M5S, SINISTRA AUTENTICA E ROSATELLUM, 9 nov. 2017

Posted: 13th novembre 2017 by rivincitasociale in Politica
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Il nuovo sistema elettorale il cosiddetto Rosatellum favorisce le coalizioni, peggio ancora le « larghe intese » all’italiana. Pone due soglie, una di 3 % per i singoli partiti e una del 10 % per le coalizioni. La sinistra autentica oggi frammentata in varie cappelle deve pensarci bene. Secondo me, la prima tappa dovrebbe essere la convocazione di una assemblea costituente della sinistra marxista senza nessuna esclusiva in modo da potere sfruttare questa soglia più bassa. L’obbiettivo è realista purché si creasse un veicolo politico adeguato, partito o federazione della sinistra autentica. La base comune del programma di questo nuovo veicolo sarebbe deciso democraticamente dall’assemblea costituente per la fine di febbraio 2018. Non vedo proprio quale scuse potrebbero obbiettare i piccoli partiti marxisti attuali per non partecipare ad un tale processo costituente.

In secondo luogo visto che lo stato delle cose per la sinistra autentica è così degradato, dobbiamo ora aggiungere alla dinamica aperta dal Rosatellum una strategia realista fondata sugli insegnamenti forniti dalle ultime elezioni in Sicilia ed a Ostia. Una tale alleanza è la sola che offre la possibilità per ambedue le parti di aprirsi a compromessi non compromettenti.

Si deve dunque proporre la creazione di una federazione della sinistra autentica possibilmente nel quadro di una alleanza con il M5S. Questi due processi sono distinti ma comunque compatibili se non altro perché i due schieramenti desiderano una reale svolta nella condotta delle politiche nazionali. Secondo me, questa svolta rappresenta una urgenza nazionale. E chiaro che con il Rosatellum, il M5S non potrà guadagnare solo le elezioni legislative contro una alleanza della destra e del centro-destra.

In alleanza con la destra e il centro-destra, il M5S perderà la faccia e sarà rapidamente cannibalizzato e normalizzato. Una alleanza con le sinistre opportuniste farà perdere una legittimità già in parte intaccata a Roma. Una alleanza programmatica con la sinistra autentica potrà invece salvare l’Italia.

Conviene aprire un dibatto nazionale su entrambe le cose, la federazione della sinistra autentica e l’alleanza programmatica con il M5S.

Quale sarebbe il programma minimo di governo di una tale alleanza?

Secondo me le cose si presentano in modo chiaro purché entrambi le parti rispettassero la Costituzione e la Carta fondamentale delle Nazioni Unite. Ecco alcuni punti che dovrebbero secondo me essere discussi con il dovuto senso d’urgenza.

1 ) Il trattato di funzionamento della UE riconosce una competenza nazionale esclusiva ai paesi membri in materia di affari sociali. Dunque, l’Italia riprenderà i suoi poteri in materia e abolirà il fallito Jobs Act, ristabilirà la sanità pubblica e l’educazione pubblica e gratuita, riabiliterà il ruolo delle imprese pubbliche e delle cooperative pubbliche ogni volta che si tratterà di « utilità sociale » e di « interesse nazionale », e rafforzerà la perequazione per garantire LEA e norme nazionali decenti.

Gli articoli 81 e 97 della Costituzione – Fiscal compact e Patto reaganiano di stabilità interna saranno abrogati e riscritti nel rispetto dei principi cardini della Costituzione, la quale sancisce i diritti sociali fondamentali riconosciuti nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Una nuova definizione dell’anti-dumping capace di tenere conto dei tre elementi del « reddito globale netto » – cioè, salario individuale, salario differito e trasferimenti ai focolari sotto forma di accesso universale alle infrastrutture ed ai servici pubblici – dovrà essere difesa al livello globale – OMC, UNTACD, EU ecc – ed essere anticipata con una sovrattassa minima all’importazione da dedicare alle esoneri attribuiti alle imprese ed alle cooperative presenti sul suolo nazionale.

2 ) La moneta e il credito sono due cose distinte. Lasciare la gestione della moneta alla BCE ma, sulla base dell’Articolo 47 della Costituzione, riprende il controllo e la tutela del credito. Questo implica due cose essenziali:

a ) Nessuna banca italiana sarà salvata con fondi pubblici senza condizioni, l’eventuale ricapitalizzazione dovrà dare luogo ad una quota almeno proporzionale di controllo pubblico;

b ) Una banca pubblica sarà creata – con un ratio prudenziale iniziale di 40 per 1. Servirà per ricapitalizzare le banche private come detto prima ma, sopratutto, servirà per iniziare a comprare e cancellare il debito pubblico. Questa misura farà emergere anno dopo anno il margine budgetario necessario per finanziare gli interventi statali più urgenti, dai servizi pubblici alle infrastrutture pubbliche. Sottolineiamo che l’esplosione del debito pubblico nei paesi Occidentali – in effetti, dopo il 1982 in Italia – è dovuto principalmente alla privatizzazione di Bankitalia e dunque all’abbandono del finanziamento pubblico nelle mani delle banche private, in particolare la decina di banche globale sistemiche dette « primarie ».

Con solo 2 miliardi in fondi propri iniziali nel primo anno di un governo di coalizione, e con un ratio iniziale di 40 per 1, questa banca pubblica disporrà subito di un poco meno di 80 miliardi di credito. In effetti, questa banca dovrà solo finanziare il suo funzionamento e le sue eventuali riserve o provisionning. Ci saranno attorno a 350 miliardi di euro da rifinanziare nel 2018 ma con la probabilità di un rialzo dello spread nel contesto di un sentiero di consolidazione fiscale insostenibile. (1) Si comprerà e cancellerà dunque progressivamente le obbligazioni di Stato più onerose disponibili sul mercato.

Questa banca pubblica avrà anche il ruolo di contrastare il « credit crunch » ideato dalla BCE e dalla finanza speculativa, oggi egemonica. Non dovendo fare grandi profitti per pagare i dividendi ad azionari privati, i suoi tassi di interesse potranno essere bassissimi. Potrà così offrire credito a medio e lungo termine a bassi tassi alle imprese che operano sul suolo nazionale. A regime con l’incremento annuale del suo capitale proprio e con il ratio, questa banca pubblica potrà sostituirsi ad una parte crescente degli onerosi esoneri fiscali ed altre « tax expenditures » oggi elargite alle imprese, liberando così altri margini budgetari necessari per salvare il Paese e per mantenere la competitività delle nostre imprese.

Gli esoneri rimanenti più l’accesso al credito pubblico avranno come controparte la riduzione generale del tempo di lavoro a 32 ore settimanali con stessa paga iniziale ma con contributi sociali – salario differito, dunque servizi pubblici essenziali (2) – bonificati. Similarmente, saranno abolite tutte le forme di salariato atipico: Il lavoro a tempo parziale non potrà superare una quota da negoziare al livello nazionale e nelle industrie, e non potrà essere inferiore a 24 ore settimanali con tutti i diritti sociali. La norma deve ritornare ad essere il tempo pieno anche per razionalità manageriale conforma ai principi cardini della Costituzione.

3 ) Al livello internazionale, l’Articolo 11 della nostra Costituzione sarà riabilitato. Il che significa:

a ) Il ripudio della guerra almeno che non sia una guerra difensiva sul proprio territorio nel rispetto del diritto della guerra – incluso l’eventuale diritto di inseguimento;

b ) Le nostre missioni esteri dovranno rispettare la Costituzione e la Carta dell’ONU, trasformando l’Italia in un dei paesi leader per gli interventi neutrali di Caschi blu nel quadro del Capitalo VI della Carta fondamentale dell’ONU. L’Italia dovrà dunque riproporre la costituzione dello Comitato di Stato-Maggiore dell’ONU sottoponendo l’uso dei Caschi blu all’autorità dello Segretario generale del Consiglio di sicurezza. La democratizzazione del Consiglio di sicurezza dovrà progredire, ad esempio con il rafforzamento del controllo esercitato dall’Assemblea Generale – Risoluzione Acheson – e dagli input in provenienza della società civile mondiale, ONG e altri attori legittimi. Lo sviluppo socio-economico essendo necessario per garantire le condizioni materiali della pace mondiale e della giustizia, la diplomazia italiana metterà la riabilitazione del Consiglio Economico e Sociale dell’ONU all’ordine del giorno.

c ) Si dovrà comunque mettere un termine definitivo all’abuso dell’Articolo 11, oggi impropriamente strumentalizzato per sottrarre a referendum pesanti modifiche legislative. Questo avviene con la scusa della preminenza dei trattati internazionali firmati dal governo del giorno, a volta contro la lettera e lo spirito dei principi cardini della Costituzione e della Carta dell’ONU. Altrimenti non solo si viola la Costituzione ma si beffa la sovranità popolare, l’unica sovranità riconosciuta nella nostra Repubblica, nata dalla Resistenza.

4 ) Si dovrà cambiare la legge elettorale adottando un sistema proporzionale a doppio turno senza soglia di sbarramento perché, a pensarci bene, nessuna soglia è compatibile con l’uguaglianza delle cittadine/i chiaramente sancita dalla Costituzione. Al primo turno si sceglie, al secondo si elimina. Al primo turno si presenteranno i partiti politici ed al secondo turno i partiti individualmente oppure in alleanza tra loro sulla base di un programma comune da presentare alle elettrici e elettori. Così si rispetterà rigorosamente i paletti dettati dalla Corte costituzionale in materia, cioè l’uguaglianza delle elettrici e elettori, la trasparenza e la prevedibilità del voto. Le alleanze debbono perciò essere concluse prima del secondo turno.

Per favorire le alleanze, dunque la governabilità, e riabilitare la politica, si deve ritornare al finanziamento pubblico dei partiti e favorire le alleanze con un rimborso un poco più grande delle spese elettorali. Se il finanziamento pubblico dovrà essere limitato ragionevolmente e sottoposto a rigorosi controlli, non è accettabile la trasformazione attuale dei partiti politici in lobbie dei ricchi e dei poteri forti. Per colmo, questa conseguenza anti-democratica dell’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti politici, da luogo ad un rimborso importante delle spese con fondi pubblici! I media di comunicazione costituiscono il quarto potere democratico. Perciò la parità nella visibilità mediatica dovrà essere rigorosamente garantita, incluso nella gestione dei media pubblici. Altrimenti non si potrà parlare di suffragio democratico universale perché si ritornerà ad una democrazia censitaria fondata non più sul principio una cittadina/o uguale un voto ma sulla beffa un euro uguale un voto.

Le quote rose mi sono sempre sembrate uno insulto alla parità di genere. ( 3) In oltre, manca in Italia una vera e propria Commissione elettorale abilitata a verificare l’attualizzazione della legge elettorale, incluso la presentabilità delle candidate e candidati e delle politiche portate avanti dai partiti e dalle candidate/i. Ad esempio, se Casapound non rinnega pubblicamente il fascismo – Articolo XII delle Disposizioni transitorie e finali della Costituzione – non può partecipare ai processi politici ed altri nella nostra Repubblica. Non esiste nessuno argomento accettabile contrario. La stessa cosa vale per movimenti o partiti secessionisti. Ben inteso, la Costituzione può essere modificata con l’Articolo 138 quando non si toccano i suoi dieci primi principi cardini oppure con una nuova Assemblea costituente.

5 ) La preminenza data alla certezza delle legge visto che, senza abuso demagogico, la certezza della pena è un ossimoro. In effetti, quest’ultima ricade sempre con più forza su i più deboli, forzando il nostro Paese ad agire laboriosamente e con ritardo dopo ripetuti moniti europei e internazionali per attuare condizioni di detenzione privi di tortura e per concretizzare veri e propri programmi di reinserimento sociali per gli ex-detenuti esenti di ogni facile demagogia sulla recidiva. La certezza della legge, particolarmente in materia di malcostume istituzionale e di intimidazione mafiosa, dovrà prevalere anche grazie alla formazione di Comitati cittadini per la protezione dei diritti individuali e sociali, tipo ombudsperson o il neonato Osservatorio repressione, e con l’estensione dell’applicazione della class action, incluso contro gli organi di Stato viziati. Questi ricorsi cittadini di prima linea risultano essere il migliore rimedio per velocizzare i processi giudiziari oggi inaccettabilmente lunghi nel nostro Paese.

6 ) In matteria di accoglienza degli immigrati, politica attiva da portare avanti con la difesa del Jus soli e della libera circolazione all’interno delle frontiere europee – Articolo 63 del TFUE -, si dovrà riorganizzare i vari fondi nazionali ed europei disponibili in modo da trasformare la politica di accoglienza in politica di sviluppo socio-economico e di interazione, in particolare nelle zone oggi disagiate. Questo si farà emulando gli esempi emblematici di Badolato, Riace ecc. A medio e lungo termini si dovrà chiedere alla UE l’incremento dei fondi disponibili e la loro trasformazione in veri e propri fondi strutturali di sviluppo socio-economico e di integrazione secondo l’argomento già presentato nel mio saggio disponibile qui: http://rivincitasociale.altervista.org/litalia-alle-prese-con-le-migrazioni-moderne/ .

Al contrario della frittura sonore mediatica, questo saggio sottolinea il ruolo preponderante dei paesi del Sud nell’accoglienza delle popolazioni in fuga per ragioni economiche o per l’estesa criminale delle guerre neo-coloniali, incluso le nuove crociate imperiali occidentali. Perciò, il finanziamento delle agenzie onusiane e delle ONG già coinvolte deve essere rafforzato. In oltre, gli aiuti internazionali allo sviluppo socio-economico dei paesi in via di (sotto)sviluppo – anni fa si parlava di un obbiettivo virtuoso di 0.7 % del PIL – debbono ritornare all’ordine del giorno, in parte per tenere conto di questi nuovi e massicci fenomeni internazionali. E superfluo notare che questi fenomeni non possono essere risolti con il ricorso al populismo razzista e xenofobo, il quale causa solo danni ingenti alla reputazione internazionale del nostro Paese..

7 ) Una semplice legge dovrà abrogare l’IMU sulla seconda casa per 25 anni quando si tratta di una anziana casa contadina o cantoniere situate in campagna. Questo permetterà la preservazione del nostro patrimonio e del nostro territorio. Il moltiplicatore turistico ne sarà stimolato. Queste vecchie case contadine in muraglia – pierres sèches o altro – hanno un cachet ineguagliabile. In oltre, questa misura è altamente suscettibile di rilanciare il settore locale della costruzione e del restauro a costo zero per lo Stato, visto che oggi queste abitazioni si trasformano rapidamente in ruderi inagibili. Per ragioni di equità, in questo caso l’IMU dovrà essere tolto secondo una superficie massima.

Una altra misura capace di produrre risultati simili nel contesto urbano consisterebbe a permettere la vendita da persona a persona degli immobili con un valore inferiore a 20 000.00 euro. Basterebbe un sito istituzionale online con un formulario da riempire per soddisfare gli aspetti legali e catastali a costo zero. Il regime di eredità italiano produce una tale frammentazione da rendere impossibile la vendita del magro bene perché il costo notarile è troppo alto. Parte di immobili che potrebbero altrimenti essere ricomposti secondo i bisogni demografici contemporanei, anche nel quadro del restauro urbano mirato all’accessibilità alla proprietà ed all’alloggio sociale, sono attualmente lasciati a deperire in tutte le nostre città e borghi.

Su questa base minima si potrà forgiare una alleanza con il M5S nell’interesse nazionale. Nello stesso tempo si potrà ricomporre una federazione ecumenica dei partiti autenticamente di sinistra.

Secondo l’Istat, il posti stabili sono ormai meno del 10 % dei nuovi posti di lavoro. (4) Il tasso di disoccupazione ufficiale secondo il metodo dell’OIL utilizzato da ISTAT non tiene conto di quelle/i che hanno lavorato un’ora sola durante l’ultimo periodo di verifica. Ma sopratutto in Italia non tiene conto delle varie categorie di sotto-impiego e neanche dei migliaia di concittadine/i che spariscono dalla forza di lavoro attivo nella loro fuga all’estero: furono oltre 124 000 nel 2016 con una crescita di 15,4 % rispetto al 2015. (5) Sin dal 2007 attorno a 5 milioni dei nostri compatrioti furono costretti ad espatriarsi. Altro che narrazioni statistiche marginaliste … Andando di questo passo si verifica già le mia denuncia di un « ritorno » neoliberale verso la società della nuova domesticità e della nuova schiavitù. La mostruosità di questa tendenza risulta ovvia quando si realizza che la società non fu mai così produttiva in nessuno altro momento durante la Storia umana.

L’abolizione del Jobs Act ed il ritorno al pieno impiego permetteranno di riabilitare il sistema di pensione abbassando progressivamente l’età pensionabile anche tenendo conto dei lavori usuranti. Si può benissimo riformulare il Reddito cittadino proposto dal M5S come il nuovo ammortizzatore sociale di base dunque stabilito inizialmente alla soglia di povertà relativa. Questo permetterà di adottare un salario minimo superiore a questa soglia. Per contro, l’obbligo della formazione e del reinserimento attivo delle disoccupate/i non cadrà più sulle spalle del lavoratore secondo la logica del workfare reaganiano ma bensì su quelle della nuova Agenzia nazionale centralizzata, l’ANPAL.

Chiaramente una tale politica non potrà essere adottata senza la riduzione generale del tempo di lavoro secondo l’esempio emblematico della « gauche plurielle ». Altrimenti, dall’avviso generale e non solo dell’OCSE – vedi la discussione attorno alla proposta del candidato socialista Amon durante le ultime elezioni legislative in Francia – sarà impossibile finanziare il cosiddetto reddito cittadino. In fondo, si tratta di una semplice questione di razionalità come fu dimostrato da Rocard durante l’esperienza della RTT: questi notò che l’utilizzo dei fondi disponibili per finanziare un’assistenza del tipo workfare mentre l’economia moderna distrugge e distruggerà occupazione a tempo pieno, altro non è che spreco ingente di denaro pubblico unicamente mirato al controllo sociale delle cosiddette « classi pericolose »; al contrario, i fondi disponibili potrebbero vantaggiosamente essere riorientati verso la riduzione generale della settimana del lavoro, rispettando ovviamente i vincoli della produttività micro-economica e quelli della competitività macro-economica. Siamo tutti d’accordo sul fatto che una nazione non può vivere a lungo al di sopra delle sue possibilità. Ma sappiamo pure che una politica socio-economica rispettosa dei diritti sociali sanciti dalla Costituzione induce circuiti di capitale e meccanismi di ridistribuzione del reddito molto più virtuosi. Questa dimostrazione fu anche fatta dai New Dealers rispetto al « rugged invididualism » del Presidente Hoover durante la Grande Depressione: L’assistenza privata e la carità confessionale sprecano fondi in realtà pubblici per mantenere lo statu quo, mentre l’assicurazione sociale concepita come un diritto sociale fondamentale dei cittadini – previdenza e assistenza pubbliche – favorisce l’operato del moltiplicatore e dunque una crescita economica più armoniosa.

Nel suo primo anno di funzionamento a pieno nel 2015 il fallito Jobs Act costò 18 miliardi di euro. Questa miserabilista traduzione italiana del « contrat unique » del pitre Jean Tirole – micro-economia senza macro-economia ! – confonde costo di lavoro e costo di produzione guardando solo al primo nel quadro devastante della competizione globale al ribasso sulla base del solo salario capitalista individuale. Cosi facendo si ignora il fatto umano secondo il quale il reddito del lavoratore deve permetterli si vivere in momenti di inattività e di riprodursi nel quadro di un focolare fatalmente di taglia diversa. Questa scelta induce altre logiche altamente tossiche, ad esempio la soppressione in oltre censitaria dell’IMU sulla prima casa dato il derisorio livello dei salari e degli ammortizzatori sociali per frazioni sempre più larghe della classe lavoratrice. Si perdono così vari miliardi per quello che era la fonte di finanziamento dei servizi essenziali locali. Si aggiunge il famigerato e bassamente elettoralistica « 80 euro su busta pagata » per un spreco discriminatorio di 10 miliardi di euro annui e con la perpetuazione del blocco dei contratti pubblici. Per parte sua la RTT con solo 23 miliardi di euro annui abbassò la disoccupazione da attorno a 11 % a 8 % in solo due anni, mentre i contributi su busta paga salvavano la Securité sociale e le entrate fiscali superiori permettevano l’abbattimento del debito pubblico francese a 59 % del PIL, cioè 1 % più più basso del afferrante Criterio di Maastricht. Nel mio Livre-Book III (2005), menzionato qui sotto, avevo cercato di mostrare che il rigore economico non è austerità neoliberale, tutto il contrario.

Il fallito paradigma marginalista ha colonizzato le menti. Preme un processo di decolonizzazione mentale. Non possiamo più essere prigionieri del linguaggio e di narrazioni teoriche falsificate (6), dobbiamo puntare invece a contenuti condivisi, fattibili ed indirizzati al interesse superiore della nostra Repubblica e dei suoi abitanti.

Vedi la proposta di alleanza all’Ulivo avanzata nel mio Livre-Book III del 2005. In particolare l’ultima parte del capitolo « Patto di stabilità vs politica dell’offerta o politica della domanda. » dei « Brani scelti del mio Keynésianisme, Marxisme, Stabilité Economique et Croissance, 2005 » in http://www.la-commune-paraclet.com/ItaliaFrame1Source1.htm#ITALIA . (Utilizzare il termine « ulivo » per andare subito ai paragrafi in questione )

Paolo De Marco,

NOTE:

1 ) Vedi « Debito pubblico e sciocchezze marginaliste: il caso italiano, 3 marzo 2017 » in http://rivincitasociale.altervista.org/category/economia/page/2/ . Per la teoria economica sotto-giacente, vedi il Compendio di Economia Politica Marxista, nella sezione Livres-Books del sito www.la-commune-paraclet.com .

2 ) La logica del « reddito globale netto » deve essere spiegata alle cittadine/i se non altro perché oggi l’insistenza sul costo di lavoro nel quadro dell’attuale definizione dell’anti-dumping ha rovinato lo standard di vita italiano ed occidentale. Così, diminuendo, il « salario differito » fu riportata l’età pensionabile mentre oltre 11 milioni dei nostri concittadini rinunciano alle cure sanitarie. Per un’analisi marxista del degrado del nostro sistema sanitario e del Piano di rientro calabrese, vedi la Categoria « Sanità » del sito http://rivincitasociale.altervista.org . Per la drammatica incoerenza del sistema previdenziale e assistenziale italiano vedi « Smantellamento dello Stato sociale o Welfare State anglo-sassone e politiche neoliberali monetariste viste sotto l’angolo del contratto di lavoro » in http://rivincitasociale.altervista.org/smantellamento-dello-stato-sociale-o-welfare-state-anglo-sassone-e-politiche-neoliberali-monetariste-viste-sotto-langolo-del-contratto-di-lavoro/ . Vedi pure la Categoria Comitato Cittadino per il Lavoro Dignitoso in questo medesimo sito.

3 ) Vedi il mio « Matrimonio, unioni civili e istituzionalizzazione dei costumi » nella Sezione Italia del sito www.la-commune-paraclet.com

4 ) « Lavoro: stabile meno del 10% dei nuovi occupati »

https://quifinanza.it/lavoro/lavoro-stabile-meno-del-10-dei-nuovi-occupati/152727/?ref=virgilio (Citazione : « 2 novembre 2017 – Dei nuovi contratti di lavoro, solo una quota inferiore al 10% è stabile. Dei circa 326mila contratti sottoscritti negli ultimi 12 mesi, da settembre 2016 a settembre scorso, quelli a tempo indeterminato sono appena 26mila pari a circa l’8% del totale. »)

5 ) « Fuga dall’Italia, è emorragia di talenti: nel 2016 via 50mila giovani tra i 18 e i 34 anni », Secondo il rapporto della fondazione Migrantes sono 5 milioni i connazionali residenti all’estero, +3,3% in un anno. Aumentano le partenze ‘di famiglia’ e quelle degli under 35. Tra le mete più ricercate il Regno Unito e gli Emirati Arabi, di CATERINA PASOLINI 17 ottobre 2017 http://www.repubblica.it/cronaca/2017/10/17/news/emigrati_italiani_nel_mondo_rapporto_migrantes_record_fuga_all_estero-178510095/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-T1

Istat non ha ancora imparato a dare tutti i numeri della disoccupazione e sottoccupazione come chiesto nella Nota** del mio Livre-Book III accessibile nella Sezione Livres-Books del sito www.la-commune-paraclet.com . Altri paesi hanno imparato a dare « les vrais chiffres du chomâge ». Detto questo ecco, come vanno corretti i numeri sulla disoccupazione rispetto alla popolazione attiva.

Citazione: « Da gennaio a dicembre 2016 le iscrizioni all’Aire per solo espatrio sono state 124.076 (+16.547 rispetto all’anno precedente, +15,4%), di cui il 55,5% (68.909) sono maschi.»

« nel 2016 se ne sono andati in 48.600 nella fascia di età tra i 18 e i 34 anni, con un aumento del 23,3% rispetto al 2015. E ormai l’8,2 degli italiani vive fuori dai confini nazionali.»

6 ) Ecco due esempi di falsificazioni asinesche marginaliste. Il prezzo giusto del mercato viene determinato dall’incrocio delle curve di offerta e di domanda. Solo che per arrivare alla prima si deve dare i dati della seconda, e vice-versa. Voilà! fatto. Abbiamo visto che né la FED né la BRI sanno cosa sia l’inflazione. ( vedi http://rivincitasociale.altervista.org/the-fed-finally-admits-it-does-not-know-what-inflation-is-sept-21-2017/ ) Ma in questo caso è legittimo chiedere cosa siano i prezzi e la moneta? Aggiungo che secondo la tautologia marginalista in vigore la massa monetaria corrisponde al valore – in prezzi !!! – dei beni e servizi. Ma allora come si distingue l’economia reale dall’economia speculativa? Già a suo tempo il nostro Giordano Bruno denunciava le « asinate e pedanterie » dell’intellighenzia dominante.

XXX

Leggere questo interessante articolo : « Sicilia e Ostia: alcuni lezioni politiche ». di Fosco Giannini*; Lucia Mango** http://contropiano.org/interventi/2017/11/09/sicilia-ostia-lezioni-politiche-097479 (Prendiamo atto che il PCI sia adesso in favore di una federazione della sinistra autentica…)

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