L’IMMIGRAZIONE, SCHENGEN, DUBLINO ED IL TRATTATO DI LISBONA

Posted: 16th giugno 2015 by rivincitasociale in Politica
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Mi sembra, umilmente, un’analisi erronea. Schengen e Dublino sono state ridefinite dal Trattato di Lisbona (2007). Questo trattato riconosce pienamente il diritto di libera circolazione ai migranti nelle frontiere interne della UE una volta passate le frontiere estere. Il Trattato di Lisbona non può essere cambiato contro il parere di un paese membro perché richiede l’unanimità. Neanche le quote ristrette ai rifugiati – responsabilità congiunta della Commissione e del Consiglio possono diminuire le disposizione del Trattato di Lisbona in materia.

I rifugiati costituiscono una piccolissima parte della questione. Bisogna trattare la questione in modo complessivo, senza drammatizzare, mettendo anche ordine nelle cose italiane nostre – vedi Roma capitale o il sovraffollamento delle prigioni con migranti innocenti.

Un modo positivo consisterebbe nel creare un nuovo e sostanziale Fondo europeo per l’integrazione degli migrati in Europa e nei paesi del Sud. Questi ultimi accogliono già la maggiore parte delle popolazioni spostate, molto spesso per causa di guerre occidentali cosiddette preventive.

Il finanziamento potrebbe venire da una surtax sulle importazioni. Questa servirebbe anche come nuova anti-dumping parziale. Sarebbe dunque capace di favoreggiare la rilocalizzazione delle industrie e delle attività economiche. Il finanziamento dell’integrazione diventerebbe dunque un’opportunità economica sociale e culturale. Sarebbe una misura ideale per rilanciare l’economia ed il PIL delle regioni più povere.

Per l’Italia il contributo demografico dei migranti è vitale (tasso di fecondità molto basso attorno a 1,3%, cioè un suicidio collettivo.) In oltre, legando l’immigrazione a nuovi fondi strutturali specificamente definiti cambierebbe del tutto la prospettiva, mutando la xenofobia, attualmente alimentata da tanti demagoghi, in un’accoglienza ordinata e fraterna. Con il plus elettorale per la sinistra ed il centro-sinistra. Il compito di una buona diplomazia consiste nel mutare un problema in opportunità.

Al contrario di Carl Schmitt, la sinistra non strumentalizza l’odio oppure la figura politicamente fabbricata del « nemico », ma al contrario difende, con tutte le sue forze, la fratellanza umana, « the Brotherhood of Man » come direbbe G. Winstanley.

Paolo De Marco.

San Giovanni in Fiore, 16 giungo 2015

17 giugno 2015. Il dossier dell’immigrazione illumina tutte le contraddizioni del sistema di sfruttamento e di controllo vigente. Perciò, bisognerebbe aggiungere al dossier il tragico lato socio-economico riassunto nei concetti di produttività e di PIL. Oggi, il PIL marginalista include ufficialmente il lavoro nero – aggravato dallo sfruttamento degli immigranti -, la prostituzione, la droga, gli armamenti ecc. Quando calcola la produttività, il marginalismo conosce solo il costo del lavoro senza badare troppo al costo di produzione. Il libero-scambio impone l’equilibrio economico generale raggiunto al livello fisiologico su scala globale, trascinando così tutti i salari verso il basso, visto che questo livello fisiologico non è un dato assoluto ma bensì un dato elastico.

Questo riassume l’aspetto antitetico alla civiltà del marginalismo, del suo libero scambio globale e della sua public policy. Il tutto viene istituzionalizzato nella definizione dell’anti-dumping della OMC, la quale esclude ogni referenza al codice del lavoro – anche quello minimo della OIL – oppure ai criteri ambientali più minimalisti. Così, il lavoro nero, aggravato dal trattamento inumano delle lavoratrici e dei lavoratori migranti, con il suo corteo di sfruttamento e di cosiddette morte bianche, diventa la chiave del sistema di sfruttamento marginalista neoliberale.

L’unico rimedio compatibile con la mobilità del capitale – diffusione delle migliori tecnologie – e con i criteri minimi di civiltà umana sta nell’adozione di una nuova definizione dell’anti-dumping capace di proteggere le tre forme del « reddito globale netto » – cioè, il salario individuale, il salario differito – pensioni, cig ecc – ed i trasferimenti ai focolari sotto forma di accesso ai programmi sociali collettivamente finanzianti e universalmente accessibili. (Vedi il mio Appello in questo stesso sito.)

Sulla base della necessaria ed urgente definizione dell’anti-dumping, il calcolo micro-economico della produttività – anche quello fallace del marginalismo –, e quello macro-economico della competitività  diventerebbero compatibili con una vita dignitosa, senza cambiare la posizione relativa dei capitalisti in concorrenza tra loro. Più la composizione del « reddito globale netto » riflette la struttura economica – Equazioni della Riproduzione allargata- più l’equilibrio economico raggiunto è compatibile con la crescita e con la vera ricchezza delle nazioni – vedi il Compendio di economia politica marxista nella sezione Livres-Books del sito www.la-commune-paraclet.com ). L’adozione nazionale del salario minimo legale diventa una protezione illusoria se rimane compatibile con il lavoro nero e lo sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori migranti.

Paolo De Marco.

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