritornare in dietro al più presto fissando soglie massime di rimborso rigorose e verificabili – perché favorirà coalizioni senza un vero programma comune, cioè senza accordo democratico tra i partiti rappresentati nella coalizione, e anche senza primarie, cioè senza accordo sancito dagli iscritti dei partiti coalizzati prima delle elezioni. Piccoli gruppetti personali – si pensa, ad esempio, ad Alfano ma non solo – se non sono salvati regionalmente con l’uninominale o con la soglia aggiustata in extremis al 3 %, lo saranno nelle coalizioni.

Andiamo così verso l’affarismo ed il trasformismo italiani più spietati, come ho già notato prima. La Presidenza sarà chiamata a giocare il suo ruolo nella formazione del governo; questo perché sembra difficile che una sola coalizione potrà ottenere 40 % dei voti, e dunque ci sarà trasformismo affarista prima delle elezioni e dopo le elezioni per formare il governo, cioè per trovare una maggioranza parlamentare. Altro che Verdini and Co …

La prevedibilità del risultato del voto non viene rispettata e non lo è neanche nel metodo di voto offerto agli elettori tanto per la parte uninominale quanto per la parte collegiale/proporzionale. In effetti, il voto dell’elettrice e dell’elettore viene in parte riformulato dal sistema di ripartizione adottato tra candidato uninominale e lista oppure intra-coalizione. La parità di genere non è rispettata.

Il sistema uninominale è ideato come un premio di maggioranza implicito. Niente altro. E perciò questo sistema first past the post, in realtà molto criticato dai cittadini anglo-sassoni – anche con la manifestazione di un forte astensionismo – non corrisponde nemmeno alla sua unica – e debole – pretesa giustificatrice, cioè la relazione personale tra candidata/o e elettori visto che le circoscrizioni elettorali risultano troppo grandi. Alla confusione creata ad arte manca soltanto il voto disgiunto come in Sicilia – in oltre, in Italia, con regioni e comuni altamente diversi tra loro, questo creerà una logica mediatica di star system inter-territorio, cioè tutto il contrario della logica democratica richiesta dalla Corte costituzionale, sopratutto perché la rappresentanza mediatica con il finanziamento privato dei partiti diventa una grottesca farsa.

Le similitudini con l’ultimo voto siciliano – a parte la mancanza di una vera Commissione elettorale capace di verificare la presentabilità prima del voto – furono già sottolineate da molti commentatori. Se il M5S e Cento passi per la Sicilia avevano formato una coalizione sulla base di un programma di governo minimo ma essenziale, il risultato siciliano avrebbe potuto iniziare il processo di riscatto della Sicilia e dell’intero Paese. (2) Ma non è detto che con il lavoro prevedibile della Procura gli equilibri della ARS non cambieranno presto. I due partiti nominati ci dovrebbero pensare prima delle eventuali elezioni parziali.

Paolo De Marco, 10 novembre 2017.

NOTE:

1 ) Ad esempio, Romano Prodi afferma che le elezioni non devono fotografare la volontà degli elettori! (vedi la Nota 1 del Commento rapido anteriore. E Eugenio Scalfari sembra ritornare ai suoi amori giovanili quando era a Roma fascista e a Nuovo Occidente. Il lupo – con il suo padrone – cambia il pelo ecc … Scrive : « La mia tesi è molto diversa. La democrazia non ha mai affidato i poteri al popolo sovrano e quindi la sovranità è affidata a pochi che operano e decidono nell’interesse dei molti. È sempre stato così nella storia che conosciamo, a partire da quella di Roma antica quando ancora era una grande Repubblica con la cittadinanza di tutti i popoli italici che poi fu lentamente estesa a tutti gli abitanti delle terre che Roma conquistò. Chi governava era il Senato e c’era un tribuno della plebe che (coperto dalla sacralità) operava affinché le decisioni del Senato fossero favorevoli al popolo. Era cioè la realizzazione di quello che è sempre avvenuto: i pochi debbono governare nell’interesse dei molti. Senatus populusque romanus, i pochi governano per il bene dei molti. », in http://www.repubblica.it/politica/2017/10/15/news/ecco_perche_la_legge_elettorale_non_viola_la_democrazia-178317329/

2 ) Il M5S, come pure la sinistra autentica, devono capire l’aspetto strutturante del scrutino elettorale in vigore. Quando cambiano questi parametri la strategia elettorale/politica deve adattarsi ma senza compromessi compromettenti. Così con l’ultimo sistema elettorale nazionale la postura singolare del M5S pagava perché si teneva fuori del sistema trasversale e trasversalmente corrotto. Con il Rosatellum questa postura isolazionista apre la porta ad una coalizione di centro-destra o di centro-sinistra. Al contrario, una coalizione del M5S con la sinistra autentica, dunque non compromessa con il sistema e aperta a cambiamenti veri, potrà approfittare dalla frammentazione del centro-sinistra e del centro-destra. Ritornerò fra poco sul soggetto, in particolare sul programma minimo ma essenziale di cambiamento che giustificherebbe una tale coalizione. Questo processo implica pure la creazione immediata di una federazione ecumenica della sinistra autentica.(Vedi per ora il mio Appello in questo medesimo sito).

In fondo si tratta di uscire fuori della rovinosa cosiddetta « supply-side policy » neoliberale-reaganiana a favore di un ritorno alla politica della domanda sociale, la quale non è solo « pump priming » per i consumi interni dei focolari ma bensì pianificazione almeno strategica della Formazione Sociale italiana. (Vedi l’argomento nel capitolo « Patto di stabilità vs politica dell’offerta o politica della domanda » dei « Brani scelti del mio Keynésianisme, Marxisme, Stabilité Economique et Croissance », 2005, tradotti nel mio italiano dell’epoca … nella Sezione « Italia » del sito www.la-commune-paraclet.com .) Usando il termine « ulivo » si va subito all’abbozzo del programma comune, il quale, con i dovuti aggiornamenti, sembra ancora di attualità. La sua logica lo è certamente.

Voir: ACIDIFICATION DES OCÉANS https://fr.wikipedia.org/wiki/Acidification_des_oc%C3%A9ans

Nous observons ici la même méthode paralogique qui fut utilisée pour la narration du Climate Warming. Tenons-nous en uniquement au CO2 pour commencer. En fait, lorsque la température – moyenne ou locale – augmente, l’océan – comme le permafrost (1) – dégage du CO2, lorsqu’il se refroidit, il en stocke plus. Or nous savons que nous sommes aujourd’hui en période de réchauffement progressif après un mégacycle de froid maximum.  Peu importe si depuis 2000 (à 2014 au moins) la température moyenne soit restée stable avec une petite diminution, c’est le cycle dominant qui nous intéresse ici. Du coup, l’augmentation anthropique du CO2 n’a rien à voir avec l’acidification des Océans.(2) Les causes sont ailleurs. Azote etc . , mais aussi d’autres composés artificiels.

Mais ceci ne signifie pas forcément un désastre océanique – et alimentaire –  mais simplement une transformation gouvernée par un phénomène d’adaptation double :

  1. a) Les migrations – compte tenu aussi des courants marins encore peu connus ex. le Gulf Stream qui plonge plus ou moins profondément etc., et,
  2. b) Les mutations des organismes sur place. En général, la mutation biologique se fait rapidement pour les espèces à cycle de vie court, soit le plancton et les petits mollusques dont les petites crevettes entrant dans la nourriture des baleines etc. (i.e. la base de la chaîne alimentaire marine)

Il conviendrait également de vérifier la dissolution lente des mers de plastiques dans le milieu marin car ici la lenteur de la dissolution donne des composés artificiels, eux-mêmes très stables, mais absolument étrangers au milieu, ce qui par définition interfère avec le processus d’adaptation biologique. Il faut vérifier.

Paul De Marco, 9 novembre 2017

Notes :

  1. Il semble que l’accumulation du CO2 soit bénéfique pour la vie et pour les progrès de la civilisation. Ceci en dépit des âneries du Report from the Iron Mountain sur le climat repris par Thatcher et par les divers organismes inégalitaires et régressifs comme le Club de Rome qui ne savait même pas ce qu’était une progression géométrique comme le démontra Cambridge USA à l’époque, etc. Si réchauffement il y a, je propose une expérience simple : mettre un mètre carré de permafrost sous verre et observer le dégagement du CO2 selon le réchauffement auquel on le soumet. Puis multiplier les résultats par l’immense surface concernée, on verra facilement – même en faisant abstraction des océans – que si le CO2 n’est pas un problème en soit, au contraire – compte tenu du principe de précaution sanitaire en milieu urbain ce qui remet en cause les moyens de transport actuels et les zones industrielles – le GIEC est pour sa part très nocif. Si réchauffement il y a, il faut donc adapter les financements infrastructurels dont publics – voir mes critiques des modèles californiens – Enron – et de Colombie-Britannique – l’ineffable écurie de poulains néoconservateurs choyés du Frazer Institute – déjà dans mon Tous ensemble (section Livres-Books de www.la-commune-paraclet.com ). La privatisation des infrastructures n’est pas compatible avec les exigences du Roe qui sont insoutenables. Quand à la reprise des âneries climatiques anthropiques conçues comme de nouvelles barrières invisibles dans le cadre de la doctrine illégale de la guerre préventive et des régimes changes dans le cadre de l’interdépendance asymétrique ce n’est qu’une ânerie du niveau de Hollande – politique à juger selon son discours du Bourget et selon les faits – et de celui d’une France aujourd’hui mise dans la doudou – ce qui est pire que le million des immigrés après la Restauration : situation instable par sa nature même.

Je renvoie à mon Défi aux écologistes du 14 juin 2007, dans la Section Commentaires d’actualité du site www.la-commune-paraclet.com  Ainsi qu’à des travaux scientifiques de haut niveau plus récents :

Vincent Courtillot : “Il n’y a plus aucun réchauffement” – A voir absolument. https://www.youtube.com/watch?v=dPpMdr9VqUY

Le réchauffement climatique Les erreurs du GIEC Conférence de Vincent Courtillot + Débat https://www.youtube.com/watch?v=9afTvlz_TsQ

Réalités sur l’évolution du climat et l’impact des activités humaines 2/4 https://www.youtube.com/watch?v=v-HD3I4CfIk (soleil champs magnétiques et nuages )

EN OUTRE COMME TOUT EST LIÉ A TOUT :

Sur la base de mon Introduction méthodologique, de mon Précis d’économie politique marxiste (section Livres-Books de www.la-commune-paraclet.com ) et de mes articles intitulés le Socialisme marginaliste ou comment s’enchaîner soi-même dans la caverne capitaliste (section Economie Politique Internationale, idem) et Dette et inepties marginalistes : le cas Italien, 3 mars 2017, (dans http://rivincitasociale.altervista.org/dette-publique-et-inepties-marginalistes-le-cas-italien-3-mars-2017/ ),  je propose que la communauté scientifique évalue objectivement mes critiques définitives à la pseudoscience économique bourgeoise actuelle. La censure ( voir NÉGATION DE MON DROIT DE RÉPONSE, http://rivincitasociale.altervista.org/negation-de-mon-droit-de-reponse-odieuse-censure-philosemite-nietzscheenne-en-france-et-au-journal-le-monde/  ) est une honte académique.

2 ) Puisque le CO2 n’est pas la cause du réchauffement bien qu’il puisse causer des problèmes sanitaires surtout en milieu urbain bien que moindre par rapport aux particules fines ; et puisque le charbon est la ressource énergétique la plus accessible et la mieux répartie sur la planète ; et puisque l’économie moderne est affaire de transformation – ce qui exige des surplus d’énergie et de nourriture pour donner toute la flexibilité nécessaire à la planification de la Reproduction Elargie – ou équilibre dynamique – je propose de nouveau de réhabiliter les centrales à charbon après avoir vérifier l’efficacité des techniques suivantes : filtrage préalable dans l’eau des émanations de ces centrales pour éliminer les poussières fines – les membranes sont aujourd’hui efficaces et permettront de re-purifier l’eau. Ensuite, pompage du CO2 pour part dans des serres agricoles pour le stocker dans la végétation utile choisie à cet effet et pour part dans des circuits de transformation chimique du CO2 en gypse et autres combinés utiles, par ex. le carbone 14.  Cette voie serait supérieure à celle de la liquéfaction du charbon ou à celle des filtres actuels. La chimie étant une science, recourir à elle me semble plus sage et plus utile que de perdre son temps avec des narrations malintentionnées et de très bas niveau.

Fatta l’unità d’Italia si disse che si doveva procedere per fare il popolo italiano. Nel senso nobile di un soggetto storico sovrano questo avvenne sul tarde con la nascita della Repubblica e della sua Costituzione. A me sembra che il popolo italiano ha sempre esistito come unità culturale anche dopo il crollo dell’Impero romano. Machiavelli tra altri lo riconobbe già alla sua epoca. Dobbiamo pero riconoscere che, almeno fine al dopo-guerra, mancò una classe di dirigenti italiani degni di dare uno Stato sovrano a questo popolo e capace di difenderne gli interessi superiori. L’aristocratico Giacomo Leopardi si fece repubblicano proprio in reazione a questa indegnità e lo scrisse senza mezzi termini nel suo poema «All’Italia »

I dirigenti attuali odiano la nostra Repubblica e la sua Costituzione, ambedue figlie della Resistenza e, di conseguenza, della lunga storia del divenire umano in marcia verso un’emancipazione sempre maggiore dei popoli e dei cittadini. La odiano forse più degli arroganti ed assai volgari dirigenti della JP Morgan. Fanno tutto per aggirare o, peggio ancora, per riscrivere la nostra Carta fondamentale. Nel 2016 hanno perso il referendum sulla loro contro-riforma costituzionale. Seguendo la strategia di decostruzione adottata dopo la loro risonante sconfitta referendaria che confermò l’acqua come un bene comune, si cerca ora ottenere con negoziati diretti tra governo ed alcune regioni quello che fu clamorosamente negato col referendum nazionale del 4 dicembre 2016.

Le leggi elettorali, sin dagli anni Novanta, seguano la stessa logica di esproprio dell’espressione democratica del popolo sovrano. L’ultimo episodio è quello del cosiddetto Rosatellum contrario già dalla sua nascita ai paletti fissati dalla Corte costituzionale nel suo avviso sul Porcellum. ( vedi l’articolo nella « Categoria » « Commenti rapidi » in questo medesimo sito.)

La UE usa la stessa strategia anti-democratica. Dopo il fallito tentativo, in Francia e nei Paesi Bassi, di fare approvare il cosiddetto Trattato costituzionale europeo, i governi della UE abbandonarono la strada delle consultazioni democratiche a favore dei negoziati inter-governamentali. Imposero così un testo similare nella forma del mini-Trattato di Lisbona, benché questo essendo un semplice trattato non crea gli stessi vincoli implicati da una costituzione.

Dopo la distruzione interna del PCI consumata alla Bolognina nel 1991, furono spazzati via gli ultimi ostacoli alla loro perversa voglia filo-semita nietzschiana di « ritorno » ad una società della nuova domesticità e della nuova schiavitù. Il cosiddetto Patto Sociale del 1992 iniziò questa marcia socio-economica e culturale a ritroso. Grazie all’implosione dell’Unione Sovietica il loro progetto prese subito le dimensioni di una vera e propria regressione su scala europea e globale. Al livello mondiale, il neoliberalismo globale, ispirato alle teorie fasciste dell’ebreo-austriaco von Mises ed a quelle dei discepoli più o meno diretti nella Chicago University, tali gli ebrei-americani Hayek e Milton Friedman assieme alla loro Societé du Mont Pélerin, assunse una chiara dimensione parassitaria levando le ultime barriere capitalistiche ancora opposte all’egemonia della speculazione finanziaria.

Ad esempio, con l’abrogazione nel 1999 del Glass Steagall Act e più ancora con le migliaia di milioni di liquidità iniettate nel sistema bancario privato dopo il 2007-2008, sparì de facto il ratio prudenziale bancario governato dalle banche centrali. Questo ratio essendo sostituito con i salvataggi continui finanziati con fondi pubblici, si cancella l’unico meccanismo capitalista di correzione del divario tra economia reale e economia speculativa che caratterizza le crisi capitalistiche, dunque le purghe e le fusioni che ne seguono. Al livello europeo, sotto la forma del federalismo neoliberale spinelliano – cioè, filo-semite atlantico – questa regressione prese la forma di una integrazione europea subordinata all’egemonia globale del capitale speculativo. Le barriere tariffarie del GATT furono soppresse con la transizione all’OMC senza l’adozione di Preferenze comunitarie.

La logica della cooperazione tra blocchi commerciali consolidati aveva come obbiettivo quello di adattare al livello supra-nazionale la gestione della concentrazione-centralizzazione del capitale espressa nella forma multinazionale o transnazionale delle grandi imprese. L’abbandono di questa logica si concretizzò nel Trattato di Maastricht per poi arrivare alla creazione della Eurozone sottomessa ad una BCE ormai quasi-indipendente del potere politico. Questa gestione della moneta unica e del credito all’epoca della finanza speculativa accelerò la crisi strutturale del capitalismo, iniziata già alla fine degli anni 60 ed all’inizio degli anni 70. François Perroux parlò allora di « società mature », riprendendo così sotto un’altra forma l’analisi marxista della contraddizione tra sovrapproduzione e sottoconsumo.

La gestione reazionaria di questa crisi portò al Fiscal Compact, cioè alla sottomissione dell’intera politica socio-economica e culturale all’unico obbiettivo di rimborsare un debito nazionale già da tempo fuori controllo perché abbandonato al mercato privato speculativo e dunque alle banche private. Cioè, alle stesse banche private oggi salvate in permanenza, particolarmente sin dal 2007-2008, con il rimborso a 100% del debt provisioning e con l’iniezione di ingenti fondi pubblici utilizzati per ricapitalizzarle senza pretendere in scambio nessuno controllo azionario pubblico. Ad esempio, il MES inizialmente creato come slava-banca della Eurozona costò al nostro Paese attorno a 4 % del PIL, senza riuscire minimamente ad arginare la crisi. Seguirono altri rimedi neoliberali incluso il più recente « quantitative easing ».

Queste scelte politiche non sorprendono, anche per il fatto che, in Italia, il profiling imperiale è diventata una scienza esatta. I nostri dirigenti hanno trasversalmente violato in modo palese tutti i principi cardini della nostra Costituzione inserendoci, senza la minima consultazione referendaria preliminare, l’Articolo 81 – parità di bilancio sottomessa alla disciplina europea – e l’Articolo 99 – parità reagniana di bilancio per gli Enti locali, cioè il cosiddetto patto di stabilità interno.

Il pretesto di questa modifica, per me ultra vires, fu come sempre sin dal 1992, l’Articolo 11. Questo, oltre a ripudiare la guerra come metodo di risoluzione dei conflitti internazionali, permette di non consultare il popolo sovrano per essere in conformità con i trattati internazionali. Solo che, normalmente, questo dovrebbe applicarsi ai trattati conformi alla Carta dell’Organizzazione delle Nazioni Unite ed alla Dichiarazione Universale dei Diritti Fondamentali Umani Individuali e Sociali, testi identicamente ispirati perché anche loro nati dalla Resistenza al Fascismo ed al Nazismo. Per il resto dovrebbe essere chiaro che non si possono subordinare i principi cardini della Costituzione, contenuti nel suoi primi 10 articoli, ad una giurisdizione esogena senza l’approvazione popolare espressa in una nuova Assemblea costituente. Dopo la relegazione del PCI all’opposizione nel 1947, l’Italia dei stay-behind e del Gladio divenne rapidamente un paese a sovranità limitata: questo fu dimostrato dal numero di basi militari americane oggi superiore al numero delle province, ma mantenute tacitamente fuori del dibattito pubblico. Questo perché, sin dall’inizio con Alcide De Gasperi, tutti sapevano che questa presenza era ovviamente contraria alla Costituzione. Anche al livello dell’interpretazione della Costituzione esiste un lassismo istituzionale di classe tutto italiano, diciamo servilmente atlantico e filo-semita nietzschiano.

Abbiamo alluso qui sopra al fatto che i referenda veneto e lombardo del 22 ottobre 2017 servono solo a passare oltre alla volontà popolare chiaramente espressa durante il referendum del 4 dicembre 2016. Questo si verifica facilmente guardando ai risultati, incluso nel Veneto – affluenza : 76,7 % con 61,9 % di no alla proposta costituzionale di Renzi-Gutgeld and Co – come pure in Lombardia – affluenza 74,2% con 55,5 % di no ( vedi tutti i risultati in http://www.repubblica.it/static/speciale/2016/referendum/costituzionale/ )

Questo spiega perché, incredibilmente, nel 2017 non ci fu nessuno dibattito nazionale e nessuno dibattito regionale a difesa dell’unità e della Costituzione della Repubblica italiana, « una e indivisibile ». In effetti, come fu dimostrato dall’atteggiamento dei dirigenti e dei sindaci PD nelle due regioni citate, al livello governativo si sperava nella vittoria del Si per legittimare l’apertura immediata dei negoziati. L’unica precauzione espressa dall’Emilia-Romagna fu di ristringere i negoziati auspicati proprio alla devolution promessa nel progetto di revisione costituzionale sconfessato dal popolo italiano nel 2016. Per fortuna, il referendum veneto del 22 ottobre 2017, anche se ha raggiunto quasi a stento il quorum, fu formulato in modo così vago da non legittimare minimamente la pretesa ad uno Statuto speciale. Quello lombardo, indetto cautelativamente senza nessuno quorum, mobilizzò a stento un può più di un terzo dell’elettorato, mentre Milano, Città Medaglia d’Oro della Resistenza, espresse chiaramente la sua contrarietà. Basta dunque dare un’occhiata ai risultati del referendum democraticamente condotto del 4 dicembre 2016 per capire la strategia di astensionismo colpevole adottata dal governo nazionale e trasversalmente da quasi tutti i dirigenti attuali. In queste triste circostanze mi sembra che i negoziati subito accettati dal governo Gentiloni, non hanno la minima legittimità democratica né costituzionale.

In tanto, sembra che questi negoziati porteranno alla devolution secondo una strategia estratta dalle pagine di introduzione della « game theory ». Il Veneto alza il tiro e chiede uno Statuto speciale, la Lombardia leghista cercherà di imbrogliare le carte chiedendo uno strano statuto di « regione speciale » fondato sul recupero del cosiddetto « residuo fiscale ». Di per se questo rappresenta una domanda anti-costituzionale, visto l’obbligo della perequazione nazionale. Intanto l’Emilia-Romagna giocherà il ruolo di terzo per arrivare alla generalizzazione della devolution a favore delle regioni più ricche. Questo essendo l’intenzione, rimane che tale accordo, illegittimamente concluso con questi negoziati, dovrà comunque essere sottomesso ad un referendum nazionale. Se non altro perché modifica una seria di articoli costituzionali centrali della divisione dei poteri.

Sottolineo il fatto che la discussione sul residuo fiscale è altamente tossica. In effetti, gli ultimi referenda veneto e lombardo si iscrivano nel contesto della regionalizzazione anti-Stato nazionale all’interno di una Unione Europea spinelliana e neoliberale. Con le privatizzazioni muro a muro implicate da questa tendenza, alle quali si aggiungono gli effetti della gestione neoliberale della crisi economica-finanziaria, le disparità regionali andranno fatalmente a crescere. La Costituzione prevede un meccanismo di perequazione; paradossalmente questo diventerà più oneroso per le province più ricche – cioè, in realtà, quelle favorite sin dal 1860 dalle politiche socio-economiche e culturali dello Stato centrale capitalista. A questo punto, si andrà verso la riduzione drastica dei LEA, accelerando così la disgregazione sociale della nostra Repubblica. Oppure si sceglierà di ridurre drasticamente la perequazione, portando alla sua distruzione fiscale, già iniziata con il famigerato federalismo fiscale imposto al Paese – contro le mie proteste all’epoca – senza il minimo studio di impatto: Già! visto che l’obbiettivo era di sabotare il sistema per poi prenderne pretesto per riformare nel senso della devolution spinelliana e filosemita nietzschiana. Si prevedono altri guai solo a pensare che i devoluzionisti mascherati del federalismo fiscale non furono mai capaci di definire la metodologia da utilizzare per passare dai costi storici ai costi standard …

Visto che poca gente capì la logica della devolution contenuta nella riforma a-costituzionale di Renzi-Gutgeld and Co, preme ritornare brevemente sul soggetto, rimandando ai miei articoli accessibili nella Categoria « Costituzione » del sito http://rivincitasociale.altervista.org . L’ottica era la distruzione della Repubblica nata dalla Resistenza e della sua democrazia sociale sancita nei suoi principi cardini. Ci fu l’illusione assai diffusa di una ri-centralizzazione di alcuni poteri che, in effetti, non era contenuta nel testo della contro-riforma renzi-gutglediana. Si trattava solo di riformulare il Capitolo V per permettere la privatizzazione di tutte le 8000 e più impresse municipali tra le quali molte valutate ad oltre 2 miliardi di euro e operando nel quadro dei beni comuni. La privatizzazione delle ricchezze pubbliche costituì la nuova frontiera del capitalismo esteso all’Est dopo la caduta del Blocco sovietico. La stessa cosa vale ora per le municipalizzate essendo quasi esaurito il processo di privatizzazione e di quotazione in borsa delle grandi imprese nazionali. L’ebreo americano-israelo-italiano Yoram Gutgeld lo dice senza mezzi termini nel suo libro che servì di programma al PD, e più particolarmente al PD di Renzi e dei suoi alleati e successori. (Vedi la mia recensione in italiano nella Sezione Critiques de Livres-Book reviews del sito www.la-commune-paraclet.com .) Ovviamente, in questo periodo di crisi della finanza speculativa, i più fortunati in possesso di montagne di quello che ho chiamato « Kerouac paper » – in referenza ai provvidenziali rolli di carta utilizzati dal autore di On the road – sognano di trasformarle in titoli di proprietà più sicuri e più concreti. I finanzieri del Rinascimento, Fugger ed altri, fecero la stessa cosa… per proteggersi … visto gli anatemi dell’epoca contro l’usura.

Queste privatizzazioni al livello municipale sono abbastanza più difficili da realizzare rispetto a quelle effettuate al livello nazionale, ad esempio, all’inizio del processo con l’ineffabile Prodi per l’IRI, cioè il cuore del sistema industriale pubblico quando l’Italia era ancora degna di essere una delle tre potenze fondatrice della UE. Secondo il giudizio espresso da Schroeder questi usa parlare prima e pensare dopo. Non sembra proprio essere un’eccezione tra i nostri dirigenti attuali. La difficoltà del processo tiene sopratutto al fatto che queste municipalizzate operano nel quadro dei servizi pubblici, altrimenti concepiti come « beni comuni ». Le resistenze delle popolazioni locali sono fortissime mentre il numero dei comuni è altissimo nel nostro Paese, come d’altronde in Francia. Per superare questo ostacolo si tentò di centralizzare. Il perché di questa manovra fu bene illustrato dalla Legge Madia già ideata prima del referendum. Alla fine, la Legge Madia, benché in parte dichiarata anti-costituzionale, non esitò ad aprire la porta alle privatizzazioni al livello locale, anche per l’acqua bene pubblico malgrado il risultato senza ambiguità del referendum del 2011.

Ma il cuore della contro-riforma costituzionale di Renzi-Gutgeld era l’articolo 116, cioè la devolution ideata per creare un « federalismo competitivo ». ( http://rivincitasociale.altervista.org/la-riforma-costituzionale-renzi-gutgeldiana-distruzione-del-paese-ad-opera-del-federalismo-competitivo/ ) Prevedeva la devolution di quasi tutti i poteri centrali declinati nell’articolo 117, a dirittura secondo l’esempio delle province di Trento e di Bolzano !!! E questo per tutte le provincie giudicate « virtuose » secondo il patto di stabilità interno, ma senza essere troppo puntigliosi sul ruolo della finanza speculativa nelle leggi di bilancio regionale … La regionalizzazione del Senato, non più eletto democraticamente dalle elettrici e dagli elettori ma solo abilitato a interloquire con la UE completava quest’opera di decostruzione. Sapiamo che già ora più di 80 % delle leggi nazionali sono mere traduzioni parlamentari delle direttive europee. La Camera dei deputati serviva sopratutto per assicurare la sicurezza interna all’epoca della traduzione europea del Patriot Act dei crociati imperialisti e filo-semiti americani. Col tentativo di « ritorno » ad una società della nuova domesticità e della nuova schiavitù con tanto di controllo dei flussi di comunicazione – nuova inquisizione – e di deferenza imposta verso l’Autorità auto-designata, le cittadine/i sono naturalmente considerate come nuove « classi pericolose ».

La casta filo-semita nietzschiana e spinelliana di servi in camera nostrali è scelta imperialmente col ricorso al profiling. I risultati di tali costumi si vedono ad occhio nudo, l’Italia, da tempo paese a sovranità limitata, essendo diventata il laboratorio della regressione all’interno della UE nella quale, a differenza della più piccola Grecia, pesa ancora attorno al 16 % del PIL europeo. Questi dirigenti hanno così scelto di dissolvere la Repubblica e sopratutto la sua Costituzione partigiana nella regionalizzazione effettuata nel quadro di una Europa del capitale speculativo, cioè contraria all’espressione della volontà sovrana dei suoi popoli e nuovamente venduta alla democrazia neo-liberista censitaria. Si passa così dal sistema una elettrice/un elettore = un voto, al sistema un euro = un voto.

Ecco l’Articolo ignorato da quasi tutti malgrado le mie analisi:

« Art. 30. (Modifica all’articolo 116 della Costituzione). 
1. All’articolo 116 della Costituzione, il terzo comma è sostituito dal seguente:
«Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui all’articolo 117, secondo comma, lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, m), limitatamente alle disposizioni generali e comuni per le politiche sociali, n), o), limitatamente alle politiche attive del lavoro e all’istruzione e formazione professionale, q), limitatamente al commercio con l’estero, s) e u), limitatamente al governo del territorio, possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, anche su richiesta delle stesse, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei principi di cui all’articolo 119, purché la Regione sia in condizione di equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio. La legge è approvata da entrambe le Camere, sulla base di intesa tra lo Stato e la Regione interessata ». »
in http://www.altalex.com/documents/leggi/2016/04/13/riforma-costituzionale-il-testo

Questa devolution italiasca va a contro-corrente della storia come già argomentato nel mio articolo intitolato « Secessioni: Europa delle regioni sottomesse al capitale o Europa sociale fondata sull’Europa dei suoi Stati nazioni o multinazionali ? » 6 ottobre 2017, in http://rivincitasociale.altervista.org . Il federalismo europeo spinelliano ipercentralizzato non passa. Alla gestione centralizzata dell’euro non fu aggiunto né la sciocchezza degli eurobond, né quella di ammortizzatori sociali europei – che avrebbero costato 11 % del PIL alla Germania ! – né una unione bancaria generalizzata oltre le più o meno 130 banche europee sistemiche, la Germania rifiutando giustamente di mettere in pericolo le sue banche regionali strettamente legate al suo sistema economico-industriale. Anche il QE viene versato in proporzione al PIL rispettivo dei paesi membri secondo la valutazione dei rischi, la BCE non potendo comprare, almeno fin ad oggi, nessuno junk bond (vedi l’esempio della Grecia). Se sfortunatamente le cooperazioni rinforzate sono passate di moda non vi è nessuna speranza realistica di emergenza di un vero ministero europeo dell’economia e dell’industria. Anche l’articolo 63 del trattato di funzionamento della UE relativo alla libera circolazione dei residenti all’interno dello spazio di Schengen, cioè uno dei maggiore aspetti dell’integrazione europea realizzata dal basso, è oggi rimesso in questione col pretesto dei flussi migratori purtroppo necessari ad un Europa in processo di invecchiamento demografico. La scelta spagnola-europea in reazione alla voglia autonomista spinelliana della borghesia della Catalogna è l’ultimo esempio di una lunga e significante lista, purtroppo ignorata in Italia. Sottolineo nuovamente il paradosso del pretestuoso ricupero del residuo fiscale da parte di regioni nordiste sempre privilegiate dagli investimenti centrali e dalla localizzazione delle industrie e dei settori strategici con le loro sedi sociali con rispetto alla logica nazionale della perequazione e dei LEA.

Va anche sottolineato l’inanità del pensiero socio-economico sintetizzato nella vacua narrazione del cosiddetto Modello del Nord-Est. Sin dal 2007-2008, l’Italia ha subito una emorragia di attorno a 5 milioni dei suoi cittadini. Furono 124 076 connazionali a scappare via solo nel 2016, anno di implementazione completa del Jobs Act. Numeri da non dimenticare come si sol fare quando si analizza il tasso di disoccupazione e quello della forza di lavoro attivo. Quelli del Sud essendo già stati sacrificati, nel 2016 l’emorragia toccò più particolarmente il Veneto, la Lombardia e la ormai cambiata Emilia-Romagna. Non si tratta più di smanie per il vestito necessario per andare in villeggiatura e fare buona figura ( vedi il ritratto sociale di Goldoni: https://www.youtube.com/watch?v=bdNkP5XSFOA ) Si tratta di una fuga vera e propria: « Le regioni per le quali è più importante il flusso migratorio verso l’estero sono la Lombardia (20.389, pari al 19,9% del totale delle cancellazioni), la Sicilia (10.410, pari al 10,2%), il Veneto (9.499, pari al 9,3%), il Lazio (9.298, pari al 9,1%) e il Piemonte (7.767, pari al 7,6%). Le prime cinque province di cancellazione sono Roma, Milano, Torino, Napoli e Palermo da cui proviene circa il 25% delle migrazioni in uscita.» ( vedi: http://www.repubblica.it/cronaca/2017/10/17/news/emigrati_italiani_nel_mondo_rapporto_migrantes_record_fuga_all_estero-178510095/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-T1 )

Nell’occorrenza, senza usare del vocabolario familiare ai leghisti a metà, notiamo che in questa nuova e massiccia fuga nazionale per salvarsi la pelle, malgrado o a causa del Jobs Act ed altre politiche di smantellamento affine, la prima fase di sostituzione dei « terroni » con « polentoni » o altri « frasconi » locali non basta più. E forse anche per questo che quelli che Goldoni, anche lui obbligato a scappare, chiamò « i rusteghi » (vedi : https://www.youtube.com/watch?v=c-E72r2DoAs ) si fanno concorrenza nelle narrazioni a base razzista e populista. Il presidente Scalfaro, resistenze orgogliosamente calabro-piemontese, denunciò a suo tempo « una mancanza di sale » in gioventù. Per non dire nulla sull’influenza ideologica tipicamente reazionaria, non ancora del tutto « acqua passata », di vecchi proprietari di vaporetti … Siamo lontani dallo spirito della Resistenza veneta (vedi: https://it.wikipedia.org/wiki/Resistenza_veneta )

Da tempo ho cercato di allertare contro le illusioni del cosiddetto Modello del Nord-Est. Sotto-giacente c’è una consapevolezza di dovere inserirsi in modo vincente nell’economia mondiale e perciò fare tutti i sforzi necessari per affrontare le sfide della mondializzazione e della globalizzazione. La localizzazione privilegiata nel quadro europeo assieme alla storia ereditata della Serenissima sono fattori essenziali. Purtroppo si dipende di quale tipo di inserimento si parla. Le scelte contemporanee sembrano invece essere una fuga in avanti motivata da un inarrestabile declino e dal risentimento da esso nutrito, molto più che una strategia regionalmente e nazionalmente vincente.

La deriva iniziò negli anni 60 e 70 quando la DC favorì la regione bianca veneta contro l’Emilia-Romagna rossa. Con la frangente reaganiana, poi aggravata con il trionfo del capitale speculativo globale, il Modello del Nord-Est punto sull’esportazione. Come in Germania, la tradizione delle imprese familiari, più numerose rispetto alla Francia, dimostrò una certa performance nel commercio internazionale. Ma questo era anche vero per le cooperative rosse. Sopratutto queste imprese, appoggiate da fondazioni finanziarie locali, vivevano dell’indotto delle grandi industrie e aziende pubbliche italiane oppure erano specializzate nel made in Italy.

Se si voleva seriamente difendere il lato buono del Modello del Nord-Est, non si poteva appoggiare le privatizzazioni muro a muro e la finanziarizzazione ad oltranza dell’economia e dunque neanche la fine della pianificazione nazionale per lo meno strategica. Oggi, scordando Verdi, si fa indotto per l’economia tedesca e austriaca, assumendo un ruolo sempre più subalterno, altro che « parroni a casa nostra »! E per colmo, nel quadro del fallimento speculativo delle banche locali ed il « credit crunch » prodotto dal quantitative easing della BCE, i quali dirigenti non sanno più di Janet Yellen cosa sia realmente l’inflazione e dunque il prezzo giusto!!! Questa è ormai la scienza economica di tanti pitre nobelizzati … Il servilismo dei nostrali servi in camera, incluso al livello accademico, ci costringe a leggere queste triste verità nelle analisi di Bloomberg! (vedi: «Tradite dalle banche, 40.000 aziende italiane sono in un limbo », di Sonia Sirletti – Luca Casiraghi – Tommaso Ebhardt *

http://contropiano.org/documenti/2017/10/24/tradite-dalle-banche-40-000-aziende-italiane-un-limbo-096995 )

Prima di andare più avanti nella strada della perdizione regionale e nazionale, converrebbe ricordarsi che le stesse scelte socio-economiche e culturali producono i medesimi risultati nonostante la taglia dell’entità geografica considerata. Solo che queste conseguenze sono più nocive con l’aggravio delle scelte spinelliane e filo-semite nietzschiane che privilegiano la crescita delle disuguaglianze tra cittadine/i. L’autonomia di per se non risolve nessuno problema. La corruzione rampante nella Valle d’Aosta ne da una buona illustrazione. (Vedi: « Sprechi, scandali e privilegi l’autonomia senza limiti che regna in Valle d’Aosta » La più piccola regione italiana è un esempio di mala-gestione. Al riparo del suo statuto speciale e di una politica pervasiva, di SERGIO RIZZO 29 ottobre 2017 http://www.repubblica.it/politica/2017/10/29/news/sprechi_scandali_e_privilegi_l_autonomia_senza_limiti_che_regna_in_valle_d_aosta-179627494/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1 )

Senza sorpresa la privatizzazione ha dato più spazio al livello nazionale alle mafie ed alla corruzione, già endemica nel nostro paese. La regionalizzazione del Paese porterà questo processo al suo apice. Se il Mezzogiorno già esangue pagherà un prezzo esorbitante, il Nord dell’Italia diventerà fatalmente il Mezzogiorno della Mitteleuropa. Già oggi gli arresti e le indagini nel Veneto, ad esempio per il Mose, o nella Lombardia, ad esempio per la gestione della sanità, dimostrano che le mafie del Sud fanno solo ufficio di fanti subalterni. Presto ci toccherà abituarsi ad emergenti discorsi di mobilizzazione dall’altro lato del Brenner e di treni italiani giudicati troppo sporchi …

Manca la voglia di riscatto nazionale. Eppure, nel contesto della globalizzazione e delle nuove ondate di massificazione di nuove tecnologia, l’Italia, come la Germania, godeva di una ottima situazione iniziale. Questo perché le grandi città italiane sono bene ripartite sul territorio nazionale. Potevano naturalmente giocare il ruolo di autentiche Città metropolitane, cioè di centri di localizzazione dei vari tecnopoli necessari per mantenere alto l’inserimento qualitativo del Paese nell’economia mondiale. Non si può adottare forme senza contenuto come fu fatto da noi e semplicemente ribattezzare le provincie in Città metropolitane. In questa ottica, non si deve neanche accontentarsi di variabili superficiali, ad esempio, mutatis mutandis, una migliore quotazione finanziaria per le città con oltre un milione di residenti. Invece, si doveva puntare sulla creazione di concentrazioni tecnologiche locali intrecciate nazionalmente per favorire le sinergie positive e guadagnarsi il posto nella catena mondiale della sovrappiù o se si vuole del valore aggiunto mondiale.

Al livello locale nessuna autonomia permetterà mai l’applicazione di questa strategia. Al contrario, si farà fatica solo per conservare una posizione subalterna nella detta catena con un indotto centrato al meglio sull’ottenimento temporaneo di « mandati di produzione » in provenienza di transnazionali. Per ragioni di ottimizzazione fiscale, queste aziende de-localizzeranno le loro sedi sociali in Olanda o altrove per completare le altre manovre di outsourcing. Intanto, i territori saranno messi in competizione selvatica tra loro per ottenere questi « mandati di produzione », per definizione sempre temporanei (ad esempio, l’assemblaggio di tale o tale modello di automobile ecc.)

Senza il ritorno ad una pianificazione strategica la costituzionalizzazione delle Città metropolitane risulta essere solo un stratagemma per progredire verso il disastroso « federalismo competitivo » malgrado l’evidenza dei disastri socio-economici, sanitari e culturali già prodotti dal famigerato federalismo fiscale. Rimando qui ad un classico della letteratura ancora oggi pertinente: Georges Benko, Géographie des technopôles, Masson, 1991. Ad esempio, in questa ottica tecnopolitana, ero personalmente a favore del Mose per salvare la laguna e trasformare Venezia nel tecnopolo italiano di elettronica e tele-burotica. Con un sforzo in questo senso implementato in sinergia con le altre città metropolitane italiane – università, servizi di alta gamma ecc – tutti i fattori di localizzazioni, incluso la bellezza del territorio ed il livello artistico e culturale erano già presenti. Venezia poteva così rinascere e crescere. Invece avrà ragione Margot Galante Garrone quando avvertiva: « Come è triste Venezia/ e davvero mi sa/ che nel futuro prossimo/ più triste ancora sarà » . L’argomento vale anche per la Lombardia dei leghisti … (vedi : https://www.youtube.com/watch?v=uc2fh99zIo0 )

Oggi ad una autentica strategia economica-industriale nazionale, si dovrebbe aggiungere la rivendicazione di una nuova definizione dell’anti-dumping capace di andare di pari passo con politiche di pieno-impiego fondate sulla Riduzione del tempo di lavoro e la spartizione del lavoro socialmente disponibile tra tutte le cittadine/i idonee al lavoro. La definizione attuale risulta puramente anti-economica e anti-umana perché fondata sulla competizione globale sull’unica base del salario capitalista individuale, in astrazione di ogni contributo sociale e di ogni tassa necessaria per finanziare le infrastrutture e i servizi pubblici. In oltre, fa astrazione dei criteri ambientali minimi, incluso quelli discendenti del principio di precauzione. ( Vedi l’Appello in http://rivincitasociale.altervista.org ) E stata così sancita una feroce competizione globale al ribasso.

Di tutto questo gli autonomisti leghisti ed altri non parlano perché interessa loro unicamente la continuazione del trasferimento accelerato delle ricchezze pubbliche al 1 % e più ancora al 0,1 %. Sono realmente « ancora una volta » filo-semiti nietzschiani e spinelliani. Impoveriscono i 99 % della popolazione rendendoli complici per associazione, loro malgrado, con l’abuso del populismo e con la complicità trasversale dei dirigenti, e della cosiddetta intellighenzia – quella delle « moltitudini » sostituiti ai cittadini ? -, incluso al livello centrale.

In riassunto, manca tragicamente la difesa dei principi cardini della nostra Costituzione e la ripresa del controllo pubblico del credito, prima di imporre una nuova definizione dell’anti-dumping capace di proteggere i tre elementi del « reddito globale netto » dei focolari da me richiesto da tempo. Vedi ad esempio l’Appello in http://rivincitasociale.altervista.org .

Per parte nostra rimaniamo dal lato dell’emancipazione umana e dell’eredita democratica nazionale difesa da tra altri dal calabrese di spirito profetico dotato, Gioacchino da Fiore, Dante, Petrarca (1) ,ecc, e dal Mazzini laico inspirato da Gioacchino, senza ovviamente dimenticare i Fratelli Bandiera …

Paolo De Marco

San Giovanni in Fiore, 28 ottobre 2017

1) Mi sembra che il Canzoniere di Petrarca è una vasta metafora per l’unità dell’Italia simboleggiata dalla figura amata di Laura, unità da fare rinascere nutrendola con la riscoperta della cultura antica, cioè più scientifica delle contemporanee narrazioni cattoliche ed altre. Platone nella Repubblica distingue le « menzogne vere » ideate per spingere in modo etico-politico verso un migliore avvenire comune, dalle narrazioni ideate per mantenere le società e gli individui nella subalternità. Vedi a proposito il mio saggio « Brevi appunti su Gioacchino da Fiore pitagorico » , presentati alla Conferenza organizzata dall’Associazione culturale Gunesh, il 27 agosto 2016 , in http://www.la-commune-paraclet.com/ItaliaFrame1Source1.htm#gioacchinogunesh

Vedi qui sotto oppure in http://cotroneinforma.org/giornali, numero 131, pp 12-14

Vedi pure l’articolo del CCLD: « DISOCCUPAZIONE, COSTITUZIONE E DEMOCRAZIA : i disoccupati di San Giovanni in Fiore chiamano all’unità tutti i disoccupati e precari della Calabria » in http://cotroneinforma.org/giornali , numero 130, pp 4-5

Aggiornamento: Dopo un incontro con il sindaco di San Giovanni in Fiore il martedì 23 ottobre 2017 ci fu detto che la graduatoria per i 230 corsi di formazione dovrebbe uscire presto, dato che la Procura ha finito le sue indagini a proposito. Per quello che riguarda la Misura 8 – attività boschive – la Regione sembra essersi dato fino a metà di novembre per inserire i progetti dei comuni calabresi nel computer. Dopo di che questi progetti dovranno essere valutati e la risposta trasmessa ai comuni che dovranno eventualmente procedere con i bandi pubblici. La tempistica va immaginata in questo contesto. Ci auguriamo che la Regione e il Comune, consapevoli dell’urgenza risentita dai disoccupati in lotta da ormai due anni, procederanno con massima celerità.

Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso, fine ottobre 2017

 

 

They don’t pay their fees but still want to call the shots!

In memory of my elder brother Giuseppe De Marco medically murdered by Jews with the complicity of Canadians, Italians and others.*

For the Text of the Unesco resolution on Occupied Palestine », Oct 12, 2016, see http://unesdoc.unesco.org/images/0024/002462/246215e.pdf. Basically it makes clear that history, international law and human rights cannot be cancelled by the Israeli pretention to continually use force or by its sectarian thinking.

A famous French pitre, one named Finkielkraut, openly spoke about the right of Jews to have « separation ». He nevertheless kept his job in a most prestigious secular French School or Grande Ecole! If a non-Jew had advocated the same idea what would have happened? Is this a latent ghetto wish? At the time, I had tried to show the perniciousness of this line of thinking. (1) My point is that equality is sacred but that exclusive (divine ?) self-election is the worse crime that can be perpetrated against Humanity, it amounts to a sectarian dangerous pathology. Imagine if all « gentile » nations would emulate the Israeli kind of separation, now ferociously and arrogantly imposed on Palestinians in their own lands …

All natural, social or fictional realities present themselves in particular entities that belong to a species. From the aggregation of identical things we can derive generalizations. This is the basis of empirical science. Aside from general laws science can also lead to universal laws. (2)

Singular entities are either particular or extra-ordinary. In the later case, literally speaking, they are monstrosities. They can neither lead to general nor to universal laws. The worse narrative of them all tends to transform singularity into universality. The pretext is the exclusive (divine ) election of one « race », itself divided into tribes which are differently elected. Of course, such a lunatic attitude, when acted upon, inexorably leads to conflicts and to wars.

This is the logic of exclusivism. The Young Marx analyzed it rigorously in his book The Holy Family, which contains his essential analysis entitled The Jewish Question. Drawing from earlier and contemporary authors, with an emphasis on Thomas Paine’s Rights of Man , the Young Marx shows that demo-cracy is based on the total refutation of any exclusive racist and theocratic divine election. From this refutation derives the secular evidence of the sovereignty of the people.

This evidence is enshrined within all modern democratic and republican-democratic constitutions. The extension of Natural Law – Vico’s « diritto delle genti » – to the inter-relationships between peoples and States forms the basis of modern international law such as it is embodied, for instance, in the Charter of the UN System, as well as in the charters of UN Specialised Agencies such as the Unesco. This applies most eminently to the Universal Declaration of the Fundamental Individual and Social Rights. Note that the Declaration speaks in the name of the Human species and as such it cannot be reconciled with a literal reading of the Leviticus – which is nothing other than a rough, racist and exclusivist copy of the Hammurabi Code albeit dogmatically adapted to a different set of circumstances.

One essential fact must be emphasized: modern democratic constitutions as well as the UN Charter and the 1948 Universal Declaration were the results of the anti-Nazifascist war alliance. As such they mark a civilizational leap forward which new philo-Semite Nietzscheans (3) backed by their speculative stateless transnational enterprises and banks now want to dismantle in their drive to forcefully « return » Humanity to a new domesticity and a new slavery.

I have tried to elaborate on Marx’s essential critique of exclusivism. An entire section of my first Web site www.la-commune-paraclet.com was dedicated to it. It is called Racism/Facism/Exclusivism. Looking at his entire production, Marx’s main scientific contributions are the critique of exclusivism and the Marxist law of value. Notice that, so far, all academic Marxologists washed pompously about the « Young Marx » (as opposed to Althusser’s Marx of the maturity ) just to avoid speaking about his fundamental critique of exclusivism. These sorry crews can wash profusely on fetishism without proffering a word about the relations of exploitation in the immediate production process … As for the Marxist law of value, up until my essential contribution, they all failed to understand its real scientific nature and to defend it as such. (See the already mentioned Note 2). Worse, they accepted the falsifications imposed on Marx by Böhm-Bawerk, Bortkiewicz, Tugan-Baranovsky et al., in order to destroy Marxism from within. They did this with the invention of so-called « Marginalist socialism » or « market socialism ». I have shown in my essay « Marginalist socialism or how to chain oneself in the capitalist cavern », 2014/2015, how this degeneration eventually led to the collapse of the USSR from within because it had fallen on such ill-intentioned and surnumerary hands. (4)

With the illegal auto-proclamation of the State of Israel in 1948 and the shift in theoretical and political allegiance it provoked, we are witnessing an increasing and dangerous tendency for Israel to move toward a reaffirmation of its exclusive rights as the sole divinely elected « race ». This peculiar reading of the Jewish religious texts has no consideration whatsoever for the original sources, among others those written in Sumerian – for instance the Epic of Gilgamesh which provides the stories of Genesis and of the Deluge and many others– in Akkadian – the Legend of King Sargon from which Moses’s narrative is largely derived – or in Babylonian – such as the Hammurabi code. (5) Some archaic minds even want to erase Al-Haram al-Sharif, the Third Holy Place of Islam in Al Quds-Jerusalem, in order to rebuilt the legendary Solomon Temple for which, as President Arafat rightly emphasized, there isn’t the least archeological or historical evidence. Interestingly, they describe this temple as so shiny as to « blind the eyes ». Indeed! Such an archaic and ridiculous pretention can only alienate Israel’s neighbours, some now placed under direct colonial occupation while other are under direct Israeli fire – including through « regime change » and the illegal organizing, financing and arming of terrorists groups like IS also known as Daesh (6)

In a fashion well described by Shakespeare in his Merchant of Venice, it equally antagonises the greatest part of the International Community. In accordance with the Charter of the UN General Assembly, the international community recognises the strict equality of all States, great or small. The tentative of Israel to ally itself with the US, pushing it forcefully along a destructive philo-Semite Nietzschean and imperial path, can only make things worse. At the same time, this fake dual empire in which the costly and parasitic client dictates to the foolish master – look at the grotesque overrepresentation so pervasive in the US and in many Western nations – inexorably leads to defeat: Not only in Afghanistan and Iraq after 9/11 – another Tonkin incident … -, but also in Gaza, in Lebanon, in Syria etc. The illegal preventive war doctrine coldly envisaged the destruction of more than 66 countries, mainly Muslim countries, over and above the foolish imperial willingness to destroy all economic and military rivals, including Western nations.

As shown by Germany after the First World War – Rathenaus’s claim to have German blood (sic) did not convince some right-wing groups – a wounded and defeated empire quickly turns with a vengeance against those designated as the cause of its decline. The CIA and the US Establishment have said before that the USA are not always « on the same page » as the Jewish State. Professors from prestigious American universities have recently warned against the deleterious impact on the United States’ national interests of an exclusive alliance with Israel, that is to say with the now predominant Right-Wing racist, theocratic and exclusivist Zionists. (7) Lest one forgets, Netanyahu’s father, like many others, had worn the brown shirt in Germany. Surely, the American public remembers the brave and candid young 23-year-old American woman, Rachel Corrie, pitilessly bulldozed by the arrogant and criminal Israeli Army and its whole political and military chain-of-command.

We underline the fact that the State of Israel is still strictly speaking illegal: in fact, within the 1947 Sharing Plan of the UN, no singular State can exist in the former UN Palestinian Mandate without the existence of the other State and the recognition of the International Status of Jerusalem. This Sharing Plan should have been the object of a referendum at the time of its adoption, if only to reinforce its legitimacy. Be it as it may, the UN has repeatedly called for the Israeli unconditional withdrawal from the Occupied Territories and the Golan Heights – see, for instance, UN Resolutions 338 and 242. (8) Similarly the International Court of Justice did the same and called the International Community to contribute to this withdrawal and to the dismantlement of the Wall of Apartheid and Shame. (9)

The UNESCO has always shown moderation. As its charter declares, peace needs to be fostered within people’s mind. This can only be done through the advancement of science and equality. Exclusivism and especially racist theocratic exclusivism negate both. They are contrary to the entire body of international laws, to most Western post-war constitutions and to scientific deontology. Similarly the grotesque over-representation in the West – complete with a very Nietzschean matrimonial strategy in view of forging a superior « race » – is blatantly contrary to the Law of Great Numbers. As you know, for a few decades now, there have been dangerous and illogical attempts to openly rehabilitate Nietzsche and even Heidegger. To disguise this new philo-Semite Nietzschean « return » to fascism, Nietzsche was portrayed as a good « philo-Semite Nietzschean » (their terminology) just because, at one point, he had advocated the marriage of the Prussian Junker with Jewish females in order to reinforce the ideological alliance with the forging of a new « race »!!! (10)

Over-representation destroyed the USSR from within. The deadly logic of exclusivism can be seen in the universalist reaction of Ancient and modern empires and Republics. The best known examples in Western culture are those enacted by Nabuchodonosor and by Titus. The Hitlerian reaction was the perfect example of an anti-Semite exclusivist reaction from Nietzschean, fascist and racist circles who had been previously educated, organised and financed by Jewish philo-Semite Nietzschean circles and their allies, including Max Warburg in Germany and Sarfatti in Italy. (11) I have shown that the Christian message itself was a well-intentioned universalist Pythagorean narration, probably sustained by Rome, to do away with zealot and exclusive wars and rebellions in the Middle East. (12) As you might expect the History of Christianity is pestered from its very origins with confrontations opposing the universalist and egalitarian interpretation and the exclusivist ones. Historians such as Ernest Renan made this clear. The syphilitic Grand Master Nietzsche’s hate for St Paul and for the egalitarian versions of Christianity has no other foundation although, like the cynical pitre he was, he ended up dementedly kissing the dying horse crying « Pity! Pity!»

I have pointed out elsewhere that the main civilizational contribution of the Koran was to try to put an end to exclusivist and millenarist fanaticisms by declaring Mohamed as the last prophet. Christians and Jews are still waiting for a Messiah. Yesterday and today’s crusades are anchored into this fanatical Judeo-Christian psyche although it is always placed to the service of imperialist conquests. While Koran only advocates the recourse to force in legitimate self-defense, Christians and Jews still argue about « just wars » but they still do this outside of the framework of modern international law. So much for the separation of Churches and State! The Book of Kings in the Jewish bible openly makes the apology of the genocide of all autochthonous people in their self-proclaimed « promised land ». The same kind of arguments are still heard today from the criminal and lunatic crews of temple rebuilders !!!

Everyone knows about personal and cultural biases. The Gospels warn against it too. A crude and vulgar behavioralist and lousy pitre with long ears, who pretends to speak about economics, like Daniel Kahneman makes a great deal about testosterone as if humans and traders had no brain, no education and no savoir-vivre; but, strangely, he does not talk about female secretions. Including for the present United States of America and now for most Western nations. Perhaps, with his reference rabbis he should explain why. As for traders, we are usually told about the use of cocaine and speed due to the stressing nature of their useless endeavor. In truth it is an endeavor in which the average housewife does better on average than the best of them, a crew now increasingly replaced by algorithms managing high frequency trading. With the onset of capitalism the use of coffee en tea was generalized to keep the exploited « stiffs » going. But of course, blaming natural phenomena to hide the systemic exploitative manipulation at the hands of the few is the very logic of the original sin attributed to gentile nations by self-elected pitres. It does not work any longer, not even when the attempt is made to substitute the common history of deportation and struggle against Nazifascism with an exclusive Shoah narrative based on the silent postulate according to which only the victims from the self-elected « race » count. Praise can thus openly be lavished on Nazi industrialists like Schindler and on his Jewish accountant Stern … This adds insult to injury.

Perhaps this archaic behavioral crew should enquire into the socially and ideologically structured acquisitive mind, the class-determined thrust for power and control and other class and cast pretences. They should tell us why they studiously ignore the demonstrated falsifications at the core of the Marginalist paradigm as well as of all the various brands of bourgeois economics. These falsifications are especially onerous in the context of a speculative casino economy. Or do they pretend that subjective behaviors have now abolished their supply and demand curves? The reader is send back to the Note 2 below. In the context of current speculative finance and economy, citizens and peoples should ponder the beginning of Goethe’s Faust . It portrays a Mephistopheles explaining to Faust that the best way to dominate the world is to control the printing of money: over-representation in this strategic area tells most of the story. The narrations put forth by the new philo-Semite Nietzschean imperial rulers are more akin to what Spinoza denounced as the « delirium of the rabbis » than to science. As we said, one perfect example is neoliberal economics, especially as it was derived from the Fascist Austrian-Jew von Mises and the sorry clique of neoliberal economists form Chicago University and elsewhere.

In its moderation the UNESCO would never kick out any member State. At most it suspends them when they do not pay their dues. This was the case for the USA which now owes the Unesco some half billion dollars in unpaid arrears. The US budget contribution to the Unesco ceased in 2011. (13) And therefore in these sad and dangerous circumstances in which exclusivist warmongering States decide to exclude themselves, one can only take note. The UN and Unesco principles are safe, but armed conflict is nearing. The International Community should at least denounce this exclusivist warmongering before it is too late. It would be a minimum given the US veto in the UN Security Council. Otherwise the International Community will be directly complicit with this new and more dangerous brand of theocratic philo-Semite Nietzshean fascism.

Paul De Marco

Ex-professor of International Relations – International Political Economy.

Notes:

*) The medical murder of Giuseppe De Marco (see some essential documents below)

Giuseppe De Marco, also know in French as Joseph or in English as Joe, was my elder and loving brother. He died on January 11, 2010. In his youth he had been an A student. He was a kind of workaholic, he loved his profession and was a top notch professional. He was well informed and had his own ideas but he was not involved in politics in any ways. He had surgery for a gastric cancer, which his medical files « ruled out » speaking instead of a gastric ulcer. During surgery his liver was botched and his gall-bladder was removed by the surgeon Nathalie Coburn, although she had described the tumor as « highly resectable » in order to convince the reluctant patient to undergo surgery. Biopsies were showing a clean liver and gall-bladder. With the help of the oncologist Simron Singh this initial murdering « mistake » was explained away and ignored during his « experimental » treatment. One week, just by chance, this oncologist was away. This enabled other doctors to realise that the examination results they were getting did not correspond to the narrative contained in the medical chart. As a result of this routine visit at the hospital, they quickly hospitalised the patient and urgently inserted a biliary drain. But Simron Singh came back. In the end, Giuseppe died from a provoked septic shock: To dispatch a now encumbering patient with the help of Dr. Durant the biliary tube was changed and a new one was re-inserted with « at least few holes in it » while this Durant refused to provide antibiotics as requested by the patient’s brother. This is clearly stated in the last radiographies taken in a different hospital than Sunnybrook Hospital in Toronto where he was undergoing treatment. The death

certificate states that septic shock was the cause of death. Other radiographies taken in the York Region Hospital – in a Talmudic fashion the name was later changed – initially questioned the metastatic narratives but later those baseless narratives were re-imposed. Earlier, heavy daily doses of heparin had been consciously prescribed without adequate monitoring in a attempt to murder him during the Night of Christmas with forceful lung-suctions. During this emblematic episode a forceful attempt was made to refuse the immediate transfer of the patient in Intensive Care despite the patient’s clearly expressed wish. Despite all these evidences, the Jewish evil doctor Dwosh together with his accomplices, including the Jewish Chief-of-Staff Grossman, pretended that he had died from cancer! The evil Jewish doctor Dwosh who was in charge of the Intensive Care Unit up until January 11 at 7:00 AM had decided that the patient would died before the end of his turn. For reasons retrospectively clear, he had forcefully and illegally decided from the beginning that the patient should never have been admitted there, including during the first murder attempt on Christmas Night. This criminal Dwosh had refused to implement the treatment plan concordated earlier by the patient’s brother and another doctor then in charge of the patient. The College of Doctors and Physicians and the College of Nurses miserably failed in their duties and ignored the unquestionable proofs contained in my complaints. So did the lawyer and his American experts who carefully skipped the most pertinent documents in the medical files in order to come up with the desired conclusion. Against the documented evidence, they protected those evil doctors who medically murdered my brother. The savage and continuous harassment perpetrated against me never stopped even when my brother was undergoing chemotherapy or when he was in the intensive care unit. This was done without the least regard for the patient or for his aged mother. It had been actually increased as I began to raise questions about the treatment imposed on him; it increased again when I resisted the direct violation of my brother’s clearly expressed wish to have all available treatment up until the end. Indeed, the strong and lucid patient was only taking low doses of morphine on demand until the evil Jewish doctor Dwosh imposed a continuous flow of morphine to make him appear « moribund ». He did this without consulting with the patient’s brother who had power of attorney. Note that, in Canada, the Supreme Court had ruled unanimously against euthanasia. Going against the patient’s clearly and repeatedly expressed wish is an unforgivable crime under any circumstances. This harassment now goes on in Italy with the same continued violation of my domicile and the same savage and perverse gratuitous cruelty: So far, this is happening with the complicity of the Italian authorities, intelligence services and magistrates. (See for instance the unanswered letter to the Associazione Libertà e Gistuzia in http://rivincitasociale.altervista.org/accuso-sig-rodota-la-sig-baggio-lassociazione-liberta-giustizia-complicita-aperta-silenzio-terrorismo-perpetrato/ ; since then vile defamation tactics were used, so far with the complicity of the

Italian State and justice system.) This deplorable totalitarian situation is the direct result of over-representation and systemic philo-Semite Nietzschean and Spinellian complicity.

To understand what I mean by « philo-Semite Nietzscheism », an expression I borrowed from the praising preface to an English re-edition of Nietzsche, please refer back to my Note 3 below as well as to this link … I emphasize that the unofficially signed Geneva Accord, the only possible peace accord in the Middle East, was directly derived from my proposal entitled « Camp David II », a text written under the most intense harassment. It was later inserted into my book entitled Pour Marx, contre le nihilisme, accessible in the Livres-Books section of www.la-commune-paraclet.com .To block it Sharon and his ilks unleashed an inferno of violence on the Esplanade of the Mosques– with complicity of Shimon Peres and of the police who could not ignore the preparation of this bloody provocation. President Rabin was murdered by these fanatics. In the end, Sharon, the butcher of Sabra and Shatila, who had enwalled the peace loving and Nobel Prize President Arafat until his assassination, died enwalled into his one pathologically criminal and demented brain. His day of reckoning had come, perhaps as a symbolic warning. Understandably, since President Arafat’s assassination, I have withdrawn my proposal. Given the serious and illegal deterioration of their material conditions and livelihood, it is now for the Palestinian people alone to decide how they want to deal with the current, albeit transitory, fait accompli on their land.

My brother’s case is far from being an exception in the so-called civilized Western countries in which born citizens are increasingly being treated like gentile subjects. One might want to objectively check what the Talmud says about gentiles. In my knowledge, the most repugnant affirmations have never been retracted by the rabbis and others in the Jewish community. No excuses have yet been offered for having fostered philo-Semite Nietzscheism and Fascism. Western nations are now emulating Israeli practice of torture under « medical supervision » (sic!). So much for the Hippocratic Oath. I am not even speaking here about the treatment afforded to Palestinians or to the Muslims in general before and after the self-inflicted 9/11.

I believe it is time for people to speak out. James Joyce wrote that « History is a nightmare from which I am trying to awake ». It is easy to see why: The denial of justice is the most inhumane and monstrous crime imaginable. Pretending the proverbial « pound of flesh » is never without grievous consequences. In the end, as History shows, the day of reckoning always comes. It is only a matter of time. But « La legge è uguale per tutti ». Justice must pass for the respect of the victims and for the good of all the persons involved, lest Talion Law – an eye for an eye – but counted sevenfold will prevail « once

again », out of necessity. See some irrefutable medical documents attached below.

1 ) See: « On the desirability of a Jewish “separation “ from Palestinians and Arabs. » in http://www.la-commune-paraclet.com/separationFrame1Source1.htm#finkielkraut

2 ) See my Methodological introduction in the section Livres-Books of www.la-commune-paraclet.com . See also my Synopsis of Marxist Political Economy, idem.

3 ) See « Nietzsche as an awakened nightmare: or how Pity finally kissed the flogged horse », 2002, in the Livres-Books Section of www.la-commune-paraclet.com

4 ) See the Section Economie Politique Internationale-International Political Economy of www.la-commune-paraclet.com .

5 ) See the essay « In praise of reason and of the secular State », in the the Section Racisme/Fascisme/Exclusivisme-Racism/Fascism/Exclusivism of www.la-commune-paraclet.com .

6 ) This is well documented for instance by Général Desportes and by G. Washington. See Notes 6 and 7 in http://rivincitasociale.altervista.org/strategie-de-la-terreur-paris-vendredi-13-novembre-2015/ . You might also want to take a look at the Section Islamic Socialism in my site www.la-commune-paraclet.com keeping in mind the philo-Semite Nietzschean and rabbinic pathologic habit to do the reverse of what is scientific and ethically acceptable. Always with the same disastrous results, of course. Judge by yourself.

7 ) See THE ISRAEL LOBBY AND U.S. FOREIGN POLICY, John J. Mearsheimer, Stephen M. Walt, in http://mearsheimer.uchicago.edu/pdfs/IsraelLobby.pdf , Fall 2006. (This realist view of US foreign policy argues that the unilateral backing of Israel alienates many countries mostly Muslim countries. It is right in pointing to the objective of the Israeli lobby to equate Israel’s interest with US national interest. But is misses the essential point because what is being strengthened is a newly forged imperial philo-Semite Nietzschean alliance. Just as had been done with fascism up until 1938 in Italy and even later, as was evidenced by the role played by Margarita Sarfatti; or just as had been the case with Nazism before Hitler’s volte-face once he was securely in power. The war on so-called terrorism goes hand in hand with the Patriot Act and the end of the « rising expectations » of the masses and the « control of flows of communications » to impose « deference » to self-designated « Authority ». When this strategy fails the

Nietzschean Hammer is pitilessly called to play its role, including with the emulation of the barbarous Israeli’s « torture under … medical watch » … The palestinisation of the gentile nations is the ultimate lunatic goal. Thus one can predict that this «ascending recurrent return » will end up like the previous ones and most probably worse. Although, this time around, Stalin is off. This was explained in my site and again in depth in my 2002 book entitled Pour Marx, contre le nihilisme.

8 ) See the evolution of Israeli illegal occupation of Palestinian lands in https://en.wikipedia.org/wiki/Palestinian_territories . Look at the maps at the end of this article. See also « Can’t pinkwash this! » in http://contropiano.org/news/politica-news/2016/05/06/torino-fallisce-pinkwashing-israele-078748

9 ) « Legal Consequences of the Construction of a Wall in the Occupied Palestinian Territory » OVERVIEW OF THE CASE, in www.icj-cij.org/en/case/131

10 ) For my definitive critiques of Nietzsche and Heidegger see the Livres-Books Section of www.la-commune-paraclet.com

11 ) See the Section Racisme/Fascisme/Exclusivisme-Racism/Fascism/Exclusivism of www.la-commune-paraclet.com and in particular the essays « Le lit du néo-fascime » with its « Annexe » and « In praise of reason and of the secular State ».

12 ) See the religious narratives based on the Tetramorph as elucidated in my essay on Joachim of Fiore entitled « Brevi appunti su Gioacchino da Fiore pitagorico », presentati alla Conferenza organizzata dallAssociazione culturale Gunesh, il 27 agosto 2016 » in the Section Italia of www.la-commune-paraclet.com

13 ) U.S. withdraws from UNESCO, the U.N.’s cultural organization, citing anti-Israel bias, IN https://www.washingtonpost.com/news/post-nation/wp/2017/10/12/u-s-withdraws-from-unesco-the-u-n-s-cultural-organization-citing-anti-israel-bias/?utm_term=.657c8f1b3c4d

Here are a few unambiguous medical documents :

Primary cause of death septic shock. Note however that the gastric cancer was never proven and had been specifically « ruled out » earlier.

Here is the document that ruled out cancer and diagnosed a gastric ulcer instead :

Incredibly, the biliary drain replaced by dr. Durant had « at least few holes » in it:

Surgical clips etc contrary to metastatic narrative. (Note that the medical chart equally shows a lung nodule that was there before surgery and did not change in the least even after surgery and chemotherapy. Yet, it was interpreted to create a metastatic narrative needed to end treatment and dispatch the now encumbering patient.):

Heavy daily doses of heparin prescribed without monitoring before the attempted Christmas Night murder even though the evil Jewish doctor Dwosh knew as proven by his handwritten note:

 

 

Fortunately the oncologist Simron Singh was away for a week. During Giuseppe’s routine visit to the hospital different doctors were surprised to see that the results they were getting did not correspond to the cooked up narrative in the medical charts. They hospitalised the patient immediately and inserted a biliary duct:

 

Commentaire rapide de l’article : « Ce gouvernement confond investissement et spéculation », Pierric Marissal, Vendredi, 20 Octobre, 2017, L’Humanité

La réforme de l’ISF coûtera au budget de l’État 3,2 milliards d’euros. Eric Piermont / AFP https://www.humanite.fr/ce-gouvernement-confond-investissement-et-speculation-644137

 Citation : « Ce n’est pas de l’investissement, mais de la spéculation, et le gouvernement refuse de le voir. » 

Commentaire rapide : Atterrés ou attristants ? Non, le gouvernement sait parfaitement ce qu’il fait surtout depuis Octobre  2014 avec le changement de comptabilité nationale qui ajouta artificiellement de 3 % à 3,5 % au PIB. Le marginalisme est toujours ontologiquement spéculatif mais, jusqu’en 1999 – abrogation du Glass Steagall Act avec son émulation européenne –, il n’y a plus de purge systémique par le biais de l’interaction avec l’économie réelle. Ce mécanisme d’autocorrection, qui est à la base du fonctionnement de la concurrence capitaliste, fut remplacé par des provisionnements bancaires déductibles d’impôt et une création de monnaie ex nihilo – Facilities, QE etc. – qui sauvent en permanence tant de parasites de la banqueroute sur fonds publics.

Ainsi dans le cadre de la narration du Fiscal Compact, il semble encore possible, en ajoutant 3 % minimum au PIB par le biais de la réévaluation de la spéculation, de la prostitution, de la drogue et de certaines dépenses pour les armements de respecter le « sentier de consolidation fiscal » bidon mais, bien entendu, en abaissant les salaires, en coupant dans les services publics et les transferts aux collectivités territoriales, tout en privatisant ce qui reste à privatiser en faveur des surreprésentés actuels ayant trop de « papier Kerouac » – d’ailleurs aussi bien en dollars qu’en euros – à convertir en avoirs réels.

Reste que la narration n’est pas la science pas plus que la perception n’est la réalité, de sorte que cette stratégie arrive rapidement à son terme et ne trompe plus grand monde. Encore faut-il l’exposer et la dénoncer pour ce qu’elle est, sans faire mine de se tromper sur les intentions réelles du gouvernement. Je conçois que ceci soit particulièrement ardu pour les économistes atterrés qui partagent encore le même paradigme bourgeois malgré mes contributions scientifiques irréfutables qui en dévoilent les falsifications successives. (v. par exemple mon Introduction méthodologique.)

Il s’agit donc bien d’une stratégie consciente et désormais bien rodée. M. Gérard Le Puill écrit à juste titre : « Il suffit de lire les 242 pages du rapport qu’il avait alors rédigé pour la Commission Attali pour s’en convaincre. Comme l’a fort bien dit d’une façon plus générale le politologue Jérôme Sainte-Marie lors d’un débat à la fête de l’Humanité : « Macron est arrivé avec un projet clés en main, c’est la commission Attali de 2008. Et il compte le mettre en place très vite » » (voir Quand le discours de la Sorbonne occulte les chiffres du chômage,  Gérard Le Puill, Mercredi, 27 Septembre, 2017,Humanite.fr https://www.humanite.fr/quand-le-discours-de-la-sorbonne-occulte-les-chiffres-du-chomage-642723 .)

J’ajoute que le Rapport Attali ne me semble qu’une version française du Rapport écrit par l’israélien-américain-italien Yoram Gutgeld pour le mal élu Renzi et son parti « sans âme », le PD, ce qui permet de prédire empiriquement – pace Cahuc ! – les désastres sociaux et économiques à venir dans l’Hexagone. La même vérification peut se faire rapidement pour « la loi travail », la version française du Jobs Act italien (voir le texte pertinent dans la section Critiques de livres-Books reviews du site www.la-commune-paraclet.com ) Cette dernière n’était jamais qu’une mauvaise traduction italienne des inepties de Tirole et Cie sur le contrat unique. Il faut bien reconnaître qu’en ajoutant cette Nouvelle Economie – micro sans macro !!! – à la Nouvelle Philosophie, l’Hexagone se dépasse ces temps-ci et se comporte en succursale. Jadis on dénonçait la « trahison des clercs » quoique de la mauvaise façon…

Quoiqu’il en soit, en procédant à cette vérification salutaire, souvenez-vous que l’ISTAT n’a pas encore appris à donner les vrais chiffres du chômage. De surcroît, ses chiffres ne tiennent pas compte de l’autre variable d’ajustement péninsulaire, à savoir la fuite massive des citoyens italiens hors d’Italie. Ils furent plus de 124 000 en 2016, une augmentation de plus de 15 % par rapport à 2015, la fuite concernant désormais les régions du Nord du pays transformées en sous-traitantes des industries de la Mitteleuropa . (voir « Fuga dall’Italia, è emorragia di talenti: nel 2016 via 50mila giovani tra i 18 e i 34 anni », Secondo il rapporto della fondazione Migrantes sono 5 milioni i connazionali residenti all’estero, +3,3% in un anno. Aumentano le partenze ‘di famiglia’ e quelle degli under 35. Tra le mete più ricercate il Regno Unito e gli Emirati Arabi, di CATERINA PASOLINI 17 ottobre 2017 http://www.repubblica.it/cronaca/2017/10/17/news/emigrati_italiani_nel_mondo_rapporto_migrantes_record_fuga_all_estero-178510095/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-T1 )

J’ai déjà expliqué ailleurs le projet philosémite nietzschéen à la base de ces nouvelles politiques néolibérales: « Une fois encore » selon la phrase de Nietzsche, on veut tout simplement « retourner » de gré ou de force le peuple vers une nouvelle domesticité et un nouvel esclavage modernes. Avec, en prime, la palestinisation des peuples européens, de plus en plus privés de leur souveraineté démocratique et constitutionnelle en tant que peuples au profit d’un nouveau corporatisme capitaliste – voir l’organisation philosémite nietzschéenne du fascisme mussolinien – fondé sur une démocratie actionnariale transnationale. Celle-ci s’appuie sur la désignation arbitraire de la dissidence démocratique interne en « terrorisme » et sur des narrations appuyées par le contrôle des flux de communication, par la suffocation socio-idéologique  des « rising expectations » des travailleurs  et par le « retour » anti-scientifique à la « déférence envers l’Autorité – bien entendu auto-octroyée », aujourd’hui incarnée par une vulgaire surreprésentation de classe et de caste en dépit de l’égalité républicaine et de la Loi des grands nombres.

Bref, la France dans la doudou …

Paul De Marco.

NB : J’en profite pour renvoyer à mon Introduction méthodologique et à mon Précis d’économie politique marxiste librement accessibles dans la section livres-Books du site www.la-commune-paraclet.com  . Voir aussi mon Pour Marx, contre le nihilisme de 2002.

Commenti disabilitati su ROSATELLUM = SISTEMA ELETTORALE, TRANSFORMISMO CRONICO E ROVINA NAZIONALE.

( Vedi : Rosatellum = Rilettura e conclusioni dopo l’approvazione della legge, 10 nov. 2017.)

)

Vedi :

1 ) Rosatellum bis: ecco cosa prevede (la scheda) Coalizioni, sbarramenti, una parte maggioritaria e una proporzionale, ma divieto di voto disgiunto che di fatto obbliga l’elettore a scegliere quale delle due parti privilegiare, di ALESSIO SGHERZA

22 settembre 2017, http://www.repubblica.it/politica/2017/09/22/news/rosatellum_bis_scheda-176193741/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-L

2 ) Legge elettorale. Fanno di tutto pur di impedire il sistema proporzionale di Sergio Cararo  http://contropiano.org/news/politica-news/2017/10/12/legge-elettorale-disposti-pur-impedire-sistema-proporzionale-096590

Nell’Italia neoliberale spinelliana del post-1991 si confonde sistema elettorale e campagna elettorale o, più ampiamente, il gioco politico necessario alla democrazia. Questo tentativo di sovra-determinare i risultati delle elezioni con leggi elettorali fatte su misura porta a corrompere il gioco politico (1) mettendo insieme i più eterogenei gruppi con l’obbiettivo di formare un governo mirato a controllare il potere politico a favore dei poteri forti. (2)

Rispetto al Rosetellum, a prima vista conviene ammettere che questa nuova legge elettorale ha per obbiettivo primario di sbarrare la via ad una eventuale vittoria del M5S. Il premio di maggioranza direttamente attribuito non piace più quando rischia di favorire gli avversari.

In secondo luogo, sappiamo che sin dal karakiri del PCI alla Bolognina, Segni and Co distrussero il nostro sistema proporzionale cercando di filtrare ancora di più la libera espressione dell’elettorato a favore dei poteri forti sempre più neoliberali e globalisti, incluso per quello che riguarda l’« integrazione » europea.

Stiamo dunque nuovamente assistendo alla confezione su misura di una ennesima legge elettorale. Essa è concepita per conservare il potere dei partiti che si sono messi d’accordo tra loro all’esclusione degli altri. Intanto, per essere costituzionalmente legittima, una legge elettorale deve raccogliere il più ampio sostegno possibile. Nel specifico, non può antagonizzare nessuno partito, grande o piccolo che sia, senza fare la prova della sua imparzialità nel attuare i paletti costituzionali, notabilmente a riguardo dell’uguaglianza delle elettrici e degli elettori e della trasparenza del processo per cui il cittadino deve potere valutare l’effetto del suo voto. A me non è mai sembrato che il premio di maggioranza, previsto in modo diretto o indiretto, rispettasse questi due paletti costituzionali. Se non altro perché il nostro sistema democratico è un sistema a suffragio universale. Non è più un sistema « censitario » – concedetemi questo gallicismo utile – cioè riservato ai pochi ricchi capaci, ad un’epoca ormai remota, di pagare il censo e le tasse dirette.

Questo tentativo di monopolizzare il sistema elettorale per garantirsi seggi e maggioranze a geometria variabile prosegue senza nessun riguardo per l’assoluta necessità di permettere l’espressione democratica la più fedele ai desideri politici delle elettrici e degli elettori. Prosegue senza il minimo pensiero di adeguamento allo spirito oltre che alla lettera della Costituzione. Da tempo, denuncio le manie regressive di una gran parte delle nostre forze politiche, oggi troppo propense ad erigere in sistema la falsa rappresentanza politica aggravandola con una grottesca e rovinosa sovra-rappresentanza di pochi, auto-selezionati.

Con rispetto alla nuova legge elettorale, le denunce formulate dalla maggiore parte dei critici sono di due tipi:

1 ) Prima, si denuncia il fatto che il governo ha imposto la fiducia malgrado un impegno formale contrario dal Presidente del Consiglio, che risale alla sua nomina. Come scritto nell’ultimo avviso della Corte costituzionale, la Costituzione prevede che i modi di rappresentanza delle cittadine/i, oltre a dovere rispettare l’uguaglianza tra loro assieme alla trasparenza ed alla prevedibilità del voto rispetto al risultato ottenuto, devono pure essere l’oggetto di un vasto consenso democratico, e non solo parlamentare.

2 ) La secondo critica sottolinea che, una volta ancora, la legge elettorale, frutto marcio di accordi trasversali tra alcuni dirigenti, è solo calcolata per conservare il potere di questi dirigenti e dei loro partiti. La democrazia interna di questi partiti non è sempre avverata. Questo avviene con un abuso cinico del questionabile principio di interpretazione della costituzionalista delle leggi principio detto « della continuità dello Stato ». Leggi anti-costituzionali vengono cinicamente votate dal Parlamento e firmate dai garanti con la consapevolezza che la loro anticostituzionalità porterà al cambiamento eventuale di queste leggi senza pero correggerne gli effetti! E il colmo del trasformismo così protetto dalle norme sancite dalla Costituzione stessa (3) Se la costituzionalità delle leggi venisse rigorosamente verificata prima del voto parlamentare, la qualità e l’imparzialità legislative ne uscirebbero ingrandite. Gli avvisi della Corte costituzionale avrebbero un reale valore esprimendosi per fare chiarezza sopra dei punti di divergenza interpretativa legittimi e non per perdere il tempo dichiarando ultra vires leggi che lo sono in modo evidente e che non avrebbero mai dovuto essere presentate al voto del Parlamento e meno ancora alla firma del Garante supremo.

Benché sia in gran parte superata, la divergenza tra il sistema elettorale utilizzato per l’elezione delle deputate/i e quello per l’elezione delle senatrici e dei senatori, questo sistema elettorale misto mira solamente a fare eleggere i partiti che si sono trasversalmente accordati fuori dal Parlamento per poi spudoratamente imporlo con la fiducia. Cioè con una forzatura inammissibile dei processi democratici parlamentari nella specie come denuncia giustamente il M5S.

Il nuovo sistema sarà uninominale per un terzo e per il resto sarà proporzionale. Il terzo dei rappresentanti eletti col metodo uninominale a un turno – first past the post – non mira solo a rafforzare o a creare artificialmente una maggioranza in Parlamento, il suo vero obbiettivo sta piuttosto nel permettere una rappresentanza non trascurabile a certi gruppi – in chiaro la Lega, il partitino di Alfano e i seguaci di Verdini, per quest’ultimi facendo leva sull’elettorato straniero. Purtroppo questi gruppi hanno una importanza locale ma incorrerebbero il pericolo di essere vicini alla soglia di sbarramento o quasi al livello nazionale. La loro reale debolezza elettorale non permetterebbe allora di farli cinicamente giocare il ruolo dell’ago nella bilancia di governi del centro-destra e di centro sinistra, tutti oggi trasversalmente neoliberali e spinelliani. Questa visibilità nazionale ridotta viene accentuata dal fatto che i rimanenti due terzi sarebbero eletti col proporzionale con uno sbarramento al 3 %. Questo modo di fare altro non è che una pagliacciata elettoralistica.

Visto l’impatto della privatizzazione del finanziamento dei partiti e della privatizzazione dei mezzi di comunicazione di massa, oggi questo metodo proporzionale favorisce naturalmente i grandi partiti che condividono lo stesso « mind set » degli attuali poteri forti. In tutta onesta, questi grazie alle manovre del M5S dal tempo di Casaleggio senior stano diventando dei semplici lobbie di ricchi, tagliando fuori i partiti che hanno meno accesso ai fondi privati – inclusi quelli provenienti dalle piattaforme Internet. In effetti, stiamo ritornando ad un sistema nuovamente censitario.

In questo senso questo Rosatellum risulta abbastanza peggiore rispetto al Porcellum. Non cerca solo di creare artificialmente una maggioranza governamentale ( premio di maggioranza indiretto con l’uninominale ad un turno), cerca pure di dettarne i termini ed i risultati. Pero, questi giochetti producono raramente il risultato scontato, se non altro perché l’elettorato e gli altri partiti, avendo capito la struttura e la dinamica del nuovo sistema, si arrangiano per deviarlo al meglio in loro favore.

In questo caso specifico, è possibile che il tentativo di creare uno sghembo sistematico regionale darà luogo a contromosse più locali tramite liste civiche meno compromesse con le caste trasversalmente neoliberali attuali. La stessa strategia porterebbe anche i suoi frutti con i due terzi dei seggi eletti col proporzionale. Ormai, i partiti mainstream sono delegittimati tanto dal punto di vista economico – fiscal compact, PIL del – 7% rispetto a quello del 2007, tasso ridotto di occupazione e crescita drammatica della precarietà e delle disuguaglianze ecc. – quanto dal punto di vista ideologico-culturale ovvero etico-politico: le loro narrazioni filosemite nietzschiane e spinelliane non convincono più nessuno, anzi portano nuovamente ad un istinto di rigetto spesso canalizzato dal populismo più spietato dato che la sinistra autentica non ha ancora saputo ritornare alla scienza per immunizzarsi da queste narrazioni regressive. Non ha ancora capito che deve ritornare ad un nuovo senso comune scientificamente fondato sul quale riaggregarsi. Ad esempio spiegando che non è né democratico né umano stabilire un ISE a 3000 euro di reddito annuo familiare con 5000 euro immobiliare, incluso la macchina …

Abbiamo detto che il trasformismo è il vizio politico-parlamentare il più accentuato ed il più dannoso della politica italiana. Il suo inizio moderno risale addirittura alla diplomazia di Cavour pronto, secondo il suo proprio termine, ad ogni « connubio » pur di raggiungere l’unità dell’Italia. Questo vizio nazionale fu parzialmente messo in parentesi con la Prima Repubblica, almeno per il popolo di sinistra. Ma per contenere questo, le destre, il centro-destra ed i socialisti non-marxisti – Nenni per primo – entrarono in ogni sorte di compromessi compromettenti. Alla fine anche un pitre avverato e atlantista come Enrico Berlinguer, pur di allontanarsi dalla Unione sovietica, era pronte ad attuare il suo proprio compromesso detto storico. La Bolognina aprì le porte al peggiore trasformismo italiano, questa volte in assenza di un blocco contro-egemonico di sinistra abbastanza forte per far da contrappeso al livello parlamentare e nelle società civile. L’harakiri del PCI andò di pari passo col famigerato Patto sociale del 1992 e con la ratifica del Trattato di Maastricht.

Andando da questo passo, l’Italia, già quasi irreversibilmente rovinata, non si rialzerà più. Diventerà un hinterland per la ricca Mitteleuropa, destino che non ha neanche risparmiato il cosiddetto Modello del Nord-Est, oggi ridotto a subappalti subalterni sopratutto per imprese straniere. Destino che avevo annunciato anni fa e che non sarà certo corretto con le nuove pagliacciate referendarie di fin di mese.

Eppure non è vero che il proporzionale – con finanziamento pubblico – creò instabilità politica. Tutto il contrario. Fine alle sciagurate riforme elettoralistiche di Segni and Co., il sistema politico italiano, unico caso in Occidente, non conobbe nessuna alternanza politica. L’instabilità era di facciata, con il solito teatrino italiano dei cambiamenti di governi, non ha mai implicato una vera instabilità politica. (4) Quando il PCI rischiò di diventare l’alternativa di governo , il Gladio e i Stay behind, con le loro ambasciate straniere di referenza, scatenarono gli Anni di piombo.

Quale sarebbe un buon sistema elettorale rispettoso dello spirito e della lettera della Costituzione ma anche capace di tenere conto del trasformismo nostrale, mutando un problema cronico in una pratica più trasparente e democraticamente accettabile ? Ecco una proposta.

Come da me sottolineato altre volte – vedi sezione « Italia » di www.la-commune-paraclet.com – il problema del sistema elettorale non può essere trattato in modo soddisfacente se non si ritorna al finanziamento esclusivamente pubblico dei partiti politici – anche con soglie di rimborso anti-spreco rigide – ed alla parità nella rappresentanza e la visibilità mediatiche. Si devono almeno rispettare le regole di Queensberry senza pretendere legare i due pugni degli avversari.

Per combattere democraticamente il vizio del trasformismo si deve regolamentare la formazione di coalizioni parlamentari anche con la disciplina di partito e/o di coalizione. Le primarie furono ideate per spogliare i militanti del loro potere a favore di iscritti online di ultima ora; ovviamente questo portò anche al cambiamento della basa sociologica del partito come ben sapeva il PDS-PD nei suoi vari avatar tutti « senza anima ». Le primarie non serviranno mai di collante per le coalizioni perché sono contro-natura. Al contrario, la disciplina di partito o di coalizione rafforza naturalmente l’impegno condiviso sul programma. Dovrebbe andare di sé, almeno se si rispettasse l’elettorato, cioè il popolo sovrano. Questo senza modificare il dettato costituzionale che fa dal rappresentante parlamentare italiano un rappresentante diretto del popolo italiano. Il che, va detto en passant, rende un sistema fondato sulla scelta regionale poco costituzionale ... Cioè, la legge detta la disciplina di partito per mo di trasparenza e di rispetto degli elettori; ma il parlamentare che ritiene dovere uscire da un patito o da una coalizione, può sempre farlo diventando indipendente – con gli eventuali oneri parlamentari che ne seguono – ma sapendo di dovere poi rendere conto al suo partito ed ai suoi elettori.

Su questa base basta un sistema proporzionale con sbarramento molto basso – meglio ancora senza sbarramento altro che il numero minimo della circoscrizione elettorale più piccola – tanto per la Camera che per il Senato, ma a doppio turno. Durante il primo turno si vota per i singoli partiti. Lasciando loro la scelta su preferenze o nomina di partito bloccato per ogni circoscrizione. Questo permette di ridare il suo ruolo necessario alla democrazia interna dei partiti. L’elezione al primo turno avviene con il 50 % più un voto. Al secondo turno, due settimane dopo, si possono presentare i partiti oppure le coalizioni di partiti sulla base di un programma di governo così sottomesso all’approbazione dell’elettorato. In questo modo gli elettori sanno cosa scelgono. La parità di genere dovrebbe essere imposta per legge senza la farsa delle quote rose.

Per favorire la formazione di coalizioni – dunque la stabilità governativa ma in questo caso sancita dagli elettori – si può maggiorare il rimborso delle spese elettorali da 10 % a 20 % per i partiti che accettano di partecipare ad una coalizione. Lo faranno sulla base del programma di governo comune, il che significa che non sarà solo una questione di poltrone senza impegno formale preso davanti agli elettori. Certi partiti rifiuteranno di partecipare alle coalizioni per difendere le loro idee ed i loro ideali ma avranno la parte di finanziamento e la visibilità pubblica che tocca loro. Alla fine, una volta riuscito ad avere un consenso più largo, anche loro entreranno nel gioco – forse come lo fecero i partiti della « gauche plurielle » – ma lo faranno senza sacrificare i loro ideali.

Il punto fermo rimane il programma di partito o di governo presentato agli elettori. Con una legge elettorale imparziale ed equa, la democrazia e la politica ritornano a giocare il loro ruolo, cioè quello di articolare le domande dei cittadini in programma nel quadro di dibattiti informati al livello della società civile, a quello della democrazia interna ai partiti ed al livello elettorale. Non dimentichiamo che il governo è il centro comune dove vengono prese le decisioni rispetto alla migliore allocazione possibile delle risorse della Comunità a favore della Comunità. Perciò, la nostra Costituzione, nata dalla Resistenza, prevede che lo Stato deve supplire quando il settore privato non è in grado di soddisfare le « utilità sociali » e gli interessi nazionali.

Un tale sistema può anche produrre una frammentazione residuale ma a quel punto la formazione del governo darà luogo a trattative portando a governi che saranno formati sulla base di un programma di governo post-elettorale verificato in Parlamento. Questo era già il caso durante la Prima Repubblica. Per il resto, la stabilità viene garantita dalla disciplina di partito, non dal furto sistemico di voti con premi di maggioranza artificiali che la Corte costituzionale non avrebbe mai dovuto accettare poiché ovviamente contrario all’uguaglianza delle elettrici e degli elettori ed alla prevedibilità del risultato del voto dei singoli. Il governo democratico è per natura un « governo responsabile ». Implica dunque la responsabilità dell’Esecutivo di fronte alla maggioranza ed al Parlamento e la responsabilità del governo e della sua maggioranza parlamentare di fronte al intero elettorato.

Nel caso questo sistema non permettesse neanche la formazione di un governo programmatico di coalizione post-elettorale – evento raro, visto la disciplina di partito – allora si formerebbe un governo tecnico per 6 messi, tempo necessario per ritornare alle urne.

Così facendo si avrebbe la certezza che il governo sarà comunque rappresentativo e responsabile. Proprio quello che i dirigenti trasversali attuali tentano di impedire per distruggere la Costituzione e la Nazione come culla della sovranità del popolo – vedi l’ingerenza delle banche durante il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 nella Categoria « Costituzione » di questo medesimo sito – , privatizzando tutto incluso il finanziamento dei pariti – dunque la forma stessa del partito politico – , e mutando questi in meri lobbie per i poteri forti o meglio per il cosiddetto 1 %, mentre la democrazia sindacale viene ridotta e falsata e mentre leggi scellerate trattano il legittimo dissenso politico come delinquenza da sottomettere a fogli di via o peggio ancora come « terrorismo », termine mai definito …

Paolo De Marco

Ex-professore di Relazioni Internazionali -Economia Politica Internazionale.

San Giovanni in fiore (CS), il 12 ottobre 2017. Riletto il 14 ottobre 2017

NOTE:

1 ) Questa strana ottica poco democratico è verificata da questa citazione di Romano Prodi che certo non è un aquila teorica o politica. « Sono 20 anni – ha spiegato Prodi – che ripeto che un sistema elettorale non è fatto per fotografare un Paese, ma per fornire un governo. Quindi sono sempre stato per sistemi non proporzionali ma che, in qualche modo, raggruppino le energie politiche”. In Europa “credo che tutti adesso abbiano bisogno di sistemi elettorali che obblighino ad un consolidamento dello Stato. » Portando questo ragionamento al suo termine logico, si dovrebbe sostituire le elezioni con una partita di dadi da gioco segnati. Conoscendo il personaggio, i dadi vanno forniti dai soliti poteri forti e il gioco a volta avviene su tavoli che si fanno girare ad arte. Il suo compare Parisi sembra più percettivo : « Se penso al Referendum del 18 aprile del 1993 dal quale tutto è iniziato – conclude Parisi – sento che la primavera della democrazia governante che allora sognammo ha incontrato il suo autunno. » Vedi « Sfogo di Parisi sul Pd: “Decennale? Dopo Rosatellum non è festa, ma lutto. Io e Prodi assenti: sciatteria” » di ALBERTO CUSTODERO, http://www.repubblica.it/politica/2017/10/13/news/pd_parisi_decennale_dopo_rosatellum_non_festa_ma_lutto_-178167017/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S2.4-T1 .

2 ) Questa deriva trasversale è confermata candidamente da Renzi, il degno figlio politico di Berlusconi – secondo E. Scalfari: « Renzi: “Se perde il Pd salta il sistema. Coalizione ma senza primarie. Il candidato premier sono io”

Matteo Renzi e il direttore di Repubblica, Mario Calabresi (agf)

Il leader dem: “Noi unico argine ai populisti, possiamo puntare al 40% alleandoci a centristi, europeisti e alla sinistra civica”. Sul Rosatellum: “Non era la mia legge ma è un passo avanti, fiducia necessaria”, di TOMMASO CIRIACO http://www.repubblica.it/politica/2017/10/14/news/renzi_intervista_pd_prodi_governo_premier-178211074/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1

3 ) Fatto salvo che gli avvisi della Corte costituzionale fanno legge dunque vanno applicati, rimane che non è proibito questionarne il razionale. In effetti, non tutti gli avvisi sono unanimi. Similarmente, nel rispetto dei ruoli rispettivi del giudiziario e del legislativo, non si esclude la possibilità di cambiare le leggi e perfino la Costituzione sulle quali reggono gli avvisi, almeno quando non si tratta dei principi cardini secondo me non modificabili senza una nuova assemblea costituente del popolo. Perciò, il principio di interpretazione detto della « continuità dello Stato » fu chiaramente abusato dalla Corte costituzionale nel suo avviso sul Procellum. Se non fu atto cosciente – la maggioranza del personale di alto livello delle nostre istituzioni repubblicane era de facto delegittimata dovendo la sua nomina ad un sistema elettorale giudicato ultra vires dalla Corte stessa – dimostra l’estesa delle derive ideologiche attuali dei dirigenti.

In effetti, la « continuità dello Stato » si applica allo Stato in situazioni drammatiche nelle quali la sopravvivenza stessa dello Stato può essere a rischio; non riguarda il governo. Lo Stato è permanente finché dura la Costituzione sulla quale è fondato; i governi, per natura, sono transitori. La continuità nel loro caso è, per definizione, una assurdità anti-democratica.

E gravissimo perché così confusa la « continuità dello Stato » non permette più nessuna correzione, nessuno ritorno alla normale costituzionale. Il risultato è la messa da parte della Costituzione oggi scomoda a tanti. In effetti, l’avviso costituzionale portò all’Italicum un sistema elettorale peggiore dello Porcellum, proprio per abuso anticipato di questa certezza di farla franca con la scusa della continuità. Invece, se la responsabilità governativa va rimessa in questione, come di norma, allora basta formare un governo tecnico che prepara nuove elezioni dopo di che il parlamento legittimamente eletto riesamina calmamente le nomine amministrative e istituzionali e, dopo rigoroso esame, le conferma o le sostituisce. Si ritorna così alla normale nel quadro costituzionale senza dramma e senza abuso continuo sulla base di un principio di interpretazione ovviamente fuorviante perché se gli elementi a-costituzionali non vengono specificati e corretti, la dinamica di questo principio porta semplicemente a svuotare de facto tutti i dettati costituzionali, annullandoli.

4 ) La stabilità governativa non è antitetica al sistema proporzionale. Anzi col proporzionale l’Italia del dopo-guerra fu il paese politicamente più stabile d’Occidente. Non ci fu nessuna alternanza politica reale visto che il governo fu sempre dominata da coalizioni dirette dalla DC e dal suo manuale Censi. Non si deve confondere il teatrino governamentale – un governo in media ogni due anni – con la stabilità politica, cioè l’assenza di una vera alternanza politica. Stricto sensu, una alternanza politica effettuata nel rispetto della Costituzione non può neanche essere vista come una instabilità: vedi, ad esempio, le elezioni del Presidente Mitterrand e del PS o della « gauche plurielle ». Finché lo stato di diritto è rispettato non si dovrebbe parlare di instabilità. E questione di civiltà democratica. Almeno se non si crede ad una elezione divina esclusiva dei ceti dirigenti – elite, « razze » – superiore alle sovranità dei popoli …

Commenti disabilitati su Secessioni : Europa delle regioni sottomesse al capitale o Europa sociale fondata sull’Europa dei suoi Stati nazioni o multinazionali? 6 ottobre 2017

Va pensiero!

(si invita a commentare per aprire un dibattito)

1 ) Commento rapido a: « Il referendum catalano svela le ambiguità di Podemos e Colau » di Marco Santopadre  http://contropiano.org/news/internazionale-news/2017/09/10/referendum-catalano-podemos-colau-095442 (scritto il 10 settembre 2017)

Seguito da:

2) Commentaire rapide de l’article: « Les huit questions que pose une éventuelle déclaration d’indépendance de la Catalogne » LE MONDE | 04.10.2017 à 11h35

Mis à jour le 04.10.2017 à 17h34 | Par Anne-Aël Durand http://www.lemonde.fr/les-decodeurs/article/2017/10/04/les-huit-questions-que-pose-la-future-declaration-d-independance-de-la-catalogne_5195953_4355770.html (rédigé le 6 octobre 2017)

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1 ) Commento rapido a: « Il referendum catalano svela le ambiguità di Podemos e Colau » di Marco Santopadre  http://contropiano.org/news/internazionale-news/2017/09/10/referendum-catalano-podemos-colau-095442 (scritto il 10 settembre 2017)

Machiavelli ha sicuramente fatto un salto nella sua tomba, lui che dava ai numerosi principati italiani gli esempi di unità nazionale della Spagna e della Francia!

Secondo la tesi marxista, lo Stato-nazione fu l’espressione politica della conquista del potere di Stato da parte della borghesia: si creava un perimetro nel quale si implementava la Riproduzione Allargata di una data Formazione Sociale secondo la legge del valore con la mediazione, inizialmente ristretta ma sempre presente, dell’inserzione della detta Formazione Sociale nell’Economia Mondiale Capitalista.

Questa forma si perfezionò con lo Stato sociale o la sua versione anglosassone il Welfare State anche chiamato Stato keynesiano. Il posto relativo nella catena della sovrappiù mondializzata rimaneva determinato dalla pianificazione strategica nazionale, ufficialmente implementata o meno. In oltre, la creazione del sistema sociale metteva in atto dei circuiti virtuosi di risparmio istituzionalizzati – programmi sociali ecc. – , nel medesimo tempo stabilizzando l’operazione del modo di produzione capitalista e accrescendo lo standard di vita dei cittadini. Cittadinanza e coerenza della Riproduzione Allargata vanno di pari passo.

Il sistema del socialismo reale fu straordinariamente efficace nella creazione di un vero e proprio Stato multinazionale proprio perché, malgrado tutte le differenze – linguistiche, culturali ecc -, naturalmente riconosciute come parte dell’uguaglianza ontologica socialista tra individui e tra popoli, seppe mantenere e ampliare progressivamente i diritti sociali fondamentali di tutti i cittadini al livello federativo sopranazionale. Questo nel quadro di una divisione sociale socialista del lavoro intra-nazionale e intra-federazione delle nazioni socialiste. In effetti, i cittadini sovietici non hanno mai votato contro il sistema: tutte le elezioni dopo il 1991 furono truccate, lo documentò pure il giornale Le Monde all’epoca, senza parlare del bombardamento del Parlamento nel mese di ottobre 1993 da un criminale e avvinazzato Eltsin con l’aiuto della Quinta divisione interna direttamente appoggiata dagli Americani.

E proprio questo che la Unione europea non ha saputo compiere, cioè la creazione di uno Stato multinazionale rispettoso dei diritti fondamentali dei cittadini e dei popoli membri. Questo può essere compiuto tramite la costruzione dell’Europa sociale fondata sull’Europa dei suoi Stati-nazioni o multinazionali. Solo così si potrà creare uno nuovo spazio allargato per la Riproduzione sapendo che la preservazione dei diritti sociali non è solo una necessità socio-economica ma anche il fattore principale di coesione socio-nazionale e multinazionale.

Il mercato globale non può giocare questo ruolo da per se. L’Europa neoliberale attuale da la preminenza ad una microeconomia irrazionalmente sbarazzata dalla macro-economia, malgrado la formazione del valore di scambio, cioè la realizzazione della Riproduzione Allagata, non sia concepibile fuori del quadro macroeconomico. E questo il cuore pulsante della regressione federalista spinelliana oggi egemonica tra le cosiddette elite europee. (Vedi, ad esempio, il Rapporto dei 5 presidenti.)

Un’economia ridotta alla microeconomia serve solo gli interessi delle banche e delle imprese transazionali private. Così facendo, i Stati repubblicani o i Stati-nazioni tout court appaiano come un ostacolo all’accumulazione del capitale (speculativo globale). Similarmente, il cittadino viene ridotto allo statuto di mere fattore di produzione valutato unicamente secondo il « costo del lavoro » individuale, facendo così astrazione del carattere umano del lavoratore. Questi deve purtroppo riprodurre la sua forza di lavoro all’interno di un focolare, fatalmente di taglia variabile. Detto in modo lapidario, un’economia fondata sul solo salario capitalista individuale nel quadro di una competizione globale non permette di finanziare i programmi sociali – contributi su busta paga ecc. – o il ruolo dello Stato nella preservazione degli interessi generali. Alla fine aggrava la crisi strutturale del capitalismo alimentando una spirale negativa. Questo perché attizza la contraddizione sotto-giacente tra sovrapproduzione e sotto-consumo.

Perciò, il grande economista walrassiano classico Maurice Allais denunciava l’Europa neoliberale e difendeva il concetto di Preferenze Comunitarie, cioè una armonizzazione verso l’alto dei diritti sociali dei cittadini dei paesi membri. Il mercato globale neoliberale sa solo creare disuguaglianze insostenibili, non sa ottimizzare la divisione sociale del lavoro nel rispetto dei diritti sociali dei cittadini. Obbiettivo che potrebbe pero essere raggiunto con una nuova definizione dell’anti-dumping capace di proteggere i tre componenti del « reddito globale netto » dei focolari. Questo ci rimanda all’Europa dei Stati-nazioni e all’Europa sociale.

Non sorprende dunque che dopo la firma del Uruguay Round e quella del Trattato di Maastricht si scatenarono forte tendenze centrifughe, aggravate da manipolazioni demagogiche populiste, xenofobe e razziste. Queste tendenze mettono pure a male i Stati europei già federali, ad esempio il Belgio e i Paesi Bassi, oppure quelli che riconoscono già certe autonomie locali storiche come l’Italia. Scampa per ora la Germania visto la tenuta della sua economia … La logica della devolution aveva già mostrato i suoi limiti nelle rivendicazioni della Scozia, del Galles e presto dell’Irlanda del Nord ma più ancora nel alto tasso di disoccupazione e di zero hour jobs fuori del Grande Londra particolarmente fuori della parte Ovest, oppure nella longevità ridotta – 54 anni per i maschi … – dei cittadini di Glasgow, l’antica metropoli industriale del Regno Unito.

La vera posta in gioco riguarda i diritti sociali dei cittadini e dunque la coerenza della Riproduzione Allargata. Europa del capitale, con Stati e Regioni sottomessi al neoliberalismo dalle loro borghesie oramai trasversali e apolide, oppure Europa sociale nel quadro dell’Europa dei Stati-nazioni? Questa sembra essere la questione fondamentale.

Paolo De Marco

(Traduzione della NB al commento in francese qui sotto:

La crisi attuale in Spagna è il frutto del lento marcire della situazione dovuto alla collusione delle elite regionali e nazionali mirata allo smantellamento dello Stato sociale ed alla privatizzazione muro a muro – Pujol è un neoliberale peggio di tanti altri. Queste elite spinelliane cercarono pure di creare l’illusione di una secessione compatibile con l’Europa, ovviamente l’Europa del capitale. La sinistra, trascinata da questo populismo, non ha nemmeno saputo difendere il progetto di Europa sociale fondato sull’Europa di Stati-nazioni!!! (rimando qui agli articoli pertinenti disponibili nella sezione Economie Politique Internazionale/International Political Economy del sito www.la-commune-paraclet.com )

In Italia siamo oggi alle prese con un simile marcire in un squallido contesto etico-politico. Così i progetti di trasferimento – devolution – qui quasi tutti i poteri alle regioni costituiva il cuore della riforma anticostituzionale della Costituzione italiana proposta da Gutgeld-Renzi, progetto ripudiato da oltre 59 % delle elettrici ed elettori italiani durante il referendum del 4 dicembre 2016. (vedi la Categoria « Costituzione » di questo medesimo sito ). Buttati fuori dalla porta tentano di entrare dalla finestra: sono proprio questi trasferimenti anti-costituzionali che sono oggi illegalmente riproposti nel Veneto e in Lombardia come pure – prova se c’è n’era ancora bisogno dell’ampiezza di questo marcire – in Emilia Romagna, regione fine a poco tempo fa considerata come il simbolo dell’attualizzazione possibile della nostra Costituzione nata dalla Resistenza.

Perciò, i cosiddetti « referendum » del 22 ottobre non hanno nessuno carattere legale e non possono certo essere finanziati con fondi pubblici ecc. Non possono avere nessuno altro valore se non quello di sondaggi di marketing. Ci troviamo confrontati alle derive grezze dei « son padron a casa mia » caratteristiche di società ancora arcaiche, patriarcali e a volte primitivamente endogame, tale quelle denunciate da Goldoni nella sua magnifica opera teatrale « I rusteghi » ( vedi : https://www.youtube.com/watch?v=c-E72r2DoAs .)

Il governo e la magistratura dovrebbe chiarire queste evidenze prima che sia troppo tardi. Devono nuovamente intervenire le associazioni che il 4 dicembre dell’anno passato hanno salvato la Costituzione. Purtroppo questa era già stata « flessibilizzata » oltre misura sin dal 2001 con un federalismo fiscale distruttivo e implementato al solo beneficio del capitale speculativo senza il minimo studio di impatto preliminare. Devono d’urgenza tirare le cose al chiaro, mentre tutta la sinistra deve rifare con massima serietà i suoi compiti rispetto all’uguaglianza cittadina nel quadro della spazio nazionale, europeo ed anche onusiano.

Il commento in francese segnala come i nodi siano arrivati al pettine per questa Europa del capitale speculativo egemonico.

Brano tradotto: « Cosi il sistema, del quale il Rapporto dei 5 presidenti aveva già previsto l’evoluzione ultima, si rivela in crisi:

A ) Pochi mesi fa, l’Unione bancaria europea ha rivisto le sue ambizioni autorizzando i salvataggi nazionali per l’Italia e dunque per i singoli paesi membri. Grazie alla Merkel era stata ristretta alla nascita a più o meno 130 soggetti detti sistemici ma i dirigenti europei influenzati dal settore finanziario speculativo, si erano forzati a generalizzarla contro gli interessi dei cittadini per farli pagare il costo dei salvataggi con i bail in.

B ) Dopo avere distrutto l’Africa del Nord e la Libia e aggravato i flussi migratori, la Francia ha de facto fatto saltare in aria il trattato di Schengen e con lui ha messo in grave pericolo uno degli elementi chiave dell’integrazione europea caro a tutti i suoi popoli membri, cioè l’Articolo 63 del mini-Trattato di Lisbona. Questo garantisce la libera circolazione all’interno delle frontiere comune. La libera circolazione delle merci non bastava per fare l’Europa e, di fatti, il mercato comune andava di pari passo con il GATT e con la pianificazione statale, cioè una integrazione parziale.

C ) Il caso della Catalogna mette ora un temine alla regionalizzazione anti-nazionale: la Spagna sarebbe marginalizzata se si lasciasse smembrare in molteplici regioni in una Europa neoliberale infeudata al suo Centro di gravità e nella quale anche l’Italia sarebbe ancora più marginalizzata di oggi – vedi i referendum nel Veneto, Lombardia ecc. La stessa Francia risulterebbe marginalizzata. Al contrario, per la Spagna e la Francia, la UE doveva essere un spazio o blocco socio-economico più vaste nel quale fare valere le rispettive zone di influenza culturali ed economiche oltre Europa per il bene comune.

Ovviamente la microeconomia senza macro-economia responsabile di queste nuove contraddizioni è una inettitudine senza avvenire.

Non è neppure vero che il diritto internazionale ha priorità sulle costituzioni interne. Quelli che danno il caso di Danzica come illustrazione di questa preminenza commettano un controsenso; hanno probabilmente dimenticato che Danzica – come Gerusalemme negli Accordi onusiani del 1947 – aveva acquisito lo statuto di Città internazionale. Per colmo sono poi obbligati pretendere che questo non si applica ai paesi democratici!!! Per parlare delle cose nostre, è vero che in Italia post-1992 c’è un abuso permanente del Articolo 11 in questo senso anche quando non vi era conformità con la Carta onusiana. In effetti, tale preminenza sarebbe contraddittoria con la Carta fondamentale della ONU la quale sancisce la sovranità dei Stati membri e il principio della non-ingerenza negli affari interni. I popoli possono ovviamente disporre di loro stessi ma nel quadro legale, benché secondo il gioco delle Potenze questo quadro possa a volte essere imposto a posteriori – Iugoslavia ecc . Conviene comunque vietare la confusione tra « popolo », termine utilizzato nella Carta onusiana che rimanda alla cittadinanza, e « nazione », cioè un’entità sociologica. Logicamente parlando si tratta di categorie distinte non di categorie opposte.

In effetti , il diritto internazionale in questa materia ha seguito l’evoluzione del carattere di legge naturale implicato nella riconoscenza delle minoranze nazionali. Cosa assai diversa. Cosa che ci rimanda alla questiona del trattamento democratico delle minoranze nazionali e, al limite, alla questione della Stato multinazionale, a volte tenendo conto delle autonomie storiche riconosciute nella Costituzione.

Ritorniamo così alla questione di base : Cioè, cosa costituisce la cittadinanza oppure, meglio ancora, che senso dare all’uguaglianza tra tutti i cittadini, indifferentemente dal genere, uguaglianza che la cittadinanza impone per definizione? Il termine popolo utilizzato dall’ONU, creatura anch’essa della Resistenza al nazifascismo, è compatibile con la cittadinanza e permette di inglobare le nazioni, sia tramite lo Stato multinazionale sia tramite i diritti delle minoranze nazionali.

Questa uguaglianza cittadina rinvia ai diritti democratici formali ma non solo; rinvia anche alle basi materiali necessarie per attualizzare l’uguaglianza formale, cioè all’estensione progressiva del « reddito globale netto » dei focolari – dunque ai diritti sociali fondamentali – visto che la riproduzione socioeconomica non può essere abbandonata nelle mani dei soli attori privati. »

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2 ) Commentaire rapide de l’article: « Les huit questions que pose une éventuelle déclaration d’indépendance de la Catalogne » LE MONDE | 04.10.2017 à 11h35 • Mis à jour le 04.10.2017 à 17h34 | Par Anne-Aël Durand

LE MONDE | 04.10.2017 à 11h35 • Mis à jour le 04.10.2017 à 17h34 | Par Anne-Aël Durand http://www.lemonde.fr/les-decodeurs/article/2017/10/04/les-huit-questions-que-pose-la-future-declaration-d-independance-de-la-catalogne_5195953_4355770.html (rédigé le 6 octobre 2017)

Commentaire rapide: (Voir plus haut mon commentaire en italien sur fédéralisme spinellien néolibéral versus Europe sociale fondée sur l’Europe des Etats-nations. )

L’UE spinellienne est en crise du fait des contradictions du néolibéralisme – lequel en éliminant les purges par les sauvetages permanents de la finance et des transnationales élimine le seul mécanisme existant de feedback capitaliste, le ratio prudentiel des banques ne suffisant pas ; en effet, le marginalisme ne sait pas faire la différence entre profit, intérêt classique et intérêt spéculatif donc entre économie spéculative et économie réelle ; le marginalisme n’a pas d’autre théorie de la monnaie que celle ridicule des courbes offre-demande, établies de manière illogique puisque pour trouver l’offre on donne la demande en prix (!) et idem pour trouver la demande on fournit les barèmes de l’offre en prix !!!

«Une fois encore » nous sommes dans le cadre d’un capitalisme philo-sémite nietzschéen, un corporatisme fascistoïde. Or, ce système fait eau de toute part, bien que les bidouillages de la comptabilité nationale – plus de 3 % ajouté en 2014 en comptant drogue, prostitution, armement etc. – ainsi que ceux de l’output gap, du déficit structurel etc. tentent de le masquer. En fait, cette Europe-là, outre qu’elle n’a aucun sens démocratique, ne respecte pas sa propre Histoire et ses différences culturelles-nationales. Fruit du capital apatride, elle est en faveur d’une fragmentation régionale fortement hiérarchisée – Elle repose sur les âneries de la microéconomie dépourvue de toute macroéconomie, c’est-à-dire sur l’idéologie des banques et des firmes transnationales privées globales et de ses servi in camera.

Or, la micro ne fonctionne pas sans macro et la macro impose un espace géographique et démographique pour la formation de la valeur d’échange et pour la reproduction dynamique du système social. Avec la micro hégémonique, il y a bien sûr une reproduction dynamique, pas forcément positive, mais elle est aléatoire et post-hoc selon l’ « équilibre des cimetières » ainsi que démontré dans mon Précis d’économie politique marxiste et déjà dans mon Livre III de 2005 intitulé Keynésianisme, Marxisme, Stabilité Economique et Croissance: i.e., un équilibre constaté après coup et déterminé par une allocation des ressources selon la logique inégalitaire découlant de la taille économique donc du poids décisionnel des banques et des transnationales. Ceci sans tenir compte des réels besoins sociaux ni de l’intérêt général, et en considérant la force de travail comme un simple facteur de production comme un autre. Or, cette force de travail, outre qu’elle doit se renouveler dans des ménages forcément de tailles différentes, a aussi comme vecteur des hommes et des femmes en chair et en os sous forme de citoyennes et citoyens dont on peut bien entendu abuser avec le système électoral soumis au capital et à ses médias et ses faiseurs d’opinion, mais pas toujours et partout.

Ainsi le système dont le Rapport des 5 présidents avait prévu l’évolution paroxystique est aujourd’hui en crise:

a)     L’Union bancaire européenne fut heureusement restreinte à son origine grâce à Mme Merkel. Elle ne concerne plus que quelque 130 sujets dits systémiques. Cependant, les élites européennes, flanquées de leurs soutiens et maîtres financiers, avaient voulu en généraliser la portée contre les intérêts des citoyens pour mieux leur faire payer les bail-in. Cette tentative pris fin avec la nécessité d’ouvrir la voie aux sauvetages nationaux devenus aussi urgents que nécessaires, comme ce fut le cas voilà peu pour l’Italie.

b)    La France, après avoir détruit l’Afrique du Nord et la Libye et aggravé les flux migratoires, a de facto fait sauter Schengen et avec lui elle a mis en péril un des éléments clé de l’intégration européenne cher à tous ses peuples membres, à savoir l’Art. 63 du mini-Traité de Lisbonne qui garantit la libre circulation dans les frontières communes. La libre circulation des marchandises ne suffisait pas à faire l’Europe et de fait le marché commun allait de pair avec le Gatt et la planification étatique. Ce n’était que le tout début du processus d’intégration dans la lignée de la CECA et Euratom.

c)     Le cas de la Catalogne met fin à la régionalisation anti-nationale : L’Espagne serait marginalisée si elle se laissait désintégrer en multiples régions dans une Europe neoliberale inféodée à son Centre, une Europe où la France et l’Italie seraient elle-même marginalisée. Pour l’Italie plus encore qu’aujourd’hui – voir les référendums  en Vénétie, Lombardie etc. Au contraire, pour l’Espagne comme pour la France, l’UE devait être un espace ou un bloc économique plus vaste dans lequel faire valoir leurs zones respectives d’influence culturelle et économique hors UE.

On le voit la microéconomie sans macro est une ineptie sans lendemain.

Il n’est pas vrai non plus que le droit international prime sur les constitutions internes. Certains donnent à contresens le cas de Danzig comme exemple; ils ont probablement oublié que Danzig – tout comme Jérusalem dans les Accord onusiens de 1947 concernant le mandat de la Palestine – avait acquis le statut de Ville internationale. Pour comble, ils se voient ensuite obligés de prétendre que cette primauté ne s’appliquent pas aux nations démocratiques !!! Si on s’en tient aux choses italiennes, il est vrai que l’Italie moderne post-1992 abuse en permanence de l’Article 11 en ce sens, y compris lorsqu’il n’y a aucune compatibilité avec la Charte de l’ONU.

En vérité, une telle primauté violerait la Charte onusienne laquelle repose sur la souveraineté des Etats-membres et sur le principe de non-immixtion dans les affaires internes des Etats. Les peuples peuvent disposer d’eux-mêmes mais dans le cadre légal, bien que, selon le jeu des puissances, ce cadre puise parfois être imposé a posteriori – Yougoslavie etc. Il convient donc de ne pas confondre « peuple », i.e. citoyenneté et « nation », i.e. entité sociologique. Logiquement parlant ce sont des catégories distinctes, non des catégories opposées.

En fait, le droit international en cette matière a suivi l’évolution du caractère de loi naturelle impliqué dans la reconnaissance des minorités nationales. Ce qui est très différent. Et nous renvoie à la question du traitement démocratique des minorités nationales et, à la limite, à la question de l’Etat multinational, voire dans certains cas à l’autonomie régionale historique reconnue par la Constitution.

On revient donc à la question de base : A savoir qu’est qui constitue la citoyenneté ou mieux encore, qu’est-ce qui est imposé par l’égalité citoyenne entre tous les citoyens indépendamment du genre. On se rend compte que le terme peuple utilisé par la Charte de l’ONU est compatible avec la citoyenneté et peut englober les nations – de l’Etat multinational ou les minorités nationales des Etats-nations.

L’égalité renvoie non seulement aux droits formels mais également aux bases matérielles de l’égalité, soit au « revenu global net » des ménages – c-à-d, les droits sociaux fondamentaux – puisque la reproduction socio-économique ne peut être abandonnée aux seuls acteurs privés.

Les arrangements peuvent alors être multiples mais les objectifs égalitaires doivent primer. Par exemple, on peut donner des droits linguistiques, touristiques et d’administration locale aux minorités nationales ou aux nations membres d’un Etat multinational. Ceci suppose un partage de la fiscalité, avec présument une collecte nationale et reversement aux diverses entités pour des raisons de rationalité et d’épargne.

Peut-on transférer le financement économique et social ? Pas sans normes nationales minimum. Ce qui devrait également valoir tendanciellement dans l’Europe sociale – voir mes articles dans la section Economie politique internationale de www.la-commune-paraclet.com . Idem pour l’éducation et les autres pouvoirs dans le partage des pouvoirs, sauf ce qui doit par nature demeurer en commun, routes nationales, moyens de communication et de télécommunication, intra espace national ou international, sécurité etc.

Ces normes nationales peuvent bien entendu reposer, ou mieux encore être consolidées par l’adoption d’une nouvelle définition de l’ anti-dumping par moi demandée depuis des années. Cette nouvelle anti-dumping protégerait les 3 éléments du « revenu global net » des ménages, à savoir, le salaire individuel, le salaire différé – pensions et assurance-chômage etc. – ainsi que les transferts aux ménages via l’accès universel collectivement garanti aux infrastructures et aux services sociaux publics.

Tous les Espagnols et les autres peuples des Etats membres de l’UE devraient y penser sérieusement, car l’actuelle anti-dumping reposant sur le seul coût du travail réduit au salaire individuel, élimine de fait tous les droits du travail – qui, on le rappelle, sont des droits sociaux fondamentaux inscrits dans la Déclaration Universelle des Droits – ainsi que les critères environnementaux minimum, enclenchant ainsi une compétition globale au moins disant, donc très destructrice pour les peuples et pour les citoyens.

Les sécessionnistes inégalitaires – Lega etc. et autres Pujol transversaux – veulent accélérer la déconstruction des droits sociaux. De façon démagogique ils se battent pour la récupération des droits qui devraient être en réalité rester communs – en particulier la fiscalité aujourd’hui partout régressive ; ils le font en instrumentalisant les aspects culturels dont un fond progressiste républicain hérité de l’histoire mais aujourd’hui détourné par eux contre la République espagnole qui reste à réinstaurer. Par exemple, par la convocation d’une assemblée constituante espagnole.

Il y a tout de même plus de 12 % de chômage en Catalogne – dans le sens du BIT i.e. qui inclut uniquement celles et ceux qui ont travaillé une seule heure durant la période de la dernière enquête statistique … Le taux réel, toutes catégories confondues, est au moins le double. On ne peut s’en gargariser tout en brisant la solidarité socio-économique qui est au cœur de la citoyenneté. C’est de la régression pure et simple. D’où les discours frauduleux sur la péréquation, sans rien dire sur les privilèges dont on a joui jusqu’ici du fait de la tendance lourde capitaliste qui favorise automatiquement le Centre, puisque ce dernier est plus outillé pour attirer plus de capitaux et d’autres facteurs de production et d’échange selon la logique inégalitaire purement marginaliste du PIB. On le sait, cette logique est mal corrigée par la péréquation capitaliste et par la reconnaissance des disparités régionales. C’est pourquoi des normes nationales égalitaires très strictes s’imposent.

Mais, comme on le voit aujourd’hui, la collusion spinellienne entre dirigeants nationaux voulant démanteler l’Etat social et les élites spinelliennes philosémites nietzschéennes régionales se heurtent finalement à la difficulté de détruire l’Appareil d’Etat central qui tente pour sa part d’échapper au suicide. Avec des tentations corporatistes fascistes lorsque la gauche ne pèse pas lucidement de tout son poids dans le débat.

C’est pourquoi la gauche doit arrêter d’être brouillonne en ces matières et refaire ses devoirs consciencieusement. Ce qui revient à remettre le développement de l’Etat social au cœur du problème, donc l’élargissement du « revenu global net » des ménages qui est l’expression de la récupération citoyenne d’une partie croissante de la « plus-value sociale », voir mon Précis op. Cité. Ceci doit se faire grâce à la RTT protégée par une nouvelle définition de l’anti-dumping.

En effet, la citoyenneté comprise comme droit des peuples, donc englobant les minorités nationales et les nations, est le seul moyen de faire l’Europe sans tenter vainement de nier sa nature – ses différences nationales – et sa longue histoire d’émancipation égalitaire. Pensez simplement à ce qu’implique la citoyenneté dans un Etat multinational fédéral. Remarquez que, à l’inverse de la logique de la devolution, la dernière réforme fédérale en Allemagne réunifiée a consolidé le rôle de Berlin et que la Cour de Karlsruhe est très jalouse, à bon droit, des compétences et des prérogatives du parlement allemand. Y compris vis-à-vis d’une BCE œuvrant souvent hors mandat. Remarquez également que malgré les inepties proférées à la lueur du Fiscal compact etc, les droits sociaux restent des compétences nationales exclusives. C’est bien de volonté politique et de luttes de classe qu’il s’agit.

Lorsque les savants européens communiquaient entre eux à travers le Père Mersenne ils ne remettaient pas en cause leur appartenance nationale, même s’ils utilisaient souvent une ou plusieurs lingua franca. Dans ces réseaux renaissait l’Europe en tant qu’Europe donc hors de la conception impériale centraliste désormais dépassée. Même dans le cadre de l’Empire romain – mais ceci constitue un aspect universel comme en témoigne l’histoire des empires sumérien, akkadien et babylonien et autres – la contradiction intenable entre exclusivisme et universalisme fut un des moteurs qui influèrent sur la lutte des classes, ce qui mena in fine au développement de la laïcité et du droit naturel.

Ne faisons pas marche arrière. En ce domaine, le droit naturel selon Vico ou Kant vaut mieux que celui ébauché par Leibniz – ou celui voulant aujourd’hui concilier, de manière purement crapuleuse la Déclaration Universelle des droits individuels et sociaux ainsi que nos constitutions nées de la Résistance à un exclusivisme théocratique d’un autre âge, le crime par excellence contre l’égalité humaine.

Paul De Marco

NB: La crise espagnole actuelle est le fruit du pourrissement de la situation dû à la collusion des élites régionales et nationales pour mieux démanteler l’Etat social et privatiser à tour de bras – Pujol est un néolibéral pire que tant d’autres. Cette collusion transversale vise également à légitimer l’illusion d’une sécession en compatibilité avec l’Europe du capital. La gauche, entraînée par ce populisme démagogique, n’a même pas su défendre l’Europe sociale reposant sur l’Europe des Etats-nations !!!

En Italie on assiste à un dangereux pourrissement de la même espèce. Ainsi les projets de transfert – devolution – de quasiment tous les pouvoirs aux régions constituait le cœur de la réforme anticonstitutionnelle de la Constitution italienne proposée par Gutgeld-Renzi. Ce projet fut rejeté par plus de 59 % des électrices et des électeurs italiens lors du référendum du 4 décembre 2016.

Or, ce sont précisément ces transferts anti-constitutionnels qui sont remis illégalement sur le tapis en Vénétie et en Lombardie et également – ce qui montre bien l’étendue de ce pourrissement – en Emilia Romagna, région considérée jusqu’à peu comme le symbole de l’actualisation possible des droits sociaux prévus par la Constitution née de la Résistance.

Les « référendums » du 22 octobre ne sont donc pas légaux, ils ne peuvent pas être financés par argent public etc. Ils ne peuvent avoir d’autre valeur que celle de sondages marketing. Nous sommes ici confrontés aux dérives primaires des « son padron a casa mia » caractéristiques des sociétés encore archaïques, patriarcales et parfois primitivement endogames, telles celles dénoncées dans la magnifique pièce théâtrale de Goldoni « I rusteghi » ( vedi : https://www.youtube.com/watch?v=c-E72r2DoAs .)

Le gouvernement et la magistrature doivent clarifier ces évidences avant qu’il ne soit trop tard. De même, les associations qui ont sauvé la Constitution le 4 décembre 2016 doivent intervenir de nouveau. Comme on sait la Constitution italienne a déjà été flexibilisée outre mesure mais uniquement au bénéfice du capital par le fédéralisme fiscal entériné en 2001 sans aucune étude d’impact préliminaire, et par la modification des Articles 81 – parité budgétaire – et  99 – pacte reaganien de stabilité interne. Ces associations doivent remettre les choses au clair, avec l’aide de toute la gauche qui doit refaire ses devoirs au sujet de l’égalité citoyenne dans l’espace national, européen, voire onusien.)