Uscire o non uscire dall’euro? 22 sett. 2018

Posted: 22nd settembre 2018 by rivincitasociale in Commenti rapidi, Politica
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Vedi: “Uscire dall’euro per rompere con la divisione del lavoro imperialista europea”

di Joaquín Arriola* in http://contropiano.org/news/news-economia/2018/09/22/uscire-dalleuro-per-rompere-con-la-divisione-del-lavoro-imperialista-europea-0107767#comment-139929

Vedi: « Uscire dall’euro non serve, serve mettere fine alla banca detta universale » in Download Now nella Sezione Livres-Books del mio vecchio sito www.la-commune-paraclet.com

Qual’è la percentuale delle esportazioni cinesi nei Stati-Uniti prodotte da aziende americane istallate in Cina? Qual’è la percentuale di R&S nei paesi con una forte base industriale tipo Germania (3%) rispetto ad altri, tipo Italia (un misero 0.9 %)? In un contesto di capitale speculativo e di corto termine come viene finanziata la base industriale che richiede investimenti a medio e lungo termine ? (La Germania non ha sacrificato le sue banche regionali all’Unione Bancaria Europea ristretta preventivamente al centinaio di banche dette sistematiche. In Italia, le vecchie fondazioni legate alle imprese industriali hanno cambiato mestiere diventando pericolosamente speculative come pure molte casse di risparmio regionali …) Che relazione esiste tra la base industriale nazionale – o regionale tipo UE – e lo sviluppo dei servizi di alta gamma? (shipping, assicurazioni, ricerca, partecipazione alla formulazione delle norme, ecc …)

L’organigramma globale delle firme multinazionali e transnazionali rappresenta una scelta che va di pari passo con la priorità data ai servizi contro l’industria sul piano domestico. Ad un livello più cinico, un Larry Summers consigliava di de-localizzare le imprese più inquinanti nel Terzo Mondo dato il costo comparativamente inferiore dei compensi alle vittime di Bhopal rispetto a quelle di Three Miles Island.

Per i Stati-Uniti questa scelta imperiale fu accelerata dall’emergenza del dollaro americano come principale valuta di riserva internazionale. Si favoriva la bilancia dei pagamenti sulla bilancia del commercio, cercando così di sfruttare la « catena mondiale del valore aggiunto ». (1) Come da me previsto il gioco imperiale del globalismo fondato sull’« interdipendenza asimmetrica » dimostrò la superiorità dei paesi che conservarono una coerenza economica nazionale tale la Germania o la Cina. La quale coerenza implica per lo meno una pianificazione strategia e un certo controllo pubblico del credito.

Se la regressione socio-economica, culturale e costituzionale di un paese come l’Italia mette in difficoltà la sua inserzione della zona economia europea e nell’Economia Mondiale Capitalista, la soluzione non sarà certo di scegliere una ipotetica zona economica più debole nella quale competete!!! Lo spazio mediterraneo comporterà un gran vantaggio per l’Italia solo se riesce a ristabilire il suo ruolo in quanto uno dei tre grandi pilastri dell’integrazione europea. Ad esempio, se il Corridoio I Palermo-Amburgo non è completato, il Meridione sarà automaticamente tagliato fuori dello sviluppo europeo e mediterraneo. La stessa cosa vale per Gioia Tauro e la sua zona industriale. (2)

Lascio da parte il fatto che la distruzione dell’eurozona (3) come pure della coesione della UE entra nella strategia imperiale filo-semitica nietzschiana di distruzione preventiva di tutti i rivali economici e militari dell’Impero. Questo progetto demenziale, comunque già fallito, include la dominazione del Medio-Oriente e dell’Africa, trasformando in questo ultimo caso il nostro Paese in un centro raccolta di « intelligence » – Sigonella ecc – e in varie base di lascio degli attacchi.

Paolo De Marco

San Giovanni in Fiore, 22 settembre 2018

1 ) Per questo concetto vedi il mio Livre-Book III intitolato « Keynesianism, Marxism, Economic Stability and Growth » (2005). Usare il termine « échelle » con la funzione Ricercare. Senza citare la fonte il Rapporto annuale RAMSES 2007 riprese e illustrò il concetto pp 69-79

2 ) Vedi il mio articolo « Calabria : sognare quello che potrebbe essere » in http://cotroneinforma.org/wp-content/uploads/2017/10/132.pdf , pp 8-9

3 ) L’euro rappresenta già oltre 20 % delle riserve mondiali, il dollaro US in rapido declino essendo già sceso attorno a 66%. Intanto, il meccanismo kissingeriano – post-1973 – fondato sulla vendita del petrolio e delle materie prime in dollaro americano viene fortemente rimesso in causa, ad esempio con l’emergenza del trading del petrolio in renminbi a Shanghai. Oppure con una UE oggi forzata ad immaginare dei metodi di pagamenti mondiali indipendenti dal sistema SWIFT controllato dai Stati- Uniti per aggirare gli effetti dell’extraterritorialità americana. Vedi: http://rivincitasociale.altervista.org/extraterritorialita-legalita-necessarie-misure-maggio-giugno-2018/

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