Commenti disabilitati su GIOACCHINO DA FIORE E LA SECONDA FORMULAZIONE PITAGORICA CRISTIANA, 3 luglio 2019

Nota aggiunta il 26 febbraio 2020. Ecco la prova definitiva della mi tesi su Gioacchino pitagorico ideatore del divenire storico dell’emancipazione umana. I sette sigilli rinviano ai sette – 7 – Pianeti concepiti anche come forme di intelligenze e con cicli di dominanza storica secondo una concordia dei tempi. A volte il numero sette fa spazio al numero otto – 8 – dato che l’astronomia antica considerava le stelle come l’ottavo cielo o livello. I solidi di Platone erano utilizzati come una rappresentazione sintetica del cosmo e della realtà. Le varie figure geometriche regolari possono essere dispose in una seria crescente secondo il numero dei loro angoli interni. Una tale figura con 9 angoli di 140 gradi ognuno darà un totale di … 1260. La data scelta da Gioacchino per l’inizio della Terza Età. Cioè una data che rimanda ad una ricostruzione narrativa-scientifica puramente pitagorica. L’altro filone di calcolo, che concerna anche il passaggio gioachimita della Pasqua ebrea alla Pasqua cristiana – Nicea – alla Pasqua pitagorica – equinozio di primavera e nuova età – rimanda al ciclo di 19 anni di Metone o 235 mesi sinodici. Ma siccome ogni 19 anni c’è una differenza di 1 h 27 mn 33 s, dopo 312,5 anni tropici si deve aggiungere un giorno completo. Ora 312,5 x 4 = 1250 oppure arrotondando 315 x 4 = 1260. Qui abbiamo la spiegazione delle cronologie dell’Abate raffigurate nelle figure degli Alberi storici, con le solite fluttuazioni che l’Abate cercherà di risolvere fino alla fine. Problema cominciato al concilio di Nicea per concludersi con il concilio di Trenta con i nuovi calcoli del calabrese Luigi Lilio. Ma il modello scelto è sempre quello perché gli permette un ancoraggio con Ezechiele, Daniele e ovviamente con Giovanni Evangelista.

Come già accennato questa geometria collegata all’astronomia di Gioacchino da pure la struttura dell’evoluzione storica del divenire umano messa in opera nella Concordia e negli altri scritti dell’Abate calabrese.

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Dall’Era dei Pesci a l’Era dell’Aquario, Era di trasparenza, di fratellanza e d’amore senza nessuno esclusivismo ?

L’unico vero tempio è quello della coscienza.

L’uguaglianza umana è sacra, ogni forma di esclusivismo è un crimine contro l’Umanità.

Vedi alla fine di questo testo Spiegazione dell’Apocalisse di Giovanni e illustrazione astronomica-astrologica. *

Rimandiamo pure al saggio « Elogio della Ragione e della laicità dello Stato » in

http://www.la-commune-paraclet.com/ElogioFrame1Source1.htm#elogio

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La cristianità nata all’inizio dell’Era dei Pesci – nella precessione degli equinozi – fu un tentativo pitagorico romano di pacificare la Palestina togliendo via l’arcaico e patologico esclusivismo ebraico usando della persuasione scientifica. Sin dall’inizio questa grande riforma fu infiltrata e viziata proprio dal esclusivismo che voleva cancellare. La riformulazione di Gioacchino fu un ritorno a questa tradizione ugualitaria-scientifica di chiara matrice pitagorica. (1) L’opera di Gioacchino apre la porta alla comprensione scientifica della Storia intesa come emancipazione generale del genere Umano, un divenire laico, anzi ateo nel senso dell’uguaglianza etica intrinseca di tutte le coscienze, che deve sboccare nell’Ordine Nuovo di quello che oggi si chiamerebbe il socialismo democratico oppure comunismo libertario.

L’epoca normanna fu l’età d’oro del Meridione e anche quella dell’intera penisola italiana dopo la caduta dell’Impero Romano di Occidente. Gioacchino è strettamente legato a questa rinascita politica e intellettuale, erede dell’antichissima cultura della sua terra e della rinascita scientifica e quasi laica sbocciata nell’opulenta e cosmopolita corte arabo-normanna di Palermo. Gioacchino da Fiore divenne così la punta di diamante del Primo Rinascimento.

Le missioni di Gioacchino erano sostanzialmente due:

1 ) Dato la presenza nel regno normanno di tutte le grandi fedi – e popoli – di quel tempo, la nuova dinastia necessitava la creazione di una narrazione capace di unificare il Regno. In esso dovevano coesistere molteplici gruppi tra i quali vari autoctoni italiani, greci, bizantini, longobardi e tanti altri rimanenti di popoli che col collasso delle frontiere dell’impero sul Reno e sul Danubio discesero nella penisola per rimanerci oppure in transito verso l’Africa. A questi si aggiungerono gli Arabi ed i Normanni. Si trattava dunque di mobilitare la punta avanzata della cultura occidentale – monastica e laica. Il progetto non può essere ridotto ad una semplice latinizzazione perché questa latinizzazione era ancora in formazione, benché il papato fu costretto ad un compromesso con i dirigenti normanni emulando nella penisola l’alleanza strategica formata in precedenza con i Franchi, cioè i cosiddetti battesimo e incoronazione – sacre – di Clovis.

2 ) La riformulazione dell’originale narrazione pitagorica cristiana in un mondo caratterizzato da divisioni acute si appoggiava sulla rinascita della cultura al contato con gli Arabi di Sicilia. Questo portò alla riscoperta arabo-normanna degli autori antichi e per via di conseguenza anche delle lotte e delle discussioni caratteristiche dei cerchi cristiani antichi prima di arrivare alla prima Doxa riduttrice formulata nel Concilio di Nicea. L’epoca di Gioacchino era segnata da gravi scismi, dalla caduta di Gerusalemme nel 1187, e da guerre continue che coinvolgevano i vari feudi ma anche il papato. In effetti, si assisteva alla trasformazione temporale sempre più affermata del papato.

L’attualità di Gioacchino potrebbe sembrare strana a riguardo dello sviluppo moderno dell’astronomia contro l’astrologia, della chimica contro l’alchimia e così discorrendo. L’affermazione della scienza astronomica progredì con lentezza per causa dell’occultazione oscurantista di classe iniziata proprio contro Gioacchino a Anagni e poi continuata con la Contro-riforma, l’Inquisizione e ancora oggi con il velo che si continua a fare pesare sull’origine dei culti. Pensiamo solo a Giordano Bruno già molto in avanzo rispetto al sistema eliocentrico di Copernico – vedi, ad esempio, il suo più accessibile Cena de le Ceneri – oppure rispetto alla Scienza Nuova di Vico escluso, occultato e plagiato – anche da Montesquieu – fino a Marx e Lafargue. Senza parlare della simile occultazione dei scienziati repubblicani di origine come Charles-François Dupuis. La laicità borghese non andò mai aldilà dell’alleanza tra « le sabre et le goupillon ». La democratizzazione dell’educazione è recente e non concerna in pieno né il reclutamento del corpo insegnate né il sillabus. Una delle difficoltà risiede nella comprensione del ruolo dell’irrazionalità nella Storia e dell’uso esclusivista che ne hanno fatto fin qui le classi dominanti e le loro logge. A modo suo Gioacchino tentò di ripulire queste stalle del Re Augia. Lavoro da finire come dimostrato nel mio Pour Marx, contre le nihilisme, in particolare con la messa al bando della pratica ingannevole del secreto, e con lo sviluppo delle conoscenze e della democrazia che necessitano dibattiti contraddittori e pubblici.

Il fatto che Gioacchino sia un pitagorico, una volta detto, si muta in evidenza. Dopotutto Gioacchino è calabrese e la Scuola di Pitagora non si capirebbe senza l’antica cultura della nostra terra, incluso l’antico culto di Eraclea, anch’esso rappresentante dell’alta sapienza astronomica legata all’emergenza del calendario solare. 12 fatiche per 12 costellazioni. Una bella illustrazione da me scoperta pochi giorni fa si trova nei libri di Charles-François Dupuis, in particolare A l’origine de tous les cultes, libro al quale si deve pero aggiungere le analisi esposte nel mio Pour Marx, contre le nihilisme, cioè l’importanza della transizione dai calendari lunari ai calendari luni-solari e solari, questi poi riformulati in calendari giuliano e gregoriano. Andrebbe anche aggiunto l’importanza della psicoanalisi marxista da me formulata, senza dimenticare la conoscenza tra pochi Antichi della precessione degli equinozi con varie conseguenze concrete simboleggiate dal numero Pi, iscritto nelle piramide ed in altri templi.

La riformulazione di Gioacchino punta proprio sulla conoscenza astronomica dei pitagorici calabresi. Filolao, il cui contributo era conosciuto da Giordano Bruno, era compagno e discepole di Pitagora. Era già convinto del fatto che il sole stesso non era il centro dell’universo ma solo della nostra galassia. Tutta l’opera di Gioacchino scaturisce dallo studio del libro di astronomia-astrologia cristiana l’Apocalisse attribuito all’apostolo Giovanni e dagli elementi astronomici contenuti nel Vecchio e nel Nuovo Testamento – in particolare la Ruota di Ezechiele, ruota dentro una ruota, che rinvia alla schematica del zodiaco. Gioacchino teneva conto del percorso del sole nelle 12 costellazioni ritenute dal zodiaco ma anche dei dati forniti dall’astronomia considerato la conoscenza elevata – ereditata dai Sumeri e Accadi ed Egizi – della precessione degli equinozi. Come menziona a giusto titolo Dupuis ogni cambiamento di Era astronomica-zodiacale fu accompagnata da nuovi culti. In effetti, passare dalla costellazione del Toro a quella dell’Ariete – o Agnello – e poi a quella del Pesce imponeva la riformulazione delle narrazioni dominanti. Più sottile ancora ad esempio il cambiamento della Stella polare anch’esso dovuto alla precessione degli equinozi ma percettibile nei miti non solo sumeri, mesopotamici ed egizi ma anche in quelli marittimi dei popoli fenici, greci ed altri.

Tutti i numeri chiavi, a prima vista intricate, dei computi di Gioacchino rinviano al metodico approccio pitagorico della scienza ed in particolare di quella più importante in quel tempo, cioè l’astronomia. In un mondo dominato dall’agricoltura e dai scambi marittimi o terresti – la Via della Sete ha origini ancora più antiche – il controllo del calendario e dello spazio erano la più alta tecnologia disponibile. Sono « numeri » nel senso di Platone nella Repubblica e negli altri suoi Discorsi, cioè delle tecniche euristiche necessarie per avvicinarsi e eventualmente afferrare la realtà, non delle Idee in quanto tali. La falsificazione dei numeri in concetti superiori alla realtà, visione ovviamente anti-scientifica e anti-dialettica, risulta una tipica falsificazione della quale si conosce pur gli ideatori, almeno quelli più reazionari come Aristotele.

Questo meteco in Atena si diede la missione di studiare nell’Accademia di Platone per poi sovvertirne l’insegnamento. Ad esempio la sua sintomatica critica alla Città pitagorica-socratica descritta nella Repubblica usa di un stratagemma tipico, la falsificazione delle premesse del ragionamento per sviarne le conclusioni. Così Aristotele oppone la singolarità della « famiglia » – cioè, etimologicamente della domesticità allargata vigente – all’universalità della società, cioè del genere umano, dunque dell’uguaglianza umana da concretizzare come processo istituzionale in divenire. Vecchio trucco. A parte l’abuso dello stile volutamente senza contenuto, l’altro trucchetto caro a tutti decostruttivisti moderni come agli Sofisti di altri tempi, consiste nella regressione ad absurdum, barattando così il « discorso » – tipo mulino a vento – per le rigorose e parsimoniose investigazioni ed esposizioni scientifiche. Per farla franca non solo nei media ma anche nelle accademie e università basta la selezione incestuosa di classe e la sovra-rappresentanza dei soliti narratori esclusivisti. Oggi basta guarda attorno a se. O alle produzioni date per accademiche e scientifiche … incluso su Gioacchino da Fiore …

Ho già spiegato nel mio saggio « Brevi appunti su Gioacchino da Fiore pitagorico » presentati alla Conferenza organizzata dall’Associazione culturale Gunesh, il 27 agosto 2016 ( in https://www.la-commune-paraclet.com/ItaliaFrame1Source1.htm#gioacchinogunesh ) la distinzione socratica-platonica tra « nobile menzogna », cioè mirata alla progressione generale verso il Bene, e menzogna utilitaria. La concordia ricercata da Gioacchino ricade nella prima categoria. Questa concordia deve fare i conti con la transizione dei calendari, ed è questa la difficoltà che incontra la maggior parte dei commentatori. Gioacchino non si contraddice, al contrario usa le sue ovvie conoscenze per formulare una narrazione che possa servire tanto ai dirigenti quanto alle masse popolari, come pure ai viri spiritualis, cioè a quella parte degli intellettuali organici più avanzati e comunque sottomessi alla regola benedettina « Ora et labora » rivisitata in modo più equo e rigoroso da Gioacchino per il suo nuovo ordine florense.

Concordia non vuole dire armonizzazione artificiale. Gioacchino non è così ingenuo, usa il materiale a sua disposizione. E, di fatti, ancora oggi, noi conviviamo al quotidiano con questo tipo di concordia in modo molto pratico. Il nostro concetto del tempo rimane luni-solare. In particolare 7 sono i giorni della settimana che rinviano ad un calendario lunario con le 4 fase della luna ed ai sette pianeti visibili a occhio nudo, cioè agli astri vagabondi nel fondo delle stelle cosiddette fisse. 24 sono le ore del giorno e i 24 Venerabili che veglioni nel mito religioso. Il fondo stellato fu organizzato per meglio afferrarlo: 12 sono le costellazioni ritenute per facilita di calcolo – numero pari – ma anche per eredita culturale trasmessa dai « Caldei » che rimanda ai sistemi sumeri anteriori. E 12 sono i mesi. Le dodici costellazioni ritenute per segnare il percorso del sole – più regolare di quello della Luna nel calendario lunare – sono iscritte in un cerchio – o ruota – dunque divisibile in gradi che vanno ripartiti nelle 12 case astrali. Di fatti, la narrazione astrologica ha una determinata fondazione scientifica astronomica come si può vedere dalle 4 costellazioni reali del zodiaco – punti cardini – che, in realtà, sono fondate sul Tetramorfo. Questo rimanda all’astronomia scientifica antica capace di capire il motto lento delle stelle dette fisse e dunque i meta-cicli astronomi in particolare la precessione degli equinozi.

Le quattro costellazioni del Tetramorfo mantengono una distanza pressoché uguale tra loro creando così un punto di riferimento che permette di organizzare il Cielo e di seguirne l’evoluzione. Queste 4 costellazioni già predominanti nei miti egizi furono riprese dai cristiani che le associarono con i 4 Vangeli – e solo 4 come spiegarono vari Padri della Chiesa ed in particolare Clemente di Alessandria. Così Giovanni è associato all’Aquila, Matteo all’Uomo, Luca al Vitello, Marco al Leone. 1260 entra pure in questa categoria come una delle moltipliche derivazioni dei numeri pitagorici. Per contro, i 1000 anni – che ritornano in particolare nei testi ebraici copiati dalla Mesopotamia e sopratutto dal mondo semite–accado e poi persiano ecc – rimanda – in parte via Metone di Atena – ai cicli della Luna dal quale oggi rimane solo il ricordo del ciclo lunare di 19 anni che permette di armonizzare i calendari lunari e solari. Dato l’imprecisione delle fase lunari ogni 1000 anni si doveva aggiungere un mese di più per rimanere coerenti. Il Diavolo è destinato ad essere incatenato per 1000 anni quando l’ultimo dei 7 sigilli sarà aperto ma Gioacchino sa che si tratta di un passaggio temporale. Relativizza spesso i mille anni in un tempo di grande durata. Perciò tenendo conto dal passaggio della settimana ebraica che privilegia il sabato associato con la Luna – calendario luni solare – e insistendo sulla settimana cristiana integrata nel calendario solare giuliano che privilegia la Domenica, giorno del Signore associato al signore celeste cioè al sole, Gioacchino ne ritiene l’idea di un periodo sabbatico nel divenire storico come transizione tra il sesto e il settimo sigillo, dopo di che la storia non finisce ma inizia un tempo di uguaglianza e di rapporti umani trasparenti. Marx riprende il concetto dicendo che con l’avvento del comunismo – ecclesia nel senso etimologico – finisce la Preistoria dell’Umanità e si entra nella Storia.

La fluttuazione di Gioacchino rispetto alla transizione dal sesto al settimo sigillo includendo anche un ottavo, se si vuole per inter-penetrazione dei due ultimi, rimanda specificamente alla comprensione cristiana della settimana. Fu messa sotto il dominio della Domenica che diventa cosi un punto di arrivo e di partenza, come succede con la gamma da do a do. Non vi è qui nessuna contraddizione né confusione. La narrazione è qui solo un mezzo per veicolare il messaggio in modo miticamente coerente per varie udienze più o meno informate. All’immagine della narrazione cristiana di origine, si tratta dunque di un tentativo di creare una nuova narrazione capace di inglobare l’essenziale dei vecchi messaggi – Vecchio e Nuovo Testamento – per portare al nuovo messaggio della Terza Età dell’uguaglianza e della libertà. L’utilità sta nel spiegare la progressione verso l’emancipazione generale con lo sviluppo delle 7 intelligenze collegate ai sette pianeti ed ai 7sigilli di cui parleremo cui sotto. Di fatti è solo così che Gioacchino riesce a conciliare la settimana e i sette pianeti con le dodici costellazioni. Nei testi biblici come nelle altre rappresentazioni astronomiche antiche dopo le 7 sfere corrispondenti ai pianeti si apriva la porta del cielo, cioè l’ottavo cerchio delle stelle dette fisse.

La Città celeste – la Gerusalemme celesta nel contesto della narrazione cristiana – è questa Città astronomica con i suoi 4 lati – il Tetramorfo e il suo centro – con le sue dodici porte e le sue divisioni che Gioacchino formula chiaramente in modo da non lasciare nessun dubbio.

Il suo scritto maggiore sulla Terza Eta dello Spirito Il salterio a 10 corde, oltre ad alludere al sistema decimale, rinvia non tanto alla tipica copia biblica illustrata dallo strumento di Davide quanto al vecchio strumento orfico rivisitato da Pitagora con la formulazione scientifica della gamma occidentale in collegamento – uso euristico dei numeri – con l’astronomia, dunque con la gamma pitagorica che va dall’alfa – la Luna – all’omega – il Sole – elencando il nome dei 7 pianeti. Si nota che Davide è un personaggio mitico mai esistito come Salomone ed il suo Tempio – così brillante da « offuscare la vista » !!! – oppure come Mosse copiato dal Re Sargone di Accadia. Lo stesso vale per l’astrologia di Daniele o quella più primitiva di Ezechiele che ispirarono l’Apocalisse di Giovanni.

Nella differenza tra concordia e armonizzazione a tutti i costi sta la comprensione del lavoro di riformulazione di Gioacchino tenendo sempre conto della sua intelligenza pitagorica con il sole al centro delle varie rappresentazioni, una raffigurazione anche copiata dal candelabro ebraico.

Per riformulare una nuova visione unificatrice del cristianesimo – contro tutti i scismi, l’affermazione dei musulmani nel bacino mediterraneo, ed i rimanenti ebraici dispersi dopo la diaspora ecc – Gioacchino tiene dunque conto delle formalizzazioni più accettate ma compatibili con il suo proposito di rinnovamento intellettuale ed etico-politico. Cosi tiene conto del lavoro di riformulazione astrologico-religioso del papa Gregorio Magno – un patrizio di antica famiglia romana dunque uno che non ignorava il senso della prima reazione avvenuta nei cerchi intellettuali più avanzati, ad esempio di Cassiodoro, contro il dilagare del caos e dell’oscurantismo socio-economico e culturale consecutivo allo sfasciamento dell’impero romano di occidente.

All’immagine di Elena la madre convertita di Costantino I (https://it.wikipedia.org/wiki/Flavia_Giulia_Elena ), Gregorio Magno praticò un attivo recupero e una cooptazione cristiana dei riti pagani, stabilendo ad esempio chiese romane sui vecchi templi, oppure stabilendo il rituale di Natale per celebrare la nascita di Cristo in concordia con le festività legate al solstizio d’inverno. Similarmente riformulò i rituali di Pasqua secondo il calendario giuliano anche se la logica di cooptazione necessitò la perpetuazione dell’incrocio dei due calendari – quello lunare della pasqua ebraica e quello luni-solare della Pasqua cristiana focalizzata sull’equinozio di Primavera che segna il ritorno o la risurrezione trionfante del sole con giorni crescenti. In effetti, questo incrocio dei calendari fu anche reso necessario dall’imprecisione predittiva del calendario giuliano con un sensibile spostamento della pasqua del calendario rispetto all’equinozio di Primavera, difficoltà che non fu risolta prima della riforma – anch’essa natta in Calabria con il medico Luigi Lilio di Cirò – che dette nascita al calendario gregoriano.

La questione della cronologia usata da Gioacchino per stabilire la sua concordia deve tener conto dell’uso congiunto del modello lunare settimanale e della realtà della precessione degli equinozi. Oscilla tra i due e si gioca tutto sul testo dell’Apocalisse di Giovanni, così da essere costretto ad abbinare la sua cronologia storica allo Schema settenario. Ciò che riporta indietro l’inizio dell’era di Cristo – dalla costellazione dei Pesci – facendola iniziare all’epoca – presunta – di Ozia. La ragione di questa scelta è la cronologia – che sappiamo essere stravagante – delle 42 generazioni date dall’Antico Testamento, ancora una volta originariamente scelte da considerazioni numeriche metamagiche. (2) Gioacchino si conforma a queste cronologie per necessità narrativa e quindi usa pure del numero 1260 – dato in vari luoghi come anno di passaggio pianificato alla Terza Età.

Questo numero è solo un multiplo di 7 (7 per 180 = 1260) Come menzionato da Dupuis, la scelta di 1260 giorni si riflette anche nell’immaginario apocalittico della guerra scatenata dalla Bestia – la costellazione marina che in Daniele, come pure in Giovanni con alcune varianti, unisce Drago, Leone, Orso e Leopardo – guerra scatenata durante “un tempo, due tempi e un mezzo tempo ” cioè con un tempo di un anno, la metà di 7 anni o 42 mesi. (p 202) Rispetto a questa metamagia numerica (3) si noti che, in una profezia ebraica che piace tanto ai neo-evangelisti americani, si afferma che con l’arrivo del Messia del popolo ebraico riunito in Terra Santa, solo 144.000 ebrei sfuggiranno all’ira di Dio o secondo i testi biblici: 12.000 x 12 tribù.

Vediamo qui un metodo narrativo spesso utilizzato da Gioacchino in seguito a Giovanni: si concentra sull’apparizione del Cristo come salto di civiltà in quanto abolisce e supera il sacrificio umano o reale a favore del sacrificio simbolico contenuto nel rituale del pane e del vino, trasferendo a Cristo, con un importante miglioramento, il superamento del sacrifico primaverile prima illustrato da Abramo e Isacco.

Si nota en passant che la vittoria della cristianità difesa da tanti Padri narratori della Chiesa, spezzo incolti e irrazionali, contro l’antica sapienza greca e romana, non era scontata– si pensa solo all’Accademia di Platone, alla Scuola di Alessandria probabilmente incendiata non dagli Arabi ma da monaci cristiani tanti avversi alla scienza quanto Paolo di Tarso, basta ricordarsi della sorte fatta alla grande filosofa, matematica e astronoma Ipazia di Alessandria, vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Ipazia . Come racconta lui stesso, Paolo di Tarso dovette fuggire da Atena dove rischiava di essere ridicolizzato dagli intellettuali del luogo. Rimane che il più brillante tentativo di riforma del mondo antico ad opera di Marco Aurelio fu una sconfitta. Le ragioni non vanno cercate solo nella difesa romana, ad esempio con Seneca, dell’universalità umana che rimase confinata ai cittadini, ma nella pratica quotidiana del disprezzo dell’umanità degli umili, incluso con la schiavitù e con i sacrifici umani. Questi erano proprio i gruppi sociali sempre più attratti da vari culti più umani e ugualitari prima della formazione della cristianità, ad esempio il culto di Mitra o quello di Dionisio. La compagna di Spartaco incontrata sulle pendici del Vesuvio era una sacerdotessa di Dionisio.Ho detto altrove che le vittorie lampi dell’Islam al suo inizio verso Est e nella sponda sud del Mediterraneo furono dovute in gran parte alla sua pratica di una più grande uguaglianza all’interno della comunità dei fedeli incluso, all’epoca, per le donne. Oggi troppi filo-semiti nietzschiani, servili ai peggiori rabbini e reazionari israeliani, e traditori della propria cultura e della propria Storia, tentano tipicamente di riscrivere la Storia, dipingendo un Islam guerresco mentre lanciano nuove crociate e regime change sanguinari e mentre tentano di istituire un totalitarismo di sorveglianza quotidiana appoggiato da un sistema di repressione senza precedente nella Storia moderna dei popoli (gentili?), incluso la tortura sotto controllo medicale !!! Lascio da parte qui il venale catechismo della Shoah esclusivista, un vero e proprio crimine contro la memoria dei milioni di altre vittime del fascismo e del nazismo, due regimi ideati anche loro dal filosemitismo nietzschiano e rabbinico con tutte le inevitabili conseguenze dovute alla logica dell’esclusivismo da me più volte sottolineate. A mia conoscenza l’unico libro religioso al mondo che non solo difende le caste, oltre al crimine della cosiddetta elezione divina esclusiva, ma che fa pure l’apologia dei genocidi di popoli gentili è la bibbia ebraica: basta leggere, ad esempio, il Libro dei Rei. Questo tipo di ebraismo è una vera e propria setta religiosa pericolosa, in effetti contraria ad ogni diritto naturale e frontalmente contraria alle nostre costituzioni, alla Carta delle Nazioni Unite ed alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani Fondamentali Individuali e Sociali.

L’uguaglianza umana vale se estesa ai più umili e non solo ad un cerchio ristretto, sia pure di cittadini. Ecco un esempio chiaramente formulato della posizione, spesso reiterata, di Gioacchino a questo proposito: « …Ario offese il Figlio Unigenito di Dio, misconoscendo la virtù dell’umiltà, in cui, del resto, risiede la pienezza di ogni insegnamento » ( Gioacchino da Fiore, Sull’Apocalisse, Feltrinelli ed. 1994, p 293) L’uguaglianza voluta da Gioacchino col suo Ordine Nuovo superava le distinzioni del mondo feudale incluso con la parità dei sessi; come l’accademia pitagorica di Platone, l’ordine florense era aperto alle donne.

Ora nei miti religiosi anteriori all’Apocalisse, questo salto di civiltà viene simboleggiato dal passaggio dovuto alla precessione degli equinozi dalla costellazione del Toro a quello del Ariete, cioè dell’Agnello. Col Cristo si entrava invece nell’era dei Pesci – il pesce fu un segno di riconoscimento tra i primi Cristiani soggetti alle persecuzioni romane. Ma il zodiaco non fa la differenza. Gioacchino per parte sua accettò questa narrazione pasquale – equinozio di primavera nell’Ariete – argomentando in vari posti sul superamento di Cristo stesso come esempio di vita necessario ai popoli ancora incolti col passaggio alla Terza Età dello Spirito Santo, superamento che riguardava dunque anche l’eucaristia e le figure didattiche stesse ideate da Gioacchino nel Liber figurarum, il mondo diventando trasparente a tutti con l’avvento della Terza Età.

Così partendo dall’Apocalisse di Giovanni con i suoi 7 Sigilli, Gioacchino può riformulare in modo storico la presentazione statica della Città di Dio di Santo Agostino, il quale riprendeva in modo dogmatico i sette giorni della creazione biblica. Il divenire storico di Gioacchino ha come vettore lo sviluppo delle coscienze – dell’intelligenza e del libero arbitro. Questo divenire cognitivo fu poi ripreso da Vico nella sua celebre Autobiografia come fulcro personale del divenire storico, quello che Gramsci chiamerà poi il « blocco storico » costituito al livello delle personalità individuali.

Nel Enchiridion super Apocalipsim Gioacchino allude alla concordia tra 7 e 12 ma si tratta solo di uno accenno. Abbiamo capito che si doveva confrontare con i punti di incontro di due calendari caratterizzati da cicli diversi. Scelse allora una concordia che rivela il suo piano di riforma religioso-intellettuale e la sua conoscenza dell’astronomia e dell’astrologia dell’epoca. Perciò, punto chiave, riprende il Tetramorfo aggiungendo un Centro, ed ecco il numero 5 tanto caro ai pitagorici. Questi sono allora messi in relazione con i 5 sensi. Con il Tetramorfo abbiamo l’accenno al mondo materiale, cioè ai sensi. I. Kant fondatore dell’epistemologia moderna laica e scientifica mette all’origine di tutte le conoscenze le sensazioni. Kant tiene conto del lavoro del giudizio e della logica a due livelli. Al livello del metodo investigativo si arriva alla distinzione tra il singolare o il particolare da un lato ed il generale e l’universale dall’altro, ad esempio le « specie » senza le quali le categorie rimangono al livello empirico generale. Con queste prime astrazioni, categorie e specie, si può dunque arrivare al « concetto a priori » analitico o sintetico oppure, in termini marxisti, al « concreto pensato » dell’esposizione scientifica arrivata al suo termine. A questi 5 sensi vanno aggiunti 7 forme di intelligenza con la loro gradualità, cioè, le 4 costellazioni maggiori – il Tetramorfo – più il Centro più 7 pianeti ma sul fondo degli astri secondo l’antropomorfismo religioso e astrologico. Tenendo pure conto della derivazione alchemica con i quattro elementi di base, l’aria, il fuoco, l’acqua e la terra o i metalli, questi ultimi associati con i vari pianeti.

Eccoci a 5 + 7 = 12 ma in un modo nuovo che apre, fuori dalle narrazioni occultiste astrologiche usuali, ad una scienza cognitiva del tutto ancora modernissima – anche perché riconosce pari dignità a tutte le forme di intelligenza considerandole tutte ugualmente necessarie ad una società armoniosa. Le due chiavi di interpretazione della vera rivoluzione intellettuale compiuta da Gioacchino sono a ) il suo trattamento della narrazione della purificazione dell’anima presenta nei miti chi alimentarono la formulazione pitagorica-cristiana, incluso il mito di Er pamfilico che conclude la Repubblica di Platone e b ) la sua ripresa del messaggio centrale dell’Accademia platonica – la quale rifletteva l’insegnamento pitagorico – con rispetto alla distinzione essenziale tra il Buono utilitario e il Bene. Il Banchetto di Platone mostra bene questa scelta pitagorica-socratica.

Notiamo che il movimento di riforma intellettuale umana segnalata dalla Scuola pitagorica era globale, Budda, Zarathustra e Lao Tseu erano contemporanei, il che rimanda probabilmente ad un’opera di preparazione di profondi cambiamenti etico-politici dato il prossimo mutamento dovuto alla precessione dell’equinozio ed alla futura entrata nell’Era dei Pesci. Gioacchino, il calabrese di spirito profetico dotato che concepì il passaggio della « nobile menzogna » socratica alla generalizzazione dell’educazione scientifica, mi asseconderà sicuramente se aggiungo che fra poco entreremo nell’Era dell’Aquario, messo sotto il segno della trasparenza, della fraternità e dell’Amor, cioè del comunismo libertario del tipo di quello esposto nel mio Compendio di Economia Politica Marxista, sezione Livres-Books www.la-commune-paraclet.com ? I vari miti di purificazione dell’anima dagli Egizi, ai cosiddetti Caldei, ai Persiani – Zarathustra – agli Indiani – Budda – riposavano sopra una imagerie astronomica-astrologica: le anime dei morti salivano i 7 gradi dei cerchi planetari per sbocciare all’ottavo cerchio di cui Gioacchino tiene rigorosamente conto, le porte del Cielo si aprono – come le porte di San Pietro – all’ultimo cerchio delle stelle « fisse ».

Una prima e cruciale secolarizzazione del processo di perfezionamento umano si trova nell’opera di Platone in particolare la Repubblica. Qui le anime sono di oro, di argento o di ferro, tutte sono necessarie all’armonia della Città ma, con la sua costituzione e con l’educazione moderna, le personalità possono cambiare natura. Non vi è nessuna predestinazione e nessuno esclusivismo, le divisioni di classi e la mobilità sociale sono strettamente funzione dell’uguaglianza cittadina posta sotto il segno del Bene individuale e sociale. Ed è proprio questa la basa rinnovata della riforma voluta da Gioacchino e così bene illustrata dalla Tavola XII del Nuovo Ordine da me già analizzata ( http://www.la-commune-paraclet.com/ItaliaFrame1Source1.htm#gioacchinogunesh ) Le coscienze umane come le anime transitano e si purificano passando dai 7 gradi delle intelligenze sulla base di 5 sensi. Ma ora il processo non è più portato da « una nobile menzogna » ma da un processo secolare democratico. Al centro del Tetramorfo di Gioacchino non c’è più Cristo, istituito precedentemente come esempio da imitare, ma lo Spirito, cioè il più alto livello dell’intelligenza personificato dall’Abate uno dei viri spiritualis eletto dalla comunità e anch’esso soggetto alla regola del Nuovo Ordine, incluso lo studio ed il lavoro, « Ora et labora ».

Lo stesso ragionamento poi va fatto per la concordia tra i due testamenti. Gioacchino parte dalle 42 generazioni bibliche e poi gioca con il calcolo delle generazioni, 30 o 70 anni per generazione, 70 essendo ancora un numero pitagorico astronomico importante. Ma non è quello che importa di più. Perché la concordia stabilita da Gioacchino si fonda sulla prevalenza alternativa delle 7 intelligenze, cioè sopra una comprensione cognitiva della lotte di classe verso appunto l’emancipazione, cioè considera l’impatto sociale dello stato delle intelligenze egemoniche nelle varie epoche storiche così definite. Per capirlo basta confrontare questo schema di Gioacchino – che si ritrova nella lotte di classe più modernamente concepita da Vico nella sua Scienza nuova – con la Politica di Aristotele e con la sua formulazione delle leggi e della transizione da un regime politico ad un altro. Con Aristotele tutto rimane statico, i mutamenti ciclici essendo unicamente determinati da rapporti perenni interni che spiegano i passaggi. L’esempio di base rimane il ciclo umano che va dalla nascita alla crescita alla morte, il tutto concepito in astrazione all’evoluzione storica. Idem per i regimi politici aristotelici. Invece, per Gioacchino e per Vico, come pure per Giordano Bruno, la Storia umana è evolutiva.

Per la prima volta con Gioacchino non si tratta più di una manifestazione umana ripetitiva iscritta nel cerchio chiuso del tempo ma di una evoluzione organica col divenire del tempo storico. Il cerchio artificiale del zodiaco – impervio alla latitudine perché ancorato sull’equatore ecc. – viene rimpiazzato con il divenire astronomico del tempo concepito come una spirale, che ispirò i « ricorsi » storici ascendenti di Giambattista Vico poi snaturati da Nietzsche et al. In effetti, la Figura « Mistero della Chiesa » di Gioacchino presenta questo scorrere del tempo in una spirale che deriva del numero aureo pitagorico e che prefigura la Sequenza aritmetica di Fibonacci. https://it.wikipedia.org/wiki/Liber_Figurarum#/media/File:Liber_Figurarum_Tav_19.jpg .

Questa rinascita del pensiero scientifico in Occidente con un Gioacchino formato nella opulente e brillante Corte arabo-normanna produce il Primo Rinascimento. Subito dopo la morte di Gioacchino, la sua influenza fu diminuita da vari movimenti « gioachimiti » strumentalizzati dalla Chiesa. Questo processo iniziò con la regressione lanciata ad Anagni da Innocenzo III, uno studente di Pietro Lombardo. Questa regressione prese la forma di una vera e propria pulizia ideologica che prefigurò quello che diventerà l’Inquisizione. In effetti, il Cardinale Giulio Antonio Santori, uno di quelli che partecipò alla condanna di G Bruno e di Campanella fu nominato alla testa della Commenda di San Giovanni in Fiore « il 5 febbraio 1571 da Pio V (che) lo nominò abate commendatario dell’abbazia di San Giovanni in Fiore, che era vacante per la morte di Ferdinando Rota, ricoprendo la carica fino al 1583. » ( https://it.wikipedia.org/wiki/Giulio_Antonio_Santori ).

Siamo nel contesto della reazione formalizzata dal Consiglio di Trento. Tutto fu allora fatto per cancellare l’abbazia florense, anche fisicamente abbandonata, in favore di una Chiesa Madre più conforma allo spirito reazionario dell’epoca. In effetti, subito dopo la morte di Gioacchino, la Chiesa si impegno per sostituire la retorica pro status quo dei « poverelli » – ad es., Francesco di Paola o Francesco d’Assisi – alla volontà di cambiamento e di riforma etico-politica degli emancipati florensi senza pero poterne smorzare l’influenza che culminò nella Rivoluzione francese, nella Commune di Parigi del 1871 ed in generale nell’affermazione della scienza e della laicità giustamente concepite andare di pari passi come spiegò il grande epistemologo e uno dei veri Padri della Rivoluzione francese, I. Kant. Gioacchino come i marxisti dopo di lui sa che non esistono poveri ma solo sfruttati: da qui segue un concetto diametralmente opposto della salvezza, individuale ma rimandata all’aldilà oppure collettiva e sociale. I ricorsi storici di Vico sono iscritti in una spirale ascendente e non più nel cerchio chiuso del tempo. L’influenza scientifica dell’abate calabrese si verifica, ad esempio, su Giordano Bruno come appare dalla sua opera On compliation, ancora da studiare in profondità. Secondo me l’esposto di Newton sugli Argonauti e poi la magnifica opera astronomica-materialista A l’origine de tous les cultes di Charles-François Dupuis non si capirebbero senza lo sforzo di concordia e di sistemazione operato da Bruno.

Al livello politico e culturale dobbiamo insistere sull’importanza della corte arabo-normanna di Palermo – basta andare in questa magnifica Città per realizzarne l’importanza durante il Primo Rinascimento occidentale. Questo include l’architettura che trovò il suo più alto compimento nel protocenobio florense di Jure Vetere, una costruzione altissima per quei tempi e dunque erede del utilizzo nuovo dello spazio praticato dagli Arabi di Sicilia e notabilmente di Palermo. La sistemazione di queste rinate e approfondite conoscenze architetturali diede le proporzioni perfette del Duomo di Cosenza senza il quale – secondo me, ma non è la mia disciplina – non si concepirebbe l’evoluzione della architettura moderna fine alla sintetizzazione operata da Palladio, comunque prima della generalizzazione del cimento armato.

Ruggero II più ancora di Federico II aveva instaurato una mixité quasi laica tra i suoi soggetti incluso gli Arabi con i quali aveva sconfitto i suoi avversari tra i quali il papa. La sua corte era la più brillante e la più ricca del mondo Occidentale anche perché aveva legami dinastici con la Palestina – per Gioacchino, al contrario dei cistercensi e di Bernardo di Clairvaux o Chiaravalle, le crociate non erano una priorità, l’unico vero tempio essendo la coscienza – ma anche possessi nel Magreb, cioè nei due sbocci principali della Via della Seta dell’epoca. (Le lunghe guerre d’Italia sopratutto nel Meridione si spiegano sopratutto per questa ricchezza che potrebbe rifiorire se il Meridione non era soffocato volontariamente da dirigenti incolti e oggi sempre più incompetenti, servili e xenofobi, penso ad esempio a Gioia Tauro e alla sua zone industriale che potrebbe essere rilanciata con la localizzazione delle manifatture legate alla generalizzazione del 5 G ali elettrodomestici. « La Calabria dovrà sapere fare da se?» )

Nell’opulenta Corte di Palermo abbiamo l’inizio della laicità moderna con la tolleranza praticata da Ruggero II e dai Normanni. Attitudine che si ritrovava nel progetto di riformulazione scientifica emancipatore di Gioacchino. Nel mio Pour Marx, contre le nihilisme avevo già menzionato la lotta tra fede versus ragione simboleggiata dall’opposizione tra Al Ghazali e Ibn Rushd. Questa si ritrova, ma ormai in forma superata nell’opera, di Gioacchino perché sa perfettamente distinguere tra Abelardo e Piero Lombardo, ovviamente su basi pitagoriche. Qui si trova anche il fulcro della razione di Vico contro il cartesianesimo, cioè quello che oggi potrebbe chiamarsi il suo aspetto positivista contro il divenire storico. Si sa che René Descartes considerava a torto la scienza storica – cara a Vico – come solo degna dei racconti della sua domestica …

L’affermazione del regno normanno modificò la storia della chiesa romana. Inizialmente con Costantino I la chiesa aveva una missione spirituale ma l’imperatore ne rimaneva il potere temporale e anche il vero pontefice. La prima codificazione del dogma al Concilio di Nicea fu ideata da Costantino. La disaggregazione dell’impero romano occidentale portò la chiesa a reagire tanto dal punto di vista intellettuale- Cassiodoro e poi Benedetto con la riforma del ruolo dei monaci. Con la terribile cosiddetta Guerra dei Goti la Chiesa cercò alleanza politiche, ad esempio con il coronamento, in francese « sacre » di Clovis – cioè una nuova ritualizzazione esclusivista di razze elette e di diritto divino strumentalizzata dal papato almeno fine alla ascia di Cromwell e alla guillotine – dunque con l’alleanza con il potere militare dei Franchi. Questo asso non cambiò molto con l’arrivo dei longobardi, la Chiesa continuando a lottare per la riorganizzazione delle elite – Benedetto – e per alleanze politiche capaci di preservare la sua autonomia.

Tutto cambiò in seguito di un episodio con conseguenze incalcolabili. (Sono contento di rimandare cui all’opera di un grande storico calabrese Romano Napolitano in particolare il suo San Giovanni in Fiore monastica e civica, Laurenziana, 1981) Nel anno 728 una vedova fece donazione del castello di Sutri alla Chiesa di Roma senza passare dal Senato romano. Qui nota Napolitano inizia il potere temporale della Chiesa con tutte le conseguenze – poco gioachimite – che conosciamo. Nel 741, anche a causa delle difficoltà tra Oriente e Occidente cristiano, il papa non chiese l’approvazione imperiale per la sua nomina, proclamandosi Eletto soltanto dal popolo romano. Seguì la falsificazione della cosiddetta Donazione di Costantino. In seguito, con l’arrivo dei Normanni e con la loro progressiva affermazione nel Meridione, il papa conservò Benevento ma riconobbe le conquiste ed i titoli normanni contro la loro riconoscenza del vassallaggio. Con la sconfitta e la perdita del Ducato di Benevento ma anche grazie all’intervento dell’antipapa Anceletto fu proclamato e unto nella cattedrale di Palermo il Re normanno, l’investitura reale avvenne in cambio della riconferma del vassallaggio che durò fine alla fine dei Borboni, trasformando dunque il regno delle due Sicilie nel fulcro della reazione occidentale. Questa regressione andò oltre a quella dei burkeani di Tradizione inglese come verificato dall’opposizione all’unità d’Italia. Cioè abbiamo qui tutto il contrario della visione di Gioacchino che anticipava – vedi poemi – l’allegoria dell’Italia personificata dalla Laura di Petrarca – anch’essa riformulato sulla base della riscoperta dei testi antichi e sulla conoscenza dell’opera di Dante, a suo turno buon conoscitore di Gioacchino, in particolare del Liber figurarum.

Forse, pure se non sorprende in quell’epoca, l’errore dei Normanni fu di aspirare al Regno della Terra Santa. Questo portò a varie sconfitte ma, inseguito all’alleanza dinasta degli Altavilla – Haute-Ville – con i Svevi dunque con l’impero romano germanico, indusse anche quello che divenne la guerra delle investiture , portando poco a poco alla Riforma ed alla Contro-riforma. In fatti, i migliori conoscitori fin qui di Gioacchino – a parte Buonaiuti, Mottu e Bloomfield – sono tedeschi, anche se a dire vero assai ciechi, come tanti altri, alle tesi pitagoriche poi da me finalmente proposte ad esempio nella mia conferenza per l’Associazione culturale Gunesh nel 27 agosto 2016 – Vedi nel mio vecchio sito www.la-commune-paraclet.com sezione Italia su Gioacchino pitagorico incluso l’analisi del Tetramorfo nella Tavola XII del Nuovo Ordine.

Si nota che all’inizio della sua missione di riformulazione per il conto della corte normanna, Gioacchino, malgrado le ricchissime donazioni al nuovo ordine florense nella grandissima e ricchissima tenuta di Fiore in Sila, dove sono nato, era poco ameno con i alemanni. Tutto cambiò con l’alleanza e il matrimonio di Costanza di Altavilla con Enrico VI. Ma intanto per Gioacchino si trattava solo di un periodo di transizione verso il suo Ordine Nuovo che doveva risultare dalla riforma della politica temporale e spirituale per aprire all’emancipazione generale.

Questo ordine nuovo non era proprio quello della Riforma protestante di Lutero o di Calvino. Alla base dell’emancipazione cognitiva e sociale – emancipazione generale – di Gioacchino c’era il libero arbitrio formulato con grande chiarezza, in modo socratico, cioè senza il quale non esiste nessuno pensiero autonomo possibile, dunque nessuna possibile responsabilità individuale o collettiva. In effetti, secondo la Regola – stranamente perduta – dell’Ordine florense, l’abate era si un viro spiritualis ma eletto non sollo dai monaci ma dalla comunità florense e sottomesso anche lui alla disciplina « ora et labora » ripresa dai monaci benedettini ma con più rigore. In effetti, anche dopo la condanna di Anagni l’Ordine florense reintegrato nei cistercensi riuscì a mantenere la sua autonomia relativa perché all’inizio della carriera di Gioacchino fu stabilito dal papa che le questioni di fuga e di reintegrazione dei monaci non potevano farsi diminuendo la disciplina degli ordini reintegrati. Questo rimanda allo spirito riformatore dei primi papi che dettero permissione a Gioacchino di procedere con la sua opera prima dell’elezione di Innocenzo III, un allievo di Piero Lombardo.

Questa elezione fece subito capire a Gioachino che il vento era cambiato ed è questo che lo spinsi a scrivere il suo diplomatico « testamento » di fedeltà alla Chiesa. In effetti, l’offensiva di Innocenzo III e della Chiesa contro Gioacchino si focalizzò sull’aspetto essenziale dell’opera di Gioacchino, cioè la questione della trinità dialettica divina necessaria per intendere il divenire storico. Al contrario, la quaternita del Lombardo, esposta nei IV volumi della sua Summa aveva un obbiettivo preciso, quello di conferire la salvezza umana nelle mani dei prelati e dei preti istituiti come direttori di coscienze contro il libero arbitrio individuale. In questo modo la Chiesa era stabilità come necessaria intermediazione temporale rimandando la salvezza nel aldilà. Inizia così il disastro che poi portò alla Controriforma, cioè alla trasformazione della Chiesa cattolica in potere reazionario anti-scientifico e anti-pitagorico, e di fatti sempre più esclusivista, cioè vittima di questa maledizione mentale ereditata sin dall’inizio da certi rabbini ed oggi rinascente con l’Apartheid ufficiale dell’autentico Stato canaglia israeliano – il quale pretende stabilire gli ebrei come unica razza eletta ricostruendo un tempio mai esistito e con conoscenze sempre copiata dai Sumeri, dagli Accadi e dalla scuola di Pitagora e da quella di Zarathustra per quello che riguarda il cosiddetto monoteismo. Il termine ebraico biblico « elohim » è una forma plurale. Il monoteismo ebraico è solo una antropomorfizzazione dell’unicità del Bene etico valido universalmente per tutte le coscienze. Ad esempio, nella Repubblica di Platone, Socrate ironizza sulla condotta scabrosa dei « dei » del Pantheon greco …

La prova si trova nell’attitudine di Gioachino rispetto ai Valdesi ed ai Catari. La sua non è una attitudine di guerra come quella della parente del reazionario crociato Bernard de Clairvaux, Ildegarda. Questa non esitò ad uscire dal suo convento contro la regola per menare questa offensiva guerresca contro il pericolo cataro in Germania. Gioacchino era per la forza della persuasione fondata sulla scienza. In effetti, i Valdesi nacquero dal fatto che Valdo fu presto in possesso di una traduzione in lingua volgare – che fece fare – del testo biblico. Cioè, si trattava di una reazione contro una narrazione ecclesiale dominante che non era più in coerenza con lo sviluppo dei centri urbani del Meridione e di tutta l’Europa. La non corrispondenza tra i comandamenti letti nel testo tradotto e la narrazione dominante di un chiesa sempre più materialista e carnale, scaturì in questionamento, in rifiuto ed in una riformulazione diciamo popolare. Pero questo avvenne senza capire tutta la problematica astronomica-pitagorica che invece prese una forma emancipatrice e scientifica nelle mani dell’Abate calabrese, una distinzione che parecchi anni dopo no scappò a Tommaso Muntzer nella usa opposizione alla scelta di Lutero contro i contadini e a favore dei principi. Vedi Marx-Engels sulla La guerra dei contadini in Germania. (http://www.resistenze.org/sito/ma/di/ce/mdce9m20.htm )

Ecco dunque il fulcro della riflessione. L’elaborazione prenderà un po di tempo.

Paolo De Marco

San Giovanni in Fiore (CS).

Copyright © La Commune Inc, 3 luglio 2019

Note:

1 ) Il caso dei zeloti di Masada non era la peggiore manifestazione di questa patologia oscurantista, bensì quella più « ordinaria » dei « mercanti del Tempio » e del loro esclusivismo non solo contro gli altri popoli « non-eletti » ma anche tra le 12 tribù israeliane. Questa patologia teocratica-razzista ebraica peggiorò ancora con la ricostruzione rabbinica dell’esclusivismo ebraico dopo la Diaspora, una deriva già denunciata da Ibn Ezra, da Maimonide o da Spinoza e tanti altri. Questa patologia di eterni copisti usurpanti era in gran parte ereditata dal senso di inferiorità gelosa mai superata degli semiti Accadi rispetto ai loro maestri e insegnanti Sumeri, popolo non semite venuto via Mare dall’Est. Questa origine locale della cristianità è enunciata chiaramente nei 4 Vangeli, sopratutto quello genealogico di Matteo, una narrazione necessaria per concordare con l’annuncio astrologico della nascita di un re degli ebrei.

Il fallimento di questo tentativo romano di pacificazione e di normalizzazione portò fatalmente all’offensiva di Tito anche lui obbligato, come Nabucodonosor prima di lui, a ristabilire l’universalità della specie umana e della legge romana senza la quale non vi è nessuno ordine sociale stabile e nessuna pace possibile. Da buon cittadino romano, Svetonio nel suo Le vite dei dodici Cesari era sbalordito dal fatto che quella gente poteva pensarsi « maestra del mondo » … La Compagnia di Gesù fu creata da un schizofrenico ubbidiente Ignazio Lopez de Loyola per mettere in opera una contro-riforma sanguinaria della Chiesa e della società Occidentale, missione poi elargita alla cristianizzazione coloniale dell’intero globo. In modo assai tipico, il secondo Generale della Compagnia, Diego Lainez, era un converso da quelli che avevano circondato il Loyola sin dall’inizio a Parigi. Questo malgrado la regola della « limpieza de sangre » per 4 generazioni – un tentativo assai primitivo di vietarsi un esclusivismo del tipo rabbinico. I Gesuiti divennero la squadra, in effetti i servi secreti e di repressione del papato, più reazionaria di tutti i tempi, a parte i grandi rabbini contemporanei dello Stato canaglia israeliano attuale e l’Opus Dei chiaramente franchista-fascista-filosemitico nietzschiano. La Contro-riforma e l’Inquisizione, nella quale i conversos erano i più accaniti da fare pensare a Yeshov ( http://www.la-commune-paraclet.com/ConferenzaFrame1Source1.htm#Yeshov ), non poterono impedire la marcia verso la scienza e verso una più grande emancipazione sociale malgrado la sanguinaria persecuzione contro Galilei, Campanella ecc oppure malgrado l’assassinio di Giordano Bruno o del contadino Menotti, convito per percolazione delle nuove idee e per la sua esperienza personale del caso e dei vermi della possibilità della creazione spontanea contro i dogmi arcaici della Chiesa.

Nemmeno con Teilhard de Chardin o con la teologia della liberazione furono i Gesuiti in grado di capire il necessario fondamento ugualitario-scientifico della cristianità pitagorica di origine – ecclesia significa comunità di uguali. Nella Storia occidentale tutte le regressioni sono avvenute sotto il segno del ritorno della patologia mentale teocratica-razzista dell’esclusivismo rabbinico-cristiano. Si verifica ancora oggi, in Italia particolarmente. Proprio quella patologia teocratica-rabbinica che portò emblematicamente all’assassinio di Itzac Rabin e del Presidente Arafat, dunque della Pace, crimine imperdonabile ancora aggravato dal lancio della illegale e criminale Guerra Preventiva e dai regime change, e dalla trasformazione della Palestina in un vasto campo di concentramento, in attesa di palestinizzare tutti i popoli « gentili ». A cominciare da quelli, come i « gilets jaunes » vittime di una repressione sharonesca, delle vecchie democrazie occidentali nate dalla Resistenza da sottomettere al Tempio dell’oscurantismo teocratico-razzista da costruire in una Gerusalemme ebraica alla faccia della legge internazionale e di tutte le Risoluzioni delle Nazioni Unite.

Come previsto da Gioacchino da Fiore, autore di un mite ma informato Contra giudeos, queste regressioni micidiali possono rallentare la marcia verso l’emancipazione generale ma non invertirla. Oggi meno che mai, dato che la critica democratica repubblicana moderna, prima formulata nel Rights of Man di Thomas Paine e nella Questione ebraica di Karl Marx, è oggi sempre più generalmente capita. I boia ideatori non possono più passar per vittime eccellenti: gli assassini sono rivelati come assassini, i fascisti come fascisti. Il male si cura alla sua radice. Si potrebbe dunque affermare che l’ultimo « sigillo » è saltato: la via per l’uguaglianza umana informata dalla scienza laica è ormai irreversibilmente aperta.

Non dispiacerebbe all’ecumenismo di Gioacchino realizzare che l’Era dei Pesci sta per finire aprendo l’Era dell’Aquario, Era di trasparenza, di fratellanza e d’amore, dunque dell’obliterazione definitiva di ogni esclusivismo particolarmente teocratico e razzista.

2 ) Ecco alcuni esempi di questa metamagia di numeri. Il caso di uno scienziato beatamente felice, Joël de Rosnay, un nuovo dottor Pangloss. Si vede il suo Je cherche à comprendre … : les codes secrets de la nature, éd. Les liens qui libèrent, 2016. È abbastanza ovvio che il numero di oro e le sue declinazioni spiegano poco e che la realtà risponde molto di più alla violazione della simmetria, la quale a guardarci bene è un’opportunità perché non ci sarebbe evoluzione senza di essa ed il mondo sarebbe molto noioso. Ha ovviamente torto l’economista marginalista Alfred Marshall quando afferma che « Natura non facit salta ». Come molti scienziati imbevuti del loro proprio metodo, non esita a parlare del “valore lavoro” senza saperne una minima parola. Conosciamo bene questo tipico di imperialismo delle cosiddette scienze dure. Marx disse di questa espressione illogica che si trattava di un “sillogismo giallo” mentre si deve invece parlare di ” valore di scambio della forza di lavoro ” distinzione senza la quale non si può afferrare la genesi del profitto. Pero per l’economia concepita come una scienza e non come una volgare narrazione di classe, questo costituisce il cuore della questione fondamentale della partizione sociale del profitto e dei guadagni provenienti dalla crescita della produttività. Ma si può parlare di ciò che pare e piace quando si è un scienziato rinomato. Ecco il risultato: “Il contratto di lavoro oggi racchiude la logica della crescita e dell’espansione in una matrice con due caselle. Le regole tradizionali di unità di luogo, tempo e funzione bloccano l’ascesa dell’economia digitale. Ma se puoi lavorare da remoto, puoi anche lavorare in tempo scelto, eseguire simultaneamente o sequenzialmente diverse attività, di natura diversa, come perfettamente inteso dalla generazione di freelancers e di slashers. Lavoro scelto, tempo scelto … “(p 110). In breve, quello che gli Americani stessi chiamano gig o shitty jobs, oppure la comoda industria senza fabbrica. Ad esempio, Uber prima industria di taxi non ne possiede uno solo e lavora unicamente, non con arcaici salariati, ma con moderni « collaboratori », i quali pero non vengono chiamati per le cerimonie di distribuzione dei dividenti ai grossi azionari. Il resto è di identica farina e consente di elogiare l’iperumanesimo contro il transumanismo. Non abbiamo niente contro il progresso della scienza o contro l’introduzione massiva dei robot e dell’IA purché siano accompagnati da cicli ricorrenti di Riduzione del Tempo di Lavoro nel quadro di una norma lavorativa di contratto a tempo indeterminato. A parte il controllo on-line dei lavoratori sottoposti al micro-taylorismo che accompagna il neoliberismo monetarista, vorremmo sapere come questo grande studioso spiega la genesi del profitto con la matrice che gli piace di più? Ma in sua difesa ha praticato il surf in buona compagnia, quindi tutto non è stato perso.

Ecco un altro caso di un pitre di cui les Grandes Ecoles – al quell’epoca … – non hanno voluto e che quindi si rifugiò negli Stati Uniti dove la grottesca sovra-rappresentazione gli spalancò le porte delle università: voglio parlare di Mandelbrot, un altro che cercava ” l’equazione di dio ” e che presi i frattali per una versione scientifica dell’idea di monade, almeno nella sua versione teocratica – cioè, se si vuole, quella Leibniz rovesciando G. Bruno nella sua Monadologie. Questi cercò di riconciliare tutto con la sua cosiddetta fuzzy logic. Risultato, questo pitre aggiunse uno strato a Bachelier che Henri Poincaré aveva scartato, come più tardi fece Jean-Paul Sartre con Camus – che secondo lui non « teneva la strada ” in filosofia. Nel specifico, Mandelbrot prende i dati empirici del Dow Jones per dei fatti ai quali applicare la teoria del caos! Peccato per l’avvertimento di Koyré rivolto all’« empirismo baconiano” ! Ma lo fa nascondendosi dietro un falso apparato formale “matematico”, stratagemma che gli permetteva revisionare i suoi libri alimentari senza mai accennare di aver sempre sbagliato. Per la stessa ragione di Black and Scholes e del LTPCM; vi ricorderete che questo utilizzava un modello non rivisto sin dal … 1968, nonostante la crescente deregolamentazione finanziaria. Ma ogni principiante sa, o dovrebbe sapere, che i prezzi non sono valori di scambio, e quindi capire che questo pitre non aveva nessun mezzo scientifico per afferrare il divario tra i due né per capire la genesi del profitto oppure la logica dell’emissione del denaro e del credito, essendo le due cose distinte tra loro.

Possiamo continuare. Ad esempio, il pitre così antipatico a Wittgenstein che pensava potere rovesciare il senso del lavoro di Turing per bloccare la strada verso la scienza, vale a dire l’ideatore del teorema dell’incompletezza, Gödel. Ho dimostrato l’usuale quanto banale sotterfugio utilizzato dietro la sua pseudo-dimostrazione: la falsificazione delle premesse del ragionamento. Tutti i Cretesi non possono essere bugiardi ovunque e sempre: semplicemente non sarebbero sopravvissuti come gruppo (o piuttosto come una “specie” in interazione l’uno con l’altro e con la Natura).

E non si tratta sempre di falsificazione per l’uso delle masse, a volte gli asini narratori finiscono vittime essi stessi delle proprie « pedanterie e asinate » – per citar G. Bruno – nonostante gli avvertimenti di Nietzsche in Così parlò Zarathustra – hi-han! Esclamò il loro Gran Maestro sifilitico in questo contesto in mo di avvertimento. Ecco due esempi: A) i meteorologi che godono dei più potenti computer al mondo, ma che nondimeno rimangono dei soggetti creduloni della teoria della farfalla di Lorenz, nonostante la prima pagina del calcolo vettoriale nella quale si apprende che due forze opposte di pari potenza si cancellano. Fortunatamente, godono ora del supporto visuale dei satelliti, che ci valgono previsioni non sempre affidabili per alcuni giorni … Si noti, fra parentesi, come ogni volta che un satellite o una sonda arriva vicino ad un pianeta o ad un meteorite, ecc., si deve tutto rivedere d’urgenza senza che nessuno si ponesse mai la domanda sul perché di questi deplorevoli fallimenti teorici. Non parliamo poi di super-suzy cioè del fallimento di una certa fisica quantistica solita nel confondere il modello probabilistico dell’atomo e degli elettroni – pace Leibniz ! – con la realtà. Questo proprio quando oggi si può osservare la traiettoria del fotone e di cloud di elettroni!!! B) Quindi il male intenzionato e rabbioso IPCC-GIEC tipicamente arrogante quando pretende la deferenza all’autorità (quale?), ma soprattutto il numero sbalorditivo di creduloni convinto che sia in atto un riscaldamento – oppure dopo correzione un mere cambiamento – climatico dovuto al CO2 – che al contrario è benefico per la vegetazione e agisce come vettore di auto-regolazione. Non sono solo studenti, giovani e ben intenzionati, per altro già colpiti dalla polizia per la loro determinazione a chiedere più istruzione nazionale laica e gratuita. Il loro destino è di essere presto odiati dai loro manipolatori perché non potranno mai accettare l’odioso Apartheid israeliano per una semplice ragione di igiene mentale e di decenza umana e morale – se non di Costituzione e di legge naturale – e perché chiederanno una ecologia compatibile con l’uguaglianza umana, anche per quanto riguarda l’ « impronta ecologica » di ogni persona. Riferisco qui alla categoria Ecomarxismo del mio sito http://rivincitasociale.altervista.org

3 ) Tante sciocchezze furono e continuano ad essere proferite sulla cosiddetta gematria o numerologia. Il buon e dubitativo rabbino Scholem, di vecchia scuola orale, chiedeva a quale affidarsi dato l’esistenza di vari sistemi numerologici. In realtà, come da me scoperto, il secreto sta nel fatto che gli antichi Sumeri utilizzavano le loro lettere cuneiforme come numeri. Il che poteva anche portare a dei sviluppi etimologici nel contesto della loro specifica cultura. Ma questi sviluppi, se valgono al limite all’interno di una area linguistica – ariana, indo-europea, semita, ecc – non sono per definizione universali né impronti di significati divini o occulti. Questo avvenne, ad esempio, con la creazione delle lingue nazionali a partire delle lingue dette volgari, ad esempio con il gruppo La Pleiade in Francia – G Budé, Ronsard, Du Bellay – oppure con Ludovico Ariosto uno dei principali ideatori della mia dolce lingua materna con la quali prendo forse troppo libertà, a parte la costituzione in lingua italiana della Città di Siena.

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* ) Spiegazione dell’Apocalisse di Giovanni e dell’illustrazione astronomico-astrologica. ( Testo in francese qui sotto )

1 ) Spiegazione tratta da A l’origine de tous les cultes di Charles-François Dupuis ((https://fr.wikisource.org/wiki/Abr%C3%A9g%C3%A9_de_l%E2%80%99origine_de_tous_les_cultes ) È comunque un peccato che Dupuis considera solo il corso annuale del sole nella Sfera delle Stelle organizzato dalle 12 costellazioni, anche se sapeva di dover affrontare un calendario luni-solare. L’illustrazione del ruolo della Vergine che riproduciamo qui sotto mostra un’evidente anteriorità del calendario lunare. Analizzando il ruolo mitico delle Pleiadi, Dupuis menziona la loro posizione alcuni secoli fa. Tutto è molto più semplice con i software oggi disponibili. Ciò non toglie nulla alla straordinaria erudizione e perspicacia dell’analisi di Dupuis. Inoltre, questo tipo di analisi astronomica-astrologica convince solo quando poggia sulla mia teoria della psicoanalisi marxista dimostrata nel mio Per Marx, contre le nihilisme (2002) disponibile nella sezione Livres-Books del mio vecchio sito www.la-commune-paraclet.com ed in particolare la Seconda parte. Questa fu tradotta in « italiano » in « Contra pitre: Manifesto di un professore comunista contro le malattie infantili dei rinnegati, dei pitre e dei bassi cleri filo-semiti nietzschiani » nella sezione Italia del medesimo sito.

(Traduzione mia) “Che cosa vediamo qui non appena viene aperto il tempio di Dio? Con l’Arca Santa, vediamo una donna vestita di sole, che ha la luna sotto i suoi piedi e una corona di dodici stelle sulla sua testa; sentiva il dolore (p 177) del parto e nella sua scia era un grande drago rosso, il colore di Tifone, che voleva divorare il bambino che stava per regnare sull’universo. Vale a dire, vediamo Iside, incinta di Orus o il Sole, a cui il principio dell’oscurità Tifone vuole fare la guerra; ma che è presto sopraffatto dalla forza del sangue dell’Agnello o dell’Ariete, luogo dell’esaltazione del Sole e segno sotto il quale il Dio della Luce riprende il suo impero sull’oscurità principale, facendo trionfare la durata del giorno su quella della notte. Questo è quasi in ultima analisi il significato di questo capitolo. Ecco come inizia. “Appariva ancora una grande meraviglia in cielo; era una donna vestita di sole, che aveva la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle in testa. Era gravida, e lei gridava come se fosse in travaglio e sentiva i dolori del parto. Un altro prodigio apparve in cielo. Un drago rosso, che aveva sette teste e dieci corna e sette diademi sulle sue sette teste. » Tutte queste immagini, come vediamo, appaiono in cielo agli occhi degli iniziati. È quindi anche in cielo che dobbiamo cercarli. Infatti vediamo in Oriente, in questo periodo di primavera, oltre al Vaso, una donna, che segue immediatamente un Serpente o un Drago; lo stesso che, in un altro luogo di questo lavoro, ci serve per spiegare l’introduzione del male nel mondo. Questa donna è, come abbiamo già detto, la costellazione che, a mezzanotte, annuncia il 25 dicembre il rinnovo dell’anno Luni-Solare. Questo è il motivo per cui è accompagnata da due Astri, il cui inizio della rivoluzione, dal Solstizio d’Inverno, è stato fissato dalla sua ascesa. Era quindi la Dea che presiedeva l’anno. Questa è, senza dubbio, questa donna simbolica usata dagli Egizi, secondo Orus Apollo, per designare l’anno sotto il nome di Iside. Gli egiziani, che desiderano designare l’anno, dipingono Iside o una donna: ma Iside è il nome che Eratostene dà alla Vergine delle nostre costellazioni.
Non sorprende, quindi, che la Costellazione, che annuncia l’aumento della partenza dell’anno, sia stata presa come simbolo dell’anno stesso. (pp 178-179)

Il Sacerdote, o Ierofante Giovanni, ha così conservato alla sua misteriosa donna tutte le caratteristiche che l’antichità mitologica aveva dato alla Vergine delle nostre Costellazioni. Queste caratteristiche erano perfettamente conosciute; poiché non vi è alcuna costellazione, secondo l’osservazione di Theon, sulla quale sono state fatte tante favole. La ragione è semplice: ha presieduto alzandosi a mezzanotte all’apertura dell’anno del solstizio; e, tre mesi dopo, all’equinozio di primavera, quando si alza alle 6 di sera o all’inizio della notte. Queste connessioni con i due principali periodi di tempo gli fecero giocare un ruolo importante. Aggiungete a ciò che la sua ascesa eliaca in autunno annunciava anche l’inizio di questa stagione e il ritiro del sole. Doveva essere un personaggio importante, sotto il nome di Iside, di Cerere, ecc. »(P 187)

2) Ecco una bellissima illustrazione visuale che può essere trovata su Youtube ma che deve essere accompagnata dalla precedente lettura dell’analisi scientifica di Dupuis di cui sopra, a meno che non si voglia interpretare la fine dei tempi come la fine dell’Era dei Pesci: “Nel 2017 apparirà il Segno di Rivelazione 12: 1! “https://www.youtube.com/watch?v=xIy6qP0SmL4

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