NOTA SULLA PIANIFICAZIONE SOCIALISTA 2

Posted: 19th marzo 2018 by rivincitasociale in Economia
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Commento dell’articolo « Economic planning, computers and labor values » di W. Paul Cockshott e Allin Cottrell, January, 1999

(Vedi: http://ricardo.ecn.wfu.edu/~cottrell/aer.pdf )

 

(Per la Nota sulla pianificazione socialista 1, vedi l’articolo intitolato « Socialismo marginalista o come incatenare se stesso nella caverna capitalista », 20-30 dicembre 2014, 5 gennaio 2015, citato nel Addenda dell’Indice del mio libro intitolato Compendio di Economia Politica Marxista, liberamente accessibile nella Sezione Livres-Books di www.la-commune-paraclet.com )

L’articolo di Paul Cockshott e di Allin Cottrell si pone l’obbiettivo laudevole di dimostrare la fattibilità della pianificazione socialista. A tal scopo gli autori propongono di utilizzare un poco di Oskar Lange mescolato con un poco di Strumilin. Oskar Lange era bene intenzionato, pensava che il Marginalismo inteso come scienza doveva applicarsi universalmente e dunque anche al socialismo. Procedendo così, contribuì suo malgrado a denaturare la pianificazione sovietica marxista. Questa sua credenza è soggetta ad un vizio fatale facilmente reperibile alla luce dei miei contributi al socialismo: Il Marginalismo non si qualifica come scienza economica perché non sa risolvere il problema ex ante/post hoc, non sa conciliare micro e macroeconomia. Aggiungendo Strumilin, cioè il livello macroeconomico socialista, non risolve il problema, se non altro perché gli autori utilizzano le curve di offerta e domanda per rendere conto delle preferenze dei consumatori. Procedendo in tal modo, non possono afferrare i prezzi di mercato nella loro presunta tendenza verso l’equilibrio, cioè verso una equivalenza in termine di valore di scambio, nemmeno con tutte le correzioni retroattivamente adoperate dall’organismo di pianificazione. In realtà, finiscono con essere infra-Keynes.

Come detto nel mio Keynesianism, Marxism, Economic Stability and Growth (2005), il grande economista di Cambridge conosceva l’opera di Marx. Sapeva che il mercato capitalista abbandonato ai suoi « spiriti animali » era auto-lesivo, in altre parole il suo equilibrio ex post non è mai compatibile con una crescita socialmente armoniosa e dinamica. Perciò, predicava l’intervento dello Stato in modo da garantire la domanda aggregata – senza la quale non si può mai avvicinarsi al prezzo reale dei beni di consumo. Per garantire la domanda produttiva aggregata auspicava anche il ricorso alla proprietà pubblica e l’intervento pubblico nella sfera socio-economica. In oltre, preconizzava la gestione della moneta e del credito per prevenire e controllare l’inflazione come pure la creazione del credito e l’istituzionalizzazione del risparmio. Per Keynes, il pieno impiego era concepito come una variabile determinante in uno insieme di variabili interdipendenti.

I Marginalisti conoscevano il problema ex ante/post hoc sin dall’inizio. Cercarono di aggirarlo incorporando il consiglio di Auguste Walras: distinguere tra economia sociale e scienza economica, lasciando la prima stabilire gli obbiettivi sociali da raggiungere con le equazioni formalizzate della seconda. Come notato sopra, questo può funzionare nel quadro di uno Stato Sociale capace di intervenire in modo adeguato nella sfera socio-economica. La migliore illustrazione di tale affermazione fu data dai palesi successi della Pianificazione Indicativa e Incitativa francese, almeno fino allo smantellamento delle barriere doganali. Maurice Allais denunciò questo cambiamento di politica riferendosi alla « frattura del 1974 ».

Nel loro articolo « Economic planning, computers and labor values » pubblicato nel Gennaio 1999, W. Paul Cockshott un « computer scientist » e Allin Cottrell un economista furono all’origine di valoroso tentativo di dimostrare la fattibilità della pianificazione socialista fondata sulla Legge del Valore. Per sfortuna, hanno una magra conoscenza dell’opera di Marx e delle problematiche marxiste. Il loro trattamento del soggetto si basa sopratutto sui lavori accademici prodotti da vari Marxologisti ed altri accademici Marginalisti. Nonostante, riescono a confutare le critiche puerili e ideologicamente motivate da questi ultimi, ad esempio quelle formulate da Hayek e da Samuelson. Mettono a buon uso le loro conoscenze relative alla potenza dei computer applicata alla pianificazione economica. In breve, il loro articolo merita di essere discusso, particolarmente alla luce di una comprensione corretta della Legge del Valore di Karl Marx e delle sue Equazioni della Riproduzione Semplice ed Allargata, o, per dirlo in modo borghese, degli equilibri stazionari e dinamici.

Perciò, il Primo compite sarà di spiegare le incomprensioni che circondano la Legge del Valore marxista generalizzate subito dopo i contributi di Tugan-Baranosky e di Bortkiewicz. Il Secondo Compito sarà di spazzare via queste incomprensioni o meglio queste fabbricazioni coscienti. Questo ci permetterà di capire il grande successo pratico della pianificazione sovietica almeno fine al decesso di Stalin e, in effetti, fine al 1960. Nel stesso modo, ci permetterà di capire il cammino capitalista intrapreso dalla clique Liberman-Crusciov e dunque l’eventuale caduta internamente causata della URSS. (1) Il Terzo Compito sarà di presentare gli argomenti proposti in questo articolo assieme alle critiche costruttive meritate. Il Quarto Compito sarà di salvare i contributi utili dell’articolo alla luce della teoria scientifica della Legge del Valore.

Primo Compito: sgomberare le incomprensioni tessute ad arte attorno alla Legge del Valore marxista.

Il Magnum Opus di Karl Marx, Das Kapital, era ideato in quattro volumi o Libri. Solo il primo fu scritto, pubblicato ed editato da Marx stesso. Gli altri libri furono pubblicati in tarde età da Engels con l’aiuto di altri meno affidabili caratteri ebrei, in particolare Kautsky e Bernstein, due noti rinnegati. Il più spesso, questo editing di abbozzi selezionati scritti da Marx fu tendenzioso. In retrospettiva, si può spiegare la confusione creata attorno a teorie e concetti maggiori di Marx assumendo una fabbricazione cosciente ideata dai cerchi più alti dei servizi di sicurezza – in particolare Tedeschi e Austriaci. (2) Questo avvenne ad opera di Böhm-Bawerk, cioè del principale falsario dell’opera scientifica di Marx. Tale sviluppo non sorprende visto che le classi dominanti cercano sempre opporre le loro narrazioni inegualitarie ed oscurantiste alla scienza, vizio già denunciato con lucidità dal studioso pitagorico e socratico Platone nella sua Repubblica.

Il Libro Uno tratta specificamente del carattere duale di tutte le merci, incluso il lavoro umano ridotto allo stato di merce, cioè il valore di uso e il valore di scambio. Dimostra che il valore di scambio della forza di lavoro è l’unico metro universale con il quale stabilire la commensurabilità o prezzo relativo di tutte le merci tra loro. Dimostra che il profitto è uguale allo sfruttamento della forza di lavoro dato che il suo valore di uso viene impiegato dal Possessore dei Mezzi di produzione aldilà del tempo necessario per produrre i Mezzi di consumo socialmente necessari per riprodurre la forza di lavoro impiegata nel processo di produzione. Questo deve pure tenere conto della riproduzione sociale del lavoratore nel suo focolare. Analizza le varie forme dominanti di estrazione della sovrappiù, cioè della sovrappiù assoluta, della sovrappiù relativa – cioè, l’intensità congiunturale del lavoro -, della produttività – ovvero dell’intensità strutturale del lavoro- e finalmente della sovrappiù sociale. A questo punto, Marx non poteva analizzare la crescita strutturale dell’intensità del processo di lavoro o produttività – cioè, la forme capitalista dominante di estrazione della sovrappiù – ma non di meno appianò la strada in questo campo cruciale con le sue lungimiranti analisi della generalizzazione dell’introduzione dei macchinari nel processo di produzione capitalista.

Il Libro Due tratta del processo di Riproduzione. Inizia con la funzione di produzione correttamente scritta nel modo seguente: c + v + pv = p, dove « c » è il capitale costante altrimenti detto capitale « used-up » nel processo di produzione immediato. « v » è il capitale variabile, cioè il valore di scambio della forza di lavoro o reddito salariale, « pv » la sovrappiù o profitto, e « p » il prodotto. Quest’ultimo può essere composto da Mezzi di produzione (capitale costante) oppure dai Mezzi di consumo necessari per rinnovare « v ». Avendo stabilito la funzione di produzione scientifica ed avendo delucidato i vincoli parametrici del processo di riproduzione socio-economico grazie alla sua critica dei Fisiocratici ed altri – Smith, il reddito annuo di Sismondi, il Tableau di Quesnay ecc. – Marx stabili in modo scientifico le Equazioni della Riproduzione. Lo fece tanto per la Riproduzione Semplice – equilibrio stazionario – quanto per la Riproduzione Allargata, l’equilibrio dinamico. Tutti gli elementi necessari sono esposti nel Libro II, anche se l’editing rese poi possibili varie falsificazioni. Questo successe malgrado i commenti di Marx altrove ed, in particolare, malgrado il capitolo essenziale del Libro I intitolato « L’ultima ora di Senior ». Questo capitolo fornisce le basi per la corretta comprensione della commensurabilità prendendo anche in linea di conto i cambiamenti di intensità o di produttività.

Il Libro III tratta della rendita – assoluta o differenziale –, del profitto e del salario. Questi erano per Marx le tre forme di reddito necessarie per capire la lotta e le alleanze di classe. A questo punto della sua redazione, Marx era ancora coinvolto in un contesto Smithiano e Ricardiano, ma nonostante questi abbozzi furono inclusi nel Libro III. Altri abbozzi, tali quelli relativi al calo tendenziale del saggio di profitto, furono anch’essi inclusi. Per fortuna sono immediatamente seguiti da altri abbozzi che puntano in direzione tendenzialmente opposta, benché gli usuali Marxologisti amano riferirsi solo alla prima tendenza … E attristante. Purtroppo questo risulta essere l’editing di Kautsky e questo risulta essere il rigore intellettuale di tanti accademici e commentatori. Quando il Libro III del Capitale fu pubblicato, il mal-intenzionato pitre Böhm-Bawerk intonò il suo canto di vittoria. Secondo lui, il Libro III era in contraddizione logica con il Libro I, nel quale Marx esponeva la sua Teoria del Valore, ovvero la dimostrazione scientifica irrefutabile dell’origine del profitto capitalista nello sfruttamento dei lavoratori. Questa falsificazione, ingoiata cruda cruda da tutti quanti eccetto i nostri compagni Bolscevichi, era fondata sul cosiddetto « problema della trasformazione dei valori in prezzi di produzione ». Ritorneremo sopra questo soggetto in seguito.

Il Libro IV doveva essere consacrato alla Storia della Disciplina. Questo deve essere inteso con massima chiarezza dato la riformulazione da parte di Marx del metodo laico scientifico esposto da Kant nel suo Critica della Ragione Pura. Benché nei Grundrisse Marx alluse alla sua rilettura di Hegel, la grande maestria dell’esposizione nel Libro I del Capitale dimostra che Marx aveva riformulato il sistema « steady state » di Kant in un modo storico e dialettico. Il « concreto pensato » di Marx altro non è che la storicizzazione del « concetto a priori » di Kant, lontano delle mistificazioni di Hegel, ad esempio l’hegeliana irrazionale « unità degli opposti »; a questo soggetto, vedi la mia Introduzione metodologica. Come spiegato dal grande marxista Paul Lafargue, Marx fece questo grazie alla sua profonda conoscenza filosofica incluso l’opera di G. Vico. D’ora in poi l’enfasi portò sullo sviluppo distinto ma parallele del metodo di investigazione – anche concretamente prodotto con lo svolgere del divenire storico – ed il metodo di esposizione. Il Libro I del Capitale rappresenta la più alta illustrazione di questo metodo di esposizione. E saldamente ancorato nell’investigazione storica e scientifica compiuta dall’investigazione concretizzata nello sviluppo reale della Storia. Nel Libro I del Capitale, Marx notò che il modo di produzione capitalista chiarì il problema del valore di scambio rimasto opaco ad Aristotele. Il filosofo greco aveva cercato in vano spiegare la possibilità di scambiare un tripode contro un letto. Marx concluse che la relativa cecità di Aristotele derivava dal contesto di società di schiavitù nel quale viveva, un contesto idoneo ad oscurare il ruolo del valore di scambio della forza di lavoro in quanto metro universale col quale stabilire la commensurabilità di tutte le merci tra loro.

Questo ci porta all’esposizione della pestifera falsificazione contenuta nel cosiddetto « problema della trasformazione ».

Secondo Compito: sgomberare il campo dalle incomprensioni e falsità imposte da fuori alla Legge del Valore di Marx.

Lasciamo qui da parte le perniciose e futili strumentalizzazioni dell’opera prodotta dal « giovane Marx » opposta a quella del « Marx della maturità ». Queste manipolazioni miravano a ridurre Marx allo statuto di un mere annunciatore della sociologia della conoscenza à la Karl Mannheim. Il gargarismo prodotto – in particolare quello degli infiltrati tipo G. Lukacs e tanti altri di questa farina – portò Louis Althusser ad insistere sopra quello che chiamò il Salto Epistemologico di Marx, in chiaro il suo arrivo alla scienza del Materialismo Storico, opposto al storicismo ed alla sociologia borghesi. La Legge del Valore esposta nel Libro I del Capitale essendo per Althusser il più pregevole contributo di Marx. Similarmente, Althusser sottolineò le differenze ontologiche e epistemologiche che distinguano il Materialismo Storico e l’Umanesimo borghese.

Quello che Althusser non vide fu il fatto che i testi scritti dal Giovane Marx offrano un contributo essenziale per confutare tutti i tentativi di manipolarlo, cioè la sua critica definitiva dell’esclusivismo senza la quale il Trittico dell’Emancipazione – religiosa, politica e Umana – non è concepibile. Non di meno, Althusser vide chiaramente gli elementi di comprensione scientifica del valore di scambio e del valore di uso prodotti dal Giovane Marx, in particolare nei suoi Manoscritti parigini del 1844. In questo testo fondamentale, Marx realizzò che la competizione cancella automaticamente le sue variazioni nel medio e lungo termine, in modo che la spiegazione dei prezzi e dei valori di scambio va necessariamente ricercata altrove. Similarmente produsse la prima critica positiva cruciale di Smith. Adam Smith aveva notato che i capitalisti non sono in gradi di spiegare la genesi del profitto, senza pero potere proporre una sua soluzione propria, eccetto riferendosi all’intervento para-magico della « mano invisibile ». Marx fece lo stesso per Ricardo, in particolare per la sua peculiare comprensione della « paper currency » confusa per un mezzo di scambio universale mentre questo carattere appartiene solo al valore di scambio della forza di lavoro. Il lavoro umano è l’unico fattore di produzione capace di produrre merci anche tramite l’uso di Mezzi di produzioni, non importa se questi siano macchinari oppure software di Intelligenza Artificiale. La moneta in tutte le sue forme non è mai altro che un mezzo generale di scambio, in modo che anch’essa deve essere spiegata con ricorso ad un standard universale del valore di scambio.

Per quello che riguarda la pianificazione economica, la maggiore falsificazione sta nel cosiddetto « problema della trasformazione ». In breve, eccolo. Per questa « piccola questioncina di natura economica » secondo l’espressione di Marx in una lettera a Engels, trattava specificamente di un problema squisitamente Smithiano-Ricardiano – che neanche Torrens aveva risolto –, cioè come distinguere tra rendita assoluta e rendita differenziale. La rendita assoluta o feudale rimanda ai modi di produzione pre-capitalisti che privilegiano l’uso della terra ma nei quali, come notato puntigliosamente da Marx, la terra appare come « una categoria irrazionale ». La rendita differenziale rimanda all’agricoltura capitalista. Come da me dimostrato (3) il vero problema da risolvere è quello della produttività capitalista. Negli abbozzi del Libro III, poi chiariti negli anni 1970s con la pubblicazione di 3 lettere cruciali da Marx a Engels, Marx cercava di capire la transizione dal feudalismo al capitalismo, particolarmente nelle campagne. Naturalmente iniziò con la distinzione Smithiana-Ricardiana tra i due tipi di rendita. Dato che il modo di produzione capitalista era già politicamente dominante, Marx assunse la mobilità del capitale. Questa equalizza inesorabilmente le condizioni di produzione tra i vari settori e induce un tasso di profitto unico – da non confondere con il tasso di interesse subordinato perché dedotto dal profitto. Possiamo illustrare il cosiddetto problema della trasformazione dei valori di scambio in prezzi di produzione nel modo seguente, cominciando con due imprese A e B:

Schema valore di scambio di origine:

A = c (80 euro) + v (20 euro) + pv (20 euro) = p (120 euro)

B = c (60 euro) + v (40 euro) + pv (40 euro) = p (140 euro)

Su questa base Marx nota che la mobilita del capitale produrrebbe un saggio di profitto medio, portando così alla formazione di prezzi di produzioni (pp) diversi dai valori di scambio iniziali. Ecco il risultato riformulato per tenere conto di questa presunta equalizzazione del saggio di profitto.

Schema in prezzi di produzione:

A = c (80 euro) + v (20 euro) + pv (30 euro) = p (130 euro )

B = c (60 euro) + v (40 euro) + pv (30 euro) = p (130 euro)

Böhm-Bawerk trasformò questa ipotesi di lavoro – che comunque formulava un problema essenziale da risolvere tanto per l’analisi economica quanto per quella delle alleanze di classe – in un risultato definitivo. In questo modo pote denunciare una « contraddizione logica letale » tra il Libro I, concentrato sui valori di scambio e il Libro III che invece ricorreva ai prezzi di produzione. Dato che in un nuovo ciclo produttivo i prezzi di produzione definirebbero i nuovi (c + v), il sistema era contraddittorio. A questo punto, idioticamente, Böhm-Bawerk pretese di avere sradicato il marxismo « roots and branches » In effetti, come ho dimostrato, perorava solo la sua maligna inettitudine dato che, in realtà, il problema ex ante/post hoc non concerna affatto il marxismo ma invece è inerente a tutte le teorie economiche borghesi. Questo semplicemente perché nessuna di esse è capace di riconciliare la micro e la macroeconomia. Peccato che Bucharin, il quale aveva pero capito l’importanza cruciale del capitolo del Libro I intitolato « L’ultima ora di Senior », non pervenne a risolvere il problema sotto-giacente. Questo problema riguarda meno la rendita che l’integrazione coerente della produttività nelle Equazioni della Riproduzione Semplice ed Allargata. Fortunatamente, ho risolto questo problema sgomberando il campo di tutte queste ed altre manipolazioni borghesi dell’opera di Marx.

Sulla base delle critiche formulate da Böhm-Bawerk, Tugan-Baranovsky e Bortkiewicz – poi sviluppate da tanti altri, incluso Piero Sraffa -, il problema centrale ma totalmente incompreso della produttività portò rapidamente a mascherare la questione originale, quella della differenza tra rendita assoluta e rendita differenziale, in altre parole il profitto del capitalismo agrario. Questo era dovuto all’effetto mesmerizzante indotto dal ragionamento semplicistico Marginalista condotto in termini di rendimenti crescenti/discredenti e di economie di scala. Non si può negare che il diagrammi Marginalisti-Marshalliani producono una allucinazione sopra i studenti principianti malgrado i loro ovvi difetti logici. Una volta questi accettati, si imbocca tranquillamente il cammino che porta alla conquista del pseudo-Premio Nobel nella « dismal science ».

Assumendo che le imprese impegnate nella produzione di prodotti similari lo fanno secondo metodi diversi ma senza conoscere la Legge Marxista della Produttività, uno sarà portato a riprodurre i Schemi originali del valore di scambio e dei prezzi di produzione di Marx illustrati qui sopra. Ma se uno applica rigorosamente la Legge Marxista del Valore – alla luce della lezione del capitalo del Libro I del Capitale intitolato « L’ultima ora di Senior » – realizzerà subito che questa soluzione è sbagliata. Questo perché i quattro elementi della funzione di produzione non rimangono omogenei, neanche nello Schema valore di scambio di partenza. Questo può essere verificato ragionando simultaneamente in termini di euro e di quantità. Riscriviamo lo Schema valore di scambio di partenza dopo avere adottato alcune assunzioni preliminari:

1 ) Le imprese A e B producono prodotti similari oppure prodotti con una forte elasticità.

2 ) Il tempo di lavoro è lo stesso, diciamo una giornata di 8 ore.

3 ) Si assume un regime concorrenziale (i consumatori sono liberi di scegliere ma sopratutto la mobilità del capitale è totale; in ogni caso, quest’ultima condizione basterebbe.)

4 ) Finalmente, si assume che A e B producono con condizioni di produzione diverse.

Come dimostrato da Marx, queste diverse condizioni di produzione possono essere rigorosamente analizzate in termini dei ratio inerenti alla funzione di produzione. Prima, la composizione organica del capitale, notata v/C, dove C = (c + v). Questo include la valutazione in valore di scambio degli input tecnologici. Questi non possono essere assunti in modo esogeno come fa la « scienza » economica borghese, semplicemente perché la tecnologia, incluso la scienza dell’organizzazione del processo di produzione, viene scambiata sul mercato. Il ratio essenziale seguente è quello dello sfruttamento della forza di lavoro, il saggio della sovrappiù, ovvero la relazione tra il sovra-lavoro e il lavoro socialmente necessario per riprodurre la forza di lavoro spesa nel processo di produzione; questo è notato pv/v. Il terzo è il saggio di profitto, cioè la relazione tra la sovrappiù estratta sopra il capitale « used-up » nella produzione. Questo include il lavoro cristallizzato in « c » e in « v » ed è notato pv/(c+v). Finalmente, tanto in termini di moneta – euro – che in termini di quantità – prodotti – il risultato « p » incorpora in se i tre primi elementi della funzione di produzione, così: c + v + pv = p. Supponiamo ora che « p » è un Mezzo di produzione (Mp), possiamo riscrivere lo Schema valore di partenza nel modo seguente:

A = c (80 euro/80 Mp) + v (20 euro/20 Mp) + pv (20 euro/20 Mp) = p (120 euro/120 Mp)

B = c (60 euro/60 Mp) + v (40 euro/40 Mp) + pv (40 euro/40 Mp) = p (140 euro/140Mp)

Analizziamo ora queste funzioni di produzione in termini quantitativi per verificare la coerenza in termini di produttività. Come insegnato da Marx nel capitolo « L’ultima ora di Senior », tutti gli elementi della funzione di produzione devono rimanere coerenti. Come dimostrato nel Libro I del Capitale, qualsiasi merce può servire come mezzo di scambio particolare benché la moneta rimane il mezzo di scambio generale dato la sua maggiore praticità, mentre la forza di lavoro rappresenta l’unico standard universale di misura del valore di scambio. Possiamo dunque esprimere le funzioni di produzione del nostro Schema di partenza in termini di Mp. Realizziamo allora che tutta la faccenda è erronea, perché con le stesse 8 ore di tempo di produzione l’impresa B sarebbe più produttiva ma con una composizione organica del capitale più bassa. Questo diventa accecante se seguiamo l’ingegnoso metodo comparativo di Marx. Questo consiste nel prendere « C » in A e B uguale a 100. Trattandosi di un contesto interamente capitalista questa superiorità di B sopra A non può essere. Questo ci dice che, in questi esempi, la misura della produttività è sbagliata.

Dobbiamo dunque stabilire una Legge della Produttività scientifica prima di ritornare al cosiddetto problema della trasformazione. Un aumento della produttività implica che con la stessa forza di lavoro data in termini di valore di uso, una impresa sarà capace di produrre più quantità di un dato prodotto in t2 paragonato a t1 per un stesso tempo di lavoro. Di conseguenza, il valore unitario del prodotto sarà proporzionalmente inverso rispetto all’aumento della produttività. Da notare che, dato il cambiamento nella composizione organica del capitale, questo non implica lo stesso numero di lavoratori fisici. La crescita della produttività « libera » una parte della forza di lavoro.

Illustriamo. Prendiamo ora l’impresa A con una giornata di lavoro di 8 ore in t1e t2. T1 rappresenta le condizioni di partenza della produttività e per definizione in t2 si suppone un aumento di produttività di 1/4. Per facilitare il paragone tra t1 e t2 prendiamo C = (c + v) = 100 euro in ambedue i casi in termini di valore di scambio. In termini di valore di uso o quantità, la composizione organica in t1 e t2 divergerà secondo l’evoluzione del prezzo o valore di scambio unitario. Abbiamo ora un mezzo oggettivo per verificare la coerenza del nostro ragionamento, cioè in termini quantitativi. Assumiamo che la quantità di Mp prodotta in t1 sia di 120 Mp e che dunque in t2 la quantità sarà di 150 Mp. In t1 il valore unitario sarà 1 Mp = 1 euro e in t2 1 Mp = 0.80 euro. La coerenza all’interno della funzione di produzione in t1 e t2 darà il risultato seguente:

A in t1 = c (80 euro/ 80 Mp) + v (20 euro/20 Mp) + pv (20 euro/20 Mp) =  p (120 euro/120 Mp)

A in t2 = c (84 euro/105 Mp ) + v (16 euro/20 Mp)  + pv (20 euro/25 Mp ) = p (120 euro/150 Mp)

Notiamo qui che la produttività viene data in modo casualmente empirico per « p » in t1, cioè senza tenere conto dell’intero sistema, e che il suo cambiamento è dato in modo deduttivo in t2 secondo la definizione. Questo si applica anche a ( c +v ). E, in realtà, se si assume il pieno impiego questo rimarrà vero in termini di moneta dato che non ci sarebbe nessuna inflazione in t2 rispetto a t1. Una volta determinata la composizione organica del capitale, si può completare « pv » in t2, cioè 25 Mp, i quali corrispondono all’ipotesi del regime di competizione. Purtroppo questo no basta. Dobbiamo arrivare a questo risultato in termini di valore di scambio, cioè in modo interno. In termini di valori di scambio se fate astrazione dell’ipotesi della competizione – che si traduce in una equalizzazione del saggio di profitto – rimane solo la coerenza interna della funzione di produzione come metodo di verificazione, o meglio ancora, la coerenza interna di tutti i ratio coinvolti cioè, v/C, pv/v e pv/(c+v).

In altre parole, per la stessa giornata di lavoro e con la stessa forza di lavoro espressa in termini quantitativi – valori di uso – ma con una migliore composizione organica del capitale, A produrrà più Mp in t2 in paragone a t1. Questo non sarebbe possibile senza una legge capace di regolare il rapporto tra la composizione organica del capitale (v/C) e il tasso di sovrappiù (pv/v). Ho enunciato questa Legge di Produttività, essenziale per la comprensione del modo di produzione capitalista sulla base del lavoro compiuto da Marx ma afferrato nei suoi propri termini – cioè, fuori di ogni strumentalizzazioni o fabbricazioni borghesi. La Legge Marxista della Produttività recita che da t1 a t2 esiste une relazione inversa tra la composizione organica del capitale (v/C) e il tasso di sovrappiù (pv/v) sulla base della stessa forza di lavoro ( « v ») espressa in termini quantitativi e considerata per la stessa durata del processo di lavoro.

Non fugge il fatto che questo ci rimanda alle nozioni di Marx « lavoro astratto » e « lavoro socialmente necessario ». Questi due concetti sono scientificamente lontani dal concetto Smithiano un po crudo della generalizzazione del « lavoro semplice ». Quest’ultimo, presumeva la generalizzazione della logica della pin factory, riducendo tutte le tipologie di lavoro all’espressione del « lavoro semplice ». Si tratta qui solo di un modo candido e primitivo di afferrare la questione dell’omogeneità della forza di lavoro, un attributo necessario per permetterli di funzionare come uno standard di misura universale. E da notare che nelle prime bozze dedicate al cosiddetto « problema della trasformazione », Marx assunse il concetto di « lavoro semplice », cosa incompatibile con i cambiamenti di produttività. Indicando così che le sue bozze rappresentavano ancora delle investigazioni iniziali condotte nel quadro del pensiero di Smith-Ricardo. Naturalmente questo ci viene confermato dal fatto che a questo stadio Marx stava formulando il problema per capire la logica delle diverse forme di rendita.

Riassumiamo:

Ecco lo Schema iniziale in valori di scambio:

A = c (80 euro) + v (20 euro) + pv (20 euro) = p (120 euro

B = c (60 euro) + v (40 euro) + pv (40 euro) = p (140 euro)

 

Lo Schema in prezzi di produzione era scritto così:

A = c (80 euro) + v (20 euro) + pv (30 euro) = p (130 euro )

B = c (60 euro) + v (40 euro) + pv (30 euro) = p (130 euro)

 

Il corretto Schema della produttività è dato simultaneamente in termini monetari e in termini quantitativi. Ben inteso, il valore unitario – o prezzo reale – è di 1/4 più basso in t2.

Lo Schema della produttività con un aumento della produttività in A di 1/4 è scritto nel modo seguente. Per essere corretto questo schema deve inserire le funzioni di produzione nel quadro della RS:

A = c (84 euro/105Mp) + v (16 euro/20Mp) + pv (20 euro/25Mp) = p (120 euro/150 Mp )

B = c (36 euro) + v (9 euro) + pv (9 euro) = 54 euro/ 54 Cn

 

Il tasso di profitto è derivato organicamente dalle equazioni della produttività, dunque : pv/(c+v) = 0.2 . E un tasso di profitto strutturale. La concorrenza epifenomenale capitalista non serve.

Prima di ritornare al problema iniziale della rendita possiamo già disporre delle inettitudini e delle falsificazioni di Böhm-Bawerk come pure dei gargarismi di tutti quanti proferirti sulla base di questa frode a cominciare da Tugan-Baranovsky e Bortkiewcz e fine a Sraffa ed a tutti i teoretici della « risoluzione simultanea ».

Per capirlo ad un tratto, basta reinserire la funzione di produzione nel contesto della Riproduzione Semplice. Sottolineiamo il fatto che Marx aveva affermato che il problema doveva essere risolto proprio in questo contesto specifico perché fornisce un quadro analitico interamente coerente, senza facili vie di uscita. Vanno dunque considerati i due Settori Maggiori, Settore I (Mezzi di produzione o Mp) e Settore II (Mezzi di consumo o Cn). Poniamo tassi v/C e pv/v identici per ambedue i Settori in t1.

Situazione in t1:

SI: c1 (80 EUR/80 Mp) + v1 (20 EUR/20 Mp) + pv1 (20 EUR/20 Mp) = M1 (120 EUR/120 Mp)

SII: c2 (40 EUR/40 Cn) + v2 (10 EUR/10 Cn) + pv2 (10 EUR/10p) = M2 (60 EUR/60 Cn)

Ecco le Equazioni della Riproduzione Semplice tirate dall’analisi del Libro II del Capitale e sintetizzate da Bucharin:

M1 = c1 + c2

c2 = v1 + pv1

M2 = (v1 + pv1) + (v2 + pv2)

Qui v/C e pv/v sono identici in tutti i due Settori. In alcune delle bozze più importanti nelle quali era ancora tributario del falso problema Smithiano-Ricardiano della trasformazione, Marx interpreto questa situazione come un caso particolare. Purtroppo, una volta risolto il problema della produttività, questo non risulta più essere vero; in effetti, malgrado i cambiamenti possibili di produttività tra Settore I e Settore II, questi cambiamenti avvengono mantenendo la coerenza della Legge Marxista del Valore.

Immaginiamo ora un cambiamento di produttività di 1/4 in t2 nel Settore I mentre il Settore II rimane immutato. Ponendo la Riproduzione Semplice con il pieno-impiego – ad esempio con ricorso alla riduzione del tempo di lavoro – dunque con prezzi reali stabili – i.e., valori di scambi – avremo:

Situazione II:

c1:84 euro v1:16 euro pv1:20 euro = M1:120 euro

105 Mp          20 Mp              25 Mp      = 150 Mp

 

c2:36 euro v2:9 euro pv2:9 euro = M2:54 euros

36 Cn              9 Cn                9 Cn      = 54 Cn (45Mp)

Come dimostrato nel mio Compendio di Economia Politica Marxista – nel quale ho sviluppato la teoria Marxista quantitativa della moneta, introducendo pure il credito, l’investimento e il risparmio – la Riproduzione Allargata rimane totalmente prevedibile in termini di valori di scambio, purché sia mantenuta la simmetria proporzionale intersettoriale iscritta nella Riproduzione Semplice sotto-giacente.

In effetti, questo spiega perché la pianificazione socialista di Stalin fu così efficiente in termini pratici. Le sue regole d’oro erano le seguenti: A ) Utilizzare i vincoli parametrici forniti da Marx per la riproduzione – i.e., the Equazioni della RS e della RA. B ) Cercare di rivolvere il problema della produttività – Paul Sweezy chiese a Einstein di provarci; il grande fisico fallì ma nonostante ammesse che la teoria Marxista era di gran lunga superiore alle teorie economiche borghesi, vedi ad esempio il suo articolo « Why socialism ? » (May 1949) pubblicato in: http://monthlyreview.org/2009/05/01/why-socialism. Nel frattempo, ricercare sempre la produttività più alta possibile aggiustando di conseguenza la pianificazione in modo pragmatico, conservando sempre in mente i vincoli parametrici della riproduzione, i quali possono essere avvicinati in termini quantitativi. C ) All’inizio, per accelerare la crescita industriale ed economica comprare i macchinari e la tecnologia dall’estero con gli ingeneri necessari al loro utilizzo, dando sempre la precedenza alla produzione del Settore I, cioè il Mezzi di produzione di Mezzi di produzione. Questo implicò l’estrazione di surplus agricoli per acquisire le valute esteri necessari. La nascente Unione Sovietica faceva ancor parte del Sistema Monetario Europeo. Questo implicò pure lo sviluppo dell’agricoltura socialista grazie all’emergenza dei sovchoz e dei kolchoz in modo da garantire la protezione del proletariato agricolo in formazione. Si liberò simultaneamente la manodopera necessaria per lo sviluppo dei settori industriali. Dato che i macchinari agricoli rimanevano strettamente sotto controllo dello Stato, questo accelerò la transizione verso la socializzazione della campagna, un processo appoggiato e sancito da opportuni cambiamenti costituzionali. D ) Nella messa in opera di questa pianificazione socialista fu sempre dato precedenza all’innalzamento del livello di vita generale della popolazione in parallele con l’industrializzazione del paese. In effetti, fu proprio questo rapido miglioramento del livello di vita a spiegare il supporto popolare per la Rivoluzione malgrado i grandi sacrifici iniziali richiesti dai cittadini. E ) La politica salariale ugualitaria, appoggiata dall’accesso universale garantito la vita durante ad una educazione di qualità, rese più facile l’operato del sistema. Per quello che concernò la produttività, rappresentò un reale salto di civiltà, proprio quello che Marx aveva in mente quando si riferiva alle « condizioni morali » socio-economiche di un dato sistema. Come vedremo, tutto questo fu perso con l’adozione del cosiddetto « socialismo marginalista », importato nella URSS dalla copia Liberman-Crusciov.

A questo punto, possiamo ritornare al problema Smithiano-Ricardiano iniziale, cioè quello della contra-distinzione delle rendite assolute e differenziale. La soluzione fu proposta da Marx stesso nella sua pionieristica analisi comparativa dei modi di produzione. Sulla base dei contributi fondamentali di Louis Althusser, Pierre-Philippe Rey dimostrò l’importanza di queste analisi per la comprensione della transizione di un modo di produzione ad un altro, ma non riuscì a concludere. (I lettori inglesi avranno accesso indirettamente ai contributi di PP Rey a traverso i scritti di Aidan Foster-Carter sui « comparative modes of produzione ».) La chiave interpretativa sta nella comprensione della coesistenza di vari modi nel contesto della dominanza di un particolare modo di produzione. Ad esempio, la transizione dal feudalismo – rendita assoluta – al capitalismo – rendita differenziale o produttività. Se il libero scambio delle merci è legalmente imposto in una data Formazione Sociale, allora la più grande produttività imporrà le sue regole. Perciò, la rendita feudale o assoluta era condannata dato che l’unico modo per competere contro la « rendita » agricola capitalista era la pressurizzazione della sua forza di lavoro, urtando subito la barriera fisiologica e « morale ». Se si tiene in linea di conto la coerenza della data Formazione Sociale e la sua inserzione nell’Economia Mondiale, si arriva alla comprensione scientifica dei « vantaggi comparativi » di Ricardo, insieme alla confutazione scientifica dei sofismi della teoria cosiddetta « dei scambi ineguali ».

Come ovvio, questo problema generale diventa chiaro solo dopo avere afferrato la Legge Marxista della Produttività. E quando, sopra questa base scientifica, viene rielaborata l’analisi delle forme di estrazione della sovrappiù di Marx. Come da me mostrato, la sovrappiù assoluta è la forma dominante di estrazione dei modi di produzione pre-capitalisti fondati sull’agricoltura e l’artigianato. Non si deve comunque minimizzare i contributi dovuti a questi modi di produzione nel sviluppare migliori modi di produrre. Ad esempio, durante il Paleolitico e il Neolitico con lo sviluppo della scienza astronomica del tempo, la quale rivestiva un’importanza capitale per queste prime civiltà agricole; con lo sviluppo del fuoco, degli strumenti, la domesticazione degli animali, lo sviluppo delle cereali ecc. Ma queste innovazioni cruciali erano lenti. Devono essere analizzate come cambi di civiltà – implicando varie Aree e Età, ad esempio Età della Pietra, del Bronzo, del Ferro ecc. La sovrappiù relativa, afferrata come intensità congiunturale, rappresenta una forma di estrazione trasmodale perché dipende dell’intensità del lavoro umano indipendentemente dalla composizione organica. L’intensità strutturale o produttività è la forma capitalista dominante dell’estrazione della sovrappiù: implica l’utilizzo strutturale di macchinari, tecnologie e modi di organizzazione del lavoro – pin factory, Taylorismo, cosiddetto micro-Taylorismo moderno, ecc. Finalmente, la sovrappiù sociale è la forma dominante di estrazione della sovrappiù dei modi di produzione socialisti e comunisti. L’estrazione continuerà ma senza sfruttamento di classe perché l’estrazione di questa sovrappiù sociale sarà posta sotto la maestranza collettiva. Perciò sarà utilizzata per la produzione della lista di priorità sociali stabilita collettivamente ed assegnata alla Pianificazione tramite la « democrazia socialista », cioè tramite il processo decisionale dai e per i cittadini ai vari livelli.

Risulta chiaro che le forme feudali – i.e, rendita assoluta – possono essere protette secondo lo stato delle alleanze di classe. Ad esempio, PP Rey notò che certe forme agricole pre-capitalistiche sopravvissero in Francia fine al 1956. Nonostante, le diverse forme di estrazione della sovrappiù che coesistono nel mondo moderno lo fanno sotto dominanza del modo di produzione capitalista. In modo concreto questo implica che il signore feudale e il capitalista agrario scambiano i loro prodotti sui stessi mercati agricoli. La dominanza dell’agricoltura capitalista diventa dunque manifesta e viene sancita nei scambi, cioè nella sfera della circolazione. Malgrado le residuali protezioni – forme di proprietà, sovvenzioni di Stato, barriere tariffari ecc. – la rendita assoluta era condannata. Per lottare contro la dominanza dell’agricoltura capitalista per solo sopravvivere doveva estrarre sempre più sovrappiù dalla sua forza di lavoro con l’aumento della durata e dell’intensità congiunturale del lavoro; oppure con l’impedimento o meglio il tentativo di ritardare l’introduzione del capitalismo nella sfera agricola. Queste tattiche sono politicamente rilevanti specialmente perché la campagna appare ovunque sovra-rappresentata nella Camera Alta o Senato, ma alla fine sono destinate a sparire. Naturalmente, le riforme agrarie e dunque le alleanze tra contadini e operai rappresentarono delle evoluzioni vitali sin dall’emergenza del modo di produzione capitalista.

Questo spazza via l’antica illusione secondo la quale la terra era una « categoria economica irrazionale ». In effetti, non sarà più il caso nel momento in cui si afferra il modo di estrazione della sovrappiù assoluta. Irrazionale lo è ancora meno una volta afferrato il meccanismo con il quale coesistono, almeno per un tempo, vari modi di produzione ma sotto la dominanza di uno di loro, cioè quello che esibisce la più grande produttività. Questo può essere espresso diversamente sottolineando che il capitalismo rese ovvio il fatto che la scarsità non è un dato naturale ma in ultima analisi – come pure ammesso da Léon Walras nella prima edizione del suo Eléments – « socialmente prodotta ». (4) Come ho dimostrato, questo spiana la strada alla comprensione scientifica di quello che ho chiamato l’Ecomarxismo. La rapida industrializzazione della Prima Patria del Socialismo, appoggiata dal processo di collettivizzazione dell’agricoltura con Stalin e Mao, dimostra che i Bolscevichi avevano capito perfettamente questa problematica della transizione. Certo meglio di uno come Eric Wolf, ad esempio.

Sfortunatamente Böhm-Bawerk riuscì nel stabilire la sua fabbricazione come un’evidenza per troppi accademici, incluso quelli che pretendevano essere Marxisti. Paul Lafargue e i Bolscevichi furono eccezioni, benché non furono capaci di risolvere la questione cruciale della produttività inserendola nelle Equazioni della RS e della RA.

Arrivarono poi Tugan-Baranovski e Bortkiewicz. Accettarono l’argomento di Böhm-Bawerk tentando di fornire una soluzione in questo quadro falsificato. Il loro tentativo rappresenta l’epitome del modello scambiato con la realtà. In effetti, proposero di utilizzare le equazioni quadratiche. Così facendo, ignorarono l’incoerenza in termini della produttività delle funzioni di produzione proposte per il Settore I e il Settore II, e per la loro stessa addizione, cioè il Settore III. In questo modo ignorarono il prerequisito necessario per qualificare la formulazione della questione nel rispetto della coerenza scientifica della Legge Marxista del Lavoro. In altri termini, la loro soluzione non rispetta l’omogeneità dei vari componenti delle funzioni di produzione in termini del valore di scambio della forza di lavoro.

Così presero le loro funzioni di produzione con rapporti plausibili ma casuali per v/C e pv/v. Assunsero poi che per la Situazione RS i Mp utilizzati per il capitale costante e i Cn utilizzati per il capitale variabile dovevano essere rinnovati. Questo dovevo avvenire simultaneamente per evitare la rovina logica della cosiddetta soluzione dei prezzi di produzione. Perciò introdussero un Terzo Settore, quello dell’Oro. Questo è ridicolo perché la taglia di questo settore viene data artificialmente dato la necessità di formulare il problema in una forma quadratica. In oltre, dato che si deve avere lo stesso numero di ignote e di funzioni, l’Oro assume il ruolo di unità di conto rendendo così possibile la risoluzione quadratica. Voilà! Questo rimane il « migliore » esempio del fallimento euristico con il quale il Modello si sostituisce alla Realtà da analizzare. Marx aveva sottolineato che il problema andava risolto nel quadro rigoroso dei vincoli forniti dall’equilibrio stazionario, cioè quello delle Equazioni della Riproduzione Semplice. Abbiamo mostrato qui sopra come questo possa essere rispettato scientificamente rispettando la Legge del Valore Marxista.

Ecco come è formalizzata la risoluzione simultanea:

c1 + v1 + s1 = c1 + c2 + c3

c2 + v2 + s2 = v1 + v2 + v3

c3 + v3 + s3 = s1 + s2 + s3

Questa risoluzione simultanea ebbe un grande successo accademico. Ben inteso. All’infuori dei nostri compagni bolscevichi, influenzò quasi tutti gli altri, dai pseudo-Marxisti ai Marginalisti. Naturalmente senza escludere le verbose squadre post-Sraffa dei neo-Ricardiani. Sraffa aveva comunque preso la precauzione di sottolineare che il suo tentativo formulato nel suo « Produzione di merci a mezzo di merci » rappresentava solo un prolegomeni. Il segreto di Sraffa era chiaramente enunciato nel titolo. Sraffa si ispirava al commento di Gramsci su Ricardo nel quale il fondatore del comunismo scientifico italiano notava il ruolo della domanda globale sottolineata da Marx già nel 1844. In effetti, per mantenere l’omogeneità in termini di forza di lavoro – condizione posta dall’economia classica anche prima di Marx – la forza di lavoro era concepita come un « paniere di merci ». Questo era un modo fallace per dire che il valore di scambio della forza di lavoro era uguale « al tempo socialmente necessario per riprodurla ». Quello che Sraffa no poteva ignorare era che questo risulta vero in termini generali non poteva spiegare la genesi del profitto. Cioè, l’estrazione della sovrappiù, in altre parole lo sfruttamento capitalista. Eppure è proprio questo il punto sensibile. Come abbiamo visto, se uno non può mettere scientificamente in relazione il tasso di sfruttamento (pv/v) con la composizione organica del capitale (v/C), non c’è via di scampo.

Dobbiamo pero notare che lo stesso destino verificato per la presunta confutazione di Marx da parte di Böhm-Bawerk si verifica anche per la cosiddetta risoluzione simultanea: Questa cosiddetta confutazione non concerna il Marxismo – se non altro perché ignora cosa sia il Marxismo – ma paradossalmente concerna in pieno tutte le teorie economiche borghesi. In modo che, cosa mirabile, al contrario di quanto pretendeva Böhm-Bawerk contro Marx, la letale contraddizione ex ante/post hoc si applica a tutte le forme delle teorie economiche borghesi semplicemente perché nessuna di esse è capace di relazionare in modo coerente la micro-economia e la macro-economia, oppure di rendere conto simultaneamente delle quantità e dei prezzi.

Questo può essere espresso in una maniera ancora più limpida: Per stabilire la curva dell’Offerta si deve fornire la tabella della Domanda in prezzi; vice-versa, per stabilire la curva della Domanda si deve fornire la tabella dell’Offerta in prezzi. Poi si incrociano le due curve e voilà! Si ottiene il mirabile prezzo di equilibrio del mercato. Questa allucinazione puerile non solo viene data come scientifica ma inoltre viene sbandierata come il migliore modo per procedere all’allocazione delle risorse per raggiungere la riproduzione macro-economica! Questa pretese non consente neanche tenere conto dello sbieco introdotto dal fatto che l’allocazione delle risorse risponderebbe al motivo di accumulazione privata – « acquisitive mind » – invece di corrispondere ad una allocazione sociale delle risorse della comunità a favore dell’intera comunità. Aggiungendo l’effetto miracoloso della « mano invisibile » per raggiungere questo benefico risultato macroeconomico rappresenta il tipo lunatico di favola ormai abbondantemente confutato dai fatti. Basta dare un’occhiata all’inuguaglianza sociale ed al gigantesco sperpero di risorse in un contesto nel quale i bisogni sociali di base non vengono soddisfatti. In breve, non è affatto vero che dove esiste un bisogno o una domanda il mercato produrrà un’offerta, perché questo avviene solo quando l’offerta è solvibile – ed al minimo superiore al costo di produzione.

Il paradosso non finisce qui. Fatto sta che mentre i bolscevichi ed in particolare Lenin e Bucharin rigettavano questo approccio della risoluzione simultanea come un divorzio scolastico dal Marxismo ed in particolare dai Libri I e II del Capitale – i.e., la Legge del Valore e le Equazioni della RS-RA – i teorici borghesi Marginalisti ne fecero uso in varie forme nel tentativo di salvarsi dal loro inestricabile problema ex ante/post hoc. Léon Walras tentò illustrarsi proponendo l’idea che le curve di Offerta e Domanda si stabiliscono con una seria di tentativi e di errori (in francese « par tâtonnement » ) processo che illustrò con le sue metafore della « criée » e quella del « lago agitato ». In seguito, propose che l’equilibrio macroeconomico veniva risolto immaginando un tale tâtonnement sul « mercato dei mercati ». Si sottolinea qui che questi tentativi puerili non iniziano nemmeno ad affrontare il problema iniziale, cioè la contraddizione ex ante/post hoc inerente alle curve dell’Offerta e della Domanda!!!

Per fortuna, Auguste Walras ammonì il suo figlio Léon puntando al fatto che non si dovrebbe mai dimenticare gli obbiettivi sociali ed economici. L’economista di Lausanne concluse dunque che si doveva distinguere tra la scienza economica intesa come scienza dura e l’economia sociale intesa come scienza sociale, quest’ultima fornendo gli obbiettivi sociali il cui raggiungimento andrebbe affidato alla prima. Quest’idea fu poi coscientemente denaturata da Joseph Schumpeter, teorico di destra pienamente consapevole del fatto che la contraddizione ex ante/post hoc non poteva essere risolta all’interno del paradigma economico borghese. Questa taciuta consapevolezza spiega il suo profondo pessimismo rispetto alla sopravvivenza storica del sistema capitalista. Scelse arbitrariamente di trasformare il problema in una dicotomia economica ontologica ed epistemologica. Essendo presentata come parte della natura delle cose, diventava al di là di ogni possibile questionamento!

Per sfortuna, il grande economico sociale walrasiano Maurice Allais, accettò questa interpretazione. Di conseguenza chiamò giustamente per l’adozione di Preferenze Comunitarie Europee in modo da contrastare i danni prevedibili indotti dai trattati di libero-scambio. Purtroppo, dato la sua comprensione walrasiana del mercato del lavoro, non era in grado di capire la logica della Riduzione della Settimana di Lavoro – le 35 ore – messa in opera dal governo esemplare della « gauche plurielle » di Jospin. Malgrado la mia ammirazione, fui dunque obbligato a correggere il tiro; lo feci nella Nota ** del mio Keynesianism, Marxism, Economic Stability and Growth. (2005) Questa nota portò in seguito ad una migliore comprensione dei veri numeri della disoccupazione e della sotto-occupazione, sapendo che le statistiche ufficiali rimanevano fondate sulla definizione dell’OIL. Secondo questa definizione, una persona risulta occupata se ha lavorato solo una ora durante l’ultima settimana o periodo di investigazione. Questa metodologia altamente riduttrice non è ancora stata modificata dall’ISTAT …

Le cose peggiorarono con i teorici borghesi. I più « svegli » tra loro sapevano che usavano del loro vecchio metodo di rovesciamento e di occultazione già usato contro Marx. Questo metodo era fortemente sostenuto dalla loro selezione, esercitata dietro le quinte, dei membri dell’intellighenzia, in particolare delle squadre di accademici. Continuarono nel loro sforzo per stabilire la plausibilità delle loro teorie, abusando dall’apparenza di senso comune fornita dalla metafora del mercato. Simultaneamente, rafforzarono il loro controllo sopra la disciplina trasformandola in una « dismal science » difesa da tanto asini (vedi Apuleio ) premiati con cattedre e pseudo-Premi Nobel. Il loro ruolo consiste nel mantenimento della plausibilità delle narrazioni, aggiustandole di tanto in tanto per correggere l’inevitabile ma crescente discrepanza tra le loro narrazioni ideologiche e la realtà. Se la scienza era strettamente – empiricamente ? – fondata sugli epifenomeni, sarebbe ridotta ad una semplice descrizione. Invece, si segue il modello stabilito con le falsificazioni bibliche, in realtà copiate in modo esclusivista ma senza mai dare la fonte dagli antichi testi Sumeri anteriori. Così, delle narrazioni economiche plausibili tentano cinicamente di abusare i meccanismi cognitivi umani della gente comune con l’intento maligno di classe e di caste di bloccare la via della scienza.

Ad esempio, Alfred Marshall fu strumentale nella propagazione dell’allucinazione visuale incarnata dai suoi diagrammi di offerta e domanda. Ma, come riconosce Hicks, tratta ancora di solo due merci. Quando utilizzava la merce « grano » intendeva riferirsi al maggiore mezzo di consumo della forza di lavoro. Questo rimaneva pericoloso perché rimandava ai componenti di base di ogni funzione di produzione. Questo rimane vero anche scrivendo la funzione di produzione secondo l’usanza Marginalista come y = f(c, v), cioè il prodotto essendo funzione degli input in capitale e lavoro. Il capitale e il lavoro nella funzione di produzione rimandano ai vincoli parametrici dell’equilibrio macroeconomico, cioè alle Equazioni RS. Hicks cercò allora di importare il trucchetto quadratico per estendere il sistema duale di Marshall a 3 e poi eventualmente a n merci. Fu abbastanza onesto in quanto allertò sul fatto che i suoi tentativi erano al meglio parziali. Sfortunatamente per lui, come stava finendo il suo lavoro, Keynes pubblicò il suo General Theory of employment, interest and money (1936). Da notare il titolo completo del libro di Keynes. Il contributo di Hicks dovette aspettare la rinascita dello spirito economico regressivo neoliberale dopo la morte di Keynes. Questo avvenne sopratutto nei Stati-Uniti, particolarmente nel periodo post Seconda Guerra Mondiale quando questa reazione fu ospitata, tra altri luoghi dell’Establishment, nella Chicago University. Hicks fu dunque strumentale nello stabilimento della cosiddetta sintesi neoclassica anche conosciuta come « Keneysianesimo bastardo » secondo l’appellativo attribuitoli da Joan Robinson ed altri a Cambridge UK.

Irving Fisher, un discepolo americano di Böhm-Bawerk, tentò di portare la falsificazione oltre. Il suo obbiettivo era quello di cancellare le fondazioni socio-economiche della lotta e delle alleanze di classe. Come abbiamo visto in precedenza, queste formavano l’oggetto di studio del Libro III del Capitale di Marx. Immaginò un modo per mascherare le distinzioni tra rendita, profitto (e interesse ) e salario. Consistete nell’amalgama di tutte queste distinzioni nel suo unico concetto di « income stream » ovvero di flusso di reddito. In tal modo che i capitalisti e i banchieri, i venditori e commercianti, gli operai e i contadini senza dimenticare le casalinghe furono trasformate in capitalisti affaccendati nel compito di ottimizzare i loro flussi di reddito esercitando le loro scelte di investimento ed operando i loro calcoli del rischio.

Tali argomenti non meriterebbero nemmeno un commento se no fosse per il fatto che sono ormai integrati nella « scienza » economica mainstream, anche senza la menzione di Fisher eccetto per la « Catena Fisher ». In effetti, successe che Fisher ebbe torto in tutte le sue predizioni – tanto per la Grande Depressione, la Recessione nella Depressione del 1936-37 che non vide venire, quanto per il suo « income stream » dinamico incarnato dal sistema bancario istituito con il Glass Steagall Act del 1933, questo ultimo optando finalmente per la segregazione tra banche di deposito, banche commerciali e casse popolari o credit unions. Iniziando come un ricchissimo erede finì rovinato. Alla fine, diventò un fervide difensore del cosiddetto 100% Money System. Pensava che un tal sistema poteva eliminare il sistema bancario frazionale, cosa che non aiuterebbe molto perché il 100% Money System continuerebbe ad essere fondato sulla sua teleologica e tautologica teoria della moneta e della circolazione monetaria. In verità, il sistema di Fisher è fondato sulle iniziali ma fallacci curve di offerta e domanda, un ragionamento fallace estese al livello macroeconomico con la sua falsificazione del « income stream ».

E facile pero capire il fascino esercitato dalla risoluzione simultanea sui gruppi accademici. Si deve trattare di n merci incluso al livello macroeconomico – per non menzionare i formidabili problemi inerenti all’introduzione coerente delle strutture del reddito e delle inflazioni … come anche Hicks stesso riconosceva. I padri del moderno e lunatico neoliberalismo intuirono rapidamente che questo tentativo porterebbe comunque a varie forme di regulation macroeconomica. In effetti, Tugan-Baranovksi propose la sua soluzione come una forma sintetica socialista … Dopo tutto questo forma il nodo ontologico centrale del suo Modello, cioè la riproduzione dei capitali costanti e variabili in t1 e t2, assumendo un contesto RS o di equilibrio stazionario.

L’Ebreo-Austriaco Fascista von Mises era il più indiavolato demagogo e ideologo di tutti questi reazionari. Influenzò Hayek e Milton Friedman come pure la cosiddetta Chicago Boys School ed i membri della Société du Mont Pélerin – con l’eccezione del classico Walrasiano Maurice Allais.

Per von Mises tutte le forme di pianificazione sono cattive, particolarmente quella capitalista tedesca messa in opera durante la Prima Guerra Mondiale. Questa dimostrava in modo molto concreto la grande efficienza della pianificazione per raggiungere specifici obbiettivi controllando l’andamento dei prezzi. In tempo di guerra, le risorse disponibili debbono essere mobilizzate, dunque senza l’usuale spreco capitalista considerato in un tale contesto come nocivo per la sicurezza nazionale. Questo spiega anche il suo odio per Keynes forse ancora peggiore del suo odio per i Bolscevichi. Le sue critiche si riassumano nella affermazione che il « mercato deregolamentato » è il migliore mezzo per allocare le risorse ma, ovviamente, non fornisce mai nessuna prova, a parte la sua fede nella « mano invisibile » … e, dobbiamo aggiungere, la sua credenza nella regolazione automatica della demografia tramite l’inuguaglianza sociale. (5)

Per capire la perversità della sua ideologia filo-semitica fascista basta dare una occhiata al suo libro intitolato Socialism, nel quale appaiano i suoi argomenti. Qui egli afferma che la Sanità pubblica crea in realtà la malattia portando alla debilitazione della popolazione in generale; secondo lui, la salute è una questione di Volontà – e, dobbiamo comunque aggiungere, di accesso agli ospedali privati. E chiaro che questo Ebreo-Austriaco Fascista aveva in mente un ordine mondiale biblico di destra capace di emulare il sistema di casta. Sappiamo che nell’India moderna mezzo miliardo di Dalit muoiono ad una età media di 40-42 anni, non possono permettersi di essere malati …( vedi pp 476-477 del suo libro Socialism in https://mises.org/library/socialism-economic-and-sociological-analysis , come pure l’intero e barbare capitolo filo-semita nietzschiano intitolato « Compulsory social insurance » che inizia a pagina 475. Aggiungiamo la teoria straccione di Amartya Sen, oggi svelata in quanto tale, secondo la quale l’economia di mercato indiana superava l’economia pianificata cinese dato il migliore flusso di informazione. La medesima cosa può essere affermata paragonando le performance socio-economiche e culturali dello Stato Sociale o Welfare State con quelle degli Stati neoliberali attuali.

Tra parentesi aggiungiamo che la peggiore versione neoclassica « bastardizzata » rimane quella offerta da Robert Solow nel suo articolo del 1956, il quale — beninteso … gli procurò l’analogo Premio Nobel per l’economia conferito dalla Banca svedese. Il contributo di Solow – come pure quello di Samuelson – era un tentativo di rompere con la regulation economica proposta da Cambridge UK – Keynes, Sraffa, Joan Robinson ecc. A questo gruppo deve essere aggiunto Harrod e Domar benché il primo, primo biografo di Keynes, era, guarda caso, di Oxford. Solow propose semplicemente di togliere via il vincolo del pieno impiego che era al centro della rivoluzione intellettuale ed etico-politica provocata nel dopo-guerra nella disciplina dalla General Theory di Keynes. Andava di pari passo con il concetto fondamentale di Lord Beveridge secondo il quale la previdenza e l’assistenza sociali costituivano i principali strumenti contro-ciclici a parte di essere l’incarnazione di diritti sociali fondamentali.

Solow propose semplicemente di riscrivere la funzione di produzione come y = f(K,L) dove K è il capitale e L il lavoro ma dove L era ad un livello indeterminato. Il concetto era che, essendo il lavoro un fattore di produzione sufficientemente fluido e flessibile, il mercato troverebbe rapidamente il su « equilibrio sul filo del rasoio » ( « razor-hedge equilibirum » ). Questo averebbe in un modo inevitabile quando il lavoro avrebbe raggiunto il suo « livello fisiologico ». In tal modo nessuna regolamentazione era necessaria dato che il pieno-impiego risulterebbe dall’operato del mercato Solowiano. Ben inteso, un tale « livello fisiologico » non esiste se non come una madornale e grossolana inettitudine Malthusiana, per dirlo cortesemente. Abbiamo visto che un mezzo miliardo di compagni Dalit in India hanno una aspettativa di vita media di 40-42 anni. Non solo: in una delle sue canzoni, la cantante francese Coralie Clément messe in guardia contro l’illusione comune del « non può andare peggio » notando che quando uno è già a terra può sempre scavare. (« Sais-tu que lorsque on touche le fond, on peut toujours creuser. »  https://www.youtube.com/watch?v=7IuS1CBHZKg )

Eventualmente, le inettitudini di Solow furono coniugate con la competizione neoliberale globale. Dal punto di vista marginalista il lavoro è considerato come un fattore di produzione come qualsiasi altro, e dunque il salario viene sempre inteso come il « salario individuale capitalista ». Il lato Umano del lavoro è totalmente ignorato, particolarmente la sua necessita di riprodursi all’interno di focolari con taglie fatalmente diverse. Viene anche ignorata la necessità di vivere duranti i periodi di inattività causati senza nessuna colpa del lavoratore, ad esempio la disoccupazione, la malattia e la vecchiaia. Quando la competizione sul mercato del lavoro avviene sulla base del livello fisiologico solowiano, oppure sulla base del salario individuale privo di ogni « salario differito » e di ogni accesso universale ai servizi sociali pubblici, la catastrofe sociale segue fatalmente accompagnando una vera e propria spirale socio-economica verso il basso.

Oggi purtroppo questa forma inumana e irrazionale di competizione è iscritta nella definizione officiale dell’anti-dumping sancita dall’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) e inclusa come parte integrante di tutti i trattati di libero scambio. Questa spirale negativa viene in parte mascherata dalla crescita del settore finanziario speculativo grazie alla sua sovra-rappresentazione nel PIL Marginalista. Il PIL è ontologicamente incapace di distinguere tra economia speculativa e economia reale. Nei Stati Uniti, questo settore era attorno a 3 % del PIL prima dell’abrogazione del Glass Steagall Act nel 1999, mentre oggi sta navigando attorno a 9 % del PIL. Si può verificare le conseguenze umane in: The Body Economic : why capitalism kills , (2013), nella sezione Livres-Books di www.la-commune-paraclet.com . C’è da notare che i Marxisti essendo internazionalisti applaudirebbero i trattati di fair trade o commercio equitabile con entusiasmo purché i tre componenti del « reddito globale netto » dei focolari venissero integrati nella definizione dell’anti-dumping assieme al principio di precauzione ambientale. In effetti, con la riaffermazione del « principio della nazione più favoreggiata », questo basterebbe per scaturire un’era globale di pace e di prosperità.

La regressione coscientemente concepita da Solow non riguardava soltanto la regulation economica del dopo-guerra, contrastata con l’introduzione della flessibilità del mercato del lavoro « liberato » da ogni vincolo e da ogni rigidità. Mirava anche a prevenire il tentativo di Harrod di dinamizzare il sistema stazionario di Keynes ispirandosi ai lavori svolti attorno alla pianificazione sovietica. La questione per Solow era dunque: Come si può mantenere l’apparenza del dinamismo se si toglie di mezzo la « mano visibile » (espressione giusta di Chandler ) della regulation o della pianificazione? Si fa solo furbizia rispetto alla produttività, concetto che il marginalismo non è in grado di concepire altrimenti che come economia di scale e rendimenti crescenti/decrescenti. Solow, vero Stalinista in questo rispetto, sapeva tutta l’importanza della produttività. Ma pote soltanto introdurre la tecnologia in modo esogeno nelle sue equazioni. Ben inteso, questo è inetto e fraudolente semplicemente perché alla tecnologia viene attribuito un prezzo – o meglio un valore di scambio – dal mercato. Ma, Solow, come gli altri pote camuffare la paurosa vacuità della sua teoria con l’ab/uso della matematica.

L’apice della regulation Keynesiana fu raggiunto nel Regno Unito con il Primo Ministro Wilson. In seguito, lo smantellamento progressivo delle barriere tariffarie con il GATT e la multinazionalizzazione del capitale produttivo, dessero inizio alla ritirata dal Keynesianesimo. Se non altro perché non fu fatto niente per prevenire gli effetti dell’estroversione del Moltiplicatore Economico, e dunque per preservare la coerenza della Formazione Sociale, chiave della regulation Keynesiana in un sistema mondiale inter-statale. Quindi non sorprende vedere l’efficacia domestica dell’intervento dello Stato diminuire progressivamente.

Ironicamente, quando si scatenò la controversia sulla funzione di produzione tra Cambridge UK – Keynesiani e neo-Ricardiani – e Cambridge USA – cioè, i regressivi « bastardi Keynesiani » Samuelson e Solow, tramite studenti proxies – il sistema di Bretton Woods stava crollando: Sappiamo che la storia era già stata scritta quando Harry White guadagnò la battaglia diplomatica contro Keynes durante la Conferenza di Savannah … Nondimeno, le inettitudini rimangono inettitudini. Alla fine entrambe le Scuole di Cambridge erano campeggiate sullo stesso terreno marginalista per quello che riguardava la funzione di produzione. La differenza stava solo nella loro comprensione del « mercato dei mercati », o, per semplificare, su quanto Auguste doveva essere aggiunto a Léon Walras … Oggi, dato i miei contributi, entrambe le Scuole di Cambridge non resisterebbero alla critica marxista 10 minuti, nemmeno con l’aiuto di tutti i cosiddetti Premi Nobel. Rinnovo qui la mia sfida, chiedendo pero il diritto di rispondere.

Ironicamente, questa inetta risoluzione simultanea – incluso nella sua versione marginalista – fu criticata da Hayek. Notò che i calcoli simultanei dovevano essere effettuati per ogni singola transazione, cosa non-fattibile dato l’immenso potere di calcolo richiesto. Questa critica motivò il tentativo di Paul Cockshott e di Allin Cottrell nel loro articolo discusso in dettaglio qui sotto.

Per concludere questa sezione, dobbiamo sottolineare che i componenti (c + v) della funzione di produzione portano naturalmente alla struttura di SI e SII, cioè la necessaria riproduzione degli Mp e degli Cn utilizzati. Questo ci dice ugualmente che possiamo includere tutti i sotto-settori desiderati sotto SI oppure sotto SII secondo la loro finalità produttiva o di consumo ( per i dettagli vedi il mio Compendio di Economia Politica Marxista). Dato la potenza delle statistiche socialiste che possono essere derivate da un corretto impianto della RS-RA, le filiere trans-settoriali possono essere anche loro gestite con relativa facilità.

Terzo Compito: Presentare gli argomenti proposti in questo articolo assieme alle critiche costruttive meritate.

Gli autori confutano l’argomento secondo il quale la disintegrazione della Unione Sovietica confermerebbe la giustezza delle critiche borghesi contro il Socialismo, sistema dato come teoricamente e concretamente impraticabile. Desiderano invece dimostrare che ancora « esiste un’alternativa viabile al capitalismo ed al libero mercato ». (p 1) In conseguenza trattano i critici più acerbi, oggi prevalentemente accademici « rispettati », tali von Mises, Hayek e Samuelson. Questo rende il loro approccio interessante. Il loro punto di partenza sta nell’opera di Lange e di Strumilin. « Da Lange (1938) prendiamo una versione modificata del processo di tentativi e errori, secondo il quale i prezzi di mercato per i beni di consumo sono utilizzati per guidare l’allocazione del lavoro sociale per i vari beni di consumo; da Strumilin prendiamo l’idea secondo la quale nell’equilibrio socialista, i valori di uso creati in ogni linea di produzione debbono mantenere una proporzione comune con il lavoro sociale elargito. » (p 1)

Il metro del valore da loro proposto è il tempo di lavoro, indifferentemente dalla necessaria coerenza tra i rapporti v/C, pv/v e pv/(c+v). A mia conoscenza, uno dei primi teorici borghesi che ridusse la Legge del Valore di Marx al semplice tempo di lavoro, in astrazione di tutti i cambiamenti nella durata e l’intensità analizzati con grande rigore nel Libro I del Capitale, fu Benedetto Croce nel suo libro intitolato Historical materialism and the economics of Karl Marx pubblicato al inizio degli anni 1920.

Per i nostri autori, le funzioni di produzione erano scritte in funzione di questo concetto, cioè come funzioni integrate in una matrice. Si suppone che l’equilibrio generale, stazionario o dinamico viene dato dall’uguaglianza di tutti i valori di uso prodotti in tutte le linee di produzione con il tempo di lavoro sociale o totale elargito. Per gli autori, questa uguaglianza deriva dai gettoni lavoro, cioè dai diritti di ogni lavoratore – assumendo correttamente un sistema salariale ugualitario per tutti – sulla ricchezza collettivamente prodotta dopo avere effettuato « le deduzioni delle tasse necessarie per ripagare l’uso comune del lavoro: accumulazione dei mezzi di produzione, beni e servizi pubblici, supporto per i non idonei al lavoro. » (p 2)

Gli autori non erano impressionati dall’argomento di von Mises: « Possiamo solo riassumere la nostra risposta qui. Se uno usa il tempo marginale del lavoro come misura del costo, questo prenderà in linea di conto le difficoltà crescenti nell’ottenimento delle risorse non-riproducibili. In addizione, i pianificatori possono decidere quali risorse consacrare alla ricerca di alternative, ad esempio l’uso dell’energia solare per sostituire il petrolio. In oltre, non esiste nessuna ragione per credere che un mercato reale possa fornire una soluzione ottimale a tale problema. Per quello che concerna la non-omogeneità del lavoro, si può in via di principio trattare il lavoro specializzato nel stesso modo di ogni altro prodotto, valutandolo in termini del tempo di formazione richiesto per produrlo. » (p 2)

Gli autori avrebbero ragione se avessero applicato i rapporti inerenti alla produttività integrandoli nelle Equazioni della RS-RA. Come abbiamo dimostrato qui sopra, le funzioni di produzione rimarrebbero allora coerenti in ogni caso tanto in termini di quantità quanto in termini di valore-prezzo come pure in termini di tempo di lavoro. Tale risultato viene raggiunto in due modi: prima con rapporti v/C e pv/v identici in tutti i settori oppure con rapporti differenti – tassi di produttività settoriali diversi – nel rispetto rigoroso della Legge di Produttività Marxista. Rimane che questo non può essere capito nei termini Smithiani-Ricardiani-neo-Ricardiani proposti dai nostri autori., cioè come la differenza tra « lavoro semplice » e « lavoro complesso », quest’ultimo essendo valutato come una somma di « lavori semplici ». Nel Libro I del Capitale, Marx utilizza il concetto marxista corretto, cioè quello di « lavoro astratto » collegato al concetto di « lavoro socialmente necessario » per riprodurlo. Il tempo di lavoro serve a misurare la produttività del lavoro secondo la composizione organica del capitale ed il tasso di sfruttamento che lo accompagna.

Le critiche di von Mises partivano dalla sua certezza che i teorici rimanessero prigionieri della critica inizialmente fabbricata da Böhm-Bawerk. Credeva dunque essere in terreno sicuro mentre, come abbiamo visto, non aveva capito né la Legge Marxista del Valore né la questione della rendita. Questo rimane vero per tutti gli altri economisti borghesi perché risulta chiaro che l’idea di scarsità utilizzata qui in relazione al tempo di lavoro si riferisce alla cosiddetta ma confusa rendita Ricardiana. Abbiamo già confutato questi puerili argomenti qui sopra ma anche sottolineando che lo stesso Léon Walras riconosceva il fatto che la scarsità era socialmente prodotta. Dato che ignorano la Legge Marxista della Produttività assieme ai vincoli parametrici forniti dalle Equazioni RS-RA, rimane che gli autori sono incapaci fornire una giusta e coerente soluzione.

Questo mostra chiaramente la difficoltà per armonizzare i prezzi con la loro comprensione dei gettoni lavoro. Ci troviamo di nuovo confrontati con la contraddizione logica del problema ex ante/post hoc. In modo concreto questo appare nella confusione inerente relativa al ruolo duale del gettone lavoro il quale serve simultaneamente come unità di misura e come unità di conto. Questo non è triviale. In effetti, anche ignorando per ora il meccanismo dell’estrazione del profitto e il problema della misura della sovrappiù estratta, è chiaro che questa confusione tra tempo di lavoro in quanto quantità – il valore di uso della forza di lavoro – e come tempo di lavoro in quanto unità di conto – o valore di scambio – gioca esattamente lo stesso ruolo puerile di quello fatto giocare all’Oro nello schema originale della risoluzione simultanea.

In oltre, la presentazione delle numerose funzioni di produzione lineari in una matrice mostra chiaramente come il meccanismo della riproduzione non sia affatto compreso. Qui il ricorso a Lange ammonta alla sostituzione della « mano invisibile » di Smith con le preferenze dei consumatori espresse nel mercato dei beni di consumo. Presumibilmente questo include, assieme al consumo dei focolari, quello cosiddetto di « consumo produttivo ».

Senza nessuna comprensione delle necessarie relazioni tra i rapporti v/C e pv/v, si arriva ad una situazione come la seguente:

c1 + v1 + ?1 = xP

c2 + v2 + ?2 = yP

…………………….

cn + vn + ?n = nP

Questo assomiglia allo schema iniziale di Marx per i prezzi di produzione, dove xP, yP, nP sono presi in modo aleatorio e non come parte integrante di un dato sistema. Si pone allora la domanda di come sia determinato il tasso del profitto – il quale deve essere identico perché imposto tale dalla mobilità del capitale. Ben intenso, gli autori si confrontano con questa questione. Lo fanno con riferimento al potere di calcolo dei computer moderni. Si tratta di un bel trucchetto che basta per confutare la critica di Hayek contro il metodo della risoluzione simultanea. Purtroppo, come vedremo, non è niente altro che una confutazione tecnica – potenza di calcolo – di un problema puerile, il quale, in realtà, non ha più niente a che vedere con le Equazioni della Riproduzione di Marx. A questo punto rimane pero che la riproduzione reale in un sistema stazionario non è assicurata. La struttura della RS non è rispettata. Nonostante, la matrice e l’uso del tempo di lavoro offre una soluzione « matematica » ma una che non ha più nessun senso economico.

Dobbiamo pero ritornare sopra la confutazione delle obbiezioni di Hayek da parte degli autori, dopodiché vedremo come trattano l’estrazione e la misura del profitto.

Böhm-Bawerk, von Mises, Hayek, Milton Friedman e tutte queste squadre tristi benché sovra-rappresentate si sono conferito un mandato biblico di oscurare e di bloccare la via della scienza. Altrove questo si verifica con Leibniz versus Descartes e Giordano Bruno, Gödel versus Turing, Ralph Schoenman vs Bertrand Russell, alias Victor vs J.P Sartre ecc. Sono così numerosi gli esempi da costituire una triste testimonianza del processo di selezione di casta operato dietro le quinte con lo scopo di mantenere i cittadini in un stato perenne di oscurantismo. (« Nel 1872, Emile Boutmy creava Sciences-Po attribuendoli una missione chiara: « Costrette di subire il diritto del più numeroso, le classi che si denotano loro stesse più elevate possono solo preservare la loro egemonia politica invocando il diritto del più capace. Così, dietro il muro di cinta collassato delle loro prerogative e della tradizione, il flusso della democrazia deve essere ancora ostacolato da uno secondo baluardo fatto di meriti eclatanti ed utili, di superiorità il quale prestigio si impone, di capacità che possono essere scartate solo con follia. » In Quelques idées sur la création d’une Faculté d’enseignement supérieur, 1871 (sic), citato da Piketty (2013, p 782.) Sottolineiamo qui che Boutmy parlava ancora di merito in termini repubblicani, cioè acquisito tramite severi esami per accedere a delle Grandes Ecoles républicaines. Notiamo che ora il «merito » è strettamente funzione della sovra-rappresentanza delle squadre filo-semitiche nietzschiane e degli osceni costi di scolarità (tuition fees). Samuel Huntignton con la sua Commissione Trilaterale auspicò il ritorno alla « deferenza verso l’Autorità – auto-conferita », in effetti il ritorno ad un nuovo Indice sostenuto da costi di scolarità altissimi e dal rigoroso controllo dei « flussi di comunicazione ». Questo non escludeva il ricorso al Martello Nietzschiano, in chiaro il Patriot Act e tutto il resto …. Visto che le loro narrazioni sono chiaramente prive di fondamento.)

Non si deve comunque dimenticare l’avvertimento di Nietzsche, il loro sifilitico grande maestro fortemente affiancato da tanti lunatici e arco-conservatori rabbini, nel suo Così parlava Zarathustra . Così questi tizi finiscono speso credendo loro stessi nelle narrazioni a-scientifiche fabbricate per conservare i loro privilegi di casta auto-eletta. Nietzsche per parte sua finì emblematicamente pazzo ed appeso al collo del povero cavallo ferito piangendo e gridando: « Pietà! Pietà! Pietà! » In termini della mia teoria della psicoanalisi marxista ho definito questi tizi come dei « pitre », altri senza vera consapevolezza delle poste in gioco hanno utilizzato il termine « agiti» (vedi la sezione Livres-Books del sito www.la-commune-paraclet.com oppure nello stesso sito il saggio intitolato Contra-pitre nella Sezione Italia.)

Von Mises odiava tutte le forme di pianificazione e particolarmente quella capitalista tedesca della Prima Guerra Mondiale assieme alla regulation keynesiana. Questo si spiega semplicemente dal fatto che si era dimostrato la superiorità innegabile della pianificazione per se nel raggiungere dei determinati obbiettivi minimizzando i sperperi. Le tendenze inesorabili alla concentrazione ed alla centralizzazione del capitale rappresentano le due leggi di mozione essenziali del capitale. La superiorità della pianificazione congiuntamente con le leggi di mozione del capitale portano fatalmente al superamento della proprietà privata come agente dominante dell’allocazione delle risorse mascherata come « mano invisibile » del mercato. Al contrario di von Mises, il pessimista Schumpeter era convinto che tale destino era inevitabile, benché pensava che si poteva ritardare per un tempo ricorrendo a quello che chiamò la « distruzione creativa ».

Per parte sua, Hayek era determinato a sabotare l’entusiasmo per il metodo della risoluzione simultanea scaturito tra i ranghi dei politici ed accademici centristi o della sociale-democrazia. Conferiva una plausibilità « matematica » alla pianificazione socio-economica, una tendenza subito legittimata dalla vittoriosa Rivoluzione Bolscevica del 1917. A contrario, puntava anche il dito alle crisi partorite dai booms and busts economici degli Anni 20, e presto alla Grande Depressione degli Anni 30. Il senso comune tra la gente ragionevole era che la disoccupazione non dipendeva dalla volontà dei disoccupati e per questa ragione era moralmente reprensibile vedere una minorità godere una prosperità mai vista prima ma circondata da sperperi giganteschi, da povertà di massa … e da lunghe file nei centri di carità …

Oscar Lange contribuì grandemente al rafforzamento di questa plausibilità quando si messi in testa di difendere quello che chiamò il socialismo marginalista. Lange aveva interamente torto ma almeno era ben-intenzionato. Assieme ad altri accademici pensava che il marginalismo era una scienza e perciò doveva applicarsi universalmente incluso alla pianificazione socialista. Così facendo, Lange – con il supporto di Stalin – creò una efficacia contro-egemonia intellettuale, la quale aprì la porta con questo metodo contorto alla vittoria della Democrazia Popolare nell’Europa dell’Est – cioè, la forma di transizione immaginata grazie al contributo di Gramsci per i paesi più sviluppati del Blocco dell’Est. Come ho mostrato altrove, una volta Stalin sparito, il marginalismo ben-intenzionato di Lange degenerò rapidamente nelle mani di tizi come Liberman e Crusciov, portando in fine al collasso interno del socialismo revisionista post-Stalin.

La storia travagliata dei paesi del Blocco dell’Est non può essere capita in astrazione delle contraddizioni create da questa forma di Socialismo marginalista. E dalla necessità di mantenere una rigorosa unità difensiva del Blocco nel contesto della dissuasione nucleare. Lo spazio di manovra era ristretto mentre il Paradigma marxista assieme ai suoi strumenti scientifici veniva tradito. La stessa logica sovra-determinante di blocco costrinse De Gaulle in Francia e portò eventualmente alla privatizzazione della Banca di Francia – 1973 – e dunque al lente smantellamento della efficacissima Pianificazione Indicativa e Incitativa detta à la francese. (In Italia, la disastrosa privatizzazione di Bankitalia ovvero la rottura con il Tesoro si verificò una decina di anni dopo, con risultati ancora più disastrosi, nel quadro del Reaganismo dilagante.)

Il cosiddetto libertario di destra (sic!) Hayek voleva bloccare questa via alla pianificazione economica, specialmente dopo le sue iniziali e efficaci applicazioni nelle Democrazie Popolari dell’Est. Propose un argomento semplice: il numero di calcoli richiesto dalla risoluzione simultanea sarebbe gigantesco. Secondo lui, tale risoluzione sarebbe necessaria per ogni singolo scambio – vendita/acquisto –, rendendo il calcolo impossibile da effettuare. Particolarmente dato che una economia moderna include milioni di prodotti, ognuno con molteplici input, a volta centinai di essi. Negli anni 1980s, la pianificazione Sovietica era alle prese con oltre 24 milioni di prodotti.

La risposta marxista a queste inettitudini consiste in sottolineare che questo sproloquio accademico non ha niente a che fare con Marx, nemmeno con i problemi sollevati dalla coesistenza sotto dominanza di diversi modi di produzione, non ha niente a che vedere con i cambiamenti di produttività e nemmeno con i vincoli parametrici necessari forniti dalle Equazioni RS-RA. In altre parole, non ha niente a che vedere con il reale problema scientifico sotto-giacente. In oltre, quando le Equazioni RS-RA sono trattate in termini di valore di scambio – con la corretta comprensione Marxista della moneta – i valori di scambio di tutti i componenti delle funzioni di produzione sono perfettamente prevedibili, in modo che gli aggregati settoriali, sub-settoriali e di filiere permettano dei controlli e dei aggiustamenti in tempo reale. Gli eventuali cambiamenti nei vincoli parametrici sono anch’essi ormai ben afferrati e possono essere gestiti. Questi controlli e aggiustamenti sono gli unici calcoli di pianificazione necessari. Dato il mirabile potere dei codici di barre, la tracciabilità in termini di quantità e di valore-prezzo può essere ottenuto online – con le dovute misure di sicurezza per evitare le interferenze esterne (Vanno ricordati i micidiali disturbamenti ideati dalla CIA contro il Cile di Allende.) Non si necessità nessuno tempo di computer per il calcolo dei prezzi di mercato per ogni vendita/acquisto! Pero, la Teoria Marxista Quantitativa delle Moneta e del Credito da me dimostrata deve essere presa sul serio ed elaborata secondo le scelte delle specifiche epoche socialiste da mettere in atto. Altrimenti, l’epifenomeno prezzo creerà confusione, particolarmente quando il pieno-impiego non sarà rispettato – o, più verosimilmente nel mondo attuale, considerando la realtà degli embargo, quando si tratterà di una economia socialista.

I nostri autori non hanno avuto il beneficio di una comprensione corretta della teoria di Marx. Presi nelle reti delle loro matrici e del confuso concetto di tempo di lavoro, tentarono bravamente mettere a profitto la loro conoscenza dei computer per confutare Hayek. Il loro argomento tecnico è interessante. Prima perché rimangono rigorosi. Vogliono un metodo capace di « effettuare i calcoli menzionati nei dettagli disaggregati » ( p 2) Per essere viabile il Piano deve essere messo a punto in tutti i suoi dettagli, orizzontalmente al livello della singola impresa e verticalmente. Notano: « Questo punto a valenza generale fu confermato da Yun (1988:55), quando affermò che nella metà degli anni 1980s Gosplan era capace di formulare i conti per 2000 beni nei suoi piani annuali. Quando i calcoli di Gosnab e dei ministeri industriali erano inclusi, il numero di prodotti tracciati saliva attorno ai 200 000, ancora molto lontano dei 24 milioni di item prodotti nell’economia sovietica all’epoca. La differenza significava che « era possibile per le imprese soddisfare i loro piani per quello che riguardava la nomenclatura degli item per i quali avevano ricevuto l’ordine di produzione, fallendo nel medesimo tempo nel compito di produrre i beni immediatamente richiesti dai consumatori » ( p 2) Notano in oltre che se si assume « una economia che produce 10 milioni di prodotti diversi si può assumere che ogni prodotto avrà 631 input diretti » (p 5) Concludono che « considerando soltanto il tempo di calcolo – compute time – anche un multiprocessore prenderebbe 10¹¹ secondi, ovvero tre mille anni, per produrre una soluzione per una economia di 10 milioni di prodotti » (idem) Ma aggiunsero : « Pero se teniamo conto della sparsness della matrice (i.e., la grande porzione di entrate di zero, quando è specificata i tutti i suoi dettagli ) il problema diventa più abbordabile » ( p 6) Anche tenendo conto della potenza di memoria necessaria, concludono che « il compute dei valori lavoro rimane eminentemente fattibile .» (p 6)

Questa rappresenta una bella dimostrazione; ne trarremo profitto alla fine di questo articolo quando applicheremo la Legge del Valore Marxista – produttività e RS-RA – alla regulation di una economia moderna capitalista, cioè ad un sistema nel quale la competizione gioca un ruolo che rimane pero sovra-determinato dalle Equazioni RS-RA.

Per ora, preme notare che il tempo di calcolo per una vera pianificazione socialista fondata sul marxismo sarebbe ben più semplice e semplicemente ben più rapido perché le funzioni di produzione Marxiste sono altamente prevedibili – una volta conosciuta v/C si può dedurre pv/v, almeno finché il quadro strutturale – Marx diceva le « condizioni morali » i.e., le sue condizioni di civiltà – sarà mantenuto. Questo rende più facile l’introduzione di nuovi prodotti conoscendo il valore di scambio degli input necessari. I due settori principali (SI e SII), i quali corrispondono ai componenti della funzione di produzione, sono facilmente decomponibili in sub-settori secondo i bisogni. In oltre, dato la potenza della tecnologia dei Codici di barre, la Pianificazione avrebbe un accesso istantaneo online ai dati potendo così gestire tutti gli aggiustamenti marginali necessari – ore supplementari ecc …

In oltre, sappiamo che la situazione di pieno impiego può essere facilmente raggiunta ricorrendo alla riduzione generale del tempo di lavoro, un meccanismo che può anche essere gestito in modo flessibile ispirandosi a Emile Pacault. Con il pieno impiego non ci sarebbe nessuna inflazione strutturale e dunque la politica monetaria sarebbe più facilmente gestita, purché si usasse la teoria quantitativa marxista della moneta – vedi il Compendio – e purché si differenziasse bene tra moneta e credito. Assieme al risparmio istituzionale, la moneta serve a facilitare i scambi implicati nelle Equazioni RS-RA, mentre il credito è necessario per gli investimenti implicati dalla Riproduzione Allargata. In questo caso, gli investimenti dovranno essere settorialmente proporzionali con rispetto alla RA. Così, si scampa alle contraddizioni di una espansione settoriale che va di pari passo con la contrazione in altri settori, cosa che non è possibile con il sistema capitalista, un sistema nel quale le decisioni di investire sono unicamente motivate dal profitto privato. Con i dati disponibili online, sarà anche possibile tracciare le varie filiere procurando i vari aggiustamenti trans-industriali e trans-settoriali necessari.

Fra parentesi, questa struttura capitalista bancale spiega le crisi ricorrenti conosciute come Trade Cycles come pure le crisi strutturali, le quali sono necessarie a volta per purgare il capitalismo dei suoi eccessi, esso essendo un sistema sempre inerentemente speculativo.

In realtà, il problema principale della pianificazione non sono i calcoli da effettuare. Le bande a nodi o Quipus Inca facevano meraviglie perché il sistema era generalmente prevedibile, essendo fondato sull’estrazione della sovrappiù assoluta e sulla decentralizzazione. Di conseguenza, era di una gestione più facile. (La decentralizzazione e la specializzazione sono più potenti della sparseness in uno sistema altamente centralizzato e popolato e con tutti i suoi errori o bugs potenziali. Questo spiega il ruolo pragmatico assegnato ai vari ministeri incaricati con le varie industrie nella URSS. Tempo fa questo era conosciuto come Divisione internazionale socialista del lavoro.) In ultima analisi, il problema principale da affrontare è la congruenza dei prezzi e dei valori, tanto i valori di uso quanto i valori di scambio.

Ecco come gli autori propongono gestire questo problema all’interno del sistema di risoluzione simultanea. « L’idea centrale è la seguente: il piano ordina la produzione di un specifico vettore di beni di consumo finale, e questi beni sono segnati con il loro contenuto in termine di lavoro sociale. Se gli approvvigionamenti e i beni di consumo coincidono quando i beni sono valutati in prezzi secondo il loro contenuto in termini di valore lavoro, il sistema sarà già in equilibrio. In un sistema economico dinamico, questo non sembra plausibile. » ( p 3)

Analizziamo per prima il sistema di equilibrio stazionario proposto tenendo presente che né la produttività né le Equazioni della RS-RA sono prese in linea di conto. La matrice somiglierebbe a questo ( Ho solo bisogno qui scrivere i due primi righi per essere chiaro):

Prima situazione (aleatoria):

A ) c1 (160) + v1 (40) + pv1 (40) = p1 (240)

B ) c2 (80) + v2 (20) + pv2 (20) = p2 (120)

______________________________________________

240 + 60 + 60 = 360 (capitale totale)

Riformuliamo prendendo C = (c+v)= 100 in A e B, si dimostra di avere capito il metodo comparativo di Marx. Dunque il suo uso del tempo nel misuramento del valore di scambio della forza di lavoro. L’implicazione è che si deve prendere sul serio i rapporti v/C e pv/v al contrario di quello che fanno i nostri autori. Qui i rapporti sono identici in A e B e dunque va tutto liscio. Ho dimostrato qui sopra che una volta delucidata la Legge Marxista della Produttività, questo non deve più essere considerato un caso a parte. Si usa qui solo perché è visualmente più chiaro. Detto altrimenti, non c’è mai stato nessuno problema ex ante/post hoc in questo caso ed è proprio per questo che questa situazione con rapporti identici fu utilizzata da Marx per capire i vincoli parametrici della Riproduzione Semplice nel Libro II del Capitale. Le unità di lavoro sono qui omogenee in tutti i componenti delle funzioni di produzione. Prenderebbe questo aspetto:

Seconda situazione con C = (c +v) = 100:

A ) c1 (80) + v1 (20) + pv1 (20) = p1 (120)

B ) c2 (80) + v2 (20) + pv2 (20) = p2 (120)

160   +      40    +         40  =        240 (capitale totale)

Seguendo la definizione data dagli autori per l’equilibrio stazionario, le funzioni di produzione delle imprese o settori – come si vuole nel caso presente – A e B sarebbero dati dalla Pianificazione. Tutti i componenti delle funzioni di produzione sarebbero dati in equivalente tempo di lavoro (gettone) e questo funzionerà SE E SOLTANTO SE v/C e pv/v sono identici E se una norma rigorosa viene applicata per il lavoro. In oltre, qui, la Pianificazione dovrà fissare il tasso di profitto in modo esogeno.

Non sembra proprio verosimile. Al limite, si può facilmente aggirare il problema del tasso di profitto prendendo la funzione di produzione in modo empirico per tutto un ciclo di riproduzione, aggiustandolo in conseguenza finché si otterrà una immagine intera per l’intero ciclo. Fatto questo, si può continuare ad operare in termini di valori di scambi, ma a questo punto il mercato nel senso borghese del termine non servirebbe più. (Se per « mercato » si intende l’espressione delle preferenze dei consumatori, queste possono essere utilmente esercitate con la loro integrazione prima che un dato prodotto sia massificato per il consumo di massa e ingenti somme di denaro buttate via in marketing per formare e massaggiare queste dette preferenze… senza nemmeno parlare delle strategie molto elaborate di Veblen per introdurre una competizione di consumo tra i focolari delle classi medie, rendendo così più acute le percezioni del relativo standard di vita rispetto ai vicini …)

Ben inteso, questo appare chiaramente alla luce della Legge Marxista della Produttività con la realizzazione che il tasso di profitto emerge in modo organico. Dato i vincoli parametrici, il cambiamento si fa sui volumi del profitto non sul tasso di profitto, questo ultimo rimanendo identico per A e B e per t2 rispetto a t1. Una impresa più produttiva conquisterà parti di mercato supplementari per un dato prodotto con prezzi unitari più bassi. Questa distinzione tra volume e tasso è alla base delle due leggi di mozione del capitale, cioè la centralizzazione e la concentrazione del capitale. In un dato sistema, una volta conosciuto il rapporto v/C si può derivare pv/v e dunque il tasso di profitto pv/(c+v) – il quale è comunque conosciuto in modo organico nel sistema considerato. Quando vige il pieno impiego e quando la politica monetaria è gestita in modo razionale – vedi il Compendio – allora valore di scambio e prezzi coincidono. In effetti, la settimana di lavoro con la pianificazione socialista sarebbe la più corte possibile almeno tenendo conto delle ragioni mediche e dell’ergonomia. Comunque, in una società socialista i bisogni da soddisfare collettivamente sono potenzialmente altrettanto estesi quanto lo desidera la società – oppure altrettanto grandi quanto se lo può permettere. La robotizzazione su larga scala non apparirebbe come una minaccia per i cittadini qua lavoratori, impiegati e possessori collettivi dei Mezzi di produzione, al contrario.

Detto questo, la proposta dei nostri autori non funzionerebbe. Il loro concetto di tempo di lavoro (gettone) pretende dare conto del « lavoro complesso » decomponendolo, cosa che allora distrugge la loro assunzione di condizioni di produzione identiche. In oltre, la loro presentazione aleatoria in una matrice non assicura a fatto il rispetto delle Equazioni della RS, cioè dell’equilibrio stazionario. Senza queste Equazioni, i valori di scambio – o prezzi reali – sono per definizione indeterminati dato che per l’intero ciclo di riproduzione, le domande e offerte globali sono necessari per raggiungere questo risultato. Questo è proprio quello che è implicato dalle tabelle sociologicamente fornite e utilizzate dai marginalisti per tracciare le loro ridicole curve … Questo è molto grave perché il metodo dei tentativi e errori – la parte Lange della matrice -, cioè le incessanti risoluzioni simultanee, procura una impressione diversa. Non essendo iscritti in un specifico quadro RS, i prezzi rimarrebbero sempre aleatori impedendo di raggiungere mai una soluzione reale. E un vero problema dato che senza una reale uguaglianza tra valore di scambio e unità di lavoro, il Piano non può operare correttamente, e di fatto questo spiega proprio perché la pianificazione sovietica operava in termini quantitativi con il Prodotto Materiale Netto, con una assai povera comprensione del ruolo della moneta e specialmente del ruolo del credito, almeno come stessero le cose dopo la sparizione del grandissimo teorico marxista Stalin.

Ma tutto questo fu già abbondantemente dimostrato. Con grande onesta scientifica, Paul Sweezy aveva pubblicato gli articoli necessari per affrontare il problema della trasformazione benché, sfortunatamente, a quell’epoca non ebbe il beneficio delle lettere di Marx a Engels che chiarirono il contesto della rendita sotto il cosiddetto problema della « trasformazione ». Studiosi moderni e onesti come Sweezy e Arghiri Emmanuel dimostrarono l’impossibilità di raggiungere una soluzione scientificamente valida a questo cosiddetto problema dato che nessuna versione si dimostrava capace di conservare l’omogeneità dell’unità di lavoro. (6) Ben inteso anche loro utilizzarono una versione della risoluzione simultanea la quale, come abbiamo già detto, non aveva più niente a che vedere con Marx. Trascinati a pensare in quella scatola ignorarono totalmente il problema della produttività. Anche assumendo v/C e pv/v identici con una norma lavorativa molto rigorosa, senza rispettare le sotto-giacenti Equazioni della RS, si finisce in un girotondo senza fine, una strana noria … che non ha più niente a che vedere con la scienza, cioè con il marxismo.

Gli autori riconoscono comunque la difficoltà supplementare quando si analizza un sistema di equilibrio dinamico. La loro soluzione è sbrigativa. Il disequilibrio si manifesterebbe con una differenza tra prezzo e valore del lavoro, senza troppo specificare, un po alla maniera dei Smithiani, Ricardiani e altri neo. ( Si sa che in modo ironico Marx chiamò il « valore del lavoro » un « sillogismo giallo »; l’espressione giusta che permette di capire l’estrazione della sovrappiù essendo il « valore di scambio della forza di lavoro » … ) In altre parole, alcune imprese o settori avranno utilizzato più « tempo di lavoro » rispetto alle capacità del mercato assorbire. A questo punto introducono una funzione di armonia assieme a dei stock di equilibraggio – balancing stocks!!! La funzione di armonia sarebbe utilizzata per riallocare le risorse in modo da sopprimere le limitazioni della produzione. « L’algoritmo si ispira alle tecniche sviluppate per simulare le reti neuronali, in particolare con la nozione di funzione di armonia » Smolensky, 1986) (p 6) Aggiungono : « l’armonia marginale è funzione decrescente dell’output, il quale codifica la nozione che i deficit rappresentano un problema più serio rispetto ai benefici derivati dai surplus. » (p 6) Sembra essere alle prese con il Dr. Pangloss a parte che con tali balancing stocks pronti per l’utilizzo costui avrebbe probabilmente vitato la sua triste fine … Pero, in termini di calcoli economici, non ci dicono come rendono conto di questi balancing stocks o come siano valutati in termini di prezzi. Solo che si suppone – in modo sbagliato – che il tempo di lavoro rimane omogeneo da t1 a t2 come pure in tutti i settori e tra le imprese A e B … I libri di conto delle imprese capitaliste – come pure la scientifica Legge Marxista del Valore – raccontano una tutt’altra storia: cioè, il fatto che i stock vengono valutati in termini di prezzi non secondo il loro prezzo iniziale ma secondo il loro – o quello di prodotti simili ad alta elasticità – prezzo e valore di scambio corrente, il che ci rimanda al contesto corrente della loro produzione.

Di più, possiamo ora vedere chiaramente che la confusione tra « tempo di lavoro » « lavoro astratto » e « lavoro socialmente necessario » rende impossibile alla Pianificazione implementare i corretti aggiustamenti necessarie al sistema. Questi due concetti marxisti implicano che si tenga conto dei differenziali di produttività. Di nuovo, similarmente al caso dell’equilibrio stazionario, i calcoli ricorrenti nella struttura in matrice – calcoli ricorrenti falsamente supposti sostituirsi ai tentativi e errori – non portano nemmeno ai prezzi reali sul lungo termine – cosa che succede invece in modo concreto con la competizione capitalista come fu giustamente sottolineato da Marx nei suoi Manoscritti parigini del 1844.

Questo si spiega semplicemente dal fato che le strutture RS-RA non vengono rispettate e che le domande e offerte finali o aggregate necessarie per arrivare ai prezzi reali vengono escluse per definizione quando si scrive la matrice. Questi problemi non possono essere scartati o alleggeriti con il trucchetto dell’aggregazione in un numero ridotto di settori derivati « dalla tabella US degli input-output (1987) assieme ai numeri dati dal BEA per i stock in capitale per lo stesso anno » (p 13) Succede che questa logica di raggruppamento viene effettuata con la riallocazione di una dozzina di righi. Questa manipolazione viene imposta formalmente dalla necessità di scrivere la matrice con stesso numero di colonne e di righi. Purtroppo questa riallocazione di alcuni righi ci rimanda ad un problema sostantivo assai serio, cioè come trattare l’evoluzione verso l’autonomia della burocrazia ed altri compiti di questo tipo: cioè, quale è il ruolo economico reale della funzione pubblica e della burocrazia pubblica. Una lettura confusa di Marx porta a considerare questi settori come « lavoro improduttivo » mentre l’espressione andrebbe correttamente letta come «lavoro indirettamente produttivo ». Di fatti, Marx illustrò immediatamente con l’esempio del ruolo degli insegnati nella formazione della forza di lavoro.

Da notare che le fonti dell’equilibrio dinamico sono dette essere 3:

« Primo caso: La popolazione e l’offerta di lavoro crescono con una percentuale cumulativa (ΞΞ y -1), mentre la produzione tecnologica è statica.

Secondo caso: La popolazione e l’offerta di lavoro sono statici ma il cambiamento tecnologico che aumenta il lavoro procede in tal modo che il necessario input di lavoro per ogni merce decresce ad un tasso cumulativo di b per periodo.

Terzo caso: Qui si combina i due casi anteriori: crescita dell’offerta di lavoro ad un tasso g e del progresso tecnologico ad un tasso b

Questi tre casi potrebbero essere ben capiti e gestiti facendo uso delle Equazioni RS-RA di Marx. Per questo si deve tenere conto dei miei contributi, cioè, dell’inserimento coerente dei differenziali di produttività nelle Equazioni RS-RA , tenendo anche conto della simmetria proporzionale intersettoriale per gli investimenti in SI e SII, in modo da vietare ogni espansione-contrazione. (Vedi il mio Compendio nel quale si tratta pure della Teoria quantitativa marxista della moneta, del credito ecc.) La questione dei stock disponibili può essere trattata sul piano domestico – sovra-capacità istallata, ore supplementari, mantenimento dei stock – oppure con le importazioni. Questo ci rimanda alla teoria dell’inserzione della Formazione Sociale (FS) dentro l’Economia Capitalista Mondiale. Più specificamente per una Economia Pianificata – mettendo da parte qui gli embargo – questo ci rimanda alla questione del tasso di scambio ed alla disponibilità di valute straniere, di oro, o di SDR al FMI ecc. Ben inteso, l’obbiettivo più serio rimane quello di tracciare i mutamenti di produttività e di capire come influenzano non solo i valori-prezzi ma anche le quantità e dunque le strutture RS-RA. In effetti, una pianificazione socialista cercherebbe sempre di raggiungere la massima produttività microeconomica e la massima competitività macroeconomica possibili, se non altro perché questo libera la forza di lavoro. Si permetterebbe così la produzione degli altri prodotti e servizi necessari alla comunità, tenendo conto della liberazione del tempo di lavoro con le ferie statutari e la riduzione ricorrente della settimana di lavoro necessario per raggiungere la più grande emancipazione umana possibile.

I nostri autori concepiscono le cose così: Il loro pseudo-concetto Smithiano-Ricardiano confuso e non-omogeneo di « tempo di lavoro » li fa cadere nelle braccia di Samuelson e di Weizsäker e della loro pseudo-critica della Legge del Valore Marxista.

Inizialmente trascinati dalla potente possibilità di calcolare con i computer la possibilità di ri-allocare il « tempo di lavoro » finché sia raggiunto un equilibrio tra prezzi e valori, criticano Samuelson e Weizsäker per il loro uso del tasso di profitto medio. Per loro, se il lavoro complesso può ricomporsi in una somma di lavoro semplice (tempo di lavoro), allora i tassi di profitto possono essere differenti da una impresa all’altra, da un settore all’altro. Questi due autori Marginalisti utilizzano lo stesso concetto confuso di « tempo di lavoro » assieme alla legge del valore classica e ricorrono anche loro alla algebra lineare. Non vogliono riconoscere che il tasso di sfruttamento pv/v rimane l’unica spiegazione scientifica della genesi del profitto e della sua forma specifica dato la composizione organica del capitale v/C corrispondente. Perciò, sono obbligati di dare il tasso di profitto in modo esogeno oppure, per una economia pianificata, darlo ancora in modo esogeno ma come profitto marked-up. In entrambi i casi, si tratta di un tasso uniforme – e abbiamo visto che la concorrenza capitalista intesa come mobilità del capitale impone tale uniformità nel medio-lungo termine.

Ma i nostri autori rimangono prigionieri della puerile illusione Smithiana-Ricardiana secondo la quale il lavoro complesso può essere semplicemente smontato in una certa somma di tempo lavoro – omogeneo e costante – dunque semplicemente misurato con riferimento al tempo. Nel mio Tous ensemble (1998), avevo notato il tentativo di Jean Fourastié per afferrare questo problema tracciando per secoli i prezzi dei specchi perché uno specchio era un prodotto con una forma di produzione quasi immutata fine all’inizio del XX secolo. Fourastié prese dunque il tempo di lavoro del manovale ( « le travail du manoeuvre » ) come base delle sue misure. In nostri autori estesero semplicemente questo metodo puerile alla comprensione delle differente tecnologie, le quali sono smontate in termini simili!!! Abbiamo già spiegato perché questo è puerile e perché rimanda il lettore all’inizio di questa critica – cioè, alla problematica dell’inserimento coerente della produttività dentro le Equazioni RS-RA tanto in termini quantitativi quanto in termini di prezzi, valore e tempo. Questo dispone della critica altrimenti letale avanzata da Arghiri Emmanuel nel suo saggio già citato (vedi sotto la Nota 5)

Sopra questa base, cercano di reinterpretare la proposta di Sraffa relativa al « reswitching of techniques » , cioè il fatto che si potrebbe essere più produttivo con tecnologie meno avanzate. Ben inteso, se si assume la mobilità del capitale deve anche essere il caso con la pianificazione socialista, benché il capitale sarebbe allora posseduto collettivamente o posseduto dallo Stato, e questo è impossibile. L’abbiamo già dimostrato quando abbiamo trattato della transizione della rendita feudale o assoluta alla rendita o profitto del capitalismo agrario, una dimostrazione che può essere estesa alla cosiddetta rendita Ricardiana o vantaggio comparativo.

Ecco come funziona per i nostri autori. Questo è un esempio perfetto della puerilità indotta dal concetto primitivo di « tempo lavoro ».

« per esempio un imprenditore può impiegare 2 uomini con martelli pneumatici per scavare un fossato (ditch) oppure un uomo con una macchina escavatrice.

Method______direct labor______indirect labor______total time

Old                 100                             100                  200

New                50                               125                  175

 

In termine di contabilità tempo lavoro, il nuovo metodo di contabilità è superiore, economizza alla società 25 ore di lavoro. Contando in termini di moneta si otterrà un risultato diverso. Supponete che un’ora di lavoro aggiunge £ 7.70 al prodotto, mentre un manovale viene pagato £ 3.00 per ora (valori abbastanza realistici per l’industria britannica della fine degli anni 1980.) In termini di costi monetari avremo:

Method______direct labor______indirect labor______total money cost

Old                   100 x £ 3               100 x £ 7.50                     £ 1050.00

New                  50 x £ 3               125 X £ 7.50                    £ 1087.00

In termini monetari il vecchio metodo è meno costoso. Questo spiega perché l’imprenditore paga solo per la parte fornita dai suoi lavoratori mentre paga per l’intero costo del lavoro cristallizzato nelle macchine. Dal punto di vista della minimizzazione del tempo lavoro il calcolo borghese appare socialmente irrazionale, benché redditizio. » (p 10)

A parte il lato letale dell’introduzione della moneta con un valore esogeno al sistema, sottolineiamo qui l’incredibile confusione tra lavoro vivo e lavoro passato. Questa è una distinzione cruciale per capire la sovrappiù e il profitto. La forza del lavoro è l’unica merce ad esibire simultaneamente le due caratteristiche, cioè lavoro vivo e lavoro cristallizzato. Il capitale costante («c») è lavoro cristallizzato mentre il capitale variabile («v») è pure lavoro cristallizzato dato che, quando il lavoratore si presenta nel luogo fisico della produzione, la sua forza di lavoro è già stata rinnovata. Pero questo « v » o forza di lavoro ricostituita è anche vettore di lavoro vivo. Il sovra-lavoro o sovrappiù (« pv » ) necessario per generare il profitto esprime l’addizione dal lavoro vivo al valore del prodotto, un’addizione intascata dal possessore dei Mezzi di produzione. Se considerate lo schema in termini monetari, spazzerete via tutto la logica della produttività, cioè lo stabilimento della produttività come forma dominante dell’estrazione della sovrappiù nel modo di produzione capitalista. Questo succede semplicemente perché è più redditizio procedere così, cioè il fatto che per lo stesso tempo di lavoro e con la stessa forza di lavoro – non in termine di moneta ma in termini di valore di uso, cioè in termine delle merci socialmente necessari per riprodurre questa forza di lavoro – ma con una migliore tecnologia – incluso macchine, organizzazione ecc – il possessore dei Mezzi di produzione produce di più di un dato prodotto a un prezzo proporzionalmente più basso. Altrimenti, non si vede perché il capitalista si impegnerebbe!

Da notare che tenendo conto della norma socialista di base, cioè un salario identico per tutti i lavoratori – Jules Guesde fu perfetto a questo capitolo – la logica della produttività rimane tanto per la quantità prodotta quanto per i relativi valori di scambio o prezzi nel sistema. In effetti, la formazione necessaria della forza di lavoro essendo sempre e gratuitamente accessibile con l’educazione socialista, la scala salariale non farebbe nessun senso eccetto parzialmente durante i stadi iniziali della transizione, periodo nel quale saranno ancora utilizzate varie forme di incentivi materiali. Come possiamo facilmente vedere, la confusione relativa al « tempo lavoro » è letale. Non ha niente a che vedere con la legge scientifica del valore di Marx.

Alla base di tutta questa problematica c’è la necessità di afferrare la situazione della produzione in t1 e t2 utilizzando una unità di misura coerente. Utilizzano il concetto primitivo di « tempo lavoro » (gettone) e come abbiamo visto pretendono offrire in questo modo un sistema di pianificazione più flessibile, semplicemente perché pensano potere astrarsi dal vincolo del tasso uniforme del profitto. La loro incomprensione del problema presenta almeno il vantaggio di rimandarci al loro punto di partenza, cioè all’articolo di Samuelson e di Weiszäker. Nella loro risibile presentazione questi due autori marginalisti confondono semplicemente la transizione di un sistema di produzioni di t1 a t2 con un problema di sincronizzazione. Così facendo, come dimostreremo, in un modo puerile ma arrogante confondono il capitale fisso e il capitale circolante. Nella funzione di produzione, il capitale circolante viene utilizzato per valutare i valori di scambio del capitale – Paul Sweezy lo chiamava « capital used-up » in produzione.

I nostri autori notano : « Argomentano (Samuelson e Weiszäker) che in una società razionalmente pianificata, dove lo sfruttamento di classe è abolito, tutte le merci debbono essere « valutate » o date in termini di prezzi secondo il « costo sincronico del lavoro necessario ». Secondo questa razionalità della pianificazione i prezzi, in generale, non saranno proporzionali alle somme non datate di contenuto lavoro, ma saranno esprimibili nella maniere dei prezzi borghesi, purché un tasso di profitto appropriato venga utilizzato. » (p 8)

E utile riprodurre qui l’intera citazione di Samuelson e di Weizsäker con chiarimenti inserti in corsivo:

« In uno sistema economico dove tutte le merci sono in fine producibili dal lavoro … se il tasso di profitto è stabilito a zero, i prezzi competitivi di equilibrio sarebbero esattamente uguali alla lavoro cristallizzato necessario per ogni merce … (sic! E chiaro che non sanno minimamente di cosa parlano perché la funzione di produzione sarebbe allora c + v = p una formalizzazione che anche Adam Smith rifiutò di accettare come possibile. Il profitto zero non fa proprio parte della discussione e chiaramente non ha niente a che vedere con l’equilibrio.) Se, per contro, esiste un interesse o un profitto positivo, il lavoro non riceverà un salario reale sufficientemente grande per comprare tutti i beni di consumo producibili dal lavoro in un sistema di equilibrio stazionario sincronizzato … (di nuovo, questo è pura fantasia in termini marxisti, anche se si pagasse i capitalisti per il loro lavoro personale: anche un sistema stazionario deve produrre il numero sufficiente di Mezzi di produzione e di Mezzi di consumo!!!) Con interessi positivi i prezzi non saranno più proporzionali al loro rispettivo contenuto cristallizzato di lavoro. (In effetti, lo saranno purché uno tenesse correttamente conto della produttività, come dimostrato sopra.) Così, se lo stesso lavoro storico totale, ad esempio 1 lavoro, è necessario per produrre un litro di grape juice o un litro di vino, ma per il vino il lavoro è necessario 2 unità-di-tempo prima, invece di solo una unita di tempo prima, allora il ratio del vino rispetto al grape juice non sarà di P2/P1 = 1/1, ma varierà invece con il periodo r del tasso di profitto, essendo P2/P1 = 1 (1 +r)²/1(1+ r) = (1+ r) … Perciò, il grape juice e il vino hanno un « valore » uguale perché implicano ambedue degli input in unità di lavoro; ma il loro « prezzo » borghese differirà dai valori marxisti perché il primo calcola i bisogni in termine lavoro datati da quanto sono effettivamente utilizzati e spostati in avanti con un cattivo tasso accumulativo di interesse. » (SW, p 312) (7)

Questo dimostra esattamente cosa valgono questi pseudo-Premi Nobel borghesi in economia. Qui il povero Samuelson e il suo aiutante … non sono nemmeno capaci di fare la differenza tra capitale fisso e capitale circolante. Il rinomato libro di testo è ancora peggiore. ( In effetti, Samuelson non è mai arrivato oltre la sua idiotica teoria di « lump-sum of labor », benché riconosce che Piero Sraffa – il quale non riuscì a risolvere la questione dell’omogeneità dell’unità di conto, cosa fatta da me – sarebbe stato degno di due Premi Nobel in economia, uno di questo per la sua edizione dell’opera di Ricardo.)

Dobbiamo ancora fare un’osservazione per capire la confusione attorno al concetto di « reswitching of techniques ». Questo concerna la logica sistemica e la sua possibile perturbazione dovuta sia a grandi crisi economiche, sia a guerre, oppure a grandi catastrofi naturali. Ogni sistema economico-sociale si basa sopra una Formazione Sociale (FS). Questa espressione è preferibile a quella di Nazione o Stato-Nazione – come precisato da Marx nella sua breve bozza relativa al « Metodo ». Una Formazione sociale è una struttura di classe nella quale si forma il valore di scambio. Questo spiega perché lo Stato moderno fu contermine con l’emergenza del modo di produzione capitalista. Visto che il capitalismo è inerentemente di portata internazionale, sono implicate una seria di mediazioni per permettere una inserzione più o meno corretta nell’Economia Mondiale. Perciò la logica della FS è la logica dominante per la formazione del valore di scambio. Il tasso di cambio della valuta e le bilance esterne della FS rendono questo limpido. Le stesse imprese multinazionali – e ora transnazionali – devono fare i conti con questa realtà anche se possono spingere per uno « Stato neoliberale minimo ». Quando si averanno cambiamenti, notabilmente tramite l’introduzione di una produttività più forte e a volte più bassa, si materializzeranno all’interno di questa logica sistemica. Avendo in mente il termine « morale » nel senso di « scienze morali », Marx riferisce a questa logica sistemica notando che fornisce le condizioni strutturali prevalenti. Per vietare ogni confusione, preferisco riferirmi al livello di civiltà raggiunto in una data FS. Questo serve nella definizione delle varie epoche di ridistribuzione percorse dal modo di produzione capitalista. Ad esempio, lo Stato liberale capitalista classico, lo Stato sociale o Welfare State, lo Stato neoliberale, senza escludere lo Stato corporativista-fascista.

Basterà un esempio per farci intendere: le condizioni impartite alle classi laboriose. Con il Welfare State il risparmio istituzionalizzato e la fiscalità progressiva sui redditi sanciva un nuovo livello di civiltà fondato sulla struttura specifica del « reddito globale netto » dei focolari. Questo include il « salario capitalista individuale », la forma dominante con il capitalismo liberale classico. A questo fu aggiunto in seguito il « salario differito » nella forma di contributi sulla busta paga necessari per finanziare gli ammortizzatori sociali e i regimi pubblici di pensione ecc. Poi furono aggiunte le tasse sul reddito e altre tasse secondo la politica fiscale adottata dal Welfare State. Queste tasse, all’origine progressive, erano destinate a finanziare le infrastrutture e i servizi pubblici necessari per servire il bene comune e assicurare un miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini. La porzione fiscale ritornava in parte ai focolari sotto forma dell’accesso uguale o piuttosto universale alle infrastrutture ed ai servici pubblici. Questa struttura era appoggiata da una adeguata definizione dell’anti-dumping per regolamentare i scambi esteri.

Oggi, la drammatica regressione di civiltà induce l’economia neoliberale – soprannominata da G. Bush Sr. « voodoo economics » oppure « social justice » da i vari Rawls, Giddens et al. – è fondata sopra lo smantellamento dello Welfare State e del Codice del lavoro. Il « reddito globale netto » dei focolari testimoniava del fatto che era dovere dello Stato assicurare il pieno-impiego e dunque farsi carico delle persone disoccupate, malate o altrimenti non ideone al lavoro « senza nessuna colpa personale ». Oggi, la nuova definizione dell’anti-dumping esclude ogni referenza ai diritti minimi riconosciuti dall’OIL ed ai criteri minimi in materia di ambiente. Questo scatenò una selvatica competizione globale tra tutti i lavoratori, incluso quelli detti « classe media » nei Stati-Uniti e il mezzo miliardo di compagni Dalit in India con una aspettativa di vita media di 40-42 anni. La – malthusiana – competizione globale viene dunque giocata sulla base di una brutale e insensata regressione verso il solo costo del lavoro – cioè, il salario capitalista individuale – confuso con il costo di produzione. In effetti, l’Umanità del lavoratore e del suo focolare viene irrazionalmente negata e calpestata.

Questo è insensato perché la riproduzione del lavoratore come forza di lavoro e come lavoratore dipende dalla riproduzione sessuata all’interno del focolare, il quale esibisce fatalmente taglie diverse. La forza del lavoro non può mai essere razionalmente concepita come un semplice fattore di produzione liquefatto (8) in termini monetari e scambiato 24 ore su 24 sul mercato borsistico globale. Pensare globalmente in termini di costo del lavoro – salario individuale – induce la distruzione del Codice del lavoro come pure di tutte le altre protezioni sociali – sanità, educazione ecc. Simultaneamente induce una spirale socio-economica verso il basso. Questa spirale negativa non potrà essere rovesciata con ricorso ai trucchetti che Pigou chiamò il Wealth Effect. Come dimostrato dalla versione House Effect di Greenspan, le spese del 1 % al vertice della piramide sociale non possono sostenere una formazione sociale armoniosa, benché con la speculazione e l’opportuna modifica della contabilità nazionale si potrà esibire un PIL in apparenza crescente! Ma solo in modo transitorio, come dimostrato dalla crisi dei subprime.

Il Codice del lavoro e lo Stato Sociale, al di là del livello minimo formalmente garantito dalla « monarchica » OIL, rimangono le più importanti condizioni morali o di civiltà. Sottolineiamo brevemente che l’OIL nacque dal Trattato di Versailles e dunque dalla paura ispirata alle borghesie occidentali dalla nascente Unione Sovietica. L’affermazione o la negazione di questi diritti sociali influenza fortemente la logica sistemica e le mediazioni implementate dalla Formazione Sociale per tenere conto delle realtà economiche esterne. Notiamo che nel 2013-2014, gli USA e la UE modificarono il loro PIL per aggiungere attorno a 3 % o 3,5% grazie ad una valutazione dell’evasione fiscale e del lavoro nero, della droga, della prostituzione e degli armamenti, e dei diritti di proprietà modificati da Internet … Così, l’attuale moderatissima anzi anemica crescita del PIL maschera una reale « crescita negativa » … e, in oltre, una che distrugge l’impiego. Oggi, l’Occidente si sta specializzando in quello che gli Americani chiamano senza mezzo termine « shitty jobs » (impieghi spazzatura ), un’altra prova della crescente discrepanza tra l’evoluzione delle forze produttive e quella dei rapporti di produzione.

Si può dare uno sguardo a Cuba durante i stadi iniziali della Transizione in Tempo di Pace. Da un giorno all’altro, l’approvvigionamento in petrolio proveniente dalla URSS calò fortemente assieme a quello dei prodotti raffinati – incluso la benzina – prodotti nell’Isola Soleggiata Socialista. I dirigenti furono capaci di applicare un ritorno a antiche pratiche – carri trascinati da cavalli o da buoi ecc – per difendere l’indipendenza dal fiero paese socialista. La produttività microeconomica e sopratutto la competitività macroeconomica soffrirono grandemente. Cuba resistette perché i suoi dirigenti erano riusciti a trasformare Cuba in una nazione scientificamente sviluppata ed in una destinazione turistica attraente. Questo fu particolarmente il caso per i settori e sotto-settori della sanità. Accettando un livello di vita più basso, conservarono queste conquiste socioeconomiche e culturali assieme alla loro indipendenza nazionale. Questo risultato fu raggiunto grazie a questi settori e ai loro introiti in termini di valute straniere. All’immagine del Che, i dirigenti capivano chiaramente che la più grande produttività possibile doveva sempre essere ricercata ogni volte che era sistematicamente possibile. Questo risulta molto diverso dell’illusione creata dall’idea di reswitching of techniques di Sraffa, cosa per altro perfettamente illustrata con l’esempio fallace presento dai nostri autori e discusso qui sopra.

Devono per contro essere felicitati per il loro uso delle loro conoscenze del computing per confutare l’argomento di Hayek. I calcoli necessari sono possibili. Purtroppo, all’immagine di Hayek non realizzano che questo argomento ha poco a che fare con la vera pianificazione economica. Il loro contributo relativo al potere del computing rimane prigioniero del metodo della risoluzione simultanea.

Si pone comunque la questione di sapere come si prende in linea di conto il fatto che una economia moderna include tra 20 e 30 milioni di prodotti molti di essi con molteplici input. Esistono due metodi per affrontare il problema. Prima, con la Legge del Valore Marxista, con le sue condizioni morali o di civiltà. Secondo, dentro un sistema capitalista – con le sue varie epoche di ridistribuzione – il che implica che accettiamo il fatto che la competizione correttamente comprese come mobilità del capitale, sia la caratteristica dominante del sistema. Il prezzi sono dunque degli epifenomeni che non possono essere capiti prima faccia ma che devono invece essere compresi tramite la sovra-determinazione dai valori di scambio che prevalgono dietro i prezzi di mercato. ( Sopra questo soggetto cruciale, vedi l’ultima sezione del mio Compendio.)

Nel primo caso, quello della pianificazione socialista, i rapporti v/C e pv/v sono conosciuti e prevedibili come pure le Equazioni RS-RA. In effetti, è possibile sopra questa base calcolare il costo di introduzione di prodotti interamente nuovi semplicemente riferendosi agli investimenti necessari per produrli in termini di capitale costante e di capitale variabile. Dato le condizioni morali del sistema, il tasso di sovrappiù, pv/v, è facilmente deducibile. La scelta reale del consumatore non avviene in modo dominante tramite il mercato aleatorio ma a monte con la concezione e l’esperimento di prototipi. Questi vengono sperimentati concretamente dai focolari e/o dalle imprese, e solo dopo eventualmente massificati in modo da rispondere rapidamente ai bisogni sociali secondo la lista delle priorità stabilita con ricorso alla democrazia socialista. (Sopra questa questione vedi il capitolo su Cuba nel mio Pour Marx, contre le nihilisme, nella sezione Livres-Books, come pure la sezione For Cuban socialism in www.la-commune-paraclet.com ) In effetti, una volta effettuata la prima ondata di massificazione, il rinnovamento dei stock esistenti può avvenire in short runs – cicli corti – ed essere affidato all’artigianato per produrre merci di grande qualità e con un « product life cycle » più lungo, contribuendo così all’accumulazione della reale ricchezza collettiva della Nazione. Sarà allora possibile lasciare fiorire le reali preferenze dei consumatori.

In questo caso, le questioni essenziali concernano la gestione della moneta e del credito con ricorso alla Teoria Quantitativa Marxista della Moneta e del Credito, i cui lineamenti si trovavano già nel mio Tous ensemble del 1998 per poi essere sviluppati nel mio Compendio di Economia Politica Marxista.

Una scienza economica si qualifica come scienza economica se e solo se si applica a tutti i modi di produzione. Marx aveva iniziato un’analisi comparativa pionieristica dei modi di produzione per i modi precapitalisti e capitalista, alludendo anche alla pianificazione socialista, ad esempio nella sua Critica del programma di Gotha. Dobbiamo dunque essere capaci di applicare la Legge del Valore Marxista per capire l’operato concreto del mercato capitalista con tutte le sue varie mediazioni. Queste mediazioni includono i prezzi, l’investimento e l’accumulazione private, la moneta e il credito – ambedue confuse e amalgamate dall’economia borghese – assieme al profitto, all’interesse classico e all’interesse speculativo, anche loro confusi ed amalgamati ecc. Ad esempio, cos’è la significazione economica del Roe – return over equity – con rispetto all’« economia reale » ?

Nella sezione finale del mio Compendio ho mostrato come viene governato dalle Equazioni della RS-RA sotto-giacenti, l’operato incosciente ma socialmente reale della competizione del mercato – Louis Althusser avrebbe detto sovra-determinato – Pero, dato che siamo considerando un processo di accumulazione privato, ci sarà sempre un equilibrio – post hoc – ma non coinciderà mai con un equilibrio sociale ottimizzato. A volte, la crisi essendo inerente al modo di produzione capitalista, diventa un vero e proprio « equilibrio dei cimiteri ». Il concetto di « mano invisibile » è fondato sopra una logica fallace, la credenza che il mercato procurerà sempre un’offerta dove esiste una domanda. Ben inteso, questo è vero unicamente quando la domanda è solvibile. Troppi bisogni sociali essenziali non trovano risposta nelle nostre società borghesi a causa della grande ineguaglianza dei redditi e malgrado il gigantesco sperpero capitalista delle risorse.

In oltre, l’accumulazione privata porta alle leggi di mozione del capitalismo, cioè la concentrazione e la centralizzazione del capitale. La fine della preminenza delle piccole botteghe e delle aziende familiari era stata annunciata da Marx, Hilferding, Lenin, Hobson e pure da Means nel suo saggio degli anni 20 sulle Big corporations americane. Questo processo è portato dalla rapida introduzione delle innovazioni. Queste sono massificate in varie ondate formando così la base altrimenti confusa dei cosiddetti « cicli di Kondratieff ». Ad esempio, l’automobile, un epitome dei settori intermediari, era inizialmente prodotta a mano e solo dopo fu massificata. Quando lo fu, essendo un settore intermediario trascinante, le implicazioni furono tremende per l’intero sistema socio-economico, particolarmente perché era un settore intensivo in lavoro. Questo viene generalmente analizzato come Fordismo e Taylorismo. La stessa cosa può essere detta per gli elettrodomestici, l’aeronautica, i trasporti ecc. Questi sono tutti esempi di settori intermediari classici. Oggi, pero, entrambi i nuovi settori e quelli intermediari sono diventati altamente intensivi in capitale.

Di più, l’accumulazione privata spiega anche la fatale ricorrenza dei Trades Cycles. Gli investimenti privati non sono indotti da una logica mirata a massimizzare il bene sociale ma invece a massimizzare il profitto privato. La simmetria proporzionale settoriale necessaria per mantenere Equazioni RS-RA armoniose non fa parte del gioco, almeno che non si conceda una forma borghese – diciamo keynesiana – di intervenzionismo statale. Il risultato è la fatale espansione di alcuni settori e la contrazione di altri, oltre le complicazioni indotte dalle bilanci esteri – commercio e invisibili.

Per quello che concerna la pianificazione socialista, la prevedibilità del sistema e la decentralizzazione concreta e concettuale in settori, sub-settori, industrie, filiere e aree geografiche rendono i necessari calcoli più facili. In effetti, i codici di barre, anche nella loro forma elettronica, a dire vero una meraviglia, possono essere utilizzati per tracciare ogni singolo prodotto online allocando le risorse necessarie alle industrie, sotto-settori, filiere ecc. Purché siano ben compresi la moneta e il credito, gli aggiustamenti diventano di facile implementazione. In oltre, le imprese poco efficienti sarebbero sottoposte a più severi controlli gestionali o anche fuse con imprese più preformanti. Ma questo averebbe rispettando le idonei relazioni tra Sede centrale e filiali, rispettando anche la presenza socialmente ottimale sul territorio dell’intera FS. Questo è l’oggetto della Divisione Internazionale Socialista Democratica del Lavoro, gestione che va di pari passo con la ricerca di una armoniosa relazione tra centri urbani e campagna. Questo tipo di pianificazione socio-economica era molto avanzata nella URSS benché forse a volta con la non necessaria concentrazione geografica e industriale in combinate e con le mono-città miniere.

Conclusione.

Possiamo ora concludere. Siamo impressionati dallo sforzo intrapreso dai nostri due autori per difendere l’idea della fattibilità della pianificazione socialista. Quando rese dinamico il sistema di Keynes, Harrod si ispirò grandemente all’esperienza sovietica, benché tale che era diventata con la presa del potere della clique Liberman-Crusciov. Lo furono anche quelli storici inglesi che proposero il concetto di backward planning per correggere il più aleatorio forward planning (vedi la « Note 9 » il mio Libro III, Keynesianism, Marxism, Economic Stability and Growth, 2005) Il Piano aveva il compito di determinare gli obbiettivi da raggiungere e di riaggiustare il tiro via facendo. Per sfortuna non ebbero il beneficio dei miei chiarimenti e contributi all’opera di Marx. Come tanti altri, rimangono vittime incoscienti di una seria di falsificazioni a cominciare con Böhm-Bawerk, Bortkiewicz e Tugan-Baranosvki.

Alla fine, il loro concetto di tempo lavoro ( gettone ) è falso perché non porta ad una unità di misura omogenea come sapevano già molte persone quando scrissero questo articolo – ad esempio, Paul Sweezy e Arghiri Emmanuel. Sraffa era cosciente del fatto che l’opera della sua vita aveva solo valore di prolegomeni. La sua produzione di merci per mezzo di merci altro non è che un tentativo di riformulazione del concetto di Marx il « lavoro socialmente necessario ». Ma questo non aiuta molto se non derivate o non volete derivare la sovrappiù (pv) dal capitale variabile (v) sulla base della composizione organica del capitale (v/C), cioè se non vi confrontate con la questione della genesi ordinata del profitto derivato dal sovra-lavoro – in termini dei valori di uso prodotti – e dalla sovrappiù – in termini dei valori di scambio prodotti. Dopo Sraffa, i cosiddetti neo-Ricardiani divennero una insopportabile « chattering class » che camuffava i suoi grossolani ragionamenti con l’uso della manipolazione delle matrici. Ad esempio, Passinetti il quale mi assomiglia ad un studioso cattolico mandato da Sraffa come il Rosicruciano Leibniz fu mandato da Descartes quando stava morendo a Parigi … in effetti, questa gente servì solo a delegittimare l’autentica analisi scientifica marxista in Italia e fu strumentale nell’adozione del rovinoso e regressivo Patto Sociale del 1992 – proprio quando il PCI commetteva ara-kiri …

E proprio in questa prospettiva che mi sento di chiederli di leggere i miei contributi al marxismo prima di ripetere quello che, con divertente leggerezza, scrissero nella conclusione del loro saggio, cioè:

« Si pone una questione legittima al lettore: Non siamo noi supremamente arroganti per supporre che siamo arrivati a uno schema adeguato per la pianificazione centrale mentre « i migliori cervelli » della URSS fallirono per un lungo periodo di diciamo 25 anni ? » ( p 15) Aggiungono subito: « (cioè tra 1960 più o meno, quando la questione della riforma della pianificazione centrale emerse, fine alla fine degli anni 1980 quando l’intero concetto fu abbandonato in favore di una transizione al mercato .) » ( p 15)

Ho già affrontato questa problematica nel mio saggio sul Socialismo marginalista elencato negli Addenda dell’Indice del mio Compendio e anche disponibile in italiano nella Sezione International Political Economy del sito www.la-commune-paraclet.com . La sovra-rappresentanza e la falsa rappresentanza distrussero il comunismo sovietico dall’interno, snaturandolo. Particolarmente dopo che il tandem Liberman-Crusciov prese il potere, imponendo il loro tipo di Socialismo marginalista nella URSS. Mao le denunciò subito come « capitalist roaders » e « revisionisti ». Aveva ragione. Il problema era che avevano abbandonato il paradigma scientifico marxista. Althusser disse la stessa cosa – vedi il mio saggio su Althusser in Download Now nella sezione Livres-Books del sito www.la-commune-paraclet.com.

Possiamo semplificare così: Con soltanto 2 Piani Quinquennali Stalin modernizzò il paese trasformandolo in una superpotenza capace di sconfiggere sola il Nazifascismo e pure capace di non indietreggiare davanti agli Stati-Uniti malgrado la perdita di 27 milioni di cittadini durante la Grande Guerra Patriottica. Questo perché, semplicemente, era un autentico Marxista. (E anche la ragione per la quale, secondo il modo usuale, lo si vuole demonizzare attribuendoli i crimini dell’ebreo-sovietico Yeshov, infiltrato nel KGB come Sade si era infiltrato nella Section des Piques per discreditare la Rivoluzione con la Terreur.) Ragionava in termini della Legge Marxista del Lavoro – Libre I del Capitale – e in termini delle Equazioni delle RS-RA (Libro II del Capitale). Abbiamo sottolineato che quando si prende v/C e pv/v identici in tutti i settori, la Legge del Valore si applica in modo evidente. Perciò, giocò con dimostrata efficacia il ruolo di modello concreto. Il problema indotto dai differenziali di produttività e dalla moneta e dal credito erano trattati in modo pragmatico sempre dando il peso più rilevante al lato quantitativo: Il cosiddetto Prodotto Materiale Netto. Stalin insisteva sulla più grande produttività possibile per modernizzare rapidamente il paese e innalzare le performance economiche assieme al livello di vita dei cittadini. Chiamò emblematicamente per l’alleanza del pragmatismo americano con il romanticismo rivoluzionario. Il suo ultimo libro sulla pianificazione socialista rimane uno del migliori mai scritti sul soggetto se si tiene conto del fatto che il problema teorico della produttività non era ancora risolto. (vedi: https://www.marxists.org/reference/archive/stalin/works/1951/economic-problems/ch04.htm )

Il cambiamento di paradigma, cioè a favore del Socialismo marginalista, fu devastante. Soppresse il ragionamento in termine di valori. Peggio ancora, creò una ipocrisia sociale all’interno delle classi dirigenti eventualmente portando alle vili menzogne di Crusciov su Stalin – sopra questo soggetto vedere la recente esposizione di queste menzogne dall’accademico americano Grover Furr, ma anche i miei commenti anteriori relativi a Yeshov ecc. Il sistema controbilanciava i disturbamenti causati dal paradigma marginalista rinforzando il sistema di comando e controllo centrale, il quale andava di pari passo con i privilegi dei membri del Partito e della nomenclatura dello Stato e, in parallelo, con il poco di rispetto verso lo statuto delle donne nella società. In effetti, questi rimassero le due emblematiche deviazioni ancora difese da Gorbatchov nel suo libro intitolato Perestrojka !!!

Ben inteso non si può difendere un sistema marxista basandosi sul paradigma marginalista – se non altro perché, come abbiamo visto, quest’ultimo è fondato sopra una seria di falsificazioni dirette contro il Marxismo. Alla fine anche un Molotov, un ebreo sovietico, finì pretendendo che sarebbe stato un ottimo manager capitalista all’immagine del suo genero se solo avesse vissuto nei Stati-Uniti: Non vi sembra una tremende aspirazione e un incredibile sogno per un Comunista che era diventato uno dei massimi dirigenti della URSS per più decenni? Come ho spiegato, malgrado i contributi di Marx alla critica definitiva dell’esclusivismo, la lealtà di questa gente andava altrove e particolarmente dopo l’auto-proclamazione di Israele nel 1948. Forse per differenziare tra bene e male, sarebbe utile ricordare la fiera risposta di Chou En laï al contadino Crusciov quando costui li disse che aveva tradito la sua classe di origine. Chou replicò semplicemente: « E vero, così abbiamo fatto tutti i due. »

Un Marxista occidentale ebbe molto chiara l’idea secondo la quale il Marxismo essendo scienza, i marxisti dovevano pensare all’interno del paradigma marxista. Era il nostro Antonio Gramsci. Personalmente ripeto che il marxismo è scienza e vice-versa; se non fosse così, io non perderei il mio tempo essendo marxista. Con referenza alla teoria del puzzle spiegata nella mia Introduzione metodologica, so che i miei contributi sono scientifici. Aspetto ancora per un qualsiasi tentativo di confutarmi riconoscendomi il diritto di risposta. (9)

Paolo De Marco

San Giovanni in Fiore (cs), 14 dicembre 2017 – traduzione febbraio-marzo 2018.

NOTE:

1 ) Per una breve e rigorosa analisi sopportata con numerose citazioni e referenze vedi: W.B. Bland, The restoration of capitalism in the Soviet Union,  Second Edition, 1995; First published Wembley 1980, in http://www.oneparty.co.uk/html/book/ussrindex.html

2 ) Marx sposò una principessa Westfallen, un modello per ogni socialista e per le donne in particolare. Il suo genero occupava una posizione eminente nel governo prussiano; e ben conosciuto il suo odio per Marx al quale poteva solo fare concorrenza l’odio da parte della comunità rabbinica ebrea. Bortkiewicz lavorava per la Dogana. E Tugan-Baranosvki era un Russo come Bakunin. Finalmente Böhm-Bawerk era un ideologo Austriaco profondamente implicato con altri, tipo Menger, von Mises, Cournot, Walras, Irving Fisher ecc nel compito di falsificare l’opera di Marx e di forgiare una sorta di plausibilità per il Marginalismo. Il Marginalismo fu sviluppato come un insieme di ricette da aggiustare di volta in volta, strada facendo, in modo da permettere una gestione contabile del capitalismo dando massima importanza alla microeconomia, cioè al ruolo ed ai bisogni preminenti delle imprese private come dimostrato dal sistema di contabilità aziendale. Come abbiamo visto, gli aggiustamenti macroeconomici sono sempre effettuati sulla pelle della massima variabile di aggiustamento, cioè il proletariato e i cittadini ordinari. Da notare che i « Nouveaux Economistes » – pitre come Jean Tirole, Cahuc et al. – stano ora svendendo una microeconomia sprovvista di ogni referenza alla macroeconomia (sic !), una ricette fatta su misura per l’emergenza delle classi apolide e delle loro firme transnazionali. Non hanno tempo da perdere con la coerenza logica e per fortuna per loro operano in istituzioni private. Forse qualcuno dovrebbe chiedere a Jean Tirole la stessa domanda rivolta a Janet Yellen sull’inflazione. Almeno da tutta questa spazzatura ne ricaveremo una risata.

3 ) Vedi ad esempio il mio Tous ensemble oppure il mio Keynesianism, Marxism, Economic Stability and Growth (2005) (anche disponibile in francese e in parte in Italiano, vedi Brani scelti nella sezione Italia del sito www.la-commune-paraclet.com ) Questo ultimo libro fornice gli esempi utilizzati da Marx stesso. Fu anche il primo libro ad annunciare la crisi economica-finanziare che si scatenò due anni dopo la sua pubblicazione.

4 ) La nota di Walras sulla scarsità era in piè di pagina; poi sparì nelle altre edizioni di Eléments. Jean-Paul Sartre fu considerato come uno « compagnon de route » del marxismo. Era ben intenzionato però pensava in modo walrasiano che il comunismo era funzione della sparizione della scarsità. La Cina di Mao dimostrò marginalmente il fatto che era invece questione di ridistribuzione ugualitaria riformulando così in modo marxista la frase di Ranke secondo il quale « ogni epoca è altrettanto vicina da dio ». Benché affermò che le condizioni materiali precedono l’essenza, l’esistenzialista Sartre pensò nel quadro idealista di partenza della falsa opposizione tra Essere e il Nulla facendo astrazione della distinzione tra Essere e Caos. Rimando qui alla mia Introduzione metodologica nella Sezione Livres-Books di www.la-commune-paraclet.com

5 ) Von Mises, Hayek, il noto « libertarian » di destra, e tutte queste clique di neo-fascisti neoliberali condividono una pre-supposizione con il primitivo positivista Karl Popper, cioè, che in fin dei conti i comportamenti umani e sociali, come pure la scienza, non possono essere spiegati razionalmente. Come ben sappiamo, la Ragione implica l’uguaglianza umana se non altro perché, come sottolineato da Hegel, ogni discorso presuppone un « spazio intersoggettivo » comune. Popper non esita ad affermare che gli avanzi scientifici possono solo essere spiegati in termine di « miracoli » … cioè proprio come il « mercato » per i neoliberali. Questo è pensiero magico, o meglio, in termini dei contributi di Levi-Strauss, il risultato di uno pensiero primitivo sintetico opposto al pensiero analitico. Come sappiamo, questa deriva lunatica diventa ancora peggiore per la variante del « efficient market ». Ben intenso, il pericolo sta nel fatto che se niente può essere spiegato scientificamente, allora sarà la forza brutale a dettare le regole. Ed è proprio questo che questi auspicano follemente. E una scelta pericolosa: come ho spiegato altrove la logica dell’esclusivismo è implacabile. Pero questa scelta influenza il loro trattamento delle formalizzazioni dei problemi da analizzare: Il più spesso queste formalizzazioni vengono concepite per portare a conclusioni predeterminate. Sono solo supporti narrativi o falsificazioni. Socrate denunciò il loro uso venale da parte dei Sofisti mentre E. Kant non decollerava contro quello che chiamava i paralogismi.

6 ) Vedi Paul Sweezy. Vedi pure il rigoroso articolo di Arghiri Emmanuel intitolato « La question de l’échange inégal » in L’Homme et la société, No 18, 1970. Nella stessa fonte vedi pure l’interessante risposta di Christian Palloix. In termini scientifici formali, Emmanuel aveva ragione, eccetto che non si trattava più di marxismo ma piuttosto della deformazione imposta da Böhm-Bawerk, Tugan-Baranosvki e Brotkiewciz ed altri. Questo rimane vero per Sweezy. Purtroppo, molti – ad esempio Palloix, il quale aveva lavorato per la Commissione del Piano in Francia – avevano capito che la teoria dello scambio ineguale era moralistica e falsa. Le critiche di Emmanuel ed altri furono definitivamente spazzate via quando dimostrò la Legge Marxista della Produttività, la quale mantiene l’omogeneità del lavoro socialmente necessario utilizzato. Marx aveva regione. Da qui la Riproduzione Allargata diventava concepibile come pure la Teoria Marxista Quantitativa della Moneta e del Credito.

7 ) Vedi: « New Labor theory of value for rational planning through use of the bourgeois profit rate », Proc. Nat. Acad. Sci. USA, Vol. 68, No 6, 1192-1194, June 1971.

8 ) Questo concetto marxista non ha niente ha che fare con il più tardivo pseudo-concetto di « società liquida » dell’ebreo-polacco Zygmunt Bauman. Come da me mostrato – vedi ad esempio il mio Compendio – la liquefazione del fattore di produzione lavoro rimanda al tentativo di J.B. Say quando strumentalizzò la « paper currency » di Ricardo per esprimere tutti i fattori di produzione in termini monetari con lo scopo di fare dimenticare la distinzione essenziale tra capitale e lavoro e dunque l’origine del profitto nello sfruttamento capitalista. L’emergenza della Borsa e oggi la sua globalizzazione illustrano bene questa realtà: oggi molti operai sono licenziati secondo l’andamento della Borsa globale e/o dei mercati con un solo clic. Il pseudo-concetto di Bauman non è neanche una descrizione utile delle cose, ha più a che vedere con il pseudo-concetto filo-semitico nietzschiano (italiano …) di « moltitudine » (Nietzsche diceva « rubble »), cioè, di massa informa e subordinata ideata per mascherare le distinzioni e la coscienza di classe.

9 ) A proposito di questa ridicola e criminale censura accademica da parte di poveracci e detestabili caratteri come G. Ugeux, vedi ad esempio http://rivincitasociale.altervista.org/negation-de-mon-droit-de-reponse-odieuse-censure-philosemite-nietzscheenne-en-france-et-au-journal-le-monde/  . Questo è un esempio emblematico della negazione poco rispettosa della deontologia accademica ma non di meno viene perpetrata con la complicità della Columbia University e dal giornale Le Monde. Questo è il risultato della sovra-rappresentazione e della falsa rappresentazione. Per chi fingerebbe dimenticare, i principali contributi di Marx sono: 1 ) la critica definitiva dell’esclusivismo, senza la quale né la democrazia né l’emancipazione umana sarebbero comprensibili; 2 ) la Legge Marxista del Valore.

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